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Volontà e relazioni sociali

Appunti inerenti l'esame di Sociologia delle comunità locali del prof. Farro inerenti la parte di Parentela, vicinato, amicizia, Scambio e valore, Wesenwille e Kurwille, Associazione e alleanza, Solidarietà e morale, La disciplina, il gruppo, l’intelligenza della morale e altro ancora.

Esame di Sociologia delle Comunità locali docente Prof. L. Farro

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dalla solidarietà organica, come stretta e necessaria dipendenza dell’individuo dalle “parti” di cui la società è

composta e a cui sono assegnate differenti e specifiche “funzioni”. Nella solidarietà meccanica la coesione

che ne deriva è un prodotto delle più essenziali uniformità sociali. Quando agisce questa solidarietà la nostra

personalità scompare; infatti noi non siamo più noi stessi, ma l’essere collettivo. La solidarietà organica è

prodotta della divisione del lavoro. Qui le volontà individuali sono differenziate; la coscienza collettiva

lascia scoperta una parte della coscienza individuale. I vincoli sociali che risultano dalla uniformità si

allentano progressivamente, sostituiti dai vincoli derivanti dalla divisione del lavoro, che svolgerà sempre più

il ruolo assoluto un tempo dalla coscienza comune. Alla base di ogni fatto sociale e della coesione sociale

non troviamo lo sviluppo della divisione del lavoro, ma la coscienza collettiva e l’autorità morale. Così

l’integrazione, la coesione e l’ordine costituiscono dei problemi “morali”, dipendono cioè dall’adesione dei

singoli membri alle norme sociali.

2. La disciplina, il gruppo, l’intelligenza della morale

Gli elementi della morale che Durkheim individua sono la “disciplina”, “il gruppo” e l’autonomia delle

volontà: essi rinviano alla comunità. La morale è dunque un sistema di regole d’azione che predetermina la

condotta. Il concetto di disciplina congloba l’aspetto consuetudinario e la virtù imperativa della norma: esso

esprime un’autorità regolare e deve considerarsi il primo elemento della morale. L’uso disciplinato della

norma, in quanto capacità di autoregolamentazione, diviene fondamento della libertà.

Solo la società, “essere sui generis”, distinto dai suoi membri può svolgere la funzione morale che è preclusa

all’individuo: la società è dunque un essere morale, gli uomini sono “essere morali” nella misura in cui sono

“esseri sociali”. Come la disciplina è alla base dell’obbedienza dell’uomo agli imperativi morali della

società, così “l’attaccamento al gruppo” rappresenta l’ideale collettivo da cui discende il dovere per

eccellenza, e come quella è condizione di libertà, così questo è il necessario riferimento affinché l’uomo sia

veramente se stesso. Secondo Durkheim l’esteriorità della società non dà luogo ad un insanabile conflitto con

l’individuo, ma al contrario lo pone, attraverso la morale, in condizione di uscire da se stesso e di realizzare

pienamente la sua umanità. La società mette in noi radici forti e profonde attraverso molteplici gruppi. La

famiglia, la patria, l’umanità sono i più importanti e possono coesistere e sovrapporsi senza escludersi, in

quanto rispondono a bisogni morali diversi. La dedizione all’altro, il dono, la carità tra individui rivelano

come la presenza della società in ciascun individuo si manifesti spesso concretamente nel riversare il

sentimento di attaccamento sui singoli membri del gruppo. L’azione morale non si fonda solo sul rispetto

della disciplina e sul sentimento di attaccamento al gruppo, ma richiede la più chiara coscienza e la più

completa possibile delle ragioni della nostra condotta. Dall’intelligenza della morale deriva che l’osservanza

della norma e la solidarietà comunitaria divengono accettazione consapevole, libera scelta. È dunque

legittimo affermare, che la morale è razionale. Il gruppo, nel cui seno si costituisce un “sistema di regole”,

che diviene obbligatorio per la condotta sulla base dell’autorità, è in grado di opporsi all’anomia. La vita del

gruppo “attraente” e “coercitiva” dà luogo ad una comunità di idee, sentimenti e di interessi particolarmente

stretta. Questi caratteri, un tempo presenti esclusivamente nella famiglia, dovranno trovare posto in nuovi

gruppi secondari per rispondere ai problemi posti dalla differenziazione, che ha sensibilmente ridotto

l’efficacia del gruppo primario familiare. La vita di gruppo, che è vita comunitaria, va scomparendo, ma

dovrà essere sostituita da equivalenti organizzazioni sociali. Una fitta rete di gruppi secondari intermedi fra

individuo e stato, vicini agli individui e dunque in grado di attirarli entro forme collettive di vita. L’attuale

pluralità e diversità di gruppi secondari, la moltiplicazione delle identità collettive parziali contribuiscono a

modificare profondamente l’esercizio del controllo sociale, rispetto al modello elaborato da Durkheim.

