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Capitolo 1 – La famiglia tra identità e mutamento

Due domande fondamentali hanno segnato il percorso storico-teorico sulla famiglia: la domanda sull’identità (cos’è la famiglia e come definirla) e la domanda sul mutamento familiare (come si evolve la famiglia). Gli approcci che più hanno contribuito a rispondere alla domanda sull’identità della famiglia sono:

  • Le teorizzazioni sui piccoli gruppi (Lewin)
  • La teoria dei sistemi

Approcci che maggiormente si sono occupati di comprendere i mutamenti familiari sono:

  • Family stress and coping theory
  • Family development theory

Identità della famiglia

1) La famiglia come piccolo gruppo → Kurt Lewin con la sua definizione di gruppo come fatto psicosociale, offre una base concettuale che ben si adatta alle caratteristiche sia strutturali, sia di funzionamento della famiglia:

  • Il gruppo è qualcosa di più, o meglio qualcosa di diverso dalla somma dei suoi membri; può definirsi come totalità dinamica (il cambiamento di una parte interessa anche tutte le altre);
  • Ha struttura e fini peculiari e relazioni particolari con gli altri gruppi;
  • È l’interdipendenza tra i suoi membri che ne definisce l’essenza.

Per Lewin, l’interdipendenza è l’essenza del gruppo e ne individua due tipi: la prima è l’interdipendenza del destino, ovvero un sentimento di essere gruppo che nasce quando i membri si rendono conto che il loro destino personale dipende da quello del gruppo (sensazione di condividere la stessa sorte, sensazione di destino comune, es. Sindrome di Stoccolma). La seconda è l’interdipendenza del compito, ovvero una qualità gruppale che si crea quando il raggiungimento degli obiettivi del gruppo dipende dai risultati conseguiti dai componenti (negativa o positiva).

Somiglianze tra gruppo e famiglia:

  • Presenza di interazioni frequenti orientate al perseguimento di uno scopo comune ai componenti;
  • Presenza in ciascuno dei componenti dell’insieme, della consapevolezza di sé e degli altri come parti di un tutto (sentimento del noi);
  • Presenza di una struttura organizzativa orizzontale che si esprime nell’attribuzione di ruoli e nella divisione di compiti;
  • Presenza di una struttura gerarchica verticale, con comparsa di status differenziati;
  • Presenza di una struttura normativa, che definisce l’ideologia e la cultura del gruppo.

Quindi la famiglia come gruppo definito da un senso di “noità” (weness) e di appartenenza, caratterizzato da aspetti gerarchici, organizzativi e connotato socio-culturalmente.

Differenze tra gruppo e famiglia:

La dinamica di un gruppo. Lewin per primo osserva la tendenza dei gruppi a permanere in situazioni di equilibrio “quasi stazionario”; la dinamica in atto nel gruppo è la risultante della costellazione di forze presenti, tra mutamento ed equilibrio. Nei gruppi vi sono processi di autoregolazione che tendono a mantenere relativamente costante l’equilibrio in cui si trovano, esprimendo un certo grado di resistenza nei confronti dei disturbi che possono intervenire a turbarlo, pur essendo costantemente esposti a possibili fonti di mutamento. Qualunque ipotesi di cambiamento mette in moto, quasi inevitabilmente, una dinamica affettiva che fa vivere il cambiamento come una minaccia ad alcune certezze sulle quali si basa anche il rapporto dell’individuo con se stesso. Il cambiamento, quindi, porta sempre con sé una quota di minaccia all’identità ed alla stabilità delle persone coinvolte.

Se la famiglia è un gruppo allora possiamo applicare alla famiglia (e osservare) le proprietà fondamentali di un gruppo:

