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pone una critica al regime dei suoli introducendo considerazioni di ordine morale, economico e politico. La rendita e

i suoi riflessi economici e sociali minacciano la copravvivenza della collettività (sperco dello spazio e alterazione degli

equilibri). Il piano ha un senso se riesce a interferire con questi processi negativi e innescare processi virtuosi e

alternativi. Può farlo solo se sostenuto da un progetto politico se diventa strumento giuridico-amministrativo (Prog

urbanistico come un arma dell’amministrazione). Il rapporto con la politica è costitutivo: alimenta una trategia e

ridefinisce il ruolo dell’ urbanista che è destinato a porsi organicamente dalla parte di coloro che intendono

rappresentare l’ interesse generale.

Il riferimento continuo alle leggi (considerate una componente importante per il piano), un approccio tecnico-

quantitativo ossia una sequenza standard-dimensionamento-zonizzazione il progetto urbanistico è un <bilanzio

territoriale>. Minime previsioni di funzioni private, massima previsione di funzioni pubbliche. Controllo delle densità.

Contenimento dell’ urbanizzato, programmazione degli interventi, decentramento del terziario, accessibilità di

massa diffusa. Mix funzionale e sociale generalizzato.

In altre parole: Ordine morale economico e politico. Rapporto lineare con la dimnesione politica dell’ urbanistica che

si deve presentare in maniera organica con la dimensione politica, non ce un uso tecnico da parte della politica

sull‘urbanistica ma ce un uso politico dell’ urbanista, che condivide gli imperativi etici individuali con quelli della

politica.

Lotta alle densita e all’ espansione incontrollata

Bernardo Secchi mostra forti assonanze con Samonà, Quaroni e De Carlo. Riprende il discorso sulla città fisica da

parte dell’ urbanistica legato alla riflessione sulle diverse condizioni generali che connotano gli anni 80. Le pratiche e

i gruppi sociali cambiano nel tempo mentre gli aspetti fisici permangono. La forma costituisce il deposito fisico dei

processi economico-sociali, è una sOrta di archivio delle politiche e delle pratiche che va reinterpretato. La società

non piu rappresentabile mediante gruppi o classi sociali (egemoni o subalterni) ma è una società costituita da

minoranze. Il piano non puo proporsi come interprete dell’ interesse generale e l’ urbanistica non puo consistere in

un progetto riassuntivo espresso dall’ amministrazione pubblica in opposizione ai progetti espressi dai privati. L’

impegno dell’ urbanista viene ridefinito come intenzionalità forte. L’ egemonia dell’operatore pubblico viene

ridefinita come capacità di organizzare l’ interazione tra soggetti (che sono diversi e appartenenti a minoranze).

Il tecnico e il progetto urbanistico hanno un posto interpretativo e decisionale importante entro un’arena affollata di

soggetti. Entro un processo decisionale trasparente e democratico gli argomenti mossi a sostegno del progetto

devono essere autorevoli. Proprio per questo propone:

-una nuova forma del piano

-una ridefinizione del ruolo del progetto urbano in un processo di modificazione della città esistente, la rivalutazione

di un ‘progetto di suolo’ come elemento fisicamente strutturante e socialmente aggregante.

-dice no all’ opposizione tra piano e progetto, per una collaborazione tra urbanistica e architettura.

[In parole povere: L’ urba si doveva scontrare con il problema che la società era una società fatta di minoranze fatta

di cose che dividono più che unire e questi soggetti pongono domande diverse all’ urbanistica. Una società fatta di

minoranze frammenta le domande che vengono poste all’ urbanistica (che prima si era formata su macro ‘classi’).]

Operature pubblico organizzare come i soggetti possono parlare e esprimere domande tra di loro

Collaborazione all’ interno del piano, che sono progetti particolari, non destinati ad andare in cantiere ma destinati a

definire temi e orizzonti

LEZ. 10 + 11 + RIASSUNTO “PRIMA LEZIONE DI URBANISTICA”

PRIMA LEZIONE DI URBANISTICA. BERNARDO SECCHI.

