Domande esame ec. e tecnica della comunicazione
Prof. Di Vittorio Arianna
- Le dimensioni del messaggio
- Il secondo assioma della comunicazione
- Il cambiamento dell’atteggiamento
- Il guerrilla marketing
- Atteggiamento
- Le tre letture dell’atteggiamento
- Il codice
- Le metafore
- I segni
- Il simbolo
- Gli stati relazionali – Analisi transazionale di Berne
File realizzato dalla studentessa Leuzzi Sara (MCA)
- La fonte del messaggio e il testimonial
- Quali sono gli aspetti della comunicazione che servono per allinearsi con l’interlocutore
- Le discrepanze
- L’immagine
- La comunicazione sensoriale o sensorialità
- I SEM
- Il terzo assioma
- L’engagement
- Le obiezioni nel public speaking
- Le campagne sociali
- Lo storytelling aziendale
- L’ascolto attivo
File realizzato dalla studentessa Leuzzi Sara (MCA)
- Cosa si intende per “La mappa non è il territorio”
- Cosa sono gli archetipi
- Il rapport
- La cinesica
- Gli ostacoli alla comunicazione
- I richiami
- I livelli di comunicazione
- Il branding
- Le fasi della presentazione nel public speaking
- La gestione dell’ansia
- L’antropomorfizzazione
- Gli sfondi
File realizzato dalla studentessa Leuzzi Sara (MCA)
- I valori culturali americani
- Tipi di pubblico
- La negazione
- Il brand persona
- Le percezioni e i filtri
- L’effetto alone
- Il primo assioma
- Auto-presentazione in pubblico
- Progettazione del messaggio pubblicitario
- I filtri
- Comunicazione come sistema relazionale – premesse del corso
- La cronemica
File realizzato dalla studentessa Leuzzi Sara (MCA)
- Caffesane
- Prossemica
- Barriere o ostacoli alla comunicazione
- Cos’è la sintassi, semantica e pragmatica
- Perché la CNV è in supporto al verbo
- Costruzione del PPT
- Qual è la necessità di avere un feedback
- L’assertività
- La struttura del messaggio
- Fonti del messaggio – chi può essere la fonte?
- Sistemi rappresentazionali
File realizzato dalla studentessa Leuzzi Sara (MCA)
Le dimensioni del messaggio
Le dimensioni del messaggio sono 4: il contenuto, l’appello, la relazione e l’autopresentazione. Il contenuto rappresenta quello che effettivamente il mittente invia tramite il canale verbale e para-verbale; l’appello rappresenta la richiesta in senso stretto; la relazione indica cosa c’è tra gli interlocutori (disagio, felicità, astio, ecc.) e, infine, l’autopresentazione rappresenta lo stato emotivo in cui riversa il mittente del messaggio. Chiaramente l’auto presentazione definisce l’appello, influisce sull’autopresentazione e definisce la relazione.
Il secondo assioma della comunicazione
Il secondo assioma afferma che la comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione; la relazione classifica il contenuto ed è metacomunicazione. L’aspetto del contenuto fa riferimento a tutto ciò che transita lungo il canale verbale e non verbale, riflette l’intenzionalità del comunicatore e fa quindi riferimento alla CV. La relazione invece, così come abbiamo detto nella dimensione del messaggio, stabilisce qual è la relazione tra gli interlocutori quindi anche qual è la natura dello scambio. Il fatto che la relazione classifichi il contenuto vuol dire che è proprio la CNV che rafforza, marca, definisce il contenuto, esprime pienamente il suo senso e lo enfatizza. È di supporto, infatti, ad essa perché permette, se CV e CNV sono coerenti, di interpretare a pieno il messaggio.
Infine, il fatto che la relazione classifichi il contenuto vuol dire che, siccome la CNV enfatizza e marca la CV, vuol dire che aggiunge dei dati (dei canali della CNV quali la cinesica, ecc.) ai dati della CV (il contenuto il senso stretto che transita lungo il canale verbale). La metacomunicazione consiste infatti nell’aggiungere su una determinata informazione di base, altri dati e informazioni che completano il contenuto della comunicazione o la contraddicono (nel caso della comunicazione paradossale, dove vige il principio del doppio legame).
