Zootecnia
La zootecnia ha per oggetto le conoscenze necessarie per ottenere dall'allevamento e dallo sfruttamento degli animali domestici le massime produzioni. La zootecnia si suddivide in:
- Zootecnia generale: tratta delle leggi biologiche che regolano la produzione animale
- Zootecnia speciale: tratta dei metodi di allevamento caratteristici di ogni specie animale
Importanza della zootecnia
Con l'aumento dei redditi delle famiglie sono cambiate le abitudini alimentari orientandosi verso il consumo di cibi ricchi, ovvero contenenti proteine animali (carne, latte). In Italia le produzioni zootecniche sono insufficienti ad assicurare il soddisfacimento della domanda, soprattutto per quanto concerne le carni bovine. Il ricorso alle importazioni è quindi sistematico. Nei presenti appunti verranno presi in considerazione solamente i bovini.
Il razionamento: l'alimentazione del bestiame
Col razionamento si fornisce agli animali la necessaria quantità di sostanze nutritive indispensabili ad assicurare il normale funzionamento dell'organismo. Si distingue una razione di mantenimento da una razione di produzione. Per razione di mantenimento si intende quella quantità di alimenti che permettono all'animale di produrre il calore necessario a mantenere costante la temperatura corporea, fornire l'energia necessaria alle varie funzioni vitali, riparare l'usura dei tessuti. Per razione di produzione si intende quella di mantenimento aumentata da una quantità di alimenti necessari a permettere all'animale di esplicare le produzioni richieste.
Principi nutritivi degli alimenti
Gli animali sono esseri eterotrofi, ovvero necessitano di sostanze organiche per alimentarsi. I princìpi nutritivi contenuti negli alimenti sono:
- Glucìdi o zuccheri o idrati di carbonio (carboidrati). Sono composti da carbonio, idrogeno ed ossigeno (C, H, O). Sono contenuti nelle cariossidi dei cereali, foraggi in genere, ecc. soprattutto sotto forma di polimeri del glucosio:
- Amido: polimero dell'α glucosio, viene scisso dagli enzimi dell'animale
- Cellulosa: polimero del β glucosio, non viene scisso dagli enzimi. Solamente nel rumine subisce la scissione che permette agli animali provvisti di assorbirlo
- Lipìdi o grassi. Sono composti da glicerina (o glicerolo) e da acidi grassi. Si trovano nei semi delle piante oleaginose e loro sottoprodotti: pannelli oleosi di girasole, ecc. Non hanno grande importanza nell'alimentazione poiché la loro funzione energetica può in gran parte essere svolta dagli idrati di carbonio.
- Protìdi o proteine. Sono le più importanti sostanze azotate e sono costituite da carbonio, idrogeno, ossigeno ed azoto. Spesso è presente anche lo zolfo (cisteina, metionina). Esplicano una azione plastica, ovvero costitutiva dell'organismo vivente. La richiesta massima avviene in fase di accrescimento e produzione (p.e. gravidanza).
- Sali minerali: presenti in quantità rilevanti nello scheletro (fosforo e calcio), nel sangue (ferro), nel latte e nei tessuti viventi. Una loro deficienza nella razione alimentare provoca disturbi e cali della produzione.
- Vitamine: costituiscono i biocatalizzatori capaci di regolare le reazioni endocellulari. Le principali vitamine che interessano la produzione animale sono:
- Vitamina A: della crescita o antinfettiva
- Vitamina D: antirachitica
- Vitamina E: vitamina della fecondità
- Vitamina K: vitamina antiemorragica
L'insufficienza di vitamine nella razione alimentare provoca avitaminosi che determina disturbi e cali di produzione.
Acqua
Presente in tutti gli alimenti che per questo vengono suddivisi in:
- Alimenti secchi: acqua presente in quantità inferiore al 20%
- Alimenti acquosi: acqua presente in quantità superiore al 20%
A titolo informativo:
- Erba fresca: 80% di acqua
- Fieno: 15% di acqua (1/5 rispetto all'erba fresca)
- Cariossidi: 10% di acqua
Si indica inoltre come sostanza secca ciò che resta dell'alimento dopo aver eliminato tutta l'acqua. Per ceneri si intende ciò che rimane dell'alimento dopo combustione (sali minerali).