Pubblicato nel 2000 in una collana intitolata “Prima lezione”. Da un punto di vista editoriale può essere interpretata

come una serie di testi introduttivi alla conoscenza di una disciplina. Introduce il lettore nella materia ma costruisce

un quadro interpretativo o meglio uno sfondo con cui interpretare fatti ed eventi dell'urbanistica del passato e del

presente. Il suo libro costituisce un primer ossia un innesco che fa accadere eventi e li indirizza ed orienta, questo

perché ogni buona lettura costruisce più domande di quante siano le risposte che dà e scatena curiosità. in poco

spazio l'autore presenta una grande quantità di fatti, concetti, valutazioni, digressioni e approfondimenti, e dunque

un libro molto denso. Possiede inoltre un notevole spessore in quanto è costruito su diversi livelli di lettura per

renderlo leggibile a tutti anche se chiaramente la sua conoscenza e comprensione profonda e subordinata

conoscenze tecniche specifiche. parla dell'urbanistica con distacco in maniera scientifica ma nel contempo ne parla

con grande coinvolgimento sottoponendo l'urbanistica ad un esame in profondità e dall'interno guardando la dentro

la società. quindi ne fa un esame contestualizzato esaminando nelle strutture intime e collocando le all'interno della

società. Inizia il suo libro dicendo che non ha certezze da trasmettere, ma dubbi, questioni e temi da proporre. E lì

poi dice che attorno alla parola urbanistica si sono accumulati tanti malintesi e dice che vuole fare un lavoro

preliminare per toglierli di Mezzo e per poter prendere da l'oggetto di studio sufficiente distanza critica. Troviamo

una rappresentazione dell'urbanistica eccentrica che non si affida alla dimensione storica o tecnica ma usa un punto

di vista epistemologico che viene bilanciato da uno sguardo che selezione argomenta specificità e articolazioni che

assume l'urbanistica. È uno sguardo ampio che allarga al confine ma anche ravvicinato con ambizioni classificatorie

allontanandosi così da rischiare di dare un'immagine generale e compatta della storia dell'urbanistica in quanto in

essa confluiscono diversi programmi di ricerca, differenti posizioni tra loro spesso irriducibili anche se ugualmente

legittime. dice che non inizierà dalla storia per capire il futuro ma la storia rimarrà sullo sfondo da esplorare ed

eviterà ogni storia che faccia apparire i caratteri del futuro già iscritti nel suo passato ( come fanno gli altri che

trovano nel passato le ragioni del futuro). per cui parte dal presente che l'unica cosa di cui abbiamo esperienza

anche se imperfetta. Il libro ha un indice scarso in una paragrafi o articolazioni interne, si tratta di un indice a

gerarchico ma solo apparentemente poiché in realtà c'è una struttura nascosta. nei primi 4 capitoli ci dice di che

cosa si occupa l'urbanistica, come è fatta e quali sono le sue radici, nei 3 capitoli centrali parla dei temi e problemi

che l'urbanistica contemporanea deve affrontare Nell'ultimo capitolo cerca di dire quali parti del sapere e delle

tecniche dell'urbanista riusciranno forse ad attraversare il tempo e quali si dimostreranno verosimilmente più

caduche. l’ agerarchia della struttura è spiegata dal fatto che gli si sposta frequentemente da un grande tema

all'altro perché non riesci ad esaurire completamente ciascuno di essi in una sola parte del libro, e anche perché per

lui non si tratta di temi da trattare, pensi di punti di vista.

1 URBANISTICA

La maggior parte della superficie della Terra è un immenso deposito disegni consapevolmente lasciati da chi ci ha

preceduto. Corboz lo definisce un palinsesto scritto, corretto è cancellato dalle generazioni. In questo archivio

disegni si possono cogliere intenzioni, progetti, azioni di singole persone, ristretti gruppi o intere società. Vedi il

territorio come un testo che viene continuamente riscritto e che non è solo un segno fisico ma un segno che

trasmette aspirazioni, valori simbolici ed esito di processi per cui parla della società che l'ha prodotto. Il territorio è la

città sono il risultato di un lungo processo di selezione cumulativa tutt'ora in corso (si tratta di una selezione che ha

ragioni pratiche ossia rispondere a necessità contingenti) ed è per quella cumulo degli esiti di una serie di decisioni

prese tenendo conto della dimensione del passato e di quella del futuro. Quindi quando parliamo di urbanistica

pensiamo ad un sapere che si occupa di trasformazione del territorio, dei modi nei quali avvengono i sono avvenute

queste trasformazioni, dei soggetti che le promuovono, delle loro intenzioni, delle tecniche che utilizzano, dei

risultati che si attendono, degli esiti che ne conseguono, dei problemi che di volta in volta sollevano inducendo

nuove trasformazioni. Anni di esperienza di quelle stesse modifiche e come inesorabilmente attraversata dal flusso

di discorsi che sono stati mossi per produrre e legittimarle. È difficile separare l'aspetto concreto di una

