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Sistemi e tecnologie per una zootecnia sostenibile

Corso tenuto da Malacarne

È possibile ottenere una stima dell’impatto ambientale attraverso il LCA (life cycle assessment). LCA è un metodo di stima, non si ottengono valori assoluti di impatto ambientale di un allevamento, ma delle stime. LCA ha senso se viene usato per un confronto, quindi se si mettono a confronto due realtà utilizzando lo stesso metodo di valutazione. Non è opportuno confrontare due LCA provenienti da due ricerche diverse in quanto non è detto che in entrambe le due ricerche siano stati presi in considerazione gli stessi parametri. È necessario prendere un’unità di misura quando si valuta LCA, per esempio per capo. La frisona inquina di più rispetto a una reggiana, nel caso dell’impatto ambientale per kg di latte prodotto sappiamo che la vacca frisona produce senza problemi 40 kg di latte, questo vuol dire che ci servono due vacche reggiane per fare la stessa quantità di latte; in questo caso le due reggiane impattano molto di più. L’unità di misura è una discriminante.

Gli alimenti di origine animale vengono prodotti dall’attività zootecnica (l’attività zootecnica produce anche altri beni in altre parti del mondo come forza lavoro), gli alimenti di origine vegetale derivano invece dall’attività agronomica. Il trattamento tecnologico trasforma il prodotto primario in prodotto finito sia in ambito agronomico (pomodoro → passata di pomodoro) che zootecnico (latte → latte pastorizzato). Questo trattamento tecnologico rende l’alimento sano, privo di microrganismi nocivi per l’uomo. La coltivazione viene utilizzata anche per produrre alimenti per gli animali, l’alimentazione degli animali però viene fornita soprattutto dai pascoli. Ad oggi circa 1 miliardo di persone vivono grazie ad un allevamento di tipo estensivo.

Gli alimenti di origine animale sono indispensabili perché presentano al loro interno delle molecole (vitamina B12) che non si possono trovare in nessun altro alimento e non le possiamo sintetizzare. I benefici dell’allevamento del bestiame sono legati alla capacità di produrre alimenti di alto valore nutritivo partendo da alimenti a basso o nullo valore per l’uomo (questo per l’allevamento dei ruminanti, perché utilizzano alimenti vegetali che noi non possiamo utilizzare, questo non vale per gli avicoli o per i suini), legati anche al conservare gli ecosistemi di prati e pascoli permanenti, promuovendo l’uso di foraggi che preservano il suolo. Un altro prodotto che si ottiene dall’allevamento zootecnico sono i reflui zootecnici, che vengono utilizzati come fertilizzanti anche per i terreni dove si coltivano vegetali per uso umano. È possibile utilizzare anche dei fertilizzanti sintetici a base di urea, che producono ammoniaca, in quanto il terreno non ha abbastanza azoto per sostenere la crescita delle piante, o biologici come deiezioni di animali, che rilasciano meno ammoniaca nell’atmosfera e riducono l’eutrofizzazione dei terreni, e quindi sono più sostenibili. Infine, l’allevamento zootecnico apporta dei benefici lavorativi e sociali altrimenti non realizzabili in alcune aree del mondo, dove l’attività zootecnica è fondamentale.

Breve storia dell'allevamento del bestiame

L’uomo ha vissuto per milioni di anni senza animali domestici, mangiando piante e frutti (senza coltivazione sistematica) e cacciando (in modo sistematico). La domesticazione e l’addomesticazione sono nate dal riconoscimento di vantaggi per l’uomo e per gli animali. L’animale riceveva cibo regolarmente e protezione, l’uomo ha beneficiato della possibilità di avere facile accesso all’animale (alla sua carne, alle sue ossa, alla sua pelle) senza la necessità di cacciare. Successivamente, gli animali vennero domesticati per la produzione di latte e di lana, come forza lavoro, per lo sport e per le attività belliche. Nel corso dell’evoluzione di questa cooperazione, sia gli animali che l’uomo hanno cambiato le rispettive abitudini di vita e gli animali, in particolare, il loro fenotipo, le capacità produttive, riproduttive e di crescita, perdendo alcune loro peculiarità cognitive che non erano più necessarie in cattività. Il primo ruminante ad essere stato addomesticato è stata la pecora.

