Strumenti di valutazione
E
DITO DA TUTTI I PARTNER
1. Il processo diagnostico
La valutazione di un paziente con ADHD è un processo lungo e complesso che attraversa
numerose fasi: interviste cliniche, esami medici, test neuropsicologici e valutazione
comportamentale effettuata tramite questionari. Che si tratti di bambini, adulti o adolescenti
che presentano la sintomatologia dell’ADHD, i dati ottenuti dovrebbero essere messi a
confronto tra di loro e interpretati clinicamente in relazione alla storia del paziente stesso.
Se pensiamo che un bambino con difficoltà comportamentali possa essere affetto da ADHD, è
necessario prima di tutto raccogliere informazioni da fonti diverse (genitori, insegnanti,
educatori), utilizzando interviste semi-strutturate o questionari standardizzati (scale di
valutazione) che ci consentano di indagare sui vari aspetti del comportamento e del
funzionamento sociale e adattivo del bambino. La letteratura internazionale offre in tal senso
un’ampia gamma di strumenti d’indagine che vengono descritti qui di seguito.
1.1. Interviste comportamentali e diagnostiche
L’intervista comportamentale è uno dei principali strumenti impiegati per far fronte a problemi
del comportamento, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Essa consente, infatti, di
raccogliere informazioni sulla situazione clinica generale del soggetto e di indagare sulla
eventuale presenza di altri disturbi o comorbidità, nonché sul funzionamento complessivo del
comportamento problema nei differenti contesti, come quello familiare o scolastico. Questo
rafforzare l’alleanza terapeutica tra il medico e
tipo di intervista è oltretutto un mezzo utile per
il paziente (Ollendick e Greene, 1998), ma anche per coinvolgere genitori e insegnanti nella
fase di valutazione del trattamento, con lo scopo di creare un ambiente di supporto per il
bambino.
Le interviste comportamentali sono state utilizzate in vari contesti clinici e di ricerca: sono ad
esempio strumenti di indagine epidemiologica, ma vengono impiegate comunemente anche
nelle prove cliniche e negli studi di casi singoli, o durante la fase di valutazione nei trattamenti
clinici.
Rispetto ad altri strumenti maggiormente strutturati, come checklist e scale di valutazione, il
principale vantaggio dell’intervista comportamentale è dato dalla sua flessibilità. Essa può
infatti facilitare l’osservazione degli atteggiamenti espliciti ed impliciti dell’intervistato, i suoi
comportamenti verbali e non verbali, e il modo in cui i diversi pattern comportamentali oggetto
d’indagine siano vissuti.
Al fine di ottenere una valutazione più obiettiva della patologia, sono stati progettati degli
strumenti ancora più rigidi, come le interviste diagnostiche strutturate. In questo caso,
l’intervista è organizzata sulla base di criteri diagnostici come il DSM-IV o l’ICD-10, e
l’intervistatore deve seguire una traccia ben definita che gli permetta di esplorare l’albero
decisionale e stabilire una diagnosi.
L’intervista comportamentale è condotta di solito da un medico, un professionista della salute
mentale, o da altro personale appositamente addestrato. Nei casi di bambini, spesso si intervista
prima di tutto uno dei genitori, di solito la madre. Anche per l’ADHD quindi, l’intervista al
genitore rappresenta il principale strumento di valutazione indiretta, largamente usato per
raccogliere informazioni circa il comportamento del bambino e per formulare una corretta
diagnosi. L’utilizzo dell’intervista comportamentale può comunque essere esteso anche ad altri
adulti non facenti parte della famiglia, perlopiù insegnanti e caregiver. Infine, anche il soggetto
da solo o in presenza dei genitori, in relazione all’età e al tipo di
stesso può essere intervistato,
problematica. Ollendick e Green (1998) hanno sottolineato che, nonostante lo scopo
dell’intervista comportamentale sia quello di ottenere informazioni sul paziente, essa può anche
essere d’aiuto a genitori e bambini, i quali possono cominciare a sentirsi maggiormente a
proprio agio con il problema grazie alle attività di riflessione, chiarificazione e riepilogo.