trasformazione da gli argomenti che la giustificano e intenzioni che vanno mossa questo perché le trasformazioni

costituiscono un concetto multidimensionale coerente con la quantità di problematiche di cui si occupa l'urbanistica

e con la quantità di aspetti materiali e immateriali che riguardano il territorio, la cultura e l'immaginario di ciascuna

epoca. Così le tracce sensibili di una pratica e discorsi che l'hanno investita appaiono come due strati tra i quali si

situano i movimenti della società e l'urbanistica stessa Egli non cita mai la parola disciplina poiché per lui l'urbanistica

non è un settore di insegnamento ma un insieme di pratiche e fa urbanistica chiunque modifichi lo spazio, infatti

stanno in questo spessore anche geologi, ingegneri, geografi, topologi, sociologi, economisti, storici, architetti.

afferma che nel tempo si sono sviluppati due stili di analisi ripresi da Martin Kemp in “immagine verità”: il primo è la

retorica della realtà (Interpretare il mondo a partire dall'esperienza che se ne poteva fare cioè è la percezione

individuale/ il punto di vista privilegiato/ le che allude ad una adesione e vicinanza alla realtà) mentre il secondo è la

retorica dell’ irrefutabile precisione ( esporre i risultati in modi sempre più precisi e irrefutabili). l'urbanistica va

continuamente oscillando tra questi due stili di analisi attraverso un movimento pendolare tra teoria e pratica/

esperienza della realtà e formulazione di discorsi modello di orientamento per altri. Poi ci ricorda che urbanistica si

giova di una struttura narrativa discorsiva impiegata da numerose discipline moderne spesso in modo implicito, nella

quale si racconta dell'emancipazione individuale e collettiva. L'azione dell'urbanistica pone fine un progetto di

peggioramento ed è iniziato un progetto di miglioramento in questo processo amato rappresentarsi come un eroe

che porta al raggiungimento di una condizione salubre, sicura, esteticamente appagante. Per arrivare a Cioli

urbanista ha incontrato diversi ostacoli, alleati da altre discipline che costituiscono la retorica dell'interdisciplinarietà

Entro una stessa struttura discorsiva possiamo però riconoscere più figure ossia mosse del discorso attraverso cui

oggetti e situazioni vengono messe in relazione tra loro.Queste figure si riferiscono alla dimensione dell'immaginario

collettivo di urbanistica condividono fatto di mentalità accordi taciti e convinzioni, si tratta di un immaginario

disciplinare che ha a che fare con l'idea che ciascuno di essi ha il proprio posto nella società, della tecnica nella

soluzione dei problemi, del modo con cui la tecnica può essere usata per imparare quel processo di miglioramento.

Non è però nella città che immediatamente dobbiamo cercare le figure dell'urbanistica. uno dei luoghi ove essi si

rendono più manifeste e piuttosto il giardino Che è sempre stato metafora della città e della società, nonché luogo

deputato alla prefigurazione di una società ben ordinata. Il disegno del giardino diviene esercizio di controllo delle

relazioni spaziali: I giardini rinascimentali erano organizzati dalla simmetria e dalla prospettiva centrale che furono

principi messi in discussione dal pensiero moderno, I due secoli dopo, al crepuscolo della modernità, nei parchi e

nelle passeggiate parigine si presentano sistemi di elementi gerarchizzati e tipizzati simbolo dell'ordine sociale di fine

Ottocento. così nel giardino abbandonato della cultura decadente si rappresentano i primi timori nei confronti di ciò

che la città industriale porta con sè. Quella che emerge la figura della continuità che è la principale dell'epoca

moderna ed è figura dello spazio urbano e sociale La cultura rinascimentale era universalistica perché pervaso

dall'idea di continuità Nel 1600 essa diviene cattura dell'infinito e dell'idea di libertà nell'infinita possibilità di

circolazione suddivisione del reale (In un primo momento la continuità viene vista come liberazione da tutti i vincoli

medievali: uscire dal diritto fondiario medievale ed entrare nel moderno diritto borghese ha voluto dire accettare la

continua su divisibilità dei suoli e mobilità delle persone e delle merci nello spazio fisico economico e sociale. L'aver

introdotto un punto di vista urbanistico introduce nuovi ambiti di libertà che prima non era possibile praticare), nel

1700 regolarità e trasparenza (Poi la continuità comincia a essere dominata dall'angoscia e dalla paura dell'infinito e

della regolarità che implicata dalla continuità), nel 1800 divenne articolazione gerarchia (con Louis Durand la

continuità ti viene una sorta di sistematismo razionale del progetto di architettura in quanto egli propone un metodo

basato su razionalità e modularità costruttive indirizzandola architettura Aversa un funzionalismo ove la regolarità

costruisce uno spazio isotropo e omogeneo e costituisce un modo per misurare ciò che è normale da ciò che è

anormale).

