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MICHEL FOUCAULT – LA VOLONTÀ DI SAPERE (storia della sessualità 1)

Prefazione

In che modo i comportamenti sessuali sono diventati oggetto di sapere?

Come si è organizzato il campo della sessualità?

F. tratta la GENESI DI UN SAPERE - nelle istituzioni religiose - nelle forme pedagogiche -nelle

pratiche mediche -nelle strutture famigliari -negli effetti sugli individui

1. Noialtri vittoriani

All’inizio del 17° secolo : familiarità e franchezza a proposito di sessualità.

Periodo vittoriano: la sessualità viene rinchiusa. La coppia coniugale assorbe la funzione

riproduttiva e s’impone come modello e la camera della coppia è l’unico luogo in cui la sessualità è

riconosciuta. Ciò che non è finalizzato alla generazione è rifiutato e fuori legge. Non esiste e non

deve esistere. Questo è il carattere specifico della repressione. Ed è come funzione l’ipocrisia della

società borghese dove la concessione è data solo alla casa chiusa (prostituta, cliente e protettore) e

alla casa di cura (psichiatra e isterica) , dove il sesso ha diritto a qualche forma, purché isolata. In

qualsiasi altro luogo il puritanesimo impone il decreto di DIVIETO, INESISTENZA e di

MUTISMO.

La repressione è stata, a partire dall’età classica, il legame fondamentale tra POTERE, SAPERE e

SESSUALITÀ.

L’epoca di repressione nel 17° secolo coincide con lo sviluppo del capitalismo: fa corpo con

l’ordine borghese. Il sesso è represso perché è incompatibile con la costrizione al lavoro generale.

I rapporti tra sesso e potere sono formulati in termini di repressione anche per un’altra ragione: il

beneficio del locutore. Se la sessualità è repressa, il solo fatto di parlarne ha un tono di

trasgressione. Di qui la solennità con cui si parla di sesso. È perché si afferma questa repressione

che è possibile la rivoluzione e la felicità, parlare contro i poteri, dire la virilità e promettere il

godimento. Un grande predica sessuale ha attraversato la nostra società e denunciato le ipocrisie.

 L’idea della repressione non è solo teorica, ma va insieme al discorso destinato a dire la

verità sul sesso. L’enunciato dell’oppressione e la forma di predicazione rinviano l’uno

all’altro e si rafforzano reciprocamente.

Perché diciamo che siamo repressi? Perché il sesso è associato al peccato? Perché ci sentiamo in

colpa nei confronti del nostro sesso? Perché siamo oppressi da una colpa storica?

In tanti affermano che la repressione è storicamente evidente, ha radici solide e non basta una

semplice denuncia per liberarsene.

“Ipotesi repressiva” fa sorgere dubbi:

- La repressione del sesso è davvero storica? Problema STORICO

- La meccanica del potere è dell’ordine della repressione? Problema STORICO-

TEORICO

- C’è una rottura storica tra l’epoca della repressione e la sua analisi critica? Problema

STORICO-POLITICO

 I dubbi hanno lo scopo di ricollocare l’”ipotesi repressiva” nei discorsi sul sesso nella

società moderna a partire dal 17° secolo e dimostrare che è falsa.

Essenziale è:

- Prendere in considerazione che Il “fatto discorsivo” è diffuso dal fatto che se ne parla e

dalle istituzioni che incitano a parlarne.

- Mettere in evidenza la “volontà di sapere”che serve al fatto discorsivo da supporto e da

strumento.

NB: Foucault non dice che il divieto del sesso sia un’illusione, ma che i

divieti/rifiuti/censure/negazioni sono elementi che hanno un ruolo tattico nella trasposizione in una

tecnica di potere, in una volontà di sapere.

2. L’ipotesi repressiva

I. L’incitazione ai discorsi

17° secolo: inizio dell’epoca di repressione. Come se per dominarlo nel reale fosse necessario

controllare la sua libera circolazione nel discorso.

Negli ultimi 3 secoli: a proposito di sesso c’è stata un’esplosione discorsiva (con vocabolario

epurato e uso di allusioni/metafore). Si sono formate regione in cui o silenzio assoluto o discrezione

si sono importi, come tra genitori e figli o tra educatori e alunni. Il consolidarsi delle regole di

decenza ha prodotto, come contro-effetto, un’intensificazione della parola indecente.

- Es: pastorale cattolica e sacramento della penitenza dopo il Concilio di Trento.

