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ESTENSIONE MINIMA

È opportuno che l’estensione minima di particelle e sottoparticelle non scenda sotto

a 0,5 ettari; si sconsiglia comunque di istituire particelle o sottoparticelle di

superficie inferiore a 2 ettari, a meno che non si tratti di isolare zone nelle quali

esistano problemi di particolare importanza.

L’estensione massima non è tassativa ma può essere indicata orientativamente

in una ventina di ettari.

La questione si pone soprattutto quando si imposta il particellare per la prima volta,

poiché all’atto della revisione assestamentale la compartimentazione va modificata

meno che sia possibile.

Spesso invece è opportuno delimitare appositamente le superfici improduttive anche

se sono poco estese, particolarmente quando non sono ricostituibili a bosco e sono

intercalate a terreni produttivi.

SUPERFICIE LORDA E NETTA

La SUPERFICIE LORDA della particella o sottoparticella è quella compresa

entro i limiti del poligono di delimitazione.

Gli improduttivi sono costituiti tipicamente da rocce, acque o strade.

Le zone produttive permanentemente non boscate sono solitamente piccoli campi,

prati o pascoli (non le radure o le chiarie presenti all’interno del bosco).

Esistono infine improduttivi o produttivi permanentemente non boscati aventi

sviluppo lineare (strade, corsi d’acqua, piste da sci, viali antincendio ecc.).

La SUPERFICIE NETTA della particella o sottoparticella è costituita dalla

differenza fra superficie lorda e superficie di improduttivi e produttivi

permanentemente non boscati.

a) INCLUSI DI GRANDE ESTENSIONE ACCORPATI E CARTOGRAFATI

Le superfici accorpate estese almeno 0,5 ettari costituite da improduttivi

(a esempio zone rocciose o corpi d’acqua) o da terreni non interessati al

particellare forestale (a esempio colture agricole) vengono cartografate

singolarmente. La loro estensione è quindi determinata planimetricamente e

non concorre alla superficie lorda della particella o sottoparticella, poiché

si tratta di inclusi non compresi nella gestione assestamentale.

b) INCLUSI DI PICCOLA ESTENSIONE ACCORPATI E NON CARTOGRAFATI

Le superfici dello stesso tipo ma aventi estensione inferiore non sono oggetto

di restituzione cartografica ma vanno semplicemente segnalate e descritte

nelle apposite schede, indicando la loro estensione viene indicata in maniera

speditiva.

Gli inclusi non cartografati di questo tipo afferiscono alla superficie lorda della

particella o sottoparticella ma non a quella netta.

c) INCLUSI DI GRANDE ESTENSIONE ACCORPATI CHE NON È POSSIBILE

CARTOGRAFARE

In circostanze eccezionali gli inclusi estesi oltre 0,5 ettari non vengono

cartografati, pertanto non si è in grado di planimetrarne l’estensione: li si

registra allora nelle schede di descrizione particellare come già illustrato per il

caso precedente. Filizzola

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d) INCLUSI AVENTI SVILUPPO LINEARE

Anche gli improduttivi aventi sviluppo lineare (a esempio strade e corsi

d’acqua e scarpate a essi adiacenti) o le fasce sottratte all’attività

selvicolturale che costituiscano limitazioni stabili alla coltura alla quale è

destinata la parte rimanente dell'unità di compartimentazione (a esempio

elettrodotti, piste da sci, impianti di risalita, tracciati permanenti di teleferiche

da esbosco o altro) vengono segnalate nelle schede descrittive.

Anche in questo caso le estensioni sono indicate per stima sintetica.

Le aree possono essere calcolate facilmente considerando la lunghezza del

tracciato e la sua larghezza media.

- PICCOLI INCLUSI PRODUTTIVI NON BOSCATI CON ESTENSIONE

2

INFERIORE A 1000 m : vengono computati nella superficie produttiva boscata

della particella o sottoparticella.

- GRANDI INCLUSI PRODUTTIVI NON BOSCATI CON ESTENSIONE

2

SUPERIORE A 1000 m : costituiscono la superficie produttiva non boscata della

particella o sottoparticella. 2

- PICCOLI INCLUSI IMPRODUTTIVI CON ESTENSIONE INFERIORE A 500 m :

vengono computati nella superficie boscata se risultano circondati dal bosco e nella

superficie produttiva non boscata se circondati da quest’ultima. 2

- GRANDI INCLUSI IMPRODUTTIVI CON ESTENSIONE SUPERIORE A 500 m :

costituiscono la superficie improduttiva della particella.

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NUMERAZIONE

Ogni particella assestamentale è identificata con un numero.

Ogni sottoparticella assestamentale è identificata dall’abbinamento di un numero e

una lettera.

Il numero della particella o il numero più lettera della sottoparticella non possono

cambiare: è possibile modificarli solo quando, all'atto della revisione assestamentale,

la vecchia unità venga modificata in modo irrecuperabile per suddivisione o per

accorpamento a altre.

Ogni particella possiede un proprio numero di identificazione, accompagnato da una

lettera alfabetica nel caso delle sottoparticelle: tale codice deve identificare una sola

particella o sottoparticella e non deve cambiare nel tempo.

Al momento della revisione del piano i limiti di particella o sottoparticella vanno

modificati quanto meno sia possibile.

Nel caso che occorra assolutamente farlo, si veda in figura l’esemplificazione delle

procedure da seguire nell’aggiornamento del particellare.

Nei casi illustrati al punto a) le unità di compartimentazione possono mantenere la

loro individualità nel tempo e quindi conservare la loro numerazione originaria.

Nell’altro caso invece la serie storica va persa e è necessario modificare la

numerazione precedente.

Invece devono essere assolutamente evitati cambiamenti di confine: ciò rende

impossibile la ricostruzione storica degli eventi succedutisi nelle singole unità di

compartimentazione e quindi costringe anche a abbandonare la vecchia

numerazione.

Il problema della numerazione delle particelle è banale ma qualche complicazione si

presenta quando si tratta di assestare foreste molto estese.

Il procedimento operativo ideale consisterebbe nel separare del tutto il momento

della formazione del particellare da quello dell'inizio dei rilievi, descrittivi e

dendrometrici, in bosco.

Capita invece quasi sempre di cominciare i rilievi quando si dispone solo di un

particellare orientativo, non ancora definitivo, per cui ben presto si rende necessario

sopprimere alcune unità di compartimentazione o al contrario crearne di nuove.

In effetti una divisione rigida fra le varie fasi dell'assestamento si rivela di rado

redditizia. Nelle foreste molto estese questo può portare a confusioni che è sempre

bene evitare.

Si possono allora suggerire due metodi diversi di numerazione del particellare.

Il metodo della numerazione particellare continua è applicabile in tutte le foreste

accorpate e suddivise in non più che poche decine di particelle e adotta la consueta

progressione da ovest ad est e da nord verso sud.

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Il metodo della numerazione particellare frazionata può essere adottato invece per i

particellari molto estesi o frammentati e facilita gli eventuali aggiustamenti di

numerazione da effettuare in corso d’opera.

Quest'ultimo sistema si realizza mediante una successione numerica fittizia

organizzata su zone di applicazione relativamente estese, ciascuna delle quali

possiede una propria numerazione autonoma da quella delle altre.

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FORMA E DELIMITAZIONE

Solitamente è opportuno disegnare particelle e sottoparticelle secondo forme

sviluppate prevalentemente lungo le curve di livello, evitando poligoni che si

estendono nel senso delle linee di massima pendenza, per ovvie considerazioni

riguardanti le conseguenze idrogeologiche di tagli estesi in altimetria.

È sicuramente preferibile istituire particelle aventi sviluppo prevalente nel senso delle

curve di livello anche per marcarle di una maggiore omogeneità ecologico e

vegetazionale.

In questo modo si riesce a calibrare meglio gli interventi, distribuendoli a scacchiera

sulle pendici della montagna. Criterio analogo va adottato quando si tratta di

delimitare le fasce protettive sottostanti ai crinali o prossime ai salti di roccia.

Le operazioni di materializzazione sul terreno dei confini di particella e

sottoparticella non sono prescrittive ma subordinate a indicazioni esplicite in sede di

indirizzi tecnico-programmatici.

I confini di particella vengono solitamente tracciati con vernice.

La delimitazione può essere semplificata, materializzando soltanto i vertici dei

poligoni, quando i confini corrono lungo linee fisiografiche inequivocabili.

I confini di sottoparticella possono esistere solo sulla mappa, limitando al massimo il

loro tracciamento sul terreno. La materializzazione di tali poligoni, da effettuare solo

nei casi di più difficoltosa identificazione, è limitata ai vertici.

Di regola i segni di confine si riportano sul terreno compatibilmente con la possibilità

materiale di eseguire l'operazione. Se non è possibile fare altrimenti, si cerca per lo

meno di individuare i capisaldi certi in punti facilmente rintracciabili, segnando in

corrispondenza di essi gli alberi o le rocce.

I termini vanno numerati progressivamente all'interno di ogni foresta assestata e la

loro localizzazione va accuratamente riportata sulla carta topografica.

E’ opportuno utilizzare vernici che assicurino la massima resistenza e durata quali ad

esempio quelle del tipo usato per le colorazioni stradali o per impieghi nautici,

dovranno essere impiegati almeno due colori differenti, a esempio azzurro e bianco.

Ai vertici delle unità di compartimentazione i segni devono consentire l’immediata e

inequivocabile visualizzazione dell'andamento topografico dei confini.

Ai vertici delle unità e nei punti di frequente accesso è opportuno associare ai segni

anche i numeri delle unità.

Due colori diversi possono essere impiegati assieme, in una doppia striscia, nella

delimitazione dei confini esterni della proprietà assestata.

