Michel Foucault - La volontà di sapere (storia della sessualità 1)
Prefazione
In che modo i comportamenti sessuali sono diventati oggetto di sapere? Come si è organizzato il campo della sessualità? F. tratta la genesi di un sapere:
- Nelle istituzioni religiose
- Nelle forme pedagogiche
- Nelle pratiche mediche
- Nelle strutture famigliari
- Negli effetti sugli individui
Noialtri vittoriani
All’inizio del 17o secolo: familiarità e franchezza a proposito di sessualità. Periodo vittoriano: la sessualità viene rinchiusa. La coppia coniugale assorbe la funzione riproduttiva e s’impone come modello e la camera della coppia è l’unico luogo in cui la sessualità è riconosciuta. Ciò che non è finalizzato alla generazione è rifiutato e fuori legge. Non esiste e non deve esistere. Questo è il carattere specifico della repressione. Ed è come funzione l’ipocrisia della società borghese dove la concessione è data solo alla casa chiusa (prostituta, cliente e protettore) e alla casa di cura (psichiatra e isterica), dove il sesso ha diritto a qualche forma, purché isolata. In qualsiasi altro luogo il puritanesimo impone il decreto di divieto, inesistenza e di mutismo.
La repressione è stata, a partire dall’età classica, il legame fondamentale tra potere, sapere e sessualità. L’epoca di repressione nel 17o secolo coincide con lo sviluppo del capitalismo: fa corpo con l’ordine borghese. Il sesso è represso perché è incompatibile con la costrizione al lavoro generale. I rapporti tra sesso e potere sono formulati in termini di repressione anche per un’altra ragione: il beneficio del locutore. Se la sessualità è repressa, il solo fatto di parlarne ha un tono di trasgressione. Di qui la solennità con cui si parla di sesso. È perché si afferma questa repressione che è possibile la rivoluzione e la felicità, parlare contro i poteri, dire la virilità e promettere il godimento. Un grande predica sessuale ha attraversato la nostra società e denunciato le ipocrisie.
L’idea della repressione non è solo teorica, ma va insieme al discorso destinato a dire la verità sul sesso. L’enunciato dell’oppressione e la forma di predicazione rinviano l’uno all’altro e si rafforzano reciprocamente. Perché diciamo che siamo repressi? Perché il sesso è associato al peccato? Perché ci sentiamo in colpa nei confronti del nostro sesso? Perché siamo oppressi da una colpa storica? In tanti affermano che la repressione è storicamente evidente, ha radici solide e non basta una semplice denuncia per liberarsene.
L’"ipotesi repressiva" fa sorgere dubbi:
- La repressione del sesso è davvero storica? Problema storico
- La meccanica del potere è dell’ordine della repressione? Problema storico-teorico
- C’è una rottura storica tra l’epoca della repressione e la sua analisi critica? Problema storico-politico
I dubbi hanno lo scopo di ricollocare l’"ipotesi repressiva" nei discorsi sul sesso nella società moderna a partire dal 17o secolo e dimostrare che è falsa. Essenziale è:
- Prendere in considerazione che il "fatto discorsivo" è diffuso dal fatto che se ne parla ed alle istituzioni che incitano a parlarne.
- Mettere in evidenza la volontà di sapere che serve al fatto discorsivo da supporto e da strumento.
NB: Foucault non dice che il divieto del sesso sia un’illusione, ma che i divieti/rifiuti/censure/negazioni sono elementi che hanno un ruolo tattico nella trasposizione in una tecnica di potere, in una volontà di sapere.
L'ipotesi repressiva
L'incitazione ai discorsi
17o secolo: inizio dell’epoca di repressione. Come se per dominarlo nel reale fosse necessario controllare la sua libera circolazione nel discorso. Negli ultimi 3 secoli: a proposito di sesso c’è stata un’esplosione discorsiva (con vocabolario epurato e uso di allusioni/metafore). Si sono formate regioni in cui o silenzio assoluto o discrezione si sono imposti, come tra genitori e figli o tra educatori e alunni. Il consolidarsi delle regole di decenza ha prodotto, come contro-effetto, un’intensificazione della parola indecente.
Ad esempio, la pastorale cattolica e il sacramento della penitenza dopo il Concilio di Trento. Gradualmente si copre la crudezza delle domande nei manuali di confessione del Medioevo (si evita di entrare nei particolari). Ma se la lingua è castigata, l’estensione della confessione della carne aumenta, viene data maggior importanza alla penitenza e alle insinuazioni della carne (pensieri, desideri, immaginazioni…). Il sesso non deve più essere nominato, ma ogni suo aspetto deve essere esaminato. La carne è la radice di tutti i peccati e il momento più importante è il turbamento del desiderio difficile da formulare.
La "trasposizione in discorso" del sesso (= dire che tutto ciò che riguarda i piaceri ha affinità col sesso) era avvenuta prima del 17o secolo, in una tradizione monastica, e il 17o secolo ne ha fatto una regola. Un imperativo è stabilito: trasformare ogni desiderio in discorso. Non solo si è esteso il campo di ciò che si poteva dire sul sesso, ma si è innestato sul sesso un discorso con effetti svariati che non può esaurirsi con una legge di proibizione.