  • Coesione: è la risultante delle forze psicosociali, presenti nel campo del gruppo, che spingono i membri a restare uniti, a permanere all’interno del gruppo, a opporsi alle eventuali istanze disgregative presenti. A livello di vissuto soggettivo, la coesione è connessa con l’attrattiva che il gruppo esercita sui suoi membri. L’appartenenza al gruppo offre sicurezza, ma richiede sempre un certo grado di omologazione;
  • Ruoli: uno degli etimi del termine “ruolo” rimanda all’antico rotolo manoscritto usato in teatro che riportava indicazioni sui personaggi ed i relativi interpreti. Ruolo come parte da recitare, come ambito dove il soggetto può trovare un possibile spazio di autonomia interpretativa, ma pur sempre con riferimento forte a qualcosa di prescritto. Ci sono ruoli relativi al compito che mirano a facilitare e a coordinare lo sforzo del gruppo circa la definizione dei propri obiettivi ed i mezzi atti a conseguirli e i ruoli relativi alle relazioni, che mirano a sostenere il morale del gruppo, gestire e ridurre i conflitti interpersonali, a produrre sentimenti di sicurezza e di riconoscimento personale;
  • Leadership: è la funzione di guida di un gruppo, il modo con cui il capo esercita il suo potere. Ci sono leader formali e informali, questi ultimi sono coloro che influenzano il comportamento degli altri più di quanto non vengano essi stessi influenzati. Esiste anche qui una leadership orientata al compito e una orientata al gruppo. Manutenzione affettiva = riguarda gli aspetti socio-affettivi cioè lo sviluppo ed il mantenimento di un clima positivo nel gruppo e di una buona qualità nelle relazioni interpersonali;
  • Confini: entrare in un gruppo comporta oltrepassare un confine, il quale ha diverse qualità (fisica, temporale, psicologica). Il confine esterno è la “pelle” dell’organismo gruppo, distingue ciò che si conosce (che ci è familiare) da ciò che non lo è. Un confine esterno definito e stabile è un buon indicatore dell’identità del gruppo e questo fa sì che l’energia disponibile nel gruppo possa essere rivolta a movimenti interni fondamentali per il lavoro del gruppo, in direzione dello scopo per il quale si riunisce. Il confine costa in termini di investimento, poiché bisogna definirlo, mantenerlo e nutrirlo in modo tale che se qualcuno vuole entrare nel gruppo o uscirne, si confronta con la necessità di superare il confine che testimonia l’esistenza del gruppo stesso.

2) La famiglia come sistema → considera la famiglia come un sistema (totalità dinamica) dotato di un proprio funzionamento, non riducibile alla mera sommatoria delle parti che la compongono. L’approccio sistemico è un movimento sfaccettato, “caleidoscopico” che ha dato un contributo importante in ambito teorico e clinico. Negli anni ’50 nasce la terapia familiare, un movimento policentrico che sperimenta nuove forme di intervento clinico (in contrapposizione con il modello psicoanalitico). Si fa strada il concetto di sistema, che emerge negli anni ’40 a partire da due linee teoriche: la cibernetica (Wiener) e la teoria generale dei sistemi (von Bertalanffy). La prima è un approccio interdisciplinare che studia i fenomeni di comunicazione (meccanismi di retroazione, sistemi di controllo) negli organismi viventi, nei sistemi naturali e artificiali. La parola greca kybernete significa pilota di una nave, kyber è il timone. La seconda è un’area di studi interdisciplinare che si occupa della costituzione e dell’analisi delle proprietà di un sistema in quanto tale. Bateson sviluppa la teoria del doppio legame, inteso come pattern comunicativo tipico di famiglie con un membro schizofrenico e caratterizzato da messaggi contraddittori, paradossali, che esitano nell’insorgenza della sofferenza psicotica e la cui origine, non è nell’individuo, ma nelle caratteristiche del contesto. Bateson dà impulso all’analisi delle transizioni familiari in termini processuali; sviluppa l’aspetto relazionale della sistemica, “la struttura che connette”, attribuisce importanza fondamentale alle relazioni e al contesto.

Sistema = qualsiasi oggetto di studio che, pur essendo costituito da diversi elementi reciprocamente interconnessi e interagenti tra loro o con l’ambiente esterno, reagisce o evolve come un tutto, con proprie leggi generali.

Alla fine degli anni ’50, le idee della teoria dei sistemi e della cibernetica vengono applicate da Bateson e dai colleghi all’antropologia, psicologia e psichiatria. L’obiettivo era quello di definire dei metodi di ricerca che si occupino sia dell’individuo sia del contesto familiare.

