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Raccontare oggi

Introduzione

Plot: radice PLEK ‘piegare insieme, intrecciare, tramare, comporre’, da cui il verbo greco PLEKO e il nome deverbale PLOKE, che nella Poetica di Aristotele, designa l’intreccio o trama. Il termine plot indica dunque una rappresentazione della realtà centrata sul doppio movimento del piegare e dello spiegare. La narrativa dell’ultimo trentennio si serve degli stratagemmi centripeti e ordinanti già in uso nel romanzo moderno, potenziandoli con le strategie e i trucchi centrifughi e destrutturanti del postmoderno, muovendosi cioè in uno spazio metamoderno.

La lingua del destino

Mondi possibili

Il racconto è ubiquo ed eterno, nel senso che si estende nello spazio e nel tempo quanto il genere umano, attraversando e in qualche modo rimuovendo ogni confine di cultura o di medium. Innumerevoli sono i racconti del mondo e innumerevoli sono i mondi del racconto. Ciascun racconto istituisce un mondo possibile, ovvero un mondo dotato di coerenza interna alternativo a quello attuale. Definendo il proprio orizzonte di possibilità, il racconto impone le sue leggi al lettore, chiamato ad adottare una nuova prospettiva ontologica.

Ciascun mondo possibile consiste in un insieme di individui forniti di proprietà, ovvero di personaggi (soggetti) cui vengono associate qualità esteriori o interiori (predicati nominali) o azioni compiute o subite (predicati verbali). Ad alcuni di questi predicati verbali è affidata l’identità del mondo possibile, quelli che Roland Barthes, in Introduzione all’analisi strutturale dei racconti (1966), chiama “nuclei”, veri e propri cardini del racconto, momenti che non possono essere eliminati senza distruggerne la spina dorsale. Non c’è racconto senza azione.

Ne La logica dei possibili mondi narrativi (1966), Claude Bremond afferma che quando il narratore predispone un predicato verbale nel racconto apre un processo che sarà poi libero di attualizzare o mantenere allo stato di virtualità; se decide di attualizzarlo, potrà infine scegliere se portarlo a compimento o arrestarlo mentre è ancora in corso. Il racconto assume in questo mondo l’aspetto di un reticolo di possibili, che funziona secondo il seguente modello:

  • Scopo raggiunto: Attualizzazione, successo dell’azione
  • Virtualità: Azione per raggiungere lo scopo, scopo da raggiungere
  • Scopo non raggiunto: Fallimento dell’azione, non attualizzazione, inerzia, impedimento

Ciascun mondo possibile assume l’aspetto di una costellazione di tanti mondi possibili quanti sono gli orizzonti aperti nel racconto:

  • Quello di chi codifica il testo (il narratore)
  • Quello di chi è codificato nel testo (i personaggi)
  • Quello di chi decodifica progressivamente il testo (il lettore)

La fabula, ovvero il risultato finale della scrittura e della lettura (ciò che riassume il racconto sintetizzando intere porzioni di discorso attraverso una serie di macroproposizioni) è dunque un’astrazione: ciò che il narratore codifica e il narratore decodifica non è un dato a priori, ma si costruisce per gradi. Per formulare le sue previsioni, il lettore è costretto ad entrare e uscire temporaneamente dal testo, attingendo a un’enciclopedia di sceneggiature comuni e intertestuali, strutture stereotipie quali FRAME e SCRIPT: il frame fornisce il paradigma semantico di uno stato, lo script costituisce la sua articolazione sintagmatica. Il narratore abile gioca con l’orizzonte d’attesa dei suoi lettori per incrementare la suspense, rendere la lettura avventurosa e la risoluzione finale massimamente sorprendente e remunerativa.

Oltre la soglia della modernità

Oltre la soglia della modernità (tra Otto e Novecento), il racconto (modernista, postmoderno e metamoderno) si apre alla compresenza di storie alternative o non compiute.

  • Racconto moderno: Nel racconto moderno, che si prefigge come obiettivo la mimesi di una porzione di realtà, l’epilogo compie e sigilla contenuto (una fabula che si presenta come un intervallo temporale continuo e chiuso) e forma (che ha la struttura di un plot): confondendosi con la fine della storia, la fine del racconto tende a simulare la messa in stato di riposo del sistema di interazioni che costituisce la trama della storia raccontata. Oggetto della rappresentazione nel racconto moderno è l’ordine sul piano del contenuto.
  • Racconto modernista: Nel racconto modernista, che sposta l’oggetto della mimesi all’interiorità del soggetto, l’epilogo sigilla simbolicamente contenuto (una fabula esilissima la cui temporalità di riferimento ha la fluidità del pensiero) e forma. Oggetto della rappresentazione nel racconto modernista è l’esplorazione del mondo della mente.
  • Racconto postmoderno: Nel racconto postmoderno, antimimetico, il compimento della forma (che spesso ha la struttura fortemente descrittiva e sincronica del puzzle) è condizione necessaria ma non sufficiente al compimento del contenuto (una fabula che si presenta come un intervallo temporale discreto e aperto o infinito): la fine del racconto non coincide con la fine della storia, ma con quella della stessa operazione di finzione. Oggetto della rappresentazione nel racconto postmoderno è l’ordine sul piano della forma, che rigetta il contenuto e rimanda solo a se stessa.
  • Racconto metamoderno: Nel racconto metamoderno, al compimento della forma (che spesso ha la struttura reticolare dell’ipertesto) non corrisponde necessariamente la chiusura del contenuto (una fabula che si presenta come un insieme di intervalli temporali continui e chiusi, giustapposti o confusi con intervalli discreti e aperti o infiniti). Oggetto della rappresentazione nel racconto metamoderno è l’entropia, una sorta di disordine controllato, sia sul piano del contenuto sia sul piano della forma.