Interesse pubblico, una mentalità nuova, meccanismi di potere per cui il discorso sul sesso è essenziale. Nel 18o secolo nasce un’incitazione politica, economica e tecnica di parlare di sesso. Fare un discorso non unicamente morale, ma di razionalità. Di sesso si deve parlare per inserirlo in sistemi di utilità, da regolare per il bene di tutti. Il sesso diventa una questione di "polizia", nel senso di regolare il sesso attraverso discorsi utili e pubblici. Il sesso è al cuore di un problema politico ed economico della popolazione (bisogna analizzare, età di matrimonio, tasso di natalità, frequenza dei rapporti sessuali,…), l’avvenire della società è legata all’uso del sesso e quindi il comportamento sessuale è oggetto di analisi e d’intervento. A seconda degli obiettivi si passa da una direzione natalista a una anti-natalista. Nascita dei comportamenti sessuali e dei loro effetti, al limite tra biologico ed economico. Tra stato e individuo, il sesso è la posta in gioco, la cui rilevanza è pubblica.
Lo stesso vale per il sesso dei bambini. Non se ne parla meno, ma sono altri a parlarne da altri punti di vista per avere effetti diversi. Le strategie comprendono più tipi di silenzio che sottendono discorsi.
Ad esempio, nei collegi del 18o secolo: sembra che non si parli mai di sesso, ma i regolamenti disciplinari ne sono pieni (punizioni, spazio della classe, forma dei tavoli, distribuzione dei dormitori, sorveglianza – tutto rimanda alla sessualità dei bambini). Inoltre, il sesso del collegiale è diventato un problema pubblico (medici che danno consigli ai genitori, si rivolgono ai professori,…). Es: movimento "filantropico" di Basedow. Al bambino si impone un discorso ragionevole e limitato. Nella festa Philanthropium del 1776 Basedow invitò tutta la Germania ad assistere all’educazione sessuale. Gli studenti diedero risposte dotte senza vergogna né risate, al contrario del pubblico adulto più infantile. Quindi sarebbe inesatto dire che l’istituzione pedagogica ha imposta il silenzio al sesso dei bambini.
Altri centri che nel 18o e 19o secolo hanno suscitato discorsi sul sesso: medicina (soprattutto psichiatria), la giustizia penale e controlli sociali. A partire dal 18o secolo i discorsi sul sesso non si sono moltiplicati al di fuori del potere o contro di esso.
Il discorso unitario formatosi nel Medioevo viene dunque scomposto in una molteplicità di discorsi, che hanno preso forma nella demografia, psichiatria, psicologia, medicina, biologia, pedagogia,… gli ultimi 3 secoli sono caratterizzati da verità. La pastorale cristiana, facendo del sesso ciò che doveva essere confessato, l’ha presentato come un enigma inquietante. Ciò che è caratteristico delle società moderne, non è che abbiano condannato il sesso a restare nell’ombra, ma che siano condannate a parlarne sempre, facendolo passare per il segreto.
L'insediamento perverso
Obiezione che si può sollevare: tutta questa attenzione loquace sulla sessualità non è finalizzata ad una preoccupazione elementare: assicurare il popolamento, riprodurre la forza lavoro, insomma organizzare una sessualità utile e politicamente conservatrice? Il 19o secolo è caratterizzato da una dispersione della sessualità e da un insediamento multiforme delle perversioni, ovvero eterogeneità sessuali.
Fino alla fine del 18o secolo: 3 codici espliciti:
- Diritto canonico
- Pastorale cristiana
- Legge civile
Fissavano lecito/illecito e tutti incentrati sulle relazioni matrimoniali. La vita sessuale dei coniugi era regolata e piena di raccomandazioni, c’erano molte costrizioni e molto sorvegliata. Confuso invece era lo statuto della sodomia e indifferente la sessualità infantile. Sia infrangere le leggi del matrimonio che cercare piaceri strani procurava una condanna. Tra i peccati gravi: stupro (al di fuori del matrimonio), adulterio, incesto spirituale o carnale, sodomia. Le proibizioni che si riferivano al sesso erano fondamentalmente di natura giuridica.
Nota bene: gli ermafroditi erano dei criminali perché la loro anatomia confondeva la legge.
L’importanza del discorso del 18o e 19o secolo ha determinato la modifica del sistema centrato sul matrimonio:
- Movimento centrifugo rispetto alla monogamia eterosessuale. Se ne parla sempre meno. La coppia legittima con la sua sessualità regolare ha diritto ad una maggiore discrezione.
- Ci si interroga sulla sessualità infantile, dei pazzi, dei criminali, degli omosessuali – sono studiate le perversioni al di fuori della coppia.
Emerge la dimensione della "contro-natura": sposare una parente prossima, sedurre una religiosa, sadismo, ingannare la propria moglie,… Si disfa la categoria della "dissolutezza". Emergono:
- Da una parte le infrazioni alla morale del matrimonio e della famiglia
- Dall’altra gli attacchi al funzionamento naturale
Ad esempio, Don Giovanni, dietro al libertino, il perverso (la follia del sesso).
