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Domande linguistica italiana II - Aperte

1. Spiegare dettagliatamente cosa si intende con "testo" e quali sono i suoi requisiti fondamentali

Con il termine testo (dal latino "textus" participio passato del verbo "textere", ossia tessere), s’intende un tessuto di parole che, incastrate tra loro coerentemente, danno forma a un messaggio comunicativo scritto o orale. Indipendentemente dalla forma in cui si presenta, il testo presuppone un emittente che formula il testo/discorso, un messaggio univoco/contenuto comunicativo e un destinatario che lo recepisce.

Tra i requisiti fondamentali che ci consentono di affermare che un testo scritto funzioni correttamente si collocano il concetto di coesione e di coerenza testuale. La coesione testuale fa riferimento ai rapporti grammaticali e sintattici tra i vari costituenti del testo, dunque bisogna rispettare la concordanza di numero, la concordanza di genere e la corretta disposizione dei costituenti frasali affinché non venga compromesso il significato del testo. Inoltre, all’interno della coesione, occorre considerare i coesivi, elementi testuali che richiamano qualcosa di già dichiarato nel testo (come i pronomi, la sostituzione lessicale o la riformulazione testuale), e i connettivi, elementi grammaticali che sostengono i rapporti logico-sintattici tra i costituenti del testo.

Il concetto di coerenza testuale (presupposto imprescindibile in ambito referenziale e nei testi ufficiali) è, invece, strettamente legato al significato globale del testo in quanto con esso s’intende il modo attraverso il quale decidiamo di impostare, collegare e far succedere le informazioni all’interno di un discorso: un testo risulterebbe coerente quando i legami logici tra le varie parti del discorso sono facilmente individuabili. È quindi bene distinguere tra coerenza semantica che presuppone l’uso di termini corretti ed appropriati in base a ciò che si sta esprimendo e coerenza stilistica che presuppone l’uso di un registro linguistico adeguato alla situazione comunicativa in atto.

2. Definire i concetti di coesione e di coerenza testuale

Tra i requisiti fondamentali che ci consentono di affermare che un testo scritto funzioni correttamente si collocano il concetto di coesione e di coerenza testuale.

La coesione testuale fa riferimento ai rapporti grammaticali e sintattici tra i vari costituenti del testo; dunque, bisogna rispettare la concordanza di numero (che riguarda il soggetto e il predicato), la concordanza di genere (che riguarda il maschile e il femminile) e la corretta disposizione dei costituenti frasali affinché non venga compromesso il significato del testo. Inoltre, all’interno della coesione, occorre considerare i coesivi, elementi testuali che richiamano qualcosa di già dichiarato nel testo (come i pronomi, la sostituzione lessicale o la riformulazione testuale), e i connettivi, elementi grammaticali che sostengono i rapporti logico-sintattici tra i costituenti del testo.

Il concetto di coerenza testuale (presupposto essenziale in ambito referenziale e nei testi ufficiali, normativi, informativi e argomentativi) è strettamente legato al significato globale del testo in quanto con esso s’intende il modo attraverso il quale decidiamo di impostare, collegare e far succedere le informazioni all’interno di un discorso: un testo risulterebbe coerente quando i legami logici tra le varie parti del discorso sono facilmente individuabili. È quindi bene distinguere tra coerenza semantica che presuppone l’uso di termini corretti ed appropriati in base a ciò che si sta esprimendo e coerenza stilistica che presuppone l’uso di un registro linguistico adeguato alla situazione comunicativa in atto.

3. Definire il concetto di coesione testuale

Tra i requisiti fondamentali che ci consentono di affermare che un testo scritto funzioni correttamente si colloca il concetto di coesione testuale. La coesione testuale fa riferimento ai rapporti grammaticali e sintattici tra i vari costituenti del testo; dunque, bisogna rispettare la concordanza di numero (che riguarda il soggetto e il predicato), la concordanza di genere (che riguarda il maschile e il femminile) e la corretta disposizione dei costituenti frasali affinché non venga compromesso il significato del testo. Inoltre, all’interno della coesione, occorre considerare i coesivi, elementi testuali che richiamano qualcosa di già dichiarato nel testo (come i pronomi, la sostituzione lessicale o la riformulazione testuale), e i connettivi, elementi grammaticali che sostengono i rapporti logico-sintattici tra i costituenti del testo.

