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Prefazione

La parola archaiologhìa ha come senso letterale indagine, sulle cose del passato, antiche. L’atto di nascita della moderna archeologia è l’opera di Winckelmann, “Storia delle arti del disegno presso gli Antichi”, pubblicata nel 1764. Grazie a quest’opera, l’antichità cessa di essere un tutt’uno, indistinto, e vengono introdotte due esigenze di ricerca: storicistica ed estetica. Si cominciava a studiare l’arte greca con le copie; col passare del tempo intervengono due fattori, lo storicismo, e l’importanza dell’indagine sulla preistoria. Lo storicismo ha fatto la sua comparsa negli scritti di Riegl: nella sua opera “Industria artistica tardo romana” del 1901, si oppone all’opinione comune che molti hanno sull’età degli Antonini, come età di decadenza, dimostrando che invece, deve esser vista come espressione di un gusto diverso. Intanto si fanno largo anche nuove correnti, come quella di Weber, che intende la storia come opera degli uomini, giungendo alla storicizzazione dell’arte, che apre la strada alla comprensione di diverse civiltà estranee al mondo classico, come l’arte mesopotamica, quella egiziana, quella iranica e quella dei popoli delle steppe. A questo punto bisogna considerare l’archeologia come documentazione attraverso la ricerca di scavo sul terreno. Gli studiosi di preistoria hanno sviluppato metodi di scavo precisi, sapendo che ogni scavo può distruggere una documentazione antica di millenni. Accanto a queste nuove tecniche di scavo, si sono sviluppate tecniche scientifiche, come il radiocarbonio C14, lo studio dei depositi di pollini, i sondaggi elettrici e le prospezioni magnetometriche, la fotografia aerea. La data storica più antica che si ha con dati astronomici è il 3100 a.C. con la fondazione della I dinastia dell’Egitto; oggi si può andare molto più indietro, fino all’8mila o 7mila a.C. con cui si datano le prime fasi di associazione umana in comunità stabili. Nell’Oriente si è svolta la cosiddetta “rivoluzione neolitica”, ossia da raccoglitore di cibo, l’uomo è diventato produttore di cibo, che gli ha permesso anche di costruire insediamenti stabili. Questa rivoluzione si è attuata tra l’Anatolia e i deserti dell’Asia centrale, Caucaso e Palestina.

Premessa

Nel volume si affronta l’archeologia classica, relativa all’antica Greca e all’età romana; nel Rinascimento si è avuto una ricerca appassionata del mondo antico: gli artisti rinascimentali si sono recati a Roma, per studiare, misurare i monumenti architettonici, per scoprire edifici sepolti, le pitture. Accanto a questa fervida ricerca nasce il gusto per le raccolte di oggetti antichi e uno studio antiquario: gli antiquari erano gli studiosi degli usi e costumi e della mitografia. Il loro lavoro era svolto con poco senso critico, nessun metodo, ma con molta fantasia. Così l’antiquaria finisce nel ridicolo. Si arriva alla prima metà del 700, quando molti uomini si danno allo studio dell’antiquaria: in questo periodo l’opera d’arte antica è considerata un documento, per es. una statua togata è interessante per studiare il costume, la toga, non in sé stessa come opera d’arte. Il classicismo che va dal 17° al 19° sec. segna l’inizio dell’archeologia.

Winckelmann

La nascita dell’archeologia, dunque, è avvenuta con Johann Joachim Winckelmann, che venuto a Roma nel 1755 dalla sua Sassonia, cerca di costruire una vera storia dell’arte, e scrive “Storia delle arti del disegno presso gli Antichi”. Il suo scopo era quello di rintracciare le leggi che regolano la perfezione di un’opera d’arte, che è esempio di bellezza: era quindi una ricerca di una Estetica assoluta. Il tutto ha inizio con la fissazione della cronologia: il mondo della storia dell’arte antica appariva come un blocco senza prospettiva storica, occorreva quindi un criterio per stabilire una cronologia. Il problema sorge soprattutto per il fatto che molte statue (praticamente quasi tutte) di Roma, sono copie di originali greci perduti (cosa che il Winckelmann non sapeva). È stato Winckelmann a usare per la prima volta il criterio stilistico e a soffermarsi sull’indagine formale dell’opera d’arte. Egli distingue 4 divisioni: “stile antico”, “stile sublime” (periodo aureo, con Fidia e successori), “stile bello” (da Prassitele, culmina con Lisippo comprende il periodo ellenistico), “periodo della decadenza” (età imperiale romana). Con l’800 si hanno le prime campagne di scavo, inizia così la fase filologica dell’archeologia. Nascono però anche tanti equivoci, come quello dell’arte greca considerata un’arte volta all’idealizzazione del vero, ma che in realtà non è cosi, era volta verso un realismo più che vero. È l’unica che abbandona la ripetizione di schemi figurativi, l’unica che inventa lo scorcio e la prospettiva, l’unica che adotta il colore locale. Ma c’era un errore di fondo in questa logica: l’errore di una costruzione parabolica, identificando un periodo dell’arte greca con l’assoluto dell’Arte. E il primo che riesce a capire questo errore è Schlegel, uno degli iniziatori dello storicismo. Winckelmann, figlio di un ciabattino nordico che diventato bibliotecario di un nobile tedesco, si innamora della bellezza del mondo antico, attraverso lo studio delle fonti antiche, e dopo esser diventato cattolico, parte per Roma. A Roma assume la carica di Conservatore delle Antichità, ma il successo purtroppo destina una vita infelice: nel 1768 viene assassinato in un albergo a Trieste a tradimento. La sua grandiosa opera “Storia delle arti del disegno presso gli Antichi”, pubblicata nel 1783 a Roma, esprime il metodo di Winckelmann: nel 1° libro si parla delle origini delle arti e le differenze tra varie nazioni; viene considerata l’idea generale delle arti del disegno; nel 2° libro si parla dell’influenza del clima sullo spirito umano, e dedica questo libro alle arti del disegno presso gli Egizi, i Fenici, i Persiani; nel 3° libro...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rosy988 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Slavazzi Fabrizio.
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