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Zootecnica speciale - origine del bufalo Appunti scolastici Premium

Appunti di Zootecnica speciale sull'origine del bufalo con analisi dei seguenti argomenti: le specie selvatiche di bufalo che vivono nelle zone tropicali, l'introduzione del bufalo in Italia, le testimonianze sulla presenza del bufalo in Italia, l'utilizzazione del bufalo, il bufalo selvatico africano.

Esame di Zootecnica speciale docente Prof. G. Ferruzzi

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ESTRATTO DOCUMENTO

A loro volta divise in:

Metaestro;

Diestro;

Proestro;

Estro.

METAESTRO

Caratterizzato dallo sviluppo del corpo luteo con l’inizio della secrezione

di progesterone. (pecora 1°-4°gg /capra 1°-3°gg).

DIESTRO

Periodo di attività del corpo luteo, caratterizzato da una massiva

produzione di progesterone. (pecora 5°-13° gg / capra 4°-17°gg).

PROESTRO

Caratterizzato dalla regressione del corpo luteo e dalla crescita del

follicolo, e dalla produzione di estrogeni. (pecora 14°-16°gg / capra 18°

20° gg).

ESTRO

Periodo della recettività sessuale, (determinata dagli alti tassi di estrogeni),

durante il quale avviene l’ovulazione, (determinata dal picco di LH), ed

incomincia a formarsi il corpo luteo.(durata 36 ore con ovulazione alla fine

del calore dalla 24° alla 30° ora).

L’attività riproduttiva della femmina è influenzata anche dalla suzione. La

suddetta determina iperprolattinemia che blocca il centro ciclico

ipotalamico, provocando la riduzione della pulsatilità dell’ormone LH e

ritardando l’estro. Togliendo presto l’agnello da sotto la madre, essa si

può far coprire già un mese dopo il parto.

PROGRAMMAZIONE RIPRODUZIONE

La programmazione della riproduzione fa si che si possano ottenere gli agnelli a Dicembre, Aprile

ed Agosto, non rispettando pienamente così, la stagionalità dell’animale. Gli accoppiamenti per

ottenere l’agnello pesante e quello leggero a Natale devono infatti avvenire a Maggio ed Aprile,

mesi che seguono un fotoperiodo crescente. Per tali monte si utilizzano le primipare (meno

stagionali), le pecore vuote con induzione ormonale e un numero alto di maschi giovani o stimolati

con GnRh che causa aumento del testosterone e quindi della libido (in un rapporto di 2\25) per 148

coprire tutte le femmine in calore (più soggetti al giorno). L’induzione ormonale si effettua grazie a

dispositivi intravaginali che rilasciano gradualmente progesterone (spugne intrise di progesterone),

tenute in vagina per 10 giorni, questo permette all’ipofisi di ricaricarsi di LH, dopo la rimozione del

dispositivo si iniettano prostagalandine, che causano la luteolisi e dopo tre giorni si avrà ovulazione.

Per l’agnello pasquale gli accoppiamenti avvengono in un periodo più favorevole alla natura degli

animali, ma si devono gestire i calori e garantire la monta, rapporto ariete\pecora 1\25.

Elementi che influenzano la

riproduzione

Tasso di rimonta = n° femmine allevate x 100

vita media produttiva

IL TASSO DI RIMONTA determina:

La quota di soggetti che deve sostituire gli animali

eliminati, tale da mantenere la mandria costante. Dipende

dalla vita media produttiva dell’animale e definisce

quante agnelle si devono destinare alla rimonta. In genere

gli animali da rimonta sono quelli nati nei primi parti

autunnali.

Consente inoltre di determinare quante agnelle bisogna fare accoppiare in purezza con arieti

miglioratori:

N° fem. da destinare alla rimonta con arieti miglioratori = bisogna tener conto della fertilità del

gregge, del tasso di gemellarità, tasso di mortalità e del tasso di rimonta

Fertilità = n° pecore partorite

n° pecore matricine

Fecondità = agnelli nati

n° pecore matricine

Tecniche di allevamento;

Mortalità neonatale.

Colostro

Il parto deve avvenire in “perfette” condizioni termiche. Lo stress termico determina infatti ritardi

nell’ assunzione del colostro che è fondamentale nelle primissime ore di vita, poiché la placenta

sindesmo-coriale della pecora non consente la trasmissione di anticorpi dalla madre al feto durante

la gestazione. L’importanza dell’assunzione immediata sta nella bassa acidità del pH gastrico che

determina l’inattivazione dei pepsinogeni ed il migliore assorbimento delle immunoglobine. 149

Allattamento

• Naturale: comporta il ritardo della messa in riproduzione della pecora;

• Artificiale: si utilizza un latte con le stesse caratteristiche del latte materno, (lip. 6%, prot. 5%,

lat. 4,5%, cen. 0,1%).

Svezzamento

Somministrazione di 1-1.5l \sog. Di latte in polvere con concentrazione dell’18%, in più pasti per

non sovraccaricare l’abomaso.

Dalla 1° sett. Somministrare piccole quantità di fieno di alta qualità, per favorire lo sviluppo

volumetrico del rumine e la formazione della microflora e fauna ruminale.

successivamente alimenti altamente fermentescibili (che rilasciano AGV) per favorire la capacità

adsorbente del rumine attraverso la stimolazione delle papille ruminali.

Un agnello si considera svezzato quando ha raggiunto un peso che gli consente di ingerire, ad una

data età, 700-800g di S.S.. Produzione del latte

Mammogenesi

3 fasi di sviluppo mammario

1. Fase di sviluppo mammario

2. Fase di lattogenesi

3. Involuzione mammaria

- graduale

- indotta

- senile

- causata

Secrezione lattea

La ghiandola mammaria è a secrezione mista:

apocrina: perdita di membrane con citoplasma

merocrina: espulsione dei componenti prodotti 150

COMPOSIZIONE CHIMICA E VALORE ENERGETICO

DEL LATTE OVINO

% Parte Edibile 100 Minerali

Acqua (g) 82,7 Sodio (mg) 30

Proteine (g) 5,3 Potassio (mg) 182

Lipidi (g) 6,9 Ferro (mg) 0,1

Glucidi Calcio (mg) 180

Disponibili (g) 5,2 Fosforo (mg) 96

Amido (g) 0 Vitamine

Solubili 5,2 Tiamina (mg) 0,06

Fibra alimentare 0 Riboflavina (mg) 0,25

Energia Niacina (mg) 0,50

Kcal 103 Vitamina A (mg) 53

Kj 430 Vitamina C (mg)

Secrezione del grasso del latte

In relazione con i mitocondri si trovano molte gocciole lipidiche che si spostano verso la parte

apicale della cellula determinando sulla superficie libera delle protrusioni che successivamente si

liberano insieme ad un sottile strato di citoplasma e con il sottile tratto di membrana che lo avvolge.

È questa la secrezione apocrina della ghiandola mammaria.

Secrezione delle proteine del latte

Nella parte apicale della cellula e nella zona del Golgi si osserva la presenza di numerose vescicole

provviste di membrana, le quali contengono numerosi piccoli granuli proteici (lattoproteine) che

verranno secreti con modalità merocrina fondendosi con la membrana.

Produzione del lattosio

Avviene a livello delle vescicole del Golgi ad opera della lattosintetasi, costituita da:

galattosiltransferasi

α-lattoalbumina

ceneri

Le ceneri derivano per diffusione o per trasporto attivo dal sangue.

La presenza di minerali è sempre legata al corretto funzionamento della pompa sodio-potassio.

lattazione

L’inizio della lattazione è caratterizzato da una minore assunzione di sostanza secca da parte del

soggetto. Questo è attribuibile a:

fattori ancestrali

fattori anatomico – funzionali

Quando l’animale comincia ad assumere la quantità di sostanza secca necessaria si passa da una

fase catabolica della lattazione (ipoglicemia) ad una anabolica (iperglicemia) 151

mungitura

manuale: 80/140 capi ora per operatore

meccanica: è generalmente bifasica e si ottiene una doppia increzione di ossitocina.

Fasi della mungitura

Preparazione: pulitura e asciugatura della mammella (prima increzione di ossitocina e contrazione

delle cellule a canestro)

Mungitura propriamente detta

Sgocciolatura: eliminazione del latte residuale

In allevamento si può verificare che:

• Le pecore non vengono munte

• Le pecore vengono munte a fine lattazione

• Le pecore vengono munte dopo il primo mese di allattamento

• Le pecore vengono munte dopo due mesi di allattamento

• Il latte viene munto e dato in parte all’agnello

• Le pecore vengono munte subito dopo il parto

La formazione e la discesa del latte dipendono da fattori ormonali e meccanici: essenziale è

l’eccitazione delle terminazioni nervose del capezzolo determinate dalla suzione o dalla mungitura,

sia essa meccanica o manuale.

Gli ormoni che entrano in gioco in questo processo sono due:

• prolattina: ormone preipofisiario

• ossitocina: ormone postipofisiario

I soggetti da latte sono in genere:

• esili

• precoci

• con un’ottima capacità toracica

• presentano una lana con filamenti poco increspati e cadenti

La produzione per questi animali dura 210 giorno di cui per i primi 30 il latte è destinato all’agnello

e per i restanti 180 all’allevatore.

Essendo la pecora un animale stagionale la disponibilità di latte è limitata e pochi periodi dell’anno

questo ha condizionato le tradizioni gastronomiche in molte zone del nostro paese in cui è diffuso

l’allevamento ovino. Per esempio il consumo di pastiera, tipico dolce pasquale, è legato al periodo

pasquale (primaverile) perché in quella fase dell’anno c’è maggiore disponibilità di latte per la

produzione di ricotta (ingrediente di base della pastiera). 152

Produzione di carne

Agnello precoce: macellato a 8-12 kg. (30 giorni)

Agnello tardivo: macellato a 12-16 kg. (50 giorni)

Angellone precoce: macellato a 20 kg

Agnellone tardivo: macellato a 25 kg

Angello precoce

Per la produzione dell’agnello precoce si usano le razze da lette. Per la loro precocità questi animali

vanno macellati “presto” per evitare l’accumulo di grasso.

Il programma di allevamento prevede l’alimentazione dell’agnello per 30 giorni con latte materno

(di cui i primi 10 rappresentano la fase colo strale) e poi la macellazione. La lattazione nei soggetti

da latte dura da 80 a 210 giorni per cui sottraendo i primi 30 giorni di lattazione (latte destinato

all’agnello) rimangono circa 180 giorni utili di lattazione.

Agnello tardivo

Per la produzione dell’agnello tardivo si usano soggetti delle razze a duplice attitudine (latte e

carne) più pesanti e meno precoci di quelli da latte. Il programma alimentare prevede lo

svezzamento a 30 giorni e 20 giorni di alimentazione solida. A 50 giorni con un peso di 12-16 kg.

gli agnelli vengono macellati.

Agnellone precoce

Per la produzione dell’agnellone tardivo si usano agnelli delle razze a duplice attitudine (latte e

carne) mediamente tardivi. Alimentati con latte fino a 60-80 giorni e poi macellati prima che inizino

ad accumulare grasso.

Agnellone precoce

Per la produzione dell’agnellone tardivo si usano le razze da carne (più tardive e pesanti rispetto a

quelle a duplice attitudine), allevati con latte materno per 50 giorni (svezzamento naturale) e poi

allevati al pascolo fino al raggiungimento del peso di macellazione (50 kg. a circa 6 mesi d’età). 153

RAZZE ITALIANE DA LATTE

ALTAMURANA

COMISANA

DELLE LANGHE

GARFAGNINA

LECCESE

MASSESE

PINZIRITA

SARDA

SCIARA O MOSCIA CALABRESE

VALLE DEL BELICE

RAZZE ITALIANE DA CARNE

ALPAGOTA

APPENNINICA

BERGAMAGNA

BIELLESE

BRIANZOLA

CORNIGLIESE

CIAVENASCA

FABBRIANESE

FINARDA

LAMON

MARRANA

MERINIZZATA ITALIANA

PECORA DI COTERNO

POMARANCINA

SALTASASSI

SAMBUCANA

TOCOLA

VILNOESSER

ZERASCA

RAZZE ITALIANE A DUPLICE ATTITUDINE

LANA E CARNE

BRETAGANA

GENTILE DI PUGLIA

MATESINA

NOSTRANA

SOVRAVISSANA

VARESINA

LATTE E CARNE

BAGNOLESE 154

BARBARESCA

BRIGASCA

CORNELLA BIANCA

FABROSANA

ISTRIANA

LATICAUDA

PLEZZANA

PUSTERESE

RAZZE ITALIANE A TRIPLICE ATTITUDINE

BROGNA

GARESSINA

ROSSET

SAVOIARDA

TIROLER BERFGSCHAF

TRIMETICCIA DI SEGEZIA

VISSANA

RAZZE ESTERE

DARSET DOWN

FRISIA

ILE DE FRANCE

MERINO

SUFFOLK RAZZE ITALIANE DA LATTE

ALTAMURANA

Origine e diffusione

Razza a prevalente attitudine alla produzione di latte. La zona di origine è Altamura in provincia di

Bari. Diffusa in Puglia (Bari, Foggia) e in Basilicata (Matera, Potenza).

E' detta anche "Moscia" per i filamenti lanosi poco increspati e cadenti del suo vello. Si ritiene

provenga dagli ovini di razza asiatica o siriana del Sanson (Ovis aries asiatica) e precisamente dal

ceppo di Zackel.

Area di allevamento

Provincie di Bari, Foggia, Potenza e Matera.

Consistenza

Al 1° gennaio 1984 capi n. 190.000 circa.

Tipo di allevamento

Forma semibrada

Caratteristiche morfologiche e produttive

Taglia: media.

Testa: leggera, alquanto allungata, con profilo montonino e presenza a volte di corna corte nei

maschi, acorne e profilo generalmente rettilineo nelle femmine; orecchie piccole con portamento

orizzontale; ciuffo di lana in fronte.

Collo: piuttosto lungo e poco muscoloso 155

Tronco: regione dorso lombare a profilo rettilineo; diametri trasversi sufficentemente sviluppati;

groppa spiovente più lunga che larga; addome rotondo e voluminoso; coda lunga e sottile;

mammella sviluppata globosa, ben attaccata, con pelle fine e capezzoli mediamente sviluppati.

Arti: lunghi e dritti con appiombi regolari; unghielli solidi generalmente di colore avorio.

Vello:bianco, aperto, costituito da bioccoli appuntiti, esteso con filamenti pendenti, lunghi e lucenti;

coprente regolarmente il tronco, il collo, la base del cranio e la coda; lana corta nella regione sterno-

ventrale; filamenti mediamente corti sulla parte superiore degli arti e quasi sempre assenti nella

parte inferiore; presenza di alcuni peli morti nel sottovello.

.

Pelle: pelle sottile, elastica e di colore bianco rosato con lieve picchiettatura o piccole macchie

rotondeggianti e di colore scuro o grigiastro sulla faccia, nelle zone orbitali e nelle parti inferiori

degli arti; lingua, palato ed aperture naturali rosei, ma talvolta con piccole macchie scure.

Altezza media al garrese:

Maschi a. cm. 71

Femmine a. cm. 65

Peso medio:

Maschi a Kg. 53

Femmine a. Kg. 39

Produzioni medie:

- Latte: lt. 80 - 120

(contenuto in grasso 7,5% proteine 6,5%)

- Carne: Maschi a. Kg. 38

Femmine a. Kg. 36

- Lana: (in sucido) Arieti Kg. 3

Pecore Kg. 2

Qualità mediamente ordinaria; adatta per materassi e tappeti. 156

Caratteri riproduttivi: (valori riferiti alle pecore adulte)

Fertilità: 90%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle pecore

avviate alla monta)

Prolificità: 112%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua: 123% (Cicli estrali per almeno 10 mesi)

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

Età media la primo parto: 15 mesi.

Riduzione di fertilità nei 2 mesi più freddi.

Caratteri produttivi:

Razza ovina a prevalente attitudine alla produzione del latte.

Latte (produzione media di razza esclusi i primi 30 giorni):

Primipare litri 40 in 100 giorni

Secondipare litri 60 in 180 giorni

Pluripare litri 65 in 180 giorni

percentuale media di grasso nella lattazione 7,5%;

percentuale media di proteine nella lattazione 6,5%.

Carne: peso medio dei soggetti in Kg. (pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETA’

Nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschio singolo 3,2 13 20,0 32 38

Gemellare 1,9 12 19,0 31 37

Femmina singolo 2,8 12 18,0 30 36

Gemellare 1,8 11 17,5 29 35

Indirizzo di miglioramento

L’indirizzo produttivo è teso ad esaltare, in soggetti di discreta mole, costituzionalmente robusti,

corretti nella morfologia, precoci nello sviluppo e buoni utilizzatori dei pascoli murgiosi,

l’attitudine alla produzione del latte e, subordinatamente, della carne.

Il miglioramento, pertanto è impostato sulla selezione mediante l’accertamento delle capacità

funzionali delle pecore nei confronti principalmente della produzione del latte e sull’impiego di

arieti capaci di trasmettere alla discendenza buoni caratteri morfo-funzionali.

Scelta dei riproduttori

a) Difetti tollerabili:

filamenti rossastri sull’occipite; assenza di ciuffo lanoso o ciuffo molto corto in fronte; vello poco

lucente; ventre scoperto nelle femmine adulte; singoli e radi filamenti grigiastri nel vello; unghielli

scuri.

b) Difetti da eliminare:

corna nelle femmine; corna lunghe ed a spirale molto aperta nei maschi; vello macchiato; macchie

scure molto estese sulla faccia e sugli arti; ventre sprovvisto di lana nei maschi; presenza nel vello

di molto pelo morto; molto sottovello. 157

COMISANA

Origine della razza

La pecora Comisana trae origini da razze ovine del Mediterraneo meridionale ed ha la sua

culla di allevamento essenzialmente in Sicilia. La denominazione di "Comisana" è legata a

"Comiso", centro agricolo zootecnico siciliano in provincia di Ragusa.

Area di allevamento

Sicilia, Italia Meridionale e Centrale, Piemonte e Lombardia. La maggiore presenza gravita

nella Sicilia litoranea, collinare e sub-montana. In virtù della sua alta capacità di

acclimatamento, e delle moderne strutture pastorali coperte, si è rapidamente diffusa

nell'Italia peninsulare, con maggiori insediamenti nel Centro-Italia. Addirittura di recente si

segnala la sua presenza oltre i confini d'Italia.

Consistenza

Il numero dei capi al 30 giugno 1983 risulta essere di circa 500.000.

Tipo di allevamento

Brado, semibrado, stabulato, semistabulato.

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

Taglia: medio-grande;

fine, allungata, leggera, di colore rosso mattone (chiaro, spesso acceso)

Testa:

prevalentemente con striscia bianca che inter ssa normalmente la zona fronto-nasale e quella

labiale superiore. Profilo retto o lievemente montonino. Acorne in ambedue i sessi. Priva di

lana sia, nei maschi che nelle femmine o con leggero 9° ciuffo nella zona della nuca.

Orecchie: di media lunghezza con portamento pendente o semi eretto.

sottile, medio-lungo, di norma scarsamente fornito di lana. Assenza di lana nella zona

Collo:

iugulo-sternale. Presenza o no di tettole in ambo i sessi.

Tronco: mediamente sviluppato con buoni diametri trasversi. Garrese poco sviluppato.

regione dorso-lombare a profilo rettilineo. Groppa mediamente sviluppata sia in lunghezza

che in larghezza, con accentuazione nei maschi. regione addominale ordinariamente priva di

lana, sternale e interno delle cosce prive di lana. Borsa scrotale rivestita di fine lanuggine.

Entrambi i testicoli di appariscente sviluppo con solcatura mediana. Eventuale presenza di

capezzoli in miniatura.

Mammella: consistente, con ampia base di attacco sin dall'epoca della pubertà.In fase di

lattazione, prima della mungitura, voluminoso; fine e flessuosa dopo la mungitura. In

asciutta molle e non pendente. Quarti raccordati da solco mediano non eccessivamente

pronunciato.

Capezzoli: armonicamente sviluppati. Pelle fine ed untuosa, rete retroaddominale venosa

ricca ed appariscente. Eventuale presenza di capezzoli soprannumerari.

mediamente sviluppati, privi di lana; unghielli solidi.

Arti:

Vello: bianco, aperto a bioccoli conici, con lana corta in tutta la zona caudale (presenza di peli

158

morti nel sottovello).

Pelle: elastica, sottile, di colore bianco roseo, zona caudale e genitale rosea

Caratteri biometrici: a 18 mesi adulti

Maschi Femmine Maschi Femmine

Altezza al garrese cm. 70 65 80 70

Altezza alla groppa cm. 65 55 75 65

Altezza toracica cm. 40 35 45 40

Larghezza media groppa cm. 25 22 30 26

Lunghezza tronco cm. 75 65 85 75

Circonferenza toracica cm. 95 85 105 95

Peso Kg. 60 45 80 50

Caratteri riproduttivi

(valori riferiti alle pecore adulte)

Fertilità annua: 95%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore matricine)

Prolificità: 180%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

17 1 %.

Fecondità annua:

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

Età media al primo parto: 16 mesi. 159

Razza poliestrale con limitati periodi di anaestro.

Caratteri produttivi:

Razza ovina a prevalente attitudine alla produzione del latte.

Latte (produzione media di razza esclusi i primi 30 giorni):

allevamento estensivo allevamento intensivo

Primipare lt. 70 lt. 100 in 100 giorni

Secondipare lt. 100 lt. 170 in 200 giorni

Pluripare lt. 120 lt. 200 in 200 giorni

percentuale media di grasso nella lattazione 6,5%;

percentuale media di proteine nella lattazione 5,2%.

Resa in formaggio fresco a 24 ore - tipo pecorino siciliano: 18-20%

Resa in ricotta (aggiunta di latte fresco 10%): 10-12%

Carne: peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.) ETA'

SESSO PARTO nascita 30 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi singolo 4,0 8,5 23 30 45

gemellare 3,3 8,0 20 25 42

Femmine singolo 3,5 7,5 18 24 38

gemellare 3,0 7,0 15 22 36

Lana: Arieti Kg. 2,5

Pecore Kg. 1,3

(Qualità grossolana; adatta per materassi.)

Indirizzo di miglioramento:

La selezione della razza ovina Comisana si propone di esaltare l'attitudine alla produzione del

latte nonché di incrementarne la produzione di carne puntando essenzialmente sull'aumento

della prolificità. Il miglioramento della razza, pertanto, è impostato sulla produzione di

soggetti di discreta mole, sani, prolifici, precoci e dotati di buone capacità produttive.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: presenza di maculature roso mattone, astucci cornei, lieve profilo

montonino.

Difetti da eliminare: presenza di corna in ambo i sessi, orecchie con padiglione auricolare

molto contenuto, testa bianca o decisamente montonina 160

DELLE LANGHE

Origine della razza

Razza autoctona, propria della zona della Langa (Basso Piemonte e territori limitrofi della

Liguria).

Area di allevamento

Le Langhe nelle provincie di Cuneo, Savona ed Asti con espansione in Emilia Romagna e

nell’Italia centro-meridionale (prov. di Latina, Viterbo, Matera, Teramo, Foggia, ecc.).

Consistenza

La consistenza al 1° gennaio 1984 si aggira sui 12.000 capi.

Tipo di allevamento

Allevamento stanziale. Preponderanza di allevamenti a carattere familiare (10/20 capi).

Tendenza alla costituzione di greggi più numerosi (100/300 capi) anche in forma

cooperativistica.

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

Taglia: grande

regolare, acorne, con profilo montonino marcato; orecchie lunghe rivolte in basso ed in

Testa:

avanti.

Collo: di media lunghezza, bene attaccato alla testa e al tronco.

lungo, con diametri longitudinali proporzionalmente prevalenti sui trasversali.

Tronco:

piuttosto lunghi, leggeri.

Arti:

Vello: aperto, con bioccoli ondulati ed appuntiti, esteso al tronco, al collo, alla coda, agli arti

anteriori fino sotto il gomito ed alla parte esterna degli arti posteriori fino sotto alla grassella.

Le rimanenti regioni: la testa, il ventre, tra i gomiti e le grasselle, la mammella, lo scroto e le

parti distali degli arti, sono sprovviste di vello e coperte di peli corti e lucenti.

Pelle: vello bianco avorio; lingua, palato ed aperture naturali rosei; unghielli ambrati. 161

Caratteri biometrici:

------------------------------------------------------------------------------------------------------------

a 18 mesi adulti

Caratteri Biometrici Maschi Femmine Maschi Femmine

-------------------------------------------------------------------------------

media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var. media coeff.

var.

Altezza al garrese cm. 79 3,3 73 4,6 83 4,5 75 3,7

Altezza alla groppa cm. 80 3,0 73 4,5 84 4,4 76 3,6

Altezza toracica cm. 33 8,8 30 6,5 36 4,8 33 5,6

Larghezza media 25 10,5 23 8,9 27 7,7 26 7,7

groppa cm.

Lunghezza tronco cm. 79 5,9 76 4,6 87 6,1 80 4,4

Circonferenza toracica 88 6,8 82 8,2 99 5,3 92 6,1

cm.

Peso Kg. 69 5,2 59 10,9 90 12,1 70 9,0

Caratteri riproduttivi

(valori riferiti alle pecore adulte):

Femmina poliestrale con ciclicità continua

Fertilità: 95%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore avviate alla monta)

Prolificità: 150%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite) 162

Fecondità annua: 142% (A)

200% (B) (intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore

matricine)

A) per le pecore che partoriscono una volta l’anno

B) pel le pecore che partoriscono 3 ogni 2 anni:

13 mesi.

Età media al primo parto:

Caratteri produttivi:

Latte: produzioni medie di razza al netto del latte poppato dall’agnello nei primi 30 giorni:

Primipare lt. 85 in 100 giorni

Secondipare lt. 135 in 180 giorni

Pluripare lt. 150 in 180 giorni

percentuale media di grasso nella lattazione 6 - 7%;

percentuale media di proteine nella lattazione 5 - 6%

Carne: peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi Singolo 5,5 22,0 31,0 43,1 65,0

Gemellare 4,7 20,3 29,3 37,1 58,0

Femmine Singolo 5,4 18,4 26,5 34,6 55,5

Gemellare 4,5 17,9 26,0 34,3 52,8

Lana: Arieti Kg. 3,0

Pecore Kg. 2,5

(tosa annuale con produzione media in sucido)

Qualità grossolana; adatta per materassi.

Indirizzo di miglioramento

La selezione della razza ovina Delle Langhe si propone la produzione di capi sani, fecondi e

prolifici, di robusta costituzione, precoci, nei quali con la preminente attitudine alla

produzione del latte si associ una altrettanto spiccata tendenza alla produzione di carne.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: corna rudimentali nei maschi; piccole macchie nere o marrone alla testa,

agli arti; unghielli striati nelle femmine.

Difetti da eliminare: lana merinizzata; profilo fronto-nasale rettilineo. 163

GARFAGNINA

Origini e diffusione

Derivante probabilmente dal ceppo appenninico a parte la colorazione del vello e della cute

ha una notevole somiglianza con la Massese. Un tempo era diffusa in una vasta area

compresa nelle province di Modena Bologna Ferrara Livorno Massa Carrara e Pistoia.

La consistenza è stimata intorno ai 70 capi distribuiti in pochi allevamenti della provincia di

Lucca e in un allevamento della Forestale in provincia dell’Aquila.

L’allevamento e’ stanziale collocato prevalentemente in zone collinari o montuose.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia Piccola

Testa leggera , profilo rettilineo o leggermente montonino con sfumature rossastre. Orecchie

corte strette portate orizzontali. Presenza di corna nelle femmine e nei maschi.

- Di media lunghezza, bene attaccato.

Collo

Tronco - Corto e ben proporzionato ma con diametri trasversi modesti.

Arti - Solidi e di media lunghezza

Vello - Bianco, aperto con bioccoli molto corti. Lana di qualità scadentissima, la tosatura

viene effettuata soltanto a beneficio degli animali.

Pelle - Pelle e mucose rosee

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro:

presenza di macchie scure della cute e del vello.

Caratteri biometrici e riproduttivi

MASCHI FEMMINE

Altezza al 65/70 60/65

garrese cm.

Peso Kg. 50/55 40/45

Si ottengono due parti in 14 – 15 mesi con tasso di gemellarità molto basso.

Caratteri produttivi

Popolazione a preminente attitudine lattifera.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Pur non trascurando i caratteri di resistenza, di rusticità e le attitudini produttive del latte

per il buon accrescimento dell’agnello risulta prioritario compiere opera di recupero di tutti i

capi esistenti allargando il più possibile la base genetica. Occorrerà inoltre ricercare una

maggiore prolificità, mirata alla più elevata produzione di carne, visto che gli animali non

vengono più munti.

Difetti tollerabili: assenza di corna e picchiettature sulla testa.

Difetti da eliminare: presenza di macchie scure della cute e del vello. 164

LECCESE

Origine della razza

Dagli ovini di razza asiatica o siriana del Sanson (ovis aries asiatica) e precisamente dal ceppo

di Zackel.

Area di allevamento

La razza interessa in linea di massima le provincie di Brindisi, Lecce e Taranto ed in

particolare il territorio della penisola Salentina e parte dei rilievi collinosi dell’arco Jonico.

Attualmente è in espansione nelle provincie di Bari, Matera e Potenza.

Consistenza

Al 1° gennaio 1984 capi n. 240.000 circa.

Tipo di allevamento

La consistenza media delle greggi di razza Leccese oscilla tra i 70 e i 150 capi. Sono in

aumento quelli a consistenza maggiore. L’allevamento è generalmente a carattere semibrado.

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

Taglia: generalmente media con tendenza verso un tipo più pesante.

leggera, allungata, asciutta con profilo montonino e frequente presenza di corna a

Testa:

spirale aperta nei maschi, acorne o quasi, con profilo rettilineo nelle femmine.

Orecchie: di media grandezza con portamento quasi orizzontale nei soggetti a taglia media

ed alquanto pendente in quelli a taglia più pesante; peli tattili neri, rividi e radi lateralmente

alla bocca. Ciuffo di lana mediamente corto in fronte.

di media lunghezza e sottile.

Collo:

Tronco: lungo, con garrese di poco inferiore all’altezza alla groppa. Fianchi e costato

piuttosto piatti; coda lunga e sottile; mammella sviluppata, di forma globosa, bene attaccata,

con pelle fine e capezzoli consistenti.

Arti: lunghi e dritti con appiombi regolari; unghielli compatti generalmente di colore scuro.

Vello: bianco nella maggior parte dei soggetti, con variante a vello completamente nero in un

limitato numero di capi, aperto, costituito da bioccoli conici, con filamenti penduli di media

lunghezza ed a volte ruvidi e grossolani; esteso per tutto il corpo lasciando scoperti gli arti, le

regioni mammaria e scrotale, la faccia e la gola; lana corta e rada nella regione sterno

ventrale; e sul margine inferiore del collo; presenza di peli nel sottovello.

Pelle e pigmentazione:

soggetti a vello bianco: pelle di color rosa carnicino, con macchie nere o nerastre e lana corta

nera nella regione sterno-ventrale; pelo nero, raso, fitto e lucido sulla faccia con lieve

depigmentazione sulle guance; orecchie e arti neri o fittamente picchiettati, questi ultimi

generalmente coperti di pelo corto e lucido; lingua, palato ed aperture naturali totalmente o

165

parzialmente neri

soggetti a vello nero: pelo, lingua, palato ed aperture naturali totalmente neri o nerastri.

CARATTERI BIOMETRICI

MASCHI FEMMINE

Altezza al garrese 65/70 60/65

cm.

Peso Kg. 50/55 40/45

Caratteri riproduttivi

(valori riferiti alle pecore adulte)

Cicli estrali per almeno 10 mesi; riduzione di fertilità nei 2 mesi più freddi.

Fertilità: 90%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed in umero delle

pecore avviate alla monta) 166

Prolificità: 125%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua: 150%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

Età media la primo parto: 16 mesi.

Caratteri produttivi:

Razza ovina a prevalente attitudine alla produzione del latte.

Latte (produzione media di razza esclusi i primi 30 giorni):

Primipare litri 60 in 100 giorni

Secondipare litri 80 in 180 giorni

Pluripare litri 90 in 180 giorni

percentuale media di grasso nella lattazione 7%;

percentuale media di proteine nella lattazione 6,5%.

Carne: peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi singolo 4,0 12,5 23 38 60

gemellare 3,2 10,0 18 33 48

Femmine singolo 3,6 11,0 19 30 42

gemellare 2,8 9,0 17 26 40

Lana: tosa annuale o due tose nell’anno con produzione media in sucido:

Arieti Kg. 3,2

Pecore Kg. 2,1

Qualità della lana mediamente ordinaria; adatta per materassi e tappeti

Indirizzo di miglioramento

L’indirizzo produttivo è teso ad esaltare, in soggetti di discreta mole, costituzionalmente

robusti, corretti nella morfologia, precoci nello sviluppo e buoni utilizzatori dei pascoli

murgiosi, l’attitudine alla produzione del latte e, subordinatamente, della carne.

Il miglioramento, pertanto è impostato sulla selezione mediante l’accertamento delle capacità

funzionali delle pecore nei confronti principalmente della produzione del latte e sull’impiego

di arieti capaci di trasmettere alla discendenza buoni caratteri morfo-funzionali. 167

Scelta dei riproduttori

assenza di ciuffo di lana in fronte; unghielli chiari; singoli e radi filamenti

Difetti tollerabili:

neri o nerastri nel vello bianco; lieve picchiettatura sulle guance, sulle orecchie e sugli arti

tendenti al marrone; presenza di qualche macchia bianca sulle aperture naturali, sul palato o

sulla lingua; presenza di folto sottovello.

Difetti da eliminare: ampia pigmentazione sulle guance, sulle orecchie e sugli arti; lieve

picchiettatura sulle guance, sulle orecchie sugli arti tendenti al rossastro.

MASSESE

Origine della razza

Razza originaria della valle del Forno in provincia di Massa Carrara.

Area di allevamento

Allevata in Toscana, in Emilia, in Liguria, in Umbria, con tendenza ad espandersi nel Veneto,

Lombardia, Lazio, Marche e Molise.

Consistenza

Al 1° gennaio 1984 capi n. 250.000 circa.

Tipo di allevamento

Viene allevata in piccoli e medi allevamenti in pianura e collina e montagna, in forma

semibrada, stanziale e transumante.

Descrizione della razza

La Massese è pecora da latte e quindi le caratteristiche che seguono devono essere riferite a questa

attitudine: l’animale in piena lattazione non deve avere carne superflua, le ossa costali devono

essere larghe e ben distanziate e l’aspetto generale deve evidenziare nevrilità e vigore.

Caratteri esteriori:

Taglia: media.

Testa: leggera, proporzionata, vigorosa, distinta con profilo superiore quasi rettilineo nelle

femmine, nel maschio presenta profilo leggermente montonino, occhi vivaci piuttosto

sporgenti, orecchie mobili e non troppo lunghe e sottili. Le mascelle ed il musello larghi, narici

ampie. Le corna leggere, nere, sempre presenti nel maschio seghettate e saldamente

impiantate con andamento a spirale; apicole rivolte anteriormente; nelle femmine le corna

sono più leggere ed esili. Preferibilmente l’attacco delle corna deve essere ravvicinato. La testa

non deve presentare lana.

Collo: il collo deve essere piuttosto allungato e sottile, leggero con ridotto vello. Le scapole

devono aderire perfettamente alle vertebre dorsali.

Tronco: le spalle devono essere fuse con il collo. Il petto ampio e potente perché l’ampiezza del

petto contribuisce ad aumentare la capacità toracica. La linea dorso-lombare deve essere

lunga, ben rilevata, rettilinea, il garrese poco pronunciato. Non devono esistere vuoti

retroscapolari o cinghiature, tanto meno depressione della linea dorsale ai lombi. La groppa

168

deve essere bene attaccata ai lombi, molto lunga e sufficientemente larga, leggermente

inclinata posteriormente; il sacro leggermente rilevato non costituisce difetto.

Mammella: deve essere bene attaccata sotto il ventre anteriormente, posteriormente deve

avere un attacco molto largo e molto alto, con profilo posteriore visto di lato rettilineo in linea

con le natiche o leggermente sporgente; il piano inferiore deve essere leggermente arrotondato

ai lati, mai superare in profondità i garretti. Vista posteriormente la mammella deve

presentare un giusto solco mediano provocato dal legame sospensorio robusto che sopporta

tutto il peso della mammella, onde assicurarne la durata. La mammella deve presentare la

rete venosa abbastanza evidente, essere povera di tessuto connettivo e adiposo. Deve

presentare pelle molto fine ed elastica, essere priva di peli; dopo la mungitura si deve ridurre

notevolmente di volume. I capezzoli devono essere di giuste dimensioni, inseriti bassi. Non

devono esserci capezzoli sovranumerari troppo accentuati

Arti: anteriori con appiombi perfetti per appoggiare piedi forti ben serrati e con unghioli alti

e chiusi. Posteriori ben distanziati tra loro, perfettamente in appiombo, leggeri mediamente

lunghi, con ossa robuste. Garretto forte ed asciutto, zoccolo ben serrato, di media grossezza

con suola alta specialmente nel tallone, pastoia corta.

Vello: aperto o semiaperto, a bioccoli conici con lana piuttosto liscia. Di colore grigio piombo,

con parte apicale meno scura nelle femmine e quasi nera nel maschio, sono accettati mantelli

di colore nero, marrone e grigio chiaro.

Pelle: pelle fine, pigmentazione nera o grigio ardesia al palato, alle aperture naturali ed allo

scroto. Caratteri biometrici adulti

Maschi Femmine

----------------------------------------------------------------

media coeff. var. media coeff. var.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Altezza al garrese cm. 85 7,8 77 4,3

Altezza toracica cm. 36 7,4 33 6,1

Larghezza media groppa cm. 24 8,3 22 9,1

Lunghezza tronco cm. 89 6,7 82 6,5

Circonferenza toracica cm. 98 4,8 94 4,2

Peso Kg. 90 11,1 65 15,4 169

Caratteri riproduttivi

(valori riferiti alle pecore adulte):

Razza con cicli estrali che si manifestano ad intervalli regolari per tutto l’anno.

Fertilità annua: 95%.

intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore matricine

Prolificità:135%.

intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua:128 % per le pecore che partoriscono una volta l’anno 180 % pel le pecore

che partoriscono 3 volte ogni 2 anni

intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

Età media al primo parto: 16 mesi.

Caratteri produttivi

la razza Massese ha una spiccata e preminente attitudine lattifera:

Latte: produzioni medie di razza al netto del latte poppato dall’agnello nei primi 30 giorni:

allevamento estensivo allevamento intensivo

Primipare lt. 70 lt. 120 in 100 giorni

Secondipare lt. 85 lt. 140 in 120 giorni

Pluripare lt. 90 lt. 150 in 120 giorni

percentuale media di grasso nella lattazione 6,2%;

percentuale media di proteine nella lattazione 5,3%. 170

Carne:peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 30 gg. 1 anno

Maschi singolo 4,5 13,5 65

gemellare 3,5 12,0 55

Femmine singolo 4,0 12,5 45

gemellare 3,0 11,0 40

Lana: produzione media in sucido:

Arieti Kg. 2,2

Pecore Kg. 1,5

Qualità mediamente ordinaria; adatta per materassi, tappeti e filati.

Indirizzo di miglioramento

La selezione degli ovini di razza Massese ha lo scopo di produrre soggetti sani, precoci sia per

lo sviluppo che per la produttività, di robusta costituzione, di conformazione corretta, fecondi,

prolifici, longevi, con spiccata e preminente attitudine lattifera, non disgiunta ad una buona

attitudine per la produzione della carne. È da favorire la tendenza, peraltro in atto, di

ottenere tre parti in due anni

Scelta dei riproduttori

depigmentazione, specie se localizzata nel palato, guance, aperture

Difetti da eliminare:

naturali e scroto;

vello biancastro o rossiccio e nappa, coda bianca; diffusione di lana alla testa, agli arti ed al

ventre; assenza di corna.

Nelle femmine inoltre: difetti della mammella per quanto attiene, volume, legamenti, forma e

tessitura; capezzoli impiantati alti 171

PINZIRITA

Origine della razza

Dagli ovini di razza asiatica o siriana del Sanson (Ovis aries asiatica) e precisamente dal ceppo

di Zackel, considerata autoctona della Sicilia.

Area di allevamento

Zone interne montane e sub montane della Sicilia.

Consistenza

La consistenza al 1° gennaio 1991 è di oltre 207.000 capi con caratteristiche ben definite su

una popolazione complessiva di poco meno di 700.000 capi riferibili a questo tipo genetico

(fonte A.R.A.S.).