L’approccio sistemico alla famiglia consiste nel vedere la famiglia come un sistema (interattivo), pertanto obbedisce ad alcuni principi che regolano il funzionamento dei sistemi:

  • Non sommatività (totalità) → il sistema non coincide con la somma delle sue parti ma è una totalità. Le sue proprietà emergono dalla complessità delle interconnessioni e interazioni tra le sue parti (qualità emergenti). Il sistema coincide con le regole implicite che lo governano e tende a mantenere una condizione di equilibrio interno (omeostasi). La perpetuazione dell’omeostasi avviene tramite meccanismi di autoregolazione (feedback), che consentono di evitare cambiamenti percepiti come destabilizzanti;
  • Feedback (retroazione) e Circolarità → tipicamente siamo abituati a considerare i fenomeni come influenzati da una causalità di tipo lineare. In ambito sistemico la causalità è vista in modo circolare, ovvero ogni azione è anche un effetto o reazione, in un costante processo di influenzamento reciproco. Ogni comportamento veicola un’informazione all’interlocutore e riceve un feedback (positivo o negativo). L’informazione quindi ha un effetto di ritorno o feedback sull’emittente, che gli consente stabilità e/o adattamento ai cambiamenti dell’ambiente. Per il sistema, i feedback negativi producono stabilità e quelli positivi cambiamento. Retroazione e circolarità sono il modello causale appropriato per la teoria dei sistemi interattivi: le azioni comunicative dei familiari producono un effetto e determinano un feedback; ogni azione è a sua volta una reazione; non esiste un inizio di una catena causale;
  • Equifinalità → in un sistema circolare e autoregolantesi, i “risultati” (da intendersi come modificazioni dello stato dopo un certo periodo di tempo) non sono determinati tanto dalle condizioni iniziali quanto dalla natura del processo o dai parametri del sistema. Gli stessi risultati possono avere origini diverse perché ciò che è determinante è la natura dell’organizzazione (le condizioni iniziali di un sistema non determinano rigidamente il suo stato finale). Risultati diversi possono essere prodotti dalle stesse cause.

Famiglia come sistema da un punto di vista clinico → molte qualità individuali dei membri, soprattutto il comportamento sintomatico, sono in realtà proprie del sistema. Esempio tipico: interdipendenza dei sintomi nel coniuge; i sintomi del paziente sembrano proteggere il coniuge e l’inizio dei sintomi tipicamente è in correlazione con un cambiamento di vita del coniuge. Quando il membro della famiglia identificato come paziente ha un miglioramento o un peggioramento, ciò ha di solito un effetto sugli altri membri della famiglia (spesso una crisi). Altro esempio: due coniugi che litigano dicono entrambi di stare solo reagendo al comportamento del partner, senza rendersi conto che essi a loro volta influenzano il partner con la loro reazione.

Approccio sistemico-relazionale → sistemico perché il disagio individuale viene letto come espressione di disagio del sistema di appartenenza; relazionale perché il comportamento individuale è frutto delle relazioni significative della persona nel corso della sua vita. Un’eventuale problematica non è una caratteristica insita dell’individuo ma deriva da esperienze relazionali. Ciò che conta è come gli elementi si relazionano fra loro. Il sintomo assume l’aspetto di un vincolo, di una regola del “gioco” di interazione (più che essere l’espressione di un conflitto intrapsichico). Passare dal perché al come. Il disagio del singolo viene letto come espressione del disagio del sistema.

Assiomi della comunicazione:

  • Non si può non comunicare
  • Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione
  • La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti
  • Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico che con quello analogico
  • Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza

Mutamento familiare

Due filoni di studio si occupano del cambiamento familiare: la Family stress and coping theory (FSCT) che si concentra sugli eventi imprevedibili che la famiglia può incontrare e la Family development theory (FDT) che si occupa del ciclo di vita familiare e degli eventi prevedibili e normativi che ne punteggiano il percorso. Questi due aspetti tendono nel tempo ad unificarsi entro una prospettiva comune che considera sia gli eventi prevedibili, sia quelli imprevedibili che innescano il cambiamento e le modalità che la famiglia usa per affrontarli (coping).

1) Family stress and coping theory (FSCT): concentra inizialmente l’attenzione sugli effetti causati da sconvolgimenti imprevisti interni alla famiglia (morte prematura, separazione) o esterni ad essa (crisi economiche, perdita del lavoro, guerre). Diversi modelli fanno parte di questo filone:

  • Il Roller-coaster Model, modello delle montagne russe dell’adattamento familiare dopo una crisi (Koos, Hill) individua un momento di disorganizzazione dopo la crisi e un funzionamento dopo il recupero che può essere peggiore, uguale, ma anche migliore di quello iniziale.
  • Il modello ABC-X, ovvero modello della crisi familiare ABC-X sviluppato da Hill, secondo cui la crisi (X) dipende dall’interazione fra (A) l’evento stressante, (B) la capacità di trovare risorse, (C) la percezione dell’evento (definizione o gravità), ovvero il significato che la famiglia (individualmente o collettivamente) attribuisce all’evento (il fattore C rimane quello più importante per spiegare lo stress familiare).

