Introduzione all'avicoltura
Informazioni generali
Martedì 28 febbraio 2017 12:30
Prof. Cerolini
Email: silvia.cerolini@unimi.it
Libro di testo: avicoltura e coniglicoltura (2015), seconda edizione, PVI Point Veterinaire Italie
Esame: prova scritta insieme a zootecnia speciale, per zoocolture ci sono 3 domande aperte su cose specifiche.
Esami propedeutici: fisiologia 1 e fisiologia 2
Il comparto avicolo
In Italia è un comparto zootecnico completamente separato dagli altri e ha visto una profonda evoluzione nel corso degli anni. Oggi è un comparto zootecnico importante per la produzione e il valore economico di tutta l’attività produttiva. È l’unico comparto autosufficiente. Carne e uova derivano totalmente dalla produzione nazionale.
C’è uno scambio di prodotti con l’estero, sia come importatori che come esportatori. Questo comparto ha subito un’evoluzione negli anni, dagli anni 60. Ha permesso di adottare metodi produttivi che permettono di mantenere un’elevata qualità di prodotto, per quanto riguarda carne e uova da consumo.
La produzione di carne avviene solo con sistema di allevamento a terra, inoltre in sede di macellazione c’è un sistema di raffreddamento ad aria per avere elevata qualità.
Un’altra scelta è quella di essersi dotato di un’organizzazione a integrazione verticale: le aziende hanno avuto possibilità di espandersi nel mercato. Lo sviluppo del comparto agricolo con questo sistema è stato fondamentale per poter adottare i sistemi di allevamento migliori.
Evoluzione del comparto avicolo
Il comparto avicolo nasce intorno agli anni 60, da quel periodo si hanno dei cambiamenti importanti, per cui l’allevamento avicolo da rurale per un consumo locale si trasforma in un comparto zootecnico completamente autonomo, indipendente e sempre più intensivo e specializzato. Il passaggio è stato attuato attraverso delle scelte fondamentali:
- Tipo di selezione
- Modifica dei ritmi naturali della specie: crescita e ovodeposizione, causate dal tipo di selezione
- Controllo dell’ambiente di allevamento
- Dimensione e densità di allevamento
- Incubazione artificiale
- Meccanizzazione degli impianti e riduzione della manodopera
- Industria di trasformazione
- Organizzazione a integrazione verticale
Selezione e modifiche nei ritmi naturali
La scelta è stata quella di selezionare animali di tipo ibrido, che derivavano dall’incrocio di popolazioni geneticamente diverse e non si è attuato il miglioramento di razze particolari. Gli animali hanno migliorato le performance produttive in tempi rapidi, per questo le razze autoctone sono state completamente escluse dal mondo produttivo, ma sono solo di interesse amatoriale.
La selezione ha fatto sì che l’aumento si sia realizzato grazie all’ovodeposizione, che da stagionale diventa continua. A seconda dell’attitudine della specie si possono avere più o meno covate, con quantità di uova differenti. Questo comportamento naturale è stato modificato attraverso la selezione e il controllo alimentare: per la produzione di uova si allevano ibridi commerciali che hanno capacità di ovodeposizione costante per tutto l’anno e periodi più lunghi di un anno. Nel pollo è stata anche eliminata l’attitudine alla cova, per far sì che l’animale sia produttivo (la cova è un periodo in cui l’ovodeposizione è sospesa).
Per animali allevati per la produzione di carne si è attuato un costante aumento del ritmo di crescita: gli animali raggiungono pesi ideali per la macellazione in tempi sempre più brevi: poche settimane! Si possono quindi effettuare più cicli di allevamento in un anno. Un ciclo di allevamento dura al massimo 10 settimane, in media siamo intorno a 6-7 settimane. In una razza autoctona i ritmi di crescita sono molto più lenti.
Condizioni ambientali e dimensioni dell’allevamento
La selezione si è occupata anche di studiare le condizioni ambientali dell’allevamento. Questo perché se si allevano ibridi commerciali si deve creare un ambiente di allevamento ideale perché questi possano esprimere il loro ideale genetico. Un’altra caratteristica sono le dimensioni dell’allevamento avicolo: senza terra, è svincolato dall’attività agronomica. Gli alimenti somministrati sono di produzione commerciale, acquistati dal mangimificio, non prodotti in azienda. Gli allevamenti sono di grosse dimensioni, sono presenti molti individui allevati con una densità elevata. Tanti animali sono allevati in uno spazio piccolo. Un allevamento di galline ovaiole in media come dimensioni ha 40.000 galline, che possono essere allevate in un capannone e gestite da una persona.