La concentrazione un'esperienza centrale legata all'urbanistica il coagularsi di differenti sapere attorno a una teoria

chiamata urbanistica è legata alla concentrazione. la concentrazione causò sovraffollamento, congestione, mancanza

di igiene. C'è una parte di urbanistica che si costruisce a ridosso di questo fenomeno con idee opposte: sostenitori

del decentramento urbano, igienisti, movimento delle Garden City, poetiche realistiche e delle Green Belt.

frammento è figlio della continuità è suo opposto, esalta la specificità la differenza il carattere processuale e

incrementale nella costruzione della città. La città appare come un immenso deposito di materiali del passato,

dettagli di progetti interrotti parti di città che si sono costituite come frammenti. Questo sembra dapprima una

liberazione da ciò che la concentrazione Il secolo precedente aveva causato, ma la diffusione e dispersione

insediativa della città diffusa sono fioriere di nuove paure: paura dell'inadeguatezza del nostro corpo al contatto

con l'ambiente urbano (la fatica dell’abitare),La difficoltà a riconoscere un denominatore comune a causa

dell'eterogeneità delle situazioni. infatti lo sprawl urbano, incubo degli urbanisti dalla fine del XIX secolo e tutt'ora

perdurante, ne è un indizio. La fiducia del nuovo che pure aveva connotato la modernità, ti viene ansia,

accelerazione, ritmo frenetico e paura di non tenere il passo entro un mondo privo di orientamenti perché privo di

forme e altro movimento sociale apparentemente privo di Fini. Non è sorprendente che da queste paure nasca la

nostalgia per la città del passato, per la concentrazione e densità Delle relazioni umane.

L'equilibrio è una figura della modernità promossa specialmodo dall'idea di natura che secondo Rousseau si

autoregola eliminando cause e conseguenze di ogni perturbazione e dell'economia. una situazione di perfezione

quella in cui nessuno può migliorare il proprio benessere senza peggiorare quello dell'altro e parlare di equilibrio

perciò significa anche giustificare una disparità economica.Le scienze economiche hanno indotto la società del XX

secolo interpretare l'equilibrio prevalentemente in termini monetari secondo l'idea di Friedman per cui desideri

umani potevano tutti essere espressi in denaro. a questa concezione dell'equilibrio l'urbanistica sempre

contrapposto l'idea di un equilibrio sostantivo tra situazioni e loro qualità non monetizzabili. per la teoria neoclassica

ciò che non è in equilibrio può essere riportata delle condizioni accettabili attraverso alcune compensazioni

materializzando l'equilibrio in cose e servizi. l'urbanistica deve trovare le forme per realizzare questo equilibrio che

porta ad utilizzare la metafora organica che massima espressione di esso.

la metafora organica solleva la questione del corpo. Una delle principali più antiche strategie di rappresentazione

dell'equilibrio è stata quella di far ricorso, più che alla bilancia del mercante o quella del tribunale virgola ad altre

potentissimi figure, pensando la città come un organismo vivente un alveare o meglio un corpo umano. La città sarà

come un corpo umano ossia un tutto composto di parti distinte per loro proprietà intrinseche ma tra loro collegate

lungo gli assi della gerarchia e dell'integrazione Giustificando dimensione forma riferendole alla funzione che sono

chiamate a svolgere. La figura dell'equilibrio viene così interpretata in termini di forma e proporzioni riconducibili a

rapporti standard tra grandezze misurabili. la salute del corpo come quella della città e assenza di conflitti interni. Il

corpo e luogo ove non si rappresenta solo la fissità dell'equilibrio, ma anche la dinamica dei processi simili a quelli

che si svolgono entro la polis ed eventualmente tesi raggiungere l'equilibrio dominando, grazie anche all'azione del

medico urbanistica, il conflitto.

Figure per il discorso come la continuità la regolarità, la concentrazione e l’equilibrio, e figure dello sguardo come il

frammento, la dispersione, l’eterogeneità agiscono sulle mentalità, si inseguono e sovrappongono ibridano.

l'urbanistica usa queste figure strategie che cercano di costruire un futuro più adeguato ai desideri dalla società

immaginando ed esplorando le possibilità di ciò che ancora non c'è (diverso dalla fantasia perche è esplorazione di

ciò che è possibile).Facendo riferimento alle prime ha cercato i fondamenti della disciplina è costruito il programma

di ricerca, con i secondi ha cercato le radici costruito progetti che assumevano un senso in relazione allo specifico

contesto.

