Lez 81-1: Che cos'è il codice e quali sono le sue caratteristiche?
Il codice è la forma del messaggio, il sistema di riferimento con il quale è costruito il messaggio. Morris sostiene che i codici posseggano 5 caratteristiche fondamentali:
- Un codice (o linguaggio) è un insieme di segni dotati di significato, cioè che indicano qualcosa e che ne stimolano l’idea. Un codice può essere composto da pochi segni, come ad esempio il semaforo che ne ha solo 3: fermo, attenzione, vai; oppure, al contrario, può essere composto di molte migliaia di segni, come ad esempio la lingua italiana.
- I codici sono intersoggettivi cioè non appartengono solo ad una coscienza individuale, ma ad una comunità di interpreti e se non fosse così, questi sarebbero inutili.
- I codici devono necessariamente essere composti di segni riproducibili dagli interpreti, altrimenti non avrebbero uno scopo.
- I segni sono plurisituazionali, ciò significa che essi mantengono una costanza di significato anche in diverse situazioni. La “forza” del codice, quindi, dipende dal fatto che esso “funziona” in contesti differenti.
- I segni dei codici non stanno semplicemente l’uno accanto all’altro in modo casuale, essi devono essere interconnessi tra loro combinandosi secondo regole e sequenze determinate. Nel caso della lingua queste regole sono la morfologia, la grammatica e la sintassi.
2-2: Che cos'è il destinatario e quali sono le sue caratteristiche?
Si dice destinatario la persona a cui è inviato un messaggio; un suo sinonimo è il “ricevente”, ossia chi riceve il messaggio. Il ricevente è la persona che decodifica e interpreta l'informazione, la colloca nella propria mappa mentale, le attribuisce un senso e decide come comportarsi in seguito. La PNL (Programmazione Neuro Linguistica) si occupa in particolar modo di questo ruolo; questa scienza si sofferma sui filtri soggettivi che lo guidano. Conoscere quanto meglio possibile il destinatario è utile per una comunicazione efficace.
3-3: Che cos'è il canale e quali sono le sue caratteristiche?
Il canale, attraverso il quale i messaggi assumono una forma sensibile, è il mezzo che consente il contatto tra i soggetti coinvolti nella comunicazione e rende possibile il passaggio dei messaggi. Le due macrocategorie di canali sono i nostri sensi e le tecnologie comunicative, che ampliano le nostre possibilità comunicative.
- La relazione tra fonte e messaggio: Quest’ultimo veicola, limita o amplifica le intenzioni della fonte e il contenuto del messaggio? Cambierebbe qualcosa se lo stesso messaggio circolasse su canali diversi?
- Che relazione ha il canale con il destinatario? Limita o favorisce l'accesso del destinatario al messaggio? Un esempio è il divario tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi no: in che misura l’uso di internet democratizza l’informazione? Chi può accedere e chi è escluso da tali messaggi?
4-4: Quali sono i principali modelli lineari della comunicazione? Perché non funzionano?
I principali modelli lineari usati per descrivere la comunicazione sono il modello informazionale di Shannon e Weaver e il modello delle «cinque W» di Lasswell. Questi individuano cinque elementi costitutivi della comunicazione: fonte, messaggio, canale, codice e destinatario.
Questi modelli sono lineari e unidirezionali: rappresentano la comunicazione come trasmissione lineare di informazioni da un punto di partenza (fonte/emittente) a un punto di arrivo (destinatario/ricevente).
Il modello informazionale di Shannon e Weaver tratta di una prospettiva che non si riferisce a un modello sociologico ma piuttosto alla comunicazione tra macchine. Tuttavia, essendo un modello molto semplice e particolarmente efficace, né fu presto estesa la diffusione anche nelle scienze sociali, dove è stato utilizzato per spiegare la comunicazione umana. Il modello nasce per ridurre i fattori di disturbo e le interferenze nelle comunicazioni telefoniche e di altri media, aumentando la chiarezza del segnale trasmesso.
Il modello delle 5 W di Lasswell si basa su cinque domande che rappresentano gli elementi fondamentali del processo comunicativo: chi (who) dice che cosa (says what), utilizzando quale canale (in which channel), a chi (to whom), con che effetto (with what effect). La proposta di Lasswell è chiaramente sociologica, a differenza del precedente modello di Shannon e Weaver. Per due ragioni:
- Tratta la comunicazione come un atto intenzionale di un individuo verso un altro;
- In questo atto sono implicati la personalità, i bisogni, i valori, le conoscenze di emittente e ricevente.