Fattore (A) → Per quanto riguarda l’evento scatenante (A) o stressor è definito come un evento di vita o una transizione che impatta sulla famiglia e che ha il potenziale di produrre un cambiamento nel sistema familiare. Family hardships (disagi familiari) sono le richieste poste alla famiglia da un evento stressante (es. bisogno di più denaro per far fronte a spese mediche impreviste). Lo stressor e i disagi associati determinano delle richieste al sistema familiare che devono essere gestite.

Classificazione degli eventi scatenanti: ci sono diversi modi per classificare gli eventi stressanti, ci sono eventi generalmente prevedibili perché fanno parte della vita di tutti i giorni e del normale processo maturativo e/o evolutivo (es. nascita di un bambino, uscita di casa di un giovane, pensionamento). Si parla di stress normativo, ovvero cambiamenti nei confini familiari per via di acquisizione o perdita del normale ciclo di vita. Sono stressor perché hanno il potenziale di determinare stress nella famiglia. D’altra parte ci sono gli eventi inattesi, non prevedibili e generalmente non si ripetono. Spesso sono dovuti a eventi naturali come terremoti, inondazioni, incendi, ma anche da problemi economici, guerre, reati subiti e violenze.

Fattore (B) → le risorse familiari o punti di forza sono le abilità della famiglia di impedire ad un evento di cambiamento di produrre una crisi o una rottura del sistema. L’attenzione viene portata dalla crisi alla capacità di fronteggiarla (processo). Coping si riferisce ai tentativi di gestire situazioni di pericolo, minaccia o sfida quando le solite risposte automatiche non sono disponibili. Le richieste dell’ambiente devono essere affrontate con nuove soluzioni comportamentali e le vecchie devono essere adattate per fronteggiare l’attuale situazione di stress.

Quali risorse familiari per fronteggiare la crisi? L’integrazione familiare (interessi comuni, affetto, interdipendenza economica), l’adattabilità familiare e il comune accordo sull’organizzazione dei ruoli (mettere le ambizioni personali dopo gli obiettivi della famiglia). Hill definisce il fattore B come adeguatezza-inadeguatezza dell’organizzazione familiare.

Fattore (C) → la percezione familiare è la definizione soggettiva data dalla famiglia allo stressor o crisi. Riflette i valori della famiglia e le precedenti esperienze di gestione del cambiamento e delle crisi. Meno facile da definire operativamente. Boss parla di family boundary ambiguity, ovvero lo stato in cui i membri della famiglia sono incerti sulla loro percezione di chi è dentro o fuori dalla famiglia o di chi sta assumendo quali ruoli e compiti all’interno del sistema.

Gli eventi stressanti e le richieste che ne derivano producono una tensione nella famiglia che deve essere gestita. Quando la tensione non viene superata si determina uno stress. Family stress = stato che deriva da un reale o percepito disequilibrio fra le richieste e capacità nel funzionamento della famiglia e che è caratterizzato da una richiesta multidimensionale di aggiustamento o di comportamenti adattivi. Family distress = stato spiacevole o disorganizzato che deriva da un disequilibrio reale o percepito nel funzionamento familiare, anch’esso caratterizzato da una richiesta multidimensionale di aggiustamento o di comportamenti adattivi. In altre parole, lo stress diventa distress quando è definito soggettivamente come spiacevole o indesiderabile dall’unità familiare.

Fattore (X) → per crisi si intende la “quantità di crisi” nel sistema familiare, è una variabile continua che denota il grado di distruttività, disorganizzazione o incapacità del sistema famiglia. La crisi è definita come il momento in cui il funzionamento normale della famiglia è messo in discussione e le modalità abituali di affrontare le situazioni non sono più efficaci, richiedendo quindi l'adozione di nuove strategie adattive.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saruzza.96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicodinamica delle relazioni familiari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Calvo Vincenzo.
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