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proiettando il presente della scrittura in avanti e imprimendogli la forma apparente di una prolessi.

Non si tratta però di una prolessi narrativa, ma una scheggia di racconto che esorbita dal perimetro

fisico della storia e dall'esperienza sensibile, trovata e persa nell'universo virtuale della rete.

Ecco finalmente spiegato il principio che regola la struttura frammentaria di Underworld e di molta

narrativa metamoderna. Il virtuale (narrativo o cibernetico) è un'emanazione del reale o il reale è

solo una delle possibili attualizzazione del virtuale?

Come il racconto, la musica, in quanto concrezione temporale, rende percettibile e insieme

smaterializza il tempo. Al fine di capire il tempo ci caliamo dentro la vita della materia, per poi

capire che ogni possibile intuizione del tempo è radicalmente immateriale, affidata agli incantesimi

del racconto o della musica, creazioni che rendono la morte meno amara o meno incombente.

Per tutti i narratori metamoderni il tempo è infinitamente malleabile perché incarnato e sempre

proteso verso la sua fine.

7. Oltre il narrativo

Non esiste racconto che non faccia più o meno estensivamente uso della digressione. Le

digressioni servono a disporre tra i nuclei del racconto, ovvero tra gli eventi che attualizzano

opzioni decisive per lo sviluppo della storia, casi in cui il discorso si concede il lusso

dell’indecisione, dell'indugio e della superfluità. Questi lussi non sono mai inutili, poiché dal punto

di vista della storia l’informazione pura o l’azione secondaria può avere una funzionalità debole ma

mai nulla.

Ogni volta che il racconto della storia principale viene sospeso per fare spazio a una digressione,

al lettore viene chiesto di fare uno sforzo: sospendere l'assimilazione della storia principale e

disporsi ad assimilare un'altra storia, presumibilmente più breve della prima, ad essa subordinata o

completamente autonoma, che lo costringerà a riordinare quanto già letto.

Esistono digressioni narrative o digressioni riflessive, ma la stragrande maggioranza delle

digressioni è di tipo descrittivo.

La descrizione è una spazializzazione del tempo dell’attesa, una pausa calcolata e strategica.

Nel racconto postmoderno la mimesi moderna del reale e quella modernista della psiche,

entrambe basate su un'alternanza diversamente proporzionata tre sezioni narrative e sezioni

descrittive, cedono il passo a un progetto radicale di demistificazione.

Il tempo narrativo viene disinnescato o riducendo lo scorrimento al minimo, simulando la stasi, o

accelerandolo oltre misura, producendo ipercinesi. Nel primo caso assistiamo al trionfo della

descrizione, nel secondo caso alla sua abolizione, ma lo scopo è unico: mettere in scacco la

mimesi. Contro l’idea del racconto come specchio invisibile della realtà oggettiva o soggettiva,

l'obiettivo è la deformazione dell'immagine riflessa al punto tale che lo specchio non solo si sveli

come dispositivo ottico, ma anche come strumento illusorio e fallace.

Il racconto metamoderno da un lato recupera la mimesi moderna del reale e quella modernista

della psiche, continuando a fondarla sull'alternanza tra sezioni narrative e sezioni descrittive,

dall’altro problematizza la pretesa ontologica del tempo narrativo attraverso torsioni (underworld),

decelerazioni o accelerazioni più o meno vertiginose. Così la mimesi, né celebrata né rifuggita,

diviene una tecnica visibile: il racconto non si limita più solo a comporre i fatti, ma mette il principio

di composizione in bella vista, rendendolo fatto narrativo in mezzo a fatti narrati.

La descrizione metamoderna diviene dunque strumento essenziale per dare corpo a un'idea di

racconto come specchio visibile della realtà: mentre ne deforma metanarrativamente l'immagine

riflessa al punto da svelarsi come dispositivo ottico, il racconto si presenta come strumento

prezioso di rappresentazione di una realtà complessa, attraverso strutture narrative reticolari,

digressive, frattali.

LA SUPERFICIE DELLE COSE

Modo

1.

