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Allevamento della bufala

Origine del bufalo

31° parallelo Nord – 2° parallelo Sud

Nelle zone tropicali di origine ancora oggi vivono specie selvatiche di bufalo:

  • 23° N Tropico del Cancro - Anoa (Isola di Celebes)
  • 0° Equatore - Tamarao (Isola di Mindoro)
  • Arni (Isole di Sri-Lanka)
  • 23° S Tropico del capricorno - Cafro (Zaire, Kenya)

Il bufalo (Bubalus bubalis) era presente nel Pleistocene sia in Europa sia nel sud Asia. I cambiamenti di clima che si verificarono in questo periodo confinarono la specie nell’attuale territorio che comprende l’India, l’Indocina e il sud est asiatico, da cui successivamente migrò in Mesopotamia, Europa orientale, Siria ed Egitto.

Introduzione del bufalo in Italia

L'origine dell'allevamento del bufalo in Italia è ancora oggi oggetto di controversie in quanto non è facile desumere dalla documentazione esistente se la specie era presente sul nostro territorio prima dell'invasione dei Longobardi. La confusione che esisteva sul termine Bubalus ha portato ad avanzare diverse teorie sull’introduzione del bufalo in Italia. In epoca romana si era, infatti, soliti indicare con il nome di bufali i buoi selvaggi; ancora oggi confusione può nascere nella traduzione del termine inglese “buffalo” con cui gli anglosassoni si riferiscono al bisonte, ignorando che essi identificano il nostro bufalo con il termine di “river buffalo o swamp buffalo”.

Ipotesi sull'introduzione

Dubbi a causa del significato attribuito al termine Bubalus. Ipotesi:

  • Origine autoctona:
    • Ritrovamento di resti risalenti al quaternario nel Lazio e nell’Isola di Pianosa (arcipelago toscano).
    • Studi dei fibrinopeptidi A e B (Balestrieri et al., 1974).
    • Impiego del bufalo in epoca romana (Campanile Castaldo, 1960).
  • Introduzione con invasioni longobarde: Il bufalo è giunto con le invasioni Longobarde nel 568. Basata sulla lettura delle “Leges Longobardorum” in cui sono menzionati dettagliatamente tutti gli animali tra cui i Bubali dalle lunghe corna. È plausibile, però, che si trattasse non di bufali bensì di bovini di ceppo podolico allora sconosciuti alle popolazioni italiche. Inoltre nel Beneventano, in cui i Longobardi apportarono contributi di arte e storia, non sono mai stati ritrovati resti di bufalo.
  • Introduzione con i Saraceni: Cimmino (1982) riporta che non sono stati ritrovati resti di bufalo, o riferimenti nei documenti risalenti all’anno 1000, nella Piana del Sele. Egli formula l’ipotesi che il bufalo sia stato introdotto in epoca Normanna con le invasioni dei Saraceni e dei Mori verso la fine del X secolo. Le bufale dall’Egitto vennero portate in Sicilia ed in seguito, in epoca Sveva, nelle attuali aree di allevamento.

Testimonianze storiche

  • XII sec. Abbazia di Farpa (Lazio), decreto del re Carlo I d’Angiò: restituzione di un bufalo domito.
  • XIII sec. Monastero di San Lorenzo, per la festa del Santo patrono si offriva una mozza o provatura.
  • 1294 dalla tenuta reale di Foggia si inviavano a Napoli provole.
  • 1300 commercializzazione di formaggi e carni destinate ai mercati di Napoli e Salerno.
  • XV sec. i feudatari per legge dovevano destinare parte dei latifondi al pascolo di questi animali.
  • 1786 Goethe, recandosi nella pianura di Paestum, riferisce: “… vedemmo bufale dall’aspetto d’ippopotami e dagli occhi sanguigni e selvaggi…”

Utilizzazione del bufalo

Ottimo per lo sfruttamento delle zone paludose dove altri animali si mostravano poco resistenti. L’allevamento da libero iniziò a diventare semilibero e stallino. Sotto la dominazione borbonica si praticava la caccia alla bufala senza perdere d’occhio le capacità della specie: nella tenuta reale di Carditello (‘700) fu insediato anche un caseificio sperimentale. Nelle piane del Sele e del Volturno si trovano ancora le antiche bufalare e le pagliare.

⇒ ‘800 in piena crisi zootecnica l’allevamento bufalino era il più proficuo grazie alla produzione casearia ed alla carne, per i cuoi e per la sua attitudine al lavoro. La bufala era importante per il meridione grazie alle sue capacità di resistere a condizioni climatiche avverse e di nutrirsi di alimenti grossolani.

