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Il drago dell'Apocalisse. Un'analisi iconografica dalla tarda-antichità alla fine del Medioevo

Esercizi di iconografia e iconologia con analisi di opere dell'Europa occidentale datate dal primo Medioevo al tardo Medioevo. Esercitazione corredata da immagini, bibliografia e sitografia, Università degli Studi di Udine. Voto esame: 30L. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Iconografia e iconologia docente Prof. M. Gabriele

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partecipa come strumento divino . Sotto l'aspetto iconografico l'Apocalisse di Giovanni non

concorre particolarmente nella costruzione delle rappresentazioni del Giudizio, per cui si fa

riferimento ad altri testi dove appare questo concetto (come il Libro di Daniele o i Vangeli di

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Matteo, Marco e Luca) . Elementi tipici dell'iconografia del Giudizio Universale sono l'apparizione

di Cristo, gli strumenti della Passione (dove la croce assume il significato di trionfo sulla morte) e la

resurrezione dei morti; a questi possono aggiungersi particolari desunti direttamente dall'Apocalisse

di Giovanni (come i sette candelabri, gli angeli con le trombe, i ventiquattro vegliardi) senza però

16

che questi mutino automaticamente il soggetto in rappresentazione apocalittica .

Il tema dell'Apocalisse, e di conseguenza anche il drago che vi compare, è completamente

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assente nell'arte cristiana precostantiniana : secondo F. Bisconti questo sarebbe dovuto sia alla

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questione ancora in corso sulla canonicità del testo , sia per il suo simbolismo troppo complesso

19

che mal si prestava alla formazione dottrinale delle prime comunità cristiane . Tuttavia, il drago

non fa ancora la sua comparsa quando, tra IV e VI secolo, anche l'Apocalisse entra a far parte dei

possibili programmi iconografici dell'arte monumentale: si prediligono le immagini trionfalistiche e

teofaniche, come l'Agnello sul monte o l'Adorazione dell'Agnello o, ancora, la Gerusalemme

celeste, che ben si adattano alla sempre più evidente affermazione religiosa, sociale e culturale del

20

cristianesimo e che si fondono con precedenti iconografie, come la Traditio legis o l'Etimasia .

Le prime attestazioni certe dell'immagine del drago con sette teste sono da cercarsi nei codici

miniati della Bibbia, Nuovo Testamento, Apocalisse o commenti ad essa redatti già dal VI secolo,

purtroppo non pervenuti direttamente all'età contemporanea, ma i cui cicli illustrati sono comunque

apprezzabili nelle copie realizzate in epoche più tarde. La cosiddetta Apocalisse di Treviri (Treviri,

21

Stadtbibliothek, ms. 31) è una di queste, oltre ad essere il più antico esemplare conservatosi :

risalente alla prima età carolingia, ricalca iconografia e stile di un esemplare romano del VI secolo,

dove il drago è desunto dalla tradizione classica che lo vedeva come un grande serpente.

Nel testo apocalittico, la creatura è indicata sia come δραχων che come όφις e l'interscambiabilità

semantica è presente anche nel latino draco (che può indicare sia il drago che il serpente); questa è

perpetrata e potenziata dal Cristianesimo (anche grazie al significato simbolico attribuito al

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serpente), ma in breve (entro il X secolo) si giunge ad una chiara distinzione dei due termini : il

serpente è relegato al solo episodio della Genesi, mentre il drago rappresenterà l'intero mondo

demoniaco.

Nell'Apocalisse di Treviri, realizzata in uno scrittorio sotto l'influenza di quello della scuola di San

Martino di Tours, sono presenti settantaquattro miniature a tutta pagina, tra le quali vi sono quelle

che hanno come protagonista il drago, qui rappresentato come un grande serpente avvolto su se

stesso, provvisto di ali e con le sei teste più piccole disposte lungo il collo; mancano i diademi, che

nel racconto concorrerebbero a creare la falsa regalità di cui Satana vuole fregiarsi. In questo caso il

drago è del tipo serpentiforme, una morfologia che si riscontra nelle tradizioni classica, medio-

orientale e cinese e nelle quali può essere o meno alato, solitamente vive nell'acqua ed è a guardia di

luoghi sacri (per questo suo ruolo è stato spesso recuperato dal Medioevo e raffigurato su battenti