Segni e numeri vanno apposti solo dopo pulizia accurata della superficie sottostante.

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DESCRIZIONE PARTICELLARE

In “progetto bosco” si intende per descrizione particellare la raccolta e

l'evidenziamento di tutte le informazioni che riguardano, per ogni particella o

sottoparticella:

- L'identificazione anagrafica;

- L'inquadramento dei principali fattori ecologici;

- L'accertamento dei fattori, antropici o non, che possono condizionare la

gestione tecnica;

- L'identità colturale e la descrizione approfondita degli attributi che

caratterizzano le formazioni vegetali presenti.

LA DESCRIZIONE PARTICELLARE:

- È tassativa in tutte le circostanze;

- È un momento fondamentale e insostituibile dell'assestamento, in nessun

modo secondario rispetto al rilievo dendrometrico;

- Deve presentare in primo luogo le caratteristiche di sinteticità e completezza

del contenuto informativo, correttezza e chiarezza del testo scritto,

oggettività e uniformità nell'evidenziamento dei fenomeni osservati in bosco.

Nell'assestamento la descrizione particellare si risolve in un rilievo che, per quanto

accurato, non può essere effettuato altro che a vista e in maniera estensiva su tutto

il complesso silvopastorale.

Il suo scopo fondamentale è delineare uno scenario di sintesi e ragionato, per

quanto possibile libero da omissioni e da elementi di soggettività, delle condizioni

dell'unità particellare, in relazione agli eventi passati e in vista degli interventi

ipotizzabili per il futuro.

La razionalità consiste nella capacità di mettere in evidenza i fatti effettivamente

significativi ai fini della gestione, omettendo viceversa quelli ovvii o superflui.

Per programmare razionalmente gli interventi (e successivamente per eseguirli

correttamente) è necessario sapere dove, in quella data particella o sottoparticella, si

verificano i fenomeni che sono stati descritti e quali sono le loro esatte modalità.

L'uniformità nell'assunzione delle informazioni descrittive è inevitabilmente connessa

alla possibilità di gestirle per via informatica. In una prospettiva sovraziendale di

archiviazione e utilizzazione dei dati è dunque necessario prima di tutto organizzare

un sistema razionale e efficiente di raccolta e catalogazione dei caratteri descrittivi

del bosco.

Il sistema informativo ha sviluppato una soluzione di archiviazione dati e di editing

che consente di abbinare:

- L'uso di codici predeterminati solo per la componente informativa

fondamentale, quella da archiviare su scala regionale e che in seguito potrà

essere oggetto di opportune interrogazioni;

- La traduzione automatica dei codici in una base scritta di testo,

immediatamente e inequivocabilmente comprensibile, la quale costituisce già

autonomamente una descrizione particellare compiutamente leggibile e allegabile al

piano di assestamento;

- La possibilità per il tecnico assestatore di inserire, sulla base già tracciata,

eventuali approfondimenti di qualsiasi tipo, realizzati in forma lessicalmente libera da

vincoli, per le analisi di dettaglio o per le notizie aventi rilevanza esclusivamente

locale. Filizzola

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COMPILAZIONE SCHEDE

scheda “A” (fattori ambientali e di gestione)

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La scheda A contiene l’identificazione anagrafica della particella o sottoparticella e

l’analisi dei principali fattori ecologico-stazionali, biologici o antropici che possono

condizionare la gestione tecnica.

L’intestazione della scheda richiede anzitutto di identificare il bosco (complesso

forestale sottoposto a assestamento), la particella (numero) e l’eventuale

sottoparticella (lettera).

I dati anagrafici comprendono anche il comune e l’eventuale nome del luogo.

Indicare infine il nome del rilevatore e la data del rilievo.

Nel caso che si tratti di una sottoparticella non cartografata a “macchia di leopardo”

serve anche stimare la percentuale della sua superficie rispetto a quella lorda del

poligono circoscritto (particella o sottoparticella cartografata) e si indica la

localizzazione.

La superficie totale è espressa in ettari.

ALTITUDINE PREVALENTE: quota riferita al baricentro della particella o

sottoparticella.

PENDENZA PREVALENTE: inclinazione media, espressa in percentuale, della

particella o sottoparticella. Non considerare eventuali salti di roccia localizzati e

nemmeno eventuali ripiani di modesta estensione ma riferirsi all’inclinazione di

superfici estese al minimo 0,5 ettari.

ESPOSIZIONE PREVALENTE: N, NE, SE, SO, O, NO, nulla.

POSIZIONE FISIOGRAFICA PREVALENTE indicare un solo codice: crinale,

dosso o displuvio, versante, alto versante, medio versante, basso versante,

fondovalle, pianura, compluvio, ripiano o terrazzo.

DISSESTO: indicare una sola delle seguenti possibilità: fenomeno assente,

fenomeno presente su meno del 5% della superficie, su meno di 1/3, su più di 1/3,

pericolo di peggioramento della situazione;

- per ciascuno dei seguenti tipi di dissesto: erosione superficiale o

incanalata, erosione catastrofica o calanchiva, frane superficiali, rotolamento

massi, altri fattori di dissesto (da specificare).

LIMITI ALLO SVILUPPO DELLE RADICI: indicare una sola delle seguenti classi di

incidenza: fenomeno assente o limitato; presente su meno di 1/3 della superficie, su

meno di 2/3, su più di 2/3 della superficie;

- per ciascuno dei seguenti fattori in grado di limitare lo sviluppo

radicale degli alberi: superficialità del terreno, rocciosità affiorante,

pietrosità, ristagni d’acqua, altri fattori limitanti (da specificare).

DANNI: indicare una sola delle seguenti classi di danno: danni assenti, presenti su

meno del 5% della superficie, su meno di 1/3, più di 1/3, pericolo di peggioramento

del danno;

- per ciascuna delle seguenti cause: danni da bestiame domestico, da

selvatici, da fitopatogeni o parassiti, da agenti meteorici, da movimenti di

neve, da incendio, da utilizzazioni o esbosco, da attività turistico ricreative,

danni dovuti a altre cause (da specificare).

Potrà essere utile specificare opportunamente le modalità del danno: a esempio

danno da agenti meteorici (ai fusti da fulmine, galaverna ecc.), tipi di danno da

incendio (a terra, bassi, di chioma ecc.), gravità delle ferite provocate dalle

utilizzazioni o altro. Filizzola

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ACCESSIBILITÀ: indicare sia la percentuale di superficie sulla quale l’accessibilità è

insufficiente sia quella di accessibilità buona, con dato cumulativo pari al 100%.

Presentano accessibilità buona:

- Le superfici comprese entro 1 Km di distanza dalla strada, se la pendenza del

terreno è inferiore al 20%;

- Le superfici comprese entro una fascia di 100 m di dislivello sopra e sotto

strada, fino ad una distanza orizzontale di 500 m, se la pendenza è compresa

fra il 20 ed il 40%;

- Le superfici comprese entro una fascia di 100 m di dislivello sopra e sotto

strada, fino ad una distanza orizzontale di 250 m, se la pendenza è compresa

fra il 40 e il 60%;

- Le superfici comprese entro una fascia di 100 m di dislivello sopra e sotto

strada, fino ad una distanza orizzontale di 100 m, se la pendenza è maggiore

del 60%.

Presentano accessibilità insufficiente tutte le altre superfici.

OSTACOLI AGLI INTERVENTI:

- assenti o irrilevanti.

- scarsi o facilmente superabili.

Terreni a pendenza mediamente inferiore al 20-30%; massi, salti di roccia, gradoni,

avvallamenti, ecc., non hanno altezze generalmente superiori al mezzo metro e le

distanze fra loro non sono inferiori ai 5 metri; non ostacolano l'esbosco ed è possibile

ovunque lo strascico coi trattori.

- numerosi o rilevanti ma ancora superabili.

Terreno in molti tratti con pendenze superiori al 30%, oppure presenza di ostacoli di

una certa entità (alti più di mezzo metro o sufficientemente vicini da costituire

spesso intralcio alla circolazione dei mezzi) non rappresentano un ostacolo

insormontabile, ma costringono a deviazioni dei percorsi di esbosco; lo strascico è

possibile solo su tratti appositamente scelti.

- non superabili.

Terreno a pendenze eccessive per l'impiego delle macchine o anche per l'esbosco a

strascico col bestiame, oppure presenza di ostacoli numerosi e insormontabili su

tutta la superficie; i movimenti in bosco sono eventualmente possibili solo su poche

direttrici.

CONDIZIONAMENTI ELIMINABILI RIGUARDANTI LA GESTIONE:

- nessuno (assenza di condizionamenti),

- eccesso di pascolo,

- eccesso di selvatici,

- contestazioni di confini di proprietà,

- altre cause (specificare di cosa si tratti).

I motivi in grado di creare condizionamenti di questo tipo sono numerosi: a esempio

la difficoltà di ridurre l’eccesso di pascolo in bosco per ragioni di carattere

prevalentemente sociale, ciò che può impedire i tagli di rinnovazione.

In questo caso gli interventi tecnicocolturali di rinnovazione si considerano

“congelati” e la particella o sottoparticella viene esclusa dall'assegnazione della

ripresa, finché l'ostacolo non sarà stato rimosso.

FATTI PARTICOLARI CHE È UTILE METTERE IN EVIDENZA:

- Nessuno (assenza di fatti particolari),

- Pascolo in bosco (di bovini, ovini, caprini, equini, altri),

- Presenza di emergenze storico culturali,

- Presenza di sorgenti o fonti,

- Presenza di usi civici,

- Altri fatti (specificare di cosa si tratti). Filizzola

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IMPRODUTTIVI NON CARTOGRAFATI: rocce, acque, strade, viali tagliafuoco,

altri (specificare di cosa si tratti).