Tipo di allevamento

L’allevamento è generalmente estensivo in medi e grandi allevamenti

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

Taglia: media o piccola in funzione dell’altitudine in cui vive.

piuttosto tozza, sia nel maschio che nella femmina, il profilo fronto-nasale varia dal

Testa:

rettilineo al lievemente montonino soprattutto negli arieti, di colore bianco, irregolarmente

picchiettato di color nero o marrone scuro. I maschi presentano corna robuste, anellate,

spiralate all’indietro e lateralmente in basso. Le orecchie sono medio piccole ed appuntite, con

portamento quasi orizzontale, il cui colore ricorda quello della testa. Possibilità di ciuffo di

lana mediamente corto in fronte.

Collo: breve e robusto, nella parte superiore rivestito di lana, mentre quasi nuda si presenta la

zona iugulare, in alcuni soggetti che vivono in alta montagna anche questa regione è ricoperta

di lana. Le tettole non sempre sono presenti.

Tronco: armonicamente sostenuto dagli arti. Torace ed addome sono di buona voluminosità,

la linea dorso lombare è pressoché rettilinea, con groppa ben sviluppata, coda lunga ma

sottile. Le spalle sono robuste ed il treno anteriore leggermente meno sviluppato del

posteriore. La mammella sviluppata, di forma globosa, ben attaccata, con pelle fine e

capezzoli piuttosto piccoli.

Arti: decisamente robusti con stinchi, garretti e ginocchia ben sviluppati, rivestiti di peluria il

cui colore ricorda quello della testa e delle orecchie, unghielli robusti di colore grigio ardesia,

talvolta viranti all’ocraceo e risultano armonicamente attaccati alla pastoia, flessibile ed

elastica.

Vello: di norma bianco, aperto con bioccoli lunghi e fini. Pelle e pigmentazione: pelle di color

rosa, talvolta pigmentata in nero o marrone. Tali pigmentazioni interessano, oltre testa e

orecchie, per lo più le estremità distali degli arti e più sporadicamente collo, petto e ventre. 172

Caratteri biometrici

-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------

adulti

Caratteri Biometrici Maschi Femmine

------------------------------------------------------------

media coeff. var. media coeff. var.

Altezza al garrese cm. 75 6,5 64 4,3

Altezza alla groppa cm. 76 7,5 66 3,8

Altezza toracica cm. 38 10,6 30 6,1

Larghezza media groppa cm. 28 15,1 22 9,1

Lunghezza tronco cm. 78 7,8 69 5,7

Circonferenza toracica cm. 102 11,6 87 6,2

Peso Kg. 72 11,6 47 6,6

Caratteri riproduttivi

(Valori riferiti a pecore adulte)

Fertilità:85%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore che hanno partorito ed il numero delle

pecore avviate alla monta)

Prolificità: 130%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero di pecore che hanno

partorito)

Fecondità annua: 110%

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

Età media al primo parto: 15 mesi 173

Caratteri produttivi

Razza ovina a prevalente attitudine alla produzione del latte.

LATTE (produzione media della lattazione di riferimento)

Primipara litri 80 + 24,68 in 100 giorni

Secondipara litri 120 + 29,67 in 180 giorni

Terzipara ed oltre litri 130 + 27,64 in 180 giorni

Percentuale media di grasso nella lattazione 6,4%

Percentuale media di proteine nella lattazione 5,0%.

Carne: peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 30 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi singolo 3,8 8,0 18,0 27,0 43,0

gemellare 3,0 7,0 16,0 25,0 40,0

Femmine singolo 3,4 7,0 17,0 25,0 39,0

gemellare 2,9 6,5 15,0 23,0 37,0

Lana: tosa annuale o 2 tose all’anno con produzione media (in sucido):

Arieti Kg. 2.5

Pecore Kg. 1.6

Qualità della lana mediamente ordinaria, adatta per materassi e tappeti.

Indirizzo di miglioramento

L’indirizzo produttivo è teso ad esaltare, in soggetti di discreta mole, costituzionalmente

robusti, corretti nella morfologia, precoci nello sviluppo e buoni utilizzatori dei pascoli poveri,

l’attitudine alla produzione del latte e, subordinatamente, della carne.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: presenza di pezzature poco estese alla testa ed al collo

Difetti da esclusione

Libro Genealogico:

Pecore: testa eccessivamente montonina. Orecchie larghe, lunghe con portamento pendente.

Vello pezzato nelle varie parti del tronco. Vello poco denso con abbondanti peli morti. Coda

larga alla base.

assenza di corna. Presenza di pezzature nel vello. Orecchie lunghe, larghe con

Arieti:

portamento pendente. Presenza di peli morti nel vello. Monorchidia. Coda larga alla base. 174

SARDA

Origine della razza

Origine autoctona.

Area di allevamento

Le pecore di razza Sarda oltre che nella sua terra di origine, la Sardegna, si va diffondendo in

quasi tutta la penisola. Nuclei sono altresì presenti in altri paesi del bacino mediterraneo ed in

particolare in Tunisia.

Consistenza

Al 1° gennaio 1984 capi n. 4.000.000 circa.

Tipo di allevamento

Per le sue notevoli capacità di ambientamento è presente nelle zone collinari e montane, in

condizioni di allevamento estensivo e nelle zone di pianura od irrigue in condizioni di

allevamento intensivo

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

Taglia: media.

distinta leggera, solitamente un pò allungata con profilo diritto o leggermente

Testa:

montonino nei maschi, faccia uniformemente bianca con espressione vivace, occhi grandi e

vivaci con leggero rigonfiamento palpebrale, narici larghe, bocca ampia, orecchie di media

grandezza o piccole, mobili, portate orizzontalmente e talvolta anche un pò pendenti, corna

assenti nelle femmine o poco sviluppate, assenti o rudimentali nei maschi.

Collo: ben unito alle spalle ed al petto, lungo ed esile nelle femmine, più forte e più robusto nei

maschi.

Tronco: allungato e di forma tronco-conica, garrese ben serrato, leggermente pronunciato e

piuttosto affilato nella pecora, più muscoloso nell’ariete; torace profondo e leggermente

piatto, spalle ben attaccate, leggere, giustamente inclinate ed in armonia con le regioni

circostanti; dorso forte e diritto; linea superiore corretta; lombi larghi e robusti allineati con

il dorso, ventre capace, arrotondato e ben modellato, fianchi pieni, larghi e profondi, groppa

leggermente spiovente, più lunga che larga, coscia piatta, scarna e ben discesa. Coda esile e

lunga. sferica, larga, ben sostenuta, forte negli attacchi, con tessitura morbida, spugnosa,

Mammella:

elastica, quasi floscia dopo la mungitura, bene irrorata dalla corrente sanguigna periferica e

con capezzoli proporzionati e ben diretti.

Vello: bianco, aperto, costituito da bioccoli appuntiti, con presenza di peli morti nel sottovello,

esteso fino a metà dell’avambraccio e poco sopra il garretto.

Pelle: pelle sottile, elastica e di colore bianco rosato, talora con lieve picchiettatura nera o

marrone sulla testa, negli arti, e, in genere nelle parti prive di lana. 175

Caratteri biometrici:

--------------------------------------------------------------------------------------------------------

adulti

Caratteri Biometrici Maschi Femmine

--------------------------------------------------------

media coeff. var. media coeff. var.

Altezza al garrese cm. 71 5,2 63 5,9

Altezza toracica cm. 32 6,2 29 6,2

Larghezza media groppa cm. 20 9,6 18 10,5

Lunghezza tronco cm. 74 5,8 66 6,1

Circonferenza toracica cm. 87 6,6 78 6,0

Peso Kg. 59 16,0 42 15,2

Caratteri riproduttivi

(valori riferiti alle pecore adulte)

Razza a poliestro continuo con un breve intervallo di anaestro

Fertilità annua: 96%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore matricine):

Prolificità:110% (in condizioni estensive)

150% (in condizioni intensive)

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua:106% (condizioni estensive)

144% (in condizioni intensive)

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

.

Età media al primo parto: 15 mesi. 176

Caratteri produttivi

Razza ovina a preminente attitudine alla produzione del latte.

Latte: produzioni medie di razza al netto del latte poppato dall’agnello:

allevamento allevamento estensivo intensivo

Primipare lt. 60 lt. 130 in 100 giorni

Secondipare lt. 90 lt. 170 in 180 giorni

Pluripare lt. 100 lt. 180 in 180 giorni

percentuale media di grasso nella lattazione 6,0%;

percentuale media di proteine nella lattazione 5,3%.

Carne: peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 30 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi singolo 3,8 10,4 17,5 35,3 44,6

gemellare 3,3 8,8 16,0 33,8 43,9

Femmine singolo 3,5 10,1 16,7 26,9 32,5

gemellare 3,1 8,5 15,6 26,7 32,1

Lana: produzione media in sucido:

Arieti Kg. 2,5

Pecore Kg. 1,1

Qualità grossolana; adatta per tappeti e materassi.

Indirizzo di miglioramento

È rivolto:

ad esaltare l’attitudine alla produzione del latte sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo;

a migliorare le caratteristiche della mammella per facilitare la mungitura; ad incrementare

la prolificità.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: presenza nel vello di pelo morto; presenza di ciuffo di lana sulla fronte;

presenza di corna nelle femmine e corna rudimentali nei maschi.

lana merinizzata, vello nero o marrone,groppa eccessivamente spiovente,

Difetti da eliminare:

scarsa fecondità, difficoltà alla mungitura. 177

SCIARA O MOSCIA CALABRESE

Origini e Diffusione

Popolazione autoctona facente parte del gruppo a lana “moscia”. Si trova nella provincia di

Cosenza e di Catanzaro. Consta di circa 15.000 capi di cui molti sono derivati. L’ambiente di

allevamento è l’alta collina con pascoli molto poveri e scoscesi, che solo un animale rustico

come la Sciara può utilizzare. L’allevamento è stanziale ed il pascolo è la sola base alimentare.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia Medio-leggera.

Testa Fine, leggera, schiacciata lateralmente, a profilo rettilineo o leggermente camuso.

Orecchie corte, strette, portate orizzontalmente.Acorne, con qualche eccezione.

Tronco Di diametri trasversali e longitudinali modesti. Profilo rettilineo con groppa in leggero

rilievo.

Vello Bianco, aperto, costituito da bioccoli conici, lunghi e leggeri.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: Nessuna particolare

segnalazione

Caratteri Biometrici e

Riproduttivi Maschi Femmine

Altezza

al garrese cm 70-75 55-60

Peso Kg 60-65 45-50

Fertilità: si ottiene un parto all’anno con

un tasso di gemellarità del 10%. 178

Caratteri produttivi

Popolazione allevata per il latte.

Carne:ottenuta con agnelli di 8-10 kg o di 5-6 kg macellati per ottenere il caglio.

modeste quantità e qualità.

Lana:di

Latte:50-60 kg per lattazione che dura 150-180 giorni

Indirizzi di gestione della riproduzione

Sui capi derivati allevati in zone migliori si sta attuando l’incrocio di sostituzione con la

Comisana, la Pinzirita, la Barbaresca, la Sarda per migliorare la produttività. Per le aree più

impervie si ritiene tuttavia insostituibile. L’unico pericolo che corre è l’abbandono di queste

zone.

Popolazione ovina alla quale dovrebbe essere rivolta particolare attenzione perché la

consistenza numerica consente lo sviluppo di programmi di miglioramento genetico.

VALLE DEL BELICE

Origine della razza

Da ripetuti incroci tra ovini di razza Pinzirita, Comisana e Sarda e successivo meticciamento

selettivo e riproduzione in consanguineità.

Area di allevamento

La pecora della Valle del Belice è presente oltre che nella omonima valle in provincia di

Agrigento anche nei territori della provincia di Trapani. Negli ultimi anni si va diffondendo

anche nelle provincie di Palermo, Enna, Catania e Messina. Diversi riproduttori sono stati

commercializzati anche in Calabria, nella Basilicata ed in Puglia.

Consistenza

Al 31 dicembre 1994 circa 60.000 capi

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

media.

Taglia:

Testa: fine, allungata, leggera, di colore bianco. Il contorno degli occhi è spesso interessato da

una orlatura di colore rosso più o meno scuro talora anche color caffè, ovvero da una

pigmentazione, dello stesso colore a livello della rima oculare. Sono presenti anche soggetti

con una pigmentazione frastagliata di colore rosso molto chiaro che può interessare anche

parte delle guance; talvolta tale pigmentazione assume la tonalità caffé prima descritta.

Acorne nelle femmine e con possibilità di corna anulate e spiralate all’indietro nei maschi. Le

orecchie sono di media grandezza o tendenzialmente piccole portate orizzontalmente e

talvolta con portamento semipendente; spesso si presentano con la punta pigmentata di un

colore simile a quello descritto per la testa.

Collo: sottile medio-lungo, solitamente scarsamente fornito di lana. Presenza o no di tettole in

ambo i sessi. 179

Tronco: ben sviluppato, allungato, con buoni diametri trasversali, garrese poco sviluppato.

Regione dorso-lombare a profilo rettilineo. Groppa mediamente sviluppata sia in lunghezza

che in larghezza.

grande volume, spesso quadrata con ampia base di attacco, ben sostenuta con

Mammella:di

attacchi forti. Prima della mungitura si presenta molto voluminosa, di consistenza spugnosa al

tatto, floscia e flessuosa dopo la mungitura. Capezzoli solitamente proporzionali, talora di

dimensioni notevoli, ben diretti. Presenza di capezzoli soprannumerari. Rete retroaddominale

venosa particolarmente appariscente.

Vello: bianco aperto a bioccoli conici talora appuntiti, con lana corta in tutta la zona caudale;

presenza di peli morti nel sottovello.

Pelle: elastica sottile, di colore bianco roseo, zona caudale e genitale rosea.

CARATTERI BIOMETRICI

a 18 mesi adulti

Maschi Femmine Maschi Femmine

Altezza al garrese cm. 74.05 4.53 70.29 3.53 85.36 7.93 73.37 3.61

Altezza alla groppa cm. 74.97 4.64 71.37 3.31 85.46 7.60 74.03 3.52

Altezza toracica cm. 33.90 3.62 31.60 3.22 37.6 4.51 33.10 1.73

Lunghezza groppa cm. 38.07 4.04 35.80 5.86 43.83 2.73 39.56 4.89

Larghezza groppa cm. 23.70 1.89 23.25 2.08 26.99 1.32 24.68 1.92

Lunghezza tronco cm. 72.00 5.02 70.84 5.18 84.16 5.26 75.51 3.78

Circonf. toracica cm. 8 8.83 7.42 86.28 7.36 101.15 4.36 93.95 5.97

Peso Kg. 90.20 15.2 58.8 9.79 100.20 21.17 71.7 9.79 180

Caratteri riproduttivi:

Razza poliestrale continua.

Fertilità annua: 95%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore matricine)

Prolificità: 145%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua:138%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

Età media al primo parto: 15 mesi.

Caratteri produttivi:

Razza ovina da latte

Latte: (produzione media della lattazione di riferimento esclusi i primi 30 giorni di

allattamento)

Primipara litri 150±37.09 in 100 giorni

Secondipara l litri 250±50.99 in 200 giorni

Terzipara ed oltre litri 270±69.88 in 200 giorni

Percentuale media di grasso nella lattazione: 6,0%

Percentuale media di proteine nella lattazione: 5,5%

Carne: Peso medio dei soggetti in kg

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 30 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi singolo 4,5 8,7 22,5 45,5 61,0

gemellare 3,7 8,0 20,5 45,0 60,5

Femmine singolo 3,8 7,6 17,5 35,8 52,5

gemellare 3,2 7,0 15,0 34,2 51,0

Lana: tosa annuale con produzione media

(in sucido):

Arieti Kg. 2,2

Pecore Kg. 1,5

Qualità della lana mediamente ordinaria; adatta per materassi

Indirizzo di miglioramento

L’attività di selezione sulla razza Valle del Belice si propone di esaltare l’attitudine alla

produzione quantitativa e qualitativa del latte, migliorare la conformazione della mammella,

con particolare riguardo alla dimensione dei capezzoli, mantenendone tuttavia, la attuale 181

voluminosità. La rusticità e la buona prolificità dovranno comunque essere tenuti in debita

considerazione per il mantenimento ai livelli attuali.

Scelta dei riproduttori

presenza di maculature agli arti, presenza di corna nelle femmine, lieve

Difetti tollerabili:

profilo montonino nelle femmine.

Difetti da eliminare: pezzature di colore rosso più o meno intenso nel vello,

pigmentazione rosso mattone interessante l’intera superficie delle guance e il collo. Presenza

di padiglione auricolare molto ampio o molto ridotto, in alcuni casi assenza dello stesso. Nei

maschi testa decisamente montonina. 182

RAZZE ITALIANE DA CARNE

ALPAGOTA

APPENNINICA

BERGAMAGNA

BIELLESE

BRIANZOLA

CORNIGLISE

FABBRIANESE

ALPAGOTA

Origini e diffusione

Popolazione autoctona che ha la sua zona di origine nell’Alpago, area geografica montana

ben definita ad est di Belluno. Classificata dal Mason tra le pecore Alpine, ha probabilmente

origini comuni con la pecora Lamon. Allevata in passato in purezza o incrociata con la pecora

Lamon, con la quale si è cercato di sostituirla, ha mantenuto le sue caratteristiche di rusticità

e frugalità coniugate con la sua mole ridotta. La pecora Alpagota viene allevata

principalmente nella zona omonima della provincia di Belluno, ma si sono anche alcune

greggi in provincia di Treviso. Viene allevata principalmente in greggi di piccole dimensioni

con il sistema semistanziale, che prevede la stabulazione permanente nel periodo invernale, il

pascolo nelle zone limitrofe alle aziende in primavera e in autunno e l’alpeggio estivo.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia: Media

Acorne, in entrambi i sessi, proporzionata, con profilo lievemente montonino nelle

Testa:

femmine e montonino nei maschi; le macchie che coprono la testa sono più o meno estese e

numerose, di colore bruno con varie sue tonalità e raramente nero. Le orecchie, pure

maculate, sono generalmente di media lunghezza, frequentemente possono essere corte ed in

minore misura lunghe o assenti.

Di media lunghezza ben attaccato al tronco e alla testa.

Collo:

Tronco: Di media lunghezza e proporzionato all’altezza dell’animale. Torace poco profondo.

Profilo dorso lombare diritto o leggermente insellato. Groppa mediamente sviluppata in

lunghezza ed in larghezza e leggermente spiovente. Addome voluminoso. Coda lunga sino a

sotto il garretto.

Arti: Solidi e leggeri, proporzionati e mediamente lunghi.

Vello: Bianco, aperto o semiaperto, copre tutto il tronco e la parte prossimale degli arti, si

estende al collo, alla base del cranio, alla coda, a volte sulla fronte. La testa e la parte

rimanente degli arti sono generalmente privi di lana. 183

Pelle: Rosea ed elastica. Lingua e palato di colore rosa o grigio, con o senza macchiettatura.

Testa ed arti, sono coperti da macchie più o meno estese e numerose, di colore bruno o di sue

tonalità, generalmente più scure, più raramente le macchie possono essere anche di colore

nero.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro – Assenza completa di

maculatura. Caratteri biometrici e riproduttivi

Media d.s.

Altezza al garrese cm 67 3.1

Altezza toracica cm 29 1.7

Larghezza media della groppa cm 21 1.4

Lunghezza del tronco cm 70 3.2

Circonferenza toracica cm 83 5.0

Peso kg 50 7.8

Prolificità % 146%

Caratteri produttivi

Attitudine produttiva: carne.

Peso degli agnelli:

alla nascita Kg 4,5

a 30 gg Kg 13

a 60 gg Kg 19 184

peso alla macellazione degli agnelli Kg. 15-20.

Carne:

Latte: dopo lo svezzamento degli agnelli la pecora viene a volte munta per circa 100 giorni e

fornisce 100 Kg. di latte.

Lana: Kg. 2,5 – 3.

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’indirizzo di gestione della riproduzione deve essere volto alla conservazione della rusticità e

prolificità della razza che la caratterizzano particolarmente.

La produzione principale è quella della carne.

APPENNINICA

Origine della razza

Razza autoctona delle provincie citate nell’area di allevamento.

Area di allevamento

Provincie di Arezzo, Firenze, Grosseto, Siena, Perugia e Terni. È diffusa anche in molte altre

zone dell’arco appenninico Centro-Meridionale.

Consistenza

Al 1° gennaio 1983 capi n. 160.000 circa.

Tipo di allevamento

Nella media ed alta collina ed in montagna; in forma semibrada, stanziale e transumante.

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

medio-grande.

Taglia:

Testa: acorne, non eccessivamente pesante, profilo rettilineo o leggermente arcato. Orecchie

di media lunghezza portate orizzontali o leggermente pendenti.

Collo: di media lunghezza, bene attaccato.

Tronco: relativamente lungo con altezza al garrese quasi pari a quella della groppa. Petto

largo. Groppa con buon sviluppo sia un larghezza che in lunghezza.

Arti: solidi e relativamente lunghi.

Vello: bianco, aperto o semiaperto, con testa, parte ventrale del collo, basso ventre e arti nudi.

Pelle: pelle e mucose rosee. 185

CARATTERI BIOMETRICI 18 MESI ADULTI

Maschi Femmine Maschi Femmine

media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var.

Altezza al garrese

cm. 72 5,9 66 5,7 77 6,4 69 6,3

Altezza alla groppa

cm. 73 5,2 67 4,5 77 5,2 70 5,4

Altezza toracica

cm. 32 6,4 30 6,1 35 5,3 32 5,7

Larghezza media

groppa

cm. 23 13,2 22 14,8 25 14,8 24 15,7

Lunghezza tronco

cm. 71 5,7 69 6,4 79 5,8 73 6,0

Circonferenza toracica

cm. 85 7,1 79 7,1 95 7,0 87 7,3

Peso 64 13,5 46 17 78 13,4 56 15,7

Caratteri riproduttivi:

Fertilità:90%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore avviate alla monta)

Prolificità: 129%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua:116% A

170% B

A) per le pecore che partoriscono una volta l’anno:

B) pel le pecore che partoriscono 3 volte ogni 2 anni

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine):

16 mesi

Età media al primo parto: 186

Caratteri produttivi:

Razza ovina a preminente attitudine alla produzione di carne

Carne: peso medio dei soggetti in Kg. (pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi singolo 4,3 14,7 25,0 41,7 52,6

gemellare 3,2 13,8 22,8 39,2 49,3

Femmine singolo 4,1 13,5 22,6 35,1 40,2

gemellare 2,9 13,0 20,8 32,4 37,7

Latte: produzione indicativa:

litri 100-120 (6-7% di grasso),

in massima parte poppato dall’agnello.

Lana: produzione media in sucido:

Arieti Kg. 2,5

Pecore Kg. 1,5

Qualità grossolana, da materasso

Indirizzo di miglioramento

Pur non trascurando i caratteri di resistenza, di rusticità e le attitudini produttive del latte (nella fase

di allattamento) e della lana, l’indirizzo di miglioramento è quello di esaltare la produzione di carne,

cercando fra l’altro di aumentare la prolificità.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: parziale presenza di ciuffo in fronte, di lana nella parte ventrale del collo,

nel basso ventre e nelle parti prossimali degli arti; profilo leggermente montonino sia nei

maschi che nelle femmine;

Difetti da eliminare: macchie al vello di qualsiasi colore.Pigmentazione della faccia, delle

aperture naturali, dell’addome e degli arti; arti eccessivamente lunghi o corti. Profilo

decisamente montonino, orecchie troppo lunghe e pendenti. Corna ancorché accennate sia nei

maschi che nelle femmine. 187

BERGAMASCA

Origine della razza

Di probabile remota provenienza sudanica, etnicamente è da collocare nel gruppo delle razze

alpine, alle quali si avvicina per caratteri morfologici ed attitudinali, pur distinguendosi da

esse specialmente per la maggiore taglia.

Area di allevamento

In provincia di Bergamo, nei comuni dell’altopiano di Clusone e quelli limitrofi; la razza

interessa, per la transumanza da essa praticata, buona parte delle provincie lombarde; essa

inoltre è andata progressivamente diffondendosi, anche in forma stanziale, ma soprattutto

come razza incrociante in altre regioni (particolarmente nelle Marche, Umbria, Abruzzo,

Molise, Puglia, Calabria, Liguria ed Emilia, ecc.).

Consistenza

Al 1° gennaio 1983 capi n. 95.000 circa.

Tipo di allevamento

Per la grande maggioranza i greggi di notevole consistenza della Lombardia praticano a

tutt’oggi la transumanza, che si effettua tra i pascoli prealpini ed alpini (tarda primavera -

inizio autunno) ed ampie zone di pianura ove le greggi, nel periodo invernale, utilizzano

risorse foraggere marginali, per lo più gratuite, attraverso spostamenti continui. piccoli greggi

stanziali, solitamente semibradi, si hanno sia nelle zone pede-montane e montane lombarde,

sia nelle regioni dell’Italia Centrale sopra menzionate

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

molto grande.

Taglia:

acorne, piuttosto lunga ma proporzionata, a profilo montonino specie nei maschi;

Testa:

orecchie lunghe, larghe e pendenti lateralmente; bocca e narici ampie.

Collo: di media lunghezza, ben attaccato al tronco.

Tronco: di lunghezza notevole, lievemente superiore alla altezza dell’animale; petto largo e

prominente; torace in generale largo, alto e profondo con dorso dritto e lombi lunghi e

robusti; groppa lievemente inclinata con buono sviluppo in lunghezza ed in larghezza; ventre

voluminoso ma non rilasciato; mammelle voluminose, globose, ben attaccate, con capezzoli di

giusta lunghezza.

Arti: lunghi e mediamente robusti, con articolazioni larghe e spesse; appiombi corretti, coscia

ed avambraccio muscolosi; unghielli voluminosi, ben conformati e duri.

bianco, esteso al collo, a tutto il tronco escluso il basso ventre, agli arti almeno sino al

Vello:

terzo inferiore dell’avambraccio e della gamba. Il tipo di vello va dal semichiuso al

semiaperto; il grado di finezza della lana oscilla tra i 40 e i 48 micron e si presenta lunga, con

poca giarra.

Pelle : rosea, untuosa; mucosa orale rosea; unghielli chiari 188

a 18 mesi adulti

Maschi Femmine Maschi Femmine

media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var.

Altezza al garrese

Cm. 82 3,1 78 3,0 87 3,1 79 3,4

Altezza alla groppa

cm. 81 2,8 78 3,0 87 3,0 79 3,4

Altezza toracica

cm. 34 4,8 32 4,7 38 4,5 34 4,4

Larghezza media groppa

cm. 24 7,1 24 7,2 25 6,7 25 6,9

Lunghezza tronco

cm. 86 5,6 82 4,1 92 4,6 84 3,6

Circonferenza toracica

cm. 100 3,9 96 5,0 110 3,1 101 5,2

Peso Kg. 82 8,3 69 9,1 111 8,3 80 10,8

Caratteri riproduttivi:

Fertilità:95%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore matricine)

Prolificità:148%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua:190%

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

13 mesi.

Età media al primo parto: 189

Caratteri produttivi

Razza ovina a preminente attitudine alla produzione di carne

Carne: peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg 90 gg 6 mesi 1 anno

-----------------------------------------------------------------

Maschi singolo 4,5 17 31 48 75

gemellare 3,5 15 29 46 73

Femmine singolo 4,3 17 31 45 68

gemellare 3,0 15 28 43 66

Latte: litri 160-180 abitualmente poppato dall’agnello.

Lana: con produzione media in sucido (da due tose nell’anno):

Arieti Kg. 5,0

Pecore Kg. 4,1

Qualità intermedia

Indirizzo di miglioramento

L’attuale orientamento è quello di esaltare la già pregevole attitudine alla produzione della

carne consolidando la riduzione del periodo interparto che permetterà di ottenere i tre parti

nei due anni ed aumentare la già soddisfacente gemellarità. Non si dovrà trascurare il

miglioramento quanti-qualitativo della produzione della lana e conservare alla razza le sue

peculiari doti di rusticità. Si dovrà mirare principalmente ad aumentare la precocità di

sviluppo, la resa alla macellazione (soprattutto attraverso il miglioramento della muscolosità

della coscia e dei lombi); si dovrà anche tendere ad accrescere la produzione di lana,

orientandosi verso un tipo di finezza intermedia con bassissima presenza di giarra.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: appiombi irregolari, cinghiatura, insellatura del sorso; accentuata

depressione fra il garrese ed il collo; ventre rilasciato; scarso sviluppo delle mammelle; vello

che, pur avendo buoni o discreti caratteri generali, presenta molta giarra.

Difetti da eliminare: presenza di corna; pigmentazione della faccia, delle aperture naturali,

dell'addome e degli arti; mucosa orale pigmentata; vello pezzato o grigio; prognatismo

accentuato; vello difettoso per scarsa estensione o poca foltezza ed omogeneità e purezza. 190

BIELLESE

Origine della razza

Di probabile remota derivazione dell’Ovis Aries sudanica, è da collocare etnicamente nel

gruppo delle razze ovine alpine a orecchie pendenti e profilo montonino.

Area di allevamento

Tutto il Piemonte soprattutto nelle provincie di Vercelli, Torino e Cuneo; la zona tipica di

allevamento è il comprensorio di Biella e della Valsesia in provincia di Vercelli. La razza è

inoltre presente nella bassa Valle di Aosta e in limitate zone del Piacentino e della Lombardia

ove numerose greggi praticano la transumanza.

Consistenza

Al 1° gennaio 1983 capi n. 40.000 circa.

Tipo di allevamento

La maggioranza dei greggi di media consistenza praticano la transumanza, estiva sui pascoli

prealpini e alpini, svernando in bassa montagna o in aziende di pianura; in provincia di

Vercelli, i greggi di grande consistenza (alcune centinaia di capi) praticano l’allevamento

nomade utilizzando d’estate i pascoli prealpini e alpini e sfruttando nelle altre stagioni le

risorse foraggere marginali (ripe, boschi, residui di risaie, flora di baraggia, ecc.) mediante

spostamenti continui anche d’inverno

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

molto grande.

Taglia:

proporzionata alla taglia, senza corna in ambo i sessi; profilo lievemente montonino,

Testa:

piùpronunciato nei maschi; orecchie lunghe, larghe,pendenti oltre la regione della gola.

Collo: lungo.

Tronco:lungo, profondo, con profilo dorso-lombare diritto; groppa larga, muscolosa,

piuttosto spiovente; addome voluminoso.

lunghi asciutti con articolazioni robuste; appiombi corretti.

Arti:

Vello: bianco, esteso al collo, al tronco (più limitatamente al ventre), alla parte prossimale

dell’avambraccio e della gamba. È di tipo semi-aperto con bioccoli conici; i filamenti di lana

sono lunghi, piuttosto grossolani e frammisti a giarra.

Pelle: pelle, palato e mucose apparenti rosei, unghielli giallo-ambrati 191

Caratteri biometrici:

a 18 mesi adulti

Caratteri Biometrici Maschi Femmine Maschi Femmine

--------------------------------------------------------------------------------------

media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var.

Altezza al garrese

cm. 82 3,7 81 3,9 86 2,9 81 4,3

Altezza alla groppa

cm. 83 3,7 82 4,3 87 3,3 82 4,5

Altezza toracica

cm. 34 5,4 33 6,6 37 2,2 35 7,1

Larghezza media groppa

cm. 25 12,6 26 9,6 28 9,4 27 9,5

Lunghezza tronco

cm. 84 5,8 80 5,4 87 5,7 81 5,8

Circonferenza toracica

cm. 103 4,8 100 7,2 107 3,9 105 7,5

Peso KG 82 8,7 73 13,2 100 9,0 82 10,3

Caratteri riproduttivi:

Fertilità annua: 90%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore avviate alla monta)

Prolificità: 140%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua:

(rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

126% (A)

189% (B)

A) pecore che partoriscono una volta l’anno:

B) pecore che partoriscono 3 volte ogni 2 anni:

Età media al primo parto: 15 mesi. 192

Caratteri produttivi:

Razza ovina a preminente attitudine alla produzione di carne.

Carne: peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschio singolo 5,0 17,5 27 40 65

gemellare 4,0 15,0 24 35 62

Femmina singolo 4,5 17,0 26 36 55

gemellare 3,8 14,0 23 32 50

Latte: produzione indicativa:

litri 120-140, compreso il latte poppato dall’agnello.

produzione media in sucido:

Lana:

(tosa annuale in montagna; due tose all’anno in pianura)

Arieti Kg. 3,5

Pecore Kg. 3,0

Qualità ordinaria; adatta per materassi, imbottite, tappeti, ecc.

Indirizzo di miglioramento

Esaltare la produzione della carne attraverso il miglioramento della conformazione con

particolare riguardo alla muscolosità della coscia e dei lombi. Nell’azione selettiva, il carattere

gemellarità potrà essere considerato in relazione con le differenti zone di allevamento e gli

inerenti indirizzi produttivi. È indispensabile, inoltre, conservare alla razza le sue peculiari

doti di rusticità e di frugalità, che le consentono un ottimo adattamento a condizioni

ambientali anche difficili.

Scelta dei riproduttori

a) Difetti tollerabili:

corna rudimentali nei maschi; lieve pigmentazione del musello e delle estremità degli arti nelle

femmine.

b)Difetti da eliminare:

presenza di corna nelle femmine; corna più che rudimentali nei maschi; vello nero o pezzato

nero; pigmentazione parziale del corpo e delle muscose apparenti; depressione accentuata del

garrese; mammella atrofica o scarsamente sviluppata. 193

BRIANZOLA

Origini e diffusione

La popolazione Brianzola per la sua morfologia è riconducibile al gruppo delle pecore alpine

giganti da carne.

In passato, fino all’ultimo conflitto mondiale, si era diffusa e tipizzata raggiungendo in quegli

anni la massima espansione numerica, allora la popolazione superava i quattromila capi con

circa un migliaio di soggetti. Patrimonio economico, culturale e sociale della Brianza fu

allevata con maggiore interesse nella fascia pedemontana, dove ha lasciato molte tracce della

sua antica presenza, raccolte nella pubblicazione “La pecora Brianzola: notizie storiche e

ricerche zootecniche” edita dalla Comunità Montana del Lario Orientale (LC).

Il primo a descriverla fu Formigoni (1940 et 1942), veterinario referente per la Cattedra

Ambulante di Agraria e, in seguito, il direttore dell’Ispettorato Provinciale Agrario di Como.

Il quale la classificò come popolazione autoctona lombarda di taglia pesante, molto prolifica

con grandi capacità materne e collocabile fra gli animali a forte attitudine produttiva per il

carattere carne, meno evidenti, rispetto a quest’ultimo carattere, ma ugualmente eccellenti, si

dimostravano le produzioni di latte e lana.

Nell’immediato dopoguerra, le mutate condizioni socio-economiche della zona d’origine, ne

hanno decretato, in sintonia con il trend nazionale del settore ovi-caprino, un rapido declino.

La popolazione, prima di recenti interventi di salvaguardia operati dalla Comunità Montana

del Lario Orientale, era arrivata ai limiti della sopravvivenza essendosi anche fortemente

ridotto l’areale di allevamento, ma la sua importanza storica fu sufficiente però per destare

interesse a garantirsi la citazione in autorevoli e recenti pubblicazioni (F.A.O., 1993 et Pro

specie rara, 1995) a garanzia della sua presenza sul territorio brianzolo.

Il rinnovato interesse della politica comunitaria nell’allevamento zootecnico, ha tuttavia

riportato in primo piano l’importanza del recupero dei genotipi con forte adattamento a

specifiche condizioni ambientali. La pecora Brianzola rimane, nell’area prealpina lecchese,

l’ultima risorsa genetica ovina locale in grado di soddisfare i principi della politica di

salvaguardia intrapresa in questi anni dall’U.E.

Descrizione della popolazione

Attualmente la popolazione si caratterizza, nel rispetto degli storici canoni morfologici

descritti dal Formigoni (1940), con animali di grande taglia, ma mai grossolani non

grossolano, con testa leggera e adorne a profilo fronto-nasale montonino. Le orecchie sono

pendule, sottili e non conferiscono mai un aspetto pesante alla testa. Il vello è di colore bianco

ed esteso su tutto il tronco ma lascia nude le zone del ventre, della bassa spalla della coscia,

delle gambe e della testa, questo rende più facili le operazioni di tosatura. I bioccoli sono

normalmente semiaperti o semichiusi di forma cilindro conica. Il peso medio nelle femmine è

di 64 ± 9,1 chilogrammi, mentre i soggetti maschi pesanti si attestano attorno al quintale (Noè

et Al., 1998). Sono animali capaci di svezzare abitualmente una coppia d’agnelli, senza ricorso

ad integrazione alimentari per la prole, il che depone a favore di un apparato mammario

efficiente e funzionale.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia:Medio-grande.

Testa: Sviluppata in lunghezza ma ben proporzionata, acorne, profilo fronto-nasale

montonino più accentuato nei maschi, orecchie pendenti lunghe mai portate in avanti o

divaricate rispetto all’asse longitudinale del corpo.

Ben proporzionato.

Collo: 194

Di buona lunghezza nel rispetto della mole, di poco superiore all’altezza al garrese,

Tronco:

anteriore dell’animale ben sviluppato con petto possente ma proporzionato, torace profondo,

linea dorsale corretta, buon sviluppo anche del posteriore con groppa poco spiovente.

Arti: Sviluppati in lunghezza, robusti anche nelle articolazioni ma senza scadere nel

grossolano, ossa relativamente fini, appiombi normalmente corretti.

Tabella 1: Misure morfometriche medie delle pecore Brianzole (40 soggetti)

Media D.S. Dispersione

Altezza al garrese cm 75,4 2,9 0,038

Altezza alla spina sopra sacrale cm 76,5 3,1 0,041

Altezza toracica cm 30,9 1,6 0,051

Lunghezza della groppa cm 23,2 1,6 0,068

Lunghezza del tronco cm 77,3 4,3 0,056

Circonferenza toracica cm 90,9 5,7 0,063

Peso kg 64,0 9,1 0,143

Noè L., Brambilla L.A., Corti M., Greppi G.F. (1998) “Misurazioni morfometriche della

popolazione ovina autoctona Brianzola” XIII Congresso Nazionale S.I.P.A.O.C.,

Palermo. 195

Area di Allevamento

Era anticamente ubicata nel triangolo compreso tra Como, Lecco e Monza. Attualmente

l’areale di conservazione della popolazione è ubicato nella fascia pedemontana della Brianza

compresa tra i comuni di Cesana Brianza, Civate, Galbiate, Proserpio, Suello e Valmadrera.

In tale areale si contano circa trenta allevamenti, per un totale di circa 700 capi allevati in cui

si ritrovano soggetti riconducibili allo standard di popolazione (oltre 250 capi).

Area di primaria espansione risulta tutta la Brianza (che comprende le province di Como,

Lecco, Milano e Varese). La provincia di Sondrio si può ragionevolmente intendere come area

di secondaria espansione in virtù dei fortissimi legami che si realizzano tra la Brianza e le valli

del Mera e dell’Adda sotto l’aspetto zootecnico.

Sistema di allevamento

Il sistema di allevamento è di tipo familiare stanziale rivolto principalmente all’integrazione

di reddito attraverso l’autoconsumo di carne e la vendita a livello locale.

I soggetti vengono normalmente allevati in piccoli greggi e accuditi dai singoli allevatori

durante il periodo che va dall’autunno fino alla primavera. Durante questo periodo, ad

esclusione dei mesi centrali più freddi, i greggi vengono fatti alimentare nei prati pascoli

situati nelle zone limitrofe ai ricoveri. Solo durante il periodo estivo gli allevatori riuniscono

gli animali in greggi più numerosi e gli animali vengono affidati ad un unico pastore. Nel

periodo estivo quindi vengono raggiunti pascoli più alti senza mai superare i 1300 di

altitudine.

Il sistema di allevamento impone quindi un’alimentazione di tipo tradizionale a base di

pascolo durante il periodo primaverile, estivo e autunnale e di fieno durante il periodo

invernale. La relativa ridotta consistenza dei greggi permette l’auto produzione di fieno e

spesso anche dei cereali che vengono somministrati come integratori durante i periodi di

maggiore fabbisogno ad esempio in preparazione dei parti e durante la montata lattea. I parti

normalmente avvengono nel periodo autunno-invernale al ritorno dall’alpeggio o durante il

periodo primaverile - estivo a seguito delle monte estive nel primo caso e invernali nel

secondo.

Questo tipo di gestione influenza anche la scelta dei riproduttori maschi, infatti pur essendo

già regolamentata dalla salita all’alpeggio dei soli arieti corrispondenti alle caratteristiche di

razza, gli allevatori preferiscono comunque utilizzare per la rimonta interna i soggetti nati

dalle monte invernali sui quali è più facile risalire alla paternità.

Consistenza

Attualmente la popolazione censita e in fase di studio supera i 200 animali, sui quali si è

operata una valutazione morfologica di corrispondenza allo standard e sui quali è stata

intrapresa l’identificazione genealogica. Si stima che l’attuale popolazione raggiunga i 500

capi.

