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3)Ruolo del tempo, una musica rapida non accelera necessariamente la percezione dell’immagine. Se il

flusso delle note della musica è instabile ma ha un andamento moderato, l’animazione temporale sarà

maggiore che nel caso in cui l’andatura sia rapida ma regolare; 4)Definizione del suono, un suono ricco di

frequenze acute genererà una percezione più in allarme.

-Perché un suono influenzi temporalmente un’immagine bisogna innanzi tutto che l’immagine vi si presti,

sia per la fissità e recettività passiva sia per sua propria attività. I microritmi visivi sono movimenti rapidi

sulla superficie dell’immagine causati da elementi quali volute di fumo, pioggia, fiocchi di neve. Questi

fenomeni creano valori ritmici rapidi e fluidi che instaurano nell’immagine stessa una temporalità vibrante.

-Il tempo del film è divenuto non più un valore elastico, più o meno modificabile a seconda del ritmo di

proiezione, ma un valore assoluto. Il suono a dunque temporalizzato l’immagine (i piani del cinema muto

non aveano una durata intera esatta) non soltanto per effetto del valore aggiunto ma anche imponendo

una normalizzazione della velocità di scorrimento del film. Il cinema sonoro può dunque essere definito

cronografico.

-Linearizzazione temporale, quando una successione di immagini non pregiudica di per se stessa il

concatenamento temporale delle azioni che essa illustra, l’aggiunta di un suono realistico e diegetico

impone a essa un tempo reale e lineare. L’ascolto della voce narrata, quando è sincronizzata con

l’immagine, possiede il potere di inserire quest’ultima in un tempo reale e linearizzato che non ha più

elasticità.

-Se prendiamo una serie di suoni che nel senso che va dal passato al futuro e dal futuro al passato non

distinguiamo nessuna differenza sensibile il tempo di questo piano non è vettorializzato. I fenomeni sonori

sono più vettorializzati nel tempo, con un inizio, un centro e una fine non reversibili, di quanto lo siano i

fenomeni visibili. Un personaggio che parla, sorride suona il piano, offre un’immagine periodica e

reversibile mentre il suono al contrario è un susseguirsi di fenomeni tutti orientati nel tempo.

-Una musica o un suono che vengano percepiti come culturalmente fuori luogo nell’ambito in cui si

inseriscono, non faranno vibrare l’immagine.

-Identità acustica= quella di una vibrazione acuta, leggermente ineguale, che mette in allarme affascinando

nel contempo. Effetto che però è molto fragile.

-Il valore aggiunto è reciproco perché se il suono rende l’immagine differente da come sarebbe senza di

esso, dal canto suo l’immagine fa sentire il suono diverso da come risulterebbe se risuonasse nel buio. Ciò

che rende tanto terrificanti le grida non è la loro realtà acustica ma ciò che la situazione raccontata e ciò

che viene lasciato visibile conducono a proiettare su di esse. Uno stesso suono può, a seconda del contesto

drammatico e visivo, raccontare cose diverse, poiché per lo spettatore più che il realismo acustico saranno

il criterio del sincronismo e il criterio della verosimiglianza globale a condurlo ad applicare un suono ad un

evento o ad un fenomeno (anguria schiacciata: suono di frutta schiacciata in una commedia o cranio

schiacciato in un film di guerra= lo stesso suono sarà nel primo caso divertente e nel secondo insostenibile).

È un rumore impressionante anche l’interruzione di parola, esempio una voce che parla e dopo viene calat

in quella gola dell’olio bollente.

