Videopillole: Familiarità e teorie sulla famiglia
In questa video lezione proviamo a rispondere ad un paio di domande:
- Come definire la famiglia? Che cosa è la famiglia? Come si compone? Cosa definisce il costrutto sociale famiglia e cosa no?
- Famiglia e piccolo gruppo;
- Famiglia e sistema;
- Come cambia la famiglia? Ci interroghiamo sul mutamento familiare e su come questa evolve.
- Stress e coping theory;
- Approccio allo sviluppo;
Per rispondere a queste domande, usiamo i corpus teorici che si sono occupati di strutture familiari e dei loro mutamenti.
Identità e mutamento
Dall’elaborazione di modelli integrati degli anni '80 al pluralismo degli anni '90, si tratta di teorie più recenti che hanno provato a integrare e costruire pluralismi che soddisfassero entrambe le domande, sia sulla struttura, sia i processi/mutamenti.
Due domande fondamentali
Che cosa è la famiglia? Come si evolve? La sfida è trovare un paradigma di riferimento “forte” che risponda a queste due domande. Cooley nel 1909 definiva la famiglia come “unità di persone interagenti”, ma cosa distingue un gruppo di persone che interagiscono da questa unità?
È possibile identificare un paradigma forte che possa soddisfare i teorici nell’identificazione di quel quid, di quella natura specie-specifica che è propria della famiglia o no? Lo studio della famiglia diventa studio di un costrutto speciale-specifico, non dello sfondo di cui abbiamo detto nella lezione introduttiva, quando gli studiosi iniziano a usare paradigmi come quello Lewiniano, come quello del “piccolo gruppo”.
Come definire la famiglia: famiglia e piccolo gruppo
Dagli anni '50, questi teorici cominciano a sottolineare quelle che sono le analogie tra piccoli gruppi di matrice lewiniana e la famiglia, quindi la famiglia viene definita come un piccolo gruppo. Per Lewin, un piccolo gruppo è qualcosa di diverso e di maggiore delle sue parti (si tratta di teoria psicosociale). Vediamo i punti salienti:
- Eccedenza rispetto alle persone che lo compongono: qualcosa di maggiore e di più dei membri che la compongono;
- Interdipendenza dei suoi membri: tipica della totalità dinamica lewiniana e qualunque sottosistema del gruppo sia sottoposto a cambiamento, questo comporta un cambiamento all’intero sistema;
- Interazione frequente e orientata a scopo comune: il fatto di relazionarsi in funzione del raggiungimento di un obiettivo;
- Sentimento del noi: sentimento di appartenenza comune;
- Presenza di ruoli e compiti;
- Gerarchia (asse verticale): genitori e figli sono su posizioni diversi;
- Struttura normativa: esistono delle regole e vanno rispettate;
- Senso di appartenenza: ciò che è famiglia è diverso da ciò che non lo è e chi è dentro la famiglia aderisce a regole, abitudini, narrazioni, aspetti mitici, narrazioni che sono diversi da quelle delle altre famiglie.
Quali sono le differenze tra un piccolo gruppo e la famiglia?
I gruppi studiati dalla psicologia sociale dagli anni '50 in poi sono artificiali e costruiti, per verificare in che modo date determinate VI si modifichino comportamenti o atteggiamenti che vado a misurare. La famiglia invece è una forma sociale primaria naturale, non costruita artificialmente, che non significa che è plasmata da qualcosa di soprannaturale ma è naturale nel senso che la famiglia si ritrova da solo, senza l’intervento del ricercatore, dello studioso; non posso decidere di manipolare la famiglia, ovvero non sposto padri da una famiglia all’altra per far sperimentare ai figli padri diversi, ognuno ha il padre che si ritrova, contrariamente al piccolo gruppo dove invece questa manipolazione è massima da parte del ricercatore.
Lo scopo del piccolo gruppo è produttività ed efficienza ovvero raggiungere un obiettivo con costi limitati mentre nella famiglia, lo scopo è lo sviluppo del membro, sia come tutt’uno ovvero si tratta di compiti intergenerazionali quindi i compiti sono diversi per i nonni, per i figli, per i genitori, etc. Il livello di complessità nella famiglia è decisamente superiore e diverso rispetto al gruppo. Un'altra grande differenza, come direbbe un Lewiniano, sono legati alla gestione del potere e alla dimensione temporale.