Allevamento nella storia antica

  • 14.000-12.000 anni fa: prima evidenza di domesticazione (cane, funzione di guardia, di difesa e per la caccia)
  • 11.000 anni fa: evidenze di domesticazione della pecora
  • 9.000 anni fa: prime evidenze di coltivazione del suolo

L’uomo, a differenza degli altri animali, non si adatta all’ambiente, ma cerca di utilizzarlo per i propri fini. Il primo animale ad essere domesticato è il cane. Successivamente, nel periodo mesolitico (circa 9.000 anni AC), l’uomo basava la propria sopravvivenza sull’attività di caccia, di pesca e di raccolta di frutta spontanea e piante selvagge. In questo periodo l’uomo non ha influenzato l’ambiente naturale in modo significativo. A partire dal Neolitico (8.000-3000 AC) e definitivamente nell’età del bronzo (3500-2500 AC) l’uomo sviluppa, in modo sistematico, l’attività di allevamento per la produzione di cibo. Le tracce delle prime attività di allevamento furono trovate in Medio Oriente e risalenti circa 8000 anni AC.

  • Tra il I e il VI secolo DC, la maggior parte del cibo in Europa Centrale e Sud Scandinavia proveniva dalle attività agricole e di allevamento (bovini 56%, suini 28%, ovicaprini 16%)

Allevamento nel Medioevo in Europa

  • 6-11 secolo DC: alimentazione del bestiame si basa su pascoli spontanei. L’80% della popolazione è impegnata in attività legate alla produzione di cibo (agricola e allevamento) pascoli, inverno in ricoveri
  • 8-13 secolo DC: migliorano le tecniche di coltivazione e aumentano, di conseguenza, sia la superficie coltivata, che le rese per ettaro. L’invenzione della ferratura dello zoccolo del cavallo permette a questo animale di trasportare pesi 4 volte maggiori, favorendo lo sviluppo dell’allevamento e della nascita delle prime scuole di veterinaria dedicate al cavallo (il primo veterinario è il fabbro)

Gestione allevamenti: gli animali vengono tenuti in regime stallino solo per i mesi invernali, quando c’è scarsità di alimenti all’esterno. In autunno avvengono le macellazioni, sia per garantire il fabbisogno alimentare nei periodi successivi, sia per ridurre il numero di animali che dovranno essere stabulati ed alimentati nei ricoveri coperti in inverno. Tuttavia, l’aumento della richiesta di carne e quello delle rese colturali (serve più spazio che viene sottratto alle zone pascolate dagli animali) favorisce l’allevamento in regime stallino. In questa epoca, i suini vengono alimentati sfruttando i sottoprodotti di alcune attività (per esempio quella del fornaio che li alimenta con gli scarti del grano, della farina e della crusca).

Sviluppo della zootecnia fino al 19° secolo

A partire dal 1700, si cerca di convertire i terreni incolti o quelli dedicati ai pascoli degli animali in colture per prodotti vegetali destinati all’uomo. Questo per il miglioramento continuo delle tecniche colturali e per il prezzo più elevato dei cereali rispetto alla carne. Gli animali vengono tenuti per sempre più tempo in regime stallino, con diete povere. Il pascolo viene concesso solo nel periodo estivo. Con l’avvento della tecnica di rotazione annuale dei terreni agricoli (rende più efficiente l’utilizzo del suolo per le coltivazioni dei cereali), si pensa all’utilizzo specifico della coltivazione per produrre alimenti destinati agli animali. Tuttavia, si assiste alla "crisi" dell’allevamento animale: "un campo dedicato alla coltivazione del grano produce una maggiore quantità di cibo per la popolazione che se fosse utilizzato per il pascolo degli animali" (Smith, 1776). Tuttavia, vi è una disperata necessità di animali, sia per il loro utilizzo come forza lavoro nei campi, sia per la produzione di fertilizzanti (letame) naturali per i suoli.

Queste forze spingono verso la nascita dell’allevamento intensivo (non-grazing animal production system):

  • Riduce la domanda di terreni rispetto al pascolo (con le colture specifiche, ci vuole meno spazio per nutrire uno stesso numero di animale rispetto al pascolo)
  • Produzione e conservazione di letame al coperto per un utilizzo diretto come fertilizzante
  • Gli animali possono essere alimentati in modo adeguato per tutto l’anno
  • La salute degli animali non è compromessa se si garantisce loro l’accesso ad uno spazio libero (paddock-zona di esercizio moderna)

Animali indispensabili per fertilizzare i terreni agronomi. Visto l’aumento della domanda di cibo da parte della popolazione urbana (in continuo aumento), gli scienziati si occupano di migliorare le produzioni animali e vegetali. Viene evidenziata l’importanza di una buona alimentazione per gli animali e di buone tecniche di allevamento (esempio: non aumentare eccessivamente la densità animale degli allevamenti, in quanto ciò comprometterebbe la salute degli animali a causa, per esempio, di un aumento della concentrazione di gas nocivi che si liberano dalla decomposizione dei reflui).