Inoltre, durante l’intervista possono emergere alcuni problemi non semplici da rilevare tramite
altri strumenti di osservazione diretta o indiretta. Ad esempio, può essere evidenziato il diverso
modo in cui adulti e bambini percepiscono il problema, o l’origine effettiva del comportamento,
cioè se esso sia realmente problematico oppure sia soltanto il risultato di aspettative poco
realistiche da parte dei genitori. hanno elencato gli scopi principali dell’intervista ai
Barkley e Edwards (2006, pag. 241-2)
genitori:
- stabilire una relazione tra genitore e medico;
- ottenere informazioni sul bambino e sulla famiglia in generale, in particolare sul punto di vista
dei genitori riguardo al problema del figlio;
- valutare il grado di stress presente nella vita familiare originato dal comportamento del
bambino, analizzando anche lo stato psicologico dei genitori;
- mettere in luce eventi specifici legati alla manifestazione del problema; - formulare una
diagnosi e programmare un intervento terapeutico adeguato;
come forma di “pura catarsi”.
- è l’impostazione dell’intervista diagnostica
Come evidenziato precedentemente, diversa
strutturata. Questo strumento subentra per superare il problema delle incongruenze
diagnostiche dovute a valutatori diversi, e anche alla scarsa familiarità da parte dei medici con
tali procedure. I risultati così ottenuti rischiavano di essere incongruenti alle informazioni
ricevute e poco oggettivi nell’interpretazione dei sintomi registrati. Per rimediare a tali
problemi, tutte le interviste diagnostiche strutturate utilizzano delle tecniche comuni. In
particolare, le domande poste mirano a chiarire gli aspetti specifici di una determinata area
psicopatologica, e specifiche definizioni sono fornite per facilitare la classificazione dei sintomi
dell’intervista diagnostica
(Blanchard e Brown, 1998). Le proprietà che consentono il controllo
sono la replicabilità degli esiti diagnostici ottenuti (affidabilità o precisione) e la concordanza
tra l’esito e la situazione reale del soggetto, cioè l’esattezza della diagnosi. Queste due proprietà
definiscono insieme l’accuratezza (o validità) di uno strumento. L’affidabilità, legata alla
capacità dello strumento diagnostico di distinguere il vero dal falso positivo, può essere stimata
utilizzando l’errore standard del punteggio differenziale, per esempio nella procedura del test-
retest o nel confronto tra valutatori (Margison et al., 2000). La valutazione dell’esattezza è
estremamente complessa: richiederebbe infatti un confronto tra “la media di un numero infinito
di repliche e il valore di riferimento” (JGCM 200, 2012). Quest’ultimo è però generalmente
sconosciuto e approssimato col “gold standard”, ovvero con il miglior valore disponibile.
Di conseguenza, la validità, o meglio l’accuratezza di uno strumento di valutazione diagnostica
può essere soltanto approssimativa, migliorando la specificità delle informazioni richieste e
usando, ad esempio, la procedura LEAD (Longitudinal, Expert, e All Data) proposta da Spitzer
(1983).
Nelle sezioni successive di questo framework saranno descritti brevemente alcuni degli
più adatti alla diagnosi dell’ADHD, in relazione al loro utilizzo in contesti diversi
strumenti
(casa e/o scuola) e alla loro diffusione nei paesi partner aderenti al progetto.
1.2. Questionari o scale di valutazione
I questionari o le scale di valutazione comportamentale sono tra gli strumenti più utilizzati per
raccogliere informazioni sui soggetti con ADHD. Questi strumenti hanno infatti diversi
vantaggi: fornire una visione quantitativa d’insieme dei comportamenti problematici, velocità
nella compilazione, e possibilità di suggerire una riconcettualizzazione del problema, a partire
dalla lista dei comportamenti analizzati.
Tali questionari possono inoltre indagare numerosi disturbi psichiatrici o focalizzarsi su
condizioni psichiatriche specifiche.
Le scale di valutazione e le checklist sono molto simili all’intervista diagnostica strutturata, e
si differenziano sostanzialmente per la chiusura delle possibili risposte, spesso in si/no o in una
scala di severità a tre punti.
L’utilizzo di queste scale è ampiamente diffuso in ogni settore di studi sociali o di psicologia,
e consente di misurare caratteristiche di gruppo o individuali. Gli studi incentrati sulle proprietà
psicometriche di tali strumenti hanno favorito la loro diffusione e permesso di migliorarne la
validità scientifica, nonché di costruire scale sempre più accurate e precise.
Le scale di valutazione comportamentale sono strumenti che consentono di analizzare e
misurare il comportamento problema nei bambini, ragazzi e adulti. Esse mirano di solito a
valutare lo stato comportamentale complessivo del paziente, ma possono essere impiegate
anche per monitorare l’efficacia di un trattamento o per guidare l’osservazione di un soggetto
specifico. Chiaramente, la richiesta di rigore scientifico deve essere calibrata in relazione allo
scopo specifico della scala. Va considerato, inoltre, chi ha il compito di utilizzare la scala: in
alcuni casi, essa è progettata per esperti, medici o professionisti della salute mentale, ma spesso
(e soprattutto nella valutazione dell’ADHD) tali scale sono ad uso di soggetti inesperti, come
i quali non possiedono alcuna preparazione in materia. In quest’ultimo
genitori e insegnanti,
caso, esse devono essere di semplice utilizzo, con punteggi facilmente calcolabili e una chiara
interpretazione dei risultati.