Indirizzo produttivo

Viene allevata principalmente per la carne ottenuta dalla macellazione degli agnelli durante il

periodo pasquale e natalizio. La macellazione avviene normalmente ad un peso di circa 15 –

20 Kg di peso vivo anche se è sempre più richiesto un animale più pesante macellato al peso di

40 kg di peso vivo. Il latte viene normalmente utilizzato direttamente dall’agnello e viene

prodotto quasi sempre in quantità sufficiente per portare allo svezzamento anche tre agnelli

per parto, essendo molto alta la prolificità di questa razza. Attualmente sono anche in corso

valutazioni sugli accrescimenti degli agnelli che hanno interessato circa un centinaio di capi.

La lana pur essendo prodotta in quantità discrete, 2 – 3 kg anno, non viene utilizzata. Recenti

iniziative locali in province limitrofe fanno però intravedere possibili sbocchi anche per 196

questa produzione che attualmente incide solo negativamente sul bilancio aziendale.

Parametri riproduttivi

Animale poliestrale, stagionale, concentra i periodi di parto nell’autunno inoltrato o

nell’inverno e nel periodo tardo primaverile o estivo. E’ possibile raggiungere tre parti in due

anni con una gemellarità molto alta (circa 80%). Alta risulta la frequenza dei parti trigemini.

Orientamento d’intervento

E’ in atto un piano di consolidamento della popolazione che agisce su più fronti con il

principale fine di incrementare numericamente la popolazione ovina Brianzola.

Altri punti di intervento si configurano in:

conclusione della fase investigativa caratterizzata dall’individuazione dei soggetti e degli

allevamenti esistenti;

proseguimento del rilievo delle misure morfometriche, ad implemento delle esistenti, al fine di

argomentare con maggiore supporto numerico i dati morfologici;

potenziamento dell’aspetto divulgativo, per ampliare la conoscenza della popolazione anche

fuori dell’areale d’origine, attraverso pubblicazioni e partecipazione a fiere zootecniche;

valorizzazione del prodotto carne favorendo una promozione dell’immagine dell’agnello

brianzolo. 197

CORNIGLIESE

Origine e diffusione

Popolazione originaria dell’alto appennino parmense (Corniglio, m. 1500 S.M. ), fu ottenuta

alla metà del 700 dai Borboni di Parma mediante l’incrocio fra una razza locale e il merinos

spagnolo per migliorare la qualità della lana, a quei tempi il prodotto più apprezzato della

pecora. Agli inizi del 900 ne fu aumentata la mole per una maggiore produzione di carne

mediante l’immissione di montoni bergamaschi. E’ denominata anche “ mucca di Corniglio “

per la pelle molto abbondante della gola e “ Borgotarese “ da Borgo Val di Taro. Attualmente

è in fase di estinzione a causa del passaggio dell’attività agrozootecnica a quella turistica

verificatosi negli ultimi decenni in tutto l’Appennino parmense. Presenta buona versatilità in

ogni condizione climatica ed ambientale. E’ bene adattata alle zone collinari calanchive

dell’Emilia Romagna con forte siccità estiva ed inverni rigidi.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia :Grande.

Testa : Acorne ed a profilo montonino, più o meno picchiettata e macchiata di nero. Orecchie

lunghe, larghe e cadenti lateralmente.

Collo: Di media lunghezza, forte, ben attaccato alle spalle.

Tronco :Lungo: petto e groppa larghi. Masse muscolari compatte.

Apparato Mammario: Mammella sferica, ben sostenuta, spugnosa, capezzoli lunghi,

divaricati.

Arti: Robusti e ben piantati, più o meno picchiettati e macchiati di nero.

Vello: Bianco, con eventuali macchie , ricoprente anche il ventre, la parte superiore degli arti

e parzialmente la testa, a lana semifine compatta.

Pelle: Pelle abbondante nella regione della gola

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione. Caratteri biometrici e riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi

indicativi di alcune variabili morfologiche atti a meglio

caratterizzare la popolazione.

Femmine Maschi

Adulte Adulti

Altezza al garrese (cm) 75 85

Peso (kg.) 75 100 198

Fertilità:99%,

Età media primo parto 15 mesi

10 anni

Età media produttiva

Prolificità: Parti gemellari 80%

.

Estralità: popolazione poliestrale continua (ingravidamento in ogni periodo dell’anno)

Caratteri produttivi

Popolazione a preminente attitudine alla produzione di carne per la mole grande e le masse

muscolari compatte. Zone adipose limitate. Ottima in agnelloni e castrati.

La lattazione dura circa 180 gg., con produzioni di circa 160 litri con 9% di grasso, 5,5%di

proteine.

Criteri di gestione della riproduzione

Priortario è la conservazione della variabilità genetica.

CIAVENASCA

Origini e diffusione

Di origini ignote. Si presume trattarsi di popolazione autoctona. E’ situata nella Val S.

Giacomo, Piani di Chiavenna, Val Bregaglia in provincia di Sondrio. La consistenza è di circa

2.500 – 3.000 capi, dispersi in microallevamenti.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia: Piccola, le femmine hanno un’altezza media al garrese di 50 – 55 cm ed un peso medio

di 40 – 45 kg. I maschi sono leggermente più alti e pesanti.

Testa: Corta, tozza, a profilo leggermente montonino. Orecchie piccole. Acorne. Sono possibili

chiazzature marroni.

Tronco: Corto, piuttosto tondeggiante, rettilineo.

Vello: Paglierino, semiaperto, con bioccoli corti e fini.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione

Caratteri produttivi

CARNE: La produzione della carne è ottenuta con agnelli di 10 – 12 kg. 199

LANA: circa 1 – 1,2 kg di lana all’anno,di qualità scadente.

Latte: esclusivamente per l’agnello.

FABBRIANESE

Origine della razza

La Fabrianese è una razza sintetica derivata dall’incrocio e successivo meticciamento,

realizzato negli anni sessanta, tra arieti di razza Bergamasca e pecore appartenenti alla

popolazione allevata nell’Appennino marchigiano, con particolare riferimento alle provincie

di Ancona e Macerata.

Area di allevamento

Provincie di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata e Terni.

Consistenza

La consistenza della razza si aggira intorno ai 70.000 capi.

Tipo di allevamento

L’allevamento è tipicamente stanziale ed interessa prevalentemente l’area pedemontana

appenninica.

Buona parte delle aziende sono a conduzione part-time, ad integrazione di redditi agricoli e

non agricoli.

In considerazione dello schema di selezione a nucleo aperto applicato, gli animali iscritti al

Libro Genealogico possono appartenere a tre fasce di allevamenti: i nuclei, le aziende

moltiplicatrici (dette anche "d’Elite") e le aziende commerciali (dette anche "di base"). 200

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

profilo fronto-nasale parzialmente convesso, con maggiore accentuazione nel maschio adulto

rispetto alla femmina;

padiglione auricolare, negli animali adulti, parzialmente orizzontale o leggermente diretto in

basso;

vello semi-chiuso, parzialmente esteso, di colore bianco uniforme;

parti prive di lana uniformemente bianche.

La tipologia dell’animale deve essere quella per la produzione della carne. L’animale deve

avere perciò:

groppa mediamente muscolosa, convessa o molto convessa;

natica mediamente convessa, convessa o molto convessa;

scheletro poco pesante, mediamente leggero o leggero;

Inoltre l’animale deve essere:

equilibrato, poco sbilanciato posteriormente o sbilanciato posteriormente; di altezza media,

basso o atterrato; .

Caratteri biometrici: a 18 mesi adulti

Caratteri Biometrici Maschi Femmine Maschi Femmine

media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var.

Altezza al garrese

cm. 73 5,6 71 4,5 82 5,5 74 4,2

Altezza toracica

cm. 29 5,9 28 6,6 33 8,4 31 5,8

Lunghezza tronco

cm. 77 2,4 75 4,8 85,5 5,8 79 4,8

Larg. media groppa

cm. 22 5,3 21 6,9 24 7,4 22 6,2

Circconferenza

toracica cm. 91 4.9 88.5 6.3 100 7.4 95 6.2

Circonferenza stinco

cm. 9 5,2 8,3 5,4 9,7 5,3 8,5 5,7

Peso

kg 70 7,1 55 6,0 90 9,4 68 7,0 201

Caratteri produttivi:

Carne

Sono di seguito riportati i pesi medi di riferimento. Il peso alla macellazione resta ancora

scarsamente definito e c’è tutt’ora nella razza una notevole variabilità. Il peso ottimale deve

collocarsi intorno ai 25 Kg, da raggiungersi entro i primi 60 giorni di vita dell’agnello.

Affinché l’animale possa essere iscritto al Libro Genealogico, all’età di sessanta giorni deve

raggiungere almeno un peso minimo di Kg. 20 nei maschi e Kg. 18 nelle femmine stabilito

dalla competente Commissione Tecnica Centrale del Libro Genealogico delle razze ovine.

SESSO PARTO ETÀ

nascita 30 gg. 60 gg. 180 gg. 360 gg.

Maschi singolo 5,5 14 22 48 60

gemellare 4,5 13,5 21,5 43 55

Femmine singolo 5 13 20 42 53

gemellare 4 12,5 19 40 49

La qualità della carcassa.

Resa al macello 60%; carcasse di peso superiore ai 13 Kg.

Riguardo alla tabella comunitaria di classificazione EUROP, le carcasse devono occupare le

classi E (eccellente), U (ottima) e R (buona).

Riguardo allo stato di ingrassamento, le carcasse devono appartenere alle classi 1 (molto

scarso) e 2 (scarso).

Indirizzo di miglioramento

L’indirizzo di miglioramento è rappresentato dalla selezione per il miglioramento della

produzione della carne. Sono obiettivi di selezione anche precocità, prolificità e

destagionalizzazione dei calori.

Nei maschi rappresentano obiettivi di selezione:

a) l’elevata velocità di accrescimento nella fase commerciale, consistente nei primi due mesi di

vita dell’animale. Il criterio di selezione è rappresentato dall’accrescimento ponderale medio

giornaliero (APMG) tra 30 e 60 giorni, dal quale ottenere l’indice sulla velocità di crescita

(IVC) dei riproduttori;

b) il peso commerciale (o alla macellazione, PC), che dovrebbe attestarsi intorno ai 25 Kg pv

da raggiungere entro i 60 giorni di vita;

c) la morfologia (M), al fine di avere animali corretti da un punto di vista dei caratteri razziali

e rispondenti alla tipologia di produzione della carne. Il criterio di selezione è rappresentato

dalla valutazione morfologica lineare.

I pesi a 3, 6 e 12 mesi dei riproduttori non rappresentano un obiettivo di selezione, ma

permettono di completare la valutazione del riproduttore. Il peso a 18 mesi non ha alcun

interesse.

Nelle femmine rappresentano obiettivi di selezione:

a) la capacità materna, stimata attraverso l’accrescimento ponderale medio giornaliero dalla

nascita a 30 giorni dei figli maschi e femmine della fattrice; permette di ottenere l’indice

lattiero materno (ILM); 202

b) la morfologia (M), al fine di ottenere animali con migliori caratteristiche di razza e migliore

attitudine materna possibili. Criterio di selezione è la valutazione morfologica lineare.

Nelle agnelle da rimonta, l’accrescimento ponderale medio giornaliero nella fase prepubere

permette di ottenere una valutazione sulla precocità riproduttiva e sull’attitudine materna

dell’animale.

Onde poter ottenere una stima del valore riproduttivo della pecora, verrà valutato un indice

di prolificità, ottenuto attraverso i dati raccolti nei nuclei e nelle aziende moltiplicatrici sui

primi tre parti. Esso comunque non rappresenta obiettivo di selezione.

Scelta dei riproduttori

Criteri per la scelta

Relativamente ai criteri considerati quali obiettivi di selezione, saranno scelti come

riproduttori i maschi:

con i migliori indici di velocità di crescita (IVC);

con i più alti pesi al 60° giorno di vita;

con i migliori punteggi relativamente alla valutazione morfologico-lineare.

Saranno scelte come riproduttrici le femmine:

con i migliori indici lattieri materni;

con i migliori punteggi relativamente alla valutazione morfologico-lineare

I valori degli indici per la scelta dei riproduttori sono fissati dal Comitato di razza.

Difetti da eliminare:

Non sono ammessi alla riproduzione soggetti che presentino i seguenti difetti:

- padiglione auricolare cadente o diritto;

- profilo fronto-nasale eccessivamente convesso;

- vello aperto, scarsamente o eccessivamente esteso, con presenza di moschettature, macchie

colorate o uniformemente colorato;

- parti prive di lana con presenza di macchie colorate o uniformemente pigmentate;

- presenza di corna, corna aberranti o cornetti;

- difetti di appiombo di tipo congenito;

- criptorchidismo mono o bilaterale;

- tutte le alterazioni della mammella che siano causa di impedimento all’allattamento;

- tutti i difetti congeniti per i quali sia ipotizzata una base genetica;

Vanno inoltre eliminati dalla riproduzione, perché inidonei, gli animali che presentino:

- groppa scarna;

- natica concava;

- scheletro molto pesante;

o che siano

- molto sbilanciati anteriormente;

- slanciati 203

FINARDA

Origine e diffusione

Si tratta di una popolazione ottenuta dall’incrocio tra la Bergamasca e la Biellese. E’ sita

nella pianura Piemontese e Lombarda. La consistenza è di circa 5.000 capi. L’allevamento

tipico è transumante, sfruttando la pianura d’inverno ed i pascoli alpini d’estate.

L’alimentazione è basata sul pascolo.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia:Pesante.

Testa Allungata, schiacciata fino ai lati con profilo camuso, più accentuata nei maschi.

Orecchie lunghe fino a 25 cm. Acorne.

Tronco:Lungo, soprattutto nella regione lombare, cilindrico, a profilo rettilineo.

Vello; Bianco, semichiuso, con bioccoli di media lunghezza costituiti da lana più fine di quella

delle razze parentali.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione.

Caratteri biometrici e riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati i valori medi indicativi di alcune

variabili morfologiche atti a meglio caratterizzare la popolazione

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 90/100 85/90

Peso Kg 100/120 80/100

Si ottengono due parti in tre anni. Il tasso di gemellarità raggiunge anche l’80%.

Caratteri produttivi

Popolazione ad attitudine carne. La produzione tipica è ottenuta con agnelli di vari pesi ed

età. Produce 4 – 6 Kg di lana per capo all’anno, in due tosature. Il latte esclusivamente per 204

l’agnello.

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’allevamento all’aperto impone condizioni disagiate ai pastori, ma è l’unico che la razza

sopporti. Si hanno difficoltà nel reperimento di pascoli per l’inverno. Si inizia ad allevare la

popolazione anche per la riproduzione e non più come incrocio di prima generazione.

LAMON

Origini e diffusione

Popolazione autoctona che ha la sua zona di origine nel comune bellunese di Lamon. Un

tempo il suo allevamento era diffuso in varie province del Veneto, Trentino Alto Adige e

Friuli Venezia Giulia; ora è limitato solamente al comune omonimo, ad alcuni altri comuni in

provincia di Belluno, ed al comune di Fierozzo nella valle dei Mokeni in provincia di Trento.

Nella prima metà del secolo scorso gli allevatori cercarono di migliorare la razza utilizzando

soprattutto arieti bergamaschi, con lo scopo di aumentare la taglia e la produzione di carne.

Allevata con il sistema transumante venne inoltre incrociata con la pecora Padovana e la

pecora Trentina. Diminuita l’importanza economica di questo tipo di allevamento, la razza è

andata scomparendo e dei 10.000 capi presenti nel 1960 ne rimangono oggi poco meno di 200.

Camminatrice instancabile e resistente alle avversità, la pecora Lamon veniva utilizzata

soprattutto nell’allevamento transumante e non disponeva di riparo né d’estate né d’inverno.

Considerata un tempo a triplice attitudine, oggi viene allevata principalmente per la

produzione della carne. Viene oggi allevata principalmente in greggi di piccole dimensioni il

cui sistema di allevamento prevede la stabulazione nel periodo invernale, il pascolo nelle zone

limitrofe alle aziende in primavera ed in autunno e a volte l’alpeggio in estate. Un solo

allevamento pratica ancora la transumanza. Nel 1990 aveva una consistenza di 600 capi, alla

fine del 2000 su 12 allevamenti si sono contati 177 capi. Anche tenendo conto dei piccolissimi

allevamenti, si stima che i capi di questa razza non superino attualmente i 400 capi.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia:Grande.

Testa: Acorne in entrambi i sessi, proporzionata, con profilo lievemente montonino o

montonino nelle femmine e montonino nei maschi, con macchie più o meno numerose di

colore bruno o marrone scuro. Le orecchie, pure maculate, sono generalmente lunghe, larghe

e pendenti, frequentemente possono essere anche di media lunghezza ed in minore misura

corte o assenti.

Collo: Di media lunghezza, bene attaccato al tronco ed alla testa.

Tronco: Lungo e proporzionato all’altezza dell’animale. Torace di media profondità e di medi

ampiezza. Profilo dorso lombare diritto. Groppa ben sviluppata in lunghezza ed in larghezza,

leggermente spiovente. Addome voluminoso. Coda lunga sino a sotto il garretto.

Robusti, proporzionati e lunghi

Arti: 205

Vello: Bianco, aperto o semiaperto, con filamenti di lana lunghi, piuttosto grossolani e

frammisti a giara, copre tutto il tronco, esteso al collo, alla base del cranio e a volte anche

sulla fronte, alla coda. Gli arti possono essere in parte coperti da filamenti di lana corta. La

testa e la parte rimanente degli arti sono generalmente privi di lana.

Pelle: Rosea ed elastica. Lingua e palato di colore rosa o grigio, con o senza macchiettatura.

Testa ed arti sono coperti da macchie più o meno estese e numerose di colore bruno e sue

tonalità generalmente più scure, più raramente le macchie possono essere di colore nero.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: assenza completa di

maculatura.

Caratteri Biometrici e Riproduttivi

Media d.s.

Altezza al garrese cm 74 4.9

Altezza toracica cm 31 2.8

Larghezza media della groppa cm 22 2.6

Lunghezza del tronco cm 76 7.0

Circonferenza toracica cm 93 8.5

Peso kg 66 15.1

Prolificità % 150 206

Caratteri produttivi

Attitudine produttiva: carne.

Peso degli agnelli (maschi e femmine)

alla nascita kg4,5

a 30 gg kg 14

a 180gg kg45

Carne: il prodotto tipico era un tempo rappresentato dal castrato che veniva venduto al peso

di 60 – 70 kg, oggi l’agnellone viene venduto al peso di 18 – 35 kg.

Latte: il latte prodotto viene utilizzato esclusivamente per l’alimentazione dell’agnello.

Lana: kg 4 – 5 in due tose di qualità grossolana.

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’indirizzo di gestione della riproduzione deve essere volto alla conservazione della rusticità e

prolificità della razza che la caratterizzano particolarmente. La produzione principale è

quella della carne. 207

MARRANA

Origini e diffusione

La razza ha probabili origini, osservando il suo fenotipo da alcune razze da carne italiane:

Bergamasca, Biellese e Appenninica, presenti ancora attualmente in numero assai diffuso in

Pianura Padana, Alpi e Appennino. Si hanno notizie della presenza nel passato di queste

razze, che erano condotte al pascolo durante l’estate sui pascoli dell’Appennino ligure, Val

d’Aveto e Rezoaglio (zone di allevamento e di probabile origine); probabilmente riproduttori

di queste razze vennero incrociati a greggi locali, creando nel tempo questa razza.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia:Taglia e statura grandi, tipo da carne pesante.

Testa: Grande, possente (di tipo bergamasco) con profilo tendenzialmente convesso, più

accentuato nei maschi. Occhi grandi di colore scuro. Corna assenti. Orecchie grandi, pendenti

di lunghezza superiore al muso e con estremità rivolta all’esterno.

Collo: Tendenzialmente corto, abbastanza forte nelle femmine, molto forte nei maschi; ben

impiantato sull’anteriore in entrambi i sessi.

Tronco: Potente, tendenzialmente lungo; con garrese arrotondato e pieno, torace ben

sviluppato e profondo. Lombi forti e abbastanza larghi, con groppa abbastanza lunga e larga

ed un po’ inclinata posteriormente. Il posteriore rispetto all’anteriore si presenta leggermente

più alto. La coda nel maschio è lasciata integra ed è tendenzialmente corta, nelle femmine è

tagliata.

Arti: Arti e piedi forti, questo ultimi , presentano unghielli bianchi serrati e molto robusti.

Quelli anteriori sono più grandi dei posteriori.

Vello: Vello bianco aperto, diritto di qualità “da materasso fine”, esteso al tronco, al collo, alla

coda, al torace ed alla testa sopra alla scatola cranica e per metà delle guance. Nei giovani i

bioccoli sono aperti abbastanza arricciati. Sono sprovvisti di vello: l’addome, l’interno della

coscia e gli arti.

Pelle: Cute bianca, abbastanza sottile ed elastica, con possibili pigmentazioni. Mucose esterne

depigmentate; mucose interne, possono essere presenti pigmentazione colore ardesia più o

meno estese.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: presenza di corna, tollerata

la presenza di leggera pigmentazione e l’ossatura leggera.

Prolificità 2 parti all’anno con prolificità del 150%. Frequente il parto bigemino. Età media al

primo parto di 13 – 14 mesi. Peso dei redi alla nascita di 4 Kg.

Latte: totalmente poppato dai redi fino a 2-3 mesi e messa in asciutta spontanea.

Lana: produzione in sudicio

3,5 Kg nelle femmine

5 Kg nei maschi

utilizzata nella tradizione per filati a pelle. 208

Caratteri biometrici e riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi indicativi di alcune

variabili morfologiche atti a meglio caratterizzare la popolazione

Misure biometriche Maschio Femmina

Peso minimo Kg 80 70

Altezza al garrese cm 87 85

Altezza groppa cm 90 87

Altezza torace cm 48 42

Lunghezza tronco cm 105 89

Circonferenza torace cm 125 114

Lunghezza groppa cm 26 33

Larghezza groppa ilei cm 27 31

Larghezza groppa ischi cm 17 20

Circonferenza stinco ant. Cm 11 11

Circonferenza stinco post. Cm 14 12

Lunghezza orecchio cm 28 25

Larghezza orecchio max cm 11 11

Occipite – punta naso cm 36 35

Attacco orecchie punta narice cm 31 29

Caratteri produttivi

L’attitudine di questa razza è da sempre la produzione di carne.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Vista la consistenza iniziale veramente irrisoria di soli 7 capi, il traguardo da raggiungere

sarà quello di salvare la razza dall’effettivo pericolo di estinzione. Solo successivamente si

cercherà di migliorare l’attitudine produttiva alla carne, che già questi animali possiedono,

sia attraverso la produzione di carne dei singoli capi all’ingrasso che della prolificità. 209

MERINIZZATA ITALIANA

Origine della razza

Derivata dalla popolazione polimeticcia ottenuta, nel corso di vari decenni, incrociando le

razze merinizzate italiane (Gentile di Puglia, Sopravissana) coi tipi genetici Merino-derivati

europei.

Area di allevamento

Attualmente è allevata nelle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio,

Marche, Molise, Puglia e Umbria.

Consistenza

Nel 1995 i soggetti iscritti alRegistro Anagrafico erano 19.327.

Tipo di allevamento

La razza viene allevata: (a) in pianura, in collina e in montagna; (b) il sistema di allevamento

comprende: i sottosistemi pastorale, semipastorale e stanziale brado e non brado; (c) in

piccoli, medi e grandi greggi.

Descrizione della razza

Taglia:medio grande.

Testa: maschi: a profilo leggermente montonino, acorne; femmine: ben proporzionata, a

profilo rettilineo, acorne.

Collo: maschi: corto e robusto con assenza di pliche; femmine: tendenzialmente corto o di

media lunghezza.

Tronco: maschi: lungo, largo e tendenzialmente cilindrico, petto largo e ben disceso, linea

dorso-lombare rettilinea, groppa larga e tendenzialmente quadrata; femmine: con

caratteristiche simili a quelle descritte per i maschi meno accentuate, mammelle di forma

globosa, di medio sviluppo e con capezzoli ben attaccati.

Arti: relativamente corti, fini ma non esili, in appiombo, esenti da tare, muscolosi nella coscia

e nella natica con particolare attenzione nei maschi alla buona conformazione.

Vello: bianco con assenza di peli colorati, a lana fine (18-26 micron), serrato; ricopre

completamente il tronco compresa la fascia ventrale ed il collo, può anche estendersi alle

guance, ed alla fronte con faccia preferibilmente nuda; riveste gli arti anteriori almeno fino

al terzo inferiore dell’avambraccio e gli arti posteriori fino al garretto.

Pelle: sottile, rosea. Lingua, palato ed aperture naturali sprovviste di maculature di altro

colore. Sono accettate: eventuale presenza di aree melaniniche.

Caratteri riproduttivi:

Fertilità: 93% (per turno di accoppiamento).

Prolificità: 120-130%. 210

Fecondità: 112-121% (per turno di accoppiamento)

Età al primo parto: 14-18 mesi.

Caratteri somatici (misure in cm., peso in kg. minimi):

a 18 mesi adulti

Caratteri biometrici Maschi C.V. Femmine C.V. Maschi C.V. Femmine C.V.

Altezza al garrese (cm) 76 4,7 67 5,0 79 5,3 69 6,6

Altezza alla groppa (cm) 76 5,7 68 5,1 78 5,5 70 6,2

Altezza toracica (cm) 34 5,9 29 7,2 35 4,2 31 7,5

Larghezza media groppa (cm) 28 11,0 23 11,7 32 9,1 25 12,6

Lunghezza tronco (cm) 76 6,1 66 5,6 79 4,3 69 5,1

Circonferenza toracica (cm) 105 7,4 96 8,1 109 3,1 99 7,5

Peso kg 65 9 50 10 70 8 55 12

Caratteri produttivi

Razza ovina a spiccata attitudine alla produzione della carne con

buone caratteristiche della lana

ETA’

SESSO PARTO Nascita 45 gg 90 gg 6 mesi 1 anno

Singolo 4,4 16,1 26,4 40,0 55,0

Maschi Gemellare 3,6 15,5 26,0 40,0 55,0

Singolo 3,8 14,0 22,0 35,0 45,0

Femmine Gemellare 2,9 13,2 21,5 35,0 45,0 211

Latte: di buona qualità casearia tale da essere idoneo alla preparazione di formaggi tipici.

Lana: produzione media in sucido minimo:

Arieti Kg. 4,5

Pecore Kg. 2,5

Qualità: 18-26 in micron.

Indirizzo di miglioramento

La selezione è rivolta all’esaltazione della produzione della carne conservando nel contempo

l’attitudine alla produzione di lana, attraverso il controllo genetico dei riproduttori effettuato

secondo le apposite Norme Tecniche.Per i maschi le Norme Tecniche dovranno riguardare la

conformazione, lo sviluppo, la mole, la precocità somatica, nonché la capacità a trasmettere

nelle figlie l’attitudine ai parti plurimi e ottime caratteristiche materne. Nelle femmine

verranno osservati con particolare attenzione i caratteri di precocità, fertilità, prolificità e

attitudine materna (non disgiunta da una opportuna produzione latte) sia per l’allattamento

che per la produzione di formaggi tipici.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili:

Estensione del vello sulla faccia e sugli stinchi, presenza di pliche cutanee; presenza di pochi

peli morti (giarra) nelle femmine; profilo arcuato nelle femmine e montonino nei maschi,

presenza nelle femmine di lievi maculature nelle parti nude.

Difetti da eliminare:

Vello pigmentato o scarsamente esteso o semichiuso nei maschi e semiaperto nelle femmine;

presenza di peli morti nel vello dei maschi e presenza nei maschi di maculature nelle parti

nude; cinghiatura del torace; arti troppo lunghi e con scarse masse muscolari; groppa stretta,

allungata e spiovente, tronco a forma di cono. 212

PECORA DI COTERNO

Origine e diffusione

Popolazione autoctona, annoverabile fra le razze alpine da carne, diffusa nel territorio del

comune di Corteno Golgi (BS). Viene allevata secondo metodi tradizionali, con stabulazione

invernale.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia -Media.

Testa - Corta, a profilo leggermente montonino non accentuato, orecchie pendenti di medio

sviluppo, acorne.

Collo - Attaccatura corta e compatta

Tronco - Compatto, abbastanza profondo a profilo rettilineo; masse muscolari ben sviluppate

soprattutto nella zona dei glutei, ossatura leggera.

Arti - Corretti, robusti.

Vello - Bianco aperto con lana di media finezza

- Pelle fine ed elastica

Pelle

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: presenza di macchie nere

sul vello ; taglia superiore agli standard previsti; orecchie troppo lunghe e testa colma.

Caratteri biometrici e riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi indicativi di alcune

variabili morfologiche atti a meglio caratterizzare la popolazione

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 77 73

Altezza alla spina s.s. cm 76 74

Altezza Toracica cm 29 29

Lunghezza groppa cm 25 22

Lunghezza tronco cm 77 74

Circonferenza torace cm 88 87

Peso Kg 60 60

Animale poliestrale in grado di fornire 3 parti in due anni con una gemellarità del 50%. 213

Caratteri produttivi

Popolazione ad attitudine carne. La produzione tipica è l’agnellone (generalmente intero) di

oltre sei mesi di età macellato a 40-50 Kg di peso vivo.

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’allevamento ovino ricopre una funzione complementare, ma perfettamente collegata alla

cultura e alla tradizione locale. In particolare spicca l’utilizzazione della carne degli agnelloni

e delle pecore da riforma, con la quale viene preparato il piatto tipico locale (cus). Ai fini della

gestione della riproduzione di estrema importanza è la conservazione della variabilità

genetica.

POMARANCINA

Origine e diffusione

Derivante probabilmente dalla razza appenninica di cui conserva tratti morfologici comuni

ed allevata dai primi anni del secolo nei comuni di Pomarance, Montecatini Val di Cecina,

della Provincia di Pisa, con espansione a zone limitrofi: area collinare volterrana fino ai

confini con la provincia di Siena.

Popolazione molto rustica, allevata in forma semibrada stanziale. Ha dimostrato notevoli

capacità di adattamento alle zone marginali.

La consistenza è stimata intorno ai 1200 capi.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia– Media.

Testa- Fine, leggera ed acorne, profilo rettilineo o leggermente montonino più accentuato nei

maschi. Orecchie piccole e strette portate orizzontali o leggermente pendenti.

Di media lunghezza, bene attaccato.

Collo-

Tronco- Relativamente lungo e rettilineo. Petto largo.

Arti- Solidi e relativamente lunghi.

Vello- Bianco, aperto con bioccoli lunghi.

Pelle- Pelle e mucose rosee. 214

Caratteri biometrici e riproduttivi

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm. 70/80 60/65

Altezza alla groppa cm. 70/75 60/65

Altezza toracica cm. 35 28

Larghezza media groppa cm. 25 25

Lunghezza tronco cm. 71 60/65

Circonferenza toracica cm. 85 70/70

Peso Kg. 60/75 55/65

Fertilità: 90%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore avviate alla monta)

Prolificità: 129%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

116% a)

Fecondità annua:

170% b)

a)per le pecore che partoriscono una volta l'anno:

b)per le pecore che partoriscono 3 volte ogni 2 anni:

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine

Età media al primo parto: 14 mesi.

Caratteri produttivi

Popolazione a preminente attitudine alla produzione di carne:

Carne: peso medio dei soggetti in Kg. (pesi approssimati a 1 00 gr.)

Sesso Parto Età

Nascita 45 gg 90 gg 6 mesi 1 anno

Maschi Singolo 4,3 14,7 25,0 41,7 52,6

Gemellare 3,2 13,8 22,8 39,2 49,3

Femmine Singolo 4,1 13,5 22,6 35,1 40,2

Gemellare 2,9 13,0 20,8 32,4 37,7 215

Latte: produzione indicativa: litri 60-80 (6-7% di grasso, in massima parte poppato

dall'agnello.

Lana: produzione media in sucido:

Arieti Kg. 2,5

Pecore Kg. 1,5

Qualità grossolana, da materasso.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Pur non trascurando i caratteri di resistenza, di rusticità e le attitudini produttive del latte

nella fase di allattamento e della lana, l'indirizzo di miglioramento è quello di esaltare la

produzione di carne, cercando fra l'altro di aumentare la prolificità.

Difetti tollerabili:

parziale presenza di ciuffo in fronte, di lana nella parte ventrale del collo, nel basso ventre e

nelle parti prossimali degli arti; profilo leggermente montonino sia nei maschi che nelle

femmine;

Difetti da eliminare:

macchie al vello di qualsiasi colore. Pigmentazione della faccia, delle aperture naturali,

dell'addome e degli arti; arti eccessivamente lunghi o corti. Profilo decisamente montonino,

orecchie troppo lunghe e pendenti. Corna ancorché accennate sia nei maschi che nelle

femmine. 216

SALTASASSI

Origini e Diffusione

Popolazione autoctona riconducibile alle razze alpine da carne. Ubicata nella provincia di

Novara con una consistenza di circa 2.500 capi. L’ambiente di allevamento è l’alta collina e la

montagna dove questa razza resiste grazie alla sua agilità e rusticità. L’allevamento è

stanziale e si sfruttano i pascoli il più a lungo possibile. Si ricorre a somministrazione di fieno

solo nel periodo invernale.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia - Medio-leggera.

Testa – Fine, allungata, a profilo pressoché rettilineo. Orecchie di media lunghezza, strette,

portate verso il basso ed in avanti.

Tronco – Compatto, cilindrico a profilo rettilineo, leggermente rilevata la groppa.

Vello - Bianco aperto.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: Nessuna particolare

segnalazione. Caratteri biometrici e riproduttivi

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 60/65 55

Peso Kg 60 45/50

Fertilità: nelle migliori condizioni si riesce ad ottenere anche due parti

all’anno con un tasso di gemellarità del 15/20 217

Caratteri produttivi

Carne: è oggi la produzione tipica ottenuta con agnelli di 15 Kg.

Lana: la qualità è scadente, non si hanno informazioni circa la quantità che però non

dovrebbe discostarsi molto dalle produzioni fornite da ovini del ceppo alpino.

Latte: esclusivamente per l’agnello.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Stazionaria come consistenza numerica. I pericoli maggiori per la sua sopravvivenza

derivano dalle difficili condizioni ambientali e dal conseguente spopolamento della zona.

SAMBUCANA

Origini e Diffusione

La popolazione, classificata da Mason fra le razze appenniniche, si avvicina per caratteri

morfologici ed attitudini alla popolazione ovina di razza Garessina, le cui origini paiono in

comune.

E’ diffusa in provincia di Cuneo, principalmente in Valle Stura ed anche in Valle Gesso.

Viene allevata secondo sistemi tradizionali, con alpeggio estivo e stabulazione invernale.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia - Medio-grande.

Testa - Generalmente acorne, con qualche eccezione, priva di lana, con pelo lucido color

paglierino. Profilo montonino, più accentuato nei maschi; orecchie di medio sviluppo, portate

lateralmente quasi orizzontalmente.

Collo - Mediamente corto, ben attaccato al tronco, muscoloso.

Tronco - Di lunghezza notevole, petto largo, buoni diametri trasversali, groppa larga e dotata

di buon sviluppo muscolare.

Arti - Fini, asciutti, ma molto lunghi; unghielli molto voluminosi, ben conformati e divisi.

Vello - Bianco paglierino, semichiuso, con bioccoli molto fini che danno lana di discreta

qualità. Esistono soggetti con vello nero. Negli adulti è scoperta la testa, il sottogola, il ventre,

tra i gomiti e la grassella e gli arti.

Pelle - Rosea e sottile, o nera. La lingua, il palato e le mucose apparenti sono di colore rosato.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: Nessuna particolare

segnalazione. 218

Caratteri Biometrici e Riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi indicativi di alcune

variabili morfologiche atti a meglio caratterizzare la popolazione:

Maschi Femmine

18 mesi adulti 18 mesi adulte

Altezza al garrese cm 81 81 77 78

Altezza groppa cm 81 82 78 79

Altezza Toracica cm 33 36 32 34

Larghezza torace cm 22 23 21 23

Larghezza groppa cm 23 23 23 24

Lunghezza tronco cm 80 84 76 78

Circonferenza torace cm 94 102 89 94

Peso Kg 75 92 59 72

Caratteri produttivi

Popolazione ad attitudine alla produzione di carne di ottima qualità e resa al macello. Latte

esclusivamente per l’agnello.

Lana di discreta qualità, Kg. 3,5/anno.

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’azione di gestione della riproduzione è finalizzata alla conservazione della variabilità

genetica e ad esaltare, là ove consentito , la produzione della carne, incrementando la resa al

macello, la precocità di sviluppo, lo sviluppo delle masse muscolari.

E’ comunque importante conservare le doti di rusticità e frugalità, che consentono un ottimo

ambientamento anche nelle difficili condizioni dell’alta montagna. 219

TOCOLA

Origine e diffusione

La popolazione, di probabile remota derivazione dell’Ovis Aries sudanica, è da collocare

etnicamente nel gruppo delle razze ovine alpine a orecchie pendenti e profilo montonino.

La popolazione è presente in tutto il Piemonte, soprattutto nelle Province di Vercelli e Biella;

la zona tipica di allevamento è in ogni caso il comprensorio di Biella e della Valsesia. Viene

allevata in base a sistemi di allevamento che prevedono forme di transumanza , in molti casi

permanente

Caratteri tipici della popolazione

Taglia – Grande.

- Proporzionata alla taglia, senza corna in ambo i sessi; profilo lievemente montonino,

Testa

più pronunciato nei maschi; orecchie corte.

Collo – Lungo.

Tronco - Lungo, profondo, con profilo dorso lombare diritto; groppa larga, muscolosa,

piuttosto spiovente; addome voluminoso.

Arti - Lunghi, asciutti, con articolazioni robuste, a piombi corretti.

Vello - Bianco, esteso al collo ed al tronco, più limitatamente al ventre, alla parte prossimale

dell’avambraccio e della gamba .

E’ di tipo semiaperto con bioccoli conici; i filamenti di lana sono lunghi, piuttosto grossolani e

frammisti a giarra.

Pelle - Pelle, palato e mucose apparenti rosei: unghielli giallo-ambrati.

Difetti di tipo non zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione. Caratteri Biometrici e Riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi indicativi di alcune

variabili morfologiche atti a meglio caratterizzare la popolazione

Maschi Femmine

18 mesi adulti 18 mesi adulte

Altezza al garrese cm 82 86 81 81

Altezza groppa cm 83 87 82 82

Altezza Toracica cm 34 37 33 35

Larghezza media groppa cm 25 28 26 27

Lunghezza tronco cm 84 87 80 81

Circonferenza torace cm 103 107 100 105

Peso Kg 82 100 73 82 220

Caratteri produttivi

Popolazione ovina a prevalente attitudine alla produzione di carne.

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’azione di gestione della riproduzione è finalizzata alla conservazione della variabilità

genetica e ad esaltare per quanto possibile la produzione della carne.

E’ indispensabile, inoltre, conservare alla razza Tacola le sue peculiari doti di rusticità e

frugalità che le consentono un ottimo adattamento alle difficili condizioni ambientali della

montagna.

VILLNOESSER-SCHAF

Origini e diffusione

La Villnoesser Schaf (Pecora Lamon) risulta da un incrocio tra la pecora Bergamasca con la

pecora Padovana (Padovaner Seidenschaf). Originariamente questa razza viene allevata nelle

vallate delle Dolomiti come la Val Badia, la Val di Funes e la Val d’Ega.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia - Pecora di media statura.

- La testa è lunga, sottile e non ricoperta di lana. Senza corna e con un profilo

Testa

marcatamente camuso, con orecchie lunghe e pendenti. Tipico di questa razza è la colorazione

della testa, con anelli neri intorno agli occhi (occhiali) e la colorazione nero fino a metà

dell’orecchio.

Collo - Di media lunghezza.

- Il dorso è lungo e largo. La spalla è ben legata al torace, il garrese di altezza media.

Tronco

Il torace profondo e largo.

Apparato mammario - Sviluppato, largo alla base

Arti - Con tendini ben marcati. Gli zoccoli sono forti.

Vello - Esclusi alcuni punti neri attorno alla bocca e alle guance il resto del vello è bianco.

Tosatura due volte l’anno. La struttura della lana è molto sottile e di buona qualità.

Pelle - Pelle morbida, fine ed elastica

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: Nessuna segnalazione

particolare. 221

Caratteri Biometrici e Riproduttivi

La pecora di questa razza è molto fertile e con buon istinti materno. I cicli di calore sono

ricorrenti tutto l’anno.

Età media al 1° parto 18 mesi

Fecondità annuale 2 parti

Agnelli per parto 1,7

Intervallo tra i parti 200 giorni

Peso dell’ariete 75 – 80 Kg.

Peso della pecora 55 – 65 Kg.

Caratteri produttivi

Questa pecora è molto importante per la sua capacità di adattamento, la sicurezza nel passo e

per la qualità della carne.