Gradualmente si copre la crudezza delle domande nei manuali di confessione del Medio

Evo (si evita di entrare nei particolari). Ma se la lingua è castigata, l’estensione della

confessione della carne aumenta, viene data maggior importanza alla penitenza e alle

insinuazioni della carne (pensieri, desideri, immaginazioni…). Il sesso non deve più essere

nominato, ma ogni suo aspetto deve essere esaminato. La carne è la radice di tutti i peccati

e il momento più importante è il turbamento del desiderio difficile da formulare.

La “trasposizione in discorso” del sesso (= dire che tutto ciò che riguarda i piaceri ha affinità col

sesso) era avvenuta prima del 17° secolo, in una tradizione monastica e il 17° secolo ne ha fatto una

regola. Un imperativo è stabilito: trasformare ogni desiderio in discorso.

Non solo si è esteso il campo di ciò che si poteva dire sul sesso, ma si è innestato sul sesso un

discorso con effetti svariati che non può esaurirsi con una legge di proibizione.

 Interesse pubblico, une mentalità nuova, meccanismi di potere per cui il discorso sul sesso è

essenziale.

Nel 18° secolo nasce un’incitazione POLITICA, ECONOMICA e TECNICA di palare di sesso.

Fare un discorso non unicamente morale, ma di razionalità. Di sesso si deve parlare per inserirlo in

sistemi di utilità , da regolare per il bene di tutti. Il sesso diventa una questione di “polizia”, nel

senso di regolare il sesso attraverso discorsi utili e pubblici. Il sesso è al cuore di un problema

politico ed economico della popolazione (bisogna analizzare, età di matrimonio, tasso di natalità,

frequenza dei rapporti sessuali,…), l’avvenire della società è legata all’uso del sesso e quindi il

comportamento sessuale e oggetto di analisi e d’intervento. A seconda degli obiettivi si passa da una

direzione natalista a una anti-natalista.

 Nascita dei comportamenti sessuali e dei loro effetti, al limite tra biologico ed economico.

Tra stato e individuo, il sesso è la posta in gioco, la cui rilevanza è pubblica.

Lo stesso vale per il sesso dei bambini. Non se ne parla meno, ma sono altri a parlarne da altri punti

di vista per avere effetti diversi. Le strategie comprendono più tipi di silenzio che sottendono

discorsi. Es. collegi del 18° secolo: sembra che non si parli mai di sesso, ma i regolamenti

disciplinari ne sono pieni (punizioni, spazio della classe, forma dei tavoli, distribuzione dei

dormitori, sorveglianza – tutto rimanda alla sessualità dei bambini). Inoltre, il sesso del collegiale è

diventato un problema pubblico (medici che danno consigli ai genitori, si rivolgono ai professori,

…). - Es: movimento “filantropico” di Basedow. Al bambino di impone un discorso ragionevole e

limitato. Nella festa Philanthropium del 1776 Basedow invitò tutta la Germania ad assistere

all’educazione sessuale. Gli studenti diedero risposte dotte senza vergogna né risate, al

contrario del pubblico adulto più infantile.

 Quindi sarebbe inesatto dire che l’istituzione pedagogica ha imposta il silenzio al sesso dei

bambini.

Altri centri che nel 18° e 19° secolo hanno suscitato discorsi sul sesso: medicina (sptt psichiatria), la

giustizia penale e controlli sociali.

A partire dal 18° secolo i discorsi sul sesso non si sono moltiplicati al di fuori del potere o contro di

esso.

Il discorso unitario formatasi nel Medio Evo viene dunque scomposto in una molteplicità di

discorsi, che hanno preso forma nella demografia, psichiatria, psicologia, medicina, biologia,

pedagogia,… gli ultimi 3 secoli sono caratterizzati da verità.

La pastorale cristiana, facendo del sesso ciò che doveva essere confessato, l’ha presentato come un

enigma inquietante.

Ciò che è caratteristico delle società moderne, non è che abbiano condannato il sesso a restare

nell’ombra, ma che siano condannate a parlarne sempre, facendolo passare per il segreto.

II. L’ insediamento perverso

Obiezione che si può sollevare: tutta questa attenzione loquace sulla sessualità non è finalizzata ad

una preoccupazione elementare: assicurare il popolamento, riprodurre la forza lavoro, insomma

organizzare una sessualità utile e politicamente conservatrice?