La leadership nei piccoli gruppi è una variabile imprescindibile che può essere isolata e studiata, mentre nella famiglia è difficile parlarne se non per una circolarità, suddivisione, della funzione di guida, orientamento e comando che muta per i ruoli e per la posizione intergenerazionale. Il piccolo gruppo è studiato nel qui ed ora, nel momento in cui i comportamenti si svolgono, in un dato momento storico mentre la famiglia senza dimensione diacronica non esiste; la famiglia può essere definita come un piccolo gruppo con una storia.
Identità della famiglia/familiare è individuata e circoscritta
- Nel suo essere gruppo naturale/primario per eccellenza con caratteristiche tipiche dei gruppi;
- Ma nell’avere sue specificità per quanto riguarda la struttura, i fini e la dimensione temporale, gestione del potere, etc completamente diverse da quelle di qualunque altro gruppo;
È per questo importante rivolgersi ad un’altra scuola di pensiero psicologica, per provare a rispondere alla domanda che cosa è la famiglia.
Come definire la famiglia: famiglia e sistema
Corpus teorico della teoria generale dei sistemi. Quando parliamo di sistemi parliamo di cibernetica, ovvero della dimensione processuale (il come accadono le cose) e del concetto di feedback quindi della questione della comunicazione e del controllo ma soprattutto della retroazione. Quando parliamo di sistemi parliamo anche di sistemi naturali e quindi di meccanismi che sottendono i sistemi sociali e tutti i sistemi, dall’organismo unicellulare all’umano, all’universo e ai sistemi intergalattici.
Le concezioni sistemiche della famiglia
- Sottolineano che la famiglia è più della somma delle parti: aspetto dell’eccedenza;
- Enfatizzano le interazioni dinamiche reciproche tra le parti della stessa famiglia e le dimensioni contestuali, sociali e culturali della famiglia: ovvero interazioni tra i microsistemi in cui la famiglia si trova immersa e a svilupparsi;
L’incontro tra la prospettiva sistemica e lo studio della famiglia è favorito da:
- Cibernetica:
- Processuale;
- Si occupa di controllo (concetto di retroazione);
- Teoria dei sistemi:
- Strutturale;
- Tra i concetti che descrivono la struttura dei sistemi: non sommatività, causalità circolare, equilinearità, omeostati, morfogenesi;
Principi che si applicano alla famiglia a partire dalla teoria generale dei sistemi
- Non sommatività: la famiglia costituisce un sistema diverso dalla somma delle sue parti, individui: eccedenza, l’interdipendenza dei membri fa sì che venga a costituirsi una natura diversa dalla sommatoria della nature dei singoli membri che partecipano al sistema familiare;
- Causalità circolare: le azioni comunicative dei familiari si influenzano reciprocamente (ogni azione è a sua volta un effetto di una reazione): non esistono elementi comportamentali, comunicativi isolati poiché ogni fenomeno dentro la famiglia influenza i fenomeni successivi ed è a sua volta influenzata dai fenomeni precedenti;
- Equifinalità: le condizioni iniziali di un sistema non determinano rigidamente il suo stato finale: principio fondamentale: da condizioni iniziali simili due famiglie possono evolvere verso stati finali molto diversi tra loro mentre famiglie con condizioni finali simili possono essere partite da condizioni iniziali diverse: l’organizzazione, lo stile familiare e la capacità evolutive e trasformative morfogenetiche esercitano un maggiore impatto delle singole condizioni osservate in momenti particolari;
- Omeostasi: il sistema familiare attua meccanismi stabilizzatori: altro principio fondamentale che sottende al funzionamento del sistema e che è opposto e dicotomico a quello delle morfogenesi, sono composti e giustificano la complessità dei sistemi. Questo è un sistema di attivazione di meccanismi di conservazione dello stato che qualunque sistema ha, che tende a non modificarsi (sudorazione per eliminare caldo eccessivo per togliersi l’alta temperatura, etc): tensione omeostatica del sistema;
- Morfogenesi: capacità di produrre cambiamenti organizzativi stabili e profondi (es. relativi al livello organizzativo, alle regole di base, etc): tensione opposta all’omeostasi: si attuano mutamenti di II ordine, quindi non solo sporadici e contingenti: è quella che esistano passaggi/stadi evolutivi (feto: neonatale: adulto) che sono tutte fasi intrinseche alla natura umana e che comportano cambiamenti nel sistema.