ZERASCA

Origine e diffusione

Popolazione di origini abbastanza oscure, sicuramente deriva da un ceppo appenninico ,

rimasto praticamente isolato per molto tempo, favorito in questo dalla posizione particolare

della sua area di allevamento. E’ stata oggetto a partire dal dopoguerra di incroci, in

particolare con la razza Massese. Risulta attualmente allevata nel comune di Zeri (MS) e nelle

zone confinanti del pontremolese e della Liguria, ove viene allevata per la produzione della

carne . E’ molto rustica. Il suo allevamento non presenta eccessive difficoltà, si basa, infatti,

quasi esclusivamente sul pascolo, con una integrazione minima con fieno soltanto nei periodi

più brutti della stagione invernale.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia – Media.

Testa - Leggera e proporzionata con profilo superiore rettilineo e orecchie non molto grosse,

leggermente pendenti.

- Di media lunghezza.

Collo

Tronco - Relativamente lungo, altezza al garrese quasi uguale a quella della groppa, groppa

ben sviluppata sia in larghezza che in lunghezza.

- Mammella piccola e ben attaccata al corpo.

Apparato Mammario 222

Arti - Solidi e diritti.

Vello - Bianco.

Pelle - Sono ammesse pigmentazioni grigie o rossastre sul muso e sugli arti.

Caratteri Biometrici e Riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi indicativi di alcune

variabili morfologiche atti a meglio caratterizzare la popolazione

Femmine

Primipare Pluripare

Altezza al garrese (cm) 72 75

Altezza Toracica (cm) 32 34

Larghezza media groppa (cm) 20 21

Lunghezza tronco (cm) 74 78

Circonferenza Torace (cm) 88 94

Peso (kg.) 39 62

Tre parti in due anni, gemellarità non molto alta, precocità al primo

parto (1 anno o poco più).

Caratteri produttivi

Popolazione allevata per la produzione della carne.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Prioritario è la conservazione della variabilità genetica. 223

RAZZE ITALIANE A DUPLICE ATTITUDINE

(LANA E CARNE)

BRETAGANA

Origine e diffusione

Di origini sconosciute. E’ sicuramente da annoverare tra le razze alpine da carne, probabilmente

derivata dalla Lamon. E’ ubicata nei comuni di Affi e Caprino e pendici del Monte Baldo in

provincia di Verona. L’ambiente di allevamento è pianeggiante. In estate gli animali vengono

portati in alpeggio, in inverno si sfruttano i pascoli ed i campi intorno all’ovile. L’alimentazione è

basata sul pascolo, sostenendo le pecore allattanti e gli agnelli con concentrati.

Caratteri tipici della popolazione.

Taglia: Pesante.

Grossa, tozza, a profilo leggermente montonino. Possibili screziature marroni. Orecchie

Testa:

lunghe, larghe, pendenti. Acorne.

Tronco: Cilindrico, non molto lungo, a profilo pressoché rettilineo con groppa leggermente

rialzata. Natiche piene.

Bianco, semichiuso, particolarmente fitto nella regione inferiore del collo.

Vello:

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione.

Caratteri biometrici e riproduttivi.

Le femmine hanno un’altezza di circa 80-85 cm con un peso di 70-80 kg; i maschi hanno un’altezza

di circa 90-95 cm con un peso di 90-100 kg.

Si ottengono tre parti in due anni con tasso di gemellarità del 50%.

Caratteri produttivi

Razza a duplice attitudine: carne e lana.

Carne: ottenuta con agnelli di 15-20 kg e castrati di 60-65 kg che danno buone rese al macello e

carne di buone qualità.

Latte: Esclusivamente per l’agnello.

Lana:Kg. 5 – 6 per capo all’anno in due tosature.

qualità grossolana ma ricercata per materassi. 224

Indirizzi di gestione della riproduzione

Gli allevatori sono legati a questa razza per gli incrementi di reddito che offre nell’ambito

dell’azienda agricola. Viene anche curata la selezione ed i greggi sono affidati a salariati

GENTILE DI PUGLIA

Origine della razza.

Si è andata costituendo a partire dal XV secolo attraverso l’incrocio fra le popolazioni locali e

arieti Merini spagnoli importati da Alfonso I D’Aragona e successivamente da altri regnanti

delle Due Sicilie, da Pontefici e da grandi proprietari terrieri.

La razza, fin dal secolo scorso, aveva ben fissati i suoi caratteri. Il suo miglioramento è stato

ottenuto attraverso l’opera di selezione di allevatori appassionati e dell’"Ovile Nazionale" di

Foggia.

Area di allevamento

Attualmente è allevata in Puglia (prevalentemente nella provincia di Foggia), in Basilicata e

nel Molise con diffusione in alcune provincie dell’Abruzzo, della Calabria e della Campania.

Consistenza

Nel 1995 i soggetti iscritti al Libro Genealogico erano circa 13.000.

Tipo di allevamento

La razza viene allevata: (a) in pianura, in collina e in montagna; (b) il sistema di allevamento

comprende: i sottosistemi pastorale, semipastorale, stanziale brado e non brado; (c) in piccoli,

medi e grandi greggi.

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

Taglia: media.

a profilo leggermente montonino, con corna robuste ed a spirale regolare nel maschio;

Testa:

a profilo rettilineo, con presenza di corna poco sviluppate in circa il 10% delle femmine.

Collo: corto e robusto nel maschio, più lungo e sottile nella femmina.

Tronco: lungo, mediamente largo. Garrese largo e più basso della groppa nel maschio, sottile

e leggermente più basso della groppa nella femmina; torace alto profondo, con costole arcuate

nel maschio, meno alto e profondo con costole meno arcuate nella femmina. Linea dorso-

lombare rettilinea. Groppa mediamente larga, lievemente inclinata posteriormente.

Arti: solidi e relativamente corti.

Vello: bianco, a lana fine, costituito da bioccoli prismatici, con assenza di peli canini, ricopre

completamente il tronco compresa la faccia ventrale, la fronte, le guance, gli arti anteriori fino

al ginocchio ed i posteriori sino al nodello. Assenza di pliche cutanee. Pagliolaia poco

sviluppata. 225

Pelle : Sottile, rosea. Lingua, palato ed aperture naturali generalmente sprovviste di

pigmentazione. Talora si nota la presenza di piccole macchie nere o marrone alle orecchie, al

musello ed all’occhio

Caratteri biometrici: a 18 mesi adulti

Maschi Femmine Maschi Femmine

• media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var. media coeff.

• Altezza al

garrese cm. 68 5,1 61 3,6 71 5,2 62 4,6

• Altezza

alla groppa cm. 69 5,5 62 3,9 72 5,3 64 5,6

• Altezza

toracica cm. 30 5,0 28 4,4 33 6,5 29 5,9

• LarH. media

groppa cm. 26 7,7 20 10,1 22 8,5 20 6,6

• Lunghezza

Tronco cm. 71 4,5 65 5,3 73 5,2 65 5,9

• Circonferenza

toracica cm. 92 6,4 85 6,9 94 5,2 85 6,7

• Peso Kg. 58 11,9 42 13,1 67 12,9 43 11,4

Caratteri riproduttivi:

Fertilità: 90%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle

pecore avviate alla monta)

Prolificità: 120%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua: 108%

(rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

18 mesi.

Età media al primo parto:

Caratteri produttivi:

Razza ovina a preminente attitudine alla produzione di carne e lana, con utilizzazione del

latte.

Carne: peso medio dei soggetti in Kg. (pesi approssimati a 100 gr.) 226

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi singolo 3,9 14,0 22 32 45

gemellare 2,9 13,0 22 32 45

Femmine singolo 3,7 12,5 19 25 34

gemellare 2,7 11,5 19 25 34

Latte: produzione indicativa:

litri 80-100 (8-11% di grasso), compreso quello poppato dall’agnello.

Lana: produzione media in sucido:

Arieti Kg. 6,0

Pecore Kg. 3,5

Qualità molto fine.

Indirizzo di miglioramento

Attualmente l’orientamento è quello di esaltare l’attitudine alla produzione della carne,

conservando, nel contempo, l’ottima produzione della lana (frutto di secolare opera di

miglioramento) attraverso il controllo genetico dei riproduttori, la diffusione della

fecondazione artificiale, la selezione morfo-funzionale e la esaltazione della gemellarità.

L’esaltazione dell’attitudine alla produzione della carne viene anche attuata con la riduzione

del periodo di interparto con l’obiettivo di avere tre parti in due anni.

Nelle femmine verranno osservati con particolare attenzione i caratteri di precocità, fertilità,

prolificità e attitudine materna (non disgiunta da una opportuna produzione latte) sia per

l’allattamento che per la produzione di formaggi tipici.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: pagliolaia, se poco sviluppata

Difetti da eliminare: vello pigmentato, regioni inferiori del tronco scoperte di lana; estese

pliche cutanee sul tronco; presenza di abbondante pagliolaia; corna eccessivamente sviluppate

nelle pecore. 227

MATESINA

Origini e diffusione

Sembra trattarsi di una derivata dalla Gentile di Puglia. È ubicata nel comune di Dragoni, in

provincia di Caserta. La consistenza è di circa 1.000 capi, più elevato è il numero di derivate.

L'ambiente è l'alta collina con discreti pascoli che vengono sfruttati il più a lungo possibile. In

inverno gli animali sono razionati con fieno, integrato con avena e mais per gli agnelli.

L'ambiente è favorevole alla pastorizia, che resta una notevole attività della zona.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia: Medio-pesante.

Testa: Pesante provvista di corna nei maschi, acorne nelle femmine.

Vello: bianco-sporco o nocciola chiaro, chiuso.

Tronco: profondo e largo.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione. Caratteri biometrici e riproduttivi

Maschi Femmine

Altezza cm 65 60

Peso Kg 70 60

Si ottengono tre parti in due anni, generalmente singoli

Caratteri produttivi

Popolazione a duplice attitudine: carne e lana.

Carne: ottenuta con agnelli di 9-10 kg,. 228

Lana: 3-4 kg per capo all'anno, di buona qualità.

Latte: esclusivamente per l'agnello.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Difficile la riproduzione in purezza.

NOSTRANA

Origini e diffusione

Fa parte delle popolazioni appenniniche con probabile derivazione garfagnina. La sua

ubicazione è il Passo della Cisa. Comuni di Monte Lungo (Massa Carrara) e Berceto (Parma).

La consistenza è di circa 300 capi in purezza, qualche migliaio di meticci. L’ambiente di

allevamento è l’alta collina con buoni pascoli, ma a lungo innevati. Si sfrutta il pascolo nella

stagione favorevole. In inverno gli animali vengono tabulati e razionati con fieno e sfarinati.

L’allevamento è vivo anche se a carattere complementare, generalmente per autoconsumo

Caratteri tipici della popolazione

Popolazione molto eterogenea.

Taglia: Media.

Testa: Fine, allungata, a profilo rettilineo o leggermente montonino. Orecchie corte, portate

orizzontalmente. Generalmente acorne.

Vello: bianco, semiaperto, con bioccoli corti e piuttosto fini. Fitto intorno al collo.

Tronco: Compatto, con diametri trasversali modesti.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione. CARATTERI BIOMETRICI E RIPRODUTTIVI

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 65 60

Peso Kg 70 50-55

Si ottengono due parti all’anno. Il tasso di gemellarità arriva anche al 30-40 %. 229

Caratteri produttivi

Popolazione a duplice attitudine: carne e lana.

Carne: ottenuta con agnelli di 12-14 kg,.

Lana: 2 kg per capo all'anno, in due tosature, di discreta qualità.

Latte: esclusivamente per l'agnello.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Popolazione che non viene selezionata. I maggiori pericoli che corre sono da imputare al

meticciamento.

SOPRAVISSANA

Origine della razza

Deriva dalla razza italiana appenninica transumante (vissana), incrociata dalla 2ª metà del 1700 con

arieti Merini.

Area di allevamento

Attualmente è allevata nel Lazio, Umbria, Marche, Toscana, Abruzzo, Molise e Puglia.

Consistenza

Nel 1995 i soggetti iscritti al Libro Genealogico erano 6.060.

Tipo di allevamento

La razza viene allevata: (a) in pianura, in collina e in montagna; (b) il sistema di allevamento

comprende: i sottosistemi pastorale, semipastorale, stanziale brado e non brado e transumante; (c) in

piccoli, medi e grandi greggi.

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

media.

Taglia:

Testa: proporzionata, profilo rettilineo o quasi nelle femmine, leggermente montonino nei maschi.

Corna robuste e a spirale aperta presenti nei maschi e assenti nelle femmine, possibilità di soggetti

maschi acorni.

Collo: di media lunghezza.

relativamente lungo con garrese leggermente più basso della groppa, spalle bene attaccate,

Tronco:

petto largo, torace robusto limitatamente cinghiato; mammella di medio sviluppo, di forma globosa,

bene attaccate con capezzoli divaricati

Arti: robusti e relativamente corti. 230

Vello: bianco, costituito da bioccoli prismatici che ricopre interamente il tronco compresa la fascia

ventrale, il collo, la base della testa, la fronte sotto forma di ciuffo; faccia preferibilmente nuda; gli

arti anteriori fino al terzo inferiore dell’avambraccio, gli arti posteriori fino al garretto, con assenza

di peli canini, di peli morti o colorati.

Pelle: lingua, palato ed aperture naturali sprovviste di pigmentazione.

Caratteri biometrici:

a 18 mesi adulti

Maschi Femmine Maschi Femmine

media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var.

Altezza al

garrese cm. 67 4,2 63 4,6 71 5,0 63 5,5

Altezza alla

groppa cm. 68 4,0 64 4,1 71 4,3 64 4,8

Altezza

toracica cm. 30 7,2 28 6,1 32 6,8 29 5,8

Larghezza

media groppa cm. 24 7,7 19 10,1 25 8,5 22 6,6

Lunghezza

tronco cm. 70 5,9 65 4,9 72 5,9 67 4,5

Circonferenza

toracica cm. 87 5,7 78 5,1 93 5,5 87 5,5

Peso Kg. 55 12,3 39 12,6 66 10,6 50 12,6

Caratteri riproduttivi:

Fertilità:90%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle pecore

matricine)

Prolificità: 130%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua: 117%

(rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

Età media al primo parto: 18 mesi.

Caratteri produttivi:

Razza ovina a preminente attitudine alla produzione di carne e lana, con utilizzazione del latte.

Carne:peso medio dei soggetti in Kg.

(pesi approssimati a 100 gr.) 231

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschi singolo 4,0 14,9 23,0 35,0 47,5

gemellare 3,2 14,0 22,5 35,0 47,5

Femmine singolo 3,5 13,1 19,1 27,9 36,8

gemellare 2,7 12,5 18,7 27,9 36,8

Latte: produzione indicativa: litri 100-120 compreso quello poppato dall’agnello.

Lana: produzione media in sucido:

Arieti Kg. 6,5

Pecore Kg. 4,5

Qualità molto fine.

Indirizzo di miglioramento

Attualmente l’orientamento è quello di esaltare l’attitudine alla produzione della carne,

conservando, nel contempo di arieti provati e la selezione morfofunzionale e la esaltazione della

gemellarità.L’esaltazione della attitudine alla produzione della carne viene ottenuta anche riducendo

il periodo di interparto, mirando all’ottenimento di tre parti in due anni.

Nelle femmine verranno osservati con particolare attenzione i caratteri di precocità, fertilità,

prolificità e attitudine materna (non disgiunta da una opportuna produzione latte) sia per

l’allattamento che per la produzione di formaggi tipici.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: deficenze di ciuffo in fronte, rivestimento lanoso sulla faccia, sugli stinchi;

presenza di qualche plica cutanea; pigmentazione dello scroto; assenza di corna nei maschi e

presenza di corana nelle femmine; profilo montonino nelle femmine.

ventre scoperto; vello macchiato, moretto e interno di colore giallo; presenza

Difetti da eliminare:

di numerose pliche pigmentazione della faccia, delle aperture naturali, dell’addome e degli arti;

eccessiva cinghiatura del torace; sgambatura.

VARESINA

Origine e diffusione

Popolazione locale in stato di reliquia, ma difesa ed in fase di recupero. È da classificarsi tra le

razze alpine da carne. Probabilmente ha ascendenze comuni con la Bergamasca. Si trova nei comuni

di Travedono e Biandronno in provincia di Varese. Conta circa 1.000 capi. Popolazione registrate

800. L’allevamento è stanziale o vagante. Vengono sfruttati i pascoli tutto l’anno. In inverno

minime integrazioni di fieno.

Caratteri tipici della popolazione

– Medio-pesante.

Taglia

Testa – profilo leggermente camuso nelle femmine, più accentuato nei maschi. Orecchie larghe,

232

lunghe, pendenti. Acorne.

Tronco – Piuttosto lungo, tondeggiante con buoni diametri trasversali, profilo rettilineo.

Vello - Bianco, semichiuso, con bioccoli di media lunghezza.

Difetti di tipo non zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione. Caratteri biometrici e

riproduttivi

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 80-85 75-80

Peso Kg 85-90 70-75

Caratteri produttivi

Popolazione ovina a duplice attitudine carne e lana.

ottenuta con agnelli di 18-20 kg.

Carne:

Lana: 3-3,5 kg per capo di discreta qualità.

quasi esclusivamente per l’agnello.

Latte:

Indirizzi di gestione della riproduzione

Razza in serio pericolo di estinzione per la scarsa attitudine alla pastorizia della zona, tuttavia è in

opera un piano di salvaguardia da parte degli enti locali. 233

RAZZE ITALIANE A DUPLICE ATTITUDINE

(LATTE E CARNE)

BAGNOLESE

Origini e diffusione

L'ovino Bagnolese, la cui consistenza in Campania si stima per circa 35.000 capi di cui 5.000

allevati in purezza, riveste notevole interesse come Tipo Genetico Autoctono, per le sue prestazioni

produttive e riproduttive in relazione all'ambiente in cui viene allevato.

La derivazione più probabile, per le caratteristiche somatiche, sembra essere l'ovino di razza

Barbaresca.

La zona di origine della Bagnolese è identificabile nel comune di Bagnoli Irpino (AV) e l'area di

diffusione interessa principalmente i monti Picentini, gli Alburni, il Vallo di Diano, la Piana del

Sele, l'Irpinia e, marginalmente, la pianura del Casertano e del Beneventano.

Gli animali vengono allevati in greggi di piccole dimensioni (50-300 capi) costituiti da soli soggetti

Bagnolesi, frequentemente con contemporanea presenza di capi appartenenti ad altri tipi genetici,

spesso meticci vari.

Il sistema di allevamento più diffuso è quello transumante o stanziale ma con sistema brado o

semibrado con larga utilizzazione dei pascoli.

I prodotti dell'allevamento sono costituiti dalla carne, con la produzione dell'agnello leggero, e dal

latte, trasformato in genere a livello aziendale per la fabbricazione di formaggio pecorino, di ricotta,

sia da consumo fresco che secca.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia - Medio – grande.

Testa - Piuttosto leggera con profilo montonino, più accentuato nel maschio. Il maschio presenta

spesso robuste coma avvolte a spirale e dirette dal basso in alto all'infuori. Le orecchie sono di

media grandezza, portate orizzontalmente e talvolta leggermente pendenti.

Collo - Robusto, ben unito alla spalla ed al garrese.

Tronco - Lungo con ampia cavità toracica, linea dorso-lombare-sacrale leggermente ascendente in

senso antero posteriore, spalla ben legata al torace, dorso e lombi larghi, allungati e muscolosi,

addome di media ampiezza. La coda, piuttosto lunga, con alla base un lipoma poco sviluppato e, a

partire dal terzo superiore, si prolunga assottigliandosi fino al di sotto dei garretti.

Apparato mammario: Mammella saldamente attaccata, voluminosa, tessuto spugnoso ed elastico.

Capezzoli di giuste dimensioni ed uniformi.

Vello: Il vello, bianco, costituito da bioccoli conici, ricopre completamente il tronco ad esclusione

della faccia ventrale, della regione inferiore del collo, della testa e degli arti.

La testa, il collo e le estremità degli arti presentano delle picchiettature nere tipiche che, in alcuni

soggetti possono essere delle ampie macchie nere.

Pelle: Pelle elastica e di colore rosa chiaro 234

Difetti di tipo zoognostico che precludono l'iscrizione al Registro - Nessuna particolare

segnalazione

Caratteri biometrici

Mediamente la pecora Bagnolese è alta 74.5 cm al garrese e 75.5 cm alla croce; il tronco è lungo

82,3 cm; presenta un'altezza e una circonferenza del torace rispettivamente di 32.8 e 94.6 cm; ha la

groppa larga 19.8 cm anteriormente 17.6 mediamente e 15.6 cm posteriormente.

Il peso risulta mediamente pari a Kg. 58 nella pecora e Kg. 95 nell'ariete.

Caratteri produttivi

Popolazione a duplice attitudine latte e carne, con alta percentuale di parti gemellari

Caratteri Riproduttivi

Popolazione caratterizzata da ciclo sessuale poliestrale stagionale, caratterizzata da elevata

prolificità

Indirizzi di gestione della riproduzione

La gestione della riproduzione è finalizzata alla conservazione della variabilità genetica e ad

esaltare per quanto possibile l'attitudine alla produzione del latte, senza trascurare il miglioramento

della produzione della carne. Un programma selettivo si rende necessario per non aggravare

ulteriormente il caos genetico provocato dall'assenza di una direttiva genetica ben definita, che ha

determinato negli ultimi anni un notevole incremento di tipi genetici spesso indefinibili.

BABARESCA

Origine della razza

Deriva da incroci di sostituzione, operati tra gli ovini della razza Barbaresca (Barberin del versante

nord Africa a coda grossa) ed ovini della razza Siciliana propriamente detta (Pinzerita). Culla di

origine: entroterra delle zone litoranee sicule del Mediterraneo.

Area di allevamento

Attualmente è allevata nelle zone collinose della Sicilia e dell’Italia Meridionale. 235

Consistenza

Al 1° gennaio 1983 capi n. 35.000 circa.

Tipo di allevamento

Tradizionale brado, semistabulato, in piccoli e medi allevamenti.

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

Taglia: molto grande.

Testa: robusta, allungata, di colore bianco, irregolarmente picchiettato o puntiforme o macchiettata

di nero. Profilo lievemente montonino, più pronunciato nei maschi.

Acorne in ambo i sessi. Orecchie larghe, lunghe, con portamento pendente, il cui colore ricorda

quello della testa. Nuda, può presentare nella zona della nuca, ciuffi leggeri con riflessi rosso

mattone.

Collo: lungo, muscoloso. Il margine superiore di esso degradante sul garrese, può presentare

lanuggine bianca o di colore analogo a quello della testa. Presenza o meno di tettole spesso

appariscenti.

Tronco: sviluppato, diametri longitudinali e trasversi ampi. Garrese non eccessivamente sviluppato,

spalle robuste. regione dorso- lombare a profilo rettilineo. Groppa bene sviluppata in

larghezza con appariscenti masse muscolari. Coda lunga con base laticaudiforme. Addome capace

di assumere grande volume. Torace ampio con costole ben distanziate. Torace e addome privi o

quasi di lana; borsa scrotale rivestita di fine lanuggine bianca o peluria alle cui basi sono

evidenziabili capezzoli in miniatura. Presenza di due testicoli evidenziabili da un solco

longitudinale, con azione vistosamente delimitante.

Mammella: colore bianco sporco, spesso tendente al marrone chiaro, ampia all’epoca della

pubertà, voluminosa con larga base di attacco in fase di lattazione. Capezzoli bene sviluppati e bene

conformati.

Caratteri riproduttivi:

90%.

Fertilità:

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle pecore

avviate alla monta)

Prolificità: 140%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite).

Fecondità annua: 126%

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

Età media al primo parto: 15 mesi. 236

Caratteri biometrici: a 18 mesi adulti

i Maschi Femmine Maschi Femmine

media coeff. var. Media coeff. var. Media coeff. var. media coeff. var.

Altezza al garrese cm. 80 4,6 70 6,1 85 5,1 80 5,8

Altezza alla groppa cm. 83 3,3 73 3,6 88 4,3 80 4,0

Altezza toracica cm. 40 3,5 33 3,7 42 2,9 38 3,4

Larghezza media groppa cm. 29 4,3 24 4,7 31 4,1 28 4,6

Lunghezza tronco cm. 95 7,5 80 6,6 100 5,9 90 5,4

Circonferenza toracica c 105 7,5 85 6,3 125 7,1 100 6,2

Peso Kg. 80 11,4 52 8,3 110 8,7 65 7,0

Caratteri produttivi:

Razza ovina a preminente attitudine alla produzione di carne ed in grado di produrre notevoli

quantitativi di latte.

Latte: produzione indicativa: litri 140-160 (6-7% di grasso), compreso quello poppatodall’agnello.

Lana: produzione media in sucido:

Arieti Kg. 6,5

Pecore Kg. 3,1

Qualità mediamente grossolana adatta per tessuti ordinari.

peso medio dei soggetti in Kg.

Carne:

(pesi approssimati a 100 gr.)

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

Maschio singolo 5,1 16,5 27,5 41,5 70,0

gemellare 3,8 12,4 24,0 37,5 64,0

Femmine singolo 5,0 13,5 22,0 35,0 48,0

gemellare 3,8 11,1 19,0 33,0 47,5 237

Indirizzo di miglioramento

Esaltazione dell’attitudine alla produzione della carne mantenendo le naturali doti di rusticità senza

trascurare il miglioramento della produzione di latte.

Scelta dei riproduttori

a)Difetti tollerabili:

presenza di pezzature poco estese alla testa ed al collo. Presenza di astucci cornei

b) Difetti da eliminare:

pecore: testa eccessivamente montonina. Orecchie con breve padiglione e piccole. Vello pezzato

nelle varie parti del tronco. Vello poco denso con abbondanti peli morti. Coda fine poco ingrossata

alla base;

arieti: presenza anche rudimentale di corna. Presenza di pezzatura nel vello. Orecchie piccole e con

portamento eretto. Testa con estesa peluria bianca. Presenza di peli morti nel vello. Monorchidia.

BRIGASCA

Origine e diffusione

L’origine del nome della razza è da ascriversi al monte Briga e omonimo passo, sulle Alpi

Marittime, zona di confine tra il nostro paese e la limitrofa Francia. L’area di allevamento,

comprende diversi comuni della valle d’Arroscia, della valle Argentina ed altri comuni litoranei

della provincia di Imperia e del comune di Albenga per la provincia di Savona. Probabilmente la

razza Brigasca, ha origini comuni con la razza ovina Frabosana con la quale ha in comune diverse

caratteristiche morfologiche e dalla quale differisce principalmente per la taglia un po’ più grande di

quest’ultima. Origini forse comuni sono anche da ascriversi alla Razza delle Langhe, simile per

alcune caratteristiche morfologiche della testa ad eccezione che in questa razza è caratterizzata

dall’assenza delle corna e dalla presenza del vello completamene bianco.

Il sistema di allevamento generalmente praticato è quello semi brado. Gli animali sono pascolati

durante tutto l’anno, da maggio ad ottobre si effettua la monticazione dei greggi nei limitrofi pascoli

alpini (Alpi Marittime), negli altri mesi gli animali tornano a pascolare nelle aree di fondo valle o

lungo il litorale della riviera ligure (bandita). In generale gli armenti sono ricoverati nel periodo

invernale e a volte anche durante tutto l’anno al rientro dal pascolo in ricoveri a volte estremamente

semplici, ma in ogni modo funzionali. Gli ovini di razza Brigasca, sono dotati di grande rusticità;

qualità che gli ha permesso di ben adattarsi all’ambiente in cui sono allevati e al tipo di allevamento

praticato.

Caratteri tipici della popolazione.

Taglia: Medio-grande, con un peso medio che si aggira sui 50 Kg e più per le femmine, nei maschi

adulti di 3-4 anni il peso minimo è di 80 Kg, in alcuni soggetti sono oltrepassati i 100 Kg.

Testa: Medie dimensioni, più potente nei maschi, in ogni caso in equilibrio con il corpo nel suo

insieme. Profilo fronto nasale montonino, più accentuato nei maschi. Corna presenti in circa l’80%

dei capi, inserite al di sopra della fronte, robuste, portate all’indietro e lateralmente, a semispirale

nelle femmine, di più grandi dimensioni e più robuste, avvolte a spirale nei maschi. Alcuni

allevatori stanno cercando di selezionare animali acorni, per facilitare il management degli animali.

Le orecchie sono di dimensioni medio-grandi, portate lateralmente e leggermente inclinate,

rivolte verso il basso. 238

Collo: Tendenzialmente lungo e ben inserito sull’anteriore

Medio-grande con garrese spesso e torace mediamente abbastanza lungo e profondo (da

Tronco:

preferire animali con torace lungo e molto profondo di tipo respiratorio), con dorso e lombi larghi,

groppa larga ed abbastanza lunga, tendenzialmente inclinata posteriormente.

Apparato mammario:Mediamente si presenta abbastanza sviluppato, abbastanza quadrato e ben

ripartito nei quarti, con buon legamento mediale e capezzoli di media grandezza, portati

mediamente abbastanza verticalmente ed inclinati in avanti e lateralmente. La mucosa si presenta di

colore rosa antico con macchie di colore più intenso.

Robusti e di media lunghezza, con unghielli forti e di colore prevalentemente scuro, ben

Arti:

adattati al pascolo in zone impervie.

Vello: Il vello ricopre tutto il corpo ad eccezione della testa, addome, parte interna delle cosce e

degli arti e distalmente all’articolazione tibio-tarsica per gli arti posteriori e del ginocchio per quelli

anteriori. Il colore del vello aperto e con lana di qualità da materasso, di colore bianco sporco

intenso. Il pelo che ricopre le estremità degli arti e della testa, presenta macchie più o meno estese

di colore rosso più o meno intenso a volte tendente al marrone. Questa pigmentazione è anche

visibile sul vello negli agnelli, che con l’età tende a schiarire. La pigmentazione rossa è in ogni

modo da preferire soprattutto nellascelta dei maschi da destinare alla riproduzione in quanto

considerata più tipica.

Pelle: La pelle si presenta al tatto sottile ed elastica, mediamente di colore roseo o rosa antico,

talvolta sono presenti macchie scure più o meno estese.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro - Mantello completamente

nero o con pezzature, macchie nere. Profilo rettilineo o concavo della testa. Vello di tipo

chiuso, merinizzato

Caratteri biometrici e riproduttivi.

Peso medio nelle femmine 50 Kg, nei maschi minimo 70 Kg a tre anni, negli agnelli alla nascita 4-

5 Kg. negli adulti sono da preferire animali più pesanti. Per questa razza la percentuale di parti

gemellari, si aggira attorno al 30-40%, questo dato è variabile da gregge a gregge, soprattutto in

funzione delle condizioni ambientali in cui vivono gli animali.

Caratteri produttivi

L’attitudine principale è duplice in questa razza (carne e latte) con una certa prevalenza della

prima. La carne è costituita principalmente dalla vendita degli agnelli del peso vivo di 15-16 kg,

raggiunto a circa due mesi di età a seconda dell’alimentazione che ricevono le madri. Il latte è

munto, dopo che gli agnelli sono stati venduti per il macello per alcuni mesi ed è trasformato

direttamente in azienda. Questa pratica non è attuata da tutti gli allevatori di questa razza.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Tra gli indirizzi prioritari riproduttivi che il registro si propone è quello della conservazione della

variabilità genetica. Migliorare la produzione di carne, agendo sia selezionando una maggiore

prolificità, sia migliorando l’apporto nutrizionale. Migliorare la produzione di latte. 239

CORNELLA BIANCA

Origini e diffusione

Di origini sconosciute. Può essere fatta risalire al ceppo appenninico. E’ ubicata nelle zone di

Minerbio, Varicella, Malalbergo, San Marino, Argenta nelle province di Bologna e Ferrara. La

consistenza è di circa 2.000 – 2.500 capi in purezza, più molti meticci. E’ allevata nella pianura

emiliana, spesso integrata in aziende agricole a vocazione cerealicola e bieticola. Per il

pascolamento si sfruttano gli argini dei numerosi canali.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia: Medio-pesante.

Testa: Piuttosto pesante, a profilo montonino, con orecchie strette ed orizzontali. Si ha la presenza

di corna in entrambi i sessi.

Tronco: Di medio sviluppo, con diametri trasversali non eccessivi.

Vello: Bianco, semichiuso, con bioccoli corti e fini.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione. Caratteri biometrici e riproduttivi

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 85-90 75-80

Peso kg 80-85 65-70

Prolificità: si ottengono tre parti in due anni con un tasso di gemellarità del 30-40%

Caratteri produttivi

Razza a duplice attitudine: latte e carne

Carne: ottenuta con agnelli di 10 – 12 kg.

Latte: la lattazione dura 120 – 150 giorni con produzione complessiva di 100 –130 kg per capo.

Lana: circa 3 kg per capo all’anno in due tosature, di buona qualità per materassi e filati greggi. 240

Indirizzi di gestione della riproduzione

Negli allevamenti montani si sta attuando l’incrocio di sostituzione con la Massese. In pianura

questo non ha avuto successo per la mancata adattabilità della Massese all’ambiente, si continua

così l’allevamento della Cornella in purezza.

FABROSANA

Origine e diffusione

Popolazione di origine autoctona, formata da due ceppi, la Frabosana e la Roaschina, che origini

rispettivamente dalle valli del Monregalese e dalle Alpi Marittime. Diffusa i provincia di Cuneo,

dove è presente nelle vallate Gesso, Vermenagna, Pesio, Monregalesi ed altre. E’ presente anche

nelle Valli Pellice e Chisone e nell’Alessandrino.

Viene allevata secondo sistemi tradizionali, con alpeggio estivo e stabulazione invernale. Segnalate,

in alternativa alla stabulazione invernale, forme di transumanza verso la pianura.

Caratteri tipici della popolazione

Nell’ambito della popolazione vengono distinti due ceppi denominati Frabosana e Roaschina. La

differenza fra i due ceppi si evidenzia soprattutto in un maggiore sviluppo somatico del ceppo

Roaschino, accompagnato da una più marcata attitudine alla produzione di latte.

Taglia; Medio-grande.

Profili fronto-nasale montonino più accentuato nel ceppo Roaschino, pigmentazione a

Testa:

macchia diffusa, con colore variabile dal fromentino al marrone.

Corna generalmente presenti in entrambi i sessi, portate all’indietro a spirale, avvolgenti le orecchie

nei maschi, aperti nelle femmine.

Collo:Di media lunghezza, ben attaccato al corpo.

Tronco:Lungo, con discreti diametri trasversali, groppa larga.

Di media grandezza, dotato di legamenti forti.

Apparato Mammario:

Arti:Fini, asciutti, molto robusti, con macchie marroni.

Vello: Fromentino, che lascia scoperti l’addome, gli arti e la testa. Lana di qualità scadente.

Pelle: Rosea, pelle sottile ed elastica.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione. 241

Caratteri Biometrici e Riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi

indicativi di alcune variabili morfologiche atti a meglio

caratterizzare la popolazione. adulti

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 80/90 74/80

Altezza groppa cm 82/94 74/85

Lunghezza tronco cm 79/85 80/82

Peso Kg 75/85 65/80

Di norma viene espletato un solo parto per anno. La prolificità non risulta

particolarmente elevata, 1,1 – 1,3 agnelli per parto.

Caratteri produttivi

Popolazione buona produttrice di carne, in considerazione anche della sua precocità.

Interessante la produzione di latte, che può raggiungere anche i 2 q.li per lattazione. Lana di

scadente qualità.

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’azione di gestione della riproduzione è finalizzata in primo luogo alla conservazione della

variabilità genetica in considerazione della consistenza della popolazione.

Gli indirizzi di miglioramento potranno riguardare la produzione di latte, l’aumento del tasso di

gemellarità, l’attitudine alla produzione di carne in termini di accrescimento e di caratteristiche

della carcassa.

ISTRIANA

ORIGINE E DIFFUSIONE

La razza deriva probabilmente da una popolazione autoctona dell’area carsica nord-adriatica, con

influenze pugliesi e siriane di epoca romana, che nel diciassettesimo secolo è stata incrociata con

ceppi ovini di provenienza balcanica giunti in zona carsica Istriana al seguito delle popolazioni

Morlacche. Pur non presentando una spiccata uniformità di caratteri, non essendo mai stata

sottoposta a rigorosa selezione, rappresenta un gruppo etnico di notevole interesse.

E’ diffusa su tutto l’altopiano carsico sia nella Venezia Giulia che in Slovenia e Croazia.

In Friuli Venezia Giulia sono presenti circa 300 soggetti in purezza nel territorio della Comunità

montana del Carso. Un tempo le greggi venivano mantenute per nove mesi all’anno al pascolo nella

zona del Carso, dove, fra novembre e maggio, utilizzavano i magri pascoli disponibili soprattutto

242

della zona litoranea. Nel periodo estivo si ricorreva invece all’alpeggio. Oggi la pecora Istriana si è

adattata ad un tipo di allevamento stanziale dove l’alimentazione viene integrata con minime

quantità di fieno e concentrato.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia: Soggetti di taglia media con altezza al garrese mediamente di 70 – 75 cm nelle femmine e

75-80 nei maschi.

Testa: Proporzionata al corpo con profilo montonino e priva di lana. Orecchie medio-corte portate

di lato mai pendenti. Corna a spirale aperta con frequente presenza di soggetti acorni nelle femmine.

Collo: Di media forza e lunghezza ben attaccata al tronco.

Allungato con torace tendenzialmente piatto ma sufficientemente profondo e regione

Tronco:

dorso-lombare rettilinea. Groppa di conformazione regolare con leggera inclinazione antero-

posteriore. Coda lunga e sottile.

Arti: Lunghi e sottili con articolazioni robuste e privi di lana. Gli unghielli di colore grigio, grigio-

ardesia o neri.

Vello: Grossolano a bioccoli aperti. Il colore è tendenzialmente bianco con frequente presenza di

picchiettature e macchie nere o marrone. Si possono altresì riscontrare soggetti completamente neri

o marroni.

Pelle: Sottile con pigmentazione che riprende quella tipica del vello.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: non rilevabili.

Caratteri Biometrici e Riproduttivi

Giovani da 12 a 18 mesi Adulti oltre 18 mesi

Femmine Femmine

Media Dev. St. Media Dev. St.

Altezza al garrese cm. 68 5.6 73 4

Larghezza media groppa 20.2 1.5 22 1.5

cm.

Lunghezza del tronco cm. 69.4 14.1 76 12.4

Circonferenza toracica 84 6.4 91 6.6

cm.

Caratteri produttivi

E’ una razza a duplice attitudine con prevalente indirizzo lattifero. La produzione media a

lattazione è di circa 120-130 Kg. di latte.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Mantenere e se possibile aumentare la variabilità genetica con la scelta di riproduttori non

consanguinei. Mantenere le doti di rusticità e frugalità esaltando le caratteristiche qualitative della

produzione lattea funzionale alla trasformazione casearia in prodotti ad alto valore aggiunto.

L’obbiettivo è altresì quello di mantenere le attuali caratteristiche nella produzione della carne. 243

LATICAUDA

Origine della razza

Ha avuto probabilmente origine dalla pecora Nord-Africana, Barbaresca. Con successivi incroci con

la pecora Appenninica locale e meticciamenti protrattisi a lungo, si è formata la razza Laticauda.

Attualmente essa presenta ben fissati i suoi caratteri ed il suo miglioramento è stato ottenuto mercé

opera di selezione di appassionati, piccoli allevatori.

Area di allevamento

Questa pecora, un tempo allevata nelle sole provincie di Avellino e Benevento, attese le sue ottime

caratteristiche funzionali per la produzione della carne, si va diffondendo sempre più in altre

Regioni d’Italia, sia per allevamenti in purezza che per incrocio industriale.

Consistenza

Al 1° gennaio 1983 capi n. 60.000 circa.

Tipo di allevamento

Viene allevata nella media collina, in forma stanziale, in piccoli greggi che raramente raggiungono i

20 capi di consistenza. Il tipo di allevamento più diffuso è quello poderale-familiare.

Descrizione della razza

Caratteri esteriori:

grande.

Taglia:

Testa: pesante, a profilo montonino, più accentuato nel maschio che nella femmina, acorne, con

presenza di cercine calloso nel maschio. Orecchie grandi e portate lateralmente in basso.

Collo: lungo e robusto nel maschio, lungo più sottile nella femmina.

Tronco: lungo e largo.

Garrese: tendente al tagliente nel maschio, meno nella femmina.

Torace: alto, profondo, con costole arcuate in entrambi i sessi. Linea dorso-lombare rettilinea.

Groppa: larga e generalmente spiovente. 244

Arti: solidi e lunghi nel maschio, esili e lunghi nella femmina.

Vello: bianco, poco serrato, costituito da bioccoli prismatici, con presenza di pelo canino, ricopre

completamente il tronco ad esclusione della faccia ventrale del tronco, della regione inferiore del

collo, della fronte, delle guance, degli arti anteriori fino al ginocchio e posteriori fino al garretto.

Assenza di pliche cutanee.

Pelle: sottile, rosea. Lingua, palato ed aperture naturali generalmente sprovviste di pigmentazione.

