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Introduzione all'archeologia

Il classicismo della fine del XVIII-inizio XIX secolo segnò l'inizio dell'archeologia.

Winkelmann

Lo studio delle antichità greco-romane deriva dalla ricerca antiquaria. Se ne distacca invece l'archeologia dell'arte, che studia i monumenti non più come documenti illustrativi ma come opere d'arte in se stesse e come documenti di civiltà e di cultura. La nascita dell'archeologia in questo senso si deve a Winkelmann con la sua opera "Storia delle arti del disegno presso gli antichi" (1764).

L'opera è oggi superata ma resta a Winkelmann il merito di aver trasportato lo studio dell'arte antica da mera erudizione a un campo più vasto, ricostruendone il tessuto cronologico con la comprensione dell'opera d'arte in se stessa. Egli cercava, infatti, di scoprire "l'essenza dell'arte" attraverso lo studio degli antichi. Il suo fine era quello di rintracciare le leggi che regolano la perfezione di un'opera d'arte e ne fanno un esempio di bellezza, cioè la ricerca di un'estetica assoluta, basata sulla supposta perfezione delle opere antiche.

La comprensione dell'opera d'arte ha inizio proprio attraverso la fissazione della cronologia la quale, nel campo antico, si tratta a volte di oscillazioni di secolo. Al tempo di Winkelmann l'arte antica si presentava come un ammasso di opere di scultura frammentarie trovate per lo più a Roma, senza che ci fosse un criterio di cronologia. Il mondo dell'arte antica appariva come un blocco unico senza distinzione fra i secoli della Grecia e quelli di Roma.

Le fonti antiche, specialmente Plinio, trattano solo la cronologia dei maggiori artisti. Un altro grande problema era il fatto che la maggior parte delle opere ritrovate non erano originali ma copie di età romana di originali greci andati perduti. Per primo fu Winkelmann ad adottare il criterio stilistico e a soffermarsi sull'indagine delle opere. Egli distinse 4 grandi stili (periodi):

  • Stile antico.
  • Stile sublime (della massima fioritura con Fidia e successori [V-VI secolo]).
  • Stile bello (da Prassitele a Lisippo [VI sec. e periodo ellenistico]).
  • Stile della decadenza (ultimo secolo a.C.-età imperiale romana).

Winkelmann imposta la storia dell'arte antica sulla base del pensiero di Plinio. La sua storia dell'arte non è neutra ma esprime dei giudizi di valori ai singoli periodi. Secondo Winkelmann la storia dell'arte antica ha avuto uno svolgimento parabolico che tocca il suo culmine nel periodo sublime con Fidia, per poi decadere.

Egli non trascurò il criterio di ricercare e di coordinare le notizie sulle opere d'arte tratte dalle fonti letterarie, il cui valore per la ricostruzione dell'arte antica è innegabile non solo nei grandi autori ma anche in quelli che all'arte fanno solo riferimenti casuali.

Limiti

L'errore della costruzione parabolica e l'identificazione di un determinato periodo dell'arte greca come l'assoluto dell'arte finiscono per sottrarre l'arte greca al suo processo e sostituirvi un mito. Stabilisce il periodo dell'arte classica del V e VI secolo come un valore assoluto. Non si era accorto che tutte le opere che aveva davanti non erano greche ma copie romane (c'è il problema della presenza di più copie differenti).

Es. Discobolo di Mirone: quando viene scoperta, nella villa Palombara sull'Esquilino, viene subito ricondotta a una statua descritta in un'opera di Luciano (in cui si racconta che una delle statue presenti in una casa di notte prende vita). Questa però non può essere l'originale di Mirone, come si pensava all'inizio, perché l'artista realizzava solo opere in bronzo quindi questa deve essere una copia romana.

L'archeologia filologica

Filologia: indica un insieme di discipline che studia i testi letterari al fine della ricostruzione della loro forma originaria. Lo studio filologico si sviluppa nell'ambito della scuola tedesca nel corso dell'800. Si cerca di riportare il testo alla forma più vicina all'originale. Anche nel caso delle opere d'arte avviene la stessa operazione: si raccolgono tutte le informazioni necessarie per arrivare all'iconografia originale attraverso le varie copie dell'opera.

Quando esistono più versioni di un'opera è possibile che ci sia un originale o che siano tutte copie e che l'originale sia perduto. Contemporaneamente quindi si lavora sulle fonti letterarie che ci possono fornire informazioni esaustive per riconoscere l'opera. Inizia così dopo il periodo di Winkelmann il periodo filologico.

È proprio la scuola filologica a scoprire che Winkelmann non aveva mai visto originali greci ma solo copie romane. Fra i primi studiosi di questo periodo bisogna ricordare Overbeck, Friederichs e Brunn. Dal 1830 e all'incirca per un secolo l'archeologia è essenzialmente diretta dalle scuole tedesche. La Germania si vide come l'erede della civiltà greca e quindi lo studio delle antichità greche fu favorito dallo stato prussiano.

In questo periodo ci si volge con metodo critico allo studio dei testi antichi e se ne traggono le notizie relative agli artisti, cercando di mettere d'accordo le varie fonti e di correggere filologicamente i testi corrotti. Il problema che si pone agli studiosi è identificare le opere d'arte nelle fonti letterarie, mettendo d'accordo monumenti e fonti. Partendo da questo concetto la prima identificazione fu quella dell'Apoxyomenos di Lisippo in una copia di marmo scoperta nel 1849.

Questa identificazione fu resa più facile per l'atto compiuto dalla figura, che si pulisce con lo striglie (lungo e stretto raschietto ricurvo). L'identificazione dell'Apoxyomenos insegnò che le statue in bronzo potevano essere copiate in marmo ma che qualche traccia della diversa tecnica utilizzata rimaneva. Ad esempio la particolare incisività dei capelli se pensati originariamente in marmo sarebbero stati molto più plastici rispetto alla copia in bronzo. Inoltre, elementi assai evidenti della traduzione in marmo di un originale bronzeo sono i puntelli: la statua creata in bronzo si regge facilmente mentre...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher c.sara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Slavazzi Fabrizio.
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