L’incubazione artificiale è stata sviluppata per avere allevamenti di grosse dimensioni e la cova è stata eliminata. Tutti gli animali destinati ad allevamento intensivo sono prodotti in questo modo: esistono aziende che si occupano solo di questa attività, gli incubatori. L’attività è diventata sempre più specializzata. Questa è indispensabile per il controllo sanitario, infatti l’incubatoio è a grande rischio sanitario. Il vantaggio dell’incubazione artificiale è che si possono incubare contemporaneamente migliaia di uova, anche se deposte in momenti diversi; questo permette di sincronizzare lo sviluppo embrionale e di schiudere nello stesso giorno i 40.000 pulcini che servono per riempire un allevamento intensivo.
Automazione e trasformazione
La riduzione della manodopera e l’elevato livello di automazione a livello di allevamento, macellazione, selezione delle uova da consumo è molto importante. Molte attività vengono svolte dalle macchine, sorvegliate dalla componente umana.
L’ultima caratteristica è quella di un’attiva industria di trasformazione, c’è un’ulteriore fase di lavorazione dopo la macellazione, importante perché contribuisce a fornire flessibilità al comparto zootecnico, per studiare e avere molti prodotti da mettere sul mercato, per seguire le richieste del consumatore.
Filiera di produzione di carne di pollo
Si devono avere diverse attività, successive l’una all’altra; sono attività diverse che si integrano tra loro per ottenere il prodotto finale. Per produrre carne di pollo si devono allevare polli da carne, nell’allevamento. I polli da carne sono allevati per 6 settimane (42 giorni); la filiera deve prevedere un incubatoio a monte, che incuba le uova e le schiude, le uova che vengono incubate qui provengono da un allevamento di riproduttori. Sono uova fecondate, quindi chi produce uova fecondate destinate all’incubatoio sono i riproduttori, che sono la base di partenza.
In Italia non ci sono allevamenti di riproduttori, che sono popolazioni selezionate, dove si allevano maschi e femmine. Le uova fecondate vanno all’incubatoio, in un’altra azienda, qui avviene l’incubazione artificiale, lo stesso giorno in cui schiudono i pulcini sono trasportati in allevamento, fanno il loro ciclo di allevamento e a 42 giorni sono pronti per essere trasferiti al macello (azienda separata). Per poter allevare gli animali, sia i polli da carne che i riproduttori, si ha bisogno di mangime. A tutti i volatili si somministra un mangime commerciale, prodotto dal mangimificio, che fornisce anche assistenza tecnica e sanitaria agli allevatori. Al macello si può aggiungere a valle l’industria di trasformazione della carne.
Sistema a integrazione verticale
Significa che tutte le attività che fanno parte della filiera produttiva sono strettamente connesse, coordinate tra di loro perché hanno un unico proprietario. Si distinguono un sistema a integrazione verticale totale e uno parziale. Quello totale è quello in cui tutte le aziende sono proprietà di una sola figura economica, ad esempio Aia, Amadori, Veronesi. L’azienda che produce carne si è dotata di tutte le attività necessarie per arrivare al prodotto finale. Il vantaggio è che tutte le attività sono comunque collegate tra loro e quindi è molto più rapido adeguare la produzione in senso quantitativo e qualitativo alle richieste di mercato. C’è un’organizzazione flessibile della filiera.
Si ha tempo di studiare nuovi prodotti, in base a quello che il consumatore richiede. L’integrazione verticale parziale è quella in cui vi sono 2 soggetti economici, di cui uno è una figura economica molto importante e la seconda è l’allevatore singolo, quindi figura economica meno rilevante. La figura più importante è l’integrante, proprietaria di tutte le attività del processo produttivo, tranne l’allevamento, che è posseduto dalla parte integrata (l’allevatore). Le due figure sono associate da contratti ben definiti, quindi si crea un vincolo che ricrea la situazione dell’integrazione verticale totale.