Secondo l’autore, tuttavia la società resta fondamentalmente “l’unità dell’essere reale”. Il rischio più grave

delle società differenziate è la caduta dell’energia morale: essa deve essere destata, sviluppata e coltivata

nei gruppi che rappresentano il rimedio efficace all’anomia. Non ci sono, secondo Durkheim, conflitti

insanabili nella vita sociale. Anche l’antagonismo tra individuo e società è superato dalla trascendenza della

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società sull’essere individuale: essa vive e agisce in noi. L’autore conferma che l’uomo si realizza allorché

ha come riferimento del suo agire gli imperativi della società, a lui esteriori e superiori. Lo sviluppo e

l’affermazione della scienza favoriranno un’adesione consapevole alla morale, superando così atteggiamenti

di passiva rassegnazione. Si può così affermare che la scienza e la razionalità divengono intelligenza della

morale e della socialità.

3. Cose sociali e costrutti concettuali

Durkheim non accetta che Comunità e Società siano due tipi di esistenza della stessa “entità” che è la società.

Per Durkheim Comunità e Società sono “cose sociali”, fatti e oggetti da studiare induttivamente, attraverso il

diritto, le usanze, le consuetudini. Secondo Tonnies sono invece “concetti puri” che si riferiscono ad

ingredienti sempre presenti in ogni società, sebbene la sociologia apllicata riveli la tendenza “storica”

all’incremento dei tratti della Società. I “costrutti concettuali” di Tonnies muovono dalle volontà

contraddittorie del pensiero umano. Le relazioni umane, afferma Tonnies, non sono definibili come

organismi o meccanismi, bensì traducono modalità contrapposte della volontà umana. Unioni e associazioni

sono il riflesso di idee e volontà comuni, che possono essere sussunte in due tipi contraddittori: tali strutture

sono rappresentazioni di relazioni che possiedono un fondamento psicologico, esistono perciò solo in teoria.

Unioni e associazioni sono pensate come tali, ma non esistono come “cose”, oggetti, o entità autonome.

Secondo Tonnies famiglia, comunità, chiesa, società, stato esistono comunque come oggetti del pensiero.

III

COMUNITA’ E “COMPRENSIONE”

1. Agire sociale e relazione sociale

Al dualismo tonnesiano tra volontà naturale e arbitraria, Weber sostituisce la categoria dell’agire sociale, un

atteggiamento a cui l’individuo congiunge un senso soggettivo, riferito ed orientato nel suo corso

all’atteggiamento di altri individui. In “Economia e Società” i concetti di Vergemeinschaftung e

Vergesellschaftung vengono a definirsi come relazione sociale, cioè come un comportamento di più

individui instaurato reciprocamente secondo il suo contenuto di senso e orientato in conformità. Una

relazione sociale deve essere definita “comunità” se la disposizione dell’agire sociale poggia su una comune

appartenenza soggettivamente sentita (affettiva o tradizionale). Una relazione sociale deve essere definita

“associazione” se la disposizione dell’agire sociale poggia su una identità di interessi, oppure su un legame

di interessi motivato razionalmente (rispetto al valore o allo scopo). La grande maggioranza delle relazioni

sociali ha in parte il carattere di una comunità, e in parte il carattere di una associazione (es. classe scolastica,

esercito, ufficio). Inoltre Weber distingue tra relazioni “aperte” e relazioni “chiuse” verso l’esterno.