Di solito la scala di valutazione comportamentale è formata da un elenco di comportamenti
osservabili o di descrizioni comportamentali. Ciascun item di questa lista, che rappresenta
appunto un comportamento osservabile o la descrizione di una manifestazione
con l’insegnante, con i genitori o con le altre
comportamentale, può essere stabilito in accordo
presone coinvolte nell’intervento e da coloro i quali conoscono il bambino. La persona che
somministra la scala può usare la lista per indicare la presenza di un particolare item, e in alcuni
L’analisi delle risposte può essere utile al fine di ottenere una visione
casi anche la frequenza.
d’insieme del funzionamento del bambino. Come discusso in precedenza, i problemi principali
di questa procedura sono legati all’affidabilità e alla validità dei punteggi, motivo per cui
vengono impiegate sempre più spesso delle scale standardizzate. L’uso del punteggio standard
permette di effettuare confronti tra diversi gruppi di bambini della stessa età e dello stesso sesso.
Nelle seguenti sezioni dedicate verranno descritte le diverse scale di valutazione impiegate in
presenza di soggetti con ADHD.
1.3. Esame medico obiettivo
L’esame medico obiettivo, corredato anche da quello strumentale laddove necessario (EEG,
TAC, RSM), è utile per avvalorare le ipotesi diagnostiche, valutare se esistono altre patologie
in atto ed evidenziare gli eventuali effetti collaterali legati al trattamento farmacologico.
1.4. Test neuropsicologico per l’ADHD
I test neuropsicologici sono metodi validi che consentono di valutare un bambino con ADHD,
grazie alla loro capacità di definire le caratteristiche del soggetto in termini di attenzione,
memoria, funzioni esecutive e strategie utilizzate. Essi però non sono in grado di effettuare una
diagnosi definitiva, dal momento che non esiste un test capace di distinguere al 100% un
bambino con ADHD da uno non affetto da tale disturbo. Il test è uno strumento per definire un
quadro neuropsicologico e non consente, quindi, alcuna reale diagnosi.
2. Classificazione degli strumenti di valutazione identificati
dalla Partnership
Partendo dalla considerazione che il comportamento è funzione delle caratteristiche individuali
e ambientali e della interazione tra esse [C= F (P, A, P x A)], in questo FW i differenti strumenti
necessari per condurre una analisi funzionale multidimensionale sono elencati secondo la
seguente classificazione:
1. Strumenti per valutare le caratteristiche individuali nei soggetti con ADHD, sia in
termini di sintomatologia patologica che di disturbi comunemente associati all’ADHD
(ad es. difficoltà dell’apprendimento, ansia, depressione, autostima, problemi sonno-
veglia, adattamento sociale, ecc.). Il codice che identifica questa categoria è la lettera
P (Persona).
Strumenti per valutare le caratteristiche ambientali associate alla gestione dell’ADHD
2. sia a scuola che a casa (ad es. stili genitoriali, stress genitoriale, ecc.). Il codice per
questa categoria è la lettera A (Ambiente).
Strumenti in grado di valutare direttamente l’interazione tra i soggetti affetti da ADHD
3. e il loro ambiente, nel quale gioca un ruolo fondamentale la relazione con i genitori, gli
insegnanti e i pari (ad es. codici di osservazione, metodi di osservazione diretta, diari
per il monitoraggio quotidiano, ecc.). Il codice che identifica questa categoria è P x A.