Solitamente è comodo usare la misura in ettari per gli improduttivi di forma lineare

(strade, fossi, cesse, ecc.) o di piccola estensione, invece quella in percentuale per i

vuoti più estesi.

PRODUTTIVI NON BOSCATI E NON CARTOGRAFATI: zone produttive

permanentemente non boscate, prati o pascoli ma non le tagliate, le radure o le

chiarie presenti all’interno del bosco (specificare di cosa si tratti).

Nel caso che tali superfici non abbiano estensioni tali da renderle cartografabili,

occorre valutare sinteticamente la loro entità. Lo si può fare sia in termini di misura

assoluta dell’area produttiva non boscata (indicando gli ettari) sia in termini di

percentuale rispetto alla superficie totale del poligono di particella o sottoparticella.

OPERE E MANUFATTI:

assenti,

strade camionabili, piste camionabili,

strade trattorabili, piste trattorabili,

tracciati per mezzi agricoli minori,

piazzali o buche di carico,

edifici,

sistemazioni,

gradonamenti,

muri o recinti,

paravalanghe,

elettrodotti,

tracciati teleferiche,

condotte idriche,

cave,

aree di sosta,

parcheggi,

sentieri guidati,

impianti sciistici,

altre cose (specificare di cosa si tratti).

L’annotazione della presenza/assenza di tali opere e infrastrutture può rivelarsi di

grande utilità nel processo decisionale. Filizzola

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Scheda “B1” (formazione arborea)

Filizzola

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La scheda B1 descrive i caratteri bioecologici e colturali delle formazioni arboree che

costituiscono la particella o sottoparticella.

Sono escluse le formazioni specializzate per produzioni non legnose (a esempio i

castagneti da frutto) e gli impianti di arboricoltura specializzata da legno, casi per i

quali sono previste altre schede (B2).

L’intestazione della scheda riporta anzitutto il nome del bosco (complesso forestale

sottoposto a assestamento), il numero della particella (numero) e infine la lettera

che identifica l’eventuale sottoparticella. Indicare inoltre il nome del rilevatore e

la data del rilievo. STRUTTURA E SVILUPPO

Il primo fattore discriminante del popolamento oggetto di analisi è la sua forma di

governo che deriva dalla propria storia selvicolturale

Governo a CEDUO

Trattamento a sterzo Si tratta in termini rigorosi di un ceduo disetaneo a tre classi

di età l’utilizzazione del quale dovrebbe avvenire a tre turni sulla stessa ceppaia.

CEDUO SEMPLICE O MATRICINATO

Il popolamento è definito in base al suo stadio di sviluppo:

- In riproduzione, ovvero ceduo in rinnovazione in seguito ad utilizzazione a raso

(entro 3-4 anni dal taglio, o altezze medie dei polloni inferiori a 3-4 metri).

Nei cedui matricinati la struttura si presenta tipicamente biplana con il piano delle

matricine ben distinto da quello dei polloni;

- Immaturo: ceduo di età inferiore al turno a struttura biplana con il piano dei

polloni distinto da quello delle matricine.

- Maturo: ceduo di età pari o non troppo superiore all’età del turno a struttura

tendenzialmente biplana, ma con il piano dei polloni prossimo a quello delle

matricine. L’età dei polloni non deve essere eccessivamente avanzata per non

compromettere la capacità pollonifera delle ceppaie;

- Invecchiato: ceduo di età generalmente molto superiore all’età del turno.

La dinamica evolutiva di tali popolamenti appare in fase molto avanzata:

La struttura verticale tende a divenire monoplana con le matricine che si riconoscono

essenzialmente per il maggiore valore diametrico dei fusti e la chioma più espansa.

E’ quindi richiesta una stima sull’adeguatezza o meno della COMPONENTE DELLE

MATRICINE secondo queste classi:

- Matricinatura assente,

- Matricinatura insufficiente,

- Matricinatura adeguata,

- Matricinatura eccessiva.

Si reputa importante esprimere un giudizio sul grado di equilibrio tra la componente

dei polloni e quella delle matricine perché di estrema importanza ai fini delle scelte

gestionali in un popolamento ceduo. Filizzola

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Governo a FUSTAIA

Con il termine “fustaia” ci si riferisce a popolamenti il cui processo di rinnovazione

sarà da seme o artificiale. Circa l’origine di questi popolamenti si è ritenuto utile

rendere lecita la possibilità di adottare la definizione “origine agamica” solo per la

descrizione delle fustaie transitorie (strutture derivanti dal taglio di avviamento

all’alto fusto di popolamenti cedui).

Le fustaie sono descritte secondo il loro stadio di sviluppo e la loro struttura.

Relativamente alle FUSTAIE MONOPLANE

- La tagliata a raso rappresenta la fase immediatamente successiva ad

un’utilizzazione a raso. Il terreno può presentarsi totalmente privo di vegetazione

arborea.

- Il novelleto o posticcia (novelleto se di origine naturale, posticcia se di origine

artificiale) è lo stadio di sviluppo giovanile del popolamento da età zero fino al

momento nel quale cominciano a seccare i rami bassi, ovvero fino al momento nel

quale vengono a contatto le chiome.

- La spessina rappresenta la fase intermedia tra il novelleto e la perticaia,

caratterizzata da forte compenetrazione dei rami e impenetrabilità del bosco.

- La perticaia è la fase giovanile che arriva fino al culmine dell’incremento in altezza

delle piante. In questa fase è forte la concorrenza tra le piante e comincia a

manifestarsi il fenomeno della mortalità naturale (in assenza di opportuni sfolli e

diradamenti) e dell’autopotatura delle chiome;

- Nella giovane fustaia il popolamento si presenta già strutturato e definito

secondo proprie gerarchie sociali; diminuisce la concorrenza e la mortalità naturale.

- Per fustaia adulta si intende un popolamento (in fase dinamica successiva al

culmine dell’incremento corrente di altezza) ormai definitivamente strutturato da un

punto di vista sociale;

- La fustaia matura è un popolamento di età prossima a quella del turno, nel quale

le dinamiche evolutive si sono definitivamente stabilizzate, pronto all’utilizzazione (si

sono create condizioni favorevoli alla rinnovazione);

- La fustaia stramatura è un popolamento che ha superato abbondantemente il

turno previsto. Spesso si possono notare fenomeni di mortalità (schianti) con

fallanze nella densità.

- Con fustaia in rinnovazione si intende un popolamento soggetto a tagli

successivi uniformi (dopo il taglio di sementazione) o comunque ad interventi di

utilizzazione che mirano alla fase di rinnovazione in modo graduale secondo modalità

e regimi specifici (popolamento soggetto a tagli a buche, tagli marginali ecc.

LE FUSTAIE STRATIFICATE si classificano in base alla forma di struttura verticale

come:

- Fustaia adulta su ceduo,

- Fustaia adulta su perticaia,

- Fustaia matura su ceduo,

- Fustaia matura su perticaia,

- Fustaia matura su giovane fustaia,

- Fustaia stramatura su ceduo,

- Fustaia stramatura su perticaia,

- Fustaia stramatura su giovane fustaia.

Filizzola

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LE FUSTAIA PLURIPLANE vengono classificate innanzitutto in funzione della loro

struttura spaziale orizzontale:

- Fustaia pluriplana per piede d’albero;

- Fustaia pluriplana per gruppi;

- Fustaia pluriplana per collettivi

in secondo luogo in base alla distribuzione in classi diametriche:

- Fustaia pluriplana a struttura equilibrata quando si riscontra coesistenza tra

classi diametriche ed è quindi garantito l’equilibrio tra la fase di maturità e di

rinnovazione del popolamento;

- Eccesso di diametri piccoli,

- Eccesso di diametri medi,

- Eccesso di diametri grossi.

Un caso specifico è rappresentato dalla fustaia pluriplana stratificata su ceduo che

può comprendere il “ceduo composto”, come già detto in precedenza.

ORIGINE DEL BOSCO Indicare un solo codice:

- Disseminazione naturale,

- Artificiale,

- Agamica,

- Bosco Di Neoformazione (O “Rimboschimento Spontaneo”) È Un Popolamento

arboreo che si forma in seguito ad una successione secondaria su terreni occupati in

precedenza da coltivi. Per l’analisi di questo tipo di formazioni saranno utili

indicazioni circa l’epoca dell’abbandono (qualora sia possibile datarla) e la presenza

di opere dell’uomo (terrazzamenti, muri).

COMPOSIZIONE SPECIFICA:

- Specie presente per almeno l’80%,

- Specie presenti per almeno il 50%,

- Specie presenti per almeno il 20%,

- Specie presenti per meno del 20%.

ETÀ PREVALENTE ACCERTATA: si ritiene di considerare questo parametro nel caso

in cui ci sia stato da parte del rilevatore un accertamento diretto (tramite carotaggi e

conta anulare alla base di un congruo numero di campioni) o indiretto (tramite

documentazione certa).

VIGORIA:

- Bosco poco vigoroso,

- Bosco mediamente vigoroso,

- Bosco molto vigoroso.

Si tratta di una stima del grado di vigoria che può derivare tanto da:

Giudizi di tipo visivo (conformazione e stato delle chiome, altezze medie, rapporti

altezze-diametri dei fusti ecc.)

Misurazioni effettive (determinazione dell’altezza dominante del popolamento).

DENSITÀ:

- Densità scarsa,

- Densità adeguata,

- Densità eccessiva.

La densità è un indice che esprime la quantità di alberi sulla superficie considerata e

può essere espressa come numero (o area basimetrica) delle piante ad ettaro.

VUOTI E LACUNE: dovrà esserne annotata in scheda la presenza assenza,

rimandando eventualmente alle note un approfondimento sulla loro natura e

localizzazione nella particella o sottoparticella.