Alimenti per il bestiame
Sono costituiti prevalentemente da:
- Foraggi verdi: freschi o appena sfalciati, sono ricchi di acqua, digeribili, ricchi di proteine, sali minerali e vitamine. Comprendono anche tuberi (patata) e radici (barbabietola).
- Foraggi secchi: sono rappresentati dal fieno, ovvero dall'erba essiccata. Sono ivi compresi anche le paglie e l'erba disidratata.
- Foraggi fermentati: insilati di varia origine (p.e. il silomais), hanno subito una fermentazione lattica nell'ambiente asfittico del silo.
- Mangimi: alimenti concentrati ad alto valore nutritivo, sono principalmente rappresentati dalle cariossidi dei cereali (mais), farine, pannelli di semi oleosi (girasole), mangimi bilanciati (composti di varia origine e nutritivamente bilanciati).
- Alimenti di origine animale: farine di carne, pesce, latte in polvere. L’impiego della farina di carne ha favorito il contagio dell’encefalopatia spongiforme sia fra i bovini che all’uomo (sindrome di Kreuzfeld – Jacobs).
- Sottoprodotti dell'industria alimentare: ad esempio, verranno citate le polpe surpressate di barbabietole costituenti il residuo insolubile dell'estrazione per diffusione del sugo zuccherino dalle fettucce di barbabietola. Sono disponibili in quantità rilevante data la diffusione della suddetta coltura e non presentano, apparentemente, delle controindicazioni particolari. Il marcomele è costituito dalla buccia, polpa, frammenti di piccioli e semi che residuano dalla spremitura dei frutti per la preparazione dei succhi e dalla loro distillazione per la produzione di etanolo. Le bucce d'uva residuano dalla lavorazione delle vinacce nelle distillerie (produzione di etanolo e separazione dei vinaccioli). Vengono normalmente essiccate. Per evitare l'onerosa operazione dell'essiccamento si cerca un loro insilamento.
Valore nutritivo degli alimenti
Sono state formulate delle unità di misura del valore nutritivo degli alimenti per il bestiame. La più nota è l'unità foraggera: (U.F.) corrispondente al valore nutritivo di 1 Kg di cariossidi di orzo. Si è scelto come riferimento l'orzo perché presenta una composizione piuttosto costante. L'unità foraggera non esprime il valore alimentare globale di un alimento bensì prevalentemente il suo valore energetico. Una U.F. risulta pari a 2,5 Kg di fieno, 7 Kg di erba verde, 10 Kg di polpe fresche di barbabietola. Si può esprimere il valore nutritivo di un alimento anche trasformandolo in Fieno normale, ovvero trasformandolo, con opportuno coefficiente, in una quantità di fieno di prato stabile polifita asciutto avente lo stesso valore nutritivo.
La relazione nutritiva
Poiché l'U.F. esprime il valore energetico dell'alimento, è stata introdotta la relazione nutritiva rappresentante il rapporto fra le quantità digeribili di sostanze non azotate (glucìdi e lipìdi) e di proteine. Quando un alimento presenta un rapporto inferiore a 6 si dice che la relazione nutritiva è stretta, vale a dire che contiene notevoli quantità di proteine; quando è superiore a 6 si dice che la relazione nutritiva è larga, cioè che l'alimento è povero di proteine. P.e. la granella di mais e la farina di soia hanno uguale valore nutritivo (110 U.F. per quintale), ma la granella di mais presenta una relazione nutritiva uguale a 11 mentre la farina di soia ha una relazione nutritiva pari a 1. Nel caso della granella di mais la relazione nutritiva è larga, l'alimento è energetico e verrà quindi impiegato nei bovini destinati all'ingrasso (e lavoro); la farina di soia presenta una relazione nutritiva stretta, l'alimento è altamente proteico e quindi verrà impiegato nelle vacche in lattazione e gravidanza.
Digeribilità degli alimenti
Occorre conoscere di ogni alimento la sua digeribilità per poter programmare una dieta animale. Alimenti vegetali contenenti molta fibra sono poco digeribili anche se la loro digeribilità varia a seconda della specie animale allevata (monogastrici o trigastrici). I ruminanti (trigastrici) possiedono una flora e fauna batterica nel rumine che fermenta gli alimenti e permette la scissione e l'assunzione anche della cellulosa (polimero del beta glucosio) presente nei vegetali.
