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Proiezioni del suono sull’immagine

Prologo di "Persona" (R. Ingmar Bergman)

Senza suono scopriamo che sono tre piani distinti mentre ne si vedeva solo uno perché legati dal suono. Le immagini dell’obitorio, senza il suono che le lega, sono delle fotografie fisse. Senza il suono la sequenza perde il proprio ritmo e la propria unità.

"Le vacanze di monsieur Hulot" (R. Jacques Tati)

Nella scena della spiaggia immagini e suono sono contrapposti: vediamo bagnanti che non si divertono dall’aria imbronciata ma sentiamo grida di bambini che si divertono e giocano, voci che risuonano. È un’illusione audiovisiva, quella del valore aggiunto.

Valore aggiunto

Valore espressivo e informativo con cui un suono arricchisce un’immagine, sino a far credere che quell’informazione derivi da ciò che si vede. Fino a procurare l’impressione che il suono sia inutile. Funziona soprattutto nel sincronismo suono/immagine attraverso la sincresi, che permette di istituire una relazione immediata. Tutto ciò che sullo schermo è collisione assume tramite il suono una consistenza di cui non si può fare a meno.

Vococentrista

Il suono nel cinema favorisce la voce, la mette in evidenza. Quando la si registra non si cerca la fedeltà ma più la sua intellegibilità delle parole pronunciate, quindi è un verbocentrismo. Un essere umano se sente delle voci in mezzo ad altri suoni, sono quelle voci che andranno a catturare la sua attenzione. L’immagine cinematografica sembra parlare da se invece è in realtà una parola.

Due modi che la musica utilizza per creare nel cinema una specifica emozione

  • Musica empatica: la musica esprime direttamente la propria partecipazione all’emozione della scena, rivestendo il ritmo, il tono, il fraseggio adatti, in funzione dei codici culturali di tristezza, gioia, emozione e movimento.
  • Musica anempatica: mostra una chiara indifferenza alla situazione, dispiegandosi in maniera uguale e ineluttabile come un testo scritto. Può essere usato anche con i rumori, per esempio dopo una scena molto violenta un qualsiasi suono continua a svolgersi come se nulla fosse accaduto.
  • Musiche che non sono né empatiche né anempatiche e che hanno sia un senso astratto sia una semplice funzione di presenza.

Percezione sonora e visiva

La percezione sonora e visiva si influenzano a vicenda e si prestano alle relative proprietà. Il suono, diversamente dal visivo, presuppone il movimento come prima condizione. Il suono immobile (tonalità del telefono) è quello che nel proprio svolgimento non presenta alcuna variazione. L’orecchio analizza, lavora e sintetizza più in fretta dell’occhio, che è più lento perché deve fare di più: lavora contemporaneamente nello spazio e nel tempo. In un primo contatto con un messaggio audiovisivo l’occhio è più abile spazialmente, l’orecchio temporalmente: nei film di kung fu i movimenti rapidi creerebbero un’impressione confusa se non fossero accompagnati da punteggiature sonore rapide (fischi, grida, colpi) che marcano percettivamente determinati momenti. Grazie a questi suoni che punteggiano i movimenti complessi si crea un tragitto visivo particolare, anche con effetto illusionistico: quando il suono fa vedere un movimento rapido che nell’immagine non c’è (porte scorrevoli in Guerre Stellari).

Temporalizzazione

Percezione del tempo dell’immagine, suscettibile di essere influenzata dal suono, ha tre aspetti:

  • Animazione temporale dell’immagine: la percezione del tempo dell’immagine è resa dal suono più o meno dettagliata, immediata, concreta o al contrario vaga, fluttuante e generale.
  • Linearizzazione temporale dei piani: non sempre corrispondono ad una durata lineare da un piano 1 ad un piano 2, mentre il suono sincrono impone un’idea di successione.
  • Vettorializzazione: o drammatizzazione dei piani, orientamento verso un futuro, uno scopo e creazione di un sentimento di imminenza e di attesa.

Questi effetti però dipendono dalla natura delle immagini e dei suoni messi in rapporto: l’immagine non ha di per se stessa alcuna animazione temporale né alcuna vettorializzazione, esempio è un’immagine fissa o una fluttuazione che non lascia attendere alcuna risoluzione (riflesso nell’acqua). L’immagine comporta un’animazione temporale propria, come spostamento di personaggi od oggetti, movimenti di fumo o di luci. La temporalità del suono si combina con quella dell’immagine.

La temporalizzazione dipende anche dal tipo di suono

  • Natura del movimento del suono, un suono dal mantenimento uniforme e continuo è meno animatore di un suono dal mantenimento accidentato e oscillante.
  • Prevedibilità o imprevedibilità dello svolgimento sonoro, un ritmo regolarmente scandito di un suono, quindi prevedibile, crea un’animazione temporale inferiore a quella creata da un suono dallo svolgimento irregolare, dunque imprevedibile, che pone l’attenzione in costante allarme. Ma anche un ritmo ciclico può creare tensione.
  • Ruolo del tempo, una musica rapida non accelera necessariamente la percezione dell’immagine. Se il flusso delle note della musica è instabile ma ha un andamento moderato, l’animazione temporale sarà maggiore che nel caso in cui l’andatura sia rapida ma regolare.
  • Definizione del suono, un suono ricco di frequenze acute genererà una percezione più in allarme.

Influenza del suono sull'immagine

Perché un suono influenzi temporalmente un’immagine bisogna innanzi tutto che l’immagine vi si presti, sia per la fissità e recettività passiva sia per sua propria attività. I microritmi visivi sono movimenti rapidi sulla superficie dell’immagine causati da elementi quali volute di fumo, pioggia, fiocchi di neve. Questi fenomeni creano valori ritmici rapidi e fluidi che instaurano nell’immagine stessa una temporalità vibrante.