Non è sempre detto che il contenuto e la relazione, quindi CV e CNV, siano concordi. Molto spesso accade che essi non sono coerenti e ciò determina i conflitti interiori che si traducono poi in un’incomprensione della comunicazione da parte di chi riceve il messaggio. Quando due individui sono in astio tra loro, evidentemente qualcosa è successa sul piano della loro comunicazione. Spesso si pensa che i diverbi avvengano a causa dell’utilizzo di un termine sbagliato al posto di un altro. Il bravo comunicatore sa che non è così poiché, nell’ambito della comunicazione, i diverbi nascono a causa di qualcosa che ha origine nella relazione. Se due partner sono litigati, evidentemente c’è qualcosa che non va nella loro relazione piuttosto che una parola usata fuori posto. La soluzione per uscire da questo tipo di comunicazione patologica (patologica perché spesso gli interlocutori “si chiudono” e finiscono per non parlarsi più o rimangono fossilizzati sullo stesso discorso) è la metacomunicazione.
Tali discordanze tra contenuti e relazione danno origine ai seguenti modelli di interazione:
- Accordo: gli interlocutori sono d’accordo sia sul piano del contenuto sia sul piano della comunicazione.
- Rifiuto o disaccordo: gli interlocutori sono d’accordo sul piano della relazione ma non sul contenuto. Si rispettano e c’è la chance di ricondurre la comunicazione verso un punto di incontro.
- Disconferma: situazione peggiore perché gli individui sono in disaccordo sia sul piano della relazione che sul piano del contenuto. Questo caso però fa riferimento alla presenza di un individuo piuttosto particolare nello scambio ossia un individuo che tende a disconfermare sia la posizione e personalità altrui (trattandola male) sia i suoi contenuti. Prende per oggettività la propria personalità e il proprio punto di vista. La soluzione potrebbe essere metacomunicazione (quindi prendere come oggetto di comunicazione la comunicazione stessa) ma ha più effetto la tecnica dell’AIKIDO VERBALE.
Quindi questi modelli poi possono essere osservati in altre 4 situazioni:
- Comprensione + relazione: si fa riferimento alla situazione d’accordo di cui sopra.
- Incomprensione + relazione: si può sempre reindirizzare perché il presupposto di base è verificato ossia la relazione.
- Comprensione + non relazione: gli individui sono in astio tra loro, quindi, non serve a un granché l’accordo sul piano del contenuto perché faranno di tutto al fine di mantenere ferma la situazione in cui riversano, anche a causa dell’orgoglio. Non sono propensi a comunicare proprio perché non vanno d’accordo in termini di relazione.
- Incomprensione + non relazione: caso peggiore. Gli individui non comunicano, non hanno idee uguali, non cercano di reindirizzare, non sono in relazione, non sono interessati.
Il cambiamento dell’atteggiamento
Il cambiamento dell’atteggiamento viene spinto da un brand, da un public speaker o da un interlocutore al fine di far produrre un comportamento strategico da chi è sottoposto alla comunicazione. Tuttavia, può anche essere realizzato dalla persona quando ha la volontà di cambiarlo (specialmente nel public speaking). Esso viene spinto attraverso la comunicazione del brand, dal passaparola all’interno nei gruppi di riferimento del soggetto o dalla comunicazione persuasiva. I brand, al fine di cercare di cambiare l’atteggiamento degli interlocutori, inviano una serie di stimoli, richiami e leve al fine di far generare in loro uno stato di disagio causato dalla dissonanza cognitiva. Quanto più i brand utilizzano stimoli, richiami e leve al fine di far generare tale dissonanza, tanto più gli interlocutori saranno orientati nel cambiarlo. Tuttavia, alla base di tale dissonanza vi è l’analisi della situazione attuale degli interlocutori (eventualmente definendo qual è il problema che li affligge e/o il loro bisogno latente insoddisfatto) e la definizione di una proiezione futura della loro posizione derivante dal consumo di un prodotto o esperienza, alla quale essi aspirano per cambiare il loro stato. Tanto più è alta l’intensità delle percezioni di tale disagio, tanto più saranno spinti ad agire. Ciò che spinge un individuo ad agire è la motivazione che funge da molla che li spinge nell’assumere un determinato comportamento che viene meglio inteso come la soluzione al problema che li affligge. Si dice che non c’è un’azione se non c’è un obiettivo e non c’è un obiettivo se non c’è una motivazione e non c’è una motivazione, chiaramente, se non c’è un desiderio. Le motivazioni poi si collegano ai bisogni e ai desideri. I bisogni possono essere quelli di base fisiologici degli individui come quello di mangiare. I desideri sono bisogni plasmati dalla personalità dell’individuo (es. mangiare cibo bio).