Frequente presenza di piccole macchie nere, marrone o rosse alle palpebre, al musello, alle orecchie

e agli arti. Caratteri biometrici:

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------

18 mesi adulti

Caratteri Biometrici Maschi Femmine Maschi Femmine

media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var. media coeff. var.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Altezza al garrese cm. 77 7,3 69 5,2 82 3,4 71 4,4

Altezza alla groppa cm. 79 6,5 72 5,3 84 3,3 74 4,4

Altezza toracica cm. 32 7,4 29 7,6 37 4,9 32 5,7

Larghezza media groppa cm. 22 6,3 20 8,3 24 7,8 22 8,8

Lunghezza tronco cm. 77 6,5 68 5,0 83 4,6 71 5,0

Circonferenza toracica cm. 92 9,7 84 7,2 102 6,1 92 6,1

Peso Kg. 81 14,1 62 15,8 95 15,7 69 16,9

Caratteri riproduttivi:

Fertilità: 97%.

(intesa come rapporto percentuale tra il numero delle pecore partorite ed il numero delle pecore

matricine):

Prolificità: 180%.

(intesa come rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore partorite)

Fecondità annua: 175%

(rapporto percentuale tra gli agnelli nati ed il numero delle pecore matricine)

12 mesi.

Età media al primo parto:

Caratteri produttivi:

Razza ovina a preminente attitudine alla produzione di carne. 245

Carne: peso medio dei soggetti in Kg. (pesi approssimati a 100 gr.)

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------

SESSO PARTO ETÀ

nascita 45 gg. 90 gg. 6 mesi 1 anno

----------------------------------------------------- -

Maschi singolo 5,0 18,0 28,5 45 70

gemellare 3,8 15,0 23,5 42 68

Femmine singolo 4,0 15,5 4,0 37 55*

gemellare 3,4 13,5 21,5 35 53*

---------------------------------------------------------------------------------------------*) soggetti

prevalentemente gravidi.

produzione indicativa:

Latte:

litri 120-140, compreso il latte poppato dall’agnello.

Lana: produzione media in sucido:

Arieti Kg. 3,0

Pecore Kg. 1,8

Qualità grossolana.

Indirizzo di miglioramento

Attualmente l’orientamento è quello di esaltare l’attitudine alla produzione della carne.

Gli strumenti tecnici per conseguire tali finalità sono:

- controllo della discendenza per l’individuazione degli arieti miglioratori da utilizzare anche con la

pratica della fecondazione artificiale;

- selezione morfo-funzionale;

- controllo della fertilità;

- controllo della prolificità per elevare la percentuale dei parti gemellari;

- selezione per tale caratteristica.

Scelta dei riproduttori

Difetti tollerabili: estese macchie agli occhi, alla testa ed agli arti.

Difetti da eliminare: vello pigmentato; corna in ambo i sessi.

PLEZZANA

Origine e diffusione

La razza, originaria dell’alta valle dell’Isonzo, deriva il suo nome dalla cittadina di Plezzo (Bovec

in lingua slovena), situata nell’alta valle dell’Isonzo, attualmente in territorio sloveno.

Internazionalmente è conosciuta con il nome di Bovec: chiamata Bovška in sloveno e Trentarka in

Val di Trenta, in tedesco il suo nome è Krainer Steinschaf. Le sue origini sono probabilmente da

ricercarsi nel gruppo delle razze alpine a cui afferiscono le razze Steinschaf e Zaupelschaf. L’attuale

area di allevamento è nell’Alta valle dell’Isonzo e nel bacino orografico in Slovenia, in Val Resia e

246

nel Tarvisiano in Italia. In Friuli Venezia Giulia sono presenti piccoli nuclei della Val Resia e del

Tarvisiano (Cave del Predil e Fusine), stimabili intorno a 40-50 capi.

Pecora adatta agli ambienti umidi e torbosi e ai pascoli alpini. Nell’allevamento tradizionale dopo lo

svezzamento dell’agnello (un parto all’anno con un basso tasso di gemellarità) le greggi venivano

portate sui pascoli alpini dove venivano munte da giugno a settembre, destinando il latte alla

produzione casearia; l’alimentazione invernale tradizionale consiste in fieno e foglie,

principalmente di faggio. Attualmente in Slovenia, la popolazione allevata in purezza, che conta

circa 1200 capi, viene ancora allevata in maniera estensiva, soggiornando sui pascoli alpini in estate

e producendo discreti quantitativi di formaggio.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia –Medio piccola.

Testa – Piccola e allungata, acorne, con orecchie piccole portate lateralmente; profilo convesso o

rettilineo; la parte alta della testa è in parte coperta di lana.

Arti e piedi – Corti e sottili, privi di lana.

Coda – Di media lunghezza, abbastanza sottile.

– Grossolano a bioccoli aperti. Il colore è prevalentemente bianco, ma sono frequenti soggetti

Vello

con vello marrone o nero. Assente su addome, arti e piedi. Ciuffo sulla parte alta della testa.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: non rilevabili.

Caratteri produttivi

E’ una razza a duplice attitudine con prevalente indirizzo lattifero.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Mantenere e se possibile aumentare numerosità e variabilità genetica con la scelta di riproduttori

non consanguinei, eventualmente anche provenienti dalle limitrofe aree alpine. Mantenere le doti di

rusticità e frugalità che la rendono particolarmente adatta allo sfruttamento dei pascoli alpini, e la

produzione lattea funzionale alla trasformazione casearia in prodotti di alto valore aggiunto.

L’allevamento di questa razza si inserisce nel contesto del recupero dell’attività zootecnica anche a

fini turistici ed ambientali nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie (UD), che ha rilevato un nucleo di

animali ascrivibili alla razza Plezzana allevati in Val Resia.

PUSTERESE

Origini e diffusione

Di probabile derivazione tirolese, si notano tuttavia gli influssi di popolazioni autoctone, in

particolare Lamon. È ubicata nella Val Pusteria (Bolzano) e alto bellunese. Consta di circa 50 capi

in purezza e qualche centinaio di derivati. L’ambiente di allevamento è quello dell’Alpagota. Si

cerca di ridurre al minimo la stabulazione in quanto gli animali ne soffrono sensibilmente.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia – Media.

Testa – Allungata, piuttosto leggera a profilo leggermente camuso. Orecchie lunghe, e pendenti. 247

Acorne.

Vello – bianco-paglierino, semichiuso con bioccoli non molto lunghi.

Tronco – Discretamente lungo con buoni diametri trasversali. Groppa tondeggiante.

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro: nessuna particolare

segnalazione. Caratteri biometrici e riproduttivi

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 75 65-70

Peso Kg 55-60 50

Si ottiene generalmente un parto all’anno. Il tasso di gemellarità è del 40-50 %.

Caratteri produttivi

Popolazione a duplice attitudine: carne e lana.

buona qualità, ottenuta con agnelli di 15-20 kg,.

Carne:di

Lana: 2-2,5 kg per capo all'anno, in due tosature, di qualità mediocre.

esclusivamente per l'agnello.

Latte:

Indirizzi di gestione della riproduzione

Si tratta di un ecotipo difficilmente conservabile a causa dell’impiego di riproduttori esterni. 248

RAZZE ITALIANE A TRIPLICE ATTITUDINE

BROGNA

Origini e diffusione

E’ una popolazione autoctona di origine incerta. Allevata principalmente nella provincia di Verona,

ha come zona di maggiore diffusione la “Lessinia”, un altopiano che dai Monti Lessini degrada

dolcemente verso la pianura Padana. Delle cinque valli che solcano l’altopiano, la Val d’illasi è

quella con una maggiore presenza di allevamenti. I comuni più interessati sono Tregnago, Mezzane

di Sotto, Illasi, Rovere Veronese, Selva di Progno e Grezzana. In minore numero anche in altri

comuni della provincia di Verona, e nei comuni di Chiampo, Crespadoro e Altissimo della

provincia di Vicenza si trova qualche allevamento di piccola consistenza.

La presenza di questa razza in un’area ben circoscritta e che coincide con un’isola linguistica di

cultura nordica, fa pensare ad uno stretto legame tra le due realtà. Nelle praterie e nei boschi della

Lessinia sin dai tempi antichi si è infatti insediata e sviluppata una comunità Timbra. Nel 1990

aveva una consistenza di 1.400 capi, alla fine del 2000 su 17 allevamenti si sono contati 556 capi. Si

stima che ci siano in Lessinia 50 allevamenti con una consistenza complessiva di circa 1.200

pecore. La pecora Brogna è allevata principalmente in greggi di piccole dimensioni con il sistema

stanziale. L’alimentazione nel periodo primavera – autunno viene effettuata con il pascolamento di

terreni di proprietà delle stesse aziende o di quelle limitrofe. Alcune greggi, nel periodo estivo,

vengono condotti in malga.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia – Media.

- Acorne in entrambi i sessi, poco frequente la presenza di corna rudimentali nei maschi.

Testa

Proporzionata, con profilo lievemente montonino nelle femmine e montonino nei maschi, con

macchie più o meno estese di colore tendente al rosso. Le orecchie, pure maculate, sono di media

lunghezza, portate obliquamente verso il basso e talvolta orizzontalmente.

Collo - Di media lunghezza ben attaccato alla testa ed al tronco.

Tronco - Di media lunghezza, proporzionato all’altezza dell’animale. Torace poco profondo.

Profilo dorso lombare generalmente rettilineo. Groppa leggermente spiovente, superiore in

lunghezza che in larghezza. Coda lunga sino al garretto.

Leggeri, proporzionati e di media lunghezza.

Arti-

Vello - Bianco, aperto o semiaperto, copre tutto il tronco, esteso al collo, alla base del cranio ed alla

coda, alla parte esterna prossimale della gamba e meno all’avambraccio (più limitatamente o quasi

assente nella regione sterno ventrale), la testa e gli arti privi di lana.

Pelle - Rosea, elastica e sottile. Lingua e palato di colore rosa o grigio, con o senza macchiettatura.

Testa ed arti, più raramente collo e tronco, sono coperti da macchie più o meno estese di colore

rosso (anche con tonalità tendenti al castano chiaro o al bruno). 249

Caratteri biometrici e riproduttivi

Media d.s.

Altezza al garrese cm 68 3.9

Altezza toracica cm 29 3.2

Larghezza media della groppa cm 19 2.1

Lunghezza del tronco cm 69 6.4

Circonferenza toracica cm 82 6.1

Peso kg 48 10.8

Prolificità % 153

.

Caratteri produttivi

Triplice attitudine Kg. 4,5

Peso degli agnelli: alla nascita Kg. 12

a 30 gg Kg. 17

a 60 gg Kg

Carne: peso alla macellazione degli agnelli Kg. 15-18.

Latte: dopo lo svezzamento degli agnelli la pecora viene a volte munta per circa 100 giorni e

fornisce 100 Kg. di l atte.

Lana: Kg. 2,5 – 3.

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’indirizzo di gestione della riproduzione deve essere volto alla conservazione della rusticità e

prolificità della razza che la caratterizzano particolarmente. La produzione principale è quella della

carne, secondariamente quella del latte.

GARESSINA 250

Origine e diffusione

La popolazione è classificata fra quelle appenniniche, con influenza di sangue Merinos ed ovini

alpini francesi. Sembra ascrivibile al gruppo di ovini delle Langhe. L’area di allevamento è la

provincia di Cuneo , Valli Tanaro, Negrone, Casotto.

Viene allevata secondo sistemi tradizionali, con pascolo estivo e stabulazione invernale.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia - Medio-piccola

- Corta, abbastanza leggera, acorne. Profilo leggermente camuso nelle femmine, più

Testa

accentuato nei maschi. Orecchie portate all’indietro.

Collo - Leggero, ben attaccato al tronco.

- Di media lunghezza, cilindrico.

Tronco

Apparato Mammario - Di media grandezza

Arti - Fini, robusti.

Vello - Bianco paglierino, semiaperto, con bioccoli abbastanza fini, non molto lungi.

- Pelle sottile ed elastica, rosea

Pelle

Caratteri Biometrici e Riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi indicativi di alcune variabili morfologiche atti

a meglio caratterizzare la popolazione Maschi Femmine

Altezza al garrese 60 - 65 55 - 60

Peso 50 - 55 45 - 50

Buona fertilità e prolificità, con tasso di gemellarità pari al 50-60%.

Caratteri produttivi

Popolazione in origine a triplice attitudine.

La lana, un tempo era apprezzata, ha una produzione di circa 2,5 Kg. La produzione di latte può

raggiungere anche i 220 Kg. per lattazione. 251

Indirizzi di gestione della riproduzione

L’azione di gestione della riproduzione è finalizzata eminentemente alla conservazione della

variabilità genetica, in considerazione della consistenza estremamente ridotta di tale popolazione.

In tempi successivi potranno essere presi in considerazione indirizzi di miglioramento, in

particolare per la produzione di latte.

ROSSET

Origini e diffusione

La pecora da sempre è allevata nell’arco alpino, nella nostra regione la razza principalmente

allevata era la Rosset, considerata un’antica razza di montagna e assimilata alla razza ovina

Savoiarda.

Se prima il meticciamento e lo scarso interesse degli allevatori Valdostani per l’allevamento ovino

sono la causa del principale calo demografico, l’attuale interesse degli allevatori di ovini è il

recupero di tale razza.

Gli allevamenti Valdostani di pecore sono sempre stati di piccola o piccolissima entità (5 – 10

soggetti), questi capi venivano poi condotti nel periodo estivo in alpeggio. In tale periodo i

riproduttori maschi venivano scelti dal conduttore dell’alpeggio, gli altri montoni venivano castrati.

Questo spiega in buona parte il forte meticciamento della razza.

La vicinanza della Savoia e del Vallese per l’Alta Valle, portava montoni di razza Savoiarda e di

razza Blanc Des Alpes; per la Bassa Valle venivano introdotti oltre a montoni Blanc Des Alpes

anche montoni di razza Biellese “Pegolli”.

Gli allevamenti di ovini si contano in quasi tutti i comuni della Valle d’Aosta, ed in una consistente

parte degli allevamenti troviamo soggetti con caratteristiche proprie della razza Rosset.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia – Media, con pesi vivi nei maschi Kg 60 – 70, nelle femmine Kg 50 – 55.

– Ben proporzionata, con profilo pressoché rettilineo. Il profilo montonino è più accentuato

Testa

nei maschi. Caratteristiche sono le macchie con sfumature che varia dal fulvo rossastro al nero

attorno agli occhi, sul fusello e sulle orecchie.

Orecchie: strette, di media lunghezza, in alcuni casi “mozzate”, orizzontali o leggermente pendenti.

Corna: sono generalmente assenti. Nel caso di presenza sono robuste e avvolte a spirale nei maschi

e più piccole nelle femmine.

Collo – di media lunghezza ben attaccato al tronco.

Tronco – Di media lunghezza, conico e pieno.

Arti – Asciutti ma robusti, bianchi o con macchie che variano dal fulvo rossastro al nero. Unghielli

solidi, neri o con striature giallo – avorio.

Vello – Bianco sporco, semiaperto, con bioccoli di media lunghezza, ricopre tutto il corpo ad

eccezione della testa, del ventre e degli stinchi. Alcuni soggetti presentano vello nero o marrone. 252

Difetti di tipo zoognostico che precludono l’iscrizione al Registro:

Corna Abbozzi cornei nei maschi

Testa Bianca o nera nei maschi, tutta nera per le pecore bianche

Orecchie Pendule nei maschi e nelle femmine

Arti Totalmente colorato nei maschi e nelle femmine

Vello Pezzato, nero o marrone nei maschi

Caratteri biometrici e riproduttivi

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 65-75 60-70

Peso vivo adulti Kg 60-70 50-55

La razza presentava un’alta frequenza di parti gemellari.

Caratteri produttivi

La razza Rosset era originalmente una razza a triplice attitudine (latte, carne, lana), poi allevata

principalmente per la produzione di carne e lana. La produzione di carne è ottenuta con agnelli di

18-22 kg nel periodo invernale (da dicembre fino a Pasqua) e con agnelloni di 25 kg e più nel

periodo estivo autunnale (da agosto a novembre). Il latte veniva riservato all’allattamento

dell’agnello e l’eventuale parte residua destinata alla produzione di formaggi tipici (con il solo latte

di pecora o misto con latte di capra o di vacca). La lana pur essendo di qualità grossolana era usata

per la filatura. Per questo uso veniva tagliata in due volte, in autunno appena scese dall’alpeggio,

così la lana è più pulita ed in primavera (aprile), preferibilmente in luna “Dura” (ultimo quarto).

Indirizzi di gestione della riproduzione

Prioritaria resta la conservazione della variabilità genetica, conservazione delle caratteristiche

peculiari della razza (animale rustico e frugale), mantenere e migliorare la prolificità. Gli indirizzi

di miglioramento potranno riguardare la produzione di carne in termini di accrescimento.

Notizie sul sistema di allevamento

La popolazione ovina Valdostana è composta da 2624 capi, suddivisi in 258 allevamenti in 61

Comuni della Regione Autonoma della Valle D’Aosta. 253

N° allevamenti

N° ovini adulti

Da 1 a 9 capi 172

Da 10 a 25 capi 68

Da 26 a 50 capi 11

Da 51 a 100 capi 6

Oltre 100 capi 1

Nel periodo invernale ogni allevatore tiene i suoi capi nella propria stalla e sono alimentati con

fieno locale, alle pecore che allattano la razione di foraggio secco viene integrata con cereali (orzo,

segale, frumento, avena e mais) in grano intero, schiacciato, in fioccato, in farina.

Nel periodo estivo gli ovini vengono monticati. In alpeggio possiamo trovare greggi “coloche”

composti da ovini di più allevatori, oppure “coloche” greggi con ovini di un solo proprietario.

SAVOIARDA

Origini e Diffusione

Popolazione autoctona di cui risulta difficile stabilire le origini. Presenta alcune somiglianze con

altre popolazioni allevate in Piemonte. Ubicata nella Bassa Val Susa in provincia di Torino. La

consistenza si aggira intorno ai 100 capi. Non si trovano più arieti puri, solo qualche meticcio.

L’allevamento è stanziale e basato sul pascolamento. In inverno l’alimentazione è integrata con

fieno. La pastorizia in quest’area è in forte regresso per la crescente industrializzazione

Caratteri tipici della popolazione

- Media.

Taglia

Testa – Piuttosto pesante con profilo montonino. Orecchie di medio sviluppo piuttosto strette,

orizzontali o leggermente pendenti. Presenza di corna sia nei maschi che nelle femmine.

– Non molto lungo, conico, pieno.

Tronco

Vello - Bianco, semiaperto, con bioccoli di media lunghezza.

Caratteri Biometrici e Riproduttivi

Nella seguente tabella vengono riportati valori medi indicativi di alcune variabili morfologiche atti

a meglio caratterizzare la popolazione: 254

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 75-80 65-70

Peso Kg 65-70 60

Si ottiene un parto all’anno. Raramente tre parti in due anni, con un tasso di gemellarità del

30%.

Ovini a triplice attitudine. La carne è ottenuta con agnelli di 12-15 Kg. La produzione di lana è di

2,5-3 Kg per capo all’anno, di qualità grossolana. La lattazione non supera i 60-90 giorni con

produzioni di 60-70 Kg.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Popolazione in serio pericolo di estinzione per il continuo meticciamento cui è soggetta.

Trimeticcia di Segezia

Origine e diffusione

Popolazione ovina di recente formazione che trae la sua denominazione dalla località (Segezia) in

cui è posta la sezione di Foggia dell’Istituto Sperimentale per la Zootecnia del Mi.P.A.F. presso la

quale è stata costituita. Può essere considerata una nuova razza ovina a particolare attitudine per la

carne, adatta all’ambiente meridionale, derivata dall’incrocio a tre vie di femmine meticcie (maschi

Ile de France X femmine Gentile di Puglia) accoppiate con arieti Wurtemberger (da tempo adattati

all’ambiente). I tre meticci così ottenuti sono stati più volte accoppiati tra di loro, e su una

popolazione sufficientemente ampia si è svolto un lavoro di selezione seguendo criteri diversi per le

femmine e per i maschi in base ai caratteri propri dei due sessi ed agli obiettivi prefissati. Per

l’allevamento tabulato utilizzando come base alimentare il fieno. L’allevamento si svolge in aziende

di grandi e medie dimensioni con orientamento poliproduttivo.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia – Grande.

Testa – Corta, a profilo montonino con orecchie lunghe portate orizzontalmente. Acorne.

Tronco - Lungo, Ventre voluminoso in rapporto alla taglia, garrese e groppa ben rilevati.

- Bianco, semichiuso, con bioccoli corti.

Vello 255

Caratteri biometrici

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 70-75 90-110

Peso Kg 65-70 60-70

Caratteri produttivi

Popolazione ovina a triplice attitudine.

Carne: ottenuta con agnelli di 15-20 kg.

Lana: 3-3,5 kg per capo all’anno in una tosatura, di discreta qualità e adatta alla filatura.

viene munta per 150 giorni dopo lo svezzamento dando circa 70 kg di latte.

Latte:

Indirizzi di gestione della riproduzione

Numericamente in crescita per il perfetto adattamento all’ambiente e per i discreti livelli produttivi

che la fanno preferire ad altre razze specializzate da carne delle quali si è tentata l’introduzione.

VISSANA

Origine e diffusione

Popolazione autoctona, iscrivibile al ceppo appenninico. Si trova nell’appennino marchigiano con

alcune propaggini in toscana. Ha una consistenza di circa 1.000 capi. L’ambiente di allevamento è

l’alta collina, con pascoli poveri. L’allevamento stanziale prevede il pascolo nella stagione

favorevole e la stabulazione con alimentazione a base di fieno e cereali in inverno. In caso di

allevamento transumante lo svernamento avviene nel Lazio, nelle province di Viterbo, Rieti e

Roma.

Caratteri tipici della popolazione

Taglia – Medio-leggera.

Testa – Allungata, piuttosto pesante. Orecchie strette e corte, portate orizzontalmente. Femmine

acorni, maschi talvolta con corna.

Tronco – Allungato, ma con modesti diametri trasversali, a profilo rettilineo.

Vello - Bianco, e aperto. 256

Caratteri biometrici

Maschi Femmine

Altezza al garrese cm 70 60

Peso Kg 50-55 40-45

Caratteri produttivi

Popolazione ovina a triplice attitudine, nessuna prevalente.

Carne: ottenuta con agnelli di 12-13 kg, molto apprezzati per la produzione dell’abbacchio.

Lana: 1,5-2 kg per capo all’anno in una unica tosatura, di qualità grossolana.

Latte: 60-70 kg per lattazione che dura 100-120 giorni.

Indirizzi di gestione della riproduzione

Popolazione che ha subito una forte contrazione numerica anche in seguito ad incroci con la

Sopravissana, la Comisana e la Sarda. Grazie anche all’interessamento delle autorità esistono oggi,

però, alcuni nuclei che vengono mantenuti in purezza. 257

RAZZE STRANIERE

Dorset Down

Origine e diffusione

Origine: Gran Bretagna.

Attitudine: carne.

Razza inglese molto antica originaria della Contea di Dorset. E' stata importata in

molti paesi, tra cui il Brasile, l'Argentina, l'Australia e la Nuova Zelanda. Utilizzata

anche in Italia per l'incrocio di prima generazione con diverse razze italiane (buoni

risultati in particolare per quanto riguarda le rese alla macellazione).

Caratteristiche morfologiche e produttive

Taglia media. Testa priva di corna. Il vello bianco ricopre tutto il corpo, eccetto la

faccia e gli arti sotto le ginocchia e i garretti; le parti non coperte da vello sono di

colore marrone.

Peso medio:

- Maschi a. 70 - 80 kg

- Femmine a. 50 - 55 kg

Ottima produttrice di carne (buona conformazione, elevata precocità, buona prolificità

e capacità di allattamento delle madri, ottimi accrescimenti ed elevate rese alla

macellazione dei vitelli). 258

Ile de France

Origine e diffusione

Origine: Francia.

Attitudine: carne.

Razza francese da carne molto famosa. E' stata selezionata a metà dell'Ottocento

partendo a Merinos di Rambouillet e Dishley nell'Ile de France. Molto diffusa non

soltanto in Francia ma anche in molti paesi europei ed extraeuropei dove viene

allevata sia in purezza che utilizzata per incroci industriali per la produzione

dell'agnello pesante (anche in Italia). questa razza trasmette infatti con costanza i

propri caratteri morfofunzionali per cui è molto impiegata come razza miglioratrice.

Caratteristiche morfologiche e produttive

Taglia medio-grande. Testa relativamente corta, priva di corna, con grandi orecchie

orizzontali. Petto, garrese-dorso-lombi e groppa larghi. Molto sviluppati i muscoli della

coscia. Il corpo è ricoperto da vello bianco fino alla fronte, ai ginocchi ed ai garetti.

Peso medio:

- Maschi a. 90 - 120 kg

- Femmine a. 60 - 70 kg

Ottima produttrice di carne (elevata gemellarità, spiccata precocità, buona capacità di

allattamento). Gli agnelli raggiungono i 30 kg a poco più di tre mesi e hanno una resa

alla macellazione superiore al 60-62%. Buona la produzione di lana da maglieria (4 kg

nelle pecore e 5-6 nei maschi).

Suffolk

Origine e diffusione

Origine: Gran Bretagna.

Attitudine: carne.

Razza ottenuta in Gran Bretagna a metà Ottocento incrociando pecore della Contea di

Norfolk (Norfolk Horned) con arieti Southdown. Viene allevata in Scozia, Galles,

Irlanda e Nord America. Dalla Southdown ha ereditato la qualità della carne e della

lana, mentre dalla Norfolk Horned (oggi rara) la rusticità. Ottima razza da carne.

Importata anche in Italia centrosettentrionale per incroci. Ottima pascolatrice, ha

bisogno di pascoli fertili. 259

Caratteristiche morfologiche e produttive

Taglia grande. Vello bianco con testa e arti nudi e neri. Priva di corna. Tronco

cilindrico e muscoloso.

Peso medio:

- Maschi a. oltre 100 kg fino a 120

- Femmine a. 85-100 kg

Ottima produttrice di carne (ottima fecondità, buona capacità di allattamento e rapido

accrescimento degli agnelli: ad appena 70 giorni di età possono superare i 30 kg di

peso vivo). Prolificità del 165%.

Buona la qualità della lana, discreta la produzione. 260

CAPRE

Camosciata delle alpi

Origine e diffusione

Originaria della Svizzera, si è diffusa in molti Paesi europei, prevalentemente Francia,

ed extra europei. In Italia ha la sua maggiore consistenza nelle regioni dell'arco

alpino, con significative presenze nel resto del territorio nazionale.

Allevata sia allo stato semistabulato che in strutture a stabulazione permanente

Femmina Maschio

Fertilità (capre partorite su capre alla monta) 0,95;

Prolificità (capretti nati su capre partorite) 160%

Fecondità su base annua (capretti nati su capre alla monta) è data da 0,95 x 1,6 =

1,52.

Età media al 1°parto: 12 mesi. 261

Alpina comune

Origine e diffusione

Popolazione caprina più diffusa, in tutto l’arco alpino e in Piemonte in particolare.

Presenta una grande variabilità di taglia, di caratteri morfologici (mantello uniforme o

pezzato, colore del pelo vario, bianco, nero, marrone, orecchie di forma e portamento

vario) e di attitudini produttive. Questa sua caratteristica gli è costata l'esclusione dal

riconoscimento ufficiale come vera e propria razza. Diversi tipi di mantello fino a ieri

considerati, erroneamente, frutto di incroci costituiscono oggi il deposito della

variabilità genetica di cui tanto si parla. La riduzione numerica di questa popolazione

con la sostituzione da parte di altre razze locali, o peggio con razze internazionali

selezionate, costituirebbe una gravissima perdita. La maggior parte delle capre

comuni allevate nell’arco alpino sono, comunque, per lo più assimilabili al ceppo

cosiddetto "Alpino", sono rustiche e ben adattate all’ambiente montano.

Caratteristiche morfologiche e produttive

Taglia: media.

Testa: leggera, con orecchie dritte, appuntite e rivolte in avanti; barba e corna molto

sviluppate e rivolte all’indietro nel maschio, più corte nella femmina. Anche acorne.

Vello: uniforme o pezzato, nero, marrone o bianco; pelo generalmente rasato e

brillante, più lungo e più ruvido nel maschio.

Altezza al garrese: Maschi a. cm. 80 - Femmine a. cm. 70

Peso medio: Maschi a. Kg. 60-65 - Femmine a. Kg. 50-55

La produzione di latte è variabile e destinata ai capretti o miscelata con altri latti per

la trasformazione in prodotti tipici.

1° parto: 12 mesi

Tasso di gemellarità: 30-40%.

Prolificità: 160% 262

Produzione lattea: 280-500 kg con 3,5% di grasso

Carne: ottenuta con capretti di 12-13 kg.

Appenzell

Origine e diffusione

Originaria dei Cantoni omonimi. Allevata soprattutto nella Svizzera nord-orientale, nei

due cantoni di Appenzello e in quelli di Zurigo e di Turgovia.

Caratteristiche morfologiche e produttive

Razza rustica, non molto diffusa (5% del patrimonio caprino svizzero).

Taglia e corporatura raccolta e solida

Testa corta e larga. Acorne in ambo i sessi con ricomparsa, nel corso degli ultimi

anni, di animali con corna.

Altezza al garrese: 75-85 cm nei maschi, 70-80 nelle femmine.

Peso minimo: 65 kg nei maschi, 45 nelle femmine.

Latte:600-900 kg in 210 gg con 2,9% di grasso e 2,7% di proteine.

Lattazione media: 269 giorni.

Maltese

Origine e diffusione

Le origini lontane di questa razza sono il versante medio-orientale del bacino del

Mediterraneo. E' stata selezionata in Italia. Zona di maggiore allevamento: Sicilia e

regioni del centro sud. Altri piccoli gruppi in regioni del Nord. Spiccata attitudine

lattifera che ben si adatta al sistema intensivo stallino. Allevata allo stato brado,

semibrado e stabulato. 263

Il Libro Genealogico è stato attivato in Italia nel 1973. Prevalente l'attitudine alla

produzione di latte.

Razza con Libro Genealogico in Italia.

Caratteristiche morfologiche e produttive

Taglia: media.

Testa: medio-leggera, acorne. Orecchie lunghe, larghe e pendenti; nel maschio

barba e ciuffo frontale.

Tronco: torace e addome ampi; arti robusti; mammella ben sviluppata. Mammella

ampia, di tipo pecorino, raramente piriforme, con capezzoli sviluppati. Arti robusti con

unghielli di colore grigio o tendenti al giallo.

Vello: peli lunghi di colore bianco-giallastro (possibilità di pezzature nere), spesso.

Testa con maculature più o meno intense di colore nero-corvino. Pelle bianco-rosea

con eccezione delle zone in cui è presente la pezzatura.

Altezza media al garrese:

- Maschi a. cm. 87

- Femmine a. cm. 71

Peso medio:

- Maschi a. Kg. 70

- Femmine a. Kg. 46

Produzioni Lattea 500-550 kg in 210 gg con 5,1% di grasso e 4,3% di proteine.

Peso medio dei capretti alla nascita 3,5 kg, a 60 giorni 11 kg.

Fertilità: 95%

Prolificità 180%

Fecondità su base annua (capretti nati su capre alla monta) è data da 0,95 x 1,8 =

1,71. L'età media al primo parto è a circa 15 mesi.

Parti plurimi: 90% 264

Saanen

Origine: Svizzera. Diffusione: Paesi europei ed extra europei. Italia: regioni dell'arco

alpino; significative presenze nel resto del territorio nazionale. Allevata sia allo stato

semistabulato che a stabulazione permanente.

Caratteri morfologici e produttivi

Altezza: 74-85 cm

Peso: 50-60 kg femmine; 70-90 kg maschi.

Testa piccola, profilo rettilineo. Acorne, presenta barba e bargigli.

Mantello bianco.

La fertilità 0,90.

Prolificità 160%,

fecondità su base annua (capretti nati su capre alla monta) è data da 0,90 x 1,6 =

1,44. L'età media al primo parto è a circa 12 mesi.

Produzione lattea: 500-600 l in 210 gg di lattazione

Grasso: 4,5%

Proteine: 4% 265

Razza dei Pirenei

Mantello nero con ventre bianco. Arti più chiari.

Girgentana

Origine e diffusione

Le antiche origini di questa razza sono da ricercare nella capra Falconeri o Markor,

proveniente dall'Asia Occidentale. Si è diffusa in passato in Sicilia, specialmente nella

provincia di Agrigento (da cui prende il nome "Girgenti"). Attualmente è allevata

soprattutto in Sicilia (prov. Agrigento) e in Calabria, allo stato semistabulato o

stabulato. Il Libro Genealogico è stato attivato nel 1973. Molto buona la produzione di

latte.

Razza con Libro Genealogico in Italia.

Caratteristiche morfologiche e produttive

Taglia: media.

Testa: piccola, fine con profilo fronto-nasale camuso.

Presenza di barba nel maschio e nella femmina. Orecchie medio-piccole, erette. Corna

in ambo i sessi attorcigliate, erette e turrite. Tettole di norma presenti in entrambe i

266

sessi.

Tronco: torace ed addome ampi. Groppa sviluppata. Apparato mammario ampio,

generalmente con mammelle tipiche pecorine. Arti di media lunghezza, abbastanza

sottili, con unghielli marrone tendenti al giallo.

Vello: bianco con fronte e mascellari fulvi tendenti al marrone; pelo ruvido

abbastanza lungo; pelle bianco-rosea.

Altezza media al garrese:

- Maschi a. cm. 85

- Femmine a. cm. 80

Peso medio:

- Maschi a. Kg. 65

- Femmine a. Kg. 46

Produzioni medie latte: 350-400 lt in 210 gg.

Grasso: 3,5% proteine: 4,2%

Selezione: valorizzazione della produzione quanti- qualitativa di latte, destinato alla

trasformazione casearia per particolari prodotti tipici e tradizionali

Peso alla nascita: 3,5 kg; a 60 giorni 10,5 kg.

La fertilità: 95%

Prolificità: 180%

Fecondità su base annua 0,95 x 1,8 = 1,71.

Età media 1° parto: 15 mesi.

Garganica

Origine e diffusione

Razza italiana originaria del promontorio del Gargano (Puglia) derivata dall'incrocio di

soggetti autoctoni con capre provenienti dall'Ovest dell'Europa. Zona di maggiore

diffusione: Puglia promontorio del Gargano (provincia di Foggia) e in altre regioni del

centro-sud. Rustica e particolarmente adatta all'allevamento brado in ambienti molto

difficili. Estremamente rustica

Il Libro Genealogico è stato attivato nel 1973. L'attitudine principale è la produzione di

latte.

Razza con Libro Genealogico in Italia.

Caratteristiche morfologiche e produttive

Taglia: media.

Testa: piccola, provvista di corna in ambo i sessi, faccia lunga e triangolare, ciuffo 267

folto in fronte, mento con barba ben sviluppata; orecchie lunghe, portate di lato ed

orizzontalmente.

Tronco: garrese sporgente, regione dorso-lombare rettilinea, mammelle di medio

sviluppo con capezzoli piccoli, presenza di capezzoli soprannumerari.

Vello: nero lucente, a volte con sfumature rossastre.; pelle elastica nera.

Altezza media al garrese:

- Maschi a. cm. 85

- Femmine a. cm. 75

Peso medio:

- Maschi a. Kg. 55

- Femmine a. Kg. 35

Produzioni medie latte:

- primipare lt. 180

- pluripare lt. 250

Peso alla nascita: 3,0 kg, a 60 giorni 11,5 kg.

La fertilità: 95%

Prolificità 160%

Fecondità su base annua: 0,95 x 1,6 = 1,52.

Età media al 1° parto: 18 mesi. 268

Allevamento bovini da carne

Nel panorama agroalimentare nazionale, la filiera della carne bovina assume un ruolo di notevole

importanza.

La produzione di carne bovina, infatti, contribuisce alla formazione della produzione lorda vendibile

zootecnica per il 27% (grafico 1) ed ha fornito, nel 2002, un valore al consumo di circa 12,6 miliardi di

euro (tabella 1). L’attività produttiva e distributiva impegna un numero considerevole di operatori in

circa 90 mila allevamenti, 2200 impianti di macellazione e di lavorazione delle carni e, con riferimento

al solo dettaglio tradizionale, in circa 40 mila macellerie. Tali cifre, oltre a fornire un chiaro riferimento

dell’elevata numerosità degli attori della filiera, denotano l’estrema segmentazione del comparto,

costituito da realtà molto diverse. In generale, le limitate dimensioni delle aziende zootecniche e di

macellazione hanno finito per condizionare lo sviluppo di una filiera integrata.

L’evoluzione del comparto della carne bovina è stata, inoltre, influenzata da una produzione interna

proveniente, soprattutto, dall’allevamento di animali specializzati per la produzione del latte, di cui

rappresenta un’attività complementare e talora marginale. Le razze italiane specializzate nella

produzione della carne, quali la Podolica, la Marchigiana, la Chianina, la Maremmana, la Romagnola e

la Piemontese, rappresentano una realtà crescente del patrimonio zootecnico; si tratta di gruppi etnici,

molto interessanti per la variabilità genetica che li contraddistingue, il cui allevamento avveniva in

passato soprattutto in zone collinari con un notevole impatto socio-economico.

Tabella 1

La catena del valore della carne bovina –2002. Valore

Produzion Valore complessivo €

e tonn. unitari

o €/kg

Valore della produzione degli allevamenti 3.584.000.000

Valore dell’import di animali al netto delle 970.000.000

esportazioni

Totale valore della materia prima 4.550.000.000

Industria

-di macellazione 961.000 4,09 3.930.000.000

-di lavorazione e trasformazione 169.000 7,34 1.240.000.000

Valore produzione industriale nazionale1 5.170.000.000

Import-Export di carni

Esportazioni 210.000.000

-carni fresche/congelate 109.000 1,71 187.000.000

-salumi/lavorati 13.000 1,81 24.000.000

Importazioni 1.312.000.000

-carni fresche/congelate 360.000 3,56 1.284.000.000

-salumi/lavorati 8.000 3,44 28.000.000

Totale vendite al dettaglio 10.160.000.000

-carni fresche/congelate 1.176.000 8,37 9.850.000.000

-salumi/lavorati 33.000 9,50 310.000.000

Totale vendite al catering 2.470.000.000

Valore del mercato finale2 12.630.000.000

1Al netto dei prodotti importati

2Al lordo di perdite e scarti, compreso il valore delle scorte vendute

Fonte: Rapporto ISMEA 2002

A causa del già programmato ampliamento dell’UE e del processo di globalizzazione dei mercati, dei

capitali e della produzione, è presumibile che in futuro l’attività di allevamento per la produzione della

carne possa trovarsi di fronte a seri problemi di competitività con il rischio di perdere una parte delle

attuali quote di mercato. Le strategie possibili per gli operatori italiani devono, pertanto, imperniarsi sul

miglioramento delle caratteristiche qualitative del prodotto nazionale.

269

Grafico 1

Ripartizione della produzione lorda vendibile zootecnica (Lunati, 1999)

Latte ovi-caprino (3%) Bovini da carne (27%)

Latte bovini e bufalino (26%)

Uova (6%) Suini (17%)

O vicaprini e d e quini (2%)

Avicunicoli (19%)

Situazione generale del patrimonio bovino dell’UE

(Censimento del bestiame bovino del 2002 in milioni di capi)

In base ai dati del censimento effettuato da Eurostat, l’Unione europea contava, a

maggio/giugno del 2002, 81,1 milioni di bovini.

La Francia, con 20,5 milioni di capi, possedeva più di un quarto del patrimonio

zootecnico bovino europeo. Seguivano poi la Germania e il Regno Unito con 14,0 e 10,4

milioni di capi, corrispondenti, rispettivamente, al 17,3% e al 12,8% del patrimonio

zootecnico europeo. Il patrimonio zootecnico bovino contava oltre 7,2 milioni di capi in

Italia e in Irlanda (8,9%) e più di 6 milioni di capi in Spagna.

Secondo le informazioni disponibili, le uscite di animali sono state particolarmente

rilevanti in Francia (1,4 milioni di bovini) e in Germania (0,5 milioni di bovini). Questi

due Stati membri registrano da soli oltre il 75% delle uscite verso altri paesi comunitari.

Si assiste allo stesso fenomeno per quanto riguarda le entrate: l’Italia (1,3 milioni di

bovini), la Spagna (0,5 milioni), i Paesi Bassi (0,4 milioni) e la Francia (0,2 milioni)

hanno registrato il 93% delle entrate in provenienza dagli altri Stati membri e gli altri 11

Stati membri meno del 7%. Le variazioni osservate a livello dei flussi di bovini

rispecchiano le caratteristiche specifiche del settore delle carni bovine nei diversi Stati

membri.

Così, ad esempio, la Francia è nota per il numero di allevamenti specializzati nella

produzione di giovani bovini che vengono poi venduti, e destinati all’ingrasso, ad altri

Stati membri, tra cui, in particolare, l’Italia.