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GRADO DI COPERTURA: va espresso in percentuale (approssimazione del 10%).

“Il grado di copertura esprime la percentuale di superficie coperta dalla proiezione

delle chiome degli alberi di un dato elemento o di una data frazione oppure di tutto il

popolamento, pertanto indica anche la presenza di lacune o di vuoti”.

STRATO ARBUSTIVO: indicare una sola delle seguenti possibilità:

- Fenomeno assente,

- Fenomeno presente su meno del 5% della superficie,

- Fenomeno presente su meno di 1/3 della superficie,

- Fenomeno presente su meno di 2/3,

- Fenomeno presente su più di 1/3 della superficie;

indicare inoltre le specie arbustive significative.

STRATO ERBACEO: indicare una sola delle seguenti possibilità:

- Fenomeno assente,

- Fenomeno presente su meno del 5% della superficie,

- Fenomeno presente su meno di 1/3 della superficie,

- Fenomeno presente su meno di 2/3,

- Fenomeno presente su più di 1/3 della superficie;

indicare inoltre le specie erbacee significative;

NOVELLAME: Per “novellame” si intende la presenza di plantule o di soggetti di età

e struttura sensibilmente inferiore a quella del popolamento principale.

è richiesta una stima della diffusione:

- Novellame assente,

- Sporadico,

- Diffuso;

ed un giudizio dello stato di vegetazione:

- Libero,

- Sotto copertura.

E’ sicuramente utile l’annotazione della composizione specifica del novellame e

potrebbe essere utile un approfondimento sulle sue eventuali forme di aggregazione.

RINNOVAZIONE: Per rinnovazione naturale del bosco si intende la presenza di

semenzali o plantule come conseguenza di un processo di rinnovazione

(in conseguenza di trattamenti selvicolturali specifici per la rinnovazione o per cause

naturali “schianti per fenomeni meteorici, o per mortalità naturale”).

È richiesto un giudizio di merito sul processo di rinnovazione:

- Rinnovazione sufficiente (alla ricostituzione del popolamento),

- Rinnovazione insufficiente;

Indicazione della composizione specifica della rinnovazione.

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INTERVENTI RECENTI:

- Nessun intervento,

- Ceduazione,

- Intervento di ceduazione a sterzo,

- Ceduazione sotto fustaia,

- Taglio di preparazione per l’avviamento all’alto fusto

(diradamento di debole intensità sui polloni del ceduo),

- Taglio di avviamento all’altofusto

(effettivo intervento mirato all’avviamento del ceduo all’alto fusto; si

tratta di un diradamento dal basso ma con carattere di selettività sui

polloni del ceduo, meglio se di età superiore a quella del turno, col quale

sono rilasciate del tutto indicativamente circa 1000 piante – allievi- ad ettaro),

- Taglio di sementazione nella fustaia transitoria

(“taglio di conversione” propriamente detto),

- Cure colturali a popolamenti giovani (risarcimenti, ripuliture, etc.),

- Sfollo,

- Diradamento,

- Taglio raso,

- Taglio a buche,

- Tagli successivi,

- Rimboschimento,

- Interventi fitosanitari o interventi per recupero danni,

- Spalcature,

- Ampliamento della viabilità forestale,

- Manutenzione straordinaria della viabilità,

- Opere accessorie e per antincendio,

- Opere di consolidamento di versanti o di regimazione idrica o di ingegneria

naturalistica,

- Altri interventi (specificare).

Nella registrazione di queste informazioni di importanza fondamentale, occorre

riferirsi soprattutto agli interventi che hanno influito significativamente

sull'evoluzione della cenosi e che possono contribuire alla comprensione delle sue

caratteristiche attuali.

Specificare in approfondimento le modalità particolari degli interventi, le specie e le

classi arboree interessate, le tecniche e le località di esecuzione, le superfici di

intervento e l'entità dei tagli, ecc. Filizzola

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FUNZIONE DEL BOSCO: deve essere indicata la funzione ritenuta prevalente della

formazione forestale secondo la seguente classificazione:

- Produzione di legname,

- Altre produzioni dagli alberi (ad esempio sughero o frutti – castagne),

- Produzione di frutti del suolo e del sottobosco (tartufi, funghi, erbe officinali),

- Protezione idrogeologica (protezione indiretta o diretta),

- Funzione naturalistica o conservativa,

- Funzione ricreativo e/o scientifica e/o didattica.

Il concetto di “funzione prevalente protettiva” delle foreste è complesso e

difficilmente trattabile in modo univoco e certo.

- Funzione di protezione “indiretta” (la protezione “idrogeologica”) delle

formazioni vegetali.

- Funzione di protezione “diretta”, intesa come protezione da fenomeni di

pericolo naturale (frane, valanghe ecc.).

In assestamento si è usata spesso la definizione di “bosco protettivo” a livello di

compresa, per tutti i popolamenti per i quali non era economicamente conveniente

l’utilizzazione.

Esiste una distinzione tra boschi ad effettiva funzione principale protettiva e quelli

per i quali non è ragionevole pensare ad una selvicoltura attiva (boschi fuori

gestione). Non è assolutamente detto, infatti, che i boschi a funzione protettiva non

abbiano necessità di trattamenti selvicolturali (interventi atti a favorire la

rinnovazione o cure colturali per aumentare il loro grado di stabilità meccanica).

Nel caso di boschi a prevalente funzione protettiva diretta nei boschi di montagna

potrebbe essere utile rifarsi agli approfondimenti previsti dalla scuola svizzera, che

individua tre principali categorie in funzione dell’oggetto della protezione:

• BOSCHI DI PROTEZIONE DI IMPORTANZA FONDAMENTALE:

proteggono insediamenti permanenti, vie di comunicazione che collegano tra loro

insediamenti permanenti, aree industriali, stazioni turistiche estive ed invernali,

comprensori sciistici.

• BOSCHI DI PROTEZIONE DI IMPORTANZA MEDIA:

proteggono abitazioni stagionali, vie di comunicazione che collegano abitazioni

permanenti ed abitazioni stagionali, zone agricole, tralicci per il trasporto dell’energia

elettrica.

• BOSCHI DI PROTEZIONE DI IMPORTANZA SECONDARIA:

proteggono pascoli, aree prossime a insediamenti permanenti o stagionali che di

inverno sono poco frequentate.

INDIRIZZO SELVICOLTURALE:

- proseguire il governo a ceduo,

- conversione del ceduo all’alto fusto,

- creare le condizioni per la coesistenza di governo a ceduo e ad alto fusto,

- creare le condizioni per il governo a fustaia a struttura monoplana,

- creare le condizioni per il governo a fustaia di tipo disetaneo (con fase di

rinnovazione permanente),

- creazione di un bosco parco (con eventuali interventi selvicolturali e infrastrutturali

mirati a tale scopo),

- evoluzione naturale guidata,

- riserva speciale (non si effettueranno interventi selvicolturali, mentre potrebbero

essere utili alcuni interventi di tipo infrastrutturale).

Si tratta di quali azioni si è deciso di dovere effettuare sul bosco nel periodo di

validità del piano.

Le voci proposte presuppongono l’intenzione di prescrivere interventi selvicolturali

sul bosco. Sarà necessario specificare in nota le modalità e i criteri del trattamento

selvicolturale che si intende effettuare sui popolamenti esaminati.

Filizzola

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IPOTESI DI INTERVENTO E PRIORITÀ E CONDIZIONAMENTI: la lista di

interventi è identica a quella proposta per la definizione degli interventi recenti.

In più è richiesto un giudizio sulla priorità di tali interventi ed eventuali

condizionamenti legati alla viabilità:

- L’intervento ha priorità immediata,

- L’intervento può essere effettuato entro la prima metà del periodo di

validità del piano,

- L’intervento può essere effettuato entro la seconda metà del periodo di

validità del piano,

- L’intervento potrebbe essere effettuato anche oltre il periodo di validità

del piano,

- L’intervento potrà essere effettuato solo in subordine all’ampliamento o

alla creazione di una rete viaria adeguata.

Questa parte della scheda ha lo scopo principale di aiuto per la scelta delle opzioni

gestionali sui popolamenti in esame.

ORIENTAMENTO DENDROMETRICO:

- Diametro prevalente (stima della classe diametrica maggiormente rappresentata

nel popolamento),

- Altezza prevalente,

- Numero alberi per ettaro.

Si tratta di dati dendrometrici sintetici che possono derivare da stime oculari o da

valori medi derivanti da misurazioni effettuate nella particella o sottoparticella.

Filizzola

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INVENTARIAZIONE DELLA FORESTA

Il rilievo dendrometrico costituisce la fase più costosa dell'assestamento.

Spesso è anche un momento fondamentale nella realizzazione del piano ma non ne

va mitizzata l'importanza. Questo principio va tenuto ben presente particolarmente

nei boschi appenninici, quando non di rado il fulcro dell'informazione assestamentale

è di carattere colturale più che biometrico.

Il rilievo dendrometrico si configura come un sistema di raccolta d’informazioni

riguardanti le frequenze degli individui arborei appartenenti alle varie specie, i loro

diametri e le aree basimetriche corrispondenti, le altezze e gli incrementi radiali del

fusto.

Da questi dati si risale ai volumi e ai relativi incrementi, per lo più impiegando

idonee tavole di cubatura e quindi per via indiretta.

Nella scelta del metodo da applicare è necessario affrontare il problema con la

massima lucidità, affinché i rilievi più costosi siano eseguiti solo quando è

effettivamente indispensabile.

A questo proposito è bene premettere che l'assestamento non è il momento nel

quale si richiede di conseguire livelli di precisione delle stime di massa legnosa

confrontabili, per esempio, con quelli dei verbali di assegno al taglio (“martellate”).