Affinché il racconto catturi e mantenga l’interesse del lettore, occorre o che la costruzione della trama sia compiuta o che la sua disgregazione sia compresa come un segnale rivolto al lettore perché cooperi con il testo e sia lui stesso a tentare di costruire la trama che l’autore si è ingegnato a occultare o disfare.

Trame

Grazie all’elaborazione di trame, la memoria trasforma gli eventi della materia in azioni dell’anima, la natura in cultura, il caos in cosmo, permettendo all’uomo di ritrovare (ricordare, ricomporre, interpretare) il tempo perduto, revocando l’irreversibilità del suo scorrere fisico a favore della reversibilità infinita della durata interiore, cioè esorcizzando la morte.

Narrare, da (g)narus - radice GNO ‘distinguere, quindi percepire, quindi sapere’ che genera l’italiano conoscere e l’inglese know: non solo il narrare presuppone il conoscere, ma il (far) conoscere ha in sé la forma del narrare. Narrare, prima che a far conoscere agli altri, serve a ravvivare la propria conoscenza.

Nel racconto moderno il senso è legato alla logica in senso stretto. Nel racconto modernista il senso migra nel dialogo misterioso tra coscienza (sede della logica razionale) e inconscio (sede dell’alogia delle pulsioni); nel racconto postmoderno il senso è estroiettato nella logica combinatoria della forma narrativa, che non trova riscontro nella realtà; nel racconto metamoderno il senso è nella riproduzione logicamente controllata del disordine.

Narrare ha la funzione di far vedere a noi stessi la nostra vita prima ancora di farla conoscere agli altri, mettendoci in condizione di rivivere il passato e rendendo la sua immagine presente, in modo tale che possa essere di nuovo percepita.

Pulsioni

La costruzione del plot non costituisce solo una mediazione tra racconto e tempo, ma anche un possibile punto di incontro tra la mimesi dell’esistente e quella del possibile. Ogni esistenza è un equilibrio irripetibile di spinte verso la vita e verso la sua estinzione. Questa dicotomia ci aiuta a capire l’ambivalenza dell’esperienza di ogni narratore o lettore, che se da un lato desidera appropriarsi della storia, sforzandosi di arrivare alla costruzione di significati in unità sempre maggiori, a totalizzare le sue esperienze nel tempo, dall’altro lato desidera disfarsi della storia, raggiungendo il momento di piena realizzazione (e di totale esaurimento) della produzione di senso, poiché il significato si precisa definitivamente soltanto alla fine.

Il desiderio di arrivare alla fine della storia è dunque espressione diretta del principio dissolutivo di piacere e delle pulsioni di morte che esso serve, il desiderio di sostare nel mezzo è invece espressione del principio costruttivo di realtà e delle pulsioni di vita di cui è strumento.

Il racconto modernista e il racconto postmoderno frustrano fin dall’inizio il desiderio della fine: il racconto modernista lo fa attraverso l’illusione di profondità incommensurabile evocata dall’esplorazione dell’io, e il racconto postmoderno attraverso la dichiarazione di superficialità ostentata nel gioco metaletterario e nella paralogia.

Attraverso il racconto il lettore esperisce metaforicamente la sua morte. La lettura e la scrittura acquistano valore apotropaico nella misura in cui insegnano a bilanciare il desiderio precipitoso di arrivare in fondo alla quiete mortuaria del non più raccontabile con il desiderio di sostare nel mezzo, nel movimento vitalistico del non ancora raccontato e dell’ancora raccontabile.

Il desiderio di progredire in avanti (nel tempo) o verso l’alto (nella società) che anima i protagonisti dei Bildungsroman racchiude sempre un senso di nostalgia, un desiderio di ritorno: lo sforzo di riaffermare le proprie origini attraverso la fine.

In Underworld, le molteplici trame del romanzo sono accomunate dallo stesso desiderio di tracciare un indelebile disegno contro la morte, al cui trionfo è intitolato il Prologo, che porta il nome di un quadro di Pieter Bruegel il Vecchio: “Il trionfo della morte” (1563).

La forma del tempo

Storia, racconto, narrazione

È possibile raccontare una storia senza fare alcun riferimento al luogo in cui si è svolta (es. fiabe popolari) o al luogo dal quale la si racconta, ma non è possibile raccontare una storia senza far riferimento al tempo, che, se anche non viene indicato esplicitamente, viene evocato dai tempi verbali sotto forma di differenziale implicito tra tempo della storia, tempo del racconto e tempo della narrazione.

L’incapacità dell’uomo di muoversi liberamente nel tempo fisico oltre il presente renderebbe invece il tempo narrativo non solo estremamente appetibile, poiché aperto verso l’invenzione dell’inesistente e dell’impossibile, ma addirittura necessario alla sfida del racconto, il cui plot altro non è che la logica interna del discorso della mortalità.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina.vigliotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e altri linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Vittorini Fabio.
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