L'identità del racconto dipende dal modo (quantitativo e qualitativo) nel quale fornisce informazioni

sulla storia: 6

- la variazione della quantità di informazioni e dell'immediatezza con cui vengono fornite dal

narratore produce un'alterazione della distanza percepita tra storia e racconto: il racconto

appare tanto più fedele alla storia quanto meno vistosa è la partecipazione del narratore.

- La variazione della qualità delle informazioni si verifica quando il racconto non le assoggetta

sempre e solo al narratore, ma adotta la visione o punto di vista di un personaggio.

La distanza tra racconto e storia è minima quando la quantità di informazioni dirette è massima e

la presenza dell'informatore è minima: il narratore abdica alla sua funzione di scelta e direzione del

racconto, segue gli eventi e i personaggi, a cui cede sempre la parola, dissimulando la propria

esistenza. Il racconto che occulta la mediazione narrativa tende al puro showing del genere

drammatico, offendendo in grandi quantità informazioni dirette (in forma di azione) da cui il lettore

deve indurre il senso della storia.

La distanza tra racconto e storia è massima quando la quantità di informazioni dirette è minima e

la presenza dell'informatore è massima: il narratore assolve in piena evidenza la sua funzione di

regia, assorbe e rielabora integralmente gli eventi della storia. Il racconto che esibisce la

mediazione narrativa tende al puro telling del genere diegetico, offrendo al lettore una grande

quantità di informazioni indirette (in forma di narrazione/spiegazione) da cui il lettore deve indurre

la storia.

Nel modo del puro narrare il racconto moderno celebra il realismo della rappresentazione: il senso

che sta dietro agli eventi viene portato allo scoperto e spiegato a mano mano che gli eventi

vengono raccontati.

Nel modo del puro mostrare parte del racconto modernista e parte di quello postmoderno cercano

l'oggettività della rappresentazione: il senso sta sulla superficie delle cose e deve essere offerto

allo sguardo del lettore.

DISCORSO IMMEDIATO: il narratore sparisce dietro il personaggio. Es. “Ho deciso di andare a

1) Londra. Devo dirlo a mia moglie”. La distanza dalla storia è minima.

DISCORSO DIRETTO (O RIFERITO): il racconto riproduce le parole del personaggio. Es.

2) “L'uomo disse a sua moglie: Ho deciso di andare a Londra”. Questo tipo di discorso, pur

restando poco distante dalla storia, nell'introduzione dichiarativa ospita una traccia

inequivocabile della presenza del narratore.

DISCORSO INDIRETTO (O TRASPOSTO): le parole del personaggio vengono riferite. La

3) distanza tra racconto e storia aumenta. Es. “L'uomo disse a sua moglie che aveva deciso di

andare a Londra”. Il narratore può evitare di espropriare integralmente il personaggio delle sue

parole e riferirle sotto forma di DISCORSO INDIRETTO LIBERO: es. “l'uomo fissò sua moglie:

aveva deciso di andare a Londra”. L'assenza del verbo dichiarativo provoca confusione tra

discorso interiore e discorso pronunciato nel personaggio e fra discorso del personaggio e

discorso del narratore, rendendo il racconto più vicino alla storia che non nel discorso indiretto.

Discorso narrativizzato: il narratore esautora il personaggio delle sue parole E Riduce le sue

4) parole da un puro evento. Es. “L'uomo informò la moglie della sua decisione di andare a

Londra”. La distanza tra racconto e storia è massima.

Modo drammatico e modo diegetico raramente si trovano in forma pura. Ciò che in termini di

distanza differenzia racconto moderno, modernista, postmoderno e metamoderno è il dosaggio di

drammatico e diegetico, e quindi dei vari tipi di discorso.

Il racconto moderno, che perlopiù in termini di velocità è composto di sommari e scene e in termini

di frequenze è singolativo, si serve prevalentemente di discorso narrativizzato, diretto e indiretto.

Il racconto modernista, che perlopiù in termini di velocità è composto di scene ed estensioni e in

termini di frequenza è iterativo e ripetitivo, si serve prevalentemente di discorso diretto, indiretto,

indiretto libero e introduce il discorso immediato.