Questi approcci alla comunicazione sono semplicistici e deterministici, cioè concepiscono la comunicazione come un «condotto» che trasferisce il messaggio, che potremmo definire come un “missile” che viene puntato verso un obbiettivo, dall’emittente al ricevente. Inoltre, questi modelli risentono di una nozione economica della comunicazione, basata sull’idea dell’efficacia: il successo della comunicazione è sancito dal raggiungimento degli obiettivi dell’emittente. Nonostante i loro limiti, questi modelli della comunicazione continuano ad essere utilizzati.
5-5: Che cos'è il messaggio e quali sono le sue caratteristiche?
Il messaggio è il contenuto dello scambio comunicativo tra i soggetti che partecipano alla comunicazione. Gli elementi utili da considerare sono:
- Il messaggio ha un contenuto informativo? Quale?
- Il messaggio è chiaro ed efficace?
- Il messaggio ha un contenuto sociale? Quali sono le intenzioni della fonte durante la comunicazione?
6-6: Che cosa significa feedback?
Il feedback è il messaggio di risposta che il ricevente invia all’emittente di partenza. Il feedback è l’azione con cui il ricevente si conferma come partecipante alla comunicazione. Il feedback è un elemento fondamentale della comunicazione perché dimostra che il ricevente è un polo attivo, in quanto egli non solo recepisce, decodifica e interpreta il messaggio che riceve, ma assume il ruolo di emittente e inviando un messaggio di risposta segnala così la sua partecipazione alla comunicazione all’emittente originario.
7-7: Quali sono gli elementi costitutivi della comunicazione?
La comunicazione inizia da una fonte, che emette un messaggio. Il messaggio passa attraverso un canale, utilizzando un codice, raggiunge un destinatario. È possibile che dal destinatario parta un feedback, ovvero un messaggio che ritorna alla fonte o mittente originario, rendendo la comunicazione un processo circolare.
8-8: È sempre possibile distinguere tra comunicazione e informazione? Perché?
Informazione e comunicazione sono spesso distinguibili, ma non sempre è così immediata questa distinzione: L’informazione è un processo purificato da ogni interferenza, stabile e in relazione con la realtà. La comunicazione, invece, viene intesa come un’interpretazione della realtà.
9-9: Informazione come percezione di una differenza: che cosa significa? Chi ne parla?
Il concetto di informazione viene utilizzato a seconda del contesto, può significare dato, evento, notizia e conoscenza. L’antropologo e sociologo, Bateson, la definisce come percezione di una differenza. Secondo l’antropologo per produrre notizia di una differenza, cioè informazione, occorrono due entità (reali o immaginarie) tali che la differenza tra di esse possa essere immanente alla loro relazione reciproca. La definizione di Bateson ha due implicazioni:
- Per diventare informazione, la differenza deve essere percepibile e percepita, vale a dire che non è solo uno stato mentale, ma un dato visibile nella realtà sociale;
- L’informazione così concepita è qualcosa di neutro, oggettivo, quantitativamente misurabile.
10-10: L'informazione giornalistica è oggettiva? Perché?
L’informazione giornalistica non è oggettiva, perché selezionando quali eventi sono notizie, qualcuno deve decidere quali parole descrivono meglio l'evento. Queste decisioni si basano sul fatto che il giornalista mentre esamina i fatti raccolti e decide quali parole utilizzare per rappresentare al meglio, i fatti, a chi riceve l’informazione e prende anche decisioni nel determinare come presentare queste informazioni nelle notizie.
11-11: La comunicazione come relazione sociale: che cosa significa?
La comunicazione come relazione sociale significa mettere a confronto attori sociali diversi e ciò non sempre porta risultati positivi per la costruzione di significato. La comunicazione, pertanto, è un processo complesso, essendo il risultato dinamico e simultaneo dell’interazione tra vari elementi; quali: gli individui che vi partecipano, le caratteristiche del codice, gli obiettivi dei soggetti, del messaggio e del canale utilizzato per trasmetterla, le norme, il contesto micro e macro in cui essa avviene.