Volume d'ingombro della razione alimentare
La razione alimentare deve presentare un volume d'ingombro adeguato all'apparato digerente dell'animale. Razioni troppo voluminose affaticano l'apparato digerente senza apportare le necessarie calorie e deformano il corpo degli animali. Razioni troppo concentrate lasciano parzialmente vuoto l'apparato digerente impoverendolo e lasciando insoddisfatto l'animale. Per ottenere un volume ottimale si mescoleranno opportunamente foraggi grossolani con mangimi concentrati, foraggi acquosi con foraggi ricchi di sostanza secca, ecc.
Preparazione degli alimenti
Spesso gli alimenti per il bestiame vengono preparati al fine di:
- Renderli più appetitosi
- Aumentare la loro digeribilità
- Facilitarne il mescolamento
- Evitare o ridurre gli sprechi
- Diminuire il lavoro di masticazione
- Arricchirli di principi biologici
- Eliminare o ridurre eventuali principi tossici
Principali trattamenti a cui vengono sottoposti i foraggi includono:
- Pulitura di radici e tuberi dalla terra
- Trinciatura (mais) per favorire la fermentazione, la masticazione e la loro mescolanza
- Mescolanza di foraggi diversi per renderli più appetibili
- Schiacciatura e sfarinatura di cariossidi di cereali per facilitare la masticazione ed aumentarne la digeribilità
- Ammollamento e macerazione di farine con acqua per la formazione di pastoni, beveroni, ecc.
- Germinazione di semi di cereali per arricchirli di alcune vitamine (vitamina E o della fecondità)
- Lavaggio, cottura, torrefazione degli alimenti onde eliminare o ridurre la tossicità
Si ritiene utile riportare quanto segue: per produrre 1 Kg di carne di bovino occorre impiegare 16 Kg di cariossidi di cereali e semi di soia. Nei suini tale rapporto è di 6 a 1; nei polli 3 a 1.
I bovini
L'addomesticamento dei bovini risale a circa 7 - 8.000 anni fa. I bovini addomesticati (Bos taurus) appartengono alla famiglia dei Bovidi comprendente anche altre specie affini come bisonti e zebù. Le attuali razze derivano probabilmente da alcuni gruppi primitivi di bovidi quali il Bos taurus primigenius, il Bos taurus brachiceros ed i Bos taurus frontosus. Le moderne razze hanno avuto origine verso il 1.800 quando le popolazioni locali cominciarono ad essere migliorate sotto l'aspetto morfologico e funzionale sia mediante la tecnica dell'incrocio che attraverso una intensa selezione.
Attitudini produttive dei bovini
I bovini vengono allevati per le loro attitudini produttive riferibili alla produzione di:
- Carne
- Latte
- (Lavoro)
L'attitudine lavorativa risulta di importanza irrilevante nei paesi industrializzati poiché sostituita dai mezzi meccanici.
Principali razze da latte
Frisona pezzata nera (olandese). Originaria della Frisia, ovvero del Nord dell'Olanda e della Germania, è stata sottoposta ad un intenso programma di miglioramento genetico sia in Europa che in Nord America. Le vacche di tale razza pesano mediamente 6 - 7 q e producono elevate quantità di latte per lattazione (45 - 55 q). I vitelli vengono impiegati nella produzione di carne bianca e nella produzione del vitello leggero.
Bruna alpina. Originaria della Svizzera, è diffusa soprattutto negli ambienti alpini a causa della sua rusticità. Da pochi esemplari esportati negli Stati Uniti d'America verso la fine del secolo scorso è stato ottenuto, con un intenso lavoro di miglioramento genetico, un tipo razziale detto Brown Swiss dalla notevole produzione di latte, con livelli simili a quelli della frisona pezzata nera.
Razze bovine a duplice attitudine
Pezzata rossa friulana (Simmenthal). Allevata in Friuli per la produzione di latte e carne, produce 35 - 40 q di latte per lattazione e fornisce carne di elevata qualità.
Valdostana. Razza bovina rustica e adatta a zone montane ove fornisce discrete quantità di latte e carne.
Modicana. Molto rustica, si adatta ad ambienti caldi (Sicilia) e all'allevamento brado.
Razze bovine da carne
Piemontese. Scindibile a seconda della morfologia degli arti posteriori in piemontese comune e piemontese della coscia a causa della spiccata ipertrofìa delle masse muscolari della coscia. Questa razza è caratterizzata da una elevata capacità di resa alla macellazione ed è in grado di fornire tagli di ottima qualità poiché molto ricchi in tessuto muscolare e poveri di grasso.