4. Definire il concetto di coerenza testuale

Tra i requisiti fondamentali che ci consentono di affermare che un testo scritto funzioni correttamente si colloca il concetto di coerenza testuale. Tale concetto è strettamente legato al significato globale del testo in quanto con esso s’intende il modo attraverso il quale decidiamo di impostare, collegare e far succedere le informazioni all’interno di un discorso: un testo risulterebbe coerente quando i legami logici tra le varie parti del discorso sono facilmente individuabili ed è importante che lo sia soprattutto in ambito referenziale e nei testi ufficiali, normativi, informativi e argomentativi. È quindi bene distinguere tra coerenza semantica che presuppone l’uso di termini corretti ed appropriati in base a ciò che si sta esprimendo e coerenza stilistica che presuppone l’uso di un registro linguistico adeguato alla situazione comunicativa in atto.

5. Definire la differenza tra testo scritto e testo parlato

Indipendentemente dalla forma in cui si presenta, il testo presuppone rispettivamente: un emittente che formula il testo/discorso, un messaggio univoco/contenuto comunicativo proposti dall’emittente attraverso le parole e un destinatario che recepisce il messaggio. Sia la comunicazione orale che la comunicazione scritta possono essere quindi considerate testi; tuttavia, tra le due vi sono differenze sostanziali e strutturali.

Il testo parlato è infatti strettamente influenzato dal contesto in cui viene pronunciato ed esaurisce la sua funzione nell’immediatezza della comunicazione (si rivolge esclusivamente al presente), mentre lo scritto può anche rivolgersi ai posteri e dunque superare le barriere del presente. Inoltre, entrambi i testi rispondono a precise regole grammaticali ma, generalmente, il parlato segue regole meno stringenti. Nel parlato, infatti, si fa riferimento costante alla deissi (che consiste nel fare riferimento diretto al tempo, allo spazio o ai soggetti implicati nel discorso) e alla presupposizione (che consiste nel dare per scontato un elemento non dichiarato nel discorso), mentre con il passaggio al testo scritto tali informazioni dovranno essere contestualizzate affinché risultino comprensibili al lettore.

Ciò che ulteriormente distingue il parlato dallo scritto è che nel parlato vi è: la possibilità di avvalersi di codici ausiliari di comunicazione importanti ai fini dell’espressività (linguaggio mimico, gestuale e prossemico), la possibilità di retroazione (ossia di modificare e aggiustare il tiro del testo in base alla reazione del destinatario), l’obbligo di svolgimento lineare (in quanto si ha uno svolgimento progressivo e lineare dell’informazione che il destinatario assimila di conseguenza) e la limitazione alla sfera uditiva (infatti funziona sfruttando solo il canale uditivo, a differenza del testo scritto che, come dice Serianni, «deve soddisfare non solo l’orecchio ma anche l’occhio»). Quindi, concludendo, tra le due tipologie di testi non solo cambia il canale di trasmissione ma anche le rispettive intenzioni.

6. Spiegare che cos'è il testo parlato

Con il termine testo, dal latino "textus", s’intende un tessuto di parole che, incastrate tra loro secondo meccanismi coerenti, danno forma a un messaggio comunicativo scritto o orale. Indipendentemente dalla forma in cui si presenta, il testo presuppone rispettivamente: un emittente che formula il testo/discorso, un messaggio univoco/contenuto comunicativo proposti dall’emittente attraverso le parole e un destinatario che recepisce il messaggio.

Il testo parlato è strettamente influenzato dal contesto in cui viene pronunciato ed esaurisce la sua funzione nell’immediatezza della comunicazione (si rivolge esclusivamente al presente, non può rivolgersi al futuro). Inoltre, a differenza dello scritto, si avvale di codici ausiliari di comunicazione importanti ai fini dell’espressività.