2)I tre ascolti

-Tre differenti disposizioni di ascolto: 1)L’ascolto casuale, consiste nel servirsi del suono per informarsi il più

possibile sulla sua causa, sia che sia visibile (suono come informazione aggiuntiva) sia non visibile (suono

come principale fonte di informazione). Se la causa è invisibile viene identificata tramite un sapere o con un

calcolo logico. L’ascolto casuale è il più diffuso, il più influenzabile e il più ingannabile. Può avvenire a 2

livelli: 1)riconosciamo la causa precisa e individuale; 2)Non riconosciamo un individuo o elemento unico e

particolare ma una categoria causale come uomo macchina o animale; 1)L’ascolto semantico, quello che fa

riferimento ad un codice o ad un linguaggio per interpretare il messaggio come il linguaggio parlato o il

Morse; 3)L’ascolto ridotto, è l’ascolto rivolto alle qualità e alle forme proprie del suono, indipendentemente

dalla sua causa e dal suo senso e che considera il suono come oggetto di osservazione. La percezione non è

un fenomeno individuale, perché ha una sua oggettività dipendente dalle percezioni condivise e qui si

colloca l’ascolto ridotto. Lo pratichiamo anche senza saperlo ad esempio quando individuiamo l’altezza di

una nota. Affina l’ascolto di regista, ricercatore e tecnico che in tal modo conosceranno il materiale di cui si

servono. Infatti il valore affettivo, emozionale, fisico ed estetico di un suono non è legato solo alla

spiegazione causale ma anche alle qualità proprie del timbro.

-Situazione d’ascolto acusmatica= è quella in cui si sente il suono senza vederne la causa, modifica il nostro

ascolto attirando la nostra attenzione sui suoi caratteri sonori che la visione simultanea delle cause ci

nasconde.

-Imposto a udire= non abbiamo palpebre per i suoni, difficilmente possiamo escludere, selezionare e

sezionare qualcosa. Anche se non gli prestiamo un’attenzione cosciente si insinua nella nostra percezione.

Le conseguenze di ciò, nel cinema, sono che il suono è più dell’immagine un mezzo insidioso di

manipolazione affettiva e semantica.

3)Linee e punti

-Di contrappunto o orizzontale= è la forma ideale di cinema sonoro, quella in cui suono e immagine

formano due catene parallele e liberamente legate, senza dipendenza unilaterale. Un esempio è il

videoclip: marcato da una solidarietà percettiva e di una disposizione regolare, di quando in quando, di

punti di sincronizzazione.

-I rapporti armonici e verticali= sono i rapporti tra un suono dato e ciò che accade contemporaneamente

nell’immagine.

-Il contrappunto audiovisivo lo si incontra spesso in televisione, specialmente durante certi eventi sportivi,

in cui l’immagine segue la propria strada e il commento un’altra. Ma si nota solo se oppone il suono e

l’immagine su un punto preciso, solo se pregiudica la lettura del suono come quella dell’immagine.

-Ogni elemento sonoro allaccia con gli elementi narrativi contenuti nell’immagine, così come gli elementi

visivi compositivi e scenografici, rapporti verticali simultanei più forti di quelli che i suoni allacciano gli uni

con gli altri nella loro successione. Il rapporto più semplice e forte, quello del suono fuori campo,

presuppone il confronto del suono con l’immagine, che lo determina come fuori dal campo pur facendolo

risuonare.

-A differenza del montaggio video, non percepiamo un’unità specifica nel montaggio audio, le giunte

sonore non sono evidenti e non ci permettono di delimitare tra di esse blocchi identificabili. 1)Da un lato la

colonna audio di un film è spesso formata da diversi strati realizzati e fissati anche sovrapponendoli uno

all’altro; 2)dall’altro un dialogo di un film può essere costellato di giunte non udibili per l’ascoltatore,

mentre il passaggio da un piano all’altro girato in momenti diversi salta subito all’occhio. Al contrario, i tagli

sonori possono essere sentiti ed individuati in maniera brusca. Col suono è possibile realizzare un

montaggio udibile e un montaggio non udibile. Godard tagliava in suoni come le immagini, evidenziando la

discontinuità e i salti, limitando il montaggio invisibile. Non mescola assieme troppe piste diverse, cosicché

la nostra attenzione non viene sollecitata da tagli a differenti livelli della catena sonora. Tra due segmenti

sonori che si succedono non è possibile creare un rapporto di natura astratta e strutturale, come quelli di

due piani visivi tipo: qualcuno che guarda qualcosa/l’oggetto del suo sguardo.