L'assestamento si propone invece di seguire e di guidare lo sviluppo delle

cenosi arboree (calcolo della massa in piedi e del suo ritmo di

accrescimento del bosco) e di calibrarne l'uso in un'opportuna graduatoria

di intervento (programmazione degli interventi).

LA MISURAZIONE DEI DIAMETRI è l'operazione fondamentale del rilevamento.

Essa può interessare tutti gli alberi della particella (cavallettamento totale)

oppure soltanto una frazione rappresentativa di essi (inventari dendrometrici

per campionamento).

Quando servono solo indicazioni orientative di massa, spesso si ricorre

semplicemente a valutazioni sintetiche applicando metodi speditivi di stima.

IL RILIEVO DELLE ALTEZZE e degli incrementi, quando è richiesto, avviene invece

sempre selezionando un numero ridotto di campioni arborei.

Le misurazioni delle frequenze diametriche possono essere realizzate secondo

modalità varie, più o meno impegnative sotto l'aspetto dell'esecuzione tecnica e dei

costi. In “progettobosco” è prevista la possibilità di ricorrere a vari metodi di

rilevamento dendrometrico:

- Inventariazione per CAVALLETTAMENTO TOTALE

- Inventariazione per AREE DI SAGGIO aventi dimensioni fisicamente

definite

- Inventariazione per punti di CAMPIONAMENTO RELASCOPICO abbinato

alla misurazione dei diametri degli alberi compresi nel conteggio angolare

- Inventariazione per punti di CAMPIONAMENTO RELASCOPICO semplificato

- Inventariazione per punti di CAMPIONAMENTO RELASCOPICO con rilievo

dei parametri necessari a usare le tavole di popolamento

- Inventariazione mediante AREE RAPPRESENTATIVE scelte

soggettivamente

- Inventariazione per STIME SINTETICHE speditive

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È fondamentale scegliere oculatamente il metodo di rilevamento dendrometrico più

conveniente.

Può essere conveniente adottare una combinazione di metodi (cavallettamento

totale, campionamenti più o meno impegnativi e infine valutazioni speditive di vario

genere), calibrata sull’effettiva esigenza di conoscere i parametri di massa legnosa

del bosco, senza perdere di vista l’obiettivo del migliore rapporto possibile fra

attendibilità del risultato e costo del rilevamento.

Il più delle volte evidenti ragioni di costi consigliano di combinare assieme, nella

stessa foresta o nella stessa compresa, rilievi anche ampiamente differenziati.

Per esempio:

- Metodi accurati nei boschi altamente produttivi, soprattutto se adulti o maturi

(cavallettamento totale oppure indagini campionarie intensive e di dettaglio)

- Metodi speditivi nei boschi giovani, nei cedui e nelle formazioni meno

produttive (con un numero limitato di osservazioni)

- Forme combinate di rilievo (campionamenti relascopici con aree permanenti

dimostrative e stime sintetiche) nei boschi aventi interesse stereometrico marginale.

Filizzola

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EDIZIONE DEL PIANO

Il sistema informativo prevede alcuni elaborati fondamentali e obbligatori da redigere

in ogni caso. Per altre fasi del lavoro, particolarmente per quanto riguarda i processi

decisionali veri e propri e per alcuni altri aspetti di carattere accessorio, ci si limita

invece a fornire solo i criteri generali ai quali il tecnico dovrà attenersi.

L’elaborato assestamentale deve essere organizzato in quattro parti distinte, titolate

rispettivamente “relazione”, “prospetti riepilogativi”, “programmi di gestione”

e “elaborati cartografici”. A esse vanno ulteriormente aggiunti i fascicoli che

costituiscono gli “allegati”.

L'incapitolazione dell’elaborato deve uniformarsi allo schema prescritto, per quanto

riguarda gli argomenti da trattare e la loro successione.

Il contenuto interno di ciascun capitolo può essere invece organizzato liberamente,

particolarmente per quanto riguarda la relazione; di conseguenza il progettista può

ampliare lo schema dell’incapitolazione aggiungendo a quelli prescritti ulteriori

capitoli di rango inferiore.

Alcuni elaborati possono essere omessi o semplificati quando non sono pertinenti alla

particolare situazione in esame.

Il piano va consegnato in cinque copie, quando non diversamente indicato dagli

indirizzi tecnico-programmatici e a eccezione di alcune parti espressamente indicate.

Gli elaborati possono essere riuniti in uno o più volumi, titolati individualmente.

INCAPITOLAZIONE DEL PIANO

I capitoli e gli altri fascicoli che costituiscono l'elaborato assestamentale sono

enumerati e ordinati come segue:

Indice del piano

RELAZIONE

Cap. 1: Descrizione dell'ambiente e del territorio

Cap. 2: Presentazione del complesso assestamentale

Cap. 3: Compartimentazione e rilievi

Cap. 4.A (4.B, 4.C ecc.): Assestamento della classe colturale A (B, C ecc.)

PROSPETTI RIEPILOGATIVI

Cap. 5: Prospetti riepilogativi delle particelle

- Descrizioni particellari

- Prescrizioni particellari di intervento

Cap. 6.A (6.B, 6.C ecc.): Prospetti riepilogativi della classe colturale A (B,

C ecc.)

Cap. 7: Prospetti riepilogativi dell'intero complesso assestamentale

- Riepilogo generale del complesso

- Comparazione fra particellare assestamentale e particellare catastale

- Prospetto storico della gestione trascorsa

- Rassegna del materiale documentario e bibliografico

PROGRAMMI DI GESTIONE

Cap. 8: Piano degli interventi

Cap. 9: Disciplinari e programmi di altro genere non obbligatorio

ELABORATI CARTOGRAFICI IN FORMATO VETTORIALE

- Carta assestamentale

- Mosaico catastale

- Carta della viabilità

- Carte tematiche

ALLEGATI

- Registro di gestione Filizzola

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GESTIONE DELLE RISORSE FORESTALI

NEI PARCHI NAZIONALI

Le indicazioni offerte rappresentano delle opzioni gestionali orientativamente

attuabili in funzione del grado di protezione (derivante dalla ZONIZZAZIONE) e delle

categorie forestali più significative presenti nei Parchi Nazionali.

Sulla base delle opzioni proposte, l’Ente Parco potrà orientarsi nella scelta pratica

degli indirizzi di gestione forestale concretamente applicabili alle diverse zone.

Ciò è stabilito nella L 394/91, art. 12 (Piano per il Parco) che il parco deve

disciplinare in maniera mirata.

A tal fine, questo strumento potrà identificare le categorie forestali presenti nella

vastità dell’area, in funzione della zonizzazione prevista e delle peculiarità ambientali

e socio economiche, al fine di integrare le esigenze di salvaguardia e valorizzazione

ambientale con quelle di utilizzo delle risorse attraverso forme ecologicamente

compatibili (Rilascio e gestione della necromassa e del legno morto di grandi

dimensioni per la salvaguardia e l’incremento della biodiversità, ma con attenzione

alla problematica del passaggio del fuoco nelle tipologie critiche).

CATEGORIE MEGGIORMENTE PRESENTI

NEI PARCHI NAZIONALI

BOSCHI DI FAGGIO

I boschi governati a FUSTAIA presentano struttura e composizione più o meno

semplificate a seconda degli interventi passati.

Oggi si riscontrano spesso strutture in cui sotto grosse piante del vecchio ciclo si è

affermato uno strato di giovani individui di faggio con portamento e sviluppo

differenziato in relazione al grado di copertura e alla fertilità della stazione.

Nei casi in cui questa coltivazione ha salvaguardato un adeguato livello di

provvigione si possono trovare boschi di Faggio che dimostrano buona funzionalità.

Queste faggete qualificano l’ambiente dei Parchi Nazionali per le loro valenze

paesaggistiche, costituendo scenari privilegiati per il turismo e la ricreazione.

In generale, oltre a favorire la presenza e la rinnovazione di specie autoctone diverse

dal Faggio, occorre salvaguardare alberi vetusti e monumentali.

Una gestione basata sulla selvicoltura sistematica, più semplificate dagli interventi di

taglio, è la scelta verso cui orientare gli interventi nelle zone del parco B e C.

Nella zona D l’eventuale prospettiva di può essere ipotizzata

INTERVENTI DI ZONIZZAZIONE

Zona A: Non può essere sostenuto nessun intervento.

Zone B-C: Interventi Colturali tendenti alla rinaturalizzazione delle faggete

Zona D: Interventi colturali per la valorizzazione e la produzione di legname

di pregio in stazioni ad elevata fertilità, sufficiente a garantire la puntualità

di esecuzione di interventi colturali a costi accessibili.

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Il CEDUO di Faggio è una forma di governo molto diffusa. Normalmente si tratta di

Cedui matricinati, spesso anche disetanei.

Nelle zone più difficili e remote il ceduo di faggio è stato spesso abbandonato e si

trovano oggi situazioni ecologiche e strutturali diversificate:

- CEDUI VICINO A CRINALI in zone esposte e su terreni poco fertili fortemente

danneggiati da avversità meteoriche.

- CEDUI SVILUPPATI IN STAZIONI FERTILI la cui densità si sta gradatamente

riducendo per selezione naturale e tendenti ad avviarsi naturalmente verso

la fustaia.

Negli ultimi decenni l’AVVIAMENTO A FUSTAIA dei cedui di proprietà pubblica ha

rappresentato l’orientamento colturale prevalente. Nella maggior parte dei casi si

tratta di diradamenti dei polloni sulle ceppaie dopo un periodo di attesa più o meno

lungo.

Nei Parchi Nazionali l’avviamento a fustaia è l’orientamento proponibile per i cedui di

Faggio ancora utilizzati o dove vi siano ottimali condizioni di fertilità.