  • Linguaggio mimico, ossia la conformazione del volto e l’espressione dello sguardo assunti nella comunicazione (movimenti della bocca, guance, fronte e così via). Normalmente la nostra mimica segue il tipo di messaggio che lasciamo trasparire con le parole. Tuttavia, nel momento in cui si fa ricorso alla lingua in modo sarcastico ed ironico, mimica e parole non corrispondono.
  • Linguaggio gestuale, ossia i movimenti del corpo come quelli delle braccia, delle mani e della testa. Esso può autonomamente trasmettere un atto comunicativo senza far ricorso alle parole (si pensi al saluto con la mano), tuttavia non è universale in quanto la gestualità per esprimere pareri, sentimenti ed espressioni può variare di territorio in territorio.
  • Linguaggio prossemico, ossia il livello di distanza fisica che si stabilisce con l’interlocutore. Infatti in caso di confidenza la persona è vicina al suo interlocutore, mentre in un contesto formale la distanza tra i due interlocutori è maggiore. Tali codici possono sostituire il codice verbale, tuttavia questo accade molto raramente.

7. I riferimenti del testo parlato: i concetti di presupposizione e deissi

Sia il testo scritto che il testo parlato rispondono a precise regole grammaticali; tuttavia, tendenzialmente il parlato segue regole meno stringenti. Questo accade perché, a differenza dello scritto, nel parlato vi è la possibilità di far riferimento diretto a un contesto e, in particolar modo, ai concetti di presupposizione e deissi.

La presupposizione, nell’ambito del testo parlato, significa dare per scontato un elemento non dichiarato nel discorso. Con il passaggio al testo scritto (che impone esaustività), invece, diviene necessaria la contestualizzazione delle informazioni in quanto un lettore estraneo rispetto alla vicenda trattata non sarebbe in grado di presupporre determinati dati.

La deissi, nell’ambito del testo parlato, significa far riferimento diretto ai soggetti implicati nel discorso (ad esempio “io”), al tempo (ad esempio “ieri”) e allo spazio (ad esempio “qui”). Con il passaggio al testo scritto, invece, frasi prive di una precisa contestualizzazione come “Giulia è arrivata ieri”/“Io sono di Cantiano” non risulterebbero chiare e comprensibili in quanto il messaggio risulta fortemente incompleto.

8. Altre caratteristiche del testo parlato: retroazione, svolgimento lineare e limitazione alla sfera uditiva

  • Possibilità di retroazione: è la possibilità che l’individuo ha nel parlato di modificare/aggiustare il tiro del messaggio in base alla reazione/azione dell’interlocutore. Questa possibilità nello scritto non c’è in quanto non si può tornare indietro e, dunque, è necessario essere sempre chiari.
  • Obbligo di svolgimento lineare: nel testo parlato/orale un discorso pronunciato a voce prevede uno svolgimento progressivo e lineare dell’informazione poiché il destinatario lo riceve e assimila di conseguenza, senza possibilità di alternativa. Nello scritto invece, seppure sempre limitata, c’è la possibilità di non rispettare tale obbligo in quanto vi è l’opportunità per l’individuo di muoversi nel testo come vuole.
  • Limitazione alla sfera uditiva: il parlato funziona sfruttando il canale uditivo. Ovviamente anche il testo scritto, se letto ad alta voce, sfrutta il medesimo canale. Tuttavia nella maggior parte dei casi al testo scritto corrisponde una lettura mentale e in virtù di ciò, quindi, esso ha il compito di soddisfare non solo l’orecchio ma anche l’occhio. Da qui le regole più stringenti del testo scritto rispetto al parlato. Infatti, una regola da rispettare nel mezzo scritto è quella di separare le parole a seconda del loro valore grammaticale, mentre nel parlato tale separazione non è scontata, ad esempio le parole “a casa” vengono pronunciate come se fossero un’unica parola (“accasa”) per via del raddoppiamento o rafforzamento fono-sintattico.

9. Descrivere lo scopo e lo svolgimento di esercizi fondamentali: il riassunto e la parafrasi

Con il termine riassunto s’intende la sintesi di un testo, sia esso scritto o parlato, narrativo o argomentativo. A sottolineare l’importanza del riassunto è Luca Serianni che afferma come esso non solo appartiene alla nostra quotidianità ma è anche un esercizio altamente complesso e formativo. Secondo il linguista italiano il riassunto è costituito da due fasi di lavoro sul testo: la prima fase, quella della comprensione, presuppone la lettura del testo di partenza seguito, rispettivamente, dall’individuazione dei blocchi informativi e dalla gerarchizzazione di questi ultimi al fine di differenziare i blocchi essenziali, importanti e secondari. Alla fase della comprensione segue, poi, quella della riformulazione, vincolata dallo spazio a disposizione (meno spazio si può utilizzare, più occorre essere bravi nel riassumere), del testo in forma sintetica.