Il racconto postmoderno, rifuggendo l’introspezione, può aumentare al massimo la velocità e

servizi perlopiù del discorso narrativizzato, oppure diminuirla al minimo e lasciar cadere ogni forma

di evento a vantaggio della pura descrittività. 7

Il racconto metadone moltiplica eventi e enunciazioni, senza rinunciare ad alcun tipo di discorso.

Il narratore può raccontare la storia in modo uniforme sulla base della sua conoscenza, oppure

può modellare il racconto sulla conoscenza parziale che della storia ha un personaggio,

adottandone il punto di vista mediante un processo di FOCALIZZAZIONE. Esistono tre tipi di

racconto:

NON FOCALIZZATO O A FOCALIZZAZIONE ZERO, quando il narratore attinge senza riserve

1) alla sua conoscenza totale della storia ovvero alla sua onniscienza. Il sapere del narratore

superiore a quello di qualunque personaggio (N>P).

FOCALIZZAZIONE INTERNA, quando il narratore assume il punto di vista spazio-

2) temporalmente limitato di un personaggio (altro da sé o lui stesso al tempo della storia). Il

sapere del narratore si conforma a quello del personaggio (N=P). La focalizzazione interna può

essere FISSA, quando il narratore racconta tutta la storia dal punto di vista di un personaggio;

VARIABILE, quando il narratore racconta segmenti successivi della storia dei punti di vista di

personaggi diversi; MULTIPLA, quando il narratore racconta gli stessi segmenti della storia dei

punti di vista di personaggi diversi.

FOCALIZZAZIONE ESTERNA, quando il narratore assume un punto di vista con le limitazioni

3) spazio-temporali di un punto di vista antropomorfo che non coincide con quella di nessuno dei

personaggi, che dunque sanno cose che il narratore non può sapere (N<P). La storia parla da

sé.

La focalizzazione non resta necessariamente costante per tutta la durata di un racconto. Un

cambio di focalizzazione si può anche analizzare come infrazione momentanea al codice che

determina tale contesto. Due sono le infrazioni passibili:

le PARALLISI: il racconto fornisce meno informazioni sulla storia di quanto il regime di

1) focalizzazione adottato gli consenta;

le PARALLESSI: il racconto fornisce più informazioni sulla storia di quanto il regime di

2) focalizzazione adottato di consenta.

Il racconto moderno generalmente segnala i cambi di focalizzazione e li giustifica come strumenti

completamento e chiarificazione. Il racconto modernista osserva scrupolosamente i dettami del

regime di focalizzazione interna. Il racconto postmoderno si fa gioco della tecnica stessa della

focalizzazione, abolita insieme alla psicologia del personaggio. Il racconto metamoderno recupera

la libertà del racconto moderno nel piegare tutte le tecniche della focalizzazione alla

rappresentazione di un mondo la cui complessità rende la loro applicazione sempre transitoria.

In Underworld:

Nel prologo un narratore chiaramente onnisciente racconta la finale della National League di

baseball tra i New York Giants e i Brooklyn Dodgers al Polo Grounds Stadium di New York il 3

ottobre 1951 con una vertigine del dettaglio che rende la partita l’epicentro da cui si irradia l'intero

universo raccontato. Unisce personaggi reali e fittizi. La singolarità sta nel fatto che lo sguardo e

pensieri del narratore (focalizzazione zero) sono indistinguibili da quelli del personaggio

(focalizzazione interna).

2.Voce

La voce narrante è data da: tempo della narrazione, livello narrativo, rapporto tra narratore e storia.

Tempo della narrazione:

Nella maggior parte dei casi la determinazione temporale della narrazione non viene data in senso

assoluto, ma può essere ricavata approssimativamente dalla sua posizione relativa rispetto alla

storia. La narrazione può essere:

ULTERIORE, se è successiva alla storia e il racconto è al passato.

a) ANTERIORE, se è precedente alla storia e il racconto è al futuro.

b) SIMULTANEA, se è contemporanea alla storia e il racconto è al presente.

c) INTERCALATA, se storia e narrazione si inframmezzano, cosicché la seconda agisce sulla

d) prima. 8

Livello narrativo:

EXTRADIEGETICO: atto narrativo esterno al racconto e non presente in esso sotto forma di

evento della storia.