Anche nelle zone a selvicoltura tradizionale la gestione deve orientarsi nel medio

lungo periodo alla conversione a fustaia.

L’utilizzazione del Ceduo può essere considerata un opzione possibile solo dove

esistano particolari esigenze di carattere socio economico.

In ogni caso è necessario attenersi a norme di buona coltivazione che comprendono:

- Il divieto delle utilizzazioni in prossimità di crinali, su terreni a elevata

pendenza e dove vi siano rischi di instabilità dei versanti.

- L’allungamento dei Turni (> 30 anni).

- Il rilascio di Matricine scelte fra piante nate da seme, ben sviluppate e stabili,

insieme alla salvaguardia delle altre specie soprattutto se sporadiche.

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BOSCHI DI CASTAGNO

Le forme colturali tipiche dei boschi di castagno si riconducono al Ceduo e al

Castagno da frutto, particolare attenzione deve essere posta alla collocazione di

questi soprassuoli nella fase di Zonizzazione.

Il CEDUO di Castagno fornisce una serie di prodotti che alimentano un mercato

ancora attivo.

Generalmente il Ceduo è semplice o matricinato, i Turni variano in funzione degli

assortimenti prodotti. Il Ceduo di castagno è una forma colturale molto diffusa nel

nostro paese anche a seguito della conversione a ceduo di molti castagneti da frutto

danneggiati da attacchi parassitari.

Nelle zone a selvicoltura tradizionale o classica (Zone C & D) il Ceduo di castagno

può trovare ancora spazio nelle stazioni di buona fertilità. In questi casi, è utile

riproporre le cure colturali tradizionali per mantenere l’efficienza e la produttività dei

cedui, in particolare lo sfollo dei polloni e la cura nel taglio delle ceppaie.

I CASTAGNETI DA FRUTTO, dopo un periodo di generale abbandono stanno

ritrovando un certo interesse in alcune zone per la produzione di frutti di qualità

(Marchio di qualità della castagna del Cilento).

A tale proposito, le varietà di maggior pregio sono i “marroni”. Tra gli obbiettivi di

tutela del patrimonio di risorse di un Parco potrebbero rientrare il recupero e la

conservazione di varietà di farina, che altrove non hanno più alcun interesse.

La conservazione dei castagneti da frutto, all’interno di un Parco Nazionale, può

assumere anche una valenza culturale e paesaggistica.

INTERVENTI DI ZONIZZAZIONE

Zone A: Non può essere sostenuto nessun intervento.

Zona B: Interventi di rinaturalizzazione verso forme miste in grado di perpetuarsi

autonomamente.

Zona C-D: Interventi colturali per la valorizzazione dei castagneti, delle cultivar

pregiate o che rischiano di scomparire (cooperative di piccoli produttori,

marchi di qualità) che sostengano anche il recupero dei castagneti

abbandonati. Filizzola

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BOSCHI DI QUERCE TERMOFILE

I querceti presenti nei Parchi Nazionali sono formazioni a prevalenza di Roverella o

Cerro e nell’Italia meridionale può essere presente anche il Farnetto.

Il principale prodotto delle FUSTAIE era rappresentato dai tronchi per traverse

ferroviarie, ottenuto mediante l’applicazione del trattamento a Tagli Successivi con

turni di 80 - 100 anni. In realtà l’intervento è stato spesso limitato al taglio di

Sementazione, che ha assunto di frequente l’aspetto di un taglio raso con riserve.

Questo tipo di intervento ha portato a popolamenti a struttura tendenzialmente

biplana.

In molti boschi di Cerro e di farnetto è stato attuato il cosiddetto “Taglio a scelta”

con effetto negativo sulla rinnovazione in quanto gli interessi di mercato inducevano

a rilasciare come piante portasemi i peggiori individui.

INTERVENTI DI ZONIZZAZIONE

Zone A: Non può essere sostenuto nessun intervento.

Zona B: Interventi di rinaturalizzazione verso forme miste in grado di perpetuarsi

autonomamente.

Zona C-D: Interventi colturali cauti e graduali che consentano di aumentare la

capacità di rinnovazione naturale e la diffusione di altre specie con un

orientamento verso un turno biologico.

Il CEDUO quercino costituiva e costituisce ancora un importante supporto all’azienda

agraria. Inoltre presenta aspetti strutturali diversi a seconda delle caratteristiche

della stazione.

Il principale prodotto dei cedui quercini è il mercato della legna da ardere.

INTERVENTI DI ZONIZZAZIONE

Zone A: Non può essere sostenuto nessun intervento.

Zona B: Interventi di rinaturalizzazione attraverso l’avviamento all’alto fusto verso

forme miste in grado di perpetuarsi autonomamente.

Zona C-D: Interventi colturali orientati al mantenimento del Ceduo, adottando la

forma di governo a Ceduo composto in modo da attenuare gli effetti

negativi dei Tagli attraverso una sufficiente copertura del terreno.

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BOSCHI A PREVALENZA DI LECCIO

Le formazioni a dominanza di Leccio sono tradizionalmente governate a ceduo.

L’unico prodotto commercializzabile dei CEDUI di Leccio è rappresentato dalla legna

da ardere.

Inoltre i cedui di Leccio conservano una buona biodiversità e rappresentano un

importante fonte trofica per le specie animali.

In tutti gli altri casi, dove il ceduo è stato abbandonato, la conversione può essere

un’alternativa possibile.

Le FUSTAIE a prevalenza di Leccio risultano rare e limitate, quindi per l’elevato

valore paesaggistico, la gestione dovrà prevedere forme di conservazione protettiva

ed estetica. INTERVENTI DI ZONIZZAZIONE

Zone A: Non può essere sostenuto nessun intervento.

Zona B: Interventi di rinaturalizzazione verso forme miste in grado di perpetuarsi

autonomamente.

Zona C-D: Interventi colturali cauti e graduali che consentano di aumentare la

capacità di rinnovazione naturale e la diffusione di altre specie con un

orientamento verso un turno biologico.

I REGOLAMENTI ATTUATIVI DELLA RETE NATURA 2000

- D.G.R. 1925/2007 e D.G.R. 695/2008 “Programma Rete Natura 2000

Basilicata. Costituzione cabina di regia”.

- D.P.G.R. 65/2008 “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di

conservazione relative a Zone Speciali di Conservazione (ZSC)

e a Zone di Protezione Speciale (ZPS)”.

- D.G.R. 655/2008 “Regolamentazione in materia forestale per le aree della

rete natura 2000 in Basilicata, in applicazione del

D.P.R. 357/97, del D.P.R. 120/2003 e del Decreto MATTM del 17.10.2007”.

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REGIONE BASILICATA

(DGR N°655 6 maggio 2008)

REGOLAMENTAZIONE IN MATERIA FORESTALE

PER LE AREE DELLA RETE NATURA 2000 IN BASILICATA,

( IN APPLICAZIONE DEL D.P.R. 357/97, DEL D.P.R. 120/2003 E DEL DECRETO

)

MATTM DEL 17/10/2007

RITENUTO opportuno disciplinare l’esecuzione di questi interventi non sottoposti a

Valutazione di incidenza in quanto necessari al mantenimento in uno stato di

conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nei siti tutelati ai

sensi delle Direttive 79/409/CEE e 92/43/CEE, sempre che attuati nel rispetto delle

normative vigenti ed in conformità ai criteri minimi uniformi del D.M. MATTM 17

ottobre 2007 recepito in Basilicata con D.P.G.R. n. 65 del 19 marzo 2008;

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PIANI DI ASSESTAMENTO COMUNALI

La pianificazione forestale costituisce una delle azioni prioritarie di politica forestale

che la Regione ha posto in essere ed ha inteso dare negli ultimi anni una forte spinta

alla pianificazione attraverso la promozione e l’incentivazione dell’assestamento

forestale.

Nel 2004, la Regione Basilicata ha aderito al gruppo di lavoro del progetto di ricerca

Ri.Selv.Italia, per il settore pianificazione forestale, sottoprogetto 4.2 “Sistemi

informativi di supporto per la gestione forestale” finanziato dal Ministero delle

Politiche Agricole e Forestali (MiPAF).

Tra i risultati di tale progetto, concluso nel 2008, si sottolineano i seguenti:

• Definizione di un metodo per l’individuazione delle identità colturali e delle

unità di compartimentazione (particelle e sottoparticelle);

• Definizione e codifica di un insieme minimo comune a tutte le regioni

partecipanti dei dati descrittivi dell’ambiente, del popolamento e della sua

gestione, dei dati dendrometrici e della viabilità forestale e rurale;

• Definizione e codifica delle procedure di elaborazione dei dati;

• Definizione di metodi speditivi per il rilievo dendroauxometrico.

Gia con il R.D.L. N°3267/1923 il legislatore nazionale prevedeva all’Art. 130

l’obbligatorietà del Piano di Assestamento forestale, per gli Enti pubblici, quale

strumento di gestione dei patrimoni forestali.

La Regione Basilicata con la L.R. N°42/1998 all’Art. 12 promuove ed incentiva la

redazione dei Piani con contributi alle spese di redazione degli stessi.

Sono state approvate le nuove “Linee guida per la redazione e l’approvazione

dei piani di assestamento forestale” con la D.G.R. N°613 del 30 aprile 2008.

La Regione cofinanzia la redazione dei piani di gestione comunali con un contributo

pari al 70% del costo di occorrente per la compilazione (mentre nel vecchio

regolamento il contributo era pari al 50 %).

Ad oggi sono stati approvati 21 piani di altrettanti complessi boscati appartenenti a

Comuni per una superficie complessiva assestata di circa 17.000 ettari e sei in fase

di istituzione.

