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Marx e Weber: menti a confronto

Introduzione

Karl Marx e Max Weber vissero all’incirca nella stessa epoca; quando Marx morì Weber aveva diciannove anni, ma già i suoi pensieri, le sue idee e i suoi studi si ritrovarono focalizzati sull’economia, sulla politica e su Marx. Di quest’ultimo Weber ne subì l’influenza ma ciò, nel contempo, non lo deviò dal formulare e argomentare diverse critiche nei confronti di Marx.

Karl Heinrich Marx e le origini filosofiche del suo pensiero

Karl Heinrich Marx nacque a Treviri il 5 maggio 1818 da una famiglia ebrea convertitasi poi alla religione protestante più per motivi di opportunità politica che per convenzione religiosa. Morì a Londra il 14 marzo 1883. Fu il fondatore della corrente socioeconomica politica del marxismo. Teorico della concezione materialistica della storia e insieme a Engels del socialismo scientifico. Fu un filosofo, economista, storico, sociologo, politologo, giornalista e politico tedesco. Studiò filosofia a Berlino, dove si interessò alle opinioni filosofiche dei giovani hegeliani. In seguito anche lui venne influenzato dalla filosofia hegeliana dalla quale riprese il concetto di dialettica. L’idea secondo cui lo scopo della filosofia fosse solo interpretare il mondo, fu superata da Marx: credeva che per cambiare il mondo bisognasse agire e non solo cercare di comprenderlo.

I discepoli di Hegel, in seguito alla sua morte nel 1831, si divisero in due fazioni: sinistra storica hegeliana e destra storia hegeliana.

  • Destra: movimento che si accostava su posizioni conservatrici da un punto di vista politico mentre dal punto di vista religioso credeva che la religione andasse preservata.
  • Sinistra: uno dei massimi esponenti fu appunto Karl Marx. La sinistra storica era formata da innovatori (da un punto di vista politico) e rivoluzionari che criticavano le tesi di Hegel col fine di superarlo. Per loro non esisteva una conciliazione tra religione e filosofia. Infatti Marx definì la religione come “L’Oppio dei poveri”.

Alla morte di Hegel iniziò ad esserci un progressivo distanziamento dalla sua prospettiva ottimistica nei confronti della storia. In questo periodo avvenne il passaggio dal feudalesimo al capitalismo grazie alla Rivoluzione borghese, una lotta di classe che vide i borghesi vincitori contro la nobiltà e l’aristocrazia. Dal punto di vista storico, Napoleone prese il potere ed eliminò i privilegi feudali e personali. Questo avvenne in seguito alla presa di coscienza di sé da parte della borghesia che arrivò a tal punto da vincere sull’aristocrazia. Da questo Marx prese spunto per la sua teoria dello sfruttamento, affermando che anche gli operai avrebbero presto preso coscienza di sé e prevalso sul capitalismo (caratteristico della sua epoca).

Viene definita “teoria dello sfruttamento del lavoro” la teoria marxista secondo la quale il salario è inferiore al valore delle merci prodotte dal lavoratore: il valore dello sfruttamento è dato dal plusvalore che, in un sistema capitalistico, rimane nelle mani dell’imprenditore. Secondo Marx il capitalismo non sarebbe mai esistito senza l’aiuto dell’operaio, la cui classe, in un certo senso, dovrebbe essere considerata più importante della classe capitalista. Si passerà dal feudalesimo, in cui l’importanza veniva data alle proprietà terriere e in cui si aveva il predominio del sangue, al capitalismo, in cui la società era basata sulla circolazione dei soldi e su privilegi economici, per poi arrivare al socialismo in cui si aveva una visione della storia completamente dinamica.

Nonostante Marx condivida, in parte, il pensiero di Hegel, sarà comunque contrario al suo idealismo divenendo materialista. Per materialismo s’intende un modo di pensare che parte dall’analisi delle condizioni materiali degli uomini, così come sono storicamente determinate. Marx, insieme a Feuerbach, portò avanti la visione della filosofia come militanza, in quanto cercarono di apportare i principi filosofici alla realtà. Egli era dell’idea che questi principi dovessero essere utilizzati per il miglioramento della società. E per farlo, secondo Marx, sarebbe stato necessario che i servi (in questo caso gli operai) si ribellassero prendendo progressivamente coscienza di sé. Per riappropriarsi degli oggetti non basta la conoscenza (come per Hegel), ma è necessaria l’azione pratica, cioè una vera e propria rivoluzione che punta a determinare le azioni.

La miseria, secondo Marx, non nasce dall’alienazione in quanto tale, ma dal produrre per un altro uomo e non avere modo di controllare ciò che produce. Il lavoro, invece che essere luogo di autorealizzazione per l’uomo, diventa luogo della sua negazione.

Hegel, in quanto filosofo idealista basò il suo pensiero sulla dialettica: movimento del pensiero o della realtà che attraverso la negazione di una precedente affermazione conduce ad una sintesi che racchiude il superamento della negazione e dell’affermazione.

Concetto di dialettica e alienazione espresso da Marx dopo gli studi di Hegel

Marx riprese il concetto della dialettica hegeliana in quanto indicatore di un superamento, poiché Hegel la concepiva come il movimento del pensiero o della realtà attraverso la negazione di un’affermazione precedente che porta alla sintesi, ossia al superamento della negazione e dell’affermazione. Il termine “superamento”, in tedesco “aufhebung”, indica la conservazione di qualcosa. Più precisamente, il termine tedesco intende un processo che comporta l’insieme di tre momenti: “conservare”, “far scomparire” e “portare a un livello superiore”. Dal punto di vista marxista, questo termine serve ad indicare un qualcosa che si occupa di conservare gli sviluppi della società capitalistica come suoi presupposti ma li fa scomparire e li supera sintetizzandoli entro una nuova formazione. Con questo viene a definirsi il comunismo come il superamento del capitalismo.

