La valutazione psicologica dello sviluppo
Le scale di valutazione dell'infanzia
Attraverso le scale di valutazione infantile è possibile raccogliere informazioni circa le abilità e le eventuali difficoltà del bambino, utilizzando materiali strutturati e semistrutturati che permettono di osservare il comportamento e stabilire punti di forza e debolezza.
La ricerca recente evidenzia che vi è un'alta presenza di problematiche dello sviluppo e della salute mentale già nella fascia d'età 2-5 anni, con una prevalenza fra il 6 e il 12%, come nelle fasce successive. Questo suggerisce che è molto importante avere a disposizione strumenti standardizzati che siano sensibili e in grado di evidenziare eventuali problematiche e ritardi di sviluppo precocemente, in modo che si possa intervenire il prima possibile.
Le scale Bayley e Griffiths sono considerate due golden standard per la valutazione nei primi anni di vita e sono strumenti standardizzati che permettono di fotografare il livello raggiunto dal bambino in maniera dettagliata e articolata.
Bayley Scales of Infant Development
Valutazione dello sviluppo nei primi anni di vita. Si tratta di un esame individuale del livello di sviluppo contingente del bambino, che misura una fotografia delle sue caratteristiche e delle sue abilità nello specifico momento in cui viene effettuata la valutazione.
Età: 16 giorni - 3,5 anni. Talvolta si può decidere che sia lo strumento adatto per valutare un bambino con ritardo di sviluppo che abbia un'età cronologica superiore ai 3,5 anni, in questi casi ci si può basare sull'età di sviluppo.
A chi: Al bambino e al care-giver (scala socio-emozionale + comportamento adattivo).
Scale: Cinque - Scala cognitiva, linguaggio, motoria, socio-emozionale, comportamento adattivo.
Modalità: La BSID è stata costruita per fornire al bambino situazioni e compiti che catturino il suo interesse e producano dei comportamenti osservabili, permettendo al clinico di determinare se il livello di sviluppo è adeguato. La somministrazione delle varie prove è flessibile ma standard: vengono infatti fornite specifiche indicazioni per la somministrazione degli item, ma la loro sequenza e velocità viene adattata in base a diversi fattori quali l’età, il temperamento e il tasso di superamento delle prove. Individuare tetto e pavimento scale.
Tempo: 30-90 minuti.
Punteggi ottenuti: Dai punteggi grezzi si riescono a ricavare diversi tipi di punteggi standardizzati: scalari, compositi, percentili, età equivalenti e di crescita.
Pregi e difetti: Situazioni particolari in cui il suo impiego è sconsigliato, come nel caso di disabilità specifiche, quali disabilità complesse con danno multiplo motorio e sensoriale e forme gravi di impairment motorio, come in caso di paralisi cerebrali infantili. I punteggi hanno una scarsa capacità predittiva, pur rappresentando indici utili a rilevare lo stato attuale e contingente del bambino e a individuare eventuali deviazioni dalla norma.
Griffiths Mental Development Scales III
Età: 0 - 71 mesi (0-6 anni).
A chi: Situazioni di problem solving per il bambino e informazioni dai genitori. Somministrazione individuale.
Scale: Cinque - Linguaggio e comunicazione, coordinazione occhio-mano, personale-sociale-emotiva, grosso-motoria.
Modalità: A differenza di altri test psicometrici e in maniera del tutto simile alle scale Bayley, l’ordine di somministrazione delle scale e/o degli item non è rigido, ma viene lasciato all’intuito e all’esperienza dell’esaminatore la possibilità di scegliere quelle situazioni e quei materiali più motivanti nelle diverse fasi di valutazione. Per i bambini di età <1 anno: coperta, tappeto, materassino morbido; in braccio al genitore per le prove a tavolino. Per i bambini di età >1 anno: uso di un tavolino e di sedie comode per l’età. Lo strumento è stato concepito per valutare lo sviluppo del bambino in presenza del genitore. Si consiglia di tentare di completare la somministrazione in un’unica sessione. Individuare tetto e pavimento scale.
Tempo: 45 minuti.