Nel 18° secolo, la diffusione della peste bovina porta alla morte di milioni di capi bovini in Europa. In Inghilterra, al fine di arrestare la diffusione della malattia, per la prima volta si assiste all’abbattimento dei capi malati o sospetti (misura di eradicazione delle malattie che viene attuata tutt’oggi). Al tempo stesso, l’epidemia di peste bovina stimola lo sviluppo di Scuole di Medicina Veterinaria in Europa. Nel 19° secolo si assiste ad un aumento dell’allevamento intensivo anche se con dinamiche diverse a seconda della specie considerata. Il numero di vacche da latte allevati è aumentato significativamente fino agli anni 1950. Da questo periodo in poi, pur mantenendosi le produzioni sugli stessi livelli, si è assistito ad una diminuzione del numero di capi (meno capi, ma più produttivi). Avicolo e suini hanno registrato un continuo aumento del numero di capi allevati fino alla fine del 19° secolo. Il numero di allevamenti, negli ultimi del 20° e nei primi del 21° secolo, è diminuito drasticamente (meno allevamenti, che allevano più animali).

Oggi e domani

Lo sviluppo dell’allevamento animale è caratterizzato dall’intensificazione e dalla specializzazione. Allevamenti intensivi: all’interno di ricoveri coperti per tutto l’anno, alta densità di animali, elevato grado di meccanizzazione e automazione (per esempio: nell’alimentazione, nella fornitura di acqua, nella rimozione dei reflui, nella ventilazione degli ambienti), minore impiego di manodopera. Allevamenti specializzati: che allevano una sola specie, generalmente appartenente ad una sola razza specializzata per un tipo di produzione, all’interno di strutture specifiche per l’allevamento. Si tratta di allevamenti che si discostano significativamente dall’idea generale di allevamento nella popolazione (all’aria aperta e con più specie allevate). A partire dagli anni 60 si diffonde il concetto di Animal Machines che prevede la considerazione degli animali come reattori biologici, allevati in condizioni sfavorevoli per la loro salute, la cui unica finalità è quella commerciale. Ciò porta ad una connotazione negativa del termine allevamento intensivo. D’altro canto, gran parte della popolazione usufruisce dei vantaggi economici generati dallo sviluppo degli allevamenti e in alcune parti dell’Europa la carne di suino può venire acquistata per pochi euro. In alcune aree dell’Europa, la concentrazione degli allevamenti intensivi è tale da aver generato problemi di inquinamento ambientale da odori, da ammoniaca, polvere, microrganismi e emissioni di aerosol (particelle atmosferiche). Gli allevamenti intensivi impiegano un numero ridotto di persone. Pertanto, le procedure utilizzate nei moderni allevamenti non sono conosciute o sono sempre più fraintese dalla popolazione, generando una sempre maggiore disaffezione popolare nei loro confronti. Ad esempio, nei primi del 900, una casalinga tedesca spendeva il 57% del proprio reddito in alimenti. Al giorno d’oggi spende il 14%. Per la prima volta, gli Europei non devono preoccuparsi per l’approvvigionamento del cibo. La preoccupazione si sposta su altri aspetti, quali, ad esempio, il benessere animale, la salubrità dei prodotti, l’impatto ambientale degli allevamenti, la riduzione dell’uso degli antibiotici in allevamento. Non basta più fornire cibo ad un prezzo accessibile. I produttori devono soddisfare anche altre domande e aspettative dei consumatori e della società. Gli aspetti etici dell’allevamento stanno acquistando una sempre maggiore importanza. Occorre ricomporre la spaccatura tra produttori e società, si tratta attualmente dell’obiettivo più importante dei professionisti del settore. Sostenibilità degli allevamenti, quindi, non va intesa solo in termini di impatto ambientale (anche se è l’aspetto più importante), ma anche rispetto al miglioramento delle condizioni di salute e di benessere degli animali allevati.

Riassunto

L’uomo nasce come cacciatore e raccoglitore quindi non coltivava e non addomesticava animali, a un certo punto (circa 12 mila anni fa), l’uomo comincia a domesicare gli animali e crea una relazione con gli animali, questa relazione è possibile perché si viene a creare una cooperazione tra l’uomo e l’animale con vantaggi reciproci, il primo animale ad essere stato addomesticato è stato il cane. Successivamente l’uomo ha iniziato ad addomesticare la pecora, la pecora è stato il primo ruminante ad essere stato addomesticato, 9 mila anni fa inizia la coltivazione del suolo. Quindi quello che distingue l’uomo da tutte le altre specie viventi è il fatto che l’uomo inizia ad adattare l’ambiente alle sue esigenze, questo provoca un impatto ambientale.