Vantaggi per l'allevatore singolo
L’allevatore singolo ha il vantaggio di non doversi preoccupare della vendita, di vedere venduti i suoi prodotti in modo sicuro, perché l’azienda integrante mette a disposizione i pulcini, fornisce mangimi e assistenza tecnica e sanitaria all’allevatore, in più quando gli animali sono pronti per la macellazione, li ritira e provvede all’operazione di macellazione, infatti ha una sua rete di distribuzione. Il soggetto integrato è proprietario dell’allevamento, lo gestisce e a suo carico sono i costi vivi dell’allevamento. Il suo reddito non deriva dalla vendita degli animali, ma viene remunerato dall’azienda integrante per l’attività che ha prestato in base all’indice di conversione alimentare che ha realizzato durante il ciclo di allevamento. L’allevatore ha dei vantaggi e degli svantaggi: ha influenza annullata sul prezzo di mercato, ma ha il grosso vantaggio di non doversi preoccupare della vendita e di vedersi assicurato il trasporto al macello all’età desiderata. Non si deve fare carico di periodi di allevamento aggiuntivi, per questo l’allevatore non è esposto al rischio economico. Questo tipo di organizzazione è molto diffusa in Italia, soprattutto per la produzione di carne. Oltre il 70% deriva da una filiera organizzata in questo modo per la carne di pollo ed è il 100% per la carne di tacchino, nella produzione di uova da consumo anche la maggior parte della produzione avviene così.
Indice di conversione alimentare (ICA)
Perché l’allevatore è remunerato in base all’indice di conversione alimentare invece che rispetto al peso vivo raggiunto? Perché è un parametro zootecnico che considera nella valutazione del peso di associare la performance della crescita al consumo di prodotto. Mangime consumato/unità di prodotto: quantità di mangime assunto per avere l’incremento di 1kg di peso vivo. Se si parla di uova: mangime consumato per produrre 1kg di uovo. Questo è economicamente vantaggioso perché il costo dell’alimento è la principale voce di costo della filiera di produzione avicola. Se uso l’ICA come parametro di valutazione, associo un buon ritmo di crescita al consumo di alimento: deve essere basso per essere vantaggioso. Si spende meno, quindi si usa meno alimento, per ottenere la stessa quantità e qualità di prodotto.
Avendo un’organizzazione di questo tipo, tutti gli allevamenti hanno una garanzia di avere assistenza tecnica e sanitaria, sia in caso di integrazione verticale totale, che parziale. Grazie a ciò si sono potute adottare delle scelte importanti per ottenere un buon prodotto: in Italia gli animali per la produzione di carne sono allevati sempre a terra. In Italia esiste l’associazione nazionale degli avicoltori, che effettua le statistiche di produzione. Il comparto avicolo occupa circa 200.000 persone, è autosufficiente per la produzione di carne e uova, come fatturato (carne+uova) è simile a quello del comparto suino (5,5 miliardi di euro), il patrimonio avicolo è di circa 570 milioni di capi, in diverse specie e con diversi indirizzi produttivi: uova da cova, per l’incubazione, uova da consumo e produzione di carne. Per la produzione di uova da consumo si allevano solo galline, mentre le uova da cova possono essere prodotte sia da polli che da tacchini.
Produzione e consumo
Ai 4970 allevamenti intensivi vanno aggiunti gli allevamenti rurali/piccoli allevamenti. Vengono allevate anche anatre e faraone per la produzione di carne. Il consumo di carne avicola è progressivamente aumentato e, negli ultimi anni, si è arrivato a un consumo di 20kg/anno, raddoppiato rispetto agli anni 70, in linea con la media europea. Nel 2015 la quantità di carne prodotta è di un milione e 300.000 tonnellate di carne, che si può suddividere in carne di pollo (915.000 tonnellate), che è quella maggioritaria, che sta aumentando a scapito delle specie minori. La carne di gallina commercializzata è quella delle ovaiole a fine ciclo, la produzione è in aumento. L’aumento della produzione di carne è totalmente dovuto alla carne di pollo, la produzione di carne di tacchino è relativamente stabile, mentre è in diminuzione la produzione di carne da altre specie avicole.