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delle porte per fini apotropaici) . Nell'antichità classica esistevano moltissime specie diverse di

draghi, tra le quali il grande serpente alato che si ritrova in questa Apocalisse; una descrizione

simile venne data anche dai Padri della Chiesa, secondo i quali il drago era un enorme mostro

14 Link

15 Christe 1991

16 Christe 2000

17 Klein, Temi di iconografia paleocristiana, a cura di F. Bisconti, Pontificio istituto di archeologia cristiana, 2000

18 L'Apocalisse è dichiarata canonica solo nel III secolo (Lexikon).

19 Bisconti

20 Klein

21 J. van Laarhoven, Storia dell'arte cristiana, Mondadori, 1999

22 La distinzione è bene esemplificata dal Salmo 90 Camminerai su aspidi e vipere, schiaccerai leoni e draghi, che ha

dato poi vita ad un'iconografia che precisamente distingue tra drago e serpente.

23 Manacorda 24

acquatico serpentiforme, velenoso, in grado di sputare fuoco (tuttavia nell'Apocalisse il drago

sputa solo acqua).

Una produzione miniata di particolare importanza in quanto testimoniata da un elevato

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numero di esemplari (trentaquattro nell'arco di quattro secoli, di cui almeno ventiquattro illustrati )

è quella spagnola dei manoscritti contenenti il Commento all'Apocalisse (redatto tra il 776 e il

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784 ) di Beato di Lièbana, santo spagnolo vissuto tra la seconda metà dell'VIII secolo e l'inizio del

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IX. Il Commento è composto da dodici libri , ognuno dei quali si apre con un passo dell'Apocalisse,

seguito da un commento di Beato in cui fa riferimento all'Antico e al Nuovo Testamento e all'opera

degli eruditi Girolamo, Agostino, Gregorio Magno, Ambrogio, Ticonio, Isidoro di Siviglia ed altri.

Non è sopravvissuto nessun manoscritto coevo all'epoca in cui Beato è vissuto e, se si esclude un

frammento conservato a Santo Domingo della fine del IX secolo, il più antico esemplare miniato è

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il cosiddetto Beato di Morgan (New York, Pierpont Morgan Library, ms. 644), le cui miniature

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sono attribuite all'artista Magius e datate al 950-960 . Questa produzione è caratterizzata da

immagini molto schematiche e semplici (aspetto probabilmente determinato dal fatto che serviva un

buon strumento per memorizzare i contenuti, nonché in accordo con l'”astrattismo” dell'arte

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romanica ), che persistono fino agli esemplari più tardi - come si può vedere nel Beato di Lorvão

del XII secolo (Lisbona, Arquivo da Torre do Tombo, ms. 160) - e da colori molto vivaci e applicati

in campi molto ampi. La stessa iconografia non subisce variazioni troppo accentuate e le immagini

sono riprese quasi identiche nei manoscritti prodotti più recentemente: infatti, una pagina doppia del

Beato di Morgan, rappresentante in un'unica scena la donna e il drago, il “rapimento” del neonato

verso Dio e lo scontro tra il drago e Michele, è perfettamente sovrapponibile ad una del Beato di

Silos dell'XI secolo, o Apocalisse di Silos, (Londra, British Library, Add. MS 11695), miniata con la

medesima rappresentazione. 31

Benché Beato poco sopportasse la presenza musulmana in Spagna , le raffigurazioni di questi

commentari presentano particolari della cultura islamica non indifferenti, al punto che L. Link

32

ritiene che quello del Beato di Morgan sia un drago islamico (e, dato che precedentemente si è

detto che queste iconografie si sono mantenute abbastanza inalterate nel tempo, l'associazione può

essere riproposta anche per alcuni altri manoscritti del gruppo). Osservando, ad esempio, la scena

dell'imprigionamento del drago è possibile riscontrare quelle che sono le caratteristiche del drago

nell'Islam: il corpo è serpentiforme, ma la testa è di mammifero (o di un altro animale, comunque

33

non di serpente), ha lunghe orecchie e un naso prominente e arricciato ; altro particolare