Ogni volta che l'autore metti sufficienti paletti, poi da te le definizioni come “ ne discende che dell'urbanistica

possiamo dire sia più un sapere, che una scienza, relativo in modi di costruzione, continua modificazione dello spazio

aperto e abitabile della città in generale. Questo sapere situato tra lo studio del passato e l'immaginazione del futuro

come una specie di Giano bifronte. Non sapere quello che potrà la verità ( sapere epistemico) eletica. il passato sia

costituito per accumulazioni successive a partire da pratiche più disparate ( artistiche, costruttive, scientifiche, ecc)

dalle quali questo sapere è permeato. ne consegue che di questo non certo che può apparire debole, non ne esce

una figura dell'urbanistica che riguarda aspetti limitati e locali del mondo (richiamo alla specificità e irriducibilità

delle situazioni) ma una figura aperta a suggerimenti e interpretazioni che forniscono, in quelle stesse situazioni,

altri periodi storici, altri soggetti, altri individui, altre discipline. Qui introduce la sua definizione generale di sapere

ossia il sapere è come un puzzle: si tratta di pezzi tra loro accostati che hanno diverse origini e storie ma anche

soggetto a continue trasformazioni facili aggiunto e sottrazioni e non di rivoluzioni. non è un'idea di sapere

cumulativo (= idea di un sapere che quando si guarda indietro vede la storia che lo precede come una storia lineare

fatta di lenti ma progressivi mutamenti cumulativi che fanno progredire il sapere dal punto dal quale si muove quello

servatore per arrivare ad un altro punto) L'idea di sapere che ci propone appartiene a Levi's Strauss che introduce il

concetto di bricoleur che non ha un progetto specifico è definitivo che accumula oggetti senza sapere dove arriverà e

spesso il sapere è come un patchwork fatto di pezzi tra loro accostati e con diverse origini e storie. le varie epoche ne

aggiungono ne usano alcuni più di altri.

Secchi interroga poi su chi sono gli urbanisti, sulla morte dell'autore e sul problema tra opera e autore. C'è una follla

oscura legata all'opera che è importante quanto l'autore ed è importante considerarne le azioni prodotte anche

perché il progetto di una cultura, che non possono essere riferiti solo uno specifico autore. Anche le riduzioni e

banalizzazioni delle grandi teorie sono importanti perché lasciano un deposito nello spazio ea volte spesso ne

colgono l'essenza. Per l'organista l'opera non è mai compiuta perché la lascio nelle mani di altri soggetti che la

interpretano e la modificano. Inerzia di un progetto è legata alla capacità del urbanista di convincere e rendere il suo

progetto condiviso muovendo argomenti autorevoli, precisi nell'osservazione dei fatti, rigoroso nell'applicazione di

teorie. Il progetto non deve essere contraddittorio deve tener conto dei vincoli imposti dalla tecnica e riuscire a

proporre immagini che catturino. È importante anche per la folla oscura riconoscere delle famiglie entro le quali

ciascun progetto è attendibile e per fare ciò se necessita di elementi di somiglianza. l’urbanistica colloca sempre il

futuro sullo sfondo di una rappresentazione del presente e poi suggerisce modi affinché l'azione di molti attori possa

convergere verso le immagini di quel futuro. prima di fare ciò fa un'analisi e dei rilievi per al meglio convincere gli

utenti.

Nel capitolo radici parla di cosa fanno gli urbanisti E del fatto che come la città anche il sapere del urbanista è l'esito

di un processo di selezione cumulativa, di volta in volta qualcosa viene conservato e riutilizzato entro nuovi contesti,

qualcosa viene abbandonato, distrutto e qualcosa d'altro viene prodotto ex novo.

divide la storia dell'urbanistica in interna e esterna (vede la storia dell'urbanistica come conseguenza di eventi

esterni che riguardano società e economia e che costituiscono una periodizzazione, infatti si è soliti dividere la storia

prima e dopo un particolare evento). ciò che sai che ci proponi e l'idea di questa costruzione lenta che a che fare con

eventi e mentalità che montano ma non come conseguenza diretta di questi. l'urbanistica radici in diverse direzioni

non si può definire un origine, una data di nascita che si identifica con qualche evento pratico-teorico. Il sapere

dell'urbanistica non può essere totalmente ha scritto a una delle grandi famiglie delle scienze piuttosto che delle

