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IIII

LE FONTI LETTERARIE

La scuola filologica fece fare progressi decisivi ma fece perdere alla nostra cultura di intendere ciò

che l‟arte significa per noi. La scuola filologica prese come punto di partenza le fonti letterarie,

ricercando la conferma alle notizie date dalle fonti, ma non si pose il problema sul valore critico di

tali. Le fonti sono molteplici, dirette e indirette: di cose d‟arte;

- DIRETTE: costituite dagli scrittori che si sono occupati

INDIRETTE: dalle opere nelle quali è contenuta la menzione di un‟opera o artista.

-

Le fonti principali sono Plinio e Pausania, mentre le altre sono state raccolte dall‟Overbeck nel 1868

“Le fonti letterarie antiche per la storia dell’arte greca e romana”,

nel volume ma va considerato

come un indice che come testo.

Plinio il Vecchio con la sua Naturalis Historia rimane la nostra fonte più completa. Egli crea una

raccolta di dati di fatto relativi a tutto il mondo della natura ed aggiunge 20000 notizie tratte da

circa 2000 volumi. Plinio sta tra una mentalità scientifica e una dilettantistica, riconoscendo egli

stesso un principiante. I libri che ci interessano sono il XXXIV, XXXV e XXXVI, nei quali

parlando degli aspetti della natura, arriva a parlare di scultura, metallotecnica e pittura. Però manca

un coordinamento delle notizie, che si contraddicono a vicenda, non vi è critica, e nel portare

espressioni retoriche in latino utilizza termini nuovi che creano equivoci.

rientra nel genere dei “periegeti”, cioè

Pausania visse nel II sec., la sua Periegesi della Grecia

descrittori di viaggi, che fornivano guide per i forestieri visitatori. Della sua opera ci restano X libri

privi di proemio e chiusura, iniziati nel 143 d.C. e finiti dopo il 175 d.C. Per alcune località descritte

sorge il dubbio se Pausania le ha realmente visitate, mentre di altre ne abbiamo la conferma, come

ad esempio per il santuario di Olimpia. Dal punto di vista critico egli non dà nessun elemento

personale.

Numerose sono le fonti di età bizantina, che ci danno informazioni assai utili, ma nulla che

contribuisca alla valutazione dell‟arte greca. Dal punto di vista documentario bisogna ricordare

anche le iscrizioni, che conservano firme di artisti, o documenti o decreti.

V

LE SCOPERTE E LE GRANDI IMPRESE DI SCAVO

Lo studio dell‟arte antica è un tessuto composto da tre fili diversi: conoscenza delle fonti, dei

materiali e criterio metodologico. La conoscenza dell‟arte greca ha acquisito, attraverso gli scavi,

permettendo la costruzione della sua storia. Nel „700 a Londra, un

grandi quantità di materiali,

“Società dei dilettanti”,

gruppo di uomini fondò la finanziando viaggi e spedizioni di scoperta. Dal

„738 al „766 si scava ad Ercolano e nel „748 a Pompei, portando alla luce tesori di pittura, creando

“stile pompeiano”. Una delle prime acquisizioni di sculture greche nell‟occidente sono i marmi

lo

del Partenone, scoperti da Lord Elgin (1766-1841), trovati già manomessi per via della sua

trasformazione in chiesa e poi in moschea, oggi si trovano al British Museum. Nella necropoli di

Alessandria sono stati trovati diretti precedenti della pittura illusionistica di Pompei, perciò deve

considerarsi la continuazione in età romana della pittura ellenistica. Nel 1871 iniziano gli scavi ad

Atene, al Dipylon, dove apparvero per la prima volta i vasi di stile geometrico. Poi vengono i grandi

scavi di Olimpia, ad opera di Curtius, nel 1875, con Pausania in mano, aprendo una nuova fase alla

conoscenza dell‟arte greca di età classica. Fuori dal cerchio degli archeologi, vi sono le scoperte

fatte da Schliemann che, innamorato di Omero, nel 1871, iniziò gli scavi nella Troade, scoprendo

Troia e confermando la realtà della distruzione per incendio. Scavò anche a Micene, trovando il

tesoro di Atreo e la tomba di Clitennestra. Con queste scoperte egli portò alla luce la civiltà pre-

ellenica, ancora sconosciuta. Studiosi italiani si concentrarono sullo scavo e rastauro del palazzo di

“lineare B”,

Knosso a Creta. Nel 1953 Ventris decifra il più recente degli alfabeti cretesi, la che è

“lineare A”.

un adattamento della lingua degli invasori Achei, Gli scavi del Vicino Oriente

portarono alla scoperta del mondo mesopotamico. Fu scoperta la lettura dei testi cuneiformi e, per

opera di Frozny, decifrata la lingua hittita, estendendo la nostra conoscenza della civiltà umana sino

al 6000 a.C. La sosta provocata dalla I guerra mondiale all‟attività di scavo, fece sì che gli studiosi

si rivolgessero ad approfondire i problemi posti dalle opere messe in luce; nella seconda metà del

„900 si è accresciuto l‟interesse per la problematica storica, questo è un bene, perché una migliore

impostazione dei problemi storici gioverà a una nuova e migliore impostazione dei problemi

storico-artistici. VI

RICERCHE TEORICHE E STORICISMO NEL PRIMO ‘900

Alla fine del periodo filologico („800-„900), Emanuel Loewy, primo a coprire una cattedra di

archeologia classica all‟Università di Roma, è il primo archeologo che cerca di riprendere il

concetto della ricerca attorno all‟assenza dell‟arte di Winckelmann. Due sono i suoi studi

“La natura nell’arte greca più antica” “Migrazioni tipologiche”,

fondamentali: e che toccano i due

rapporto tra l’arte greca e il vero di

punti essenziali della storia degli studi di arte greca antica: il

Nell‟arte esiste una forte tradizione artigiana e per questo che

natura e la persistenza iconografica.

Loewy dice:

“Quando si studia una determinata rappresentazione bisogna esaminare da dove proviene lo

schema iconografico e cercarne i precedenti: solo dopo si può stabilire la posizione storica

dell’opera e valutare il contributo personale dell’artista”.

L‟altro punto esaminato da Loewy è quello della rappresentazione della natura; cioè del mono nel

quale l‟immagine naturale viene trasformata in artistica. Alla fine dell‟800 Julius Lange era stato il

primo a definire delle “leggi” della concezione artistica sul periodo arcaico: la prima è quella della

frontalità; la figura non ha profondità ed è lineare e simmetrica. Questa legge domina qualsiasi arte

primitiva, ma in Grecia è divenuta un altissimo livello; Lange capì che l‟artista non opera

osservando un oggetto, ma attraverso il suo ricordo. Allievo di Loewy, Alessandro Della Seta, si

del problema del superamento della legge della frontalità nell‟arte greca. Egli pensava che

occupò

questo superamento sia avvenuto grazie a una maggiore conoscenza dell‟anatomia. In realtà lo

sviluppo dell‟anatomia servì solo a differenziare i piani nel chiaroscuro: ed è proprio con questo che


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Joseph Raimondo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Di Cesare Riccardo.

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