Nell’epoca medievale l’allevamento era solo estensivo, gli animali venivano portati in ricoveri coperti solo in inverno. Le macellazioni sono concentrate in autunno (ancora tutt’oggi) per ridurre il numero di animali in inverno e quindi gli animali che devo tenere stabulati. Dopo di che ci si è resi conto che era più conveniente destinare i campi alle coltivazioni (cereali) che utilizzarlo come pascolo per gli animali quindi è aumentato il periodo di stabulazione degli animali e si comincia ad alimentarli con le coltivazioni dei campi. Tenere gli animali confinati permette di ottenere e raccogliere il letame più facilmente quindi tutto questo porta alla formazione del primo allevamento intensivo. Tra il 18esimo e il 19esimo secolo si sviluppa sempre di più l’allevamento animale e si presta sempre più attenzione al benessere, si inizia a pensare alla densità degli animali alla disponibilità di spazio per gli animali, si sviluppa l’attività del veterinario quindi per salvaguardare la salute degli animali. A partire dal 20esimo aumenta l’intensivizzazione degli allevamenti e a partire degli anni 50 si osserva una progressiva diminuzione del numero degli allevamenti ma il numero di capi non è variato molto quindi le aziende sono più grandi, questo aspetto è osservabile soprattutto per quanto riguarda gli allevamenti suini. Gli allevamenti intensivi sono allevamenti di grandi dimensioni, con un’alta densità di animali che vengono tenuti tutto l’anno al chiuso, automatizzato con una scarsa manodopera umana, sono di solito specializzati in un’unica specie e anche in un’unica razza.

Nei primi del 900 l’allevamento intensivo ha permesso a più persone l’accesso al cibo a costo ridotto. A partire dagli anni 60/70 c’è il boom economico e la popolazione europea non deve più preoccuparsi del costo del cibo ma l’attenzione si sposta di più su altri aspetti come il benessere animale, la salubrità dei prodotti, l’impatto ambientale, la riduzione dell’uso di antibiotici in allevamento ecc...

Come si svilupperà l’allevamento in futuro

Il primo punto chiave è che la popolazione mondiale aumenterà quindi bisognerà produrre più alimenti, questo aumento demografico si concentrerà soprattutto in Africa, India e Cina. Nei paesi sviluppati (europei) invece non si prevede un aumento consistente della popolazione. Dal punto di vista sociale prima la maggior parte delle persone vivevano in aree rurali, dagli anni 2000 il trend si è invertito e la maggior parte della popolazione ha iniziato a vivere in aree urbane, quindi insieme all’aumento demografico avremo un aumento di persone che abitano in aree urbane quindi aumento di persone salariate (con uno stipendio e un reddito sicuro alla fine del mese) che richiederanno prodotto di origine animale, questo porterà quindi anche a un raddoppio della quantità di kcal per persona al giorno, questo dato sarà abbastanza stazionario nei paesi sviluppati (Europa), mentre tenderà ad aumentare nei paesi in via di sviluppo. Per quanto riguarda la produzione dei cereali si avrà un aumento anche se non si avrà un aumento della domanda, questo perché i cereali verranno destinati agli animali.

Un altro fattore che guiderà lo sviluppo della zootecnia è la diminuzione delle risorse naturali ed energetiche. Ad oggi l’uomo consuma in 8 mesi quello che la terra rigenera in un anno (overshoot day), quindi la quantità di energia che abbiamo a disposizione si sta riducendo. Un altro è l’aumento nei paesi sviluppati di consapevolezza e preoccupazione riguardo temi etici legati all’allevamento (benessere animale), quindi una persona sarà più incline a acquistare prodotti di origine animale se questi prodotti sono certificati e si è sicuri che sono stati ottenuti rispettando il benessere animale e con minore impatto ambientale.

La zootecnia si è sviluppata portando a una riduzione del numero di animali allevati aumentando però la produzione questo grazie a un miglioramento genetico degli animali che ha portato a un aumento della produzione per capo. Per quanto riguarda l’impatto ambientale, l’impatto ambientale per capo era minore 60 anni fa rispetto ad oggi, l’impatto ambientale invece per chilo di latte prodotto una vacca odierna impatta meno rispetto a una vacca di 60 anni fa. Una vacca del 2007 per chilogrammo di latte prodotto impatta meno sull’ambiente rispetto a una vacca del 1994. L’impatto ambientale degli allevamenti ai giorni nostri soprattutto nelle zone dell’Europa occidentale non interessa solo la qualità dell’alimento di origine animale (sia nutrizionale, ma anche un alimento “sano”), ma oggi la qualità e sostenibilità ambientale sono fattori chiave.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alpha2314 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi e tecnologie per una zootecnia sostenibile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Malacarne Massimo.
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