Punteggi ottenuti: Dal punteggio grezzo, attraverso le apposite tabelle si possono ottenere per ogni scala e per la scala Punteggio Generale di Sviluppo (PGS) punteggi ponderati e Quozienti di Sviluppo. Lo strumento permette inoltre di calcolare l’età equivalente. I punteggi grezzi possono essere trasformati in quattro indici standardizzati: punti scalari, percentili, età equivalenti e subquozienti di sviluppo (individuare aree di forza e di debolezza). Anche un indice sintetico di sviluppo, definito “quoziente globale”, che deriva dall’insieme degli item superati.
Pregi e difetti: Capacità di discriminare in maniera precisa gradi diversi dello sviluppo psicomotorio e cognitivo, rilevando quanto le competenze del singolo bambino si discostano da quelle del campione di riferimento. La possibilità di ottenere quozienti di sviluppo parziali e globali permette di rispondere a differenti quesiti clinici o di ricerca, oltre che orientare rapidamente verso più specifici approfondimenti funzionali.
La flessibilità consente di ridurre eventuali effetti di abituazione di tipo attentivo o motivazionale in quanto tutte le prove risultano piacevoli e accattivanti per i bambini. L’ampio range di abilità previsto da queste scale permette di adattare facilmente il livello della richiesta all’età o alle effettive capacità del bambino, aspetto importante nei casi di rilevante ritardo cognitivo.
Monitorare con un solo strumento lo sviluppo del bambino dalla nascita all’età scolare, evitando l‘uso di una pluralità di test che si succedono con il crescere dell’età. Uso problematico con bambini che presentano difficoltà di tipo motorio, visivo o visuo-percettivo. A tale scopo, nell’ultima versione il materiale è stato migliorato, con contrasti di colore più accesi e stimoli più grandi e più facilmente manipolabili. La presenza di prove a tempo penalizza ulteriormente questi bambini, nei quali la lentezza esecutiva può mascherare del tutto efficaci operazioni di insight cognitivo.
Adattamento italiano: Gli item sono stati riordinati sulla base delle abilità osservate nei bambini italiani. È stato ridotto il numero degli item necessari per individuare la soglia base e il soffitto. Il protocollo di registrazione è stato organizzato in modo tale da non aver bisogno di controllare continuamente il manuale durante la somministrazione, con norme base con intervalli di un mese, e diverse per genere.
La valutazione dell'intelligenza
La definizione di intelligenza che trova più consenso è quella fornita da Wechsler, che la definisce come la capacità di produrre un comportamento adattivo e funzionale al raggiungimento di uno scopo, un comportamento che affronta con successo le sfide dell'ambiente e che permette di realizzare degli scopi prefissati. Questa definizione però non chiarisce una delle tante controversie in questo campo di studi, cioè se l'intelligenza sia composta da uno o più fattori.
Una delle direzioni in cui si sono mossi gli studi in questo campo è stata quella di ricercare le relazioni tra le varie abilità per scoprire se alla loro base ve ne sia una unica, ossia un fattore generale che rende conto di tutte le nostre abilità specifiche, o se esse siano separate tra loro, per cui la presenza di una non influirebbe sull’altra.
Inizialmente, l'interesse degli psicologi fu rivolto all’individuazione della cosiddetta “intelligenza generale”, nella supposizione di poter trovare un unico fattore intellettivo responsabile di tutte le capacità e abilità. Spearman, attraverso l’applicazione dell’analisi fattoriale, formulò una teoria dell’intelligenza umana che individuava un fattore generale (fattore g) presente in tutte le prestazioni cognitive e un insieme di fattori specifici (fattori s) rilevanti solo in compiti particolari.
I progressi conseguiti negli anni Quaranta e Cinquanta attraverso le tecniche statistiche di analisi fattoriale e la diffusione, a partire dagli anni Sessanta, dei calcolatori, contribuirono allo studio della natura dell’intelligenza, fornendo supporto a teorie multicomponenziali, che vedevano l'intelligenza come un costrutto composto da un insieme di differenti abilità mentali specifiche, piuttosto che come un'entità unitaria.
- Thurstone: Teoria dell’intelligenza che prevedeva 7 abilità mentali primarie (comprensione verbale, abilità con i numeri, memoria, velocità percettiva, visualizzazione spaziale, facilità verbale e ragionamento induttivo).
- Guilford: Aumenta il numero di fattori indipendenti fino a 120 e dà una nuova definizione di compito mentale. Il compito mentale venne rappresentato attraverso un cubo, i cui lati erano costituiti da un'operazione, un contenuto e un prodotto. A sua volta, ognuna di queste dimensioni era costituita da diversi sotto elementi, moltiplicando i quali si potevano ottenere i 120 fattori indipendenti sostenuti da Guilford.