Per quanto concerne invece il consumo comunitario pro capite di carne bovina, dopo il

recupero effettuato dal 1997 al 1999, per effetto della crisi "mucca pazza", viene stimata

dal Gruppo previsioni del Comitato produzioni animali una diminuzione del 2%,

passando da 20,3 a 19,9 kg, scendendo ai livelli del 1998.

270

Evoluzione dei consumi di carne dal dopoguerra ad oggi

In Italia il settore carni si presenta molto variegato, con un mercato interno che ha subito

nel corso degli anni molti cambiamenti. Basti pensare che dal dopoguerra sino a metà

degli anni ’50 l’alimentazione era costituita prevalentemente da cereali e verdure, mentre

la carne rappresentava un “piatto” riservato alle classi sociali più elevate e, comunque,

alle occasioni particolari. Nel decennio successivo, con la ripresa economica del nostro

Paese, il consumo medio procapite annuo di carne bovina, passò da meno di 10 kg a ben

25 kg. Tale crescita va ovviamente collegata alla maggiore richiesta di alimenti

contenenti proteine nobili, all’avvento dell’era industriale ed alla maggiore

meccanizzazione del lavoro, della vita e delle attività economiche dell’uomo. Negli anni

’70 e ’80 il consumo di carne bovina subì un certo rallentamento mantenendosi sui livelli

raggiunti precedentemente, mentre aumentò considerevolmente quello delle carni avicole

e suine. Le cause che hanno modificato le preferenze dei consumatori sono molteplici ed

interdipendenti: le modificazioni delle attività lavorative, delle strutture ambientali e delle

tecniche di lavoro accompagnate da una minore “fatica fisica” e, quindi, da una

progressiva riduzione del dispendio energetico hanno determinato l’aumento

dell’incidenza di malattie cardiovascolari come conseguenza dell’ipercolesterolemia. La

domanda del consumatore si è, quindi, orientata sempre più verso alimenti caratterizzati

da modesto valore calorico e soprattutto con bassi contenuti di acidi grassi saturi e

colesterolo. È cominciata, così, un’opera di demonizzazione della carne bovina troppo

ricca in grassi saturi. A partire dal 1996 si è registrata una caduta verticale dei consumi di

tale carne in seguito alla epidemia di encefalopatia spongiforme bovina (BSE), esplosa

nel Regno Unito. La presa di coscienza da parte dei consumatori italiani che il nostro

Paese importa circa il 40% del fabbisogno annuo di carne (contribuiscono alla

determinazione di questo valore in egual misura sia i bovini vivi che la carne), ma

soprattutto l’incontrollato allarmismo diffuso dai mass-media, determinarono un crollo

delle vendite, solo timidamente attenuato nel 1999. Nel biennio successivo, a causa del

riscontro del primo soggetto italiano positivo alla BSE, in provincia di Brescia, e

dell’accensione di un focolaio di afta epizootica, si è, poi, osservato un nuovo calo dei

consumi.

In conseguenza di tali episodi, le varie associazioni di consumatori hanno richiesto con

sempre maggiore insistenza strumenti che consentissero la “tracciabilità” della carne,

lungo l’intera filiera produttiva, in modo da individuare la provenienza degli animali, i

piani alimentari e le tecniche impiegate per il loro allevamento, nonché i trattamenti cui

le carni vengono sottoposte prima di giungere nel piatto. Solo grazie ad una serie di

misure di prevenzione e garanzia, adottate dall’Unione Europea e recepite dagli Stati

membri, si è riusciti a recuperare parzialmente la fiducia del consumatore. Nel corso del

2002, infatti, una consistente variazione positiva ha attestato il recupero dei consumi.

Occorre, inoltre, osservare che a causa della denatalità e dell’aumento dell’età media,

data la nota disaffezione degli anziani verso la carne, anche le proiezioni relative ai

prossimi decenni sono negative.

Il sistema di produzione della carne bovina

A partire dagli anni ’60, in seguito all’incremento dei consumi, si è manifestata in Italia

una forte dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di carne.

271

Contemporaneamente il nostro Paese ha iniziato a sviluppare un proprio sistema di

produzione della carne bovina.

Le importazioni sono state, quindi, considerevoli fino agli anni ’80; successivamente, con

lo stabilizzarsi del consumo pro-capite e con il miglioramento dei sistemi produttivi, le

importazioni si sono assestate intorno al 20% del fabbisogno. Questo dato, tuttavia,

fornisce una immagine riduttiva del deficit della produzione italiana, perché non tiene

conto che quest’ultima è fortemente legata anche all’importazione di bovini vivi.

Il sistema produttivo italiano è fondato su tre presupposti:

la concentrazione dei capi bovini nelle regioni dell’Italia settentrionale, soprattutto nelle

zone della Pianura Padana (oltre il 60% della carne prodotta in Italia viene da Piemonte,

Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna);

la presenza in quest’area di 1 milione di ettari coltivati per la produzione di mais da

granella e di 0,5 milioni di ettari per il mais ceroso, ad alta resa, quindi, a costi di

produzione competitivi;

l’importazione di capi bovini giovani dall’Europa centrale e settentrionale per integrare

l’insufficiente offerta interna (che è prevalentemente costituita dalle razze da latte ed è,

comunque, concentrata nella stessa area).

L’allevamento dei bovini da carne in Italia oggi.

Le consistenze degli allevamenti dopo un calo inarrestabile negli ultimi cinquant’anni,

nel 2000 hanno fatto registrare una netta inversione con un sistematico e progressivo

aumento negli ultimi 5 anni. Il numero di allevamenti è passato da 4.789 nel 2000, ai

5.301 nel 2004, in particolare per le razze Chianina, Maremmana e Podalica.

Parallelamente anche il numero di capi allevati, iscritti al libro genealogico, nel corso di

questi anni è nettamente aumentato, passando dai 105.983 capi allevati nel 2000 ai

136.660 nel 2004 con un incremento del 30%. Più precisamente si sono riscontrati i

seguenti incrementi:la Chianina +35% (+ 9.800 capi circa), la Podalica +59%(+9.500capi

), la Marchigiana +15% (+ 6.000 capi), la Maremmana +69% (+3.300 capi), la

Romagnola + 15%(+2.200 capi).

Dopo la crisi del mercato della carne a seguito delle note vicende legate alla BSE in

Europa i consumatori guardano con sempre maggiore attenzione all’origine della carne,

alle garanzie che produttori e distributori possono dare.

Grafico -totale allevamenti iscritti al Libro Genealogico 1994-2004

272 Allev amenti iscritti al Libro Genealogico

8000

iscritti 7000

6000

5000

Allevamenti 4000

3000

2000

1000

0 94 95 01 02 03 04

96 97 99 00

98

19 19 20 20 20 20

19 19 19 20

19 Anno

Marchigiana C hianina Romangola

Maremmana P odolica Totale

Grafico -Totale Capi iscritti al Libro Genealogico dal 1994-2004

Totale capi iscriti al libro genealogico

141000

121000

capi 101000

81000

numero 61000

41000

21000

1000 8 1 3

4 6 2 4

5 7 9 0

9 9 0 0

9 0 0

9 9 9 0

19 19 19 20 20 20 20

19 19 19 20

anno

Marchigiana Chianina Romangola

Maremmana Podolica Totale

Basi biologiche della produzione di carne

La produzione della carne è il risultato di due fenomeni biologici strettamente

interdipendenti e legati fra loro:

¾ Incremento ponderale aumento delle dimensioni corpore e del peso vivo

¾ Sviluppo cambiamento di forma e di composizione del corpo e delle masse

muscolari Carne =IP+Sviluppo

Incremento ponderale

IP assoluto:aumento di peso vivo nell’unità di tempo (kg/die) piccolo nelle prime fasi di

vita fetale, aumenta nell’ultima fase di gestazione arrivando a 400-500 gr. al giorno.

Dopo il parto tende ancora ad aumentare.Mentre nella prima fase di gestazione dipende

273

dal genotipo, solo nell’ultima viene influenzato dal livello nutritivo della madre. Dopo la

nascita l’IP è fortemente dipendente dal livello nutritivo e dallo stato di salute

dell’animale.

L’incremento ponderale relativo:esprime l’incremento giornaliero rapportato al peso vivo

dell’animale

gr di IPG/kg P.V.

L’IPR si riduce sempre a partire dal concepimento fino a quando l’animale è adulto

Per esempio nei vitelli frisoni:

¾ Prmi 5 mesi di gravidanza IPR 30 gr/die/kg

¾ Ultima fase di gestazione IPR 10 gr/die/kg

¾ Primi 6 mesi di vita IPR 5 gr/die/kg

¾ 1 anno di vita IPR 2 gr/die/kg

¾ 2 anni di vita IPR 1 gr/die/kg

Accrescimento compensativo:

Accrescimento accelerato che si osserva quando a periodi di restrizione alimentare

seguono fasi di alimentazione abbondante

SVILUPPO

L’incremento ponderale è il risultato dell’aumento di peso dei vari organi e tessuti che

formano il corpo, composti a loro volta da diverse proporzioni di acqua, proteine, e

sostanze minerali. Ognuno di questi elementi è caratterizzato da una velocità di crescita

diversa e variabile sia in intensità che in composizione chimica, il che determina con

l’avanzare dell’età, importanti cambiamenti di forma e di composizione chimica del

corpo.

Sviluppo o accrescimento differenziale

Il ritmo di sviluppo dei vari organi e tessuti può essere espresso

¾ In percentuale del peso vivo netto,(PVN peso corporeo al netto del contenuto del

pacchetto gastrointestinale)

¾ Facendo ricorso al concetto di allometria, secondo il quale l’andamento del peso di un

organo o di un tessuto in rapporto al corpo intero è descritto da una retta quando i pesi

sono trasformati in logaritmi.

¾ Secondo il concetto di allometria il logaritmo del peso di un organo y è correlato al

logaritmo del peso vivo netto dall’ equazione:

Log y=a+b x log PVN

(equazione di allometria lineare)

¾ Se il coefficiente di allometria b<1 l’accrescimento del parametro y è più lento di

quello del peso vivo netto(allometria diminutiva)

¾ Se il coefficiente di allometria b=1 l’accrescimento del parametro y ha lo stesso ritmo

di quello del peso vivo netto (isometria)

¾ Se il coefficiente di allometria b>1 l’accrescimento del parametro y è più rapido di

quello del peso vivo netto(allometria maggiorativa)

BOVINI ITALIANI DA CARNE

274

I bovini da carne italiani: Chianina, Marchigiana, Romagnola, Maremmana e Podolica

hanno origine dal ceppo podolico, questo aggettivo deriva da Podolia, la regione stepposa

situata tra Galizia e Ucraina, in cui si sarebbe originato il Bos primigenius o Uro,

precursore dei bovini podolici italiani. Questi bovini asiatici, giunti in Italia nel IV secolo

d. C. al seguito dei Longobardi di Agilulfo e usati per trainare i carri, erano animali di

grande mole, con corna sviluppate e appuntite, dal mantello grigio e dalla pigmentazione

nera. Verso la metà di questo secolo, grazie alla vendita di consistenti beni demaniali, si

afferma e si diffonde il contratto di mezzadria e la figura del mezzadro. Il colono,

diventato comproprietario del bestiame, dà una spinta sostanziale allo sviluppo

dell’allevamento. In questa fase il bestiame viene utilizzato prevalentemente per i lavori

agricoli e per la produzione di letame. Solo a partire dalla metà del 1800 si presta

maggiore attenzione alla produzione di carne. Oggi sono diffusi sul tutto il territorio

italiano, in prevalenza nelle regioni centro-meridionali. Altra importante realtà nel

patrimonio bovino italiano è quella della Piemontese, razza da carne assimilabile per

caratteristiche produttive e somatiche più alle razze francesi da carne che non a quelle

Italiane. Attualmente in Italia le razze autoctone contano 136.660 capi in selezione

(Canestrai 2005). Le loro ottime caratteristiche produttive e riproduttive, l’eccellente

qualità delle carni le hanno rese famose in tutto il mondo, dove grazie alle loro

perfomances sono allevate con successo sia in purezza che in incrocio. Utilizzate in

passato per il lavoro dei campi queste antiche razze bovine sono ormai da molti anni

selezionate per la produzione di carne. Questa specializzazione appare evidente se si

osserva la loro conformazione somatica, la muscolosità è molto sviluppata in ogni

regione del corpo e particolarmente nella parte posteriore, ricca di tagli pregiati. Il tronco

è cilindrico e ben sviluppato in lunghezza, larghezza e profondità; la struttura scheletrica

è solida; tutto ciò si traduce in elevate rese in carne. L’ottima conformazione si

accompagna a molte altre caratteristiche quali: elevata rusticità e adattabilità ambientale,

la facilità al parto, la vitalità dei vitelli, la buona attitudine materna ed una ottima

precocità. La qualità di questi animali è racchiusa nel termine rustico che viene ad essere

sinonimo di frugalità, resistenza costituzionale, capacità di vita in ambienti difficili

caratterizzati da risorse foraggiere scarse e discontinue. Presentano queste preziose

caratteristiche al massimo grado soprattutto la Maremmana e La Podolica . I parametri

quali: accrescimento giornaliero, rese alla macellazione, precocità, sono state migliorate

in modo sostanziale, raggiungendo risultati notevolissimi nei riproduttori più pregiati

destinati ai centri di fecondazione artificiale e oculatamente impiegati sulla popolazione.

Nell’ultimo decennio la selezione ha permesso di anticipare l’età al primo parto di circa

60 giorni per Chianina, Marchigiana e Romagnola; e di 120 per Maremmana e Podolica.

Anche l’efficienza riproduttiva è migliorata in modo sensibile: l’interparto medio e’

diminuito di oltre 30 giorni per Chianina, Marchigiana E Romagnola e di circa 60 giorni

per Maremmana e Podolica. Per quanto riguarda l’esportazione di questi animali nel resto

del mondo ha avuto largo consenso in America latina, negli Stati Uniti e in piccola parte

nel continente australiano. Nel sud America la diffusione delle razze italiane è stata

particolarmente determinata dalla resistenza al caldo e ai parassiti tropicali e dalla

precocità di maturazione del loro incrocio con Zebu’ Nelore. Negli Stati Uniti, invece, le

razze italiane vengono utilizzate come incrocianti sulle razze britanniche per ridurre, in

sintonia con le attuali richieste del mercato, la percentuale di grasso delle carcasse.

Complessivamente sono più di venti i paesi in cui le razze italiane sono allevate. Molti di

questi hanno costituito associazioni nazionali di razza che riconoscono nell’Italia il punto

275

di riferimento selettivo e la principale fonte di materiale da inseminazione e per le

biotecnologie innovative. Proprio per dare un indirizzo mondiale univoco alla selezione

delle Razze Bovine Italiane da Carne, nel 1995 presso l'ANABIC, e' stata costituita

l'Italian Beef Cattle International Association, Associazione internazionale cui hanno

aderito diverse Associazioni nazionali di razza. L'I.B.C. International ha, tra i suoi

compiti, l'organizzazione di eventi promozionali finalizzati alla diffusione delle razze

italiane nel mondo; la realizzazione di incontri tecnici fra allevatori dei diversi paesi; la

collaborazione con Governi, Associazioni, Consorzi e Istituti Scientifici interessati alle

Razze Italiane; la diffusione di tutte le conoscenze relative e l'attuazione di ogni altra

iniziativa utile alla loro affermazione.

Carni Italiane di Pregio

L'alta qualità delle carni prodotte dalle razze autoctone e' il risultato di tre fattori

congiunti: genetica, alimentazione, tecniche di allevamento. Il miglioramento genetico ha

potenziato in questi anni l'attitudine alla produzione di carne, migliorando precocità,

capacità di accrescimento e sviluppo muscolare di questi bovini che, per natura,

producono carne magra e a basso contenuto di colesterolo. Il sistema di allevamento

contribuisce a sua volta alle caratteristiche di genuinità e salubrità del prodotto. Dal 1982

la carne prodotta dalle cinque razze italiane e' tutelata dal Consorzio 5R, detentore dei

marchi di qualità 5R e Vitellone Bianco dell'Appennino Centrale, ufficialmente

riconosciuti dal Ministero per le Politiche Agricole. Il Consorzio attua un controllo sulle

proprie produzioni, a garanzia della salute del consumatore ed a tutela dei propri

associati.

Maremmana

Diretta discendente della razza Grigia asiatica, la Maremmana presenta mantello grigio,

più scuro nei maschi, più chiaro nelle femmine; la pigmentazione apicale e' nera.

Come in tutte le razze di origine podolica, il vitello nasce rosso fromentino e acquista il

colore tipico verso i tre mesi di età. Le corna sono lunghe e caratteristiche, a semiluna nei

maschi e a lira nelle femmine. Lo sviluppo scheletrico e' imponente e conferisce

all'adulto un aspetto di grande solidità e robustezza. Bovino di grande mole, ha arti

solidissimi, unghioni di eccezionale durezza, appiombi generalmente perfetti. Le vacche

hanno una mammella ben conformata e forniscono una produzione di latte che assicura

accrescimenti giornalieri del vitello superiori al kg. (ZAPPA et all. 1997). Sono bovini

276

straordinariamente rustici e longevi raggiungendo i 15-16 anni di età. I parti sono

spontanei e alla nascita i vitelli pesano 30-40 kg; l’incidenza dei parti gemellari è assai

elevata (8,6%), a sei mesi raggiungono i 180-220 kg. Le femmine adulte arrivano a

pesare 6-8 quintali, mentre i maschi raggiungono i 10-12. La resa alla macellazione è di

circa il 60%. Diffusa in prevalentemente in Toscana e Lazio, conta al 2004 circa 8.283

capi iscritti al Libro Genealogico (Canestrati 2005).

La Podolica

Si e' originata dal Bos Taurus Primigenius, antico progenitore di tutti i bovini di

derivazione podolica. E' presente in Italia da lunghissimo tempo e costituisce un ulteriore

esempio di riuscito adattamento biologico ad un ambiente ostile. Ha una reale diffusione

assai ampia che comprende tutto il sud d'Italia; ciò ha determinato una notevole

variabilità nella taglia e nel colore del mantello che va dal bianco al grigio scuro. La

pigmentazione e' nera. Lo scheletro e' leggero, con arti asciutti dagli appiombi eccellenti

e i piedi forti. Robusta e frugale al pari della Maremmana, riesce ad utilizzare pascoli

cespugliosi, stoppie e macchie boschive. E' caratterizzata da ottima attitudine materna e

lunga carriera riproduttiva. I vitelli nascono spontaneamente, con un peso medio di circa

30 Kg. Le vacche adulte pesano 4-5 quintali e producono latte e ricco di grasso, in alcune

zone trasformato in formaggi pregiati a pasta filata. I tori adulti pesano da 6 a 8 quintali.

Al 2004 risultano iscritti al Libro genealogico 25.449 capi (Canestrai 2005). La Podolica

unitamente alla Maremmana per le tipiche condizioni di allevamento e per la

localizzazione in ambienti marginali può essere considerata una razza che presenta una

valenza ecologica, economica e sociale. Il pascolamento in aree boschive e l’utilizzazione

a scopo alimentare del sottobosco riduce la presenza, nei periodi estivi, di combustibile

per eventuali fenomeni di autocombustione che porterebbero al disboscamento. La

riduzione dell’effetto frenante nei confronti del terreno operato dall’apparato radicale

degli alberi nei periodi piovosi favorirebbe il verificarsi di frane (funzione ecologica). A

ciò si aggiunga che la presenza di allevamento e, quindi, di fonti economiche di

sostentamento per l’uomo (allevamento e indotto che ne deriva) riduce l’abbandono del

territorio (funzione sociale) e il suo controllo. La riduzione degli incendi sia per la minore

presenza di combustibile sia per il maggiore controllo del territorio riduce l’esborso

economico operato dallo Stato per spegnere gli incendi e per effettuare il successivo

rimboscamento; ciò unitamente all’economia che ne deriva da queste razze il cui costo di

277

alimentazione viene ridotto dalla tecnica di allevamento rappresentano una notevole fonte

di economia per la comunità (funzione economica).

La Podolica e la Maremmana rappresentano, inoltre, più delle altre razze dei notevoli

trasformatori di alimenti non utilizzabili dall’uomo in proteine di elevato valore

biologico. Basti pensare che le razze caratterizzate da elevate performances di

accrescimento (razze da carne francesi e inglesi) necessitano per soddisfare i propri

fabbisogni di diete caratterizzate da elevati livelli energetici e proteici ottenibile, pertanto,

attraverso il ricorso a soia e mais, alimenti questi ultimi utilizzabili anche dall’uomo. Ne

deriva, pertanto, che le razze cosiddette rustiche a differenza di quelle specializzate per la

produzione della carne non risultano competitive, dal punto di vista alimentare, con

l’uomo.

Obiettivi e Schema di Selezione delle Razze Maremmana e Podolica

Anche per le razze rustiche i Centri di selezione torelli svolgono un ruolo centrale

all'interno del processo selettivo, consentendo l'individuazione dei migliori tori da

destinare alla riproduzione.

Nei Centri di performance (1), i torelli Maremmani e Podolici vengono selezionati ai fini

di incrementare la capacità di accrescimento e la muscolosità, migliorare la morfologia

conservando le preziose caratteristiche di rusticità. Gli allevamenti delle razze

Maremmana e Podolica, tipicamente bradi, sono suddivisi in fasce (A e B) in base al tipo

di organizzazione aziendale. Le aziende che riescono a costituire gruppi di monta in

purezza con un solo toro rientrano nella fascia A (4), essendo in grado di attribuire ai

vitelli nati una corretta paternità. Le aziende che impiegano più tori per gruppo di monta

non sono invece in grado di attuare fecondazioni controllate e vengono pertanto inserite

nella fascia B (7). Dagli allevamenti di fascia A provengono i vitelli destinati ai Centri di

Performance (6), le migliori femmine (5) ed i maschi abilitati per legge alla riproduzione

naturale. Le aziende di fascia B, invece, possono produrre esclusivamente femmine da

rimonta (8) ed animali da macello puri o meticci. Nella selezione delle fattrici (5) si tiene

conto, oltre alla genealogia e alle caratteristiche morfologiche, anche della capacità

materna e dell'efficienza riproduttiva, fattori fondamentali per la riuscita dell'allevamento

di tipo brado.

278

La Romagnola

Razza di ceppo podolico, ha assunto nel tempo, grazie ad una intelligente azione di

selezione, le caratteristiche di un bovino da carne moderno. La Romagnola ha mantello

bianco, con gradazioni grigie nell'anteriore e pigmentazione apicale nera. Presenta un

notevole sviluppo somatico ed una conformazione armonica tendente al brachimorfo. Il

tronco si presenta particolarmente sviluppato nei diametri trasversi, con evidenza del

treno posteriore in cui coscia e natica hanno muscolatura ampia, convessa e ben discesa.

Gli arti robusti, i piedi forti fanno di questa razza un'ottima pascolatrice. Le vacche

partoriscono senza difficoltà vitelli con mantello di colore fromentino che pesano in

media 40- 45 kg. Le capacità di accrescimento sono notevolissime e pari a quelle della

Chianina e della Marchigiana. Le vacche pesano tra i 6 e i 9 quintali ed i maschi adulti

12-15. La macellazione viene praticata ad un peso di 6,5-7 quintali, ad una età di 16-18

mesi, con rese medie del 62-63%. Al 2004 il Libro Genealogico conta 16.507 capi iscritti.

La Chianina

Razza antichissima di origine umbro-etrusca, la Chianina è allevata da oltre 22 secoli in

Umbria, Toscana e Lazio. Il mantello è bianco porcellana, con cute ardesia e

pigmentazione nera delle aperture naturali. La testa è leggera, espressiva, con corna

brevi; il tronco è lungo, di forma cilindrica, con dorso e lombi larghi e spessi, groppa

279

ampia e orizzontale, coscia e natica lunghe e convesse, scheletro solido leggero,

appiombi corretti. Il vitello nasce fromentino ed assume a circa quattro mesi il mantello

tipico della razza. Famosa per il gigantismo somatico, partorisce in totale spontaneità

vitelli anche di 50 Kg grazie alla caratteristica struttura dolicomorfa. Le vacche pesano

mediamente otto nove quintali e spesso arrivano a 10. I più famosi tori Chianini hanno

raggiunto dimensioni davvero eccezionali, fino a 17 quintali di peso e due metri di

altezza al garrese. Le potenzialità di crescita dei migliori soggetti possono superare i due

Kg al giorno. Il peso ideale di macellazione è di 6,5-7 quintali ad una età di 16-18 mesi,

con rese del 64-65%. Le carni sono famose per la prelibatezza e le favorevoli

caratteristiche nutrizionali (Poli B.M.). Gli allevamenti iscritti al Libro Genealogico sono

al 2004 1.122 , per un totale di 38.224 capi ( Canestrati, 2005).

La Marchigiana

Razza di origine podolica, deriva dai bovini asiatici giunti in Italia nel quarto secolo d.C.

con le invasioni barbariche. Per migliorare il ceppo originario gli allevatori marchigiani

incrociarono il bovino podolico autoctono con tori di razza Chianina. Il risultato era

evidente: migliore sviluppo muscolare, mantello più chiaro, corna più corte e testa più

leggera. Per aumentare ulteriormente la produzione di carne e conservare l’attitudine al

lavoro, nel 1910, su questa popolazione locale fu decisa l’utilizzazione di tori di razza

Romagnola, che portò ad un notevole miglioramento della conformazione da carne

unitamente a caratteristiche di robustezza e rusticità. Nel 1928 si decise di sospendere

ogni forma di incrocio e di procedere, con la selezione genotipica morfo-funzionale, alla

fissazione dei caratteri estrinsecati. Nel 1931 fu istituito il Libro Genealogico della razza,

inizialmente affidato agli Ispettori provinciali dell’agricoltura. Nel 1961 la selezione fu

affidata all’ANABIC (Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne), che

detiene attualmente il Libro Genealogico. La Marchigiana attuale si presenta come un

bovino di notevole sviluppo somatico, caratterizzato da elevata capacità di accrescimento

e ottima precocità. Il mantello è bianco, talvolta con sfumature grigie nei maschi; la

pigmentazione della cute e delle mucose è nera. La testa è leggera con corna brevi. Il

tronco è lungo e cilindrico, con ottimo sviluppo delle masse muscolari, particolarmente

nella natica e nella coscia. Questi animali, possiedono ottime doti di rusticità, che li

280

rendono idonei ad essere allevati a sistema semi brado anche in aree, non eccellenti sotto

l’aspetto agronomico, quali quelle dell’Appennino meridionale (Guarcini, 1997).

Le aziende sono di piccole dimensioni e nella maggior parte dei casi praticano il ciclo

chiuso, portando i vitelli nati in stalla al peso di macellazione.

L’età media al primo parto è di circa 31 mesi, anticipata rispetto alla Chianina e alla

Romagnola. Il periodo medio di interparto è di circa 14 mesi (Guarcini, 1997). Le vacche

sono ottime madri e partoriscono naturalmente vitelli del peso medio di 45 Kg. La

capacità di accrescimento è eccellente, avendo raggiunto nei migliori esemplari punte di

2 Kg al giorno. Le vacche pesano tra i 7 ed i 9 quintali ed i maschi adulti 12-15. Razza

precoce, raggiunge il peso ideale a 15-16 mesi, con rese fino al 67%. Inoltre, a differenza

dei soggetti di razza Podolica che, a causa del lento ritmo di accrescimento e del carente

sviluppo delle masse muscolari, vengono sacrificati a pesi prossimi a 500 chilogrammi, i

vitelloni Marchigiani conservano buon ritmo di accrescimento e contenuto sviluppo dei

depositi di grasso anche a pesi di macellazione superiori ai 600 chilogrammi. La razza

Marchigiana è diffusa nelle Marche, Lazio, Abruzzo e Campania. A dicembre 2004 sono

iscritti al Libro 48.197 capi per un totale di 2.845 allevamenti ( Canestrati, 2005).

A partire dal 1993, nell'area di origine della Marchigiana, sono stati individuati alcuni

esemplari portatori di ipertrofia muscolare. Questo carattere, già osservato fin dal secolo

scorso in numerose razze bovine da carne, si manifesta, principalmente, con uno sviluppo

della muscolatura assai superiore rispetto a quello degli individui normali, determinando

un notevole incremento delle rese in carne.

Trattandosi di un carattere piuttosto complesso, di cui non sono ancora del tutto chiarite

le modalità di trasmissione, è stato avviato sulla Marchigiana un progetto sperimentale

che prevede la costituzione di un nucleo di soggetti ipertrofici e la successiva attenta

valutazione delle loro performances produttive e riproduttive. In base a questi risultati

sarà possibile stabilire le più opportune modalità di utilizzo di questo nuovo tipo

genetico.

Obiettivi e Schema di Selezione delle Razze Marchigiana, Chianina e Romagnola

Lo schema di selezione esprime, in sintesi, l'insieme delle attività svolte sul bestiame

iscritto al Libro Genealogico al fine di perseguire gli obbiettivi di selezione individuati.

In particolare per queste razze le finalità selettive sono le seguenti: ottenere un ulteriore

miglioramento degli accrescimenti giornalieri e della muscolosità in animali ben

sviluppati, con scheletro leggero e morfologicamente corretti.

Fulcro del sistema è il Centro Genetico (1) , dove si effettua, attraverso la Prova di

performance, la valutazione genetica dei riproduttori maschi (4) e la scelta dei tori di elite

da destinare alla fecondazione artificiale (5). La scelta di privilegiare la linea maschile

nasce dal fatto che i riproduttori maschi sono in grado di avere, attraverso le tecniche di

fecondazione artificiale, un gran numero di figli durante la loro vita; hanno quindi

maggior peso delle femmine sul miglioramento della popolazione. Le fattrici (7) vengono

valutate in base alla genealogia, alla morfologia, alla capacità materna e all'efficienza

riproduttiva. Accoppiamenti programmati tra i migliori tori (5) e le migliori vacche (11)

permettono di ottenere una nuova generazione i cui maschi (12) avranno diritto di

precedenza per l'ammissione al Centro Genetico. Nelle aziende (7) vengono rilevati i dati

281

di facilità di parto, accrescimento e muscolosità del giovane bestiame (14) al fine di

calcolare indici di valutazione genetica dei riproduttori.

282

PIEMONTESE

Questa razza è diffusa nell’omonima regione e in Liguria, Veneto, Lombardia, Emilia. Il

fenomeno caratterizzante l’evoluzione recente della razza Piemontese è la comparsa di

quello che viene definito carattere coscia o doppia groppa o ipertrofia muscolare.Si tratta

di un complesso di particolarità anatomiche e fisiologiche, dovute ad una mutazione

genetica e successiva selezione, tali da configurare un tipo di bovino spiccatamente da

carne, caratterizzato da masse muscolari pronunciate, pelle fine e testa di dimensioni

ridotte. Inoltre la quasi totale assenza di grasso sottocutaneo lascia apparire evidenti

solchi intermuscolari. Il vitello maschio alla nascita pesa mediamente 42-43kg, 40kg la

femmina. Il toro adulto può raggiungere il peso di 1.100-1.200 kg mentre la vacca pesa

circa 600 kg (ANABORAPI-A.N.A.) .

Alla nascita il mantello è fromentino chiaro nelle femmine, mentre nei tori sono

osservabili accentuazioni della tinta tendenti al grigio scuro nelle regioni perioculare e del

garrese e a livello degli arti anteriori.Gli accessori sono di colore nero. Le corna sono

piccole e dritte esternamente, la resa al macello di questi animali sono dell’ordine del 68-

69%.La carne di piemontese, oltre ad essere caratterizzata da un tenore di grasso

notevolmente più basso rispetto a quello normale, presenta un tasso di collagene

nettamente inferiore ed una trama del connettivo più fine che conferiscono una maggior

tenerezza della carne.

Valutazione Infra Vitam Dei Bovini Da Carne

La produzione della carne è il risultato di due fenomeni biologici, strettamente

interdipendenti e legati fra loro: l’incremento ponderale o accrescimento (ossia l’aumento

delle dimensioni corporee e del peso vivo) e lo sviluppo (cambiamento di forma e

composizione del corpo e delle masse muscolari). La conoscenza dei fenomeni di crescita

e di sviluppo riveste particolare importanza per la scelta del peso o dell’età ottimale per la

macellazione, in funzione del sistema di allevamento e della dieta cui gli animali sono

sottoposti. Un animale da carne vale tanto più quanto maggiore è la quantità di prodotto

fornita nell’unità di tempo, elevato il rendimento ed ovviamente migliore la qualità. I

283

caratteri fondamentali di un animale da carne sono: il peso vivo (PV), l’incremento

ponderale (IP), l’efficienza biologica di accrescimento (EBA), l’indice di conversione

alimentare (ICA).

Per ogni animale nel corso della vita, e durante lo sviluppo, i precedenti caratteri sono

variabili e dunque il valore, assoluto o relativo, di ciascun soggetto è variabile con il

trascorrere dell’età.

Il peso vivo ha l’andamento classico della curva sigmoide: ad una fase di rapido

accrescimento dalla nascita fin verso i 9 mesi d’età, ad un peso vivo di 300-400 kg circa,

segue un rallentamento della velocità di crescita (fig. 2).

Fig. 2

Peso vivo (Kg)

Incremento ponderale(IP)

(gr./die)

Al raggiungimento del peso vivo adulto si ha una fase di decelerazione sino a toccare un

massimo asintotico. La fase intermedia sottoposta a due forze contrastanti, l’una che

spinge all’accelerazione e l’altra alla decelerazione, finisce con l’essere pressoché lineare.

Nel caso dei bovini da carne, dallo svezzamento alla macellazione o maturazione

commerciale, è proprio questa fase intermedia che viene presa in esame. Per descrivere

questa fase Pilla (1991) ha indicato come più adatte la funzione di tipo allometrico: y =

axb e quella quadratica: y = a + bx + cx2; dove y è il peso e x l’età.

Se la funzione prescelta descrive pressoché esattamente lo sviluppo nella fase che

interessa, l’animale scompare sostituito dalla funzione stessa. I valori stimati, infatti,

risultano più precisi ed aderenti alla realtà rispetto a quelli reali, che risentono dell’effetto

di fattori ambientali non controllabili, quali il diverso contenuto gastro-enterico, il

movimento degli animali all’atto della pesatura, una non esatta lettura o registrazione dei

pesi, ecc.. La velocità di crescita, espressa nella pratica come incremento ponderale

giornaliero (IPG) (kg/d), varia con l’età. L’incremento ponderale assoluto rappresenta

l’aumento di peso vivo nell’unità di tempo (kg/die), piccolo nelle prime fasi di vita fetale,

aumenta nell’ultima fase di gestazione arrivando a 400-500 gr. al giorno. Dopo il parto

tende ancora ad aumentare.Mentre nella prima fase di gestazione dipende dal genotipo,

solo nell’ultima viene influenzato dal livello nutritivo della madre. Dopo la nascita

284

l’incremento ponderale è fortemente dipendente dal livello nutritivo e dallo stato di salute

dell’animale.

Tale parametro può essere ottenuto come derivata prima di una delle due funzioni

precedenti in qualunque momento (x) del periodo di allevamento: y’ = abx(b-1) per la

funzione allometrica e y’ = b + 2 cx per quella quadratica. L’incremento di peso in un

qualunque intervallo può essere calcolato con l’integrale di una delle due funzioni

precedenti. L’incremento ponderale relativo:esprime l’incremento giornaliero rapportato

al peso vivo dell’animale gr di IPG/kg P.V.

L’IPR si riduce sempre a partire dal concepimento fino a quando l’animale è adulto.

L’efficienza biologica di accrescimento è intesa come rapporto fra la quantità di prodotto

fornito e la quantità di peso metabolico mantenuto. Da un punto di vista biologico

l’animale ha un suo rendimento misurato dall’efficienza, variabile nel tempo e il cui

andamento è caratteristico e diverso per ogni animale. Ne consegue che, fissato un valore

dell’EBA in dipendenza dei costi e prezzi reali al di sotto del quale non conviene andare

(efficienza marginale), la durata dell’allevamento è diversa per ciascun animale.

Gli indici di conversione degli alimenti sono intesi come le quantità di sostanza secca

(s.s.) o di energia netta (EN) consumate per ogni kg di incremento del peso corporeo.

L’elevato costo dell’alimentazione, che incide per oltre il 65% sul costo totale di

produzione, rende particolarmente significativo il parametro dell’indice di conversione.

Tale parametro peggiora progressivamente all’aumentare del peso vivo degli animali, per

effetto delle modificazioni nella composizione corporea (aumento della massa adiposa).

Questo indice risulta, inoltre, condizionato dalla razza per le differenze che esistono circa

la composizione chimica del chilogrammo di peso corporeo che si incrementa. E’ noto,

infatti, che le razze precoci (razze da latte, razze inglesi da carne), soggetti che

depositano precocemente grasso necessitano di maggiore energia per incrementare il peso

corporeo.

SVILUPPO o accrescimento differenziale

Si può definire come la realizzazione progressiva dello stato adulto per modificazioni

delle forme e delle proporzioni dell’animale , della sua composizione chimica e delle sue

funzioni.

L’incremento ponderale è il risultato dell’aumento di peso dei vari organi e tessuti che

formano il corpo, composti a loro volta da diverse proporzioni di acqua, proteine, e

sostanze minerali. Ognuno di questi elementi è caratterizzato da una velocità di crescita

diversa e variabile sia in intensità che in composizione chimica, il che determina con

l’avanzare dell’età, importanti cambiamenti di forma e di composizione chimica del

corpo. Organi e tessuti hanno un proprio ritmo di crescita, e la loro differenziazione

provoca le modificazioni a carico delle forme dell’animale e della composizione del

corpo. Il ritmo di sviluppo dei vari organi e tessuti può essere espresso in percentuale del

peso vivo netto, (PVN= peso corporeo al netto del contenuto del pacchetto

gastrointestinale)

Per una definizione più rigorosa è necessario fare ricordso ricorso al concetto di

allometria, secondo il quale l’andamento del peso di un organo o di un tessuto in rapporto

al corpo intero è descritto da una retta quando i pesi sono trasformati in logaritmi.

Secondo il concetto di allometria il logaritmo del peso di un organo y è correlato al

logaritmo del peso vivo netto dall’ equazione:

Log y=a+b x log PVN (equazione di allometria lineare).

285

In tale equazione la pendenza della retta (b) è il coefficiente di allometria, dato dal

rapporto fra gli accrescimenti relativi di y e di x.

Se il coefficiente di allometria b<1 l’accrescimento del parametro y è più lento di quello

del peso vivo netto(allometria diminutiva);

se il coefficiente di allometria b=1 l’accrescimento del parametro y ha lo stesso ritmo di

quello del peso vivo netto (isometria);

se il coefficiente di allometria b>1 l’accrescimento del parametro y è più rapido di quello

del peso vivo netto(allometria maggiorativa).

Non sempre la rappresentazione dell’acrescimento differenziale in percentuale del PVN o

con la relazione allo metrica lineare è sufficiente a descrivere l’evoluzione del peso di un

elemento su periodi molto lunghi per cui è necessario utilizzare modelli matematici più

complessi come le equazioni allometriche di secondo grado.

Curve di sviluppo dei tessuti e precocità

L’andamento dei parametri descritti è correlato alla precocità, che concettualmente può

essere definita come la velocità con la quale l’animale raggiunge il completo sviluppo,

ovvero l’età alla quale la funzione di sviluppo raggiunge l’asintoto. Nel corso

dell’accrescimento, i vari tessuti si sviluppano in tempi diversi secondo un ordine ben

preciso, rappresentato dalle cosiddette onde di accrescimento. Durante la vita fetale si

assiste allo sviluppo del sistema nervoso; nel corso della vita extrauterina procede

rapidamente l’accrescimento dello scheletro e, mentre questo si completa, inizia ad

aumentare il tessuto muscolare ed, infine, quello adiposo. Sulla base della velocità di

accumulo del tessuto adiposo in relazione all’età, i tipi genetici vengono definiti precoci o

tardivi. Le onde di accrescimento dei tre tessuti sono ravvicinate nelle razze precoci e più

distanziate in quelle tardive (figura 3) .

Fig.3

Il sesso influenza tale caratteristica, nel senso che la femmina è fisiologicamente

predisposta ad accumulare tessuto di riserva (adiposo) dal 30 al 50% in più rispetto al

maschio, mentre i maschi castrati presentano caratteristiche intermedie. Le razze più

precoci sono quelle inglesi da carne: Shorthorn, Hereford, Aberdeen Angus, anche le

femmine e i maschi castrati di razza Frisona vengono definiti precoci. Alcune razze da

latte, come la Bruna, hanno precocità intermedia. Gli animali via via più tardivi sono

quelli delle razze a maggior attitudine carnea, quali la Pezzata Rossa la Piemontese, le

razze francesi (Limousine, Blonde d’Aquitaine, Charolaise) e i prodotti dei loro incroci,

286

mentre più tardive in assoluto sono le razze bianche italiane da carne, Romagnola,

Marchigiana, Chianina (Badino, 2002).