12-12: Che cos'è la fonte e quali sono le sue caratteristiche?
La fonte, o emittente, è il soggetto che produce il messaggio. Questo può essere singolare o collettivo: nel primo caso è l’individuo che compie l’azione comunicativa, ossia parla, scrive, telefona etc.; nel secondo si tratta di canali radiofonici, siti web, etc. Analizzando la fonte bisogna considerare: l’intenzionalità comunicativa, le competenze utilizzate per produrre il messaggio, il suo rapporto con il canale e il livello di efficacia del messaggio trasmesso.
13-13: Quali differenze vi sono tra comunicazione e informazione?
Informazione e comunicazione hanno diverse caratteristiche che le differenziano:
- L’informazione può essere misurata oggettivamente, mentre la comunicazione si basa su interpretazioni soggettive.
- L’informazione conferisce potere, il quale è fortemente influenzato dal potere di limitare la comunicazione.
- L’informazione se consumata rimane inalterata, la comunicazione richiede un dispendio di energie e avviene in un contesto materiale.
- L’informazione ha un valore, in parte determinato dal modo in cui viene comunicata.
- L’informazione può essere considerata come una merce e quindi venduta, per fare ciò si devono comunicare al compratore il prezzo, il contenuto e il suo valore.
- L’informazione può essere frammentata, cartellinata e venduta in parti separate; il costo di questa vendita spesso dipende soprattutto dal prezzo della comunicazione.
- Solo chi controlla l’informazione può decidere di negarla o verificarla e questo può essere controllato solo controllando prima la comunicazione.
14-14: A che cosa serve il rumore nella comunicazione?
Il termine rumore sta ad indicare i fattori e le condizioni che interferiscono sulla trasmissione del messaggio e interferiscono con il buon esito della stessa. Nel modello matematico della comunicazione di Shannon e Weaver, il rumore ha un significato fisico, ossia di un fattore che impedisce al messaggio inviato di raggiungere il destinatario. Il rumore, più o meno consapevolmente prodotto da parte del ricevente, può anche essere una forma di resistenza. L’analisi del rumore può essere svolta sotto due prospettive:
- Rumore come accidente: un evento indesiderato che può essere contrastato, limitato o alimentato intenzionalmente.
- Rumore come condizione permanente: una situazione considerata ineliminabile ed incontrastabile.
15-15: Quali tipi di rumore esistono?
Esistono quattro categorie di rumori:
- Fisici: I rumori fisici interessano il mezzo fisico-ambientale, cioè il canale che consente fisicamente la comunicazione.
- Semantici: I rumori semantici riguardano i significati prodotti e ricevuti dai soggetti. Si verificano quando un’incomprensione interferisce con la chiarezza dell’atto comunicativo.
- Referenziali: I rumori referenziali sono quelli che riguardano la presentazione e la comprensione del contenuto della comunicazione; sono gli errori e distorsioni nella trasmissione e ricezione del contenuto.
- Relazionali: I rumori relazionali riguardano la presentazione di sé e la definizione della situazione tra coloro che comunicano.
16-16: Che cosa afferma la teoria dell'interazione di Thompson?
Thompson ha elaborato questa teoria analizzando i mezzi di comunicazione in relazione alle forme d’interazione che essi rendono possibili. La sua tesi implica che i media non sono semplici dispositivi tecnici ma forme di relazione che creano e modificano i rapporti tra gli individui. Esistono tre tipi di interazioni: interazione diretta, interazione mediata e quasi-interazione mediata.
17-17: Che cos'è la quasi-interazione mediata?
La quasi-interazione mediata nasce dalla produzione e ricezione di materiali come i libri, programmi radiofonici e televisivi, etc. Essa implica un’estensione dell’interazione nello spazio e nel tempo, i contenuti vengono prodotti per potenziali destinatari in quanto non si sa con certezza chi raggiungerà il nostro contenuto. In questo tipo di interazione il flusso di messaggi è unidirezionale.
18-18: Che cos'è la distanza dal ruolo?
La distanza dal ruolo è una delle varie forme di identificazione e dissociazione dal ruolo, a volte anche al fine di interpretarlo in modo più flessibile e lungimirante. Questa è definita come una parte importante nell’attività che un attore svolgerebbe se agisse solo in funzione delle richieste normative connesse al suo stato sociale.
