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Valutazione dei legami di attaccamento nel ciclo di vita

Una panoramica sulla vita e sulle opere di Bowlby

Bowlby nasce all'inizio del secolo (1907) a Londra, in una famiglia dell'alta borghesia colta londinese. Il padre è il chirurgo della famiglia reale. La famiglia Bowlby è inserita nella migliore società londinese e, come capitava spesso all'inizio del secolo, tutti i bambini della famiglia Bowlby vengono lasciati alle cure della governante, nel suo caso di Nanny, una donna calorosa, ingombrante, affettuosa ed espansiva che quando il giovane John ha 4 anni viene allontanata dalla famiglia. Bowlby soffre moltissimo di questa perdita poiché era molto affezionato a Nanny e ciò lo segna profondamente; nella sua biografia riporta questa esperienza come la prima motivazione che lo portò ad esplorare questi legami. Si laurea al Trinity College di Cambridge in scienze precliniche e psicologia. Nel 1929 si iscrive alla facoltà di medicina e comincia a frequentare le lezioni. Contemporaneamente si iscrive alla società psicoanalitica svolgendo la propria analisi personale con la Klain. Nel '36 si laurea in medicina e nel '37 diventa associato della società psicoanalitica. Anna Freud e la Klain in quegli anni discutono profondamente sulla natura dei legami oggettuali.

Dopo la laurea Bowlby comincia a lavorare come psichiatra in una sorta di istituzione simile ai nostri riformatori: luoghi adibiti al contenimento di adolescenti devianti. In questa esperienza rimane colpito da come, raccogliendo le analisi di questi giovani delinquenti, si rintraccino costantemente storie di vita problematiche con fenomeni di abbandono, separazione e perdita. Sulla base di questa esperienza, pubblica nel '44 il primo libro sui 44 giovani ladri. Entra poi nell'esercito come psichiatra.

Nel '50 l'OMS affida a Bowlby la direzione di una ricerca sui bambini che avevano perso la famiglia in guerra. Bowlby fa questa ricerca e scrive il famoso libro sulle cure materne e salute mentale ("La carenza di cure materne") nel quale comincia a dimostrare, sulla base di osservazioni raccolte in vari paesi del mondo, che le perdite subite durante i primi anni dell'infanzia costituiscono un fattore eziopatogenetico fondamentale per lo svilupparsi di psicopatologie. Nel '69 comincia la pubblicazione della sua famosa trilogia ("L'attaccamento e perdita") nei quali butta giù la teoria dell'attaccamento.

Fondamenti teorici della teoria dell'attaccamento

Da dove nasce questa teoria?

La teoria dell'attaccamento è forse oggi la teoria più completa per spiegare le dinamiche dello sviluppo affettivo nell'arco di vita. È una teoria che prende le mosse da un modello psicoanalitico psicodinamico anche se rimane sempre flessibile a un approccio transdisciplinare.

Le radici storiche della teoria dell'attaccamento

Basi biologiche
  • Lorenz: più o meno della stessa età di Bowlby, opera in Austria. L'imprinting può essere definito come uno dei modelli dell'apprendimento, ed è una forma di apprendimento innata, ereditariamente trasmessa, specie-specifica. Non ha bisogno di alcuna stimolazione, è qualcosa che viene geneticamente, filogeneticamente trasmessa in modo che non ha bisogno né di apprendimento prove/errore, né di condizionamento ecc. L'individuo è biologicamente predisposto in alcuni momenti sensibili della propria vita a rispondere a stimoli particolari. Lorenz osserva un guscio di anatra che si schiude e nota che, all'uscita, il piccolo segue la prima cosa che si muove identificandola come madre da cui si aspetta nutrimento e protezione. Esistono nel periodo dello sviluppo alcuni momenti critici durante i quali si reagisce in una certa maniera a stimoli particolari.
  • Harlow: studi sperimentali sulle scimmie.
    • Studio scimmia pupazzo di ferro + cibo & scimmia pupazzo peloso senza cibo. Il piccolo di scimmia preferisce il pupazzo peloso dopo essersi nutrito.
    • Studio sul piccolo di scimmia + robot pericoloso: il piccolo di scimmia cerca riparo aggrappandosi al pupazzo peloso;
    • Studio sul piccolo di scimmia che esplora l'ambiente: quando c'è il pupazzo peloso esplora, non esplora con quello di ferro.
    Con questi esperimenti Harlow ha cercato di spiegare il legame madre-bambino. Prima di questo si spiegava esclusivamente con la teoria pulsionale di Freud, secondo cui la madre è esclusivamente l'individuo che soddisfa i bisogni essenziali del bambino (bocca come zona erogena). Gli esperimenti di Harlow dimostrano che questo non è esattamente vero: il cucciolo di scimmia ovviamente si rivolge alla madre di fil di ferro per soddisfare i propri bisogni fisiologici, ma poi dimostra comportamenti di attaccamento verso la madre di pezza. Inoltre questi esperimenti dimostrano che, laddove c'è nell'ambiente un qualcosa di minaccioso, il cucciolo si rivolge immediatamente alla madre di pezza. Questi esperimenti sono fondamentali e serviranno a Bowlby per contestare la teoria degli oggetti pulsionali di tipo psicoanalitico. Il bambino si attacca alla madre perché questa gli fornisce sicurezza e protezione di fronte a un ambiente minaccioso, anche se non fornisce cibo.
Evidenze cliniche