Il 19° secolo è caratterizzato da una dispersione della sessualità e da un insediamento multiforme

delle perversioni. = eterogeneità sessuali.

Fino alla fine del 18° secolo: 3 codici espliciti: - Diritto canonico - Pastorale cristiana - Legge civile

Fissavano lecito/illecito e tutti incentrati sulle relazioni matrimoniali. La vita sessuale dei coniugi

era regolata e piena di raccomandazioni, c’erano molte costrizioni e molto sorvegliata. Confuso

invece era lo statuto della sodomia e indifferente la sessualità infantile. Sia infrangere le leggi del

matrimonio che cercare piaceri strani procurava una condanna. Tra i peccati gravi: stupro (al di

fuori del matrimonio), adulterio, incesto spirituale o carnale, sodomia.

Le proibizioni che si riferivano al sesso erano fondamentalmente di natura giuridica. NB: gli

ermafroditi erano dei criminali perché la loro anatomia confondeva la legge.

L’importanza del discorso del 18° e 19° secolo ha determinato la modifica del sistema centrato sul

matrimonio:

1. Movimento centrifugo rispetto alla monogamia eterosessuale. Se ne parla sempre meno. La

coppia legittima con la sua sessualità regolare ha diritto ad una maggiore discrezione.

2. Ci si interroga la sulla sessualità infantile, dei pazzi, dei criminali, degli omosessuali – sono

studiate le perversioni al di fuori della coppia.

 Emerge la dimensione della “contro-natura”: sposare una parente prossima, sedurre una

religiosa, sadismo, ingannare la propria moglie,…

Si disfa la categoria della “dissolutezza”. Emergono:

- Da una parte le infrazioni alla morale del matrimonio e della famiglia

- Dall’altra gli attacchi al funzionamento naturale

Es: Don Giovanni, dietro al libertino, il perverso (la follia del sesso).

Potere esercitato tramite 4 operazioni:

1. Disposizione intorno al bambino di linee di penetrazione indefinita. Il “vizio” dei bambini è

più di supporto che un nemico. Il controllo della sessualità infantile mira al suo obiettivo

attraverso la diffusione del proprio potere e dell’oggetto sul quale si esercita.

La caccia alle sessualità periferiche comporta l’incorporazione delle perversioni ed una

2. nuova specificazione degli individui. L’omosessuale del 19° secolo è diventato un

personaggio. L’omosessualità è diventata una figura della sessualità quando è stata

ricondotta dalla sodomia ad una androginia interiore. Il sodomita era un recidivo,

l’omosessuale è una specie.

3. Questo potere ha bisogno di presenza costanti e attente, richiede uno scambio di discorsi. Il

potere funziona come un meccanismo di richiamo che estrae le stranezze che sorveglia.

L’esame medico, l’investigazione psichiatrica, il rapporto pedagogico e i controlli famigliari

sono meccanismi a doppio impulso: piacere e potere. Piacere di esercitare un potere che

interroga e sorveglia. Potere che è invaso dal piacere cui dà la caccia. Questi richiami ed

elusioni hanno posto intorno ai corpi spirali perpetue di potere e piacere.

Di qui i dispositivi di saturazione sessuale (caratteristici dello spazio e dei riti sociali del 19°

4. secolo). La famiglia è una rete complessa satura di sessualità multiformi e frammentarie

(separazione adulti/bambini, ragazzi/ragazze, attenzione per la sessualità infantile, pericoli

della masturbazione,…).

Questo potere non esercita attraverso divieti, ma attraverso la moltiplicazione di sessualità

insolite.

La società moderna è perversa REALMENTE e DIRETTAMENTE:

- Realmente: le sessualità multiformi

Che appaiono con le età (neonato, bambino)

o Si fissano in gusti e pratiche (Invertito, feticista,…)

o Investono delle relazioni in modo diffuso (medico-malato, pedagogo-alunno)

o Popolano gli spazi (focolare, scuola, prigione)

o Formano il correlato di procedure precise di potere

o

- Direttamente: l’insediamento delle perversioni è un effetto-strumento, è attraverso

l’isolamento e l’intensificazione delle sessualità periferiche che le relazioni del potere con

il sesso si moltiplicano. A partire dal 19° secolo la proliferazione della sessualità è

sostenuta dai profitti economici: medicina, psichiatria, prostituzione, pornografia.

 Non è corretta l’ipotesi secondo cui le società moderne reprimono la sessualità.