L’effetto del livello nutritivo, inteso come apporto di energia netta oltre il fabbisogno di

mantenimento, si rende evidente, a carico della sintesi del tessuto adiposo, interagendo

con il patrimonio genetico. Nei soggetti precoci, che, tendono a depositare prima il

grasso, sono da raccomandare piani di alimentazione caratterizzati da modesto livello

nutritivo, che nonostante influenzino negativamente gli incrementi ponderali, consentono

di ottenere anche da questi tipi genetici carcasse poco infiltrate di grasso come richiesto

dal mercato italiano. Nei tipi genetici tardivi, invece, è possibile ottenere più elevati

incrementi ponderali, in quanto non è necessario ridurre il livello nutritivo per evitare

l’eccessivo ingrassamento.

Inoltre, i soggetti precoci raggiungono la conformazione più idonea per la macellazione,

maturità, a pesi inferiori rispetto a quelli tardivi.

Una corretta alimentazione è indispensabile per garantire un perfetto sviluppo di tutti i

tessuti dell’organismo. La crescita di questi si differenzia in:

• Isometria: accrescimento in equilibrio con il resto dell’organismo;

• Allometria diminuitiva: accrescimento inferiore rispetto al resto dell’organismo;

• Allometria maggiorativa: accrescimento superiore rispetto al resto dell’organismo.

Fig.4 Ripartizione dell’energia netta oltre il mantenimento, depositata sotto forma di

proteine e lipidi

Variazione della composizione chimica

In seguito ai cambiamenti che si verificano a carico dei diversi tessuti, nel corso della

vita dsell’animale varia sensibilmente anche la composizione chimica del corpo. In linea

generale si osserva una netta riduzione del contenuto idrico, una piccola contrazione di

quello proteico e un notevole aumento di quello lipidico. La percentuale di acqua, che

presente in ragione del 90% nel feto, diminuisce fino al 60% circa del PVN dell’animale

maturo.

Il tenore proteico cresce rapidamente durante la vita intrauterina e passa dal 19% circa

durante la vita fetale al 17% del PVN all’età matura.

Il contenuto in lipidi registra, invece, una costante e consistente crescita variano dal 2%

nel feto, al 4% nel neonato fino al 25%del PVN nel soggetto adulto.

287

In seguito a studi condotti sulla frisona, ricercatori del INRA hanno proposto le seguenti

equazioni per calcolare il peso in kg dei lipidi(yl) e delle proteine (yp) nel corpo in

funzione del PVN (x):

log yl= 0.369-0.794 log x+0.241(log x)2

log yp= - 1.870 +1.060 log(x-lipidi)

Strettamente correlate con le variazioni della composizione chimica del corpo sono le

modificazioni della composizione chimica dell’incremento ponderale; per unità di

incremento, il tenore proteico si contrae lentamente durante la vita, passando dal 19% al

14%, il che corrisponde, in bovini maschi frisoni, a un incremento giornaliero di 80-100

gr di proteine nel giovane vitello, di 180-200gr nel vitellone di 300 kg e di 100g circa in

quello di 600 kg.

Il contenuto lipidico rappresenta approssimativamente il 6% dell’incremento alla nascita

e più del 50% nel soggetto adulto, cosicché la quantità di lipidi fissati passa da circa 20 a

più di 450 gr/die.

Le variazione della composizione chimica, comportano modificazioni a carico del valore

calorico dell’incremento ponderale, visto che l’energia lorda delle proteine è pari a 5,5

kcal/gr e quella dei lipidi 9,4 kcal/gr. La maggiore incidenza del tessuto adiposo sul

incremento ponderale spiega dunque il peggioramento dell’indice di conversione

dell’alimento con il progredire dell’età. Appare dunque evidente l’opportunità di

macellare gli animali prima che depongano troppo grasso scegliendo, in funzione del tipo

genetico la tecnica di allevamento il peso e l’età di macellazione.

Valutazione Della Carcassa

Il problema della stima della qualità delle carcasse si è accresciuto con l’aumentare degli

scambi internazionali. L’allargamento del mercato ha costretto ad armonizzare le

normative relative alla qualità in genere, ed in particolare ad affrontare il problema delle

caratteristiche di tipo merceologico, ovvero della classificazione commerciale degli

animali da macello. Così entro un’ora dalla macellazione la carcassa calda viene divisa in

due mezzene che vengono immediatamente pesate. La somma dei due valori costituisce il

dato per il calcolo delle rese (resa lorda a caldo = rapporto fra peso della carcassa e peso

vivo dell’animale rilevato a digiuno; resa netta a caldo = rapporto fra peso della carcassa

e peso vivo netto, quest’ultimo ottenuto sottraendo al peso vivo quello del contenuto

gastrointestinale, dell’urina e della vescica). Al termine della frollatura, che per i vitelloni

±

dovrebbe avere una durata di 8 1 giorni in frigorifero a +4°C, si calcola la resa netta a

freddo (peso carcassa refrigerata/peso vivo netto).

Tecniche di allevamento

Nell’allevamento dei bovini da carne diventa condizione indispensabile riuscire ad

ottimizzare le spese con una oculata scelta della tecnica di allevamento più idoneo al

raggiungimento del peso di macellazione dei soggetti in virtù del tipo genetico degli

stessi. Ciò permette infatti di ottimizzare le spese di alimentazione, i tempi di impiego dei

ricoveri e della manodopera riducendo allo stretto necessario l’impegno di capitale da

parte dell’allevatore. In questo modo si mira ad ottenere un prodotto rispondente alle

esigenze del consumatore massimizzando l’utile dell’impresa zootecnica.

Produzione del Vitellone

288

Nel sistema di produzione italiano l’allevamento del vitellone è fondamentale; infatti, su

un totale di 1.131.000 tonnellate di carne prodotta in Italia, ben il 73,7% proviene da

questa categoria (833.000 tonnellate), mentre il restante proviene da vitelli (13,8%, pari a

157.000 tonnellate di carne), vacche (10,9%, pari a 123.000 tonnellate di carne) e

tori/buoi (1,6%, pari a 18.000 tonnellate di carne) (Amadei, 2003).

Questo settore, tipico della zootecnia italiana da sempre legato alle vicende internazionali

(quotazioni delle carni, sistemi di intervento comunitario, prezzo dei vitelli da istallo) ha

attraversato negli ultimi 20 anni periodi di crisi, tuttavia oggi risulta in ripresa

specialmente per l’allevamento delle razze italiane da carne.

I soggetti vengono macellati al peso di 500-550 kg p.v. raggiunto ai 16-18 mesi di età.

Tra i molti fattori che condizionano le prestazioni produttive del bovino da carne, spesso

interagendo fra loro e rendendo difficile discernere l’influenza esercitata dal singolo,

risultano determinanti: la scelta del tipo genetico, il sistema di allevamento e il livello

nutritivo della razione. Si utilizzano per questa tecnica razze specializzate per la

produzione carne, tardive o mediamente tardive. Ciò permette di protrarre il periodo di

allevamento ottenendo animali con maturazione commerciale delle carni a pesi superiori

ai 500 kg di P.V., senza tuttavia pregiudicare gli indici di conversione alimentare vista la

tardiva deposizione di adipe e la distanza delle curve di accrescimento.

A parità di patrimonio genetico, sesso e piano alimentare , le performances degli animali

sono influenzate dal sistema di allevamento.

I vitelli che vengono avviati a questa tecnica di allevamento rientrano in due categorie:

vitelli scolostrati e comunque ancora lattanti ( i cosiddetti baliotti) e vitelloni del peso di

200-300 kg di P.V.(i cosiddetti ristalli o magroni). I baliotti vengono svezzati e poi

sottoposti a sistemi di allevamento intensivi, oltre che a piani alimentari contraddistinti da

livelli nutritivi medi o medio alti, per cui denotano rapidi accrescimenti ponderali e

raggiungimento della maturità commerciale a pesi vivi relativamente bassi.

I ristalli , invece, provengono dal pascolo (linea vacca vitello) dove sono stati svezzati

naturalmente e assoggettati a livelli nutritivi bassi o moderati.

Questi soggetti hanno completato quasi del tutto lo sviluppo scheletrico senza espletare

del tutto il loro potenziale accrescitivo a carico degli altri tessuti, per cui sottoposti a

livelli nutritivi elevati, rispondono con velocità di accrescimento molto superiori alla

norma e in grado di raggiungere anche 1.8-2 Kg/die. Ciò è dovuto al fenomeno

dell’accrescimento compensativo che è accompagnato anche da migliori indici di

conversione dell’ alimento. Tutto ciò fa si che i ristalli raggiungano la finitura

commerciale a un peso vivo più elevato rispetto a un vitellone dello stesso tipo genetico

allevato fin dall’inizio con sistemi intensivi. La quantità di energia somministrata

condiziona in maniera preminente su gli altri fattori la velocità di accrescimento e dunque

la durata del ciclo di allevamento. Infatti, livelli nutritivi alti consentono di ottenere

massimi incrementi ponderali giornalieri sia nei tipi genetici precoci sia in quelli tardivi,

ma determinano un precoce raggiungimento della finitura commerciale e un progressivo

peggioramento dell’indice di conversione alimentare. Per ottenere favorevoli riscontri

economici, risulta indispensabile, decidere quale piano alimentare adottare per accelerare

o ritardare la finitura degli animali e per produrre il kg di accrescimento con il minimo

costo.

Queste decisioni devono scaturire da un attenta analisi del tipo genetico allevato, delle

richieste di mercato, del prezzo degli alimenti e di quello dei vitelli a inizio ciclo. Il

sovrapprezzo d’acquisto ((prezzo/kg all’ acquisto –prezzo/kg alla vendita) x peso

289

all’acquisto in kg ) condiziona il peso di macellazione. Se la differenza fra il prezzo del

vitello e quella del vitellone non è molto alta, conviene ridurre la fase di ingrasso per

sfruttare al massimo i capitali fissi e contenere le spese fisse con più cicli nell’unità di

tempo; se invece il sovrapprezzo risulta elevato, conviene diluire su un maggior numero

di kg la spesa iniziale producendo animali di peso superiore.diversi e numerosi risultano

dunque i piani di razionamento e ognuno modulabile alle singole realtà.(fig.5)

Fig.5 Conoscenza alimenti

Conoscenza

„ Composizione chimica

fabbisogni per e loro azione dietetica

razza e fase Conoscenza

economica

Razioni ottimizzate

Copertura dei fabbisogni al minimo costo

Esaltazione delle prestazioni produttive

Programmazione degli acquisti e dell’

utilizzazione dei

dell

diversi alimenti

Stima dei risultati tecnico-

-

economici ei vari tipi genetici, in

tecnico

funzione del mercato

.

Ricoveri e attrezzature.

L’allevamento del vitellone avviene di norma al coperto all’interno di box multipli con 8-

16 capi. Il pavimento è grigliato per permettere il rapido allontanamento delle deiezioni,

il fronte mangiatoia deve prevedere 40-50 cm capo. Le dimensioni del box variano in

funzione della numero di soggetti e della mole, in pratica si preferisce tener conto delle

esigenze di spazio dei vitelloni a fine ciclo di ingrasso per non effettuare

rimaneggiamenti del gruppo nel corso dello stesso. Ai capi che vengono abbattuti fra i

600-650 Kg. occorre assegnare una superficie pari a circa 2,5-3 m2/capo. Per evitare uno

spreco di energia per la termoregolazione è auspicabile che la temperatura dei locali sia

mantenuta il più costante possibile in un range che oscilla fra i 12°-18°C. L’oscillazione

dell’umidità relativa andrebbe mantenuta entro valori di 65%-75%, la velocità dell’aria a

livello degli animali deve essere compresa fra 0,3 e 0,6 m/sec..

Vitello a carne Bianca

Questa tipologia di allevamento riveste una grande importanza economica nel settore

agroalimentare italiano. La produzione del vitello a carne bianca è iniziata in maniera

intensiva negli anni 60’, spronata in ambito CEE dall’esigenza di smaltire le forti

eccedenze di latte magro in polvere prodotto nell’Europa settentrionale, e dalla possibilità

di creare una differenziazione del prodotto per le aziende di vacche da latte vista la

grande disponibilità di vitelli di razze lattifere non utilizzati per la produzione e poco

adatti per la produzione del vitellone vista la precocità. Altro elemento da non trascurare

è stata la richiesta crescente da parte dei consumatori di carni con basso contenuto in

grassi e esasperatamente tenere.

La carne dei soggetti allevati secondo questa tecnica si distingue per: un colore rosa

pallido, un elevato contenuto in acqua, elevato contenuto in proteine, basso contenuto in

grassi, basso contenuto di connettivo, elevata digeribilità, scarsa sapidità.

Gli animali vengono alimentati prevalentemente ma non esclusivamente con sostitutivi

del latte nel rispetto delle normative comunitarie sul benessere animale, per 4-6 mesi e

macellati al peso di 200-250 Kg. di PV.

Questa tecnica di produzione della carne bovina porta a :

290

Trasformare proteine ad elevato valore biologico (caseine) in proteine muscolari (minore

valore biologico)

Resa di trasformazione 20% Vs 10% dei vitelloni (dove si utilizzano circa 100 Kg di

proteine provenienti da alimenti diversi, ottenendo 10 Kg di proteine della carne).

Tuttavia va notato che nell’allevamento del vitellone le fonti azotate impiegate hanno un

valore biologico nettamente più basso della proteina muscolare .

PUNTI CRITICI DI PRODUZIONE

Punti critici di produzione risultano essere rappresentati da: scelta degli animali, piano

alimentare, caratteristiche dei ricoveri, controllo dello stato di salute.

Scelta dei vitelli

I soggetti scelti per questa tipologia di allevamento sono prevalentemente maschi

scolostrati appartenenti a razze lattifere del P.V. di circa 50-55 Kg. I capi acquistati

all’estero, solitamente hanno un’età di circa 3-4 settimane.

E’ preferibile evitare l’acquisto di soggetti di età inferiore ai dieci giorni e/o provenienti

da stalle che presentino un’elevata mortalità neonatale. Altro fattore da non trascurare è

lo stress da trasporto che può favorire la recettività e la manifestazione di forme morbose

a carico dell’apparato digerente e respiratorio.

I vitelli oltre ad essere sani devo essere di “bocca buona”, vivaci e presentare peso e mole

vantaggiosi rispetto all’età.

Piano alimentare

Riveste un’importanza notevole al fine di evitare gravi turbe a carico dell’apparato

digerente (meteorismo,diarree,etc.) di animali che fino ai 150-160 giorni saranno

alimentati con latte ricostituito e che di fatto resteranno nella condizione di “monogastrici

funzionali”

La quantità giornaliera di sostitutivo va sempre ripartita in due pasti distanziati di 10-12

ore uno dall’altro e distribuita a temperatura ottimale.

I vitelli giungono in azienda stressati e con variabile grado di disidratazione quindi viene

somministrata loro nel 1° e 2° giorno una miscela antistress contenente un complesso

vitaminico, un pool di amminoacidi, sali minerali, zuccheri semplici ed eventualmente

antibiotici, non viene somministrato latte che potrebbe causare problemi gastroenterici.

Nei giorni seguenti si inizia la somministrazione del sostitutivo del latte la cui quantità e

concentrazione nella prima settimana mimano i valori fisiologici cira 2 litri al 10-12% s.s.

per pasto, tali quantità e concentrazioni vengono nei giorni successivi gradualmente

aumentate.

Ogni 4 - 5 giorni si aumenta da prima il volume della soluzione e poi la concentrazione

della stessa fino ad arrivare a fine ciclo ad ingestioni di circa 18 litri di latte con

concentrazioni oscillanti tra il 16% e il 18%. (tab.2 Pag seguente)

291

Tab.2 Piano alimentare orientativo per la produzione dei vitelli a carne bianca con soggetti frisoni

Giorni dall’arrivo Gr. Polvere/pasto L sostitutivo/pasto

1 - 2.00

2-4 150-170 2.00

5-7 180-200 2.25

8-13 220-290 2.50

14-17 300-350 3.00

18-21 365-420 3.50

22-25 440-500 4.00

26-29 520-580 4.50

30-34 600-680 5.00

35-39 700-780 5.50

40-44 800-880 6.00

45-49 900-980 6.50

50-60 1000 7.00

61-69 1050-1090 7.00

70-79 1100-1190 7.50

80-89 1200-1290 8.00

90-108 1300-1390 8.50

109-120 1400 8.50

120-150 1410-1600 8.50-9.00

292

Accrescimenti e rese

Il ciclo di produzione del vitello a carne bianca ha la durata di circa 150-160 gg, e

partendo da soggetti del peso di 50-60 kg si ottengono animali di 220-250 Kg. Di peso

vivo con un consumo di sostitutivo del latte di 280-300 kg.

L’accrescimento globale risulta pari a circa 190 kg p.v. e l’incremento ponderale

giornaliero medio risulta quindi superiore ad 1 Kg Es. 250-60/160= 1.187 kg/die

L’indice di conversione alimentare (I.C.A.) oscilla fra il 55% e il 65% in funzione della

qualità del sostitutivo e della salute dei soggetti per calcolare questo parametro è

sufficiente dividere l’incremento totale di P.V. per il consumo totale di latte sostitutivo in

polvere (Es. 190/300=0.6)

Caratteristiche e igiene dei ricoveri

Le caratteristiche ambientali sono determinanti per la riuscita dell’allevamento.

I parametri da considerare attentamente in fase di progettazione e da controllare durante

la conduzione, sono la temperatura, l’umidità relativa, il ricambio e la velocità dell’aria,

la cubatura e la luminosità. La temperatura deve essere mantenuta quanto più possibile

costante e compresa tra i 16 e 22°C, ricorrendo al riscaldamento nei mesi invernali e al

raffreddamento in quelli estivi. Temperature inferiori ai 16 °C e superiori ai 22°C creano

condizioni di stress, a causa della limitata efficienza dei meccanismi di regolazione. I

vitelli presentano, infatti, una maggior superficie corporea per unità di peso vivo rispetto

agli adulti, pannicoli adiposi limitati ed un rumine non funzionante. L’oscillazione

dell’umidità relativa andrebbe mantenuta entro valori di 65%-75%. L’aria tropo secca

può provocare uno stato di irritazione delle prime vie respiratorie. Il ricambio d’aria può

avvenire per aerazione naturale o artificiale, nel primo caso l’ingresso dell’aria si

realizza attraverso aperture praticate sulle pareti; per l’aerazione forzata si utilizzano

aspiratori posizionati in genere a livello della pavimentazione consentendo così

l’estrazione dei gas nocivi dal basso, prima quindi che arrivino all’altezza degli animali.

La velocità dell’aria a livello degli animali deve essere compresa fra 0,3 e 0,6 m/sec. Le

correnti d’aria devono essere limitate soprattutto nel periodo invernale onde ridurre i

rischi di patologie a carico dell’apparato respiratorio.

La cubatura non deve essere inferiore a 6 m³/capo e la luminosità moderata per

mantenere più tranquilli gli animali.

La sistemazione ideale per i vitelli è all’interno di box in legno duro con pavimento

grigliato che permette un rapido allontanamento delle deiezioni. Questi possono essere

individuali o multipli. Le gabbie individuali, secondo la direttiva CEE 91/629, non

possono essere utilizzate oltre l’8 settimana di vita, hanno dimensioni di 0.81 x 1.80 m.,

larghezza non inferiore all’altezza al garrese del vitello in essa contenuto, pareti fessurate,

l’allattamento è effettuato mediante secchio Zappa-Pirocchi, mentre i box multipli hanno

la capacità di 6-12 capi con uno spazio libero di 1,5 m2/capo fino a 150 Kg di P.V., di 1.7

m2/capo fra i 150 e i 220 Kg. e di 1.8 m2/capo oltre i 220 Kg. e la somministrazione

dell’alimento viene sovente effettuata mediante distributori automatici computerizzati del

latte (lupa).Quest’ultima tecnica permette di ridurre la manodopera e di controllare in

ogni momento la reale assunzione di alimento da parte di ogni singolo soggetto.

293

RICAPITOLANDO VITELO A CARNE BIANCA

VITELLO ALIMENTATO ESCLUSIVAMENTE CON LATTE O SOSTITUTIVI DEL

LATTE, PER 4-6 MESI E MACELLATO AL PESO DI 200-250 Kg P.V.

TENCNICA DI PRODUZIONE DELLA CARNE BOVINA

CHE PORTA A:

• Trasformare proteine ad elevato valore biologico (caseine) in proteine muscolari

(minore valore biologico)

• Resa di trasformazione 20% Vs 10% dei vitelloni (dove si utilizzano circa 100 Kg di

proteine provenienti da alimenti diversi, ottenendo 10 Kg di proteine della carne)

Tuttavia va notato che nell’allevamento del vitellone le fonti azotate impiegate hanno

un valore biologico nettamente più basso della proteina muscolare !!!!

Caratteristiche

Elevata digeribilità

Appetibilità ???

Elevato contenuto Proteico

Elevato contenuto Acqua

Basso contenuto in grasso

Basso contenuto in connettivo

PUNTI CRITICI DI PRODUZIONE

¾ Scelta degli animali

¾ Piano alimentare

¾ Caratteristiche dei ricoveri

¾ Il controllo dello stato di salute!

Scelta dei vitelli

9 Prevalentemente maschi appartenenti a razze lattifere o incroci

9 Scolostrati

9 P.V. 50-55 Kg

9 3-4 settimane di età

9 Ottimo stato di salute

Piano alimentare

Riveste un’importanza notevole al fine di evitare gravi turbe a carico dell’apparato

digerente (meteorismo,diarree,etc.) di animali che fino ai 150-160 giorni saranno

alimentati con latte ricostituito e che di fatto resteranno nella condizione di

“monogastrici funzionali”

Il piano di somministrazione prevede:

9 La quantità giornaliera di sostitutivo va sempre ripartita in due pasti

distanziati di 10-12 ore uno dall’altro e distribuita a temperatura ottimale.

9 1° e 2° giorno miscele antistress

294

9 Nei giorni seguenti la quantità e le concentrazioni del sostitutivo dell’ latte,

che nella prima settimana mimano i valori fisiologici (10-12%

s.s.),vengono GRADUALMENTE aumentate.

9 Ogni 4 - 5 giorni si aumenta da prima il volume della soluzione e poi la

concentrazione della stessa

9 Fino a far si che a fine ciclo gli animali ingeriscano circa 3 Kg di s.s. di

sostitutivo con una concentrazione 16-18%.

9 E’ necessario sempre osservare sempre con attenzione le reazioni degli

animali alle variazioni della razione!!!

9 Volume elevato diarrea

9 Concentrazione elevata feci biancastre con grumi di latte indigerito

“SEMI”

Piano alimentare orientativo per la produzione dei vitelli a carne bianca

Giorni Gr. Polvere/pasto L sostitutivo/pasto

dall’arrivo

1 - 2.00

2-4 150-170 2.00

5-7 180-200 2.25

8-13 220-290 2.50

14-17 300-350 3.00

18-21 365-420 3.50

22-25 440-500 4.00

26-29 520-580 4.50

30-34 600-680 5.00

35-39 700-780 5.50

40-44 800-880 6.00

45-49 900-980 6.50

50-60 1000 7.00

61-69 1050-1090 7.00

70-79 1100-1190 7.50

80-89 1200-1290 8.00

90-108 1300-1390 8.50

109-120 1400 8.50

120-150 1410-1600 8.50-9.00

Accrescimenti e rese:

¾ Durata del ciclo 150-160gg

¾ Peso inizio ciclo 50-60kg

¾ Peso di macellazione 200-250 Kg

¾ Consumo di sostitutivo del latte 280-300kg

¾ Accrescimento globale 190 kg p.v.

¾ 1.187 kg/die

IPG > 1 Kg Es. 250-60=

¾ 160

¾ Indice di conversione alimentare (I.C.A.) oscilla fra il 55% e il 65% in

funzione della qualità del sostitutivo e della salute dei soggetti

Es. 190=0.6

295 300

Caratteristiche e igiene dei ricoveri:

Gabbie individuali (0.6x 1.5 m.) interamente costruite in legno duro con

pavimento grigliato e sollevato da terra

Box multipli capacità di 10-40 capi

Temperatura quanto più possibile costante e compresa tra i 16 e 22°C

L’oscillazione dell’umidità relativa andrebbe mantenuta entro valori di 65%-

75%

Ricambio d’aria per aereazione naturale o artificiale (utilizzo di aspiratori)

Velocità dell’aria a livello degli animali compresa fra 0.3 e 0.6 m/sec.

Cubatura non inferiore a 6 m³/capo

Principali problematiche sanitarie:

¾ Anemia ferro-priva:contenuto in Fe 10-15mg/kg s.s. del sostitutivo;acqua

<a 0.6 mg/litro =carne chiara (A.microcitica, normocromica, possibile in

casi gravi anche un’ipocromica) Hb < 8 g/100ml somministrazione di ferro

destrano sol.colloidale 500-600mg/capo

¾ Steatosi epatica

¾ Apparato digerente : meteorismo, costipazione, diarree, colibacillosi,

salmonellosi.

¾ Apparato respiratorio: broncopolmonite, forme influenzali.

Particolare attenzione rivolta alle sindromi polifattorioali condizionate

Baby-beef

Il Baby-beef o vitellone viene allevato con razioni caratterizzate da elevate dosi di

mangimi composti integrati (M.C.I) e macellato all’età compresa tra gli 8 e i di 10 mesi e

ad un peso corporeo di almeno 400 kg. La carne di questi soggetti presenta caratteristiche

intermedie fra quella del vitellone e del vitello a carne bianca.

Scelta degli animali.

Questa produzione è iniziata ed risultava economicamente vantaggiosa negli anni 60’ per

una buona disponibilità di cereali e di vitelli a basso costo. Attualmente vengono destinati

a questa produzione i vitelli scolostrati o più frequentemente gia svezzati dei tipi genetici

più a buon mercato: pezzati neri italiani o polacchi e bruni italiani, in purezza o derivati

da incroci con tori di razze da carne o a duplice attitudine. Il peso vivo a inizio ciclo è di

circa 110- 170 Kg. Condizione necessaria e che il vitello presenti uno sviluppo corporeo

soddisfacente, poiché nei soggetti sottopeso il periodo di adattamento risulta

particolarmente difficile, compromettendo le performances finali. L’ideale è partire con

vitelli ben strutturati, in buono stato di salute del peso di 130-150Kg. di P.V. e in grado di

ruminare perfettamente. L’alimentazione, consentendo l’impiego di mangimi a basso

costo perché contenenti una buona percentuale di fibra e sottoprodotti industriali, risulta

sicuramente più economica di quella del vitello a carne bianca, basata sull’impiego di

latte ricostituito, molto rincarato negli ultimi anni per l’esaurirsi delle eccedenze

comunitarie.

296

Stabulazione e alimentazione

Il Baby-beef viene allevato in gruppi, in boxes, del tutto simili quelli per l’allevamento

del vitellone, a pavimento grigliato o, meno frequentemente, su lettiera. La numerosità

del gruppo può essere superiore ai 10-12 capi, purché sia garantita un’effettiva

somministrazione a volontà della razione.

La razione è costituita essenzialmente da un mangime composto integrato solitamente

pellettato e da modeste quantità di paglia o di altro foraggio grossolano che forniscono la

fibra lunga necessaria ad una buona ruminazione. A differenza di quanto avveniva negli

anni 60’, in cui si produceva un vitellone leggero, denominato barley beef, con l’impiego

di elevati quantitativi di cereali, l’allevamento del baby-beef consente l’utilizzo di

mangimi formulati valorizzando i concentrati fibrosi e i sottoprodotti di lavorazione

industriale e non entra, quindi, in competizione con altre specie di interesse zootecnico

nel consumo dei cereali. Di grande importanza è la fase di passaggio dall’alimentazione

mista a quella basata quasi esclusivamente sui concentrati, specie se gli animali erano

abituati ricevere rilevanti quantità di foraggi. Infatti con tale cambiamento si provocano

sostanziali modifiche dell’attività cellulosolitica della microflora dei prestomaci, che

deve adattarsi alle diete ricche di concentrati.

All’arrivo degli animali è necessario procedere alla loro reidratazione (prodotti anti stress

nell’acqua di bevanda per 2-3giorni) e all’adattamento alimentare. Inizialmente è

consigliabile razionare il mangime a circa 3Kg/capo/giorno distribuendolo più volte

nell’arco della giornata e lasciando a disposizione dell’animale fieno a volontà

Nelle prime 2 settimana si aumenta gradualmente il mangime riducendo il fieno. I casi di

meteorismo possono verificarsi prevalentemente in questo periodo con maggiore

incidenza in soggetti svezzati provenienti da aziende in cui l’utilizzo dei concentrati è

molto limitato.

L’alimento base risulta dunque costituito essenzialmente da un mangime composto

integrato contenente almeno il 12-13 % di fibra grezza sulla sostanza secca, per la

maggior parte fornita da foraggi grossolani (fieni e paglia macinati) e/o sottoprodotti di

diversa natura (buccette d’uva, cruscami, pula di riso etc. La formulazione aziendale a

partenza dalle materie prime richiede l’ addizione di sostanze tampone e di integratori

vitaminico minerali (tab.3)

(tab.3)Esempio di formulazione di manginmi aziendali per Baby beef

Mangime 1° Mangime 2°

Caratteristiche chimico Periodo(Fino a 300 Kg Periodo(oltre 300 Kg

nurtritive su s.s. p.v.) p.v.)

P.G.(%) 15-16 14-15

F.G.(%) 19.02 18.09

Calcio(%) 0.08 0.08

Fosforo(%) 0.05 0.05

U.F.C./Quintale 88-100 87-95

Consumi e rese

Completato il periodo di adattamento i vitelli consumano normalmente circa 4-5-kg di

concentrato/capo/die in seguito l’ingestione aumenta fino a raggiungere gli 8-10kg

297

Nell’intero ciclo il consumo medio giornaliero è di circa 7,5kg/capo/die e gli IPG

risultano di 1,3-1,5 Kg, per cui l’indice di conversione alimentare (I.C.A.) risulterà di

5Kg di mangime /Kg accrescimento.

RICAPITOLANDO Baby-beef

Vitellone leggero alimentato con alte dosi di mangimi composti integrati (M.C.I).

Viene macellato a 300-350Kg P.V.

spese:

Acquisto del vitello svezzato (110-170Kg P.V.), spese alimentari (M.C.I.+Paglia

+Piccole quantità di insilato di Mais)

Garanzia ritiro a Prezzo equo

Scelta degli animali e stabulazione

Attualmente vengono destinati alla produzine del Baby beef

I vitelli appartenenti ai tipi genetici più a buon mercato:

Pezzati neri, Bruni puri o derivanti da incroci con tori di razze da carne o a duplice

attitudine

Importante partire da animali ben svezzati che presentino uno sviluppo corporeo

soddisfacente Condizione ideale è partire con vitelli ben strutturati di circa 110 –150 Kg

p.v. in grado di ruminare perfettamente

Caratteristiche dei ricoveri

Il Baby-beef viene allevato in gruppi, in boxes a pavimento grigliato o, meno

frequentemente, su lettiera

Alimentazione

La razione è costituita essenzialmente da M.C.I. (meglio se pellettato) e da modeste

quantità di paglia o altro foraggio grossolano Che forniscono la fibra lunga necessaria ad

una buona ruminazione.

All’arrivo degli animali è necessario procedere alla loro reidratazione (prodotti anti stress

nell’acqua di bevanda per 2-3giorni) e all’adattamento alimentare Primi gg 3Kg di

mangime/capo/giorno+ fienio a volontà Nelle prime 2 settimana si aumenta gradualmente

il mangime riducendo il fieno

ATTENZIONE!!!!

I casi di Meteorismo possono verificarsi prevalentemente in questo periodo con maggiore

incidenza in soggetti svezzati provenienti da aziende in cui l’utilizzo dei concentrati è

molto limitato.

298

Caratteristiche Mangime 1° Mangime 2°

chimico Periodo Periodo

nurtritive su s.s. (Fino a 300 Kg (oltre 300 Kg

p.v.) p.v.)

P.G.(%) 15-16 14-15

F.G.(%) 19.2 18.9

Calcio(%) 0.8 0.8

Fosforo(%) 0.5 0.5

U.F.C./Quintale 88-100 87-95

La formulazione aziendale a partenza dalle materie prime richiede l’ addizione di

sostanze tampone e di integratori vitaminico minerali.

Consumi e rese

Completato il periodo di adattamento i vitelli consumano normalmente circa 4-5-kg di

concentrato/capo/diein seguito l’ingestione aumenta fino a raggiungere gli 8-10kg

Nell’intero ciclo il consumo medio giornaliero è di circa 7,5kg/capo/die IPG 1,3-1,5 Kg

Indice di conversione alimentare (I.C.A.) 5Kg di mangime /Kg accrescimento ovvero 0,2

La durata del ciclo di produzione è di circa 5-6 mesi e porta all’abbattimneto di vitelli di

300-350 Kg

Linea vacca-vitello

Tecnica di allevamento utilizzata in Germania, Francia, Inghilterra(razze da carne

francesi e inglesi) ed in Italia per le razze da carne italiane (Chianina, Romagnola,

Maremmana,etc.), consiste nell’allevamento, delle vacche nutrici destinate alla

produzione e svezzamento dei vitelli e nell’allevamento di questi fino al peso di

macellazione secondo la tecnica del vitellone tardivo.

Con questa tecnica diventa di fondamentale importanza:

dimensionare l’allevamento in funzione delle disponibilità foraggere aziendali e/o

pascolative;

utilizzare strutture semplici;

individuare il tipo genetico più adatto e costruire un nucleo omogeneo di bovine;

scegliere oculatamente il tipo genetico paterno;

programmare l’epoca dei parti;

adottare piani alimentari caratterizzati da un livello energetico basso o moderato, e

razioni bilanciate per quanto riguarda l’apporto proteico, minerale e vitaminico;

cura particolare per lo stato di salute ed in particolare per la sfera riproduttiva (Calori,

gravidanze, parto etc.

servirsi di manodopera efficiente e se possibile stagionale.

299

Poiché questo tipo di allevamento basa la sua redditività sul numero di vitelli prodotti, si

dovrà perseguire un alto tasso di fertilità e di vivinatalità intervenendo sia sui fattori

tecnici che organizzativi.

Forme di allevamento

Le forme di allevamento possono essere raggruppate in due tipologie:

Sistemi stallini (allevamento confinato) con stabulazione in stalle aperte;

Sistemi semi stallini (semiconfinamento) con alimentazione incentrata sullo sfruttamento

dei pascoli, cespugliati e sottobosco, integrata da un periodo di confinamento.

In entrambi i casi si possono seguire due indirizzi:

Linea Manza-Vitello (macellazione della fattrice dopo il primo parto)

Linea Vacca-Vitello (utilizzazione della fattrice per 2 o più parti)

Si articola in 5 fasi:

1. Allevamento della manzetta e manza

2. Inseminazione strumentale

3. Gravidanza

4. Parto e allattamento

5. Ingrasso manza e/o vacca

Allevamento e inseminazione

Le tecniche di allevamento delle manzette e della manze devono garantire ritmi di

crescita soddisfacenti 500-800 gr./die a costi contenuti per far si che raggiungono fra i

12-14 i 350 Kg di p.v. peso a cui vengono inseminate.

Nel periodo dell’inseminazione (nelle 2-3 settimane immediatamente precedenti) gioca

un ruolo molto importante l’alimentazione e l’effetto del flushing è tanto più marcato

quanto più leggere sono le manze la sincronizzazione dei parti permette di organizzare

meglio i piani alimentari organizzare meglio l’impiego di manodopera consentire la

vendita di gruppi di animali uniformi. La scelta della razza paterna deve essere

estremamente oculata, soprattutto nel caso della linea vacca vitello in cui si sfrutta solo il

primo parto.

Il toro incrociante deve essere scelto in base alle richieste del mercato ed in funzione del

tipo genetico materno.

Svezzamento e ingrasso

Nella linea Vacca vitello il redo resta con la madre fino allo svezzamento naturale che

avviene intorno ai 6-7 mesi. Nella linea manza vitello lo svezzamento è precoce(40-50

gg). I vitelli svezzati vengono avviati all’ingrasso per la produzione del vitellone.

Le fattrici a fine carriera vengono sottoposte a forzatura alimentare per un periodo di

circa 60-120 gg utilizzando una dieta a base di silomais opportunamente integrato,

migliorando la composizione della carcassa rendendole più idonee alla

commercializzazione. Le perdite economiche più significative di questa tipologia di

allevamento si hanno in funzione della mortalità dei vitelli che deve essere contenuta

entro valori minimi per consentire un utile di gestione

300

RICAPITOLANDO "Linea Vacca Vitello"

Tecnica di allevamento utilizzata in Germania, Francia, Inghilterra(razze da carne

francesi e inglesi) ed in Italia per le razze da carne italiane (chianina, romagnola,

maremmana,etc.)

Consiste nell’allevamento, delle vacche nutrici destinate alla produzione e svezzamento

dei vitelli e nell’allevamento di questi fino al peso di macellazione.

Con questa tecnica diventa di fondamentale importanza:

Dimensionare l’allevamento in funzione delle disponibilità foraggere aziendali e/o

pascolative

Utilizzare strutture semplici

Individuare il tipo genetico più adatto e costruire un nucleo omogeneo di bovine

Scegliere oculatamente il tipo genetico paterno

Programmare l’epoca dei parti

Piani alimentari –l energetico moderato

Cura particolare per la sfera riproduttiva (Calori, gravidanze, parto etc.

Manodopera se possibile stagionale

Poiché questo tipo di allevamento basa la sua redditività sul numero di vitelli prodotti, si

dovrà perseguire un alto tasso di fertilità e di vivinatalità intervenendo sia sui fattori

tecnici che organizzativi

Forme di allevamento

™ Sistemi stallini (allevamento confinato) con stabulazione in stalle aperte

™ Sistemi semi stallini (semiconfinamento) con alimentazione incentrata sullo

sfruttamento dei pascoli, cespugliati e sottobosco, integrata da un periodo di

confinamento.

In entrambi i casi si possono seguire due indirizzi:

™ Linea Manza-Vitello (macellazione della fattrice dopo il primo parto)

™ Linea Vacca-Vitello (utilizzazione della fattrice per 2 o più parti)

Tecnica di produzione

Si articola in 5 fasi:

™ Allevamento della manzetta e manza

™ Inseminazione strumentale

™ Gravidanza

™ Parto e allattamento

™ Ingrasso manza e/o vacca

Allevamento e inseminazione

Le tecniche di allevamento delle manzette e della manze devono garantire ritmi di

crescita soddisfacenti 500-800 gr./die a costi contenuti per far si che raggiungono fra i

12-14 i 350 Kg di p.v. peso a cui vengono inseminate. Nel periodo dell’inseminazione

(nelle 2-3 settimane immediatamente precedenti) gioca un ruolo molto importante

301

l’alimentazione e l’effetto del flushing è tanto più marcato quanto più leggere sono le

manze

la sincronizzazione dei parti permette di

organizzare meglio i piani alimentari

organizzare meglio l’impiego di manodopera

consentire la vendita di gruppi di animali uniformi

La scelta della razza paterna deve essere estremamente oculata, soprattutto nel caso della

linea vacca vitello in cui si sfrutta solo il primo parto. Il toro incrociante deve essere

scelto in base alle richieste del mercato ed in funzione del tipo genetico materno.

Svezzamento e ingrasso

Nella linea Vacca vitello il redo resta con la madre fino allo svezzamento naturale che

avviene intorno ai 6-7 mesi. Nella linea manza vitello lo svezzamento è precoce(40-50

gg). I vitelli svezzati vengoni avviati all’ingrasso per la produzione del vitellone. Le

fattrici a fine carriera vengono sottoposte a forzatura alimentare per un periodo di circa

60-120gg utilizzando una dieta a base di silomais opportunamente integrato, migliorando

la composizione della carcassa rendendole più idonee alla commercializzazione.

Caratteristiche:

• gli animali pascolano per un periodo variabile, a seconda dell' altimetria della

zona, da sei a otto mesi.

• Le mandrie, composte da 25-30 femmine fattrici (vacche) ed un maschio (toro),

sono inviate al pascolo in primavera insieme ai vitelli appena nati.

• Le mandrie ritornano in azienda ai primi freddi autunnali, quando il freddo e la

mancanza di alimenti renderebbero difficile la sopravvivenza al pascolo degli

animali.

• La rimonta come i parti avvengono naturalmente (senza l'intervento dell'uomo).

• La peculiarità della linea "vacca vitello" stà nel fatto che i vitelli rimangono con le

loro mamme fino all'età di 6-7 mesi, nutrendosi prevalentemente di latte

materno e di erbe del pascolo.

• I vitelli dopo lo svezzamento (6-7 mesi) vengono ricoverati nelle stalle degli

allevatori del mugello per essere ingrassati. Questi animali all'età di 17-18 mesi

302 Razze allevate secondo la "linea vacca-vitello"

Romagnola Romagnola

Romagnola bovino selezionato e allevato nei pascoli dell'Alto Appennino.

Questa razza deriva la sua denominazione dalla zona di origine nonché di maggiore

diffusione: la Romagna.

In Provincia di Firenze è allevata tradizionalmente nei comuni dell'Alto Appennino al

confine con la Romagna: Firenzuola, Marradi, Palazzuolo sul Senio.