La Pianificazione forestale risponde innanzitutto all’esigenza di ricercare un nuovo

equilibrio tra l’uso del bosco ed i bisogni sociali ad esso legati. Bisogni e utilità che

mutano in relazione all’evolversi della società.

La produzione di legno, un tempo di rilevante interesse, può essere oggi considerata

alla stessa stregua se non meno importante, in diversi contesti territoriali, delle altre

svariate funzioni che il bosco svolge.

La pianificazione forestale ha tra le sue finalità quella di organizzare nello spazio e

nel tempo l’uso e le funzioni del bosco nel principio della durevolezza della risorsa

stessa.

Inoltre l’esecuzione dei Piani di gestione approvati, a valenza decennale, dei comuni

e delle foreste regionali, ha una ricaduta rilevante in termini occupazionali e sul

fronte della valorizzazione multifunzionale dei complessi forestali.

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PIANI DI ASSESTAMENTO FORESTALE BOSCHI COMUNALI

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La Regione attraverso la promozione di questo strumento si propone di:

ASSICURARE LA DUREVOLEZZA DELLA RISORSA FORESTALE

Le foreste sono ecosistemi, ovvero sistemi naturali in grado di autoriprodursi.

Per tale caratteristica biologica le foreste possono essere considerate “risorse

rinnovabili”.

La conservazione del patrimonio forestale regionale sarà assicurata solo quando il

tasso di utilizzo sarà inferiore al tasso di riproduzione e accrescimento della risorsa

stessa, principio questo assicurato da una corretta pianificazione assestamentale.

CONSERVARE E RIPRISTINARE LA FUNZIONALITÀ

DEI SISTEMI FORESTALI

Molto spesso la forte pressione antropica e l’uso irrazionale delle risorse forestali

attuato nel passato ha causato la degradazione e l’impoverimento delle risorse

stesse.

Tagli intensi e continui nel tempo hanno portato, in alcune aree della regione, alla

formazione di consorzi forestali semplificati sia dal punto di vista strutturale

(coetanizzazioni) sia da quello biocenotico (riduzione della biodiversità).

Programmi e piani di ricostituzione, di riordino colturale o di restauro ecologico

risultano quanto mai necessari per vasti comprensori forestali.

MASSIMIZZARE LA CAPACITÀ DI UN SISTEMA FORESTALE DI SVOLGERE

LA FUNZIONE PREVALENTE ASSEGNATA

Molte sono le funzioni a cui le foreste lucane assolvono. La funzione di produzione

assume nel contesto di una economia prevalentemente rurale della Regione

Basilicata una importanza notevole accanto a quella della protezione idrogeologica la

quale assume un carattere prioritario in tutto il territorio.

Oltre a queste, le foreste sono chiamate a svolgere svariate funzioni e servizi tra

cui quella turistico- ricreativa, paesaggistica, naturalistica, immagazzinamento della

CO ecc…

2

La Pianificazione forestale attraverso la implementazione di diversi modelli colturali

multifunzionali assegnati alle aree boscate deve soddisfare le diverse esigenze ad

esse collegate. Filizzola

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LINEE GUIDA PER LA REDAZIONE

DEI PIANI DI ASSESTAMENTO FORESTALE

( )

PROCEDURE DI APPROVAZIONE, COFINANZIAMENTO E ATTUAZIONE

(D.G.R. N°613 DEL 30 APRILE 2008)

Le presenti linee guida disciplinano le procedure di redazione, approvazione,

cofinanziamento e attuazione dei Piani di Assestamento Forestale previsti dalla

vigente legislazione nazionale (Art. 130 R.D.L. N° 3267/23) e regionale (Art. 12

L.R. N° 42/1998).

La pianificazione forestale è uno strumento fondamentale per la gestione delle

risorse silvopastorali, nonché per i territori su cui insistono, che deve armonizzarsi

con gli obiettivi di tutela dei valori presenti nell'ecosistema e con quelli di uso delle

risorse.

Nei territori soggetti a vari regimi di protezione (aree protette regionali e nazionali,

oasi naturali, riserve ecc…) il presente regolamento deve essere integrato dalla

specifica normativa predisposta dagli Enti gestori per tali aree.

Nelle aree della Rete Natura 2000 il presente regolamento dovrà tener conto delle

direttive e prescrizioni previste dai Piani di Gestione specifici per tali aree e di

eventuali altre misure di conservazione e gestione previste dalla normativa regionale

e nazionale.

La pianificazione forestale deve essere strutturata in modo da fornire una

conoscenza esaustiva del territorio e delle sue risorse, affinché si possa promuovere

una tutela attiva del territorio stesso, favorendone lo sviluppo, in un quadro

coordinato e multifunzionale, al fine di prevenire i processi di degrado, valorizzare

l'ambiente e le risorse esistenti, attivare processi economici, migliorare il quadro

socioeconomico locale, accrescere e migliorare la qualità della vita delle generazioni

presenti e

future. GENERALITÀ

Art. 1

Definizioni

Ai fini delle presenti linee guida i termini dei piani che procedono ad una

pianificazione, nello spazio e nel tempo, delle risorse presenti nei territori boscati, a

livello aziendale, di proprietà pubblica o privata, ed approvati dalla Regione, sono

equiparati e di seguito indicato come PAF.

Art. 2

Generalità ed obiettivi

Il PAF sostituisce per la parte amministrativa il “Regolamento di attuazione

recante le norme per il taglio dei boschi” di cui al D.G.R. N° 1734/99 e

successive modifiche, assumendo carattere di obbligatorietà.

I PAF devono essere redatti esclusivamente da tecnici abilitati all’esercizio della

professione e iscritti all’albo dei Dottori Agronomi e Forestali, sezione A.

I PAF redatti per la prima volta sono denominati piani di primo impianto.

Per revisione si intende, invece, una redazione del PAF compilata contestualmente

allo scadere del piano e comunque entro e non oltre i 5 anni successivi alla scadenza

stessa. Scopo della revisione è di aggiornare il piano scaduto accertando variazioni di

provvigioni, di modelli colturali, del particellare, della cartografia e dei numerosi altri

dati e notizie raccolti in precedenza.

I PAF, sia quelli di primo impianto che le revisioni, dovranno avere un periodo di

validità di anni dieci; la revisione potrà essere anticipata qualora, in conseguenza di

calamità naturali o incendi, la superficie assestata subisca modifiche tali da

pregiudicare l’applicabilità del PAF. Filizzola

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LA STRUTTURA ED I CONTENUTI DEL PIANO

Art. 3

Perimetrazione, uso del suolo

Il territorio in esame sarà distinto nelle seguenti categorie di uso del suolo:

- BOSCO;

- PASCOLO;

- IMPRODUTTIVO;

- IMPIANTI DI ARBORICOLTURA -RIMBOSCHIMENTI

BOSCO

Ai fini del presente regolamento si definisce bosco l’area coperta da vegetazione 2

arborea forestale, di origine naturale o artificiale con una superficie minima di m

2000, una larghezza minima di m 20 e un’area di incidenza non inferiore al 20%

come definito dalla D.G.R. 956/2000.

Sono, altresì, da considerarsi bosco le aree temporaneamente prive di copertura

forestale, per cause naturali o artificiali, come le aree bruciate e aree di recente

utilizzazione (tagliate recenti).

PASCOLO

Rientrano nella categoria di pascolo l’insieme dei terreni in cui l’attività zootecnica

costituisce la destinazione d’uso prevalente e che ospitano:

- Prati pascoli con prevalente destinazione a pascolo;

- Pascoli rivestiti di cotico erboso permanentemente destinati alla produzione

foraggera;

- Pascoli arborati con copertura vegetale o arborea inferiore al 20%;

- Pascoli cespugliati con copertura formata da cespugli ed arbusti per una

superficie inferiore al 40%.

IMPRODUTTIVO

Categoria d’uso del suolo sul quale la vegetazione è assente o quasi del tutto assente

per diverse cause e vengono distinte in :

- Attualmente non produttive (ai fini forestali): si tratta essenzialmente delle

radure e degli incolti e cioè di quelle aree non aventi destinazione evidente e

ben definita.

- Permanentemente non produttive (ai fini forestali):

Improduttivi per natura:

- Affioramenti rocciosi e macereti;

- Corsi d’acqua, laghi, paludi, alvei, rive.

Improduttivi per destinazione (ai fini forestali)

- Culture agrarie di qualsiasi tipo;

- Strade di qualsiasi ordine e grado;

- Linee elettriche, telefoniche, idriche;

- Cave e miniere ecc. Filizzola

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Art. 4

Contenuti del piano di assestamento forestale

Ogni piano di gestione dovrà essere composto dai seguenti elaborati:

- LA RELAZIONE TECNICA;

- LA COMPARTIMENTAZIONE DELLA FORESTA;

- IL RILIEVO TASSATORIO;

- IL CALCOLO E LA STIMA DELLA PROVVIGIONE LEGNOSA;

- L’ASSESTAMENTO DEL BOSCO;

- IL REGISTRO PARTICELLARE;

- IL PIANO DEGLI INTERVENTI;

- LA CARTOGRAFIA;

- IL REGOLAMENTO DI APPLICAZIONE;

- IL REGISTRO DI GESTIONE (LIBRO ECONOMICO);

Art. 5

Contenuto della relazione tecnica

Art. 6

Compartimentazione della foresta

Particelle

Comprese Art. 7

Particellare

Art. 8

Inventariazione della foresta, rilievo dendro-crono-auxometrico

Art. 9

Il calcolo e la stima della provvigione legnosa

La metodologia seguita per la determinazione della provvigione va descritta nel

capitolo relativo ai risultati dei rilievi.