Molti dati empirici supportano l’idea che non esisterebbe un solo tipo di intelligenza e depongono a favore di intelligenze multiple, ciascuna delle quali sarebbe indipendente dalle altre. Ad esempio, gli studi nell’ambito della neuropsicologia dimostrano che alcune lesioni cerebrali possono compromettere una certa abilità, lasciando del tutto inalterate le altre.
L'evoluzione delle teorie dell’intelligenza ha permesso di superare queste visioni contrapposte, ipotizzando l’esistenza di fattori “fluidi”, meno dipendenti dalla cultura e dal linguaggio, e di componenti “cristallizzate”, maggiormente saturate da influenze culturali e dall’istruzione. Rappresentando la teoria di Cattell-Horn la premessa teorica su cui fondano le più attuali concettualizzazioni dell’intelligenza, la successiva rielaborazione di Carroll portò alla formulazione di una teoria di intelligenza a struttura gerarchica organizzata a tre livelli, nota come teoria o modello CHC.
Tale modello, frutto anche dell’applicazione della tecnica psicometrica dell’analisi fattoriale confermativa, vede al vertice un fattore generale g di cui il QI è una stima che si rifà concettualmente alla teoria di Spearman, seguito da fattori sottostanti definiti broad, come ad esempio intelligenza fluida e cristallizzata, ma anche abilità di memoria e apprendimento, abilità di percezione e velocità di elaborazione, a loro volta ulteriormente differenziati in fattori narrow, intesi come insieme di abilità ristrette e specifiche, direttamente osservabili e misurabili.
Intelligenza secondo la Teoria CHC è la capacità aggregata e globale dell’individuo ad agire per uno scopo, di pensare razionalmente e di trattare efficacemente con il proprio ambiente. Aggregata perché è composta di elementi o abilità che, sebbene non completamente indipendenti, sono quantitativamente differenziabili. Globale perché caratterizza il comportamento dell’individuo come un tutto.
- Intelligenza fluida: Capacità di pensare logicamente e risolvere i problemi in situazioni nuove, indipendentemente da conoscenze acquisite; analizzare i problemi nuovi, identificare gli schemi e le relazioni sottostanti per estrapolare una soluzione usando il ragionamento logico (induttivo e deduttivo); operare sui contenuti mentali (trovando analogie) senza ricorrere a conoscenze acquisite (test di Raven) individuare, scegliere ed utilizzare i dati disponibili in una determinata situazione e di adattarli flessibilmente in vista della soluzione del problema (che può essere nuovo o già conosciuto).
- Intelligenza cristallizzata: Capacità di utilizzare competenze, conoscenze, esperienze. È rappresentata dalla vastità e profondità delle conoscenze generali che una persona possiede, del suo vocabolario e della capacità di ragionare usando parole e numeri. È il prodotto di esperienze educative e culturali, in costante interazione con l’intelligenza fluida.
Come si misura l'intelligenza?
La storia dei reattivi mentali risale al 1904, quando allo psicologo francese Binet venne chiesto di costruire un test per valutare le capacità intellettive dei bambini, in modo da poter decidere in quale classe inserirli. Secondo Binet, tutti i bambini seguono il medesimo corso nello sviluppo intellettuale, solo che per alcuni di loro tale corso è più lento e dunque, in uno sviluppo di “velocità normale”, ma di età cronologica più bassa.
Il compito di Binet era allora quello di individuare un reattivo in grado di misurare l’età mentale dei soggetti, per inserire i bambini in classi adatte al livello cognitivo raggiunto, piuttosto che sulla base della loro età cronologica. Per età mentale si intende quell’età in cui tipicamente i bambini raggiungono un certo grado di rendimento, indicato dalla capacità di risolvere un certo compito. La prima scala di misurazione dell’intelligenza Binet-Simon fu pubblicata nel 1905.
Terman lavorò alla revisione della scala sulla popolazione americana. L'ingresso in guerra portò a un utilizzo immediato dei reattivi per la selezione dei soldati, cui seguì una rapida fioritura di ricerche e di applicazioni dei test alla selezione del personale dell’amministrazione statale e di alcune grandi industrie. Sono state proprio le revisioni di Terman, note come Scale Stanford-Binet, a produrre il famoso punteggio di QI, che si ottiene tramite l'applicazione della formula “età mentale/età cronologica x 100”.