Comunità e Associazioni sono dette aperte se gli ordinamenti non prevedono alcun impedimento alla

partecipazione dell’agire sociale reciproco. Sono chiuse se gli ordinamenti ne escludono, limitano o

subordinano a certe condizioni la partecipazione. Le comunità, in cui l’appartenenza è fondata sui rapporti

familiari, sono chiuse su base tradizionale. Le relazioni personali basate sul sentimento sono chiuse su base

affettiva. Le comunità di fede sono solitamente chiuse su base razionale rispetto al valore. I gruppi

economici monopolistici sono chiuse su base razionale rispetto allo scopo. “Solidarietà” e “Rappresentanza”

costituiscono due criteri di imputazione dell’agire nell’ambito di una relazione sociale. Si ha solidarietà

quando determinate forme di agire di ciascun partecipante vengono imputate a tutti i partecipanti(gruppo

parentale). Si ha rappresentanza quando l’agire di determinati partecipanti è imputato a tutti gli altri.

2. La comunità e il carisma

Nella trattazione che Weber offre della comunità ha un particolare rilievo il potere carismatico. Il potere

carismatico si fonda su un particolare “motivo di disposizione a obbedire” e quindi su una determinata

“credenza di legittimità”: il carisma, cioè la qualità considerata straordinaria, attribuita ad una persona che

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viene perciò ritenuta in possesso di forze e proprietà eccezionali. Il riconoscimento da parte dei dominati

delle qualità straordinarie del capo carismatico, ha il valore di una dedizione di fede del tutto personale e

determinata dall’entusiasmo, dalla necessità e dalla speranza. Il gruppo che si costituisce sulla base del

potere carismatico rappresenta una comunità di carattere emozionale. L’apparato amministrativo è costituito

da “discepoli”, “uomini di fiducia”, dal “seguito”. La comunità carismatica non prevede alcun regolamento

né alcun complesso di principi giuridici. Essa è invece luogo di creazioni giuridiche, secondo il criterio “è

scritto, ma io vi dico”. Il carisma puro è estraneo all’economia. Ove gli interessi della vita economica

quotidiana tendono a prevalere, il carisma è minacciato nella sua originaria virulenza. Si rivela così il

carattere effimero del carisma. La relazione sociale carismatica che acquista carattere durevole giunge a

contraddire la sua forma originale: nasce una comunità che deve trasformare in modo essenziale i tratti della

propria esistenza allo status nascendi, in direzione di qualche forma di potere ordinario.

La “terza via”: il concetto di Bund

Finire

PARTE SECONDA

I

COMUNITA’ E SOCIALITA’

La comunità e il sociale “multiplo”

Gurvitch invita alla considerazione di un sociale multiplo, dove domina un incessante dinamismo di

continuità e discontinuità. La società, secondo l’autore, non possiede caratteri di unilinearità ma persegue

una difficile e mai definitiva coesione in mezzo a urti tra i propri piani contrapposti, cosicché gli sfasamenti,

difficoltà, le tensioni acute esistono ovunque, il loro superamento provvisorio esige sforzi rinnovati. Il puinto

di unificazione dinamica dei diversi e conflittuali piani della realtà sociale è costituito dai fenomeni sociali

totali in movimento, i quali comprendono la società globale, i raggruppamenti sociali e le manifestazioni

della socialità. Nel fenomeno sociale totale sono presenti i vari piani di profondità del sociale, nei loro

aspetti, movimenti, discontinuità.

− Le società globali rappresentano i fenomeni sociali totali ad un tempo più vasti e più imponenti, più

ricchi di contenuto in una determinata realtà sociale

− I raggruppamenti sono unità collettive reali direttamente osservabili.

− Le manifestazioni della socialità sono le molteplici maniere di essere legati dal tutto e nel tutto, che si

combattono e si equilibrano in ciascuna unità collettiva reale.

Nell’ambito della “socialità spontanea” affiancata da Gurvitch alla socialità organizzata, troviamo la

distinzione tra forme di fusione parziale che originano il “Noi” e le forme di opposizione parziale da cui

nascono i “rapporti con l’Altro”. Il Noi si manifesta sempre come un “foyer di intimità e di calore”, e si

fonda sulla differenziazione e l’affinità. Da ciò deriva sia l’apertura reciproca delle coscienze, sia una base di

“intuizioni collettive”. I rapporti con l’altro sono immanenti e realtà sociali preesistenti e presuppongono un

Noi con cui sono in rapporto dialettico. Alla realtà dell’altro si ha accesso innanzitutto per mezzo della

intuizione e i rapporti con l’altro implicano sempre l’irriducibilità dell’altro oltre ogni processo di

convergenza e di apertura.