Sgrondo dei letti fluviali e delle zone paludose Comune di Sarno: mena delle bufale per i regi lagni Pianura pontinia: pesca fluviale Annali dell’Osseravtorio di Economia Agraria di Portici (1938): il prezzo del latte di bufala era soddisfacente anche quando l’economia agricola era in crisi. Il reddito netto per capo bufalino era del 20% superiore a quello ottenibile dai bovini.

1881: erano censiti circa 11.070 capi. In meno di 20 anni il patrimonio crebbe di circa il 27%. 1917 (Faelli): 19.366 capi 1947: 12.000 capi, presenti soprattutto nel salernitano. Anni ’50: la bufala era considerata una specie in via di estinzione. Non esistevano più le condizioni economiche per la sua sopravvivenza. Dal dopoguerra ad oggi l’incremento è stato continuo.

Consistenza

FAO

Anni Capi
1947 180000
1970 160000
1988 140000
1991 120000
1993 100000
1995 80000
1997 60000
1999 40000

Area DOP Provincia

Provincia Capi %
Caserta 105100 64,02
Salerno 25720 15,66
Latina 14833 9,03
Frosinone 11200 6,82
Napoli 6270 3,81
Roma 520 0,31
Benevento 510 0,31
Totale 164153 100,00

Classificazione

  • Ordine: ungulati
  • Sottordine: artiodattili
  • Gruppo: ruminanti
  • Famiglia: cavicorni
  • Sottofamiglia: bovidi
  • Genere: Bubalus

Le diversità anatomiche giustificano la separazione in due generi con caratteristiche proprie specifiche:

  • Bubalus syncerus (bufalo africano)
  • Bubalus bubalis (bufalo asiatico)

I due generi si somigliano per alcuni tratti somatici: linea dorsale dritta e peli radi. Il genere asiatico ha orecchie piccole, cranio lungo e stretto, i peli del tratto mediale tra collo e testa sono rivolti in avanti, le ossa craniali e le corna sono più strette del syncerus e mancano del caratteristico ispessimento basale e della fusione di entrambe alla base. Il genere africano presenta orecchie larghe e frangiate, il cranio corto e ampio, i peli del tratto mediale tra collo e testa sono diretti indietro. Le corna del bufalo africano sono piatte, solcate che si aprono all’esterno e che si riuniscono quasi completamente alla base.

Gruppo Syncerina: bufalo selvatico africano

  • Caffer
  • Caffer nanus
  • Caffer brachyceros

Syncerus caffer caffer: Bufalo nero o cafro

  • Vive nella savana e in sud Africa
  • Animale dalle grosse dimensioni (anche 10 q. di peso)
  • Altezza media di 150 cm al garrese.
  • Corna di grosse dimensioni legate tra loro alla base nei maschi, si dirigono prima lateralmente poi in basso e infine ricurvano verso la testa.

Sycerus caffer nanus:

  • Detto del Congo o bufalo rosso.
  • Vive nell’area ovest dell’Africa tropicale.
  • Altezza media 100 – 125 cm al garrese.
  • Peso di 320 kg.
  • Corna piccole senza rigonfiamento alla base.
  • Carattere irascibile.

Synrus caffer brachyceros:

  • Detto della savana.
  • Colore rosso scuro tende al nero.
  • Altezza media circa 140 cm. al garrese.

Gruppo Bubalina: bufalo selvatico asiatico

  • Bubalus mindorensis
  • Bubalus depressicornis:
    • depressicornis depressicornis
    • depressicornis quarlesi
  • Bubalus bubalis (water buffalo)

Bubalus arni (arnee):

È presente in India, Sri Lanka e Indocina. Mole notevole: 150-170 cm al garrese peso medio 10 q. Colore nero – grigio scuro, con arti più chiari al di sotto del ginocchio. Corna ampie e ben separate l’una dall’altra alla base.

Bubalus mindorensis:

Presente solo nelle zone paludose dell’isola di Mindoro nelle Filippine. Animale piccolo, alto circa 100 – 120 cm al garrese. Peso medio di 300 Kg. Colore grigio – nero o marrone scuro, con macchie bianche su testa arti e collo. Corna piccole e forti. Specie a rischio di estinzione.

Bubalus depressicornis:

Vive sull’Isola di Celebes in Indonesia. L’anoa ha le corna corte che puntano verso il posteriore, si tengono molto vicine al piano facciale.

Distinguamo un bubalus depressicornis depressicornis:

Anoa di pianura alto circa 100 cm, peso 200-300 Kg., pelle di colore nero ricoperte di peli marroni scuri.