Oggi la maggior parte dei test di intelligenza non segue più questo metodo per il calcolo del QI, ma si basa sul confronto tra il rendimento dell’individuo testato e quello medio dei suoi coetanei.
Le scale Wechsler
Le Scale Wechsler, ancora oggi i test di intelligenza più conosciuti e utilizzati, coprono quasi tutto l’arco di vita, disponendo di una versione per i bambini in età prescolare, una versione per l’età scolare e una versione per gli adulti.
WISC-IV
Età: 6-16 anni 11 mesi.
Perché: Consente di spiegare la natura delle difficoltà cognitive di un bambino in termini di personalità, ovvero di integrazione di elementi: cognitivi, affettivi-emotivi, socioculturali. Valutazione abilità cognitive, orientamento diagnostico, fare ipotesi sul funzionamento cognitivo, individuare funzionamento in domini specifici, individuare punti di forza e di debolezza nella sfera cognitiva per poter costruire un piano di intervento che possa fondarsi sui primi e recuperare i secondi.
A chi: Somministrazione individuale.
Scale: Indice di comprensione verbale (comprensione, somiglianza, vocabolario, (informazione/ragionamento con parole)), memoria di lavoro (memoria di cifre, ragionamento con lettere e numeri, (ragionamento aritmetico)), ragionamento visuo percettivo (disegno con i cubi, concetti illustrati, ragionamento con matrici, (completamento figure)), velocità di elaborazione (cifrario, ricerca di simboli, (cancellazione)).
Modalità: Per ogni subtest, il manuale fornisce il criterio di inizio, in alcuni casi corrispondente per tutti all’item 1, mentre in altri definito in base all’età cronologica e/o mentale del soggetto, e il criterio di interruzione, ossia il numero massimo di risposte consecutive sbagliate dopo cui l’esaminatore deve interrompersi e passare al subtest successivo. Sono inoltre specificate eventuali procedure di utilizzo di item di esempio o addestramento, così come le modalità di rinforzo, aiuto e inchiesta previste dalla scala.
Tempo: Da 65 a 80 minuti. Cercare di somministrare il test in un’unica seduta, se questo non è possibile cercare di completarlo entro pochi giorni. Possibile risomministrare test dopo 1-2 anni per i subtest di performance. Dopo 1 anno per i subtest verbali. Eventualmente sostituire subtest con quelli Supplementari.
Punteggi ottenuti: Nell'ultima revisione della scala WISC-IV scompare la tradizionale distinzione tra QI verbale e QI di performance. QI, Indice di comprensione verbale, Indice di ragionamento visuo-percettivo, Indice di memoria di lavoro, Indice di velocità di elaborazione. Indice di Abilità Generale (IAG) (ICV + IRP) e Indice di Competenza Cognitiva (ICC) (IML+IVE).
Perché revisioni?: Effetto Flynn, bias di razza e genere, risultati analisi fattoriali, aggiornamenti formali. Fondata su una teoria dell’intelligenza convalidata (CHC). Eliminazione di 3 prove e aggiunta di altri 5 nuovi compiti. Alcune variazioni sono state inoltre introdotte nei 10 subtest mantenuti dalla precedente versione, con aggiunta di item per meglio definire i limiti inferiori e superiori dei subtest, eliminazione di item ritenuti obsoleti, miglioramento della parte grafica di materiali e stimoli, cambiamenti in alcune procedure di somministrazione e attribuzione dei punteggi volte a facilitare la comprensione del compito da parte dei bambini, soprattutto se con qualche forma di difficoltà/disabilità, rendere l’utilizzo della scala più agevole per l’esaminatore.
È stata inoltre modificata la distinzione tra subtest principali e supplementari, con 3 dei vecchi subtest principali che divengono supplementari e 2 dei vecchi subtest supplementari che divengono principali.
WPPSI-III
Età: 2.6 - 7.3 anni
Perché: Usata in ambito clinico per l’identificazione e il follow-up di soggetti con ritardi e disarmonie nello sviluppo cognitivo o problematiche di apprendimento, per l’individuazione di specifici approfondimenti del funzionamento neuropsicologico.
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