IPOTESI DI DOMANDE
IPOTESI DI DOMANDE ESAME PCP
PROF. ALESSIO VITA
INTRODUZIONE PCP
1. Classificazione della produzione a 3 assi
ASSE DEL MERCATO: la classificazione
avviene in base alle modalità di vendita:
produzione su commessa (ETO, si
costruiscono prodotti già venduti) o
produzione a magazzino (MTO, vendita di
prodotti già costruiti)
ASSE TECNOLOGICO: la classificazione
avviene in base alle modalità di produzione
del prodotto: per parti (o manifatturiera) o per
processo.
Produzione per parti: composta di
fabbricazione e assemblaggio, il prodotto è
scomponibile a ritroso
Produzione per processo: il prodotto non è
scomponibile a ritroso poiché i componenti
originari non sono più distinguibili o hanno
cambiato natura
ASSE GESTIONALE: produzione unitaria
(una tantum), produzione di massa
(standardizzata), cellulare o per lotti.
2. Ciclo di vita del prodotto
Composto di:
●progettazione
●pianificazione di processo
●progettazione del sistema di produzione
●programmazione della produzione
●fabbricazione e assemblaggio
●controllo della produzione
●assistenza clienti
●deproduzione
3. Concurrent engineering
Riguardo il ciclo di realizzazione del prodotto,
le fasi possono essere svolte in modo
tradizionale, cioè in serie, o in modo
moderno, cioè in parallelo.
Concurrent engineering: progettazione
simultanea di prodotto e processo produttivo,
cioè prevede che tecnici di aree diverse
lavorino assieme (con un approccio a team)
per migliorare i processi e le tecniche di
realizzazione del prodotto.
Vantaggi del concurrent engineering:
riduzione del time to market, anticipazione in
fase di progettazione dei problemi relativi alla
fabbricazione e all’assemblaggio, maggiore
integrazione tra tutte le fasi del processo,
aumento della qualità del prodotto e riduzione
del suo costo,
4. Gestione della produzione
Rappresenta la gestione delle operazioni nei
sistemi di produzione. Suddivisa su tre livelli
fondamentali di pianificazione: strategico,
operativo, dettagliato.
STRATEGICA: la direzione generale decide
cosa e come produrre, per esempio per
affrontare scadenze importanti.
Consiste nello sviluppare piano di mercato,
finanziario e generale di produzione.
OPERATIVA: sviluppo di piani operativi,
trasforma gli obiettivi strategici in operativi
(piani sempre più specifici e dettagliati).
Definizione di:
piano aggregato di produzione (APP)
piano principale di produzione (MPS)
piano dei fabbisogni dei materiali (MRP)
piano della capacità produttiva (CP)
ESECUTIVA: Definita anche come controllo
della produzione, il flusso delle informazioni
dalla programmazione al controllo fino alla
fabbrica e viceversa. Prevede controllo di
reparto (assegnazione e sequenziamento),
delle scorte, dei fornitori, di qualità.
5. Strutture organizzative aziendali
Frontale: riguarda orizzonti temporali più
lunghi.
Comprende gestione della domanda,
programmazione aggregata, mps e mrp.
Centrale: riguarda orizzonti a medio/breve
termine e costituisce il motore del sistema.
Terminale: riguarda il brevissimo termine.
GESTIONE DELLA DOMANDA
6. Gestione della domanda
Fa partire il corso degli eventi del sistema di
PCP.
Una corretta gestione della domanda
necessita dell’individuazione di tutte le fonti
che ne possono influenzare l’andamento
come:
• i dati storici
• le stime dei venditori
• gli ordini
• le vendite dirette
• la domanda interna
Piani di produzione realistici ottenuti solo
dopo attenta valutazione e previsione di tutte
le fonti di domanda.
Attività usualmente coordinata da un apposito
ufficio che agisce a stretto contatto con quelli
che si occupano di marketing, finanza e
produzione. Necessità di eseguire anche
attività finalizzate a influenzare la domanda.
ATTIVITÀ COINVOLTE NELLA GESTIONE
DELLA DOMANDA: elaborazione previsioni,
ingresso ordini, definizione date di consegna,
definizione condizioni di assistenza ai clienti,
definizione dei metodi per influenzare la
domanda.
7. Previsioni a breve, medio e lungo termine
Previsioni classificate in tre orizzonti
temporali:
●a breve termine: orizzonte temporale di 3
mesi, usate per assumere decisioni come
l’assegnazione dei job ai centri di lavoro e
il loro sequenziamento. Previsioni relative
a entità specifiche come la domanda
relativa a una singola tipologia di
prodotto. Ottenute mediante metodi
statistici semplici.