34

tipicamente islamico è la presenza di uno o più nodi nel corpo della creatura (nell'immagine a

doppia pagine sia del Beato di Morgan che del Beato di Silos questo è ben sviluppato). 35

Le raffigurazioni più esaustive dell'Apocalisse si ritrovano nei cicli miniati dei manoscritti

per cui, prima di iniziare a prendere visione di qualche ciclo monumentale, merita attenzione un

altro magistrale esempio di questa produzione: l'Apocalisse di Bamberga (Bamberga,

Staatsbibliothek, Msc.Bibl.140); la suddetta è una commissione ottoniana portata a compimento

nello scriptorium dell'abbazia di Reichenau sul lago di Costanza e sotto il regno di Enrico II; il suo

miniatore si è ispirato a modelli carolingi, ma il colorismo nettamente marcato è di derivazione

24 G. Heinz-Mohr, Lessico di iconografia cristiana, Istituto propaganda libraria, 1984

25 Klein

26 Klein

27 Nel senso classico di libri componenti un'opera.

28 Link.

29 Klein, Link

30 Klein

31 Si batté contro l'”adozionismo” di Elipando, arcivescovo di Toledo, che aveva elaborato questo pensiero (poi

condannato come eretico) allo scopo di rendere accettabile anche ai musulmani, in un'ottica di convivenza

interreligiosa, la doppia natura di Cristo (Link, van Laarhoven).

32 Link

33 G. Curatola, Draghi. La tradizione artistica orientale e i disegni del tesoro del Topkapï, Poligrafo, 1989

34 Nel drago islamico, la cui iconografia è legata anche all'astronomia e, comunque, per la sua natura serpentiforme è

anche un simbolo lunare, il nodo si riferisce alle circonvoluzioni della luna nel suo moto attorno al Sole (Curatola).

35 Klein 36

bizantina .

L'influenza bizantina è da limitarsi al solo ambito stilistico: infatti, per quanto riguarda

l'iconografia, la produzione dell'arte cristiano-ortodossa è fortemente povera di rappresentazioni di

episodi apocalittici. La motivazione risiederebbe nel fatto che, tra il IX e il XIV secolo, questo testo

non fu considerato canonico; quando poi, dal XV secolo, si ebbe la necessità di raffigurare

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l'Apocalisse ci si rifece, più o meno fedelmente, a modelli occidentali, come si vedrà più avanti .

Limitandosi, tuttavia, all'iconografia del solo drago (qui considerato nel suo senso generale di bestia

rappresentante il Maligno e, quindi, eludendo dal racconto apocalittico), è possibile notare come,

presso la Chiesa orientale, sopravviva più a lungo la morfologia serpentiforme e priva di estremità

38

anteriori: in molte scene di lotta tra Michele, o San Giorgio o San Teodoro, e il drago (ora

39

monocefalo), questo mantiene a lungo la forma del serpente , più o meno influenzata

dall'iconografia del drago islamico (affresco con San Giorgio, San Teodoro e il drago, Yılanlı Kilise,

Göreme, Turchia, 1070 ca.; affresco con San Giorgio, il drago e la principessa, Chiesa di San

Giorgio, Łagoda, Polonia, 1167 ca; icona con San Giorgio e il drago, Novgorod, fine XV secolo).

Tornando all'Apocalisse di Bamberga, in queste miniature la forma del drago si è modificata

rispetto ai precedenti esempi: ora, nonostante lo sviluppo comunque serpentiforme della parte

posteriore del corpo e la presenza di ali piumate, presenta anche due zampe anteriori vagamente

feline. Nonostante sia la produzione miniata a vantare il maggior numero di cicli apocalittici

completi in ogni loro scena, il drago dell'Apocalisse viene anche raffigurato nella pittura

monumentale, dove, per quanto la narrazione sia ridotta, non manca mai la scena della lotta tra

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Michele e il drago e nei cui esempi è possibile riscontrare una continuità nella linea evolutiva

inizialmente descritta. Osservando gli affreschi del battistero del Duomo di Novara (Piemonte,

architettura del V secolo con aggiunte successive) non deve, quindi, stupire la presenza di un drago