Il guerrilla marketing
Il guerrilla marketing è una delle tecniche che rientra all’interno dell’unconventional marketing. Esso consiste nel realizzare delle campagne di marketing che siano originali e non convenzionali di cui il costo rimane limitato, quindi, basso. Una caratteristica che distingue le tecniche di marketing non convenzionale dal marketing tradizionale è proprio l’originalità. Le agency o i brand devono avere una spiccata vena artistica e creatività per realizzare queste campagne proprio perché l’obiettivo è catturare l’attenzione dei potenziali consumatori nel posto giusto e momento giusto. Verosimilmente, per catturare la loro attenzione si deve far leva sulla sorpresa, divertimento, intrattenimento.
Il guerrilla marketing consiste, in un senso più puro, in pratiche di marketing non convenzionale quindi tutto ciò che può uscire dalla tradizionalità e convenzionalità. Si parla di simboli, immagini, frasi usate come immagini, apposte su luoghi particolari come alla fermata del pullman, strisce pedonali. Tecnicamente queste pratiche vengono realizzate su canali non convenzionali proprio perché si ottiene il massimo dell’attenzione e il massimo dello stupore. Un esempio è la campagna di unconventional di Mc Donald che realizzò delle strisce pedonali a forma di patatine. Questo, chiaramente, migliora l’immagine del brand ossia le percezioni (= costrutti mentali = immagini mentali) intorno a brand, prodotti, situazioni.
Atteggiamento
L’atteggiamento è un costrutto mentale che guida gli individui ad agire nella società; è anche un costrutto mentale, meglio inteso come risposta psicologica, mutabile nel tempo e che può influire sul comportamento, che emerge da elementi verbali e comportamentali. Praticamente viene definito in cosa è disposto a fare un individuo. Si distinguono atteggiamenti impliciti, impulsivi e che quindi derivano dall’inconscio (provocano un comportamento anche impulsivo), ed espliciti che fanno riferimento a un ragionamento.
Inoltre le risposte degli individui all’oggetto dell’atteggiamento possono essere:
- Affettive: emozioni e stati d’animo
- Cognitive: credenze e cultura
- Comportamentali: azioni manifeste e intenzioni
L’atteggiamento deriva dalla percezione e può essere cambiato.
Le tre letture dell’atteggiamento
- Affettive: emozioni e stati d’animo in risposta all’oggetto
- Cognitive: credenze e cultura in risposta agli atteggiamenti
- Comportamentali: azioni manifeste e intenzioni
Il codice
Il codice verbale è un insieme di regole che stabiliscono in modo sistematico e convenzionale la relazione tra elementi del sistema fonologico e stringe di caratteri al fine di definire una parola che abbia un senso e un significato condiviso da una popolazione o parte di essa. Oltre al codice verbale vi è il codice della strada che, invece, utilizza i simboli e riguarda un insieme di regole che sancisce la relazione tra segnali e significati.