Bubalus depressicornis quarlesi:

Anoa di montagna, è la razza bufalina più piccola esistente, 65-70 cm al garrese, 200 Kg. di peso, colore dal mantello marrone chiaro.

Bubalus bubalis:

È il gruppo più importante in quanto ad esso appartengono le principali razze domestiche utilizzate per il lavoro e per la produzione di latte e carne. Il bufalo domestico asiatico è detto water buffalo e discende dall’asiatico Arni. MacGregor (1939) distinse ulteriormente il water buffalo in due diverse popolazioni:

  • Swamp: affinità per l’ambiente paludoso. Diffuso in Asia sud-orientale, Filippine, Australia, Cina. Impiegato per lavoro. Unghioni pantofolati. Particolare andamento delle corna. Peso: 450-700 kg. Altezza: variabile tra le razze (121-180 cm). Numero di cromosomi (2n=48).
  • River: Preferisce l’ambiente fluviale. Si differenzia per colore, conformazione, impiego e corna (brevi, rivolte all’indietro, a spirale). Peso: 600-1000 kg. Altezza: variabile tra le diverse razze. Numero di cromosomi (2n=50).

In India e Pakistan si trovano molte razze di tipo River divise in 5 gruppi:

  • Murrah: Murrah, Nili/Ravi, Kundi
  • Gujarat: Surti, Mehasana, Jafarabadi
  • Uttar Pradesh: Bhadawari, Tarai
  • Central Indian: Nagpuri, Pundharpuri, Manda, Kalahandi, Jerangi, Sambalpur
  • South Indian: Toda, South Kanara

Nella famiglia del tipo River si inquadra la bufala allevata in Italia: Razza Mediterranea Italiana. Fino a pochi anni fa era definito bufalo di tipo mediterraneo. Oggi è riconosciuta come razza mediterranea italiana. Traguardo raggiunto grazie al lungo isolamento e alla mancanza di incroci con bufale appartenenti allo stesso gruppo o a gruppi diversi allevati in altri paesi del mondo.

Capi bufalini sottoposti ai controlli funzionali tra il 1977 (istituzione Libro Genealogico) e il 2000

Anno Capi
1977 34000
1979 26000
1981 18000
1983 10000
1985 2000

Produzione media per lattazione

Anno Kg di latte
1977 1400
1981 1500
1987 1600
1991 1700
1995 1800
1997 2000
1999 2100

Percentuali di grasso e proteine negli anni

Anno Grasso (%) Proteine (%)
1977 7,2 4,3
1981 7,4 4,4
1983 7,6 4,5
1985 7,8 4,6
1989 8,0 4,7
1991 8,2 4,8
1993 8,4 4,9

Gestione dell’allevamento

  1. Stabulazione delle bufale in asciutta;
  2. Condizioni igienico sanitarie della vitellaia;
  3. Corretta gestione degli alimenti.

Stabulazione delle bufale in asciutta

L’asportazione delle deiezioni deve essere frequente e di facile attuazione e nei periodi freddi o caratterizzati da notevoli escursioni termiche è necessario disporre di una lettiera permanente da rinnovare giornalmente con l’aggiunta di paglia. Quest’ultima anche se economicamente non vantaggiosa, garantisce un ambiente idoneo al neonato, in una fase in cui i meccanismi di termoregolazione non sono ancora del tutto efficienti, ed evita un eccessivo abbassamento della temperatura corporea. Questi accorgimenti favoriscono la vitalità, la pronta assunzione di colostro e, quindi, il fisiologico incremento del tasso ematico anticorpale.

Condizioni igienico sanitarie della vitellaia

L’allevamento dei vitelli può essere attuato con diverse tecniche. Negli allevamenti razionali vanno impiegate gabbie singole o box collettivi all’interno di ricoveri caratterizzati da un microclima idoneo a questa delicata fase di crescita. I locali che ospitano i vitelli devono essere posti al riparo dai venti dominanti con ingresso orientato a Sud-Est e nel contempo assicurare una circolazione di aria atta a contenere il tasso di umidità ambientale, specialmente, nei periodi più caldi dell’anno. La vitellaia andrà realizzata lontano dai recinti in cui soggiornano i soggetti adulti che contribuiscono ad elevare la carica batterica ambientale in una fase in cui le difese immunitarie risultano ancora inadeguate. Il materiale impiegato nella costruzione dei locali deve consentire un’agevole pulizia e disinfezione e un’asportazione giornaliera delle deiezioni. La riduzione della carica batterica ambientale si persegue con buoni risultati anche con box posti sotto tettoie riparate dai venti.