41

con sette teste e dieci corna , per nulla dissimile da quello miniato nell'Apocalisse di Bamberga; la

prossimità cronologica non smentisce la continuità iconografica: questa decorazione, della quale

solo il registro mediano dei tre realizzati è leggibile, anche se a fatica, sarebbe stata realizzata tra la

42

fine del X e l'inizio del XI secolo . Nell'insieme, si tratta di otto scene riguardanti il racconto

apocalittico (l’Angelo all'Altare degli incensi; il fuoco e la grandine; il monte incandescente nel

mare; la caduta della stella Assenzio nelle acque; l'oscurarsi di un terzo del sole, della luna e degli

astri; il pozzo dell'abisso con le cavallette; i quattro cavalieri della distruzione, non più visibili; la

donna e il drago) racchiuse in cornici a meandri e attribuite al cosiddetto Maestro dell'Apocalisse di

Novara.

Scendendo lungo la penisola, un altro ciclo di affreschi con storie dell'Apocalisse è ubicato nell'ex

43

chiesa abbaziale di Sant'Elia a Castel Sant'Elia (Lazio, 1120-1130 ): anche in questo caso

l'affresco non versa nella migliori condizioni, ma è possibile vedere come il drago venga raffigurato

nella tipologia del serpente dalle ali piumate e il corpo sorretto da sole due zampe. In questa

particolare rappresemtazione si noti l'assenza delle altre sei piccole teste solitamente disposte lungo

44

il collo della bestia , benché non vi siano dubbi sull'identificazione di questo drago con quello

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apocalittico : si potrebbe ipotizzare che l'artista abbia voluto disporre le sette teste al di sopra di

46

quella maggiore, che si nota essere coronata da sette protuberanze , le quali, però, sono

36 Klein

37 Lexikon

38 Il culto di Michele e dei santi guerrieri godette di grande fortuna, soprattutto perché erano visti come l'allegoria

della vittoria della giusta fede sul paganesimo, rappresentato dal drago (Manacorda).

39 Manacorda

40 Manacorda

41 Manacorda

42 Klein

43 Klein

44 Manacorda

45 Non può non essere il drago dell'Apocalisse, dato che getta acqua dalla bocca in direzione di una donna coronata di

dodici stelle e con due ali piumate sulla schiena: è la trasposizione pittorica di Apocalisse 12,14-15.

46 Potrebbero anche essere corna, ma sarebbe in contraddizione con il dettato apocalittico; per la forma molto

difficilmente leggibili a causa dello stato di conservazione della pellicola pittorica.

Invece, ha chiaramente sette teste il drago affrescato nel nartece dell'abbazia di San Pietro al

47

Monte a Civate presso Lecco (Lombardia, inizio del XII secolo ); nella scena vengono riuniti

l'episodio della donna e il drago e la lotta di Michele contro Satana.

Coevi sono gli affreschi sulla volta a botte del portico della torre della chiesa di Saint-Savin-sur-

48

Gartempe nel Poitou-Charentes (Francia, inizio XII secolo) , i quali costituiscono uno dei più

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completi cicli affrescati dell'Apocalisse in Francia ; di nuovo, il drago è raffigurato come un grande

serpente alato e munito di zampe anteriori, sul suo collo sei piccole teste accompagnano la

50

maggiore, ma questa iconografia è destinata a mutare nel Duecento verso una nuova forma , la

quale, come si vedrà, troverà ampia diffusione, sia geografica che cronologica, tanto da divenire

quella che è l'attuale e più comune forma del drago in Occidente.

Già nella prima metà del Duecento iniziano a trovarsi esempi di diavoli raffigurati con le ali

membranose del pipistrello al posto di quelle piumate dei secoli precedenti; solo nella seconda metà

del secolo, però, questi nuovi attributi giungono a piena maturità e si cristallizzano. Un'analoga

evoluzione subisce il drago, che nell'arte gotica assume ali da pipistrello e una cresta membranosa

51

tesa tra le spine del collo . Secondo J. Baltrušaitis, le ali da pipistrello sarebbero una caratteristica

proveniente dall'Estremo Oriente, dove esistono esempi, anche del VIII secolo, di draghi muniti di

52

questa tipologia di ali .