Un altro concetto che Marx ricava dalle teorie di Hegel è quello di alienazione. Esso letteralmente significa “farsi altro del soggetto”. L'oggetto è la negazione del soggetto, quindi il suo contrario. Questa negazione può essere superata solo dall’autocoscienza grazie alla quale l’uomo riconosce l’oggetto come proprio prodotto. Marx utilizza il concetto dell’alienazione per riferirsi al fenomeno sociale in cui gli uomini esercitano un’attività pratica precisa e producono oggetti che sono il risultato di questa azione del soggetto, ma sono altro rispetto al soggetto stesso.

Marx denuncia in particolare l’alienazione presente nel lavoro (negazione e abbruttimento dell’uomo): il soggetto produce per un altro uomo, dunque non possiede il proprio lavoro e ciò causa miseria. Per riappropriarsi degli oggetti prodotti, il soggetto necessita dell’azione pratica che gli permette di stabilire quali siano le azioni concrete in cui vivono gli uomini e conseguentemente agire per modificarle.

Marx interpreta in modo materialistico la storia delle società umane

  • Il materialismo storico è la teoria secondo cui si analizzano le condizioni materiali degli uomini per come sono storicamente determinate.
  • La storia dell’umanità è la ricostruzione dei modi in cui i gruppi di uomini si sono organizzati per produrre in virtù della natura, garantendo la sopravvivenza dell’insieme.

La struttura sociale è composta dalla divisione del lavoro, delle proprietà e delle tecniche di produzione; ciò costituisce la base della società. La struttura sociale determina le forme di tutti quegli elementi che non posseggono una storia, ma che dipendono dalla struttura stessa e in questo caso parliamo di sovrastruttura (filosofia, etica, religione, …). L'ideologia è la rappresentazione della realtà che nasconde le vere condizioni di quest’ultima, è una forma di pensiero tipica delle classi dominanti che occultano conflitti interni e perciò giustificano l’esistente. Ciò che può succedere è che i dominati condividano l’ideologia dei dominatori e che dunque posseggano una falsa coscienza.

La critica all’economia politica e la nascita del capitalismo

Scrive “Critica dell’economia politica” e “Il capitale” nei quali critica l’economia politica, cerca di comprendere quali siano i presupposti ideologici su cui si basa e indaga sul modo di produzione e scambio capitalistico. Il modo di produzione capitalistico nasce con la rivoluzione industriale, è costituito dai mezzi necessari alla produzione insieme ai rapporti di produzione (padrone-schiavo) e si fonda sul capitale che è concepito:

  • Dagli economisti come il lavoro accumulato che costituisce il mezzo per una nuova produzione;
  • Da Marx come il lavoro accumulato in un determinato rapporto sociale.

Ciò che trasforma la risorsa in capitale è il rapporto sociale che deve possedere determinate caratteristiche:

  • Rapporto tra classe capitalista che possiede i mezzi di produzione e proletariato che possiede forza lavoro.
  • Rapporto mediato dal denaro in quanto il proletariato diventa merce venduta ad un salario che gli permette di acquistare beni per la sussistenza e che corrisponde al tempo che la forza lavoro vende.
  • La produzione ha come scopo quello di ottenere merci scambiabili o vendibili sul mercato; esse hanno un valore d’uso e di scambio esprimibile attraverso il prezzo, che rappresenta la quantità media di lavoro necessario per produrre quella determinata merce.
  • Il lavoro accumulato diventa capitale quando è utilizzato nella produzione insieme al lavoro dei salariati per ottenere il profitto del capitalista. Con il capitale si producono altre merci da un valore maggiore= il capitalista con il suo denaro (D) acquista merci (M) per ottenere altro denaro (D’ >D).

L'economia politica è detta ideologica in quanto concepisce il profitto come il risarcimento all’impegno e al rischio del capitalista, descrive il modo di produzione come se fosse una condizione eterna e ne occulta le problematiche. Il plus-valore si ottiene da D’- D (profitto) ed è causato dal plus-lavoro (l’operaio lavora più del necessario per pareggiare i conti col salario); il plus-valore diventa profitto per il capitalista che genera l’alienazione del salariato. La critica di Marx si basa proprio sulla scoperta dello sfruttamento nei rapporti di produzione, il quale è visibile solo indagando riguardo i meccanismi della produzione e i rapporti di proprietà.

La classe è costituita da un insieme di individui che ricoprono la stessa posizione nei rapporti di produzione tipici di un modo di produzione e che sviluppano un’azione collettiva congruente con i propri interessi.

  • Classe sociale borghese: capitalisti, i quali vogliono sfruttare il più possibile i lavoratori.
  • Classe sociale proletaria: lavoratori salariati, i quali vogliono liberarsi dallo sfruttamento.

Marx afferma che la storia è dialettica poiché in ogni formazione sociale ci sono contraddizioni tra forze produttive e rapporti di produzione che portano al suo superamento e dunque vuole stabilire quali siano queste condizioni di movimento della società capitalistica. Il modo di produzione capitalistico ha dato vita al mutamento sociale e materiale, questo continuo mutamento è caratteristico e normalizzato nel suo tempo.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jasminesorrentinoba di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Musso Giovanna.
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