-Quando parliamo di piano nel cinema facciamo un nodo tra la sua superficie spaziale e la sua dimensione

temporale. Nei segmenti sonori, invece, prevale la dimensione temporale e quella spaziale sembra essere

inesistente, l’attrazione spaziale da parte dell’immagine è più forte. Quindi quando si ha un audiovisivo, i

tagli visivi continuano ad essere il punto di riferimento della percezione.

-Unità: frasi, rumori, temi musicale, cellule sonore.

-Il flusso del suono di un film si caratterizza per l’aspetto più o meno legato dei differenti elementi sonori o

al contrario più o meno accidentato e interrotto dai bruschi salti. L’impressione generale del flusso sonoro è

in funzione all’insieme degli elementi.

-Logica del concatenamento audiovisivo: 1)Interna, concatenazione di immagini e suoni concepito per

rispondere a un processo organico flessibile di sviluppo, di variazione e di crescita. Privilegia le

modificazioni continue e progressive e non utilizza brusche cesure se la situazione non lo richiede; 2)

Esterna, risente degli effetti di discontinuità e di cesura in quanto interventi esterni al contenuto

rappresentato come il montaggio che taglia il filo dell’immagine o del suono. Il cinema d’animazione

moderno gioca molto con la logica esterna.

-Unificazione del flusso delle immagini: 1) A livello temporale, oltrepassando i tagli visivi; 2) A livello

spaziale, facendo sentire ambienti globali , attraverso canti di uccelli o rumore del traffico, che creano un

quadro generale in cui l’immagine sembra contenuta; 3) Tramite l’eventuale presenza di una musica

orchestrale, che sottraendosi alla nozione di tempo e spazio reali, inserisce le immagini in uno stesso flusso.

-Punteggiatura= il testo viene affrontato come un continuum da punteggiare con: pause, intonazioni,

respirazioni, gesti, ecc. nel cinema muto la punteggiatura era semplice: gestuale, visiva e ritmica ed anche i

cartelli fungevano da strumento di punteggiatura. Il suono sincrono ha quindi introdotto nel cinema il

principio della punteggiatura. Un abbaiare fuori campo o il rintocco di una campana in scena sono mezzi

discreti per sottolineare una parola, scandire un dialogo, chiudere una scena. Naturalmente la

punteggiatura dipende dal montatore video o del suono oppure dal regista. La musica può fingere un

grande ruolo di punteggiatura, come nel Il traditore dove la musica imita i rumori di monete che cadono per

terra.

-Leitmotiv= ogni personaggio chiave od ogni idea-forza del racconto sono dotati di un tema che li

caratterizza. Questi temi si succedono in rapporto con le apparizioni dei personaggi e subiscono

trasformazioni che riflettono le variazioni della loro esteriorità e della loro interiorità. La punteggiatura mira

ad eliminare il carattere realistico e momentaneo di certi gesti o battute, per farne degli elementi

significanti nell’ambito di una messa in scena globale.

-Elementi di sfondo sonoro= suoni di sorgente più o meno puntuale e di comparsa più o meno

intermittente che contribuiscono a popolare e a creare lo spazio di un film con piccoli tocchi distinti e

localizzati. Ad esempio l’abbaiare di un cane in lontananza o lo squillo del telefono nell’ufficio a fianco.

Abita e definisce uno spazio e può avere anche un ruolo di punteggiatura.

-In una catena audiovisiva, l’audiospettatore individua coscientemente o incoscientemente delle direzioni

di evoluzione e verifica in seguito se questa evoluzione innescata si realizza come previsto.