19-19: Quante e quali sono le funzioni della comunicazione?
Sono cinque le funzioni essenziali della comunicazione:
- Funzione referenziale: serve a conoscere e rappresentare la realtà;
- Funzione sociale: serve a creare, mantenere e modificare le relazioni sociali;
- Funzione pragmatica: serve a produrre e coordinare l’azione;
- Funzione identitaria: serve a presentare un'immagine dell’io;
- Funzione meta comunicativa: serve a definire la comunicazione stessa.
20-20: Emittente e ricevente: in che relazione si trovano?
Ci sono due partecipanti alla relazione comunicativa: l’emittente e il ricevente. Ognuno di noi è sempre emittente e ricevente, ma potrebbe prevalere un ruolo o l’altro. In una conversazione, ad esempio, gli interlocutori si scambiano continuamente i ruoli comunicativi ed anche se uno parla e l’altro ascolta, il parlante osserva sempre l’interlocutore e le sue reazioni e nel momento in cui egli agisce come emittente funziona anche come ricevente dei segnali di vario tipo che provengono dal suo interlocutore. Ma in determinate situazioni emittente e ricevente identificano specifici agenti sociali concreti che assumono con una certa stabilità il ruolo di emittente e di ricevente, fino al punto di fare del ruolo di emittente una specifica posizione sociale o professionale.
21-21: Come viene condizionata la relazione comunicativa dal micro e dal macrocontesto?
La relazione comunicativa si svolge sempre in un determinato contesto ambientale, sociale e culturale. Il contesto influenza e condiziona la comunicazione influenzando comportamento dei partecipanti, i loro interessi e le loro motivazioni; i messaggi che essi si scambiano, i ruoli che assumono e i codici e i canali attraverso i quali la comunicazione si svolge. Il contesto può essere suddiviso in due livelli:
- Il microcontesto, cioè la specifica situazione in cui i partecipanti comunicano ed entrano in relazione
- Il macrocontesto, cioè il più ampio contesto di riferimento
22-22: Quali sono gli scopi e le norme della comunicazione nel modello di Gili e Colombo?
Le relazioni comunicative sono sempre guidate da scopi e regolate da norme. Lo scopo è il motivo della comunicazione, questo funge da forza motrice che spinge un soggetto individuale o collettivo ad iniziare l’interazione. Le norme e le regole costituiscono il quadro entro cui si svolge la comunicazione. La condivisione o meno degli scopi e seguire, o non seguire, delle norme nella comunicazione definiscono il buon esito, o cattivo esito della stessa.
23-23: Come viene condizionata la relazione comunicativa dal micro e dal macrocontesto?
Il contesto influenza e condiziona la comunicazione influenzando comportamento dei partecipanti, i loro interessi e le loro motivazioni; i messaggi che essi si scambiano, i ruoli che assumono e i codici e i canali attraverso i quali la comunicazione si svolge. Il contesto può essere suddiviso in due livelli:
- Il microcontesto, cioè la specifica situazione in cui i partecipanti comunicano ed entrano in relazione
- Il macrocontesto, cioè il più ampio contesto di riferimento
Lez 16: 24-3: Che cosa significa, secondo Goffmann, controllare le impressioni?
Le impressioni servono all’attore nel momento in cui non riesce a controllare la segregazione del pubblico, dato che un pubblico potrebbe sentirsi non privilegiato rispetto ad un altro. Questo controllo avviene attraverso due tecniche per controllare le impressioni: incorporare un eventuale intruso nella definizione della situazione oppure incorporare il nuovo venuto nella situazione come se lo si stesse aspettando.
25-4: Salvare la faccia: che cosa significa?
Salvare la faccia significa salvare la situazione, il bene di uno è il bene di tutti. In Weber la razionalità rispetto allo scopo, nelle scelte individuali, potrebbe portare al bene comune; Nel funzionalismo il bene individuale è incorporato nel bene comune. Esiste un ordine etico dell’universo, un progetto sociale di progresso; In Goffman la soluzione alla contrapposizione tra bene personale e bene collettivo non presuppone più un ordine etico universale ma l’etica è ridotta a pura pratica comunicativa.
26-5: Etica come etichetta: che cosa significa?
L’etichetta o galateo sono ciò che...
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