●a medio termine: 3-24 mesi (solitamente
3-12), usate, in genere, nella
programmazione aggregata della
produzione, per entità aggregate.
Ottenute utilizzando modelli statistici
moderatamente complessi.
●a lungo termine: 2-5 anni, sate, in genere,
per pianificare l’introduzione di nuovi
prodotti e le principali spese in conto
capitale. Fatte per entità aggregate e
fenomeni macroeconomici. Previsioni
ottenute utilizzando sia modelli
matematici complessi che metodi
qualitativi.
8. Tecniche di previsione della domanda
qualitative
Fornite da una o più persone, senza l’utilizzo
di modelli matematici. I risultati sono
influenzati dall’esperienza e dall’intuito di chi
fa le previsioni. Indicati anche come metodi di
previsione soggettivi, sono uniche e non
replicabili.
9. Tecniche di previsione della domanda
quantitative
• Relazioni tra le variabili rilevanti del
problema, basate su dati storici e/o su
relazioni note, ottenute utilizzando modelli
matematici. Indicate anche come metodi di
previsione oggettivi poiché:
• le ipotesi alla base dei modelli
• i dati usati sono noti con precisione,
indipendentemente dall’esperienza
dell’utilizzatore
Se due persone usano lo stesso modello la
previsione sarà la stessa. Approccio valido
per previsioni a breve e medio termine.
10.Fasi della previsione della domanda
5 fasi:
1.identificazione degli obiettivi
decisionali
Permette di determinare il tipo di
previsione da effettuare, livello di dettaglio
necessario nel caso specifico, quando
fare previsioni
2.comprensione del problema
Consiste nel comprendere i processi che
causano la domanda. Necessita di ipotesi
che, per essere aderenti alla realtà,
devono tener conto delle caratteristiche
del problema.
Valutazione dell’esistenza o meno fattori
di causalità fatta attraverso grafici che
riportano la domanda in funzione della
variabile causale o del tempo in un certo
orizzonte temporale.
Processo stazionario/con
tendenza/stagionale(o ciclico)/stagionale
con tendenza
3.sviluppo del modello
Modello causale/modello basato su serie
temporali
Causale: Relazione tra la variabile da
prevedere e quella da cui questa dipende
Disturbo: componente casuale della
domanda, si assume che sia una variabile
casuale normale con valor medio nullo.
Basato su serie temporale: Prevedono
situazioni future da informazioni relative al
passato
4.soluzione del modello
Scelta del metodo per risolvere il modello.
Se il modello è causale, si utilizzano
tecniche di regressione (lineare o
multipla).
Se il metodo è basato su serie temporali,
metodo della media mobile, del
sequenziamento esponenziale…
5.interpretazione ed utilizzo dei risultati
Fase più difficile, l’efficacia della
procedura valutata confrontando le
previsioni passate con ciò che è
effettivamente accaduto. Se il modello è
sotto controllo si effettua la previsione per
il periodo futuro, altrimenti si ricalcolano i
parametri del modello e se è il caso si
cambia modello.
12.Previsioni causali con regressione
Variabile dipendente influenzata da una
variabile indipendente (o più di una).
13.Previsioni basate su serie temporali
Basate sull’estrapolazione del comportamento
passato del fenomeno riassunto in un insieme
di dati (serie storica).
Metodi utilizzati: media mobile, media mobile
ponderata, livellamento esponenziale,
livellamento esponenziale con correzione di
trend, destagionalizzazione.
14.Metodo della media mobile
Processo consistente nell'utilizzare i dati della
domanda per un certo numero di periodi
passati allo scopo di prevedere quella del
periodo successivo.
Per semplicità, si ritiene che i valori
considerati siano la misura di un fenomeno
(mercato dell’articolo) stazionario. Migliore
ipotesi: prossimo valore fornito dalla media di
quelli avuti fino al momento della previsione.
Procedimento di medie in "movimento" nel
tempo eliminando i valori ritenuti non più
rappresentativi del fenomeno e aggiungendo i
nuovi effettivamente verificati.
15.Effetto dei mesi considerati nel metodo
della media mobile
Il numero di termini considerati determina il
peso di essi.
●con pochi termini le eventuali variazioni
casuali possono assumere un peso
eccessivo
●con molti termini si rischia di lasciare nella
media informazioni non più al passo con i
tempi
16.Metodo della media mobile ponderata
Media nella quale i dati relativi ai periodi
passati sono pesati in maniera differente.
Nella media mobile ponderata, non è
necessario che i valori di α siano uguali (a
differenza della media mobile semplice)
purché la loro somma sia pari a 1.