Attraverso la tipologia dei rapporti con l’altro, Gurvitch individua relazioni di avvicinamento, di

allontanamento e miste. Nella socialità per fusione parziale egli definisce tre gradi di intensità:

1. la Massa, caratterizzata da un debole grado di fusione e include le manifestazioni superficiali dell’Io e

degli Altri. 5

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2. la Comunità, termine medio generico della fusione parziale in un Noi, mostra maggiore solidità,

persistenza, frequenza.

3. la Comunione rappresenta il grado massimo di fusione e di integrazione nel Noi degli Io e degli Altri

fino a comprendere le loro profondità meno accessibili.

Spostando l’attenzione ai piani più strutturati della realtà sociale, l’autore fa notare che, da un lato, i vari tipi

di gruppi e di società globali sono fortemente condizionati dal prevalere di uno dei gradi del Noi; dall’altro

lato egli rileva che i processi di strutturazione sono in grado di ostacolare o favorire la predominanza di volta

in volta della Massa, della Comunione, della Comunità. In questo quadro la comunità si presenta come la

forma di socialità più equilibrata, durevole e frequente.

Metafisiche della socialità

Secondo Gehlen la socialità è indiretta, cioè è mediata da un terzo elemento “oggettivo”. Questo è il mondo

come non-Io, è la società e le sue forme istituzionali, che costituiscono un punto esterno, un riferimento

comune per qualsiasi forma di socialità. La socialità dunque presuppone un punto esterno comune di

riferimento. E la condizione del conoscere è “pratica”, cioè il condizionamento della conoscenza della

socialità è “pratico”. Non può darsi perciò alcuna contrapposizione tra esistenza ed essenza. Diverso è il

pensiero di Scheler secondo il quale vi è un primato dell’essenza sull’esistenza. Il “Noi” precede

geneticamente l’Io, la persona è essere comunitario prima che singolo.

Il regno delle forme

Nella “sociologia pura” di Simmel, le relazioni sono le forme pure della socialità, capaci tuttavia di assumere

configurazioni autonome, che possono giungere a contrapporsi alla sorgente che le ha generate. I prodotti

irrigiditi e oggettivati dalle forme, storicamente si scontrano con la dinamicità della vita: la tragedia della vita

è, nel caso specifico, il carattere peculiare della modernità. La Socievolezza è pura forma della socialità, è

priva di contenuti. Essa è il guscio di relazioni sociali ormai scomparse. L’Associazione è la forma della

coesistenza e della collaborazione di più individui; è la forma della reciprocità. Essa nasce dalle “necessità

pratiche” dell’esistenza, ma può autonomizzarsi fino ad assumere propri fini (es. diritto).

II

L’ISTITUZIONALIZZAZIONE DELLA COMUNITA’

Un’organizzazione o una Gemeinschaft formano una “associazione” se esistono regole esplicite e

formalizzate ed organi distinti di attuazione dell’azione collettiva. Combinando i quattro tipi fondamentali di

“orientamento di valore” (UNIVERSALISMO-PARTICOLARISMO E REALIZZAZIONE-

ATTRIBUZIONE), Parsons individua quattro modelli di orientamento che costituiscono il modello

prevalente di valore di una società:

il modello universalistico di realizzazione costituisce l’antitesi più drastica rispetto ai valori di una

1. struttura sociale ascrittiva, le cui forme relazionali tipiche sono innanzitutto la parentela e la comunità.

L’universalismo facilita l’attribuzione degli status in base a “regole generalizzate” e privilegia, a livello

culturale, aspetti conoscitivi rispetto a quelli espressivi. La combinazione con i valori acquisitivi

produce una tendenza “individualistica”, secondo cui viene ad escludersi rilievo al benessere di una

collettività. Un sistema sociale così fondato ha il suo centro nei ruoli professionali, nei rapporti di

scambio cioè è la struttura delle società industriali. Il sistema dei compensi ruota intorno al “successo”.