L’Italia è al 103% di autoapprovvigionamento per carne di pollo e 105% per carne di tacchino, questo riflette una situazione globale: la produzione serve a soddisfare il consumo interno per la carne di pollo, perché i principali produttori ed esportatori sono in America. Per quanto riguarda la carne di tacchino, l’Europa e l’Italia in particolare mantiene un ruolo di principale produttore a livello globale: siamo esportatori.
La carne avicola può essere consumata come carcassa intera, parti della carcassa o prodotti elaborati. Sia per il pollo che per il tacchino il prodotto principale è dato dalle porzioni. Per quanto riguarda la carcassa intera il tacchino è richiesto al 2%, mentre nel pollo si ha l’11% (diminuito nel corso degli anni). In costante aumento (20% per tacchino e 26% per pollo) è la quota di mercato di prodotti trasformati.
Per quanto riguarda le uova da consumo: nel 2014 sono stati prodotti 12 miliardi di uova e consumati 13 miliardi e 200 milioni, quindi c’è stata una considerevole importazione, conseguente all’entrata in vigore della normativa sul benessere della gallina ovaiola allevata in gabbia, che ha comportato una variazione nel volume della produzione, perché si è ridotto il numero di animali allevati. Non siamo più all’autoapprovvigionamento, ma siamo al 95%, anche se questo è in aumento per un assestamento degli allevamenti. Nel 2015 il volume della produzione è ancora aumentato e si è ridotta maggiormente l’importazione. Il consumo pro/capite è stato di circa 220 uova, che include sia le uova consumate direttamente in guscio (65%), sia quelle consumate come prodotti alimentari che contengono uova.
Genetica
Caratteristiche generali degli uccelli
Martedì 7 marzo 2017 12:30
Hanno un’origine evolutiva separata dai mammiferi, derivano dai rettili, sono omeotermi ovipari.
- Trasformazione degli arti superiori in ali per poter volare
- La cute è ricoperta da penne e piume
- L’apparato tegumentario fa parte dell’apparato di termoregolazione, oltre ad essere una caratteristica estetica
- È presente il becco, mentre i denti sono assenti, non masticano
- Sono animali dotati di un’elevata temperatura corporea: nel pollo tra 40 e 41 gradi, più piccola è la dimensione, maggiore è la temperatura
- La prole può essere atta, quindi autonoma al momento della schiusa, oppure inetta, non autonoma, con necessità di cure parentali
- La vita dipende dalla specie: in allevamento la durata è molto differente
Classificazione
Gli uccelli sono divisi in 2 superordini:
- Neognati: più ordini e specie, all’interno ci sono i galliformi e tutte le specie usate nel comparto zootecnico
- Paleognati: ci sono pochi ordini e pochissime specie, qui rientrano gli uccelli corridori, che non possono volare, ad eccezione dello struzzo, non sono allevati in modo zootecnico
Galliformi
All’ordine dei galliformi appartengono le specie allevate più importanti: Gallus gallus (pollo), tacchino. Le 2 specie appartengono a sottofamiglie diverse, ma ad una famiglia diversa, i fagianidi. A questa famiglia appartiene anche la faraona, allevata per la produzione di carne. Il pollo è la specie avicola più allevata in tutto il mondo, per la produzione di carne e uova da consumo, ha larghissima diffusione anche perché questa carne è consumata in tutti i paesi, indipendentemente dalla religione ed è un prodotto a basso costo. Queste caratteristiche hanno sostenuto uno sviluppo del comparto zootecnico mondiale intenso. È la specie che da più tempo è sottoposta a selezione.
Il tacchino ha diffusione inferiore, perché si mangia meno carne, in Europa c’è allevamento e consumo, solo per la produzione di carne. La faraona è una specie ancora diversa, allevata per la produzione di carne, ma l’allevamento è ancora più limitato rispetto a quello del tacchino.
All’interno degli anseriformi vi sono l’anatra muta e anatra comune, che corrisponde al germano reale: sono 2 specie diverse, l’anatra muta in Europa può essere allevata per la produzione di carne, mentre l’anatra comune è allevata sia per la produzione di carne che di uova, soprattutto nei paesi asiatici. Le specie avicole allevate sono date da animali che derivano da specie diverse, con caratteristiche diverse.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.