2.1. Strumenti inseriti nella categoria P
La Conners Rating Scale - Revised (CRS-R) (Conners, 1997) è uno strumento ormai da tempo
utilizzato e largamente impiegato per valutare i bambini con ADHD. La CRS-R è composta da
un numero di item che varia da 27 a 87, a seconda della lunghezza della versione. Della scala
esiste una versione destinata ai genitori, un’altra agli insegnanti (CTR-S), e una terza di
autovalutazione comportamentale per adolescenti, usata direttamente dagli stessi per
riconoscere il comportamento problema. Le scale di valutazione per genitori e insegnanti
possono essere somministrate ai soggetti di età compresa fra i 3 e i 17 anni, mentre le misure
di autovalutazione sono adatte agli adolescenti fra i 12 e i 17 anni. Le scale per genitori e
insegnanti comprendono le seguenti subscale: Oppositiva, Cognitiva-Problemi/Inattenzione,
Iperattività, AnsiaTimidezza, Perfezionismo, Problemi Sociali, Disturbi Psicosomatici (solo
nella versione per Genitori), Conner’s Global Index (comprende Irrequieto-Impulsivo e
Emotiva), indice dell’ADHD e sintomi del DSM-IV
Responsabilità (inclusi Inattentivi,
Iperattivi-Impulsivi). Genitori e insegnanti devono valutare, su una scala Likert a 4 punti
(0=mai; 4=troppo spesso), la frequenza con la quale si attuano i comportamenti descritti in ogni
item. La scala di autovalutazione per adolescenti (CASS:L) comprende le seguenti subscale:
Condotta, Cognitiva, Famiglia, Controllo della Rabbia, Problemi Emotivi e Iperattività, indice
dell’ADHD, e sintomi del DSM-IV.
La versione MTA di Swanson, Nolan And Pelham questionnaire (SNAP-IV) (Swanson et al.,
2001) contiene 26 item riguardanti i sintomi chiave dell’ADHD e del DOP specificati nel DSM-
IV (APA, 2000). Il questionario è dotato di subscale che misurano iperattività/impulsività (9
item), inattenzione (9 item) e DOP
(8 item). Per quanto riguarda la versione rivolta all’insegnante, sono stati riportati valori
dell’alpha di Cronbach corrispondenti a 0,92 per la subscala
dell’inattenzione, subscala dell’iperattività/impulsività
0,96 per la e
0,92 per quella del DOP (Bussing et al., 2008). La “affidabilità tra valutatori” (inter-rater
reliability), in questo caso tra genitore e insegnante, era dello 0,49 (inatt.), 0,43 (iperatt./imp.)
e 0,47 (DOP). Tali valori indicano che nella somministrazione dello SNAP-IV, tra le
valutazioni effettuate dai genitori e quelle degli insegnanti in merito al comportamento del
bambino, esistono comunque delle differenze.
L’ADHD –
Rating Scale IV (Du Paul et al., 1998) è un metodo di misurazione dei sintomi
dell’ADHD nei bambini e ragazzi di età compresa fra i 5 e i 18 anni. Lo strumento comprende
18 item suddivisi in due subscale, Inattenzione e Iperattività/Impulsività, ognuna delle quali
composta da 9 item. La scala permette di ottenere le valutazioni di genitori e/o insegnanti
riguardanti la frequenza con cui si è presentato ciascun sintomo dell’ADHD nei sei mesi
precedenti alla somministrazione, sulla base dei criteri stabiliti dal DSM-IV. La ADHD Rating
Scale - IV può essere completata in maniera indipendente da genitori e insegnanti, mentre il
calcolo del punteggio è affidato a un medico specializzato.
Lo Strengths and Difficulties Questionnaire (SDQ) (Goodman, 1997; Goodman et al., 1998)
è un breve questionario di screening comportamentale per bambini/ragazzi dai 3 ai 16 anni. I
25 item di cui è composta la scala sono utili per raccogliere informazioni sulle 5 seguenti
dimensioni: sintomi emotivi del bambino, problemi di condotta, iperattività o inattenzione,
problemi relazionali con i pari e comportamento pro sociale. Oltre a una versione per genitori
e una per insegnanti, è disponibile anche un questionario da autocompilare destinato ad
adolescenti dagli 11 ai 16 anni.
Il manuale e il test sono disponibili sul sito http://www.sdqinfo.org/.
Il Child Behaviour Checklist (CBCL) (Achenbach, 1991a; 1991b) è disponibile nelle due
versioni per genitori e insegnanti ed è composta da 113 domande che si riferiscono al
comportamento del bambino nel presente e nei sei mesi precedenti. L’attribuzione del
punteggio avviene tramite una scala Likert a 3 punti (0=non vero, 1= qualche volta vero,
2=molto vero). La versione revisionata nel 2001 del CBCL è strutturata intorno a 8 scale
sindromiche: ansia/depressione, ritiro/depressione, lamentele somatiche, problemi sociali,
problemi di pensiero, problemi di attenzione, comportamento di trasgressione delle regole,
comportamento aggressivo, le quali vengono raggruppate in altre due dimensioni generali,
internalizzazione ed esternalizzazione. La versione del 2001 permette inoltre di valutare il
comportamento attraverso sei scale che si basano sui criteri diagnostici del DSM: problemi
affettivi, problemi d’ansia, problemi somatici, problemi di attenzione e iperattività, problemi
oppositivi-provocatori e problemi di condotta.