I rilievi tassatori costituiranno la base per il calcolo della provvigione legnosa;

qualora non siano disponibili tavole di cubatura idonee allo scopo, potranno essere

utilizzate quelle predisposte dall’ISAFA per l’IFNI, oppure se ne potranno costruire di

locali, una per ogni compresa, mediante l’abbattimento di alberi modello.

Il numero degli alberi modello varierà in funzione della omogeneità della fertilità

stazionale e dalla variabilità diametrica. Gli esemplari selezionati come albero

modello saranno numerati e regolarmente martellati dal tecnico incaricato.

Gli stessi alberi modello potranno essere utilizzati per le analisi incrementali.

L’abbattimento degli alberi avrà luogo a seguito della relazione di taglio presentata

dal proponente il piano e firmata dal tecnico incaricato e approvata dall’Ufficio

Foreste e Tutela del Territorio. Art. 10

Registro particellare

Descrizioni particellari: Deve riportare tutte le informazioni utili e gli elementi di

sintesi fondamentali e significativi per la gestione puntuale delle singole particelle

forestali. Filizzola

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Art. 11

L’assestamento del bosco

Scopo della pianificazione assestamentale è quello di ricondurre i soprassuoli ad un

livello di maggiore efficienza funzionale.

È compito del tecnico assestatore optare per uno dei diversi metodi assestamentali,

provvigionali o colturali, meglio confacenti al complesso forestale da assestare.

Nel caso dei boschi a fruizione turistico ricreativa, è necessario che la descrizione

della situazione in atto contenga dati sull’intensità e sulle modalità di fruizione,

nonché sulle infrastrutture delle aree ricreative.

Ai fini gestionali andranno distinte le aree a fruizione intensiva rispetto a quelle a

fruizione ridotta. Si potrà prevedere un programma di interventi e norme di

regolamentazione che facilitino la gestione di tali aree.

Le scelte metodologiche effettuate relative alla ripresa e al piano dei tagli saranno

motivate sulla base di considerazioni oggettive sullo stato e la consistenza dei

popolamenti forestali nonché sulle priorità di intervento delle singole particelle.

Art. 12

Il piano degli interventi

Il piano degli interventi rappresenta la programmazione esecutiva delle prescrizioni

previste per ogni singola particella. Esso scaturisce dall’accurato studio di ogni

singola particella, ed è legato al modello colturale prescelto e agli obiettivi prefissati .

Art. 13

La ripresa

Per ripresa si intende la massa legnosa prelevata nelle particelle che vanno al taglio

durante il periodo di validità del Piano.

La ripresa in termini di massa deve essere differenziata per ogni compresa e

determinata per tutte le particelle al taglio, secondo i principi dell’assestamento

forestale e con criteri prudenziali.

Essa non deve mai essere superiore all'incremento corrente o periodico.

Nelle fustaie la ripresa comprende la massa principale e la massa intercalare.

Art. 14

I pascoli

Il Piano di Assestamento Forestale dovrà riportare la superficie totale dei pascoli,

evidenziare le problematiche ad esso legate e, se opportuno, elaborare un piano di

miglioramento dei pascoli. In quest’ultimo caso deve essere stabilito il carico

massimo ammissibile, il periodo e turno di utilizzazione in rotazione dei diversi

comparti e le modalità e le aree da sottoporre a miglioramento, nel rispetto del

“Regolamento per il pascolo sul demanio pubblico”, D.G.R. N° 1085 del

1999. Art. 15

Usi Civici

Il piano deve contenere una sezione sugli usi civici e sui diritti reali esercitati e

vigenti sul territorio oggetto di pianificazione (L.R. N° 57 del 12 settembre 2000).

Art. 16

Misure di salvaguardia della biodiversità

I biotopi forestali caratteristici, sia che si tratti di fitocenosi caratteristiche, sia che si

tratti di aree con la presenza di specie rare, stagni e zone umide, emergenze

saranno sottoposti a misure di gestione che ne preservino lo stato attuale.

Alberi di particolare pregio estetico, alberi vetusti, alberi monumentali, alberi di

specie rare andranno censiti e salvaguardati con opportune misure predisposte caso

per caso. Filizzola

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Art. 17

Cartografia e strati informativi

La cartografia dei Piani utilizza, se disponibile, come base cartografica la Carta

Tecnica Regionale (CTR 1:10000) per il territorio interessato da essa o qualsiasi altra

base cartografica idonea reperibile. Gli elaborati cartografici dovranno essere forniti

anche in formato vettoriale. Art. 18

Il regolamento di applicazione

Art. 19

Registro di gestione (libro economico)

In esso vanno riportati cronologicamente per anno e data di avvio, tutti gli interventi

e le iniziative, di qualsiasi natura, ordinari e straordinari, che saranno eseguiti

all'interno del territorio pianificato. Art. 20

Situazioni impreviste

In presenza di situazioni non riconducibili alle tipologie previste nei precedenti articoli

che comportino difficoltà applicative delle presenti norme, e per quanto non

dettagliato nei precedenti articoli, le soluzioni andranno concordate con l’Ufficio

Foreste e Tutela del Territorio della Regione Basilicata.

LE PROCEDURE TECNICO-AMMINISTRATIVE ED I CONTROLLI

Art. 21

Finanziamento dei PAF e procedure amministrative

La L.R. N° 42 del 10 novembre 1998, prevede, all’art. 12 comma 15, un

finanziamento per la redazione dei Piani di Assestamento Forestale a seguito di

formale richiesta, da parte di Enti o privati, inviata all’Ufficio Foreste e Tutela del

Territorio – Dipartimento Ambiente, Territorio e Politiche della Sostenibilità , Regione

Basilicata.

La superficie minima da assestare non dovrà essere inferiore a 100 ettari.

La Regione Basilicata al fine di promuovere ed incentivare la pianificazione forestale

concede un contributo per la redazione dei Piani di Assestamento Forestale, nei limiti

delle risorse finanziarie disponibili, nella misura del:

- 70% del costo di redazione per gli Enti Pubblici.

- 50% del costo di redazione per i Privati e/o loro Associazioni.

Alla richiesta di finanziamento dovrà essere allegata la seguente documentazione:

1) Delibera di incarico dell’Ente proponente o lettera di incarico, se si tratta di

privati, secondo il disposto dell’art. 2;

2) Relazione di accompagnamento redatta dal tecnico incaricato contenente

indicazioni generali su:

Proprietà da assestare, superficie del comprensorio (boschi, pascoli,

s. improduttiva), modalità di esecuzione del Piano di Assestamento,

metodologie da utilizzare, vincoli esistenti, tipo di manodopera, tempi di

realizzazione;

3) Preventivo di spesa redatto in conformità al prezziario regionale per la redazione

dei Piani approvato con D.G.R. N° 2814 del 7 dicembre 2004;

Filizzola

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4) Dichiarazione di adesione da parte di privati proprietari di boschi che vogliano

includerli nel Piano d’Assestamento;

5) Deleghe di Enti pubblici proprietari di boschi che vogliano far realizzare il PAF da

altri Enti (Enti Delegati o consorzi di comuni).

L’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio provvede a redigere una graduatoria delle

richieste pervenute entro il 31 maggio di ogni anno basandosi sulle seguenti priorità:

1) Richieste prodotte da Enti pubblici;

2) Aree naturali protette e siti Natura 2000;

3) Piani di primo impianto;

4) Data di acquisizione della richiesta;

5) Revisioni;

Sulla base delle graduatorie, verificata la congruità del preventivo pervenuto, tenuto

conto delle risorse finanziarie disponibili, l’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio

dispone il finanziamento delle richieste.

Si potranno effettuare incontri preventivi tra i tecnici redattori dei Piani e l’Ufficio

Foreste e Tutela del Territorio sugli indirizzi progettuali del piano.

Art. 22

Concessione di proroghe, presentazione del piano

L’atto amministrativo di concessione del contributo conterrà le modalità, le

prescrizioni e il periodo di tempo entro cui redigere il piano.

In caso di mancata presentazione del piano, nei tempi prescritti sarà possibile

richiedere una proroga, per motivate ragioni.

I proponenti inviano in via ufficiale i Piani in forma sfascicolata unitamente ai file

relativi al particellare forestale (formato shp., dwg. o dxf.) per la istruttoria la quale

prevede dei sopralluoghi in campo da parte dei funzionari preposti.

Art. 23

Istruttoria e collaudo del Piano

I Tecnici Istruttori effettueranno operazioni di controllo e di accertamento in campo

inerenti:

- La confinazione particellare;

- Le risultanze delle indagini dendro-auxometriche mediante verifiche a campione

delle aree di saggio;

- Il calcolo della ripresa;

- La funzione assegnata ai comprensori boscati;

- Il controllo dei criteri di gestione e degli indirizzi selvicolturali proposti dal tecnico;

- La verifica delle tipologie forestali individuate e cartografate;

Le direttive riportate nel verbale redatto dal funzionario preposto al controllo

avranno carattere vincolante per l’assestatore.

A seguito del sopralluogo l’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio redigerà l’istruttoria

tecnica, prescrivendo eventuali rettifiche o integrazioni precisate in sede di

sopralluogo.

Ad istruttoria conclusa i proponenti inviano i Piani, in versione definitiva,

opportunamente rilegati. Filizzola

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GPL1987

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti per l'esame di Selvicoltura e principi di gestione forestale del professor Pierangeli riguardanti l'assestamento forestale nella politica ambientale e territoriale, le operazioni preliminari alla compilazione di un piano di assestamento, la divisione particellare forestale, le comprese, i rilevamenti generali. Progetto bosco: gestione sostenibile - un sistema di supporto per i piani di gestione forestale


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze forestali e ambientali
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Selvicoltura e principi di gestione forestale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Pierangeli Domenico.

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