Spitz: lavorava in un centro di accoglienza per bambini spostati da zone di guerra che venivano necessariamente separati dai genitori e studiò lo sviluppo delle loro funzioni psichiche. Osservò che nello sviluppo del bambino c'è un momento critico: intorno circa ai 3 mesi comincia a comparire quello che Spitz chiamò il sorriso sociale. Il sorriso al 3o mese assume un significato emotivo particolare: il bambino sorride prevalentemente al volto umano ma anche a delle configurazioni tipiche dello stesso (es, palloncino con disegnato forma di occhi e bocca ridente). Queste osservazioni ripetute suggerirono l'ipotesi che nel mondo indifferenziato della percezione infantile, al 3o mese si ha un primo indicatore dell'Io: il bambino comincia a discriminare tra la massa indifferenziata di stimoli che gli si para davanti quella Gestalt privilegiata che è il volto umano. A 8 mesi avviene la comparsa di un altro indicatore fondamentale: la risposta di angoscia da separazione. Questa non è affatto un sintomo di psicopatologia, ma è anzi una fase fondamentale dello sviluppo normale dei bambini, poiché dimostra che gli stessi hanno raggiunto un livello successivo di organizzazione psichica: fra tutti i volti umani discriminano ora i volti familiari e i volti estranei (che rappresentano delle potenziali minacce). In seguito a queste osservazioni, parallelamente, notò che i bambini di questi ospizi (che vivevano in condizione di deprivazione) presentavano due particolari sindromi: dopo l'ottavo mese di vita, quando si realizzava una separazione dalla figura di attaccamento, il bambino presentava una sorta di depressione anaclitica. Progressivamente i sintomi depressivi aumentano, sino ad arrivare ad un vero e proprio stato di catatonia. Se questa separazione superava la soglia dei tre mesi e si prolungava ancora, questa sindrome evolveva in un quadro clinico molto più grave: il marasma. Questi casi di marasma prevedevano un deterioramento, una regressione/blocco allo sviluppo che nel 23% dei casi portava alla morte entro il secondo anno di vita. Queste osservazioni colpirono moltissimo Bowlby.

Coniugi Robertson: erano due pediatri che lavoravano negli ospedali pediatrici. Osservarono che in queste situazioni i bambini mostravano indiscriminatamente 3 tipi di risposte alla separazione dei genitori durante il ricovero ospedaliero. Queste erano:

  • Risposta di protesta (al distacco immediato dalla madre);
  • Disperazione (quando il distacco si verificava più spesso);
  • Distacco.

Valutazione di legami di attaccamento nel ciclo di vita

Accanto ai contributi di Spitz, c'è il contributo dei coniugi Robertson, due pediatri che, traendo spunto dalla loro esperienza clinica negli ospedali pediatrici dell'epoca, notarono che nei momenti di ospedalizzazione tutti i bambini presentavano delle reazioni tipiche che si esprimevano in 3 momenti particolari:

  • Fase di protesta
  • Fase disperazione
  • Fase di distacco

Queste fasi si susseguivano perché il bambino, che si trovava in una situazione di grave disagio (malattia fisica, dolore, disagio) e in un momento in cui quindi avrebbe avuto maggiormente bisogno di conforto dalle figure di riferimento, veniva invece lasciato solo alle cure mediche. Nei primi momenti di ospedalizzazione il bambino era tranquillo, dopo qualche giorno iniziava a protestare, piangeva. Dopo questa fase, ne segue una in cui il bambino ritornava tranquillo, mantenendosi però con un atteggiamento distaccato (fase del distacco) come se trovasse difficoltà ad avere relazioni con gli altri e rivolgendosi maggiormente verso gli oggetti (con un atteggiamento complessivamente represso e distaccato dalle interazioni con gli altri). Questi comportamenti si modificavano radicalmente quando i bambini guariti dovevano tornare a casa: tornati a casa, questi bambini così ben adattati all'ambiente ospedaliero presentavano proteste, pianti, disturbi del sonno; quando i genitori alle visite di controllo segnalavano queste difficoltà ricevano solitamente come risposta dai medici "lo state viziando".