Le metafore
Le metafore rientrano all’interno dell’aspetto analogico della comunicazione. L’aspetto analogico può essere inteso più comodamente come la CNV mentre l’aspetto digitale come la CV. Le metafore possono essere verbali o visive e fanno riferimento alle tecniche attraverso le quali si utilizza un concetto consolidato nella mente del consumatore (come la montagna che rappresenta l’altezza, la vetta, la supremazia) associandolo, però, a qualcosa che si vuole comunicare (la qualità del formaggio è alta, come la vetta della montagna). È quindi un metodo non convenzionale di dire qualcosa, usando qualcosa che gli individui già conoscono. Verosimilmente, la metafora ha un effetto positivo sulla rapidità di comprensione del messaggio, sull’intrattenimento (perché intrattiene gli individui nel comprendere il messaggio che si vuole trasferire) ed è intesa anche come una maniera per differenziarsi dagli altri brand che realizzano comunicazione più piatte.
La metafora può essere usata nel public speaking per rendere un concetto difficile più facile da comprendere e ciò ha un riflesso sulla comprensione dell’intera ars oratoria o per renderla più snella e divertente. Concludendo, la metafora può essere intesa come un simbolo perché sfrutta lo stesso procedimento ma il simbolo, al contrario, non può essere inteso come una metafora.
I segni
I segni confluiscono all’interno dell’argomento dei simboli e sono di due tipi:
- I segni simbolici: i segni simbolici sono quei segni di cui il significante (ossia l’elemento tangibile, osservabile o udibile, del simbolo) non rappresenta in alcun modo il significato (concetto astratto al quale il significato rimanda) o la rappresentazione non è convenzionale. Un esempio può essere la svastica con le braccia verso destra: essa non rappresenta in alcun modo il movimento del nazismo.
- I segni iconici: i segni iconici, al contrario di quelli simbolici, sono caratterizzati da un significante che, anche leggermente, rappresenta il significato. Un esempio è il segnale di pericolo di animali selvaggi vaganti: anche un bambino può intendere che in quei pressi possono transitare degli animali selvaggi proprio perché l’elemento centrale è l’animale selvaggio che è rappresentato in una posizione che lascia comprendere che si sta muovendo.
Il simbolo
Il simbolo rappresenta uno strumento attraverso il quale si rende la comunicazione più fluida e comprensibile quando si trattano argomenti difficili da spiegare oppure si usano per intrattenere. Tecnicamente sfrutta un elemento tangibile – c.d. significante - (come un segnale o un oggetto) il quale diventa un mezzo di trasmissione di un messaggio ossia un concetto intangibile – c.d. significato. L’elemento tangibile, quindi, può essere sia udito sia visto con gli occhi (c.d. segnale) e sta sulla scena in cui è posto colui che deve apprendere il messaggio. L’elemento intangibile al quale il segno o segnale rimanda, invece, è un concetto astratto come un’istruzione. L’elemento che è posto sul segnale visivo ovvero caratterizza il significante viene chiamato segno e si divide in segno simbolico e segno iconico.
Gli stati relazionali – analisi transazionale di Berne
Berne (psicologo canadese che ha definito l’analisi transazionale che sta alla base della comunicazione) afferma che esistono tre tipologie di stati relazionali tra gli individui:
- Il bambino: si divide a sua volta in:
- Bambino ribelle: il bambino ribelle è un individuo che tendenzialmente non accetta comandi, regole, linee guida; non accetta di essere sottomesso né di ricevere istruzioni.
- Bambino ribelle creativo: il bambino ribelle creativo è simile al ribelle ma sfrutta la sua energia, derivante dall’indomabilità, creativamente (es. cantando, suonando, esprimendo quindi questa sua tendenza attraverso attività creative).
- Bambino remissivo o adattato: il bambino adattato è un bambino che segue invece le linee guida di un altro individuo, sia perché è potenzialmente insicuro, sia perché rispetta semplicemente le regole perché così deve andare la vita. Ascolta ciò che dice gli altri, segue le linee guida e ne fa costantemente uso, accetta di essere comandato e di essere sottoposto.
- Bambino spontaneo: il bambino spontaneo è simile all’adattato. Per lui non c’è nulla di male ad essere sottoposto o a seguire delle linee guida ma, quando nascono in lui degli impulsi, è possibile che si lascia andare all’istintività, trascurando...
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