Nonostante sia quasi illeggibile, nell'affresco del transetto sinistro della Basilica superiore di

53 54

San Francesco (Assisi, 1280 ca. ), attribuito a Cimabue e alla sua bottega , il drago in lotta con

Michele si presenta in questa nuova tipologia e in questo caso è monocefalo, anche se si tratta di

una scena inserita all'interno del racconto dell'Apocalisse (il ciclo è composto dall'Adorazione

dell'Agnello da parte dei ventiquattro vegliardi e degli angeli; gli angeli che trattengono i venti e

l'angelo del sole; i sette angeli con le trombe e l'angelo con il turibolo; la caduta di Babilonia e

55 56

l'angelo annunciante; la lotta tra Michele, i suoi angeli e il drago) . Della medesima scuola e

rappresentante il medesimo episodio è la pittura murale della Cappella Velluti a Santa Croce

57

(Firenze, fine XIII-inizio XIV secolo ), dove, questa volta, il drago si presenta con una solo grande

testa e sette più piccole disposte attorno, ma ancora su colli poco sviluppati. Un maggior sviluppo di

questi sarà attuato da Giusto de' Menabuoi nella decorazione parietale da lui realizzata nell'interno

58 59

del battistero di Padova (datata tra il 1378 e il 1393 ): nel coro dell'edificio sono affrescate

alcune scene dell'Apocalisse e il drago che compare a minacciare la donna vestita di sole ha sette

teste della medesima dimensione, disposte su colli distinti e di egual misura.

Si è visto come, con l'avvento del XIV secolo, nella pittura monumentale dell'Occidente

cristiano il drago, quale animale interamente caratterizzato da una natura rettile, da ali di pipistrello

60

e da colli e teste egualmente sviluppate, si sia ormai affermato in questa forma ; naturalmente,

questa morfologia non è propria della sola pittura parietale, ma la si ritrova nelle più svariate forme

artistiche attraverso le quali si è voluto narrare il racconto apocalittico, prima fra tutte la miniatura.

La cosiddetta Queen Mary Apocalypse (Londra, British Library, Royal ms. 19 B XV) è un

allungata sono da escludere i sette diademi che coronano il drago.

47 Manacorda, Lexikon

48 Klein, Heinz-Mohr, E. Urech, Dizionario dei simboli cristiani, Arkeios, 1995

49 Urech

50 Manacorda, J. Baltrušaitis, Il Medioevo fantastico. Antichità ed esotismo nell'arte gotica, Mondadori, 1982

51 Manacorda, Baltrušaitis

52 Baltrušaitis

53 Manacorda

54 Klein

55 Klein

56 Fondazione Federico Zeri

57 Fondazione Federico Zeri

58 Klein, Lexikon

59 Lexikon

60 Il drago ha queste caratteristiche sia che rappresenti il mostro dell'Apocalisse, sia che incarni la generica bestia

maligna e infernale monocefala (Manacorda). 61

manoscritto realizzato nel primo quarto del XIV secolo in Inghilterra e appartenente alla tipologia

delle Apocalissi “anglonormanne” o “anglofrancesi”, identificate per il fatto di essere redatte in

francese antico o anglonormanno e per essere diffuse in Francia e Inghilterra dalla metà del XIII

62

secolo . Il ciclo miniato che contiene è di notevole qualità, benché non straordinario nel numero

63

delle immagini (consta di settantatré miniature realizzate a colori e con foglia d'oro ), ma presenta,

comunque, particolari interessanti: innanzitutto il miniatore non appare ancora del tutto avvezzo alla

realizzazione delle ali da pipistrello, in quanto queste sono chiaramente utilizzate solo quando il

drago ha le ali dispiegate, mentre, quando le ha ripiegate lungo il corpo, paiono più simili a quelle

64

di un uccello . Inoltre, il drago di questa Apocalisse ha la particolarità (ma non l'esclusività) di

presentare un'ottava testa, posta sull'estremità della coda; senza voler avanzare alcuna ipotesi di

influenza o derivazione, si vorrebbe far notare che una simile caratteristica (mostri o animali

compositi con code terminanti in teste di animali e di draghi) è riscontrabile nel Vicino e Medio

Oriente islamico, e più precisamente nella metallistica già nel XII secolo e nella produzione di

