Il caso di Davide: psicologia delle emozioni e della motivazione
Il caso
Davide è un uomo di 52 anni, è sposato da 21 anni con Claudia e ha due figlie adolescenti. I motivi per cui si reca al colloquio riguardano tutta una serie di attacchi d’ansia che lo costringono a fare troppe assenze sul posto di lavoro. Durante queste crisi infatti la tachicardia, la sudorazione aumentata e le difficoltà respiratorie gli rendono impossibile stare al passo con gli impegni quotidiani. Davide afferma che, sebbene abbia sempre avuto frequenti problemi con il suo lavoro, questo non è proprio il momento giusto, in quanto sta aspettando una promozione importante. Davide si sente come se tutte le sue preoccupazioni stiano affiorando senza controllo proprio in questo periodo e si sente come se non riuscisse più a contenerle.
Racconta infatti che, finito il liceo, la sua naturale propensione e passione sarebbe stata quella di studiare teatro in una scuola di Milano, ma suo padre, uomo molto severo e all’antica, lo avrebbe spinto a iscriversi a Economia. Davide racconta che il suo lavoro in banca non gli è mai piaciuto davvero. L’unica motivazione che lo spingeva a continuare a lavorare lì era la buona paga e il fatto che questo lavoro gli riuscisse molto bene e ottenesse quindi la stima dei colleghi.
Ultimamente questo non basta più: la situazione lavorativa è diventata sempre più insostenibile, dato che Claudia, sua moglie, è molto severa e ha aspettative molto alte su di lui. Per questo lui sente di dover sempre dare il meglio di sé, di dover eccellere e raggiungere dei risultati concreti attraverso le sue promozioni. Soprattutto in questo ultimo periodo, quando Claudia si rende conto che il marito non sta bene o è distratto per via delle eccessive preoccupazioni, tende ad arrabbiarsi molto. Basta anche una stupidaggine, come un bicchiere rotto, per finire in un litigio pesante.
Claudia spesso accusa Davide di essere un buono a nulla, che se non passa questa promozione finirà per essere soltanto un fallito, che è sempre distratto e poco attento e che questo sta danneggiando tutta la famiglia. Davide crede che Claudia abbia ragione e che questa promozione sia un dovere che ha verso i suoi figli, che hanno il diritto di avere un padre meritevole del loro affetto e che sia in grado di offrire loro una vita dignitosa. Teme che, una volta adulte, le sue figlie possano guardarsi indietro e vedere un padre fallito, ben lontano dall’uomo distinto e di tutto rispetto che è invece suo fratello, che è riuscito a realizzarsi lavorativamente e a soddisfare tutti i suoi piani di vita.
In cuor suo sente che non otterrà questa promozione perché è chiaro ormai che non ne è all’altezza. Si sente inutile perché, nonostante continui tentativi, non è in grado in alcun modo di rimediare ai disagi che ha provocato, sia in ambito lavorativo che alla sua famiglia, da quando ha iniziato a stare male. Afferma di aver pensato spesso alla possibilità di lasciare il suo posto di lavoro e inseguire il suo sogno, il teatro, ma ormai era troppo tardi per fare l’attore: ci sarebbero stati troppi altri attori molto più giovani e bravi di lui, una concorrenza con cui non poteva competere. Certe doti devono essere presenti fin da subito, se si vogliono raggiungere dei risultati e a lui queste abilità mancavano fin dall’inizio.
Spesso desidera di essere più fortunato, perché nella vita è solo questione di fortuna: nascere dalla famiglia giusta, incontrare gli amici giusti, o anche trovare le domande facili ad un esame: tutto questo ha a che fare con il caso e su di esso non si ha controllo. Alla fine del colloquio, si dichiara disposto a prendere un periodo di ferie, nel caso non riuscisse a stare meglio.
Beatrice Pinazzi Matricola: 40914061
Analisi
Prima di approcciarsi all’analisi di un caso è importante andare ad indagare tutte le parti che lo compongono in modo oggettivo, perché quando si parla di emozioni è molto difficile cercare di contenerle in definizioni statiche. Inoltre non può esserci una relazione causale tra l’emergere di un’emozione e il comportamento associato e come si vedrà in seguito, le spiegazioni di alcune emozioni possono essere ritrovate all’interno della vasta gamma dei comportamenti manifesti, anche se le motivazioni sottostanti ad esse sono assai diverse, non solo da persona a persona ma da situazione a situazione.
Per iniziare ad approcciarsi al caso descritto, una delle strategie che si potrebbero attuare è proprio quella di iniziare dalla manifestazione dei sintomi, che sono:
- Aumento della pressione sanguigna
- Del battito cardiaco
- Respirazione più rapida
- Aumento della sudorazione
Il sintomo è per definizione un’attivazione, che mette in allerta il corpo, attraverso il dolore o il malessere, senza però specificarne l’origine. Anche le emozioni possono fungere da attivatori. Mettendo in allerta il Sistema Simpatico, permettono che il segnale di pericolo percepito arrivi ad un livello tale da potersi manifestare e quindi intervenire.