Potere esercitato tramite 4 operazioni:
- Disposizione intorno al bambino di linee di penetrazione indefinita. Il "vizio" dei bambini è più di supporto che un nemico. Il controllo della sessualità infantile mira al suo obiettivo attraverso la diffusione del proprio potere e dell’oggetto sul quale si esercita.
- La caccia alle sessualità periferiche comporta l’incorporazione delle perversioni ed una nuova specificazione degli individui. L’omosessuale del 19o secolo è diventato un personaggio. L’omosessualità è diventata una figura della sessualità quando è stata ricondotta dalla sodomia ad una androginia interiore. Il sodomita era un recidivo, l’omosessuale è una specie.
- Questo potere ha bisogno di presenze costanti e attente, richiede uno scambio di discorsi. Il potere funziona come un meccanismo di richiamo che estrae le stranezze che sorveglia. L’esame medico, l’investigazione psichiatrica, il rapporto pedagogico e i controlli famigliari sono meccanismi a doppio impulso: piacere e potere. Piacere di esercitare un potere che interroga e sorveglia. Potere che è invaso dal piacere cui dà la caccia. Questi richiami e delusioni hanno posto intorno ai corpi spirali perpetue di potere e piacere.
- Di qui i dispositivi di saturazione sessuale (caratteristici dello spazio e dei riti sociali del 19o secolo). La famiglia è una rete complessa satura di sessualità multiformi e frammentarie (separazione adulti/bambini, ragazzi/ragazze, attenzione per la sessualità infantile, pericoli della masturbazione,…).
Questo potere non esercita attraverso divieti, ma attraverso la moltiplicazione di sessualità insolite. La società moderna è perversa realmente e direttamente:
- Realmente: le sessualità multiformi
- Che appaiono con le età (neonato, bambino)
- Si fissano in gusti e pratiche (invertito, feticista,…)
- Investono delle relazioni in modo diffuso (medico-malato, pedagogo-alunno)
- Popolano gli spazi (focolare, scuola, prigione)
- Formano il correlato di procedure precise di potere
- Direttamente: l’insediamento delle perversioni è un effetto-strumento, è attraverso l’isolamento e l’intensificazione delle sessualità periferiche che le relazioni del potere con il sesso si moltiplicano. A partire dal 19o secolo la proliferazione della sessualità è sostenuta dai profitti economici: medicina, psichiatria, prostituzione, pornografia.
Non è corretta l’ipotesi secondo cui le società moderne reprimono la sessualità.
Scientia sexualis
Dal 18o secolo: il discorso sul sesso si è moltiplicato che ha assicurato l’impiantarsi di una sessualità multiforme. A forza di parlarne, in realtà si cerca di dissimulare il sesso e in effetti se ne parlava dal punto di vista epurato di una scienza fatta di elusioni che invece di parlare del sesso in quanto tale, si riferiva alle sue perversioni e stranezze. A fine 19o secolo medici come Garnier, hanno svolto una pratica indiscreta e servile, terroristica (ripercussioni sulla prole, danni per l’individuo e per la specie). Questa scienza, la medicina della sessualità, diventa sovrana su temi quali igiene, evoluzione, salute pubblica e vigore fisico preparando il terreno alla giustificazione dei "razzismi di stato", allora imminenti. La medicina della sessualità è percorsa da una volontà di non sapere (discorsi che non volevano dire la verità, bensì impedirne la produzione).
Allo stesso tempo, stava crescendo una fisiologia della riproduzione (vegetale e animale) basata su norme scientifiche. Fra le due non vie era uno scambio. Partecipare alla volontà di sapere evitando accecamenti sistematici.
Es: la Salpetrière di Charcot: strumento di studio e osservazione (per i suoi esami, interrogatori, esperienze), di incitazione al discorso sul sesso (sedute pubbliche), ma anche di messa in atto di meccanismi di occultamento (C. interrompe una consultazione pubblica e fa depurare i dossier da ciò che è troppo sessuale). L’importante di questa storia è che si sia costruito uno strumento per produrre verità riguardo al sesso, per poi dissimularla all’ultimo momento. Quindi il sesso, non solo una questione di piacere, divieto, ma anche di vero o falso: sesso come posta in gioco di verità. Va individuata una progressiva formazione di "gioco della verità e del sesso" che il 19o secolo ci ha trasmesso.
Storicamente, ci sono 2 procedure per produrre la verità sul sesso:
- Alcune società, Cina, Giappone, India, Roma, le società arabo-musulmane, si sono date all’ars erotica: la verità è estratta dal piacere stesso, considerato come pratica (di corpo e anima) e raccolto come esperienza e che non segue le leggi del lecito. È un sapere esoterico dispensato da un maestro che guida il discepolo verso la padronanza assoluta del corpo, godimento supremo, dimenticanza del tempo, elisir di lunga vita, esilio dalla morte. Si tratta di un sapere segreto perché se divulgato, perderebbe la sua efficacia.
- La nostra società ha elaborato la scientia sexualis o procedure finalizzate alla creazione di una forma di potere.
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