La parafrasi è definita da Serianni come «la sorella minore del riassunto, non per dimensioni ma per ambizioni». Infatti, avendo lo scopo di affiancare a un testo di partenza (giudicato di difficile comprensione a seguito di un lessico e di una sintassi non così immediati) una versione esplicativa e semplificata che guidi la sua lettura e ne faciliti la comprensione, non funziona come testo autonomo bensì deve essere consultata parallelamente al testo originale. In particolare si fa ricorso alla parafrasi (benché venga fatta per tutto il testo) per agevolare la comprensione di brani letterari e poetici in quanto, in questi ultimi, si registra l’uso di artifici stilistici e retorici che risultano, appunto, complessi. Lo scopo della parafrasi, dunque, è essere chiari senza produrre un testo eccessivamente semplice ma mantenendo un certo livello di eleganza stilistica e rispettando il criterio della chiarezza espositiva; a tal proposito il testo parafrasato, proprio in quanto presenta continue aggiunte e spiegazioni, potrebbe risultare molto più lungo del testo originale.

10. Definisci e spiega l'importanza della parafrasi

La parafrasi è definita da Serianni come «la sorella minore del riassunto, non per dimensioni ma per ambizioni». Infatti, mentre il riassunto nasce come testo autonomo che mira a stimolare le capacità di lettura/comprensione, di sintesi e di scrittura, la parafrasi nasce con lo scopo di affiancare a un testo di partenza, giudicato di difficile comprensione a seguito di un lessico e di una sintassi non così immediati, una versione esemplificata ed esplicativa che guidi la sua lettura e, dunque, non funziona come testo indipendente bensì deve essere consultata parallelamente al testo di partenza.

In particolare si fa ricorso alla parafrasi per la comprensione di brani letterari e poetici in quanto, in questi ultimi, si registra l’uso di artifici stilistici e retorici che risultano complessi. Tuttavia la parafrasi viene fatta per tutto il testo tant’è che il curatore non interviene solo in quelle parti giudicate difficili, ma anche in quelle comprensibili. Come osservato nella parafrasi della Divina Commedia di Tommaso di Salvo, diverse sono le strategie adottate per agevolare la comprensione: per rendere il testo più chiaro possibile si aggiungono degli elementi potenzialmente superflui; quando si trova un termine di difficile decodificazione e non facilmente associabile al testo parafrasato, questo lo si riporta tra parentesi in seguito alla parafrasi per creare una corrispondenza diretta tra testo e parafrasi; quando vi è una collocazione del verbo in clausola, si ripristina l’ordine della sintassi e così via. Lo scopo della parafrasi, dunque, è essere chiari senza produrre un testo eccessivamente semplice ma mantenendo un certo livello di eleganza stilistica e rispettando il criterio della chiarezza espositiva; a tal proposito il testo parafrasato, proprio in quanto presenta continue aggiunte e spiegazioni, potrebbe risultare molto più lungo del testo originale.

11. Definisci e spiega l'importanza e le fasi del riassunto

Con il termine riassunto s’intende la sintesi di un testo, sia esso scritto o parlato, narrativo o argomentativo. I testi normativi o regolativi, invece, non possono essere riassunti in quanto non presuppongono né emotività né elementi superflui che possono essere, poi, omessi. A sottolineare l’importanza del riassunto è Luca Serianni che afferma come esso non solo appartiene alla nostra quotidianità ma è anche un esercizio altamente complesso e formativo.

Secondo il linguista italiano il riassunto è costituito da due fasi di lavoro sul testo: l’interpretazione corretta e analitica di un testo di partenza e la sua riformulazione in uno spazio più ristretto. Dunque, da un lato si stimola la capacità di lettura/comprensione e dall’altro la capacità di sintesi e di scrittura. La prima fase, quella della comprensione, presuppone la lettura del testo di partenza seguito, rispettivamente, dall’individuazione dei blocchi informativi e dalla gerarchizzazione di questi ultimi al fine di differenziare i blocchi essenziali, importanti e secondari. Alla fase della comprensione segue, poi, quella della riformulazione, vincolata dallo spazio a disposizione (meno spazio si può utilizzare, più occorre essere bravi nel riassumere), del testo in forma sintetica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.arcangeletti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica Italiana II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Felici Andrea.
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