In letteratura le reazioni emotive sono considerate un sintomo di adattamento; secondo la teoria cognitivo-attivazionale, lo stimolo innesca una reazione fisiologica che attiva un certo tipo di reazione emotiva, questo passaggio è regolato da una valutazione cognitiva a cui consegue la messa in atto del comportamento. In altre parole questi meccanismi possono essere considerati adattivi, perché permettono al corpo di prepararsi ad una condizione di attacco-fuga, che ha lo scopo di proteggere il sé in caso di minaccia (Plutchik, 1980).
Tali meccanismi, però, possono diventare risposte disadattive quando si cronicizzano, andando così a creare frequenti disagi nella quotidianità delle persone. Con il tempo, infatti, si sviluppano dei veri e propri stili di reazione che vengono utilizzati anche per minacce astratte o simboliche.
Quando si percepisce una minaccia, infatti, la reazione fisiologica può essere di 4 tipi:
- Fight: Attacco
- Flight: Fuga
- Freeze: Congelamento
- Faint: (letteralmente) fingersi morto
Seguendo quelle che sono le caratteristiche e la sintomatologia di Davide, si potrebbe inferire che stia mettendo in atto un meccanismo di tipo Flight. In questo caso quindi la reazione di fuga o di blocco produce un’ansia eccessiva che porta ad un malfunzionamento dei moduli automatizzati del Sistema Attentivo Superiore. L’ansia può essere descritta come una delle componenti del continuum che descrivono gli stati emotivi legati alla tristezza; questo ci condurrebbe a formulare un’ipotesi a proposito degli antecedenti delle crisi d’ansia esperite da Davide.
Beatrice Pinazzi Matricola: 40914062
Il continuum emotivo
Come si evince dallo schema riassuntivo sopra proposto, la tristezza infatti si descrive anche attraverso un continuum che va dalla tristezza così come la conosciamo, all’ansia e al lutto, fino ad arrivare alla depressione. Per Davide, gli antecedenti di questa emozione possono essere diversi, ma possiamo riconoscere il percepito fallimento in ambito lavorativo (a cui si aggiunge la paura di non riuscire a raggiungere la promozione che sta aspettando) ed il senso di inadeguatezza e di impotenza (si sente inutile e non all’altezza). Queste sono sicuramente il terreno fertile per lo sviluppo di un sentimento di tristezza, che intensificandosi diviene ansia.
A questi vissuti di tristezza le reazioni che si possono incontrare sono l’aumento dell’agitazione, oppure la percezione di avere poco controllo sugli eventi. A questo proposito Davide parla spesso di come i suoi sentimenti affiorino tutti insieme senza controllo in un momento così delicato, o di come non riesca a rimediare alla situazione. Possiamo riconoscere in questo caso anche la focalizzazione sugli aspetti negativi degli eventi, il pessimismo riguardo il futuro (sente che non otterrà la promozione) e la tendenza ad incolparsi (affermando che Claudia ha ragione).
Dal punto di vista delle reazioni comportamentali possiamo riconoscere una forte demotivazione e una difficoltà a concentrarsi nelle attività quotidiane e di routine, che sovente è oggetto di discussione in famiglia. Questo spunto mi permette di introdurre quello che è il tema del conflitto. La gestione del conflitto infatti, avviene attraverso una focalizzazione sul problema o su un comportamento e non sulla persona. Claudia, viceversa, identifica l’altro come il problema e si riferisce a situazioni generali e non specifiche. Si possono notare, parlando del rapporto con Claudia, alcune problematiche nella gestione del conflitto interpersonale.
Questo comportamento è tipico dell’evoluzione comunicativa del conflitto, detta anche escalation, e ne rivela anche un approccio di tipo normativo gerarchico, in cui basta essenzialmente rispettare le regole imposte per evitare il conflitto, senza però dare attenzione al vissuto interiore dell’altro. Il conflitto invece poi può essere visto come un’opportunità se non è fine a se stesso; è infatti un’occasione di apprendimento e un’opportunità di crescere. La crisi non è tanto una rottura, ma piuttosto un emergere di una divergenza che, se gestita, è utile per poter crescere insieme, sia nella coppia che singolarmente. Ciò che però è distruttivo è riscontrabile nel non avere una distanza adeguata che permetta un calo della temperatura emozionale, tale da avere la lucidità di relazionarsi con l’altro. Claudia non sospende il giudizio e non capisce che l’altro non vuole il suo male.
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