-Ogni luogo ha il suo silenzio specifico, per questo si registra l’audio di un ambiente, che poi servirà per

eventuali raccordi tra le battute e per creare l’impressione che il quadro dell’azione sia temporaneamente

silenzioso. L’impressione di silenzio non è data dalla sola assenza del suono ma è raggiunta tramite un

contesto e una preparazione, come farla precedere da una sequenza rumorosa. Il silenzio non è mai un

vuoto neutro, è il negativo di un suono che si è sentito prima o che si immagina, è il prodotto di un

contrasto. Lo si può esprimere anche attraverso dei rumori, quei rumori che normalmente vengono

associati ad un’idea di calma, perché non attirano la nostra attenzione e non sono udibili se non nel

momento in cui gli altri si sono spenti, ad esempio il ticchettio di una sveglia: risuona intenso e stridente,

valorizzato dall’assenza di altri rumori, facendo risaltar il silenzio. Si usano anche versi di animali in

lontananza, pendole di appartamenti vicini, sfioramenti e tutti i rumori molto ravvicinati, passi in strada.

-Punto di sincronizzazione= in una catena audiovisiva, è un momento saliente di incontro sincrono tra un

momento sonoro e un momento visivo, dove l’effetto di sincresi risulta più accentuato. Può emergere con

maggiore violenza: 1) In quanto doppia cesura inattesa e sincrona nel flusso audiovisivo, come raccordi a

stacco del suono o dell’immagine; 2) In quanto punteggiatura preparata, alla quale giungono le strade

dapprima separate del suono e dell’immagine; 3) Per il suo semplice carattere fisico, ad esempio quando

cade su un primo piano che crea un effetto di fortissimo visivo o quando il suono stesso ha un volume

superiore degli altri; 4) Per il suo carattere affettivo e semantico, ad esempio una parola nel dialogo, che ha

un certo senso forte e viene detta in un certo modo. I punti di sincronizzazione hanno sempre un senso in

rapporto al contenuto della scena e alla dinamica generale del film

-Punti di sincronizzazione evitati= la loro fabbricazione viene demandata alla mente dell’audiospettatore.

Ad esempio un il suicidio di un notabile corrotto mentre lo vediamo chiudersi in ufficio, aprire un cassetto,

tirar fuori una pistola e a giungerci è solo lo sparo, perché l’immagine ci trasporta fuori dalla stanza.

-Punto di spessore= un pugno nella realtà non fa necessariamente rumore, invece in un’audioimmagine il

rumore d’impatto è pressoché obbligatorio, altrimenti i colpi non sembrerebbero inflitti per davvero. È la

rappresentazione più diretta ed immediata di punto di sincronizzaizione. Da sola, infatti, l’immagine

estremamente breve del colpo non si fissa nella memoria e viene come persa, ciò che si sente è ciò che non

si ha avuto il tempo di vedere. Anche il rallenty fa parte di questi, perché è un momento in cui si analizza il

movimento.

-Sincresi= saldatura inevitabile e spontanea che si produce tra un fenomeno sonoro e un fenomeno visivo

puntuale quando questi accadono contemporaneamente, indipendentemente da ogni logica razionale.

Grazie ad essa, per un solo corpo e un solo volto sullo schermo, vi sono decine di voci possibili ed

ammissibili, esattamente come per un colpo di martello che si vede (prologo di Persona) possono

funzionare centinaia di rumori differenti. Per certi tipi di situazione che fanno attendere un preciso tipo di

suoni, per esempio un personaggio che cammina, la sincresi è inevitabile. Tati in Mio zio gli ha riprodotti

con palline da ping-pong ed oggetti di vetro.

-Sincronizzazione labiale= i sincronismi stretti assoggettano i suoni ai movimenti delle labbra, mentre i

sincronismi più larghi prendono in considerazione la totalità del corpo parlante, produce un sincronismo più

poetico e disteso.

4) La scena audiovisiva

-È possibile sovrapporre simultaneamente quanti suoni si vogliono all’infinito e questi suoni si collocano a

differenti livelli di realtà: tra la tradizionale musica di accompagnamento (che è off) e il dialogo

sincronizzato (che è diegetico). Mentre il quadro visivo si situa quasi sempre ad uno solo di questi livelli.