Questi sono principi non esclusivi alle famiglie ma di qualsiasi essere vivente e quindi l’intento di questa concettualizzazione è quello di trovare gli invarianti logici relazionali di qualsiasi organizzazione. Nello specifico della famiglia, la teoria familiare sistemica si appoggia ad importanti considerazioni di tipo clinico ovvero, sono proprio i terapeuti familiari di stampo sistemico che in qualche modo fanno incontrare questi costrutti generali, invarianti logici, con quella che è la pratica delle famiglie in particolar modo delle famiglie disfunzionali.
Focus sul singolo intriso però di relazioni e inserito, compreso nella rete di relazioni: le teorie legate a questa provano a rispondere alla domanda “cosa è la famiglia?” e quindi si orientano all’individuazione delle tensioni morfogenetiche, piuttosto che quelle omeostatiche. Attenzione posta sul flusso di relazioni in cui le persone sono immerse: mettono in secondo piano le esigenze definitorie a favore dell’evoluzione, del cambiamento, del flusso, della famiglia stessa: in questa logica la famiglia mostra una natura relazionale con i propri membri e con gli altri sistemi, sia con i membri delle altre famiglie, delle comunità ma qui perde una specificità, un proprium distintivo.
L’approccio sistemico, attraverso la pratica clinica, da una parte utilizza l’individuo come colei nella quale si manifesta un sintomo legato alla famiglia e quindi il sottosistema individuo viene visto all’interno di una rete di relazioni che si cronicizzano in una serie di relazioni funzionali e disfunzionali e ovviamente la clinica si concentra alle famiglie disfunzionali, che son in situazione di disagio e sofferenza.
È quindi necessario passare ad un secondo corpus di teorie per rispondere alla domanda sul mutamento familiare, non come flusso di relazioni tipiche di ciascun sistema ma piuttosto come luogo specifico, proprium distintivo del sistema familiare.
Teorie dello stress del coping e dell'approccio allo sviluppo
Le teorizzazioni che hanno spostato l’attenzione hanno decisamente spostato l’attenzione sul tema del cambiamento familiare sono la teoria dello stress del coping da una parte, che si concentra sugli eventi imprevedibili che la famiglia può incontrare nel suo cammino e nella teoria dell’approccio allo sviluppo dall’altro che si concentra sul ciclo di vita familiare, ovvero agli stadi connaturati allo sviluppo familiare, ovvero ad eventi prevedibili e normativi che ne punteggiano il percorso.
L’interesse per ciò si è unificato in una prospettiva comune; l’approccio allo sviluppo inizia ad integrare nel proprio corpus i concetti di coping e adattamento come elementi consapevoli di cambiamento lungo il ciclo di vita, che non è uno passaggio automatico da uno stadio all’altro ma è in qualche modo condizionato/influenzato/inibito dall’incidenza di questi eventi esterni mentre dall’altra parte, gli esponenti del family stress iniziano a spostare la loro attenzione oltre che sugli stress imprevedibili, anche sugli effetti degli eventi che sono normativi e prevedibili sulle modalità più adeguate di coping familiare che questi eventi sollecitano.
Proviamo a vederli in modo distinto e poi a vedere in che modo le due teorie si incontrano e integrano a vicenda.
Come cambia la famiglia: family stress and coping theory
Si parte dal modello storico di Hill del ’49 che spiega gli effetti delle separazioni familiari a causa della guerra: secondo tale modello, la causa della crisi (X di quell’abcx) è il risultato dell’interazione tra l’evento stressante A, la maggiore capacità della famiglia nel trovare le risorse (capacità di coping) B e la definizione che la famiglia dà all’evento e alla sua gravità C (percezione dell’evento) e X è la crisi.
Il processo di riadattamento della famiglia all’impatto con l’evento stressante prevede tre fasi: una di disorganizzazione, uno attivo di ricerca e infine, il raggiungimento di un nuovo livello di organizzazione. Questo livello resiste anche all’interno del paradigma sistemico relazionale che è quello che usiamo nel corso.