L'ipotesi che i Robertson sviluppano è che, al contrario, il comportamento distaccato che il bambino manteneva in ospedale non era adeguato, ma imposto dalla condizione ospedaliera stessa. Nel momento in cui il bambino, tornando a casa, si trovava in un ambiente più sicuro, con figure che potessero soddisfare le sue esigenze, poteva permettersi di esprimere tutto il disagio che provava, di esternare il proprio malessere.

Bowlby, in questi anni, studia queste ricerche e, muovendosi in una società psicoanalitica governata da queste due donne terribili (Anna Freud e la Klain), comincia a formulare ipotesi teoriche differenti: ipotizza che il rapporto tra bambino e madre non sia basato sulla mera soddisfazione di un bisogno fisiologico (nutrimento), ma sulla ricerca di una base sicura, su un rapporto che dia sicurezza né più né meno allo stesso modo dei cuccioli delle oche di Lorenz. Su questa base, e a partire da queste osservazioni, ipotizza che nell'infanzia i bisogni primari non siano quelli descritti dalla teoria psicoanalitica (soddisfazione dei bisogni di alimentazione, pulizia, scarica della libido –fase orale–) ma che i bisogni primari di un cucciolo (e quindi di un bambino) siano essenzialmente (oltre all'alimentazione) quelli di protezione, conforto e contatto.

I comportamenti di attaccamento

A partire da questa ipotesi elenca quali sono i comportamenti che i bambini piccoli mettono in atto e che possono essere considerati comportamenti di attaccamento:

  • Piangere: unico mezzo diretto di comunicazione del bambino per richiamare l'attenzione.
  • Aggrapparsi: lascito filogenetico, i cuccioli delle scimmie quando la madre si trovava a dover scappare di fronte al pericolo di un predatore avevano la risposta automatica di aggrapparsi al pelo per non cadere dal dorso della stessa.
  • Sorriso: nel senso di Spitz, non fisiologico.
  • Il rapporto di seguitazione: ricerca di vicinanza.

Quello che Bowlby comincia a ipotizzare è che questi comportamenti, che possono essere considerati comportamenti dell'attaccamento, svolgono tutti una funzione biologica, sono frutto della selezione naturale, filogeneticamente trasmessi per assicurare la protezione del cucciolo attraverso la vicinanza delle cure dell'attaccamento.

Osservazioni recenti sull'infant research

Ci sono una serie di osservazioni più recenti dell'infant research (dopo Bowlby) che hanno portato, attraverso nuovi dati e riprove scientifiche/cliniche, a queste prime intuizioni:

Nascita

Tutto il processo al momento della nascita porta a pensare che sin dal primo momento in cui il bambino viene al mondo, questo è membro di una triade (madre, padre, bambino). Il bambino appena nato quando appoggiato nel ventre della mamma, che esperienza fa? Prima ancora di questo occorre considerare che la figura del padre, inizialmente, non era voluta né ben vista in sala parto; nei primi momenti, addirittura, i medici si lamentavano della violazione del rapporto medico-madre in quella specifica situazione. Inoltre, fino a non molto tempo fa, si tagliava il cordone ombelicale, lo si annodava e si andava a lavare il bambino che alla madre veniva reso solo alla fine di tutto il processo; oggi troviamo un ribaltamento della situazione: il bambino viene posto sulla madre sin dal primo momento della nascita. Sappiamo, ad esempio, che bambino e madre si annusano nei primi momenti, laddove il neonato passa da una situazione ovattata in cui anche le soglie percettive sono molto alte (il feto ha una visione limitata, i suoni arrivano ovattati, tutto è ovattato) a una situazione di freddo, presenza di luci, rumori che colpiscono ovunque…