Esistono in questo sistema problemi di adattamento. Importante è il problema della “motivazione” ad

agire, alla cui soluzione contribuiscono la struttura parentale e la divisione rigida dei ruoli sessuali atta a

garantire per il maschio la compatibilità con le esigenze di realizzazione professionale(con la

procreazione). 6

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Il modello universalistico di attribuzione colloca gli elementi di realizzazione in posizione strumentale

2. rispetto alla definizione universalistica di uno “stato ideale delle cose”. È presente un’accentuata

attitudine al dualismo tra “conformità” e “deviazione” rispetto all’ideale, in quanto prevede una tendenza

classificatoria, pone in risalto la sfera professionale e organizzativa e pone distanze rispetto alla parentela

e alla comunità. Le differenziazioni dei ruoli divengono gerarchie di status, la collettività è investita di

qualità ideali, l’autoritarismo si afferma come sanzione pubblica al contributo che ciascuno deve alla

realizzazione collettiva. L’individuo è valutato per appartenenze piuttosto per ciò che compie. Le

tensioni interne derivano dalla rottura della connessione realizzazione, universalismo e specificità.

L’universalismo deve convivere con l’attribuzione e la diffusione. La realizzazione, pur avendo un forte

rilievo, non è tuttavia valutata positivamente. L’affettività è collocata in posizione secondaria e l’unità

parentale risulta fortemente condizionata e limitata dal sistema professionale.

Il modello particolaristico di realizzazione è caratterizzato da una valutazione degli “oggetti sociali”

3. più in termini di prestazione(ciò che fanno), che di qualità(ciò che sono). Il “familismo” connota le

società appartenenti a questo tipo, dove la solidarietà dell’unità parentale è il punto centrale di

organizzazione. Se la parentela è integrata con la comunità territoriale, la proprietà della terra assume

un’importanza eccezionale. La differenzazione del modello conduce ad una gerarchizzazione coerente

con le esigenze della struttura parentale (società cinese). Il particolarismo delle relazione accentua il

tradizionalismo, e in particolare, la permanenza di un modello di proprietà tramandato.

Il modello particolaristico di attribuzione tende a rompere i riferimenti relazionali forti come la

4. parentela e la comunità locale, che sono considerate come date e dunque “adattate” passivamente.

Accolte come “dati di fatto” sono pure le strutture politiche, che sono considerate una garanzia contro

l’instabilità piuttosto che elementi per un’organizzazione attiva del sistema. Il modello presenta forti

accenti di tradizionalismo e un’attitudine all’elaborazione di “sistemi di convenzioni”, com’è il

simbolismo espressivo, che richiede la stabilità e il controllo dei significati simbolici. (società

dell’America latina).

Nella recente opera sul tema della “Human Condition”, la comunità, nelle sue forme più nuove, esprime le

tensioni, i rischi e le prospettive di stabilizzazione della più matura fase evolutiva delle società occidentali. Il

tema della comunità, in questo testo, connesso allo sviluppo della tradizione religiosa in Occidente, con il

riferimento alla definizione di “civil religion” fornita da Bellah. La caratteristica saliente è l’emergere di un

movimento simile al primitivo cristianesimo, per l’enfasi posta sul “tema dell’amore”. Le esperienze delle

“comuni” negli Usa e in altri paesi hanno mostrato alcuni problemi di “istituzionalizzazione”, che hanno

consentito l’esistenza solo per gruppi ristretti, segregati dalla vita delle moderne società. Il rifiuto di vivere

nelle grandi aree urbane e il ritirarsi in zone rurali, adottando modelli di vita assai semplici. Alla precarietà

strutturale deve aggiungersi la selettività, per la quale le classi di età medie e medio alte sono generalmente

escluse. Uno dei tratti tipici dei movimenti “contro culturali” è stata la rivoluzione sessuale. La

legittimazione di una generale liberazione delle “componenti erotiche” sembra incontrare due importanti

ostacoli: la necessità di affetto tra i partners e la relativa stabilità della relazione. L’affetto è simbolo di

solidarietà ed ha innanzitutto un significato sociale e culturale. La solidarietà di un gruppo sociale numeroso

tende a limitare e regolare l’attrazione e i rapporti sessuali e contemporaneamente a garantire una loro

relativa stabilità.

Ai fini della stabilizzazione della comunità ispirata alla “religion of love” è necessaria la presenza di una

componente razionale. Una tale componente razionale consente a coloro che condividono un comune

orientamento “religioso” di definire e prevedere le proprie e altrui obbligazioni e aspettative.