Chianina, Marchigiana, Romagnola, Podolica Meridionale. Razze derivanti dal Bos primigenius, sono di ceppo Podolico e la loro attitudine è determinata attualmente dalla produzione di carne. La Chianina è la razza bovina più grande al mondo. Originaria della Toscana (val di Chiana) ed allevata già dagli Etruschi (statuine fittili), presenta tori che possono raggiungere i 15 - 18 q ed una altezza al garrese di 1,80 m.
Particolarità sui bovini
Le manze sono atte all'accoppiamento quando hanno raggiunto un sufficiente sviluppo (16 - 18 mesi). Il ciclo sessuale dura 20 - 21 gg e si ripete tutto l'anno. Durante detto ciclo avviene l'ovulazione, preceduta di qualche ora dall'estro o calore, che si manifesta con una tumefazione della vulva ed emissione di muco filante. Durante detto periodo che dura 18 - 36 ore, la bovina è irrequieta, muggisce e ricerca il maschio per accoppiarsi. Il momento più fertile è compreso fra le 8 e le 12 ore dall'inizio del calore. Passato il calore la bovina sarà fecondabile solamente durante il successivo estro. La gravidanza dura circa 280 - 290 gg e si conclude col parto. Soprattutto nelle primipare e nelle vacche alimentate con livelli nutritivi elevati si rende spesso necessaria, al momento del parto, l'assistenza di un veterinario per favorire la nascita del vitello. Il peso dei vitelli alla nascita oscilla fra i 35 ed i 60 Kg.
Il toro è sessualmente maturo all'età di 10 - 13 mesi nelle razze precoci e di 15 -18 mesi in quelle tardive, ma entra in piena attività riproduttiva solo dopo altri 5 - 6 mesi. La fecondazione può essere naturale o artificiale. Per la fecondazione o inseminazione artificiale si utilizza il seme del toro opportunamente trattato e diluito per ottenere numerose dosi (50 - 100). Il seme viene confezionato in fiale, cilindretti di plastica (paillettes) o preparato in pastiglie (pellets) e può essere conservato per molto tempo a basse temperature (- 180 °C) in azoto liquido. L'inseminazione viene effettuata introducendo con opportuni strumenti il liquido spermatico nel tratto iniziale dell'utero della bovina.
La lattazione
Dopo il parto, la ghiandola mammaria entra in attività e per i primi 3 - 4 gg secerne il colostro destinato esclusivamente alla alimentazione del vitello. Questo secreto ha una composizione diversa da quella del latte essendo più ricco di sostanza secca, di grasso e di proteine. Contiene anche anticorpi e vitamine che, assorbiti a livello intestinale, conferiscono al vitello una certa difesa immunitaria durante il primo periodo di vita. Nel corso di una settimana il secreto assume le caratteristiche proprie del latte e può quindi essere destinato anche alla alimentazione umana.
Composizione media del latte vaccino in % in peso
- Acqua: 87,5
- Glucìdi: 4,7
- Lipìdi: 3,5
- Protìdi: 3,2
- Ceneri: 0,7 - 0,8
- Sostanza secca: 12,5
Densità: 1,030 - 1,033
La produzione cresce rapidamente nel primo mese di lattazione e raggiunge il massimo all'inizio del secondo mese di lattazione. Dopo di che inizia a decrescere rapidamente. Al secondo, terzo mese dopo il parto, la vacca viene nuovamente fecondata in modo da ottenere un vitello all'anno. Due mesi prima del nuovo parto viene interrotta la lattazione: periodo di asciutta, per assicurare alla bovina un periodo di stasi produttiva. Ciò permette di ricostruire il tessuto ghiandolare della mammelle, compromesso dalla lunga attività, di ripristinare le riserve corporee esaurite durante la lattazione e di soddisfare i crescenti fabbisogni nutritivi del feto.
Le produzioni complessive di latte vengono espresse in Kg o in q per la durata convenzionale della lattazione di 305 gg. Si calcola che una lattazione discreta fornisca una quantità di latte pari a circa 5 volte il peso della vacca; una buona lattazione produce invece una quantità pari a 7 - 8 volte il peso dell'animale. Le produzioni di latte di una bovina aumentano progressivamente dalla 1° alla 3° - 4° lattazione, per decrescere in quantità nelle successive lattazioni.
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