3. Scientia sexualis

Dal 18° secolo: -il discorso sul sesso si è moltiplicato che ha assicurato l’impiantarsi di una

sessualità multiforme.

- A forza di parlarne, in realtà si cerca di dissimulare il sesso e in effetti se ne parlava dal

punto di vista epurato di una scienza fatta di elusioni che invece di parlare del sesso in

quanto tale, si riferiva alle sue perversioni e stranezze. A fine 19° secolo medici come

Garnier, hanno svolto una pratica indiscreta e servile, terroristica (ripercussioni sulla prole,

danni per l’individuo e per la specie). Questa scienza, la medicina della sessualità, diventa

sovrana su temi quali igiene, evoluzione, salute pubblica e vigore fisico preparando il

terreno alla giustificazione dei “razzismi di stato”, allora imminenti. la medicina della

sessualità è percorsa da una VOLONTÀ DI NON SAPERE (discorsi che non volevano dire

la verità, bensì impedirne la produzione.

- Allo stesso tempo, stava crescendo una fisiologia della riproduzione (vegetale e animale)

basata su norme scientifiche. Fra le due non vie era uno scambio. partecipa alla

VOLONTÀ DI SAPERE evitando accecamenti sistematici.

 Es: la Salpetrière di Charcot: strumento di studio e osservazione (per i suoi esami,

interrogatori, esperienze), di incitazione al discorso sul sesso (sedute pubbliche), ma

anche di messa in atto di meccanismi di occultamento (C. interrompe una consultazione

pubblicae fa depurare i dossier da ciò che è troppo sessuale). L’importante di questa

storia è che si sia costruito uno strumento per produrre verità riguardo al sesso, per poi

dissimularla all’ultimo momento.

 Quindi il sesso, non solo una questione di piacere, divieto, ma anche di vero o falso: sesso

come posta in gioco di verità. Va individuata una progressiva formazione di “gioco della

verità e del sesso” che il 19° secolo ci ha trasmesso.

STORICAMENTE, ci sono 2 procedure per produrre la verità sul sesso:

Alcune società, Cina, Giappone, India, Roma, le società arabo-musulmane, si sono date

1. all’ARS EROTICA: la verità è estratta dal PIACERE stesso, considerato come pratica (di

corpo e anima) e raccolto come esperienza e che non segue le leggi del lecito. È un sapere

esoterico dispensato da un maestro che guida il discepolo verso la padronanza assoluta del

corpo, godimento supremo, dimenticanza del tempo, elisir di lunga vita, esilio dalla morte.

Si tratta di un sapere segreto perché se divulgato, perderebbe la sua efficacia.

##in Grecia, la verità ed il sesso erano legati nella PEDAGOGIA, attraverso la trasmissione di

un sapere prezioso

2. La nostra società ha elaborato la SCIENTIA SEXUALIS o procedure finalizzate alla

creazione di una forma di POTERE-SAPERE opposta all’arte dell’iniziazione ed al segreto

magistrale: la CONFESSIONE. A partire da Medio Evo, le società occidentali considerano

la confessione un rito per produrre verità. Ciò che ha contribuito a dare alla confessione un

ruolo centrale sul piano dei poteri CIVILI e RELIGIOSI:

a. Sacramento della penitenza del Concilio Laterano, 1215

b. Sviluppo delle tecniche di confessione

Scomparsa delle prove di colpevolezza (giuramenti, duelli, giudizi di Dio)

c.

d. Creazione di tribunali d’Inquisizione 

e. Evoluzione della parola AVEU: da omaggio confessione: riconoscimento da parte

di qqn delle proprie azioni

 La CONFESSIONE è la tecnica migliore per produrre verità. La confessione si è propagata

nella giustizia, medicina, pedagogia, rapporti famigliari, relazioni amorose, nelle realtà

quotidiane.

Si confessa o si è OBBLIGATI a confessare. Dal Medio Evo, la TORTURA l’accompagna

(diritto greco e romano imperiale avevano accoppiato confessione e tortura).

Di qui: - Metamorfosi nella LETTERATURA: dal piacere di raccontare ed

ascoltare centrato sul racconto eroico a una letteratura divenuta sempre

più confessione, scavo interiore.

- Nuova maniera di FILOSOFARE: nell’esame di sé, cerca le certezze della

coscienza.