La principale difficoltà sta nella
determinazione della struttura dei pesi
17.Metodo del livellamento esponenziale
Fare previsioni con questo metodo
corrisponde a considerare una media di tutti i
valori passati effettivi della domanda, pesati
con coefficienti via via decrescenti man mano
che si va indietro nel tempo
18. Effetto di alfa nel metodo del livellamento
esponenziale
parametro di livellamento esponenziale
(compreso tra 0 e 1). Serve per considerare
l’errore tra previsione e domanda passate. è
cruciale per determinare il peso che viene
assegnato ai dati più recenti rispetto a quelli
più vecchi nella previsione o nella stima di
una serie temporale.
Più è vicino a 1, e maggiore è il peso attribuito
ai dati più recenti, è cruciale per determinare
il peso che viene assegnato alla domanda del
periodo T rispetto alla previsione relativa allo
stesso periodo.
Utile per serie temporali con variazioni rapide
o cambiamenti improvvisi (alta volatilità).
19.Metodo del livellamento esponenziale con
correzione di trend
Usato quando il metodo di livellamento
esponenziale ha una variazione di tendenza
nel lungo periodo. Introduzione di una
correzione di trend per aumentare o diminuire
volta per volta il dato previsto a seconda che
il fenomeno abbia tendenza a crescere o a
decrescere
20.Metodo di destagionalizzazione
Usato se la domanda ha carattere stagionale i
dati relativi a periodi diversi non possono
essere confrontati così come sono
Per domanda stagionale.
In genere ci si limita a ricercare 12 coefficienti
stagionali per classi di prodotti ad andamento
simile in modo da evitare di eseguire il calcolo
per ogni singolo articolo
Inoltre i dati della domanda devono essere su
base mensile e relativi alla domanda
ordinaria, cioè depurati da eventuali domande
straordinarie
Metodo per calcolare i coefficienti stagionali: •
si ricava la retta interpolante della serie dei
dati della domanda che rappresenta le medie
destagionalizzate • si calcola il coefficiente
stagionale del mese t come rapporto fra
domanda effettiva Dt e valore D't in
corrispondenza della retta interpolante
21.Metodo di controllo nei sistemi previsionali
Errore di previsione: differenza tra il valore
effettivo della domanda del periodo t e il
valore previsto nel periodo t-1 per il periodo t:
et = Dt – Pt.
Costruzione, per ogni articolo, della
distribuzione di frequenza degli errori di
previsione.
Se l’errore supera in valore assoluto 3*σ (è
maggiore dello 0,3%), il sistema non è
funzionante in modo corretto.
Per esempio, se la media è 100, σ=5, i valori
accettati sono tra 85 e 115 e i valori fuori da
questo range sono considerati inaccettabili.
GESTIONE DELLE SCORTE
22.Ruolo delle scorte nell’ambito produttivo
23.Funzione delle scorte
24.Sistemi di contabilizzazione degli articoli in
magazzino
Apportano variazioni al magazzino per:
• assicurare che gli articoli e i materiali in
genere siano sempre disponibili in quantità
sufficiente
• individuare carenze, eccedenze e
movimentazioni di articoli particolarmente
lente o veloci
• fornire tempestivamente rapporti di carico
dei magazzini
Sono continui o periodici.
Continui: tengono traccia degli articoli rimossi
dal (o aggiunti al) magazzino su base
continuativa. Necessita di eseguire, ogni
tanto, l’inventario delle scorte per verificare
l’esattezza delle registrazioni, gli errori, …,
che possono ridurre o accrescere la giacenza
effettiva.
Periodici: conteggio articoli presenti in
magazzino ad intervalli regolari (ad esempio
settimanali o mensili). Necessita di scorte di
sicurezza come protezione contro le
fluttuazioni della domanda durante la fase di
revisione e di approvvigionamento (lead
time).
25.Analisi ABC
è uno dei metodi più comuni per l’analisi delle
giacenze. Permette di individuare
l’importanza dei singoli articoli presenti in
magazzino allo scopo di controllare le scorte
utilizzando in modo efficiente le risorse.
basata sul principio di Pareto (80/20)
Grado di controllo diverso a seconda della
classe.
Modo più efficace per ridurre il valore delle
giacenze: diminuzione degli articoli di classe
A, così il loro dimezzamento consente di
ridurre del 40% il valore del magazzino.
26.Costi delle giacenze in magazzino
• costo di acquisto e/o di produzione
Voce di costo dipendente dall’entità
dell’ordine se il fornitore offre sconti per
grandi quantità
• costo di ordinazione e/o di setup
Proporzionale al numero di ordini o di
operazioni di setup eseguiti. Indipendente
dall’entità degli articoli acquistati o prodotti
internamente.
• costo di mantenimento a scorta
cioè di capitale, di immagazzinamento, di
obsolescenza, di movimentazione, di
deterioramento, per assicurazioni…
• costo di penuria
Dipende dalla reazione del cliente, deriva da
carenze esterne o interne.