III 7

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COMUNITA’, ALTERITA’ E AGAPE

Il paradosso della comunità come ”separazione”

Una relazione si presenta anche ed invariabilmente come negazione di altre relazioni. Vi è uno stretto legame

tra “sociale” e “a-sociale” che attraversa in profondità anche la vita di una comunità. La definizione

tonnesiana della Gemeinschaft come “convivenza confidenziale, intima, esclusiva” richiama l’attenzione

sulla separatezza dell’associarsi comunitario. Essa costituisce la forma di relazione positiva, fondata sulla

volontà “naturale” che tuttavia è implicitamente “negazione” di più ampi rapporti sociali.

Comunità e Alterità

Secondo Levinas l’Altro non può essere oggetto di “comprensione” entro le categorie ontologiche

dell’identità e della totalità; non può essere ricondotto alla conoscenza che Io ne ho, attraverso le somiglianze

col Tu corporeo, né all’amore che parte da me e che intende abbracciarlo. L’Altro è altro: è unicità, è

separazione, è alterità radicale. Tra Io e il Tu vi è una distanza “infinita”. Nell’opera “Dall’esistenza

all’esistente” raggiungere “altri” è uscita dall’essere impersonale. Il y a è il termine che esprime il fenomeno

dell’essere neutrale: è orrore, non senso. Vi sono due modi di “uscita” dal il y a. dall’essere anonimo

all’esistente: così l’essere che si pone ritrova il controllo sugli oggetti. Qui l’altro è a fianco e compreso.

L’altra uscita dall’il y a è il movimento dell’essere che si depone: raggiungere altri nella relazione sociale è

deporre la sovranità dell’io. Qui l’altro è “di-fronte” nella sua radicale alterità, nella sua “esteriorità”

irriducibile. La socialità, come uscita dall’il y a, ha tutt’altra struttura, sfugge alla intenzionalità della

conoscenza: il volto che sta “di-fronte” nella relazione “face to face” chiama alla risposta, a “rispondere di”

alla “responsabilità”. Il volto è la fonte del senso. Il volto spezza l’idea della totalità, infrange l’idea della

società come unità, riconduce la socialità alla obbligatorietà che scaturisce dal rapporto face to face. La

socialità dunque è esperienza della alterità, della dualità: non è pensare insieme me e l’altro, ma essere di

fronte. È qui superata ogni concessione al comunitarismo e all’idea romantica dell’amore: anche la relazione

amorosa non è “fusione”, ma esperienza della dualità irriducibile.

Communitas e struttura

La communitas è un concetto che Turner riferisce a una modalità relazionale che si trova in opposizione al

concetto di struttura. In ogni cultura esistono aspetti simbolici e rituali che si trovano in contrasto con

l’esigenza di stabilità della struttura sociale. La “estraneità” è la condizione degli “outsiders”, di coloro che

sono posti fuori rispetto alle aree normativamente e istituzionalmente centrali di un sistema sociale. la

marginalità riguarda quei soggetti ad appartenenza multipla e contraddittoria, che frequentemente si

rappresentano il gruppo di origine come “communitas” e il gruppo di mobilità sociale come “struttura”. È

ipotizzabile, secondo Turner, che la communitas assolva il fondamentale compito di preservare simboli,

valori, significati e ritualizzarli quando muta il contesto economico e sociale. paradossalmente la struttura

sociale giunge non di rado ad impedire la riflessività razionale assorbendo energie nei propri moti conflittuali

interni(economici, politici, di prestigio). Al contrario nella liminalità, gli uomini sono privati di ogni

proprietà e status, sono “messi a parte” e perciò resi disponibili ad accogliere significati profondi

dell’esistenza. La rinuncia alla proprietà e la scelta di mettere in comune i propri beni, l’abbandono dei segni

distintivi di appartenenza(classe o ceto) e l’adozione di stili di vita “poveri”, il rifiuto della cultura

consolidata e la scelta di ritorno alla natura hanno accompagnato l’emergere della communitas, all’inizio

spontanea, ma poi, di regola, orientata ad assumere caratteri normativi. Molti movimenti liminali, nati in fasi

di limbo della struttura, sono destinati alla istituzionalizzazione: ciò che all’inizio costituiva un “fatto

creativo” tende a stabilizzarsi in comportamenti sociali ripetitivi, in rituali collettivi, in codici etici. La

communitas, all’inizio potenza estranea pericolosa per la struttura, costituisce successivamente un prezioso

serbatoio simbolico in grado, sia di consolidare una precedente struttura, sia di dar vita ad una nuova

struttura. 8

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Docente: Farro Luigi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia delle Comunità locali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Farro Luigi.

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