L’obbligo della confessione è così incorporato che non lo sentiamo come EFFETTO DI UN

POTERE che ci costringe, ma come liberazione. Il potere ci sembra ciò che impedisce la

liberazione, ma in realtà la verità non è libera, ma la sua produzione è attraversata da

rapporti di potere e la confessione è un es. con tutto questo lavorio, l’Occidente ha prodotto

l’assoggettamento degli uomini (=loro costituzione come soggetti nella duplice accezione di

soggetti e sudditi). Dalla penitenza cristiana fino ad oggi, il sesso è materia privilegiata di

confessione. Ci vien detto che esso è ciò che si nasconde. Ma se invece fosse ciò che viene

confessato?

 La TRASPOSIZIONE IN DISCORSO DEL SESSO e il RAFFORZAMENTO DELLE

SESSUALITÀ DISPARATE sono 2 elementi di uno stesso dispositivo, il cui elemento

centrale è la CONFESSIONE, che costringe a dire il vero della propria singolarità sessuale.

##per noi la verità ed il sesso si connettono nella confessione, attraverso l’espressione di un

segreto individuale. Per secoli la VERITÀ DEL SESSO è rimasta presa nella confessione

(=rituale discorsivo) e NON nell’insegnamento né nell’iniziazione. È una forma lontana dall’ars

erotica. Per la sua struttura di potere, il discorso della confessione non viene dall’alto (come

nell’ars erotica), ma dal basso. A dominare è colui che ascolta o che interroga, non colui che

parla (perché obbligato). Questo discorso di verità produce in effetto in colui al quale lo si

strappa.

La confessione è stata trasformata:

- Partita dalla penitenza Attraverso protestantesimo, controriforma, pedagogia del 18°

secolo, medicina del 19° secolo Si è diffusa in altri campi: padri/figli, allievi/pedagoghi,

malati/psichiatri

- Le sue forme sono diverse: interrogatori, consultazioni, racconti autobiografici, lettere;

riuniti in dossiers pubblicati e commentati.

- La confessione si apre: dire quali pensieri/ossessioni/immagini/desideri hanno affiancato

l’atto sessuale.

Questo ascolto delle confidenze dei piaceri individuali ha prodotto un grande archivio dei piaceri

del sesso, che fu segreto finché patrimonio della penitenza cristiana. Ma poi medicina, psichiatria e

pedagogia ne hanno costituito l’erbario e stabilita la classificazione. Nasce così una SCIENZA-

CONFESSIONE, basata sulla confessione e sui suoi contenuti = paradosso teorico e di metodo,

contro il discorso scientifico. In essa le procedure della confessione e la discorsività scientifica

interferiscono in modo conflittuale. Come han potuto le pratiche della confessione adattarsi al

discorso scientifico? Attraverso 4 meccanismi:

1. Codificazione clinica del “far parlare”: combinazione di esame + confessione tramite

interrogatorio, questionario, ipnosi, associazioni libere far rientrare la confessione in un

campo di osservazione scientifica

2. Postulato di una causalità generale e diffusa: tutto è causato dal sesso (non c’è malattia per il

quale il 19° secolo non abbia immaginato un’eziologia sessuale). I pericoli de sesso

giustificano l’esigenza tecnica dell’inquisizione.

Principio di una latenza intrinseca della sessualità: la funzione del sesso è oscuro perché di

3. natura sfuggevole. La confessione si riferisce a ciò che sfugge al soggetto e che viene alla

luce attraverso la confessione. Ciò implica l’obbligo di una confessione difficile: bisogna

strapparla con forza perché qualcosa si nasconde.

4. Metodo dell’interpretazione: colui che ascolta è il padrone della verità, colui che decifra la

confessione.

5. Medicalizzazione degli effetti della confessione: cioè ricodificati in operazioni terapeutiche.

Il sesso è considerato a livello di normale/patologico, il sesso è un campo di fragilità

patologica. Si delinea una morbosità legata al sesso, ma la verità può guarire.

Dunque, la SCIENTIA SEXUALIS adatta la vecchia procedura della confessione alle nuove regole

del discorso scientifico. Il rito della confessione si stacca dal sacramento della penitenza per

emigrare verso la medicina, psichiatria, pedagogia.

HP GENERALE DI FOUCAULT: la società che si sviluppa nel 18° secolo

(borghese/capitalista/industriale) ha prodotto sul sesso dei discorsi veri e ha formulato la verità

organizzata (come se ci fosse bisogno di inscrivere il sesso in un regime ordinato di sapere). Ne

deriva la “questione del sesso” (nei 2 sensi di problematizzazione ed interrogatorio) in cui si

sviluppano 2 processi:

1. Gli chiediamo di dire la verità .

Gli chiediamo di dirci la verità su di noi (nascosta nel profondo e a noi ignota).

