Zootecnia sociale
L’agricoltura sociale, o meglio, l’azienda che vuole fare Agricoltura sociale è un’azienda non a produzione intensiva e specializzata, ma viene vista come un’azienda Multifunzionale, cioè si differenzia per:
- Organizzazione;
- Attività svolta;
- Destinatari d’uso;
- Fonti di finanziamento.
Deve attuare una serie d’attività e la gestione dell’azienda non solo dal punto di vista tecnico e qui rientrano le competenze di chi ha un diploma o laurea nelle Scienze Agrarie, ma deve sapere collaborare con altre figure che operano nel settore sociale, deve interagire e usufruire delle proprie capacità e attività.
È possibile utilizzare dei fondi di finanziamento dedicati a chi vuole svolgere queste attività perché gli utenti a cui si può rivolgere un’azienda sociale permettono, attraverso percorsi ed attività agro-zootecniche:
- Inserimento socio-lavorativo di persone che in qualche modo, per disabilità, dipendenze o altro, sarebbero persone marginalizzate dalla società. Ristabilire autostima perché all’interno dell’azienda vengono indirizzate verso un’attività specifica e responsabilizzati così da portare avanti in maniera autonoma il lavoro.
- Attività a carattere sanitario, socioeducativo, ricreativo.
Fornisce così, attraverso tale multifunzionalità, non solo la possibilità di riabilitazione di soggetti, ma anche:
- Servizi sociali terapeutico assistenziali a livello locale: riabilitazione educativa, favorire un miglioramento del comportamento di bambini autistici, svolgere attività sportiva a persone che presentano disabilità motorie;
- Una fonte di reddito alternativa agli agricoltori;
- Benefici alla società perché apporta diversi servizi elencati sopra (agri nido, fattorie didattiche, ecc.).
Normativa sull'agricoltura sociale
Esiste una normativa che regola l’agricoltura sociale? A livello nazionale è stata approvata la Legge Nazionale n 141/2015 a titolo "Disposizione in materia di agricoltura sociale". Non ha ancora un decreto attuativo, tuttavia l’assenza, antecedente a tale data, di una normativa sia nazionale che comunitaria non ha impedito la diffusione e lo sviluppo di questo modello aziendale. Per la precisione si può affermare che alcune regioni si sono dotate di uno strumento normativo sull’agricoltura sociale prima ancora dell’approvazione della legge nazionale n. 141/15.
Nello specifico la LN 141/2015, nella definizione di agricoltura sociale, comprende le attività dirette a realizzare:
- Inserimento socio-lavorativo di lavoratori:
- Con disabilità;
- Svantaggiati;
- Di minori inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale.
- Prestazioni ed attività sociale e di servizio per le comunità mediante l’utilizzazione delle risorse per promuovere azioni volte allo sviluppo di:
- Abilità e capacità;
- Inclusione sociale e lavorative;
- Ricreazione e servizi utili.
- Prestazioni a supporto di terapie:
- Mediche,
- Psicologiche
- Riabilitative, anche grazie all’aiuto di animali allevati e coltivazione di piante.
- Progetti volti a fornire educazione ambientale, alimentare, salvaguardia della biodiversità, fattorie didattiche riconosciute a livello regionale per l’accoglienza di bambini di età prescolare e persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.
Purtroppo ad oggi non è stato ancora approvato il decreto attuativo della 141/2015 che ha lo scopo di fornire indicazioni sui criteri per il riconoscimento degli operatori AS.
Distribuzione territoriale e sviluppo
Distribuzione territoriale dei soggetti censiti che operano in agricoltura sociale: com’è sviluppata questa realtà. Distribuzione puntiforme, ma generalmente sono aziende di piccole dimensioni (3 operatori massimo). Lazio, Umbria, sono le regioni più sviluppate. Da come possiamo vedere nel secondo grafico, la maggior parte delle aziende sociali sono cooperative (46%), aziende individuali (19%), società, altri tipi di cooperative (5%), ecc.
Incremento delle aziende sociali negli ultimi 5 anni. Per quanto riguarda le dimensioni aziendali, quasi il 60% delle aziende sono di piccole dimensioni con 5 ha di superficie. >50ha solo 7%. Il 47% dei terreni adibiti ad AS sono in affitto, il 21% sono di proprietà, il 13% può sfruttare terreni pubblici in comodato d’uso gratuito e 7% confiscati dalle mafie. Il 71% delle attività sono rivolte all’inserimento socio-lavorativo. I destinatari delle attività sono prevalentemente persone con disabilità (54%), 30% di disoccupati con disagi, rientrano anche gli studenti che svolgono alternanza scuola-lavoro.