Se stockout esterno: mancata evasione
dell'ordine da parte di un fornitore, se interno:
mancata esecuzione di un ordine da parte di
un reparto interno
27.Modello EOQ senza sconti
Si determina la quantità (Qec o EOQ) che
minimizza il costo totale (somma dei costi di
approvvigionamento e di quelli di
mantenimento a scorta).
Ordine di un n° fisso di unità, Intervallo di
tempo tra ordini successivi variabile con la
domanda, Livello del magazzino controllato in
modo continuo, Emissione automatica di un
ordine al raggiungimento di un livello
prefissato di scorte (livello di riordino B).
Qec e B definiscono il modello. B è la quantità
usata durante il lead time, cioè la quantità di
scorte in cui viene emesso il nuovo ordine.
Tecnica adottata per articoli con:
• elevato costo unitario, soggetti ad
ordinazioni frequenti in piccole quantità
• basso costo unitario ma soggetti ad
ordinazioni meno frequenti in maggiore
quantità.
28.Modello EOQ con sconti sulla quantità
Al crescere del quantitativo Q di parti
acquistate si verificano la riduzione del costo
di acquisto, la riduzione del numero di ordini e
quindi del relativo costo, l’aumento dei costi di
mantenimento a scorta.
Trattato in due casi: costi di mantenimento a
scorta dipendenti o indipendenti da Cp.
Esempio pratico:
Un magazzino che stocca materiali elettronici
costosi avrà costi di capitale e assicurazione
più alti (dipendenti da Cp).
Lo stesso magazzino sosterrà costi fissi di
gestione (indipendenti da Cp) che restano
costanti, sia che contenga prodotti economici
sia che contenga prodotti di alto valore.
Valori di EOQ possibili se cadono
nell’intervallo relativo al Cp per cui sono stati
calcolati
29.Modello EOQ con ripristino non istantaneo
del magazzino
RISCHI E INCERTEZZE NEL LIVELLO DI
RIORDINO: variazioni di domanda e lead
time. Livello di riordino controllato da quattro
parametri:
domanda
lead time
variabilità della domanda e del lead time
(definite dalle deviazioni standard σd e σLT)
rischio accettabile nei confronti dello stockout
30.Scorte di sicurezza
Giacenze extra tenute come “cuscino” per
diminuire l’impatto di eventuali stockout.
Permettono di assorbire le variazioni di
domanda e lead time. Riducono il costo di
stockout, ma aumentano il costo di
mantenimento a scorta.
Consentono di assorbire la variazione del
tasso di utilizzo (domanda) degli articoli a
scorta da d a d1 (valore massimo del tasso di
utilizzo senza rischi di penuria)
31.Livello di servizio
Permette di stabilire l’ammontare delle scorte
di sicurezza. Rappresenta la frazione del
periodo di approvvigionamento durante la
quale non si verificano stockout: definito
come il numero LS=100-rischio di penuria.
All’aumentare di LS, diminuisce il rischio di
penuria e diminuisce la probabilità che la
domanda sia maggiore delle quantità
disponibili.
32.Definizione del livello di riordino B con
domanda variabile – lead time costante
Domanda media complessiva nel periodo di
riordino: domanda in LT=d*LT
33.Definizione del livello di riordino B con
domanda costante – lead time variabile
34.Definizione del livello di riordino B con
domanda e lead time variabili
35.Modello EOI
si determina l’intervallo di tempo (Tec o EOI)
che minimizza il costo totale.
Aumento domanda —> aumento quantità
ordinate Revisione periodica del magazzino
prima dell’emissione dell’ordine per la
definizione della quantità da ordinare.
36.Variabilità nei modelli ad intervallo
prefissato
I modelli ad intervallo fisso sono controllati da
T , quindi la scorta di sicurezza relativa a tutto
il periodo coperto dall’ordine. C’è una
maggiore necessità di scorte.
37. Indice di rotazione delle scorte
Correla i livelli delle scorte ai volumi di vendita
dei prodotti
PA - Programmazione Aggregata
38.Cos’è la programmazione aggregata
è un metodo di pianificazione strategica
utilizzato per determinare come soddisfare la
domanda prevista di prodotti in un
determinato periodo di tempo (solitamente
medio termine, come da 3 a 12 mesi)
bilanciando la capacità produttiva, le risorse
disponibili e i costi.
Permette di realizzare il piano aggregato che,
in accordo con i piani funzionali (piano di
mercato, piano finanziario e piano generale
della produzione), risponda alla domanda
utilizzando efficacemente le risorse. Base per
la programmazione dettagliata delle risorse,
inadatta nel caso di aziende che
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