2.

 Attraverso questo meccanismo si è costituito un sapere del soggetto. Dalla confessione

cristiana e giudiziaria, si è realizzato un progetto di una SCIENZA DEL SOGGETTO (la

causalità nel sogg…) che gravita attorno alla questione del sesso.

NB: l’ars erotica non è scomparsa dalla civiltà occidentale. C’è stata nella confessione cristiana, una

serie di metodi che si avvicinano all’ars erotica: la guida di un maestro, l’intensificazione delle

esperienze, maggiorazione degli effetti attraverso il discorso, il fenomeno di estasi. La

moltiplicazione dei piaceri legati alla produzione della verità sul sesso è un’ars retorica.

 Anziché partire dalla repressione, dobbiamo analizzare i modi in cui si sono prodotti i

discorsi sul sesso, la verità del sesso e di definire le strategie di potere che sono immanenti

alla volontà di sapere.

4. Il dispositivo di sessualità

Sarebbe nascosto il sesso? Al contrario, uno degli emblemi della nostra società è “il sesso che

parla”. Il sesso è posto al centro di una PETIZIONE DEL SAPERE, che è duplice: noi diciamo la

verità di lui e lui di noi. Abbiamo finito per chiedere al sesso, chi siamo? Non tanto al sesso-natura

(nels senso di Fisica), ma al sesso-storia, sesso-significato e al sesso-discorso (nel senso di Logica).

Non solo abbiamo fatto rientrare il sesso sotto il controllo della razionalità, ma abbiamo anche dato

vita ad una logica della concupiscenza (intenso desiderio di appagamento) e del desiderio a cui

chiediamo di spiegare noi, la nostra anima e storia. Il sesso è diventata la chiave per spiegare tutto.

Perché si cerca la verità del sesso e la verità nel sesso? Bisogna fare la storia di questa volontà di

sapere.

Cosa chiediamo al sesso al di là dei suoi piaceri possibili? Perché tanto impegno nel costruire il

sesso come segreto?

Proposizioni generali per ricerche future:

1. La posta in gioco

Il desiderio non è esterno al potere. Il rapporto di potere già là dov’è il desiderio. Il

DESIDERIO è la mancanza che lo attiva, prodotto dal potere. F. costruisce un’”analitica del

potere”(= descrizione del campo specifico delle relazioni di potere e degli strumenti che

l’analizzano) e non una “teoria del potere”. Questa deve liberarsi del potere “giuridico-

discorsiva”, ossia la concezione che domina repressione e teoria della legge costitutiva del

desiderio.

Le caratteristiche del potere “giuridico-discorsiva” sono:

- Relazione negativa: tra potere e sesso, se si stabilisce un rapporto, è negativo. Se il potere

produce desiderio, lo fa in negativo.

- Istanza della regola: il potere detta la sua legge sul sesso. Il potere definisce ciò che è lecito

e ciò che non lo è. La presa del potere sul sesso agisce attraverso il linguaggio.

- Il ciclo del divieto: non proverai piacere se non nel segreto. L’obiettivo del potere è che il

sesso rinunci a se stesso.

- La logica della censura: ha 3 forme:

Affermare che non è permesso

o Impedire che sia detto

o Negare che esista

o

= Logica paradossale a catena, tipico dei metodi di censura poiché contiene l’inesistente-

l’illecito-l’indicibile in modo che ciascuno sia contemporaneamente principio ed effetto

dell’altro.

- L’unità del dispositivo: il potere sul sesso si eserciterebbe allo stesso modo a tutti i livelli,

che sia un padre che proibisce o un principe che detta leggi,… di fronte ad un potere che è

legge, c’è qualcuno che obbedisce, che è assoggettato.

Come mai accettiamo questa concezione giuridica del potere, che è limitativa? Perché

ridurre i dispositivi di dominazione alla sola legge di proibizione?

 In primo luogo, questa è un’astuzia del potere, che per rendersi tollerabile deve sapere

dissimulare una parte della propria forza. La sua riuscita è proporzionale alla quantità

di meccanismi che nasconde. Il segreto è indispensabile al suo funzionamento.