Un tempo razza a duplice attitudine carne-lavoro, un attento lavoro di selezione e

miglioramento genetico ha portato, negli anni, ad esaltarne gli accrescimenti e l'aumento

delle masse muscolari senza privarla delle sue caratteristiche di pregio: la rusticità,

l'attitudine al pascolamento, la sua ottima capacità materna e la facilità di parto.

I foraggi freschi e affienati sono la principale fonte nutritiva per i bovini Romagnoli che

godono della stabulazione libera al pascolo per quasi tutto l'anno.

L'allevamento semi-brado, caratterizzato dalla linea-vacca-vitello, e dalla presenza del

toro nel gruppo delle vacche rappresenta l'integrazione ideale e lo sfruttamento migliore

dell'ambiente montano.

Tratto da "Allevamenti e razze in Provincia di Firenze"

Chianina Chianina

Razza italiana, antichissima, denominata dagli etruschi con l'appellativo di "razza

etrusca", originaria della Val di Chiana, da cui deriva il suo nome, era allevata

soprattutto in Umbria e Toscana.

Diffusa in tutto il mondo e negli anni sessanta ha raggiunto l'America Latina,

l'Australia, il Canada e gli Stati Uniti.

303

Specializzata da oltre un secolo di selezione per la produzione di ottima carne. E'

caratterizzata da gigantismo somatico, è infatti la razza bovina più grande conosciuta al

mondo, nei tori adulti raggiunge i due metri di altezza al garrese e supera i 17 q.li di peso.

Il manto del soggetto adulto è bianco porcellanato abbinato alla colorazione nera della

cute e delle mucose. I vitelli nascono rossi fromentini e cominciano a cambiare colore

intorno ai tre mesi di età.

La selezione della razza chianina ha lo scopo di ottenere soggetti con spiccata attitudine

alla produzione di carne di ottime caratteristiche bromatologiche e organolettiche

salvaguradando la sua naturale capacità di adattamento a sistemi di allevamento

pascolativo e la buona attitudine materna.

La chianina che si adatta molto bene sia ai buoni pascoli dell'Appennino (alti) sia a

quelli del Basso Mugello:

Comuni di Firenzuola - Borgo San Lorenzo - Dicomano - Rufina - San Godenzo -

Pontassieve.

Razza Marchigiana

Razza Marchigiana

Origine e zona di diffusioneE' stata riconosciuta come entità etnica soltanto in epoca

relativamente recente. E' derivata dall'incrocio di bovini Marchigiani di ceppo Podolico

non migliorati (un tempo impiegati per i lavori agricoli) con soggetti di razza Chianina e,

successivamente, dall'unione delle bovine meticce Chianine-Marchigiane) con tori di

razza Romagnola. Solo nel 1932 ha avuto inizio un'accurata selezione che ha portato la

razza Marchigiana al "tipo" attuale.

E' la terza razza da carne in Italia. Allevata soprattutto nelle Marche e nelle regioni

limitrofe (Abruzzo, Molise, Campania). Allevata soprattutto al pascolo. Ottima

adattabilità al pascolo in diverse condizioni perché ottima utilizzatrice dei foraggi e

resistente alle malattie ed agli ectoparassiti. L'Associazione Nazionale Allevatori Bovini

Italiani Carne A.N.A.B.I.C. gestisce, dal 1966, i libri genealogici delle razze bianche

italiane (Chianina, Romagnola, Marchigiana, Maremmana, Podolica).

Colore mantello grigio quasi bianco in entrambi i sessi. Nei maschi presenza di peli neri

nel treno posteriore e attorno agli occhi (occhialatura). I vitelli dalla nascita a 4-6 mesi

sono fromentini.

Mucose e cute pigmentate nere. Corna medio-corte e grossolane, nere in punta.

Buona conformazione per la produzione di carne. Razza più piccola della Chianina ma

304

con pesi analoghi (arti più corti e maggiore sviluppo masse muscolari).

Arti e unghioni molto forti (caratteristiche importanti per il lavoro). Ottima qualità della

carne (giusta marezzatura e tenera). Produzione di latte appena sufficiente o scarsa per il

vitello.

Un tempo a duplice attitudine (carne e lavoro), è ora allevata solo per la carne

Razza Maremmana

Razza Maremmana

Origine e zona di diffusioneLa razza Maremmana è discendente dalla razza grigia della

steppa o Podolica.

Tale razza è rustica e frugale, resistente alle malattie e alle difficoltà climatiche e si adatta

ai foraggi scadenti; ha contraddistinto per secoli le zone paludose della Maremma e si

dimostra particolarmente adatta all'allevamento allo stato brado in ambienti marginali.

Consistenza circa 40.00 capi (Lazio e Toscana). Il minor impiego degli animali per

lavoro hanno ridotto l'interesse per tale razza. Ultimamente la maremmana ha suscitato

nuovi interessi da parte di allevatori meridionali, spagnoli e centro-americani per le sue

caratteristiche idonee ad ambienti caldi e ostili, ma anche per la recente introduzione

della zootecnia biologica. Libro genealogico nel 1935. L'Associazione Nazionale

Allevatori Bovini Italiani Carne A.N.A.B.I.C. gestisce, dal 1966, i libri genealogici delle

razze bianche italiane (Chianina, Romagnola, Marchigiana, Maremmana, Podolica).

Caratteristiche morfologicheLa maremmana presenta un mantello grigio, più scuro nei

maschi, più chiaro nelle femmine, mentre i piccoli nascono color fomentino ed

acquistano il colore tipico a 4-6 mesi di età. La pigmentazione di musello, ciglia, lingua,

palato, mucose della vulva e dell'ano, punta della coda, nappa, unghioni, fondo dello

scroto, pisciolare e punta delle corna, è ardesia. Le corna lunghe (70 ed anche 100 cm) e

caratteristiche si presentano a semiluna nei maschi e a lira nelle femmine. Lo sviluppo

scheletrico è imponente e conferisce all’animale un aspetto di grande solidità e

robustezza, reso maestoso dallo sviluppo del treno anteriore con torace ampio, alto e

profondo; il collo è corto e muscoloso con abbondante pagliolaia, il tronco è lungo e

profondo con cassa toracica assai sviluppata, il dorso e i lombi rettilinei e muscolosi; la

groppa larga, lunga e muscolosa tendente alla forma quadrata; gli arti solidissimi, gli

unghioni di eccezionale durezza, gli appiombi spesso perfetti.

Caratteristiche produttive

Le vacche hanno una mammella ben conformata e forniscono un’abbondante produzione

di latte (10 - 12 l) che assicura un accrescimento giornaliero del vitellino di 1 Kg. Sono

305

bovini longevi e rustici (raggiungono i 15-16 anni di età), ma economicamente tardivi in

quanto a 18 mesi pesano soltanto 350-440 Kg (invece di 600 Kg), mentre da adulti i tori

pesano 700-1200 Kg e le vacche 600-700 Kg. Tuttavia costa pochissimo il loro

mantenimento poiché nella loro dieta rientrano foraggi scadentissimi come la cannuccia

palustre.

Per migliorare la buona attitudine a carne e sfruttare la buona capacità di utilizzo del

pascolo ed di allattamento delle bovine si attua l'incrocio con seme di tori di razze

specializzate da carne (Charolaise e Chianina

Razza Podolica Razza Podolica

Origine e zona di diffusione

E' - tra le popolazioni bovine cosiddette Podoliche, giunte nel nostro Paese dall'Oriente

asiatico - quella che maggiormente mantiene le caratteristiche originarie. Allevata

soprattutto in Puglia, ha preso il nome di Pugliese ma, fino agli anni '50, ha avuto una

notevole diffusione in tutto il Paese. Attualmente, malgrado la sua rusticità ed una

discreta produzione di carne e di latte, è ridotta a pochi esemplari allevati in alcune zone

depresse dell'Italia centro-meridionale.

L'Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani Carne A.N.A.B.I.C. gestisce, dal

1966, i libri genealogici delle razze bianche italiane (Chianina, Romagnola, Marchigiana,

Maremmana, Podolica).

Caratteristiche morfologiche Mantello di colore grigio nelle femmine, più scuro nei

maschi.

I vitelli dalla nascita a 4-6 mesi sono fromentini. Mucose e cute pigmentate nere. Gli

unghioni (duri) non sono neri e non sono così robusti come nella Maremmana. Le corna

lunghe (70 ed anche 100 cm) e caratteristiche si presentano a semiluna nei maschi e a lira

nelle femmine. Altezza media e con pesi non elevati.

Caratteristiche produttive

Carne di buona qualità. Originariamente razza da lavoro e secondariamente latte. Ha un

eccezionale potere di adattamento ad ambienti difficili ed una straordinaria capacità di

usare risorse alimentari che non potrebbero essere sfruttate diversamente (pascoli

cespugliati, stoppie, macchie, foglie di essenze arbustive, ecc.). Ha bisogno di pochissime

306

cure da parte dell'uomo. Produzione di latte anche eccessiva per vitello (in genere

vengono munte). Con il latte della Podolica si produce un ottimo caciocavallo.

Piemontese Piemontese

Origine e zona di diffusione: Circa 30.000 anni fa lo zebù pakistano è arrivato fino

all'attuale Piemonte dove, trovando una barriera naturale formata dall'arco alpino, si è

insediato integrandosi con la popolazione bovina preesistente, adattandosi all'ambiente e

determinando, nel tempo, la formazione dell'attuale razza Piemontese. E' diffusa in quasi

tutto il Piemonte, ma le principali zone di allevamento sono le province di Asti, Cuneo e

Torino. L'Associazione Nazionale degli Allevatori della Razza Piemontese

(A.Na.Bo.Ra.Pi.) è stata fondata nel 1934. E' la razza da carne più rappresentata in Italia.

Razza molto docile.

Caratteristiche morfologiche: Animali di taglia media. Ha mantello fromentino chiaro,

talvolta sfumato verso il bianco. Nei tori vi sono zone di grigio nel collo, nelle spalle,

nelle cosce.

Musello, lingua, palato, aperture naturali, ecc. sono neri. Testa quadrata con corna medie,

dirette in avanti e di lato; collo corto e muscoloso, con giogaia ben sviluppata. Tronco

cilindrico, spesso insellato; arti lunghi.

Le corna sono nere fino verso i 20 mesi di età; negli adulti giallastre alla base e nere

all'apice. I vitelli alla nascita hanno mantello di colore fromentino carico.

Caratteristiche produttive: Carne con prevalente produzione di carne e con una discreta

produzione di latte. Carne di ottima qualità. La produzione prevalente è il vitellone:

- macellati mediamente a 15-18 mesi di età

- PV macellazione di 500-600 kg

- ottime rese alla macellazione

307

Charolaise Charolaise

Razza originaria del centro della Francia, allevata sin dal 17 sec. per le carni, un accurata

selezione ha esaltato la sua specializzazione ed ha contribuito alla sua diffusione in tutto

il mondo alle più diverse latitudini.

In Provincia di Firenze, è presente in diversi allevamenti, soprattutto come razza

incrociante per migliorare le caratteristiche da carne nei nascituri delle razze da latte,

recentemente, tuttavia, si registra un crescente interesse da parte degli allevatori, per

l'allevamento in purezza di questa razza.

La longevità, unitamente all'indole particolarmente docile è una delle caratteristiche della

razza. La Charolaise è una buona nutrice con spiccate attitudini materne ed una

produzione di latte molto ricco di grasso.

Grazie alla sua rusticità e al suo formidabile appetito è un animale capace di utilizzare

gli alimenti più grossolani.

La selezione della razza è orientata al miglioramento della produzione in carne e al

mantenimento della potente struttura, condizione indispensabile per il miglior

sfruttamento estensivo dei pascoli.

Limousine

Origine e zona di diffusione: Originaria del Limousin (provincia di Limoges), ad ovest

del Massiccio Centrale, zona caratterizzata da un clima piuttosto duro, con estati calde,

inverni rigidi ed abbondanti precipitazioni. La razza ha però una notevole facilità di

acclimatamento, per cui è allevata anche fuori dal paese di origine. In passato era razza a

duplice attitudine (lavoro e carne); poi è stata migliorata rendendola più idonea alla

produzione di carne. In Francia è la seconda razza da carne, dopo la Charolaise. Allevata

soprattutto al pascolo. Nel 1987 viene fondata in Italia l'Associazione Nazionale

Allevatori Charolaise e Limousine A.N.A.C.L.I.

308

Caratteristiche morfologiche: Il mantello è di colore fromentino vivo, non troppo carico,

più chiaro nelle regioni ventrale e perineale.

Alone decolorato attorno agli occhi e al musello. Mucose depigmentate rosee. Corna più

chiare, di lunghezza media, rivolte in avanti.

Animali robusti, energici, resistenti e rustici.

Statura media e peso vivo medio alto (femmine 6,5-8 q.li; maschi 10-12 q.li).

Caratteristiche produttive: Il famoso "veau de boucherie" (vitello a carne bianca) francese

è di razza Limousine. Presenta un'elevata precocità dando elevate quantità di carne magra

alla più giovane età. per questo ha un ruolo essenziale nella pratica dell'incrocio

industriale per la produzione di soggetti da ingrassare e da destinare alla macellazione a

pochi mesi di età. I tori vengono impiegati negli incroci industriali per ottenere soggetti F

di elevato rendimento. I vitelli nascono piccoli ma si sviluppano rapidamente. Per questo

viene usato il toro Limousine anche su vacche di razze di mole ridotta, senza avere

problemi di parti difficoltosi.

La qualità della carne è molto buona, a grana fine e a fibre non grossolane.

Blanc-Bleu Belga

Origine e zona di diffusione: Razza molto diffusa in Belgio (50% della popolazione

bovina), sia in purezza che incrociata, per la produzione di carne. Viene definita la

Piemontese del Belgio. dove è la razza più rappresentata. Deriva da un'azione selettiva

iniziata nella metà del XIX secolo sulla popolazione locale nella parte meridionale del

Belgio, popolazione molto insanguata dalla Shorthorn. L'obiettivo, allora, era di ottenere

animali a duplice attitudine con buon sviluppo della muscolatura. Dal 1950-60 la

selezione si è orientata verso la produzione di animali da carne.

Caratteristiche morfologiche: Il colore del mantello è bianco, bianco-blu (prevalente),

più raramente bianco-nero. Pelle fine. Arti corti e fini (ma forti).Animali di taglia elevata

e non alti.

Il peso medio dei vitelli alla nascita è di 42 kg ma, specie nelle primipare, si ha qualche

problema al parto (50% di tagli cesarei).

Oggi la produzione di latte è più bassa e vicina alle esigenze del vitello.

Caratteristiche produttive: Ottime caratteristiche per la carne ed eccezionale sviluppo

delle masse muscolari.

Elevata resa alla macellazione (dal 65 al 70%).

Il toro BBB è usato anche per incrocio industriale.

Razza robusta che si adatta a molte situazioni. Temperamento mite.

309

Aberdeen Angus

Origine e zona di diffusione: Originaria della contea di Aberdeen nel nord-est della

Scozia. Razza antichissima. Molto diffusa anche negli USA (dove è la razza da carne più

rappresentata) e nel sud America. E' una delle razze da carne più celebri al mondo.

Caratteristiche morfologiche: Il mantello è di colore nero con pelo raso. Mucose e cute

pigmentate nere. Corna assenti e sincipite pronunciato. Animali di bassa statura (arti

brevi) ma di pesi elevati (femmine 7-7,5 q.li; maschi 10-11 q.li). Testa leggera, ossatura

fine, torace ampio e profondo. Pelle morbida ed elastica.

Caratteristiche produttive: Resistente alle radiazioni solari; sopporta le infestazioni dei

ditteri e le verminosi. Ottima adattabilità al pascolo. Buona fertilità e longevità.

Pochissimi problemi al parto.

Carne di ottima qualità (tenera e saporita) ma non è gradita al consumatore italiano per

l'eccessiva presenza di grasso. I tori Aberdeen sono usati anche per l'incrocio.

Hereford

Origine e zona di diffusione: Originaria della contea inglese dell'Herefordshire. E' la

grande razza dei rangers dell'ovest e del sud degli Stati Uniti, dove è stata importata per

la prima volta nei primi anni dell'800. E' molto diffusa in Argentina. Particolarmente

adatta al pascolo per rusticità, robustezza e resistenza a molte malattie infettive e

parassitarie. E' una delle razze da carne più importanti al mondo (negli USA è una delle

razze da carne più rappresentate). In Italia non viene allevata.

Caratteristiche morfologiche: Il mantello è di colore rosso più o meno carico con testa

bianca. Pezzature bianche alla gola, giogaia, ventre, collo-garrese-dorso. Musello

depigmentato roseo. Statura tendenzialmente ridotta ma animali massicci (peso vivo

femmine 8 q.li - maschi 12-13 q.li). Scheletro leggero e coperto di grandi

310

massemuscolari. Arti brevi e sottili. Corna brevi, giallognole, orientate in avanti e in

basso. Ci sono soggetti polled, cioè acorni.

Caratteristiche produttive: Razza molto idonea all'allevamento al pascolo (ingrassa

facilmente e rapidamente). Buona fertilità e longevità. Pochissimi problemi al parto.

Abbondante produzione di carne di ottima qualità (spesso eccessiva presenza di grasso).

La Qualità Della Carne

In passato l’interesse dei consumatori nei riguardi delle caratteristiche qualitative degli

alimenti era decisamente scarso se non addirittura assente, particolarmente nei confronti

di quegli alimenti da sempre ritenuti “ideali” e “salutari”, come la carne bovina. Il

termine “qualità” per la carne è sempre stato utilizzato per definire un prodotto che, a

cottura ultimata, si presentava succoso e tenero e pertanto doveva essere, a crudo,

sufficientemente infiltrato di grasso. Tuttavia, negli ultimi anni il consumatore ha

mostrato un interesse sempre maggiore verso un concetto di qualità più ampio,

comprendente tra l’altro, la sicurezza e la salubrità degli alimenti e ha modificato, almeno

in parte, le sue aspettative nei confronti dei prodotti carnei.

La qualità di un prodotto viene definita dall’International Organization for

Standardization (ISO) come "l’insieme delle caratteristiche in grado di soddisfare la

domanda espressa o non espressa del consumatore", riconoscendo così al prodotto

esigenze di tipo psicologico (quali il piacere, le attese, le valenze ideologiche e

simboliche) o di natura oggettiva come la qualità nutrizionale, quella sensoriale, la

sicurezza alimentare e con essa l'igiene, la salubrità, la freschezza e la conservabilità.

Il fattore "consumatore" costituisce dunque, il principale determinante nella definizione

del concetto di qualità; attribuendo un ruolo primario alle sue opinioni, aspettative ed

esigenze, e lasciando trasparire che è su di esse che il sistema produttivo si deve basare.

Tuttavia, risulta indispensabile informare ed educare il consumatore per fargli

comprendere che, ad esempio nel caso della carne, la continua richiesta di un prodotto più

magro, sta orientando l’intero comparto verso una derrata che col tempo potrebbe non

soddisfare più le esigenze organolettiche.

Parlando in termini esclusivamente “oggettivi”, la qualità della carne è l’insieme di

diverse caratteristiche che possono essere distinte in igienico-sanitarie, nutrizionali,

tecnologiche ed organolettiche.

Caratteristiche igienico-sanitarie

L’aspetto igienico-sanitario rappresenta il prerequisito indispensabile affinché un

alimento possa essere idoneo per il consumo. La carne deve, pertanto, provenire da

animali vivi, non affetti da malattie, non deve contenere parassiti e microrganismi

patogeni, non superare i limiti di tolleranza, fissati dalle norme vigenti, per la

concentrazione di residui di farmaci, antibiotici, antiparassitari, e elementi radioattivi,

essere priva di residui di sostanze ad azione ormonale o antiormonale, per le quali il

limite di tolleranza è uguale a zero, essendo queste vietate dalla legislazione nazionale e

da quella comunitaria (Manfredini, 1992). In Italia viene data grande importanza al

controllo della presenza di residui, i cui limiti, per le diverse sostanze, vengono

annualmente indicati dal Ministero della Sanità attraverso il Piano Nazionale Residui. Il

311

rispetto dei requisiti di qualità è affidato, innanzitutto, al controllo veterinario delle carni

da parte delle Aziende Sanitarie Locali.

Il consumatore oggi è molto attento agli aspetti qualitativi di un prodotto, al punto che

proprio in questi ultimi anni sta velocemente crescendo la richiesta di prodotti

"biologici".

Nel “Libro bianco sulla sicurezza alimentare”, redatto dalla Comunità Europea nel

Gennaio del 2000, si prende atto che la produzione e il consumo di alimenti sono aspetti

centrali con ripercussioni economiche, sociali e, in molti casi, anche ambientali. Ai

consumatori si deve offrire un’ampia gamma di prodotti sicuri e di alta qualità

provenienti da tutti gli Stati membri e da Paesi Terzi nel rispetto delle regole fissate dal

mercato comune. Un’efficace politica di sicurezza alimentare richiede una valutazione e

un monitoraggio costante dei rischi che possono dalle materie prime, dalle pratiche

agricole e dalla lavorazione degli alimenti ed un’efficace azione normativa per gestire tali

rischi.

La sicurezza alimentare viene assicurata attraverso il controllo di filiera, per cui risulta

essenziale un corretto sistema di tracciabilità e rintracciabilità degli alimenti di origine

animale e della carne in particolare che ne garantisce la qualità igienico-sanitaria. La

qualità sanitaria si ottiene attraverso il controllo della contaminazione da parte di germi

patogeni e/o tossine, o di residui di molecole farmacologiche che esitano in danni o

fenomeni di tossinfezione per il consumatore, mentre quella igienica risulta legata a

particolari condizioni fisico-chimiche nella filiera produttiva che possono portare alla

comparsa di fenomeni alterativi responsabili delle modificazioni a carico delle

caratteristiche organolettiche del prodotto. Ne deriva che l'analisi dei rischi e la

programmazione di piani utili alla riduzione della contaminazione di natura chimica,

fisica o microbica resta una strada da percorrere per una corretta produzione che non

comprometta la salute del consumatore (Regolamento CEE 178/2002).

Poiché il controllo sul prodotto finito non riesce a garantire totalmente l’igienicità,

rivelandosi sovente tardivo, le recenti norme nazionali e comunitarie (Decreto L.vo

26/5/97, n.155, entrato in vigore il 1° aprile 2000, che recepisce le Direttive Comunitarie

93/43 e 96/3 e i regolamenti 852 e 853 del 2004) hanno introdotto anche l’autocontrollo e

l’autocertificazione, secondo il sistema HACCP (Hazard Analysis Critical Control Point),

da parte dei soggetti implicati nella filiera produttiva (Noce, 1999). Il sistema HACCP è

utilizzato per individuare ed eliminare tutte le possibili fonti di rischio per la salute

umana lungo l’intera filiera (Silliker, 1989; Noce, 1999).

312 ALLEVAMENTO DELLA BOVINA DA LATTE

Introduzione

I progressi in campo genetico compiuti negli ultimi anni hanno portato alla selezione

di animali le cui produzioni sono sempre più spinte. La difficoltà nel soddisfare i

fabbisogni produttivi di questi soggetti e il continuo ricorso alle riserve corporee

rappresentano uno dei maggiori fattori di stress che possono favorire l’insorgenza di

patologie. La complessità della gestione aziendale legata principalmente

all’aumentato di capi per mandria, riducendo lo spazio vitale ha favorito l’insorgenza

di fenomeni patologici indicati come tecnopatie che modificando l’assetto endocrino-

metabolico hanno peggiorato le performances riproduttive. Negli ultimi anni si è

assistito, infatti, ad un lento ma continuo declino della fertilità negli allevamenti

bovini, sia da latte che da carne: si pensi che attualmente negli allevamenti di bovine

da latte in USA, le percentuali di concepimento diminuiscono di circa l’1% ogni due

anni e mezzo (Wathes et al., 1998). In Europa e particolarmente nel Regno Unito,

negli ultimi 20 anni, è stato stimato che l’incidenza di vacche che presentavano

problemi riproduttivi durante il post-partum è cresciuta dal 32 al 44%, mentre la

percentuale di inseminazione al I servizio è passata dal 60 al 40% (Royal et al.,

2000). Nel nostro Paese, da un’indagine svolta in allevamenti di Frisona italiana nel

1998 (Romeo, 1998), è emerso che circa il 38% degli animali viene eliminato

annualmente per problemi concernenti la sfera riproduttiva.

L’allungamento dell’intervallo parto-concepimento e dell’intervallo interparto

comporta un aggravamento dei costi di produzione e, quindi, una riduzione dei ricavi.

La gestione dell’attività riproduttiva nelle bovine da latte rappresenta uno dei punti

critici di rilevante importanza per l’economia aziendale. Le cause che determinano

ipofertilità possono essere di tipo alimentare, legate cioè ad errori di razionamento,

oppure non alimentari, cioè legate alle condizioni di allevamento. Per massimizzare il

reddito aziendale è importante la valutazione dell’efficienza riproduttiva con

l’utilizzo di diversi parametri:

INTERVALLO INTERPARTO;

Corrisponde all’intervallo tra due parti successivi, e idealmente dovrebbe essere pari

a 365 giorni. Valori inferiori ai 440 giorni sono da ritenersi ottimali per bovine di

elevata genealogia. E’ composto da un parametro fisso (durata della gestazione) e da

un parametro variabile (intervallo parto-concepimento).

INTERVALLO PARTO CONCEPIMENTO;

Il periodo che intercorre tra il parto e l’inseminazione che ha indotto la gravidanza,

che normalmente è compreso tra 40 e 60 giorni. La sua lunghezza è condizionata da

vari fattori e precisamente da:

TEMPO DI ATTESA VOLONTARIO;

È quel periodo successivo al parto che bisogna attendere prima di fecondare la

bovina, per non compromettere la produzione lattea. Una gravidanza instauratasi

precocemente riduce il picco produttivo di conseguenza condiziona l’intera

313

lattazione. Un livello ottimale di questo intervallo varia a seconda delle esigenze tra i

40 ed i 60 giorni.

INTERVALLO PARTO-PRIMA INSEMINAZIONE;

Il periodo che intercorre tra il parto e il momento della prima inseminazione, che

dovrebbe avvenire intorno al 60° giorno di lattazione. La durata di tale intervallo è

condizionata da:

a) NUMERO DEI CALORI RILEVABILI;

Indica il numero dei cicli che si sono verificati tra il tempo di attesa post-partum e

l’inseminazione seguita da gravidanza

b) EFFICIENZA DEI CALORI (EC);

Tale indice indica l’efficacia del rilevamento e dell’utilizzazione degli estri ed è

calcolabile con la seguente formula - NIG/[(PC-TAV)/21], dove:

NIG: numero di inseminazioni per gravidanze;

PC: intervallo parto-concepimento;

TAV: tempo di attesa volontario;

Il valore ottimale dovrebbe superare 0,85.

NUMERO DI INSEMINAZIONE PER GRAVIDANZA;

Rappresenta il numero medio di inseminazioni necessarie per ottenere una

gravidanza. Sono considerati valori ottimali

< di 1,5 nelle manze, <1,8 nelle pluripare.

- TASSO DI FERTILITA’;

Corrisponde al numero di animali inseminati che sono rimasti gravidi e si calcola con

la seguente formula:

TF= (n° di bovine gravide / n° bovine inseminate)*100

livello ottimale >70% nelle primipare e >45% nelle pluripare.

- TASSO DI FERTILITA’ ALLA PRIMA INSEMINAZIONE;

E’ la percentuale di bovine che rimangono gravide alla prima inseminazione ed è

calcolato con la seguente formula:

21/[(PPI-TAV)+11]

dove

PPI =parto prima inseminazione;

TAV = tempo di attesa volontario.

Il valore ottimale è >0,8.

- TASSO DI GRAVIDANZA;

Indica la rapidità con la quale le bovine di una certa mandria possono rimanere

gravide ogni 21 giorni dopo la fine del tempo del tempo di attesa volontario. Il valore

ottimale è > 45%.

In definitiva un attenta analisi dei suddetti parametri, tenendo conto anche del tasso di

eliminazione per problemi riproduttivi, può dare una corretta idea del management

riproduttivo della bovina da latte. Valutare la fertilità di una mandria tenendo conto

soltanto dell’interparto comporta un’erronea valutazione, in questo caso, infatti, si

terrebbe conto soltanto dei soggetti che si ingravidano. 314

Ciclo estrale nella bovina da latte

L’ovulazione nella bovina avviene circa ogni 21 giorni, con variazioni che possono

andare da un minimo di 17 ad un massimo di 25 giorni. La durata dell’estro è

variabile: nelle manze può durare solo 5-6 ore, nelle vacche in media, dura 12-18 ore.

Durante un normale ciclo estrale, nella bovina l’estro precede l’ovulazione di circa

24-30 ore e, quindi, l’ovulazione avviene circa 12-15 ore dopo la fine dell’estro.

Nella bovina molti dei cicli estrali consistono di 2-3 ondate follicolari cioè la crescita

sincrona di un certo numero di follicoli a cui fa seguito la selezione di un follicolo

dominante, mentre i follicoli subordinati vanno incontro a regressione. La crescita

follicolare si svolge in

due fasi :

fase non gonado-dipendente: in cui lo sviluppo di un follicolo primordiale a follicolo

terziario, reclutabile perché integrato in un’ondata follicolare dura più di sei mesi. In

questo periodo le cellule della teca interna del follicolo acquisiscono i recettori per

l’ormone luteinizzante, mentre la granulosa per l’ormone follicolo stimolante,

acquista la capacità di rispondere alle stimolazione gonadotrope e di sintetizzare

estrogeni.

-fase gonadodipendente: in questa fase lo sviluppo del follicolo si verifica in seguito

alla stimolazione delle gonadotropine (FSH e LH) liberate dall’adenoipofisi in

seguito alla sintesi di GnRh da parte dell’ipotalamo.

Lo sviluppo follicolare si caratterizza per la comparsa ogni 7-9 giorni di una

coorte di follicoli, sotto l’azione dell’FSH che determina l’aromatizzazione degli

androgeni prodotti dalle cellule tecali in estrogeni e induce la formazione di recettori

per LH. L’azione sinergica tra FSH e gli estrogeni inducono la crescita e maturazione

dei follicoli e l’aumento del tasso di estradiolo che ha un effetto positivo sul rilascio

di GnRH. L’aumento del tasso di estrogeni a un certo livello induce una diminuzione

della liberazione di FSH, ed è responsabile della selezione del follicolo dominante. Il

follicolo dominante, infatti, acquisendo abbastanza recettori per LH, continua a

crescere anche quando il tasso di FSH diminuisce; esso secernendo grandi quantità di

estrogeni, favorisce la produzione di fattori di crescita locale ed in particolare

dell'IGF. La ridotta secrezione di FSH, d'altro canto, non permette più la crescita dei

follicoli non selezionati e l’aromatizzazione degli androgeni in estrogeni; ciò causa

un accumulo di androgeni nel liquido follicolare provocandone l’atresia. L'evoluzione

del follicolo dominante è assicurata dalla frequenza delle scariche di LH regolate dal

GnRH. In presenza di corpo luteo, la frequenza di una scarica di LH ogni 3-4 ore

porta alla perdita di dominanza e all’atresia del follicolo, quindi all’assenza di

ovulazione e di estro con emergenza di una nuova ondata follicolare, preceduta da un

aumento transitorio di FSH. Quando la frequenza è di un picco ogni ora in seguito

alla diminuzione del tasso di progesterone, l’ovulazione può avere luogo. Il

progesterone esercita un effetto negativo sul rilascio di GnRH, che durante la fase

luteinica inibisce l’ovulazione, permettendo l’insorgenza di una ondata follicolare.

All’inizio della fase luteinica sia le piccole che le grandi cellule del corpo luteo

secernono progesterone. L'estradiolo innalza la sensibilità dei recettori per l'ossitocina

a livello uterino. Verso la fine della fase luteinica le grandi cellule iniziano la

315

produzione di ossitocina, che si fissa sui recettori uterini provocando la sintesi di

prostaglandine, e portano alla conseguente luteolisi.

Il follicolo dominante della prima ondata follicolare di un ciclo quasi sempre

va incontro ad atresia. Con la perdita di dominanza di questo follicolo, nel ciclo

estrale a due ondate, il secondo follicolo dominante ovulerà a circa 21 giorn. Se

questo secondo follicolo non ovula si formerà una nuova ondata follicolare che darà

vita ad un terzo follicolo dominante che ovulerà verso il 23° giorno del ciclo. Alla

fine della gestazione non ci sono ondate follicolari, a causa dell’alta concentrazione

di progesterone. Dopo il parto, in seguito all’aumento della concentrazione di FSH,

inizia la prima onda follicolare con selezione del follicolo dominante. Questo

follicolo appare 10-12 giorni dopo il parto e può andare incontro ad ovulazione e

formazione del corpo luteo, ad atresia con la comparsa di una nuova ondata

follicolare, oppure alla formazione di una cisti ovariche. Nelle lattifere che producono

80-90 quintali di latte, in buono stato corporeo, il primo follicolo dominante risulta

essere ovulatorio nel 70-80% dei casi. La frequenza dei primi cicli estrali è

influenzata da diversi fattori, in particolare la luce, l’allattamento e la nutrizione, che

interagiscono con l’attività gonadotropa dell’ipotalamo. Infatti la durata dell’anaestro

post-partum non è legato a un ritardo della crescita follicolare, ma piuttosto ad

un’assenza di ovulazione di un follicolo dominante, in conseguenza di un

insufficiente frequenza di scariche di LH.

Il ciclo estrale nella bovina è suddiviso in 4 fasi e precisamente:

- Fase di proestro: della durata di 3-4 giorni, in cui si verifica la maturazione del

follicolo dominate dell’ondata follicolare iniziata tra il 9° e 11° giorno del ciclo. La

crescita follicolare è favorita dagli alti livelli di progesterone e dell’ormone follicolo

stimolante (FSH) mentre l’ormone luteinizzante (LH) è responsabile della

maturazione del follicolo di Graaf. In questa fase è possibile apprezzare delle

modificazioni comportamentali e anatomiche dell’apparato riproduttivo dovute

all’innalzamento dei livelli ematici di estrogeni prodotti a livello follicolare;

Estro: della durata di 18 ore, in cui si conclude la maturazione follicolare e gli

estrogeni raggiungono livelli elevati fino a provocare la scarica di GnRH

(Gonadotropin Releasing Hormone) responsabile del picco di FSH e LH necessari per

l’ovulazione. Questa fase è caratterizzata dall’ evidenziarsi delle modificazioni

comportamentali che la identificano e permettono di stabilire il momento esatto per

inseminare;

Metaestro: della durata di 2-3 giorni, in cui avviene l’ovulazione, comincia a formarsi

il corpo luteo e si eleva il tasso di progesterone; questo rappresenta il periodo in cui

inizia la prima ondata follicolare che termina nella fase successiva;

Diestro: della durata di 12-15giorni, in cui viene espletata l’attività del corpo luteo i

cui elevati livelli di progesterone impediscono al follicolo dominante della prima

ondata follicolare di maturare e, quindi, di ovulare.

Mortalità embrionale precoce

L’attuale percentuale di fertilizzazione calcolata in seguito ad inseminazione

strumentale in vacche di razza frisona, risulta abbastanza elevata, attestandosi intorno

all’85% (Wathes et al., 1998; Mann, 2002). Solo il 10–15% degli animali inseminati

316

non concepisce per problemi legati ad un’inadeguata maturazione dell’oocita

all’interno del follicolo o al mancato incontro dell’oocita con lo spermatozoo. Molti

autori sono concordi nel sostenere che circa il 5% degli embrioni non vadano

incontro ad ulteriore sviluppo a causa di anormalità cromosomiche (Mann, 2002), per

cui è ipotizzabile che in circa l’80% delle vacche inseminate si sviluppi un potenziale

embrione durante la prima settimana di gestazione (Mann, 2002; Wathes et al., 1998).

In considerazione che soltanto il 40% degli animali inseminati portano a termine la

gravidanza, che meno del 10% degli animali interrompe la gravidanza nel periodo

che va dal primo mese al termine della gestazione (mortalità embrionale tardiva), si

ricava che il periodo più critico, nel quale si perdono circa il 30% delle gravidanze

sono le prime tre settimane di vita dell’embrione (mortalità embrionale precoce).

È questo il principale problema che influenza l’efficienza della tecnica di

inseminazione strumentale nella bovina. L’instaurarsi della gestazione, infatti, è il

risultato dell’interazione tra la madre e l’embrione, che è la conclusione di una serie

di eventi, che iniziano con lo sviluppo del follicolo e dei gameti.

DINAMICA FOLLICOLARE NELLA BOVINA DA LATTE

La condizione fisiologica necessaria per il raggiungimento della pubertà nei

mammiferi è data dallo sviluppo di neuroni ipotalamici specifici, in grado di

rilasciare GnRH ad adeguate frequenze gametogenesi

GnRH gonadotropine steroidogenesi

sviluppo dei tessuti riproduttivi

Lo sviluppo di questi neuroni è influenzato da:

ƒ Accrescimento/peso corporeo

ƒ Fattori ambientali/sociali

ƒ Genetica

DEFINIZIONE DELLA PUBERTÀ NELLA FEMMINA

ƒ Età al primo calore

ƒ Età alla prima ovulazione

ƒ Età in cui la femmina può sostenere una gravidanza senza effetti deleteri

DEFINIZIONE DELLA PUBERTÀ NEL MASCHIO

ƒ Età in cui vengono espressi alcuni tratti comportamentali

ƒ Età alla prima eiaculazione

ƒ Età in cui compaiono spermatozoi nell’eiaculato

ƒ Età in cui si ritrovano spermatozoi nelle urine

ƒ Età in cui l’eiaculato contiene un numero soglia di spermatozoi

Età in cui si raggiunge la pubertà 317

Specie Maschio Femmina

Bovina 11 mesi (7-18) 11 mesi (9-24)

Ovina 7 mesi (6-9) 7 mesi (4-14)

Maiale 7 mesi (5-8) 6 mesi (5-7)

Cavallo 14 mesi (10-24) 18 mesi (12-19)

Ciclo estrale nella bovina da latte

(specie poliestrale annuale: presenta cicli estrali continui)

Ogni ciclo dura circa 21 gg. ed è suddiviso in 4 fasi:

• FASE DI PROESTRO: della durata di 3 o 4 gg. in cui si verifica la

maturazione del follicolo dominante dell’ondata follicolare iniziata tra il 9° e

11° gg. del ciclo;

• FASE DI ESTRO: della durata di 18 ore, in cui si conclude la maturazione

follicolare e gli estrogeni raggiungono livelli elevati fino a provocare la scarica

di GnRH responsabile del picco di LH necessario per l’ovulazione;

• FASE DI METAESTRO: della durata di 2 o 3 gg., in cui avviene l’ovulazione,

comincia a formarsi il corpo luteo;

• FASE DI DIESTRO: della durata di 10-15 gg., in cui gli elevati livelli di

progesterone impediscono al follicolo dominante della prima ondata

follicolare di ovulare.

PROESTRO = Formazione dei Follicoli ovulatori + secrezione E2

ESTRO = Recettività sessuale + picco E2 + ovulazione

METAESTRO = Formazione CL + inizio produzione PG

DIESTRO = Secrezione sostenuta di PG 318

ANAESTRO = Assenza dei cicli Antral

Pre-

Primary

Primordial O

Corpus vu

lat

io

INTERAÇÃO ENDÓCRINA

HIPOTÁLAMO-HIPÓFISE-OVÁRIO

Hipotálamo

GnRH OT

Retroalimentação Adeno Neuro

Hipófise Hipófise

FSH LH

E2 - P4 Ovário 319

FASE FOLLICOLARE

ƒ Produzione di gonadotropine

ƒ Preparazione dei follicoli all’ovulazione

ƒ Modificazioni comportamentali / recettività sessuale

ƒ Ovulazione

FASE LUTEINICA

ƒ Produzione di gonadotropine

ƒ Produzione di Progesterone dal Corpo Luteo

ƒ Azione sull’utero

La dinamica follicolare (follicologenesi) consta di 4 fasi:

• Reclutamento

• Selezione

• Dominanza

• Atresia La crescita follicolare

Fase gonado-dipendente Fase non gonado-dipendente

Nella bovina molti dei cicli

estrali consistono di 2 o 3

ondate follicolari, in ognuna

delle quali la dinamica follicolare si

svolge in 4 fasi:

- RECLUTAMENTO: crescita sincrona di un certo numero di follicoli;

- SELEZIONE: tra i follicoli suddetti è selezionato il follicolo dominante;

- DOMINANZA: follicolo dominante continua ad accrescersi fino a 15mm.;

- ATRESIA: regressione dei follicoli subordinati 320

L’OVULAZIONE È INDOTTA DA:

ƒ IPEREMIA LOCALE

ƒ DIGESTIONE DEL TESUUTO CONNETTIVO

ƒ CONTRAZIONI OVARICHE

OVULAZIONE 321


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387

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23.13 MB

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze agrarie
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Zootecnica speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Ferruzzi Guido.

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