Competenze e legislazione regionale
Addetti con competenze agrarie per titoli di studio: lauree in scienze agrarie 24%; diplomati di 2° grado 35%; diplomati di 1° grado 31%; altro 9% non hanno competenze agronomiche specifiche. Nella regione Marche la legge regionale riguardo l’azienda multifunzionale riguarda LR n 21/2011 “Disposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell’azienda agricola e diversificazione in agricoltura”.
Nello specifico, la regione Marche ha cercato, già da tempo, di normare in maniera organica le aziende multifunzionali. Al Servizio agricoltura viene dato il compito di rivedere la normativa sull’agriturismo e grazie a questa azione si ha l’opportunità di potere operare verso 2 direzioni:
- Aggiornare solo la disciplina esistente
- Ripensare a tutte le attività che possono essere intraprese in ambito rurale e che da tempo vengono sintetizzate dalla politica agricola come attività multifunzionali.
Questa direzione anche nell’ottica che l’articolo 2135 del Codice Civile, modificato con DL.vo 228/2001, amplia lo spettro delle attività considerate agricole e quindi l’imprenditore agricolo si caratterizza come soggetto inserito in un contesto economico, sociale e territoriale con compiti di presidio, tutela e valorizzazione della biodiversità. Con la legge sulla multifunzionalità nelle aziende agricole viene inquadrata, in modo giuridico, l’attività di agricoltura sociale anticipando alcune scelte che oggi sono presenti nella legge nazionale. L’elemento giuridico considerato innovativo è che l’agricoltura sociale viene indicata al pari dell’agriturismo, perché anche AS viene configurata come attività di accoglienza che si "sostanzia nel prendersi cura delle persone".
Progetti e sussidi
La regione Marche ha inteso incentivare le attività per lo sviluppo delle esperienze pilota nell’ambito dell’agricoltura sociale con progetti innovativi che prevedevano attività a favore dell’infanzia da parte dell’azienda agricola e dal lavoro del comitato è scaturito il "Modello di Agrinido di Qualità" approvato con DGR n 722/2011. Alla fine del 2011 viene approvata dalla regione la legge n 21/2011 a titolo "Disposizioni regionali in materia di multifunzionalità dell’azienda agricola e diversificazione in agricoltura" nella quale al Capo 2 si fa riferimento all’agricoltura sociale. Le disposizioni in merito all’agricoltura sociale sono organizzate su 12 articoli che descrivono le:
- Caratteristiche (art 25) Rapporto di connessione (art 26)
- Attività esercitabili (art 27) Esercizio dell’attività (art 28)
- Agricoltura sociale ed impresa agricola (qualifiche professionali) (art 29)
- Elenco regionale degli operatori (art 30) Comunicazioni relative all’esercizio (art 31)
- Immobili per l’agricoltura sociale (art 32) Regolamento di attuazione (art 33)
- Vigilanza e controllo (art 34) Sanzioni amministrative e pecuniarie (art 35).
Sulla base delle indicazioni che vengono fornite dagli enti competenti, si sottolinea l’indicazione secondo la quale: "in ambito regionale si indica che l’esperienza dell’agricoltura tradizionale, forte del legame tra azienda e famiglia si deve porre come mezzo che fornisce esperienze per l’attuazione di un’agricoltura sociale rivolta all’integrazione, terapia e riabilitazione di persone con problemi di varia origine".
Quindi l’azienda che vuole attuare il sociale deve essere un’azienda che applica un concetto agricolo di sostenibilità rivolta ad una gestione a basso impatto che prende innanzitutto in considerazione la conservazione della biodiversità e parte dal concetto di gestione zootecnica nel rispetto del benessere animale. Longevità attiva - Programma di Sviluppo Rurale della Regione Marche 2014 – 2020 – Bando Sottomisura 6.4 “Sostegno ad investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra–agricole. Operazione A) Azione 2 – Agricoltura sociale: Sviluppo di attività non agricole nel settore dei servizi sociali. Servizio 2: Servizi Sociali e assistenziali – Laboratorio di Longevità Attiva in ambito rurale della Regione Marche”. Annualità 2018.
