Appunti di storia romana
Quadro generale
Estremi convenzionali della storia di Roma:
753 a.C. data della fondazione di Roma
476 d.C. caduta dell’impero romano d’Occidente
Periodi principali di divisione del mondo politico romano: MONARCHIA – REPUBBLICA - PRINCIPATO – IMPERO - DOMINATO (753 a.C.) (509 a.C.) (13 a.C. – 14 d.C.) (284 d.C.- 476 d.C.)
Non avendo una documentazione attendibile non è possibile avere una storia delle origini di Roma che non sia fatta di leggende. Abbiamo però alcune date certe come per esempio il 509 a.C. in cui sappiamo esserci stato l’allontanamento dell’ultimo re etrusco, e l’inizio di un regime repubblicano considerato il periodo migliore e più prosperoso per Roma. Ci fu poi una degenerazione della repubblica in cui Ottaviano Augusto diventa il protagonista indiscusso della scena politica. Dopo Ottaviano inizia il vero e proprio impero, nonostante questo il sistema di Augusto durerà per molti secoli. Iniziò anche la diffusione del cristianesimo già sotto Ottaviano. A metà del III secolo abbiamo un periodo di anarchia militare in cui vi sono cambiamenti di vario tipo tra cui anche il fatto che gli imperatori di questo periodo muoiono tutti di morte violenta. Nel 284 d.C. finisce questo periodo tremendo grazie a Diocleziano che cambia la soluzione ai vertici introducendo la tetrarchia che cambia il concetto di imperatore. Essi infatti da questo momento in poi si faranno chiamare dominus (dio) e tideus (signore) e ci sarà una specie di assimilazione tra Dio e l’imperatore. Questo periodo è detto dominato e i rapporti tra stato e Chiesa vengono a crearsi proprio in questo periodo.
Fondazione della città di Roma
753 a.C. i vari insediamenti che c’erano nel Lazio decidono di darsi un assetto comune, questo fenomeno viene detto sinecismo. Nell’ottavo secolo nasce una Roma che si può definire primordiale, saranno poi gli etruschi, popolo molto più evoluto di quello romano, a insegnare molte cose ai romani ed è per questo che il vero insediamento chiamato Roma secondo gli storici è quello dei tarquini. Si decise poi che per far funzionare meglio la città era necessario un re, i patres si diedero allora un’istituzione comune identificata con Romolo.
Le leggende sulle origini di Roma sono due:
- Romolo e Remo: due fratelli che litigano per giocarsi il ruolo di re attraverso una sorta di investitura divina, guardando i segni degli dei. I due salgono su due colli differenti, Romolo sul Palatino e Remo sull’Aventino. Gli dei mandano in volo degli uccelli che vengono visti in volo da Romolo, c’è quindi una zuffa tra i due e Romolo uccide Remo. Secondo altri Romolo dopo aver visto gli uccelli traccia il solco intorno alla nascente città di Roma dicendo a Remo che se egli fosse entrato in città con cattive intenzioni, Romolo avrebbe avuto l’autorizzazione degli dei ad ucciderlo. Remo non ascolto suo fratello, entrò a Roma armato e venne ucciso da Romolo.
- Enea: La leggenda di Enea nasce sotto Augusto con Virgilio. Enea scappa da Troia in fiamme e fonda Roma una volta arrivato sulle coste del Lazio. Il suo successore era Ascanio detto anche Julo da cui poi deriverà (secondo la leggenda) la gens Julia.
Nella penisola italica erano presenti quindi popoli con livelli di civilizzazione diversi; molti erano seminomadi che vivevano con un’economia di sussistenza e si spostavano in cerca di zone fertili. Erano popoli che non adoperavano la scrittura, non avevano un alfabeto proprio e una civiltà urbana.
Costituzione dell’Italia
I popoli più antichi erano:
- I Liguri: occupavano l’area ligure e alcune zone del Piemonte e della Lombardia.
- I Veneti: dalla parte opposta rispetto ai Liguri, c’erano i Veneti che si erano insediati e avevano elaborato una scrittura molto evoluta, con loro i romani avranno sempre un buonissimo rapporto.
- Gli Etruschi: si trovavano nel centro Toscana, nell’altro Lazio e in Campania.
- I Latini: occupavano la dorsale Appenninica centro-meridionale e la costa Adriatica.