Sono disponibili anche alcune scale di competenza opzionali tra cui attività, socialità, scuola e
competenza globale. dispone anche di un’integrazione contenente norme multiculturali che
La scala revisionata
consentono la somministrazione del questionario anche in diversi contesti culturali e sociali .
Sono state inoltre aggiunte scale per il disturbo ossessivo compulsivo (DOP) e per il disturbo
da stress post-traumatico (DPTS).
Le Vanderbilt ADHD Teacher and Parent Rating Scales (VARS) (Wolraich et al., 1998)
comprendono una versione per l’insegnante (VADTRS) e una per il genitore (VADPRS). Sia
la CRS-R che la VAR contengono degli item che misurano il DOP e il DC, nonché una subscala
per ansia e depressione. La VARS però, include item in grado di valutare il funzionamento
scolastico, e la VADPRS comprende una subscala analoga per valutare le percezioni dei
genitori in merito al comportamento scolastico e sociale del bambino. La VADTRS è composta
da 6 subscale, relative ai comportamenti problematici e al funzionamento scolastico:
inattenzione, iperattività/impulsività, disturbo oppositivo-provocatorio/di condotta,
ansia/depressione, performance scolastica e performance comportamentale. La versione per
genitori include le subscale appena menzionate e altre due supplementari dell’inattenzione e
dell’iperattività/impulsività (Wolraich et al., 2003). La frequenza dei comportamenti viene
valutata su una scala a 4 punti da mai (0) a molto spesso (3).
Il questionario comprende inoltre una scala che misura il funzionamento del bambino in classe,
le sue relazioni con insegnanti e compagni e il rendimento scolastico. Per valutare queste
performance si utilizza una scala da 1 a 5 (1=problematico, 5=sopra la media).
Le Brown Attention-Deficit Disorder Scales per bambini e adolescenti (BADDS) (Brown,
2001) indagano una gamma di problemi nel funzionamento esecutivo dell’ADHD più ampia
rispetto ai criteri proposti dal DSM-IV. Le scale di valutazione si suddividono a seconda
dell’età alle quale sono rivolte: 3-7 anni, 8-12, e 12-18. La diversa formulazione degli item in
ognuna delle subscale riflettono la natura evolutiva dell’ADHD. Sono disponibili anche
versioni per insegnanti e genitori che permettono di valutare i comportamenti di bambini fra i
3 e i 7 anni, scale di autovalutazione per soggetti dagli 8 ai 12 anni, e nel caso di adolescenti,
sia misure di autovalutazione che di etero valutazione da parte del genitore.
Tutte le versioni comprendono 5 subscale di derivazione clinica: 1) organizzare, costruire una
gerarchia delle priorità e attivarsi nel lavoro, 2) focalizzare, sostenere e indirizzare l’attenzione
su compiti diversi, 3) regolare lo stato di attivazione, sostenere lo sforzo ed elaborare
velocemente le informazioni, 4) gestire le frustrazioni e modulare le emozioni, 5) sfruttare la
memoria di lavoro e capacità di rievocazione. Una subscala supplementare, monitorare e auto-
regolare l’azione, è presente nelle versioni destinate ai soggetti 37 anni e 8-12 anni, e fornisce
un punteggio di inattenzione totale per queste subscale.
Le BADDS sono in grado, in maniera esclusiva, di rilevare sfumature dell’ADHD che le stesse
scale di valutazione del DSM-IV non riescono a mettere in luce. In particolare, esse vengono
impiegate per la valutazione della forma inattentiva dell’ADHD.
Le Impairment Rating Scales (IRS) (Fabiano, 2006) sono delle scale di valutazione per
genitori e insegnanti, utili per la comprensione del funzionamento del bambino in domini come
quello del rendimento scolastico, del comportamento in classe e in famiglia e della relazioni.
Genitori e/o insegnanti segnano una linea analogico-visiva che rappresenta un continuum di
problematiche da 0 (nessun problema/non necessita assolutamente di un trattamento) a 6
(problema eccessivo/necessita assolutamente di un trattamento), al fine di indicare la
compromissione del bambino in ciascuno dei domini. Le IRS sono estremamente efficaci per
distinguere i bambini affetti da ADHD dai pari che non presentano il disturbo.
Le scale, disponibili in inglese e italiano, sono brevi, di semplice utilizzo e accessibili a tutti.
La versione per genitori della Disruptive Behavior Disorders Rating S
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