Tempo del film

Il tempo del film è divenuto non più un valore elastico, più o meno modificabile a seconda del ritmo di proiezione, ma un valore assoluto. Il suono ha dunque temporalizzato l’immagine (i piani del cinema muto non avevano una durata intera esatta) non soltanto per effetto del valore aggiunto ma anche imponendo una normalizzazione della velocità di scorrimento del film. Il cinema sonoro può dunque essere definito cronografico.

Linearizzazione temporale

Quando una successione di immagini non pregiudica di per se stessa il concatenamento temporale delle azioni che essa illustra, l’aggiunta di un suono realistico e diegetico impone a essa un tempo reale e lineare. L’ascolto della voce narrata, quando è sincronizzata con l’immagine, possiede il potere di inserire quest’ultima in un tempo reale e linearizzato che non ha più elasticità.

Vettorializzazione del suono

Se prendiamo una serie di suoni che nel senso che va dal passato al futuro e dal futuro al passato non distinguiamo nessuna differenza sensibile il tempo di questo piano non è vettorializzato. I fenomeni sonori sono più vettorializzati nel tempo, con un inizio, un centro e una fine non reversibili, di quanto lo siano i fenomeni visibili. Un personaggio che parla, sorride suona il piano, offre un’immagine periodica e reversibile mentre il suono al contrario è un susseguirsi di fenomeni tutti orientati nel tempo.

Musica culturalmente fuori luogo

Una musica o un suono che vengano percepiti come culturalmente fuori luogo nell’ambito in cui si inseriscono, non faranno vibrare l’immagine.

Identità acustica

Quella di una vibrazione acuta, leggermente ineguale, che mette in allarme affascinando nel contempo. Effetto che però è molto fragile.

Valore aggiunto reciproco

Il valore aggiunto è reciproco perché se il suono rende l’immagine differente da come sarebbe senza di esso, dal canto suo l’immagine fa sentire il suono diverso da come risulterebbe se risuonasse nel buio. Ciò che rende tanto terrificanti le grida non è la loro realtà acustica ma ciò che la situazione raccontata e ciò che viene lasciato visibile conducono a proiettare su di esse. Uno stesso suono può, a seconda del contesto drammatico e visivo, raccontare cose diverse, poiché per lo spettatore più che il realismo acustico saranno il criterio del sincronismo e il criterio della verosimiglianza globale a condurlo ad applicare un suono ad un evento o ad un fenomeno (anguria schiacciata: suono di frutta schiacciata in una commedia o cranio schiacciato in un film di guerra = lo stesso suono sarà nel primo caso divertente e nel secondo insostenibile). È un rumore impressionante anche l’interruzione di parola, esempio una voce che parla e dopo viene calata in quella gola dell’olio bollente.

I tre ascolti

Tre differenti disposizioni di ascolto

  • Ascolto casuale: consiste nel servirsi del suono per informarsi il più possibile sulla sua causa, sia che sia visibile (suono come informazione aggiuntiva) sia non visibile (suono come principale fonte di informazione). Se la causa è invisibile viene identificata tramite un sapere o con un calcolo logico. L’ascolto casuale è il più diffuso, il più influenzabile e il più ingannabile. Può avvenire a due livelli: riconosciamo la causa precisa e individuale; non riconosciamo un individuo o elemento unico e particolare ma una categoria causale come uomo macchina o animale.
  • Ascolto semantico: quello che fa riferimento ad un codice o ad un linguaggio per interpretare il messaggio come il linguaggio parlato o il Morse.
  • Ascolto ridotto: è l’ascolto rivolto alle qualità e alle forme proprie del suono, indipendentemente dalla sua causa e dal suo senso e che considera il suono come oggetto di osservazione. La percezione non è un fenomeno individuale, perché ha una sua oggettività dipendente dalle percezioni condivise e qui si colloca l’ascolto ridotto. Lo pratichiamo anche senza saperlo ad esempio quando individuiamo l’altezza di una nota. Affina l’ascolto di regista, ricercatore e tecnico che in tal modo conosceranno il materiale di cui si servono. Infatti il valore affettivo, emozionale, fisico ed estetico di un suono non è legato solo alla spiegazione causale ma anche alle qualità proprie del timbro.

Situazione d’ascolto acusmatica

È quella in cui si sente il suono senza vederne la causa, modifica il nostro ascolto attirando la nostra attenzione sui suoi caratteri sonori che la visione simultanea delle cause ci nasconde.

Imposto a udire

Non abbiamo palpebre per i suoni, difficilmente possiamo escludere, selezionare e sezionare qualcosa. Anche se non gli prestiamo un’attenzione cosciente si insinua nella nostra percezione. Le conseguenze di ciò, nel cinema, sono che il suono è più dell’immagine un mezzo insidioso di manipolazione affettiva e semantica.

Linee e punti

Contrappunto o orizzontale

È la forma ideale di cinema sonoro, quella in cui suono e immagine formano due catene parallele e liberamente legate, senza dipendenza unilaterale. Un esempio è il videoclip: marcato da una solidarietà percettiva e di una disposizione regolare, di quando in quando, di punti di sincronizzazione.

Rapporti armonici e verticali

Sono i rapporti tra un suono dato e ciò che accade contemporaneamente nell’immagine.

Contrappunto audiovisivo

Lo si incontra spesso in televisione, specialmente durante certi eventi sportivi, in cui l’immagine segue la propria strada e il commento un’altra. Ma si nota solo se oppone il suono e l’immagine su un punto preciso, solo se pregiudica la lettura del suono come quella dell’immagine.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianbiker di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Musica e cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Vittorini Fabio.
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