-Quando i suoni vengono accoppiati ad un’immagine cinematografica si dispongono in rapporto al quadro

visivo e al suo contenuto: 1) Alcuni entrandone a far parte in quanto sincroni e in; 2) Altri restano ai bordi in

quanto fuori campo; 3) Altri ancora nettamente fuori dalla diegesi come la musica off o la voce off. In

rapporto a ciò che si vede nell’immagine i suoni si ripartiscono, il cinema è un luogo di immagini e suoni.

-Stereofonia= con la calamitazione spaziale del suono tramite l’immagine, un suono percepito come fuori

campo o localizzato sulla destra dello schermo è tale soprattutto mentalmente. I missaggi multipista col

Dolby sono dei compromessi tra localizzazione mentale e localizzazione reale. Si può dare un senso di

profondità di allontanamento dalla sorgente, da destra, sinistra, avanti o indietro, sempre sencondo una

localizzazione che resta parzialmente mentale.

-Acusmatico è un suono che si sente senza vedere la causa originaria; mentre visualizzato è un suono di cui

si vede la causa.

-In un film il suono può percorrere due tipi di percorso: 1) Viene prima visualizzato e poi acusmatizzato,

come le porte nelle navicelle di Star wars, dove si associa immediatamente il suono ad un’immagine

precisa, sarà un suono marcato da un’immagine; 2) Comincia acusmatico per essere visualizzato solo in

seguito, caro ai film di mistero e di atmosfera, mantiene a lungo il segreto sulla causa e sul suo aspetto

prima di rivelarlo. Esso genera una suspense, un’attesa e costituisce di per se un procedimento

drammaturgico puro, analogo ad un’entrata in scena annunciata.

-Suono fuori campo= è il suono acusmatico rispetto a ciò che viene mostrato nel piano, ciò che la cui

sorgente è invisibile ad un dato momento.

-Suono in= la cui sorgente appare nell’immagine e appartiene alla realtà che questa evoca.

-Suono off= quello la cui supposta sorgente è sia assente dall’immagine sia non diegetica, come le voci di

commento o di narrazione dette voice over ed anche la musica.

-Suono ambiente= sono d’ambiente inglobante che avvolge una scena e abita il suo spazio senza sollevare

la localizzazione e visualizzazione della sua sorgente, ad esempio uccelli che cantano o campane che

rintoccano. Sono chiamati anche suoni territorio perché servono a marcare un luogo particolare con la loro

presenza continua e onnipresente, quello che è più importante è lo spazio abitato e delimitato dal suono

-Suono interno= quello che, pur essendo situato nel presente dell’azione, corrisponde all’interno sia fisico

che mentale del personaggio, ad esempio suoni fisiologici come il respiro (suoni interni oggettivi) o voci

mentali (suoni interni soggettivi).

-Suono on the air= in onda, sono suoni presenti in scena ma trasmessi elettricamente per radio, telefono,

amplificazione. Oltrepassano liberamente le barriere spaziali, attraversa le zone in/off/fuori campo e si

posizionerà per lo spettatore come musica da schermo o da buca. Come in American graffity dove i

personaggi girano in macchina geografico limitato e sono sintonizzati sulla stessa stazione rock.

-Voce io= voce privata di ogni riverbero e sentita da vicino è percepita nel cinema al tempo stesso come la

voce che lo spettatore interiorizza in quanto propria.

-Musica da buca= quella che accompagna l’immagine da una posizione off, al di fuori del tempo e del luogo

dell’azione.

-Musica da schermo= quella che proviene da una sorgente situata direttamente o indirettamente nel luogo

e nel tempo dell’azione, anche se la sorgente è una radio o uno strumento fuori campo.

-Casi ambigui: 1) La musica da schermo è inserita in una musica da buca con orchestrazione più ampia come

nelle commedie musicali; 2) La musica comincia come musica da schermo e prosegue come musica da


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianbiker di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Musica e cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Vittorini Fabio.

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