- Gli Umbri: si trovavano più o meno nella loro attuale posizione.
- Gli Iapigi: si trovavano nell’attuale Puglia.
- Gli Enotri: situati nell’attuale Calabria.
- Colonie greche: situate sulla costa Campana, ionica e tirrenica.
La leggenda sui sette re di Roma
La monarchia che i romani avevano era di tipo federale. Tra il 753 a.C. e il 509 a.C. a noi sono pervenuti i nomi di sette re, ma la cosa non è possibile in quanto l’età media era di circa 30 anni e dunque 7 re non bastano per coprire un arco di circa 200 anni. Noi sappiamo però che la storia delle origini fu scritta a tavolino, per cui la tradizione assegna a ciascuno dei 7 re di Roma delle qualità comportamentali e delle vittorie vinte. Ad esempio:
- Romolo: primo re romano, è il re politico, fonda tutte le istituzioni.
- Numa Pompilio: è il prototipo del re sacerdote e a lui si faceva risalire la creazione dei principali sacerdozi anche se in realtà essi arrivarono molto dopo Numa Pompilio e cioè con gli etruschi.
- Tullio Ostilio: era invece il re guerriero, che aveva riportato vittoria sulla famosa battaglia di Albalonga da cui deriva la leggenda sullo scontro tra Orazi e Curiazi che spiegherebbe una delle pratiche più importanti del popolo romano e cioè la provocatio ad populum.
- Anco Marcio: era il re pacifico che fondò, secondo la tradizione, la città di Ostia anche se non abbiamo nessun dato archeologico certo che ci confermi la cosa.
Dopo Anco Marcio si assiste all’influenza etrusca e gli ultimi dei 7 re furono etruschi:
- Tarquino Prisco: fu il primo re etrusco.
- Servio Tullio: organizzò la società romana con un nuovo assetto politico-militare, creando i comizi centuriati che servivano a reclutare soldati che ricevevano in cambio dell’arruolamento diritti politici. Questo legame tra diritti politici e arruolamento sarà poi fondamentale nella civiltà romana e servirà molto nella sua organizzazione.
- Tarquino il Superbo: venne considerato il re tiranno per questo venne cacciato.
I romani dopo la cacciata di Tarquinio Prisco decidono di darsi un assetto repubblicano dandosi delle magistrature diverse dalla monarchia. Nell’età repubblicana le magistrature erano collegiali e ciò permetteva che esse si controllassero a vicenda evitando il ritorno alla monarchia. Tutte le magistrature romane duravano un anno dopodiché cambiavano e dal 509 a.C. fino all’ultimo secolo della repubblica questo sistema funzionò molto bene.
La società e le istituzioni
Le strutture istituzionali erano le seguenti:
- Famiglia: c’era la patria potestas cioè il padre aveva potere di vita o di morte sui suoi familiari. La parentela è per gradi.
- Gens: una sorta di famiglia molto allargata, è una struttura comunitaria e solidaristica che si rifà a un progenitore mitico. Non ha una struttura potestativa anche se vi è un capo. La gens ha proprie tradizioni e valori che sono diversi da quelle di altre gens.
- Curie: riunioni di uomini/assemblee.
- Comizio Curiato: assemblea e insieme di tutte le curie. Probabilmente vi partecipavano tutti i cittadini non si sa inizialmente i rapporti fossero gentilizi, sappiamo però che con il tempo essi assunsero una prerogativa statuale: la votazione, che corrispondeva in poche parole alla nomina del re.
- I clienti: persone che lavorano al servizio delle gens in cambio di protezione.
- La plebe: è la massa, il popolo che non ha rapporti di dipendenza con la gens. Fa parte in tutto e per tutto del popolo ed ha diritti politici grazie all’ordinamento centuriato. La plebe e la clientela si formano grazie a immigrazioni spontanee o acquisite. Inizialmente i vinti entravano a far parte della clientela. Quando il sistema gentilizio diventa pieno, i vinti vengono esclusi dal sistema gentilizio ed entrano a far parte della plebe. La crescita della plebe si affianca all’affermazione delle proprietà individuali. L’economia si basava inizialmente sulla pastorizia, successivamente vengono introdotti i prodotti agricoli ottenuti grazie all’aiuto che davano i buoi. Nasce una divisione tra terre pubbliche e terre private.
