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La propaganda politica. ............................................................................................................................................................. 6
La formula comunicativa di Lasswell. ........................................................................................................................................ 7
Concetto di bene in Socrate. ..................................................................................................................................................... 8
La riflessione etica in Kant. ........................................................................................................................................................ 9
Descrizione del saggio “Divertirsi da morire” di Postman. ...................................................................................................... 10
La diffusione dell’hate speech. ................................................................................................................................................ 11
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Concetto di bene in Platone.
Platone intuisce e cerca di superare il limite del circolo vizioso della riflessione socratica. Il bene umano, ovvero quel sapere in
cui consiste la realizzazione e quindi la felicità dell’uomo, ciò che ogni anima persegue e che pone come meta di tutte le sue
azioni deve avere per oggetto una realtà che sia la causa del bene per tutte le cose buone, cioè sia il bene supremo, il bene
assoluto. Egli chiama questo bene idea del bene, concetto che vuole indicare la cifra, la caratteristica comune a tutte le cose
buone.
Per Platone, il mondo delle idee, divino in quanto eterno, immutabile e trascendente, è ordinato gerarchicamente e culmina
appunto nell’idea del bene, dalla quale tutti gli oggetti conoscibili non solo ricevono la proprietà di essere conosciuti, ma ne
ottengono anche l’esistenza e l’essenza.
Platone sembra voler affermare che il mondo intelligibile è kòsmos (cosmo), cioè una totalità ordinata in cui ciascuna idea si
colloca là dove è bene che sia, secondo una trama di relazioni con le altre idee che si impone come necessaria alla mente
dell’uomo. Conoscere le idee significa dunque conoscere l’ordine immutabile e perfetto del divino.
L’idea del bene è al di là dell'essere, ovvero viene concepita come un principio trascendente, talmente superiore a qualsiasi
altra realtà da sottrarsi persino ad ogni sforzo di definizione e di comprensione adeguata da parte della mente umana.
Platone paragona l’idea di bene con il sole, il quale nel mondo visibile rispetto alla vista e agli oggetti visibili è esattamente ciò
che il bene è nel mondo intelligibile rispetto all’intelletto ed agli oggetti intelligibili.
Il sole, attraverso la sua luce, permette alla vista di vedere le cose visibili. Inoltre, attraverso il suo calore nutre e fa crescere le
realtà visibili; possiamo dire lo stesso del bene, che è causa della riconoscibilità e della esistenza delle altre idee.
L’idea del bene è principio non solo di intelligibilità, ma anche di realtà, cioè di esistenza e di essenza, per tutte le altre idee e
dunque, per mezzo di queste, di tutte le cose reali, di tutto ciò che esiste.
Come dice Platone, l’idea di bene è superiore, cioè trascendente, rispetto ad ogni altra idea e ad ogni altra cosa.
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Assiomi della comunicazione di Paul Watzlawick.
→ Palo Alto è una città della Silicon Valley nota per l’elettronica e oggi anche per la information technology (sede di
Hewlett Packard, Facebook, Linkedin e di altre aziende della new economy).
La Scuola di Palo Alto è una corrente psicologica statunitense che trae il suo nome dalla località californiana dove sorge il
Mental Research Institute, un centro di ricerca e terapia psicologica. L’istituto dette vita alla cosiddetta Scuola di Palo Alto,
dedicata alla comunicazione, di cui Watzlawik fu l’esponente di maggior spicco. Al MRI si studiavano i problemi mentali nei
loro aspetti comunicazionali, ma si indagarono anche le relazioni tra sani, definendo i principi di base della comunicazione.
A seguito della persecuzione degli ebrei e della psicoanalisi da parte del nazismo e del fascismo, molti studiosi europei di
psicologia si trasferirono negli Stati Uniti, dando origine ad una fiorente scuola di psicoterapia alla quale gli statunitensi si
rivolsero in massa.
La cosiddetta terapia breve (o brief therapy) è uno dei risultati più significativi fra le innovazioni introdotte dagli
psicoterapeuti della Scuola di Palo Alto.
Invece di interessarsi dell'origine storica individuale dei problemi psichici, la psicoterapia breve interviene sui sintomi, per
curarli attraverso una focalizzazione dell'intervento terapeutico sui problemi relazionali mostrati dal soggetto, tramite
un'attenzione sui processi del qui ed ora e sui paradossi logici di autosostentamento della sintomatologia stessa. Il risultato, a
volte inatteso, è che spesso anche le cause profonde di tali problemi (psicodinamica) finiscono con l'emergere, integrando ed
espandendo la stessa pratica psicoanalitica.
I più noti esponenti sono Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Donald deAvila Jackson, Jay Haley, John Weakland e Richard Fish.