65

manoscritti astrologici dal XIV secolo circa (le raffigurazioni delle costellazioni del Centauro e del

66

Sagittario spesso presentano questa particolarità) . 67

Ritornando in Occidente, ma volgendosi all'ambito delle arti applicate, un grandioso

manufatto con le storie dell'Apocalisse è l'arazzo dell'Apocalisse di Angers (Château, Musée des

Tapisseries). Commissionato dal duca Luigi I d'Angiò, venne tessuto tra il 1375 e il 1379 nelle

officine parigine di Robert Poisson avendo come modello degli schizzi del pittore fiammingo

Hennequin di Bruges, i quali si rifacevano ai cicli miniati inglesi; questi ultimi vennero tuttavia

arricchiti nei particolari per adattarli allo stile monumentale degli arazzi e a quello leggiadro

68

dell'arte franco-fiamminga . Qui, eccezionalmente (in quanto è un'opera non appartenente

all'ambito della miniatura), il drago compare in ogni episodio apocalittico che lo vede protagonista;

è totalmente scomparsa l'incertezza che ancora si avvertiva nella Queen Mary Apocalypse circa le

ali del mostro, che ora sono anche ben proporzionate, almeno dal punto di vista muscolare, al corpo

che devono sorreggere.

Nel secolo successivo è da collocarsi il rosone della facciata della Sainte-Chapelle (Parigi, XV

69 70

secolo ) , che, per l'altezza cronologica ormai tarda, non può non presentare un drago pienamente

sviluppato nelle sue caratteristiche “gotico-moderne”.

Ultimo esempio di questo breve excursus sul drago dell'Apocalisse nell'arte occidentale è il famoso

ciclo dell'Apocalisse realizzato dal pittore, incisore e matematico tedesco Albrecht Dürer entro il

71

1498 e composto da quindici xilografie , pubblicate nello stesso anno in un'edizione tedesca e in

72

una latina . L'artista seppe creare un originale connubio tra le immagini dell'Apocalisse sviluppate

dal Medioevo, il linearismo tardo-gotico, la concentrazione di più episodi in un'unica scena e il

realismo del Rinascimento, ottenendo un risultato di tale forza espressiva da influenzare a lungo la

73

successiva produzione figurativa almeno fino al XIX secolo .

Secondo J. van Laarhoven, gli affreschi del convento di Dionysios sul monte Athos

(precedenti il 1568) sarebbero stati influenzati dalle illustrazioni presenti nel Nuovo Testamento di

Lutero, che a loro volta risentirono molto del ciclo di Dürer (non va dimenticato che Lucas Cranach

61 The British Library

62 Klein

63 The British Library

64 Potrebbe essere dovuto alla persistenza del tema più arcaico in una zona artistica periferica come poteva essere

l'Inghilterra.

65 Curatola

66 Secondo Curatola sarebbero da imputare ad una maggior libertà degli artisti e ad una contemporanea

specializzazione delle conoscenze astronomiche.

67 Soprattutto per le dimensioni (è lungo più di 100 m e alto circa 6 m).

68 Klein

69 Heinz-Mohr

70 Lexikon

71 van Laarhoven, Klein

72 Klein

73 van Laarhoven, Klein

il Vecchio, autore dei disegni per la prima edizione del Nuovo Testamento di Lutero, era rimasto

74

molto colpito da quelle xilografie) . Situati lungo il portico, edificato su lato destro della chiesa,

questi affreschi dimostrano quanto già accennato in precedenza: quando, dopo il XIV secolo e

l'inclusione dell'Apocalisse di Giovanni tra i testi canonici, l'arte bizantina volle realizzare

figurazioni di questa narrazione si affidò all'iconografia messa a punto in Occidente. In particolare,

per quanto riguarda il drago, da questo ciclo si può vedere come sia stata accolta la morfologia

ormai da tempo diffusa in Europa: il drago che minaccia la donna vestita di sole (qui identificata

dalle lettere greche come la Vergine), e contemporaneamente è attaccato dagli angeli, ha quattro

zampe a reggere un corpo da rettile, sul quale si innestano due ali da pipistrello e sette lunghi colli,

dove svettano le altrettante teste, una delle quali sputa un fiume di acqua come narra il testo. Un

accenno di originalità (o forse, semplicemente, si tratta di un riferimento a iconografie sempre

occidentali, ma più antiche, oppure a iconografie islamiche) si potrebbe riscontrare nelle teste quasi

leonine del drago (nell'ambito occidentale si è visto che ormai ha quasi sempre assunto la testa con

fattezze da rettile).