Si passa al modello di Burr del ’73 che arricchisce l’elaborazione precedente con i concetti di vulnerabilità allo stress, che consiste nella diminuzione, assenza o paralisi di risorse ed è direttamente influenzata dalla definizione che la famiglia dà alla gravità della situazione quindi in qualche modo la famiglia è più vulnerabile non quando lo stress è maggiore, ma quando la percezione di questo stress e quindi la valutazione della gravità dello stress è alta per la famiglia, mentre al contrario, il potere rigenerativo spiega l’abilità del sistema familiare di ristabilirsi e organizzarsi dopo la disgregazione risultata dall’evento stressante; ogni famiglia è dotata di una capacità più o meno forte di reazione agli eventi stressanti.
Antonovsky sposta il paradigma da quello patogenico a quello salutogenico, quindi in qualche modo sottolinea (a fine anni ’70) come gli esiti di una crisi per la famiglia non siano necessariamente negativi ma che la sottoposizione allo stress possa rafforzare sia i singoli membri sia la famiglia come insieme: dalla fine degli anni ’70 in poi, le teorie si spostano dalla dimensione stressante a quella dell’adattamento, del coping che rende la famiglia più resiliente.
McHubbins e Patterson con il loro FAAR=family adjustment and adaptation response model, che è un modello di spiegazione del mutamento familiare, dove individuano i fattori che possono fungere come mediatori dello stress ovvero cercano i meccanismi che di fronte allo stress favoriscono l’adattamento e la resilienza della famiglia. Questo sottolinea quanto la famiglia vada intesa come un sistema continuamente sottoposto a stress, a cui la famiglia contrappone le sue capacità in termini di risorse, di coping, e in termini adattivi. Ogni famiglia, attraversa nel corso del tempo, cicli ripetuti (ptico contatto con la teoria dell’approccio allo sviluppo: sequenza di stadi/fasi) di funzionamento intervallato da crisi familiari e da fasi di riadattamento.
La fase di funzionamento è un periodo della vita familiare relativamente stabile e prevedibile durante il quale la famiglia riesce a far fronte alle richieste provenienti dal proprio interno o dal mondo sociale, usando in modo proficuo la capacità di cui dispone, in particolare, la famiglia a questo livello può usare strategie di evitamento, eliminazione o assimilazione. L’evitamento comporta la negazione o la sottostima delle richieste nella speranza che queste si risolvano in modo automatico; dal punto di vista di tecniche di gestione del conflitto, l’evitamento è la capacità di non impegnarsi, di non investire con l’altro per far decrescere la pressione e la famiglia si adopera in modo analogo ovvero quello di far i conti con l’evento stressante, aspettando che passi la bufera in qualche modo.
L’eliminazione è il tentativo di sbarazzarsi delle richieste o di minimizzare il loro significato in modo tale che la famiglia non debba cambiare mentre la simulazione è la modalità più evoluta di affrontare le richieste ovvero la famiglia accetta l’esistenza dell’evento stressante e di modificarsi per accogliere le domande ma i cambiamenti che essa attua, lasciano intatta la struttura familiare e modificano solo parzialmente i pattern di interazione. In qualche modo, la famiglia si fa flessibile per fronteggiare lo stress esterno pur mantenendo intatta e integra la sua struttura interna.
La sfida reale è quando una famiglia è sottoposta ad una serie eccessiva di sfide, ovvero quando le sue risorse non sono sufficienti a risolvere una concomitanza di sfide (es. crisi economica + malattia + perdita di lavoro) ovvero quando elementi, che solo apparentemente sono isolabili l’uno dall’altro mentre spesso sono una concatenazione, perché hanno dei forti elementi di interdipendenza, si presentano tutti insieme, le risorse della famiglia scarseggiano e il processo di cambiamento richiesto da questi eventi include una nuova consapevolezza della famiglia della necessità di un cambiamento ma anche in qualche modo la ricerca di risorse, non solo interne, ma che, in qualche modo devono essere attivate nella comunità circostante.
Negli ultimi anni l’attenzione è rivolta al legame tra coping-senso di coerenza e coping-sostegno sociale.
Come cambia la famiglia: approccio allo sviluppo
Si tratta di un insieme di teorie che guardano alla famiglia come: come se stessimo applicando la teoria piagetiana dell’epistemologia genetica non alla dimensione ontogenetica dell’individuo ma alla dimensione filogenetica della famiglia ovvero il passaggio da uno stadio ad un altro come elementi ordinati e in qualche modo definiti dello sviluppo del ciclo vitale della stessa.
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