Dopo l’introduzione dello iugera (2500 metri quadrati) le terre non bastavano più per la sussistenza delle famiglie che lavoravano e sfruttavano anche le terre delle gens per “arrotondare”. Il commercio avveniva con greci, etruschi e fenici grazie alle vie che collegavano queste città a Roma. Anche i Greci cominciarono a influenzare la cultura romana soprattutto per quello che riguardava il culto religioso. C’era uno stretto rapporto inoltre tra diritto e religione, esistevano molte religiosità che identificavano l’appartenenza ad un popolo piuttosto che a un altro, la Roma emergente si identificava con il culto di Giove, Giunone e Minerva. Nasce la figura del re sacerdote che deve occuparsi di tenere a bada gli dei e non scatenarne l’ira, ciò era possibile tramite dei riti che se non venivano rispettati richiedevano un’espiazione da parte del peccatore per salvare la comunità.
Lotte patrizio plebee
Oltre a lotte esterne vi sono lotte interne tra patrizi e plebei, che fanno sì che si crei un organismo istituzionale nuovo. Il variegato gruppo plebeo chiedeva di migliorare le condizioni della fascia più povera, la lotta patrizio-plebea è proprio una risposta a questo tipo di richieste. Nel 494 a.C. ci fu una prima ribellione da parte della plebe che si diede una propria fisionomia istituzionale attraverso la formazione di un’assemblea (concilium plebis) e l’elezione di un proprio tribuno che poteva opporsi ai magistrati ed aveva il compito di proteggere il popolo attraverso la capacità di emanare e presentare proposte di legge. Il tribuno della plebe era inoltre protetto da sacrosantitas, cioè egli era appunto intoccabile e non eliminabile per tutto l’anno in cui era in carica. In questo processo di parificazione degli ordini nacque la necessità di avere delle leggi scritte per cui nel 451 a.C. fu costituita una magistratura straordinaria formata da dieci patrizi che scrissero entro la fine dell’anno dieci tavole. L’anno dopo venne istituito un secondo collegio decemvirale formato da cinque plebei e cinque patrizi che scrissero altre due tavole, arrivando così a dodici tavole di leggi scritte. Una delle leggi delle dodici tavole inizialmente vietava i matrimoni misti tra le gens e la plebe ma dopo varie lotte, la plebe ottenne la possibilità di sposarsi anche con membri appartenenti alla nobilitas. Nel 409 a.C. la questura venne aperta alla plebe e alcuni di essi poterono essere selezionati per il senato, nel 367 a.C. vennero proclamate le leggi Licinie e Sestie che consentivano anche ai plebei di entrare al consolato. Alla fine nel 287 a.C. con la Lex Hortensia anche le deliberazioni votate dalla plebe valgono per l’intera comunità, con questa legge finisce la lotta sociale tra patrizi e plebei.
Guerre sannitiche
Roma possedeva il Lazio, Campania settentrionale, Molise. I Sanniti possedevano Campania meridionale. Si espandevano inoltre verso le colonie greche e verso la Lucania.
Prima guerra sannitica (343 a.C. – 341 a.C.)
La città di Capua viene attaccata da i Sanniti e chiede aiuto a Roma che però non la aiuta in quanto aveva stipulato precedentemente un trattato di pace con i Sanniti. I Campani allora si sottomettono tutti a Roma che è costretta ad aiutarli. Ci furono due guerre ma alla fine si giunse ad una pace che ripristino gli accordi del precedente trattato di pace. I Campani tornarono infatti sotto il dominio sannita, provarono a ribellarsi ma la rivolta fu sedata.
Seconda guerra sannitica (326 a.C.- 304 a.C.)
Roma è ancora interessata alla Campania che era tornata sotto il dominio dei Sanniti, e vuole avere la supremazia sui sanniti. Inizia allora nuovi scontri che sfociarono nella città di Napoli dove si crearono sostanzialmente due fazioni: l’aristocrazia si schierò con i Romani, i popolari si schierarono con i Sanniti. Ebbe la meglio l’aristocrazia napoletana che spinse la città di Napoli a sottomettersi a Roma e a donarle una flotta che sarà però ancora rudimentale. Roma perse nonostante tutto una battaglia con i Sanniti e ciò portò ad una tregua che terminerà nel 316 a.C. con la ripresa dei conflitti.
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