Un'analoga bestia sputa un getto d'acqua verso la donna vestita di sole (di nuovo identificata con la

Vergine) in una scena dell'Apocalisse affrescata nell'esonartece del katholikon di Filotheuo, che

sorge sul medesimo monte; nonostante sia ormai la seconda metà del XVIII secolo, la soluzione

iconografica non muta.

Tuttavia, l'Oriente cristiano si dimostra in grado di elaborare, anche dopo la caduta dell'impero

bizantino, soluzioni originali (o riprese di stilemi più antichi) rispetto al modello occidentale, come

dimostrano le miniature dell'Elizabeth Day McCormick Apocalypse (Chigago, University of

Chicago Library, Goodspeed Manuscript Collection Ms. 931), realizzata in un monastero del nord

75

della Grecia nel XVI secolo ; nelle tre scene portate come esempio, il drago appare in due forme

bene distinte ed entrambe lontane dal coevo modello in circolazione nella produzione occidentale: il

drago che minaccia la donna vestita di sole e quello contro cui combattono Michele e i suoi angeli

riecheggiano la prima forma che il mostro aveva assunto (serpente con sette teste), anche se non

totalmente (le sette teste hanno eguale misura e sono poste su colli della stessa lunghezza); molto

più particolare appare il mostro che getta il fiume d'acqua dalla bocca: le squame lo identificano

come un rettile, benché l'unica testa non sia parimenti caratterizzata, e all'estremità della coda

presenta una seconda testa.

A conclusione della panoramica si desidera precisare che la mancanza di opere di carattere

76

scultoreo in questa rassegna è da imputarsi all'assenza del tema del drago dell'Apocalisse in tale

ambito artistico; tuttavia non è stato trovato alcun testo che dia spiegazione di questo fenomeno.

74 van Laarhoven

75 Lexikon

76 Mentre sono invece presenti generici draghi monocefali nella scultura, sia essa realizzata su legno, pietra o metallo

(Klein).

Bibliografia

J. Baltrušaitis, Il Medioevo fantastico. Antichità ed esotismo nell'arte gotica, Mondadori,

• 1982

Temi di iconografia paleocristiana, a cura di F. Bisconti, Pontificio istituto di archeologia

• cristiana, 2000

Lexikon der christlichen Ikonographie. Vol. I, a cura di G. Bandmann, W. Braunfels, J.

• Kollwitz, W. Mrazel, A.A. Schmid, H. Schnell, WBG, 2012

Y. Christe, Il Giudizio Universale nell'arte del Medioevo, Complementi alla storia dell'arte

• europea, Jaca Book, 2000

Y. Christe, Giudizio Universale, voce dell'Enciclopedia dell'arte medioevale, istituto

• Treccani, 1991

G. Curatola, Draghi. La tradizione artistica orientale e i disegni del tesoro del Topkapï,

• Poligrafo, 1989

G. Heinz-Mohr, Lessico di iconografia cristiana, Istituto propaganda libraria, 1984

• P.K. Klein, Apocalisse, voce dell'Enciclopedia dell'arte medioevale, Istituto Treccani, 1991

• J. van Laarhoven, Storia dell'arte cristiana, Mondadori, 1999

• L. Link, Il diavolo nell'arte. Una maschera senza volto, Mondadori, 2001

• L'Apocalisse di Giovanni, a cura di E. Lupieri, Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, 1999

• S. Manacorda, Drago, voce dell'Enciclopedia dell'arte medioevale, Istituto Treccani, 1991

• E. Urech, Dizionario dei simboli cristiani, Arkeios, 1995

Sitografia

The British Library http://www.bl.uk/

• Fondazione Federico Zeri http://www.fondazionezeri.unibo.it/


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in conservazione dei beni culturali
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annachiara.lordoftherings di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Iconografia e iconologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Gabriele Mino.

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