La nascita di per sé è una faticaccia, il bambino talvolta ne esce acciaccato. Oggi sappiamo che, per far fronte a tutta questa esperienza estremamente frustrante, il bambino può trarre vantaggio se appoggiato subito sul ventre della madre, perché ritrova l'odore e la temperatura a cui era abituato sino a pochi istanti prima. Una volta posto sul ventre della madre, il bambino ricerca attivamente il seno per tentativi. Questo è un ottimo esempio di quel che si chiama improving del neonato: questo si spinge inarcando la testa alla ricerca del seno, fino a quando non si attacca allo stesso. Quello che abbiamo visto dimostra che sin dal momento della nascita il bambino è dotato di un ricco bagaglio di competenze e lo rende predisposto ad interagire attivamente con l'ambiente nel quale si trova. Nessuno gli ha insegnato certi comportamenti, sono innati, filogeneticamente appresi, è un periodo critico in cui troviamo delle predisposizioni. A sua volta, ciò dimostra che, prima di tutto, l'infante è dotato di un articolato repertorio di riflessi:

  • Riflesso di immersione: se immerso nell'acqua, c'è un insieme di reazioni a carico del sistema cardiovascolare e respiratorio (che avvengono in tutti i mammiferi) – [riduzione del battito cardiaco (bradicardia) che raggiunge sino al 50% del valore normale, vasocostrizione periferica con concentrazione del sangue nel cuore e nel cervello, aumento della pressione arteriosa... l'intensità di questo riflesso è inversamente proporzionale alla temperatura dell'acqua (+ bassa + reazioni forti)] - per cui il bambino nuota, si autoregola e riesce a stare tranquillamente nell'acqua.
  • Riflesso di prensione: se stimoliamo il palmo della mano di un neonato, la stringe. Questo riflesso perdura dalla nascita sino ai primi 2 mesi, prima di scomparire –periodo critico- (imprinting).
  • Marcia automatica (2 giorni dalla nascita – 4o mese): se solleviamo in posizione eretta il bambino, questo mima un comportamento di marcia.
  • Riflesso di Babinski: se stimolato, il bambino si allarga e si irrigidisce in tutte le forme.
  • Riflesso di Moro: scompare dopo i 6 mesi. Se solleviamo il bambino prendendolo dietro alla schiena e lo rilasciamo bruscamente, questo mette in atto una risposta frequente che si compone di due elementi, ovvero una brusca estensione delle braccia e un allargamento delle dita.
  • Riflesso di ricerca del cibo (rooting): il bambino messo supino in posizione tranquilla gira automaticamente la testa dalla parte dove riceve una certa stimolazione.
  • Riflesso di suzione: poppa, è molto precoce e presente nel bimbo fin dalla 18esima settimana.
  • Sorriso.
  • Sbadiglio.
  • Riflesso pupillare.

Queste sono tutte risposte automatiche che hanno una specifica funzione; si dice quindi che, alla nascita, il bambino è dotato sì di tutta una serie di riflessi, ma anche di un bagaglio di percezioni e sensazioni che gli derivano dall'esperienza che ha avuto nel corso della vita intrauterina e di cui conserva traccia mnestica. Queste sensazioni lo rendono predisposto ad interagire sin da subito con l'ambiente in cui si trova immerso. Per esperienze intrauterine si intendono apprendimenti fetali: il bambino comincia a svilupparsi all'interno del feto anche sul piano dell'esperienza oltre che fisiologico. Questi apprendimenti fetali derivano dalle più recenti ricerche dell'infant research le quali hanno dimostrato che ci sono delle forme di processi cognitivi già individuabili a livello prenatale. È stato ampiamente dimostrato che il bambino, sin dal momento della nascita, mostra familiarizzazione con una serie di stimoli che sono tipici dell'esperienza endouterina:

  • A livello uditivo: già a poche ore dalla nascita è stato dimostrato che i neonati sono in grado di discriminare il battito cardiaco della propria madre da quello della madre di altri bambini, lo preferiscono addirittura; sempre a livello uditivo, il neonato mostra di riconoscere e preferire la voce della propria madre rispetto a quella di altre donne o del padre.
  • A livello olfattivo: l'olfatto è uno dei sensi più antichi, alla nascita i neonati mostrano una predilezione particolare per l'odore del seno di donne che allattano, ma soprattutto per l'odore della propria madre e del latte materno. Anzi, si potrebbe dire che i cues chimici dell'odore emanato dal seno materno hanno un'influenza fondamentale nell'aiutare il bambino nella localizzazione del capezzolo e quindi nel favorirne l'attaccamento. Mcfralane, nel '75, fece una ricerca da cui, posizionando il neonato in un certo modo con davanti a sé due tamponi, di cui uno impregnato di latte di una donna che allattava e uno con...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicola.salvadori di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Valutazione dei legami di attaccamento nel ciclo di vita e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Tani Franca.
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