L’esito delle loro importanti ricerche è stato pubblicato nel volume Pragmatica della comunicazione umana, che tuttora
rappresenta il principale punto di riferimento nel mondo della comunicazione interpersonale. Secondo gli autori, gli esseri
umani comunicano tutti i giorni, attraverso parole o gesti, più o meno consapevolmente, per descrivere fatti ed eventi e per
intraprendere relazioni sociali.
Furono i primi a parlare di relazionalità della comunicazione con i cinque assiomi:
1. non si può non comunicare perché la comunicazione è interazione e qualsiasi comportamento è già di per sé
comunicativo;
2. ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione;
3. la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione;
4. la comunicazione può essere analogica o numerica;
5. tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari.
Vediamo questi 5 assiomi nel dettaglio.
Il primo assioma ci dice che la non‐comunicazione è impossibile, perché qualsiasi comportamento comunica qualcosa di noi
ed è impossibile avere un non‐comportamento. Il comportamento ha dunque valore di messaggio. Anche una persona
passiva e silenziosa trasmette la volontà di non comunicare e sta comunque inviando un messaggio, perché comunica di non
voler comunicare. L’attività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri, e gli altri, a loro volta,
non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro. La comunicazione può essere
dunque involontaria, non intenzionale, non conscia e anche inefficace, ma avviene comunque.
Il secondo assioma afferma che esistono due livelli di comunicazione: il primo è quello del contenuto, e indica cosa stai
comunicando, il secondo è quello della relazione, e indica il tipo di relazione che vuoi instaurare con la persona a cui ti rivolgi.
I messaggi che gli esseri umani si scambiano tra loro non possono essere considerati semplici trasmissioni di informazioni.
Oltre al contenuto oggettivo del linguaggio, ossia i dati che esso trasmette in superficie, c’è anche un aspetto di
metacomunicazione che definisce la relazione stessa dei soggetti interessati.
Per quanto riguarda il terzo assioma, possiamo dire che la comunicazione comprende diverse versioni della realtà, che si
creano e modificano durante l’interazione tra più individui. Queste diverse interpretazioni dipendono dalla punteggiatura
della sequenza degli eventi, ossia dal modo in cui ognuno tende a credere che l’unica versione possibile dei fatti sia la propria.
La punteggiatura di una sequenza di eventi, in un certo senso, non è che una delle possibilità d’interpretazione degli eventi
stessi. Essendo soggettiva, determina i comportamenti degli interlocutori ed è quindi alla radice dei conflitti di relazione. In
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linea di massima, i punti di vista definiscono la percezione della realtà influendo sulla relazione tra gli individui coinvolti
nell’interazione e definendone i rispettivi ruoli.
Il quarto assioma ci dice che la comunicazione che si avvale di elementi di natura digitale riguarda l’uso delle parole, cioè dei
segni convenzionali usati per designare qualcosa. Ciò che caratterizza questo tipo di comunicazione è l’arbitrarietà tra le
parole e ciò che rappresentano: nel linguaggio la cosa matita corrisponde al nome matita. La comunicazione che si avvale di
elementi di natura analogica (ad esempio un’immagine) si basa invece sulla somiglianza (detta appunto analogia) tra la
comunicazione in essere e l’oggetto stesso della comunicazione: si tratta di ogni comunicazione non verbale, che però va
valutata considerando il contesto in cui ha luogo l’interazione. La prima si riferisce alla dimensione contenutistica, la seconda
a quella relazionale.
L’ ultimo assioma della comunicazione è apparentemente molto simile al secondo, il quale spiega che in ogni comunicazione
vi è un aspetto di contenuto e uno di relazione. Con il quinto assioma, però, l’attenzione è posta specificamente sulla
dinamica relazionale in atto fra i comunicanti. Si ha un’interazione simmetrica quando gli interlocutori si considerano sullo
stesso piano, e quindi di pari livello. In questo caso, i soggetti tendono a rispecchiare uno il comportamento dell’altro,
arrivando spesso ad accesi scontri, considerandosi sullo stesso piano. L’interazione complementare, al contrario, si verifica
quando gli interlocutori non si considerano sullo stesso piano. Ciò emerge chiaramente dai loro scambi, che pongono uno dei
due in una posizione di superiorità e l’altro in una posizione subordinata.
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Analizzare il significato della rete come istanza utopica.
La rete, intesa come Internet, ha spesso incarnato un’idea utopica, rappresentando un luogo di libertà, uguaglianza e
partecipazione aperta. In questa visione, la rete è vista come uno spazio democratico dove tutti possono avere voce,
condividere informazioni e collaborare senza le tradizionali barriere geografiche, sociali o economiche. Tale utopia riflette
l'aspirazione a una comunità globale interconnessa, in cui il sapere e la cultura sono accessibili a chiunque, favorendo lo
sviluppo personale e collettivo.
La rete come istanza utopica nasce con l'idea che essa possa emancipare le persone dalle strutture di potere centralizzate e
dai controlli istituzionali, promuovendo la decentralizzazione e la condivisione orizzontale delle risorse