Agricoltura e sostenibilità
L’Agricoltura è sistema produttivo in grado di sfruttare l’energia solare per produrre biomassa in quanto l’agricoltura è in grado di poter recuperare le quote di anidride carbonica prodotte per fornire all’aria ossigeno. È un aspetto che viene considerato nel computo della produzione dei gas in quanto, nelle aziende zootecniche, la CO2 che viene attribuita agli animali non viene conteggiata perché l’attività delle colture compensa la produzione di CO2 prodotta dagli animali. L’evoluzione dell’agricoltura oggi ha portato a permettere ad un operatore agricolo di produrre per soddisfare le richieste di 500 persone (combustibili fossili, concimi chimici).
Il ciclo del carbonio: l’agricoltura, ma anche, pesci, alghe, respirazione del terreno, l’industria, vanno a produrre CO2, che si trova in atmosfera, ma che con l’attività delle piante, viene recuperata ed utilizzata per produrre energia. Attraverso la fotosintesi usa CO2 ed energia solare e produce energia per se stessa e libera ossigeno. Geosfera, Idrosfera, Biosfera formano il sistema terra in cui è possibile trovare delle riserve di Carbonio.
Ripartizione percentuale dei GHG (gas inquinanti) %: L’agricoltura viene identificata come un componente importante dell’inquinamento dato non solo dalla produzione di CO2, ma anche protossido di azoto e metano da attività agronomiche e zootecniche. Una molecola di metano corrisponde alla produzione di 150 molecole di CO2. Opinionisti “gli allevamenti intensivi producono meno metano degli allevamenti estensivi”.
Sistemi di allevamento e impatto ambientale
Nell’intensivo abbiamo sempre un equilibrio tra concentrato e foraggio, il metano è una produzione data dalle fermentazioni della cellulosa, microorganismi presenti nel rumine (batteri cellulosolitici) fermentano la molecola di cellulosa che costituisce il foraggio e si produce energia (AGV) che l’animale usa come fonte energetica, ma si produce anche CO2 e H che vengono usati dai metanobatteri e l’animale espellerà il metano. Se noi modifichiamo la razione e la spostiamo verso un maggior apporto di concentrati, andiamo a ridurre la produzione di metano, ma così facendo, andiamo a creare una condizione ambientale del rumine che tende a portare a fenomeni di acidosi metabolica perché con il foraggio e quindi fibra lunga, l’animale mastica, ruminia e produce saliva, reingerisce il bolo alimentare e la saliva tampona l’ambiente del rumine avendo così un pH ottimale per la vita dei microrganismi; se diamo più concentrati, l’animale non rumina più, perché la ruminazione è la conseguenza del fatto che il passaggio dell’alimento dal rumine agli altri sacchi per arrivare allo stomaco è determinato anche dalla dimensione delle particelle: il reticolo fa da filtro per cui se le particelle sono al di sotto di una determinata dimensione, passano per il reticolo, l’omaso e arrivano all’abomaso, mentre se sono più grandi, vengono rigurgitati, rimasticati e reingeriti. Questa azione fa produrre saliva. Se diamo concentrati o fieno macinato finemente (<5mm) non permetteremo la ruminazione, perché transiterebbe velocemente nell’apparato digerente.
Le aziende zootecniche influenzano gli equilibri ambientali in modo:
- Diretto: avendo animali, (es. bovini) questi possono essere gestiti con attività di pascolamento. La gestione del pascolo dev’essere fatta in maniera tale da essere rispettosi dell’ambiente, così da gestire le produzioni di foraggio in maniera ottimale, con un giusto carico per animale, senza andare a cadere nel sovrapascolamento, con una diminuzione di quelle che sono le produzioni foraggere appetibili, senza creare fenomeni di erosione, ecc. possiamo pensare di adottare il pascolamento a rotazione, prevedere di ottenere delle scorte invernali con dello sfalcio (sistema prato-pascolo). Spandimento dei reflui nel caso in cui ho un periodo di permanenza degli animali in stalla. A fine pascolamento devo intervenire per omogeneizzare i reflui dispersi nel pascolo (nel caso in cui ho punti in cui si concentrano gli animali – zone di abbeverata – spostare gli abbeveratoi, azione di arieggiamento del cotico erboso). Lo spandimento dei reflui non è qualcosa di negativo perché se ben trattato, soprattutto il letame, diventa un ottimo ammendante che riporta al terreno un apporto di C. Può migliorare anche la struttura del terreno. Lo spandimento lo devo fare in periodi giusti con un materiale che sia ben maturato (3 mesi di maturazione), il liquame richiede tempi più limitati ed ha un’altra tipologia di spandimento (es. complementare alla fase di aratura).