 C’è una ragione storica: le istituzioni di potere sviluppatesi nel Medio Evo (monarchi,

Stato e suoi apparati) sono sorte su poteri preesistenti e in un certo sesso contro di essi:

ai poteri disordinati e conflittuali, essi hanno opposto istanze di regolazione e

delimitazione ed hanno esercitato tramite meccanismi di divieto e sanzione. La formula

pax et iustitia mostra a pace come proibizione di guerre. Nelle società occidentali, a

partire dal Medio Evo, l’esercizio del potere sì è sempre formulato nei termini del

DIRITTO.

Una tradizione del 18° o 19° secolo. ci ha abituati ad associare il potere monarchico

o al non-diritto. Ma ciò fa dimenticare che le monarchie occidentali si sono edificate

come sistemi di diritto. Attraverso lo sviluppo della monarchia, si è instaurata la

dimensione giuridico-politica (non adeguata al modo in cui il potere si esercita).

 La critica anti-monarchica del 18° secolo. non si è fatta contro il sistema

giuridico-monarchico, ma si è servita di una riflessione giuridica che ha

accompagnato lo sviluppo della monarchia senza mettere in dubbio che il

potere debba esercitarsi nella forma del diritto.

Una critica del 19° secolo. era più radicale: voleva mostrare che il potere reale

 sfuggiva alle regole del diritto e che lo stesso sistema del diritto non faceva

che esercitare violenza e di far funzionare, sotto l’apparenza di legge, le

ingiustizie di una dominazione. Ma anche in questo caso il presupposto è che

il potere si debba esercitare secondo un diritto fondamentale.

 la rappresentazione del potere è sempre ossessionata dalla monarchia, nonostante la differenza di

epoche ed obiettivi.

Pensare il potere a partire da questi problemi (problema del diritto, della violenza, dello stato

e della sovranità), significa pensarlo a partire dalla forma storica della MONARCHIA GIURIDICA,

tuttavia, forma transitoria. Già ai tempi della Rivoluzione Francese, nonostante il proliferare di

codici , il diritto era già in declino. Oggi il potere si esercita attraverso LA TECNICA (e non

diritto), IL CONTROLLO (e non punizione), LA NORMALIZZAZIONE (e non la legge), che

vanno al di là dello Stato.

 Se si vuole analizzare il potere dal punto di vista storico dei suoi metodi di funzionamento,

bisogna liberarsi dell’immagine del potere-legge/potere-sovranità, della rappresentazione

giuridica del potere, rinunciando di pensarlo in termini di legge e di sovranità.

2. Il metodo

Analizziamo un certo tipo di sapere sul sesso, non in termini di repressione, ma in termini di potere.

POTERE= molteplicità dei rapporti di forza in campo e la loro organizzazione. Il potere è quindi la

base mobile di rapporti di forza che inducono per la loro instabilità a situazioni di potere, sempre

locali ed instabili e che promuovono flussi di potere-dipendenza. Il potere è dappertutto

(=ONNIPRESENZA di potere) perché si produce in ogni istante e proviene da ogni punto. Il potere

è il nome che si dà ad una situazione strategica complessa in una società. Il potere come rapporti di

forza integrati da 2 strategie: della GUERRA e della POLITICA. In questa linea, si può affermare:

- Il potere si esercita a partire da innumerevoli punti.

- Le relazioni di potere sono immanenti ad altri tipi di rapporti (processi economici, relazioni

sessuali) e hanno un ruolo produttivo.

- Il potere viene dal basso, suddiviso a tutti i livelli in una miriade di spazi e di soggetti

sociali (famiglia, gruppi, istituzioni). Non c’è all’origine una divisione tra dominati e

dominanti.

- Le relazioni di potere sono intenzionali e non soggettive. Ogni relazione di potere ha in sé

un calcolo. Non ci sono soggetti individuali da cui dipende tutto il potere, bensì ci sono

tattiche che formano dei dispositivi d’insieme la cui logica è chiara, ma senza paternità.

- Dove c’è potere, c’è resistenza, mai in posizione di esteriorità rispetto al potere. Sono punti

di resistenza presenti ovunque nella trama del potere, distribuite irregolarmente, spesso

transitori, spesso suscitano raggruppamenti. Un’analisi strategica di questi punti di

resistenza rende possibile una rivoluzione. (es: genitori/figli: c’è già resistenza al suo

interno).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in civiltà e lingue straniere moderne
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Valentinaligabue di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica e teoria della letteratura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Iacoli Giulio.

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