INTRADIEGETICO: atto narrativo interno al racconto e presente in esso sotto forma di evento

della storia.

Se chiamiamo DIEGESI il racconto del narratore extradiegetico, chiameremo METADIEGESI il

racconto del narratore intradiegetico.

La metadiegesi può intrattenere con la diegesi che la ospita:

Una relazione esplicativa, quando fra gli avvenimenti della metadiegesi e della diegesi c'è una

1) causalità diretta;

Una relazione tematica, quando non c'è alcuna continuità spazio-temporale tra metadiegesi e

2) diegesi, ma sono un rapporto di analogia e contrasto riguardo al contenuto;

Nessuna relazione esplicita, quando la metadiegesi ha funzione di distrazione e/o di

3) ostruzionismo.

Rapporto tra narrazione e storia:

Un narratore assente come personaggio della storia che racconta si dice ETERODIEGETICO, un

narratore presente come personaggio secondario si dice OMODIEGETICO, un narratore presente

come protagonista si dice AUTODIEGETICO.

Incrociando il tipo di atto narrativo con il tipo di narratore si ottengono sei tipi di narratore:

EXTRADIEGETICO-ETERODIEGETICO: più frequente nel racconto moderno; l’atto narrativo è

1) esterno al racconto e non presente in esso sotto forma di evento della storia; il narratore non è

presente nella storia come personaggio.

EXTRADIEGETICO-OMODIEGETICO: l'atto narrativo è esterno al racconto; il narratore è

2) presente come personaggio testimone della storia.

EXTRADIEGETICO-AUTODIEGETICO: atto narrativo esterno al racconto; il narratore è

3) presente in qualità di protagonista della storia, della quale è l'unico responsabile sia sotto il

profilo dell'enunciazione che sotto quello dell’azione.

INTRADIEGETICO-ETERODEIGETICO: l'atto narrativo che istituisce il narratore è interno al

4) racconto e presente in esso sotto forma di evento della storia, mentre egli stesso non è

presente in qualità di personaggio nella storia che racconta (es. novellatori del decameron)

INTRADIEGETICO-OMODIEGETICO: patto narrativo che istituisce un personaggio come

5) narratore è interno al racconto e presente in esso sotto forma di evento della storia ed egli è

presente nella storia che racconta come personaggio testimone.

INTRADIEGETICO-AUTODIEGETICO: l'atto narrativo che istituisce un personaggio come

6) narratore interno racconto è presente in esso sotto forma di evento della storia ed egli è

presente nella storia che racconta come protagonista.

Il livello che il narratore occupa all'interno del suo racconto resta generalmente invariato.

Chiamiamo METALESSI I suoi eventuali spostamenti.

Il racconto moderno di norma definisce univocamente ciascun narratore in modo che le loro aree di

responsabilità (narratori intradiegetici) siano ben differenziate da quella del narratore

extradiegetico onnisciente.

Il racconto modernista rinuncia perlopiù alla moltiplicazione dei livelli narrativi e si serve di narratori

unici di tipo extradiegetico-eterodiegetico.

Il racconto postmoderno insiste sulla variazione dei livelli narrativi e moltiplica il numero delle

metadiegesi a discapito del primato della diegesi.

Il racconto metamoderno a volte allinea diversi narratori senza definirne chiaramente i rapporti

reciproci. Si pensi in Underworld alla sensazione di entropia controllata che genera la contiguità

irrelata tra l'anonimo narratore eterodiegetico onnisciente e Nick narratore autodiegetico. Si pensi

a La possibilità di un’isola, dove si avvicendano le voci extradiegetiche di Daniel1 e di Daniel24 e

Daniel25, autodiegetici in quanto cloni. 9


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Corso di laurea: Corso di laurea in Comunicazione, Media e pubblicità
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina.vigliotti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura e altri linguaggi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Vittorini Fabio.

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