- Idrico: Consumo idrico riferito agli animali: attraverso il controllo dell’alimentazione, del microclima, le percentuali di apporti nutritivi che fornisco all’animale con la razione, posso contenere il consumo idrico, ma anche attraverso la gestione degli abbeveratoi (tipologia, funzionamento, perdite, ecc.). Arieggiamento della stalla ed esposizione della stalla verso punti cardinali meno caldi portano ad avere un microclima che limita l’innalzamento della temperatura. Quando sono in lattazione, gli animali, consumano più acqua per produrre latte (es. bovina in lattazione acqua bevuta al giorno 200l), anche le modalità di pulizia, limitando la dispersione di acqua. Emissione di gas: attraverso la respirazione produciamo tutti CO2, ma soprattutto per i bovini, emissione di metano.
- Indiretto: relativo al trasporto o alla produzione di mangimi, altre attività che vengono importate all’interno dell’azienda. Limitando l’aspetto indiretto e contenendo quelli diretti, si può eliminare l’impatto che l’azienda compie nei confronti dell’ambiente. L’effetto della zootecnia sull’ambiente non è SOLO negativo ma può avere anche effetti positivi come ad esempio l’apporto di SO attraverso le deiezioni e si offre lavoro e controllo del territorio da parte degli agricoltori (regimazione delle acque, lavorazione del terreno, ecc.).
Tipologie di allevamento
Andiamo a considerare gli allevamenti:
- Sistema di allevamento;
- Tecniche applicate;
- Specie animale.
La conduzione degli allevamenti è di tipo:
- Intensivo: densità elevate, superficie limitata così che si contengono le perdite di peso nel primo periodo di lattazione visto che non ha la capacità massima d’ingestione in questa fase, tempi di permanenza ristretti (es. produzione carne di suino). La tecnologia informatica ci viene in aiuto con l’utilizzo di trasponder, podometri, che ci permettono di tracciare l’animale avendo molte più informazioni ottimizzando la sua carriera. Sono comunque sfruttati. Differenza di sfruttamento tra la bovina da carne che ha la funzione di produrre, per il reddito dell’allevatore, un vitello all’anno rispetto ad una bovina da latte che oltre al vitello, deve produrre latte. Mentre ci sono razze autoctone, locali in cui non è stata fatta selezione genetica così spinta che possono dare produzioni normali ed avere una carriera produttiva più lunga e dare un prodotto latte più idoneo ad essere sottoposto a trasformazione. (suini, bovini latte carne).
- Estensivo: è possibile farlo con determinate categorie di animali bovine come linea vacca-vitello che vede gli animali gestiti in stalla nel periodo invernale e 6 mesi al pascolo, gli animali sfruttano le piante foraggere. Ovini e caprini.
La tipologia di allevamento può essere a:
- Ciclo aperto: faccio solo riproduzione. I vitelli, una volta svezzati li vendo. Due tipologie di ciclo aperto: O solo ingrasso o solo riproduzione.
- Ciclo chiuso: il mio animale nasce in stalla e rimane in stalla: faccio produzione e riproduzione. Tutto in azienda. Adattabile a tutte le specie di interesse zootecnico per la produzione di:
- Latte
- Lana
- Ricreativo
- Uova
- Carne
Lana usata come pannelli fonoassorbenti. Il raggiungimento dell’accrescimento massimo dei tessuti varia in base al tipo genetico. Per tale motivo si distinguono tipi genetici:
- Precoci: razze da latte
- Intermedio: razze a duplice attitudine
- Tardivo: razze da carne
Il naturale comportamento dell’animale prevede la Ricerca del cibo come istinto di conservazione e per riproduzione. L’animale si nutre per la riproduzione, l’accrescimento, la lattazione ed il mantenimento. In campo zootecnico l’alimentazione viene vista come:
- Fattore di esaltazione dello sviluppo morfologico degli animali
- Fattore sanitario e di prevenzione delle malattie
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