L'indiscrezione romanzesca
La famiglia diventa in letteratura il luogo specifico dove gli scrittori ricavano materiale. La famiglia è lo strumento di controllo dei giovani (la scuola è sostituto di quell'idea di famiglia). Il romanzo scopre quell'intimità dell'individuo, la sua vita interiore. Romanzo e famiglia sono profondamente legati. "Conversazione in Sicilia" di Vittorini ha, infatti, come centro la figura materna e quella paterna. La famiglia come struttura simbolica sulla quale si modella l'individuo; lo scavo del privato va a cercare fenomeni che solitamente erano stati ai confini, argomenti non comuni. La marginalità.
La luna e i falò e "Conversazione in Sicilia"
Entrambe sono narrazioni in prima persona, quasi come due lunghi monologhi. Da una parte abbiamo Silvestro, dall'altra Anguilla. V: è un personaggio in crisi, non può più riconoscere il mondo intorno a lui, "in preda a astratti furori".
Tecnica di Vittorini
Vittorini usa parole elementari ma in frasi che le rendono fondamentali. "Chinare il capo" assume un valore assoluto, un valore simbolico: chi si sottomette alla vita. Una sconfitta esistenziale del suo personaggio e anche di Vittorini stesso (siamo durante il fascismo). Parliamo di "astratti furori", non sono concreti, impossibili da manifestare. Sarà, per questo aspetto, fondamentale la figura della madre.
Silvestro è un fantasma, un po' come Mattia Pascal, ma Pirandello ne dà quasi una descrizione comica. In Vittorini la visione è, invece, tragica. È quasi come se non fosse mai vissuto, è svuotato delle cose, le cose quotidiane, elementari. Vittorini non si stacca mai dal quotidiano. Silvestro viaggia alla ricerca dell'innovazione, deve ritrovare la sua vita. Non si intitola viaggio in Sicilia ma Conversazione, conversare: essere nello stesso posto, nello stesso luogo.
Significato del titolo
Vittorini infatti narra lo "stare insieme" di alcuni personaggi nel cammino verso la Sicilia per poi stare insieme in Sicilia. Questo è il significato che Vittorini intende dare al titolo del romanzo. Stare insieme come gruppo sociale, ma in Sicilia, dimensione simbolica dello spirito, assume un valore assoluto. È un po' come fosse un film scritto (era un appassionato di cinema Vittorini). È come se costruisse un montaggio scritto sulla carta. Idea di costruire un romanzo come se fosse un film. 49 paragrafi, che sono le "sequenze" del viaggio.
La scrittura di Pavese
Pavese, invece, scrive in maniera molto diversa, il suo è sì un monologo, ma continuato, senza salti, o meglio senza farci sentire i salti del tempo. Monologo fluido, imita il meccanismo della memoria che recupera il passato. Presentazione del padre che dice al figlio di andare a trovare la madre per il suo compleanno, tramite lettera. È come se il padre volesse mandare il figlio in Sicilia per scoprire qualcosa. Il padre vestirà sempre la parte dell'attore per tutto il romanzo ed è così che Silvestro in quel momento se lo ricorda mentre recita. Non è casuale questo ricordo, questo meccanismo della mente di Silvestro.
Metafore e allegorie
Vittorini fa ricorso alla fiaba del "pifferaio magico", i topi che si muovevano in lui, qualcosa di disgustoso che Silvestro si portava dietro. Usa la metafora dei topi: sono i ricordi oscuri del passato (15 anni). Questi ricordi vogliono venire fuori, alla luce: pifferaio. È la rappresentazione dell'inconscio, "nostalgia come di riavere in me la mia infanzia": non "ricordare" ma "avere": lui vuole con sé quei 15 anni, bisogna che ritrovi in sé la Sicilia.
Vittorini lavorerà sempre sull'aspetto figurale del linguaggio, lingua non diretta, ma lingua figurata, tramite il mito e la metafora. Il mito è quella forma di pensiero che allontana dalla visione storica (fascismo). E tramite, anche l'allegoria, le conoscenze che fa durante il suo viaggio non sono reali ma allegoriche: COI BAFFI- E-SENZA BAFFI (capitolo 5): sono le spie del governo fascista e Silvestro si trova coinvolto nel loro dialogo, sentendosi complice di qualcosa. Il terzo personaggio spiegherà cosa c'era di losco tra quei due "non sentivate la puzza?".
È un personaggio fondamentale, il Granlombardo; che sarà l'aspetto positivo della paternità per tutto il romanzo. La trasposizione in senso eroico della figura paterna. Un'immagine di paternità ideale. Silvestro non capisce di cosa stia parlando, che puzza.
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