VITELLI

  • Locali al riparo da venti dominanti
  • Circolazione d’aria
  • Lontano dai paddocks per adulti
  • Frequente asportazione deiezioni
  • Nei periodi freddi: lettiera permanente rinnovata giornalmente con aggiunta di paglia

Corretta gestione degli alimenti

Lo svezzamento con latte ricostituito, nonostante i numerosi tentativi volti alla riduzione di questo periodo, non deve avvenire prima dei 3 mesi e, comunque, non prima che il vitello raggiunga un peso corporeo di 80 kg che è quello che gli permette un’ingestione di alimento solido tale da assicurare un fisiologico accrescimento (800-900 g/die). L’allattamento artificiale deve garantire una quantità di latte con idonee caratteristiche: l’integrazione cuprica è letale per il vitello bufalino; la somministrazione del latte deve essere suddivisa in due o più pasti in modo da evitare un eccessivo riempimento dell’abomaso. Tale evento causa il passaggio di parte del latte ingerito nel rumine (patologia definita proprio “latte nel rumine”), cui conseguono fenomeni flogistici a carico dell’organo ed acidosi metabolica. Senz’altro l’assunzione di latte in più poppate rappresenta il metodo migliore di allevamento del vitello bufalino in quanto permette una digestione più fisiologica; in condizioni naturali il vitello poppa 8-10 volte assumendo al massimo 500 ml di latte per volta. Nel caso dell’allattamento artificiale una condizione analoga si può ottenere attraverso l’utilizzo di un latte “medio acido” (pH inferiore a 6), la cui fonte proteica è costituita essenzialmente da caseina, somministrabile a freddo, quasi ad libitum, o con l’utilizzo di un allattatrice computerizzata in grado di preparare all’istante il latte e distribuirlo a seconda dell’età in quantità e numero di poppate variabili. L’impiego di latti “medio acidi” o di allattatrici computerizzate consente un’alimentazione di gruppo a partire dai 7 - 10 giorni di età e riduce l’impegno del personale in questa fase di allevamento. Con tali tecniche si registra di solito una minore mortalità neonatale in quanto il personale disporrà di maggiore tempo da dedicare al vitello nella fase colostrale che richiede molta pazienza per abituare il neonato al poppatoio.

Colostro

  • Laxative action
  • Immunoglobuline – 74% of protein at 4 h after the delivery, 24% dopo 126 h
  • 1.5-2 liters within 2 h of birth and up to 6 liters in the first week of life

Latti acidi o zero per vitelli bufalini

Per l’additivazione di Ca e P considerare:

  • Minore capacità di ingestione rispetto al bovino
  • Maggiori quantità dei due elementi nel latte di bufala rispetto a quello di bovina (circa 1.8 g di Ca e 1.2 g di P vs 1.2 g di Ca e 0.8 g di P)
  • Cu: se > 10 mg/Kg ss fenomeni di intossicazione

Problematiche riproduttive nella bufala

  • La stagionalità riproduttiva nella bufala è un processo di adattamento o di selezione atto a far coincidere parto e svezzamento con le migliori condizioni ambientali, più idonee a soddisfare le esigenze termiche e nutritive della bufala e della propria prole.
  • Gli animali selvatici presentano tutti un’attività riproduttiva di tipo stagionale, tale caratteristica è stata persa con l’addomesticamento. La stagionalità riproduttiva è ancora presente nella specie bovina allevata allo stato brado per alcune razze del ceppo podolico quali la Podolica pugliese, la Maremmana, lo Zebù e il bovino di Highland. Per quanto riguarda il cavallo, la pecora, la capra e la bufala, la stagionalità è stata solo parzialmente influenzata dall’addomesticazione e dallo spostamento in nuove aree di allevamento.
  • La stagionalità dipende dal:
    • Luogo di origine della specie;
    • Durata della gestazione (circa 10 mesi e 10 gg)

La specie selvatica (ARNI) da cui è originata la bufala in produzione zootecnica nel nostro paese viveva tra il 31° parallelo Nord e il 2° parallelo Sud, cioè in piena zona tropicale a nord dell’equatore dove la maggiore disponibilità di foraggio si ha, solitamente, dopo la stagione delle piogge e quindi ad Agosto.

In considerazione della durata della gestazione, che nella bufala è di circa 310 giorni, e della disponibilità di foraggio nelle zone di origine di questa specie per far coincidere il parto con la disponibilità foraggiera è necessario che essa sia sensibile ad uno stimolo luminoso decrescente e quindi…

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/19 Zootecnica speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Zootecnica speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Ferruzzi Guido.
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