Arti. nomadico ed esogamico (=per gli antropologi incrocio tra individuo e poco affini) per natura, il sapere del

urbanistica deve a questa collocazione una difficoltà di definizione del proprio statuto e dal proprio posto entro la

società, ma anche il suo fascino e la sua straordinaria attualità. tra 1870 e 1914 si fissano gli elementi base della

disciplina ( manualistica, legislazione, congressi internazionali, riviste specializzate) e prende corpo nilit

professionale molto composita. tra gli anni 20 e 50, i cosiddetti trenta gloriosi, l'urbanistica ha stabilito una propria

identità ma cerca di codificare il proprio sapere e linguaggio, di istituzionalizzare le pratiche che cercava di

promuovere, modificare o impedire. In questo periodo l'urbanistica a autorevolezza i prestigio e sia fiducia in essa

presenti dibattiti tra scuole diverse.Nutro una grande fiducia nell'efficacia del Piano tanto da proporre alla società

con la carta di Atene nel 1933 una Carta Costituzionale in grado di costruire concretamente un migliore avvenire per

la città. Negli anni 60 del 900 c'è un mutamento della città fisica e l'urbanistica comincia a perdere terreno a causa di

divisioni e diatribe, insuccesso della ricostruzione nel dopoguerra, ritardo con cui si coglie il passaggio dalla città

moderna a quella contemporanea. Questo ritardo fai in modo che l'urbanistica non riuscendo a utilizzare gli

strumenti con cui era nata, tentasse di rispondere a questo suo essere inadatta alle nuove questioni, riducendo il suo

campo d'azione diventando mera questione burocratica. Gli urbanisti rispondono attraverso una burocratizzazione

dell'urbanistica portando così a un'idea procedurale del fare. Urbanistica che si dissolve nelle pratiche

amministrative escludendo la dimensione immaginativa e non cogliendo le modifiche in atto riguardo alla forma e

all'urbanizzazione stessa.È proprio la mancata comprensione di questo passaggio tra città moderna e città

contemporanea che, secondo secchi, è il principale responsabile delle odierne difficoltà dell'urbanistica. fino alla

prima metà del XX secolo le condizioni del territorio erano omogenee, vi era un uso esteso del concetto di tipo è

un'espansione per parti ( quartieri). negli ultimi decenni la città viene scritta episodio per episodio dando per

risultato una città dispersa.

CITTA’ MODERNA E CITTA’ CONTEMPORANEA

nel periodo compreso tra la prima guerra mondiale è l'inizio degli anni 90, nel cosìdetto secolo breve, si collocano

alcune delle maggiori esperienze della città: l'esperienza del movimento moderno, quella della costruzione della città

Sovietica, della città del New Deal e delle città delle dittature europee, l'esperienza delle due ricostruzioni post

belliche, della formazione di immense megalopoli e, nell'ultima parte di questo periodo, ha finalmente termine la

transizione dalla città moderna alla città contemporanea.

Secondo Secchi è possibile definire un discorso sulla città contemporanea trascendendo dalle specificità e da ciò che

contingente, locale è specifico di un luogo. È difficile descrivere la città contemporanea perché siamo sprovvisti di

linguaggi e concetti che riescono a spiegarla, abbiamo una cosiddetta cassetta degli attrezzi che è costruita a ridosso

della concentrazione e della contiguità mentre nella città contemporanea c'è più dispersione. Ciao ci porta ad usare

termini che hanno una grande latitudine semantica come frammento, eterogeneità, discontinuità, disordine, caos

che sono termini che indicano l'opposto della condizione auspicabile della città che connotava la città moderna.La

città contemporanea appare come un confuso amalgama di frammenti eterogenei, nel quale non è possibile

riconoscere alcuna regola dormivi, alcun principio di razionalità che la rende intelligibile. Sono perciò descrizioni fatti

in negativo che indicano la distanza dalla città moderna più che le caratteristiche della città contemporanea e allora,

come avviene nelle scienze, gli urbanisti ricorrono alle analogie: Puzzle, dominio, intarsio, patchwork, ibridazione,

zapping, stratificazione, layers, labirinto, ipertesto, rete, figura frattale.

La città contemporanea è instabile a causa del continuo a crearsi situazioni critiche infatti l'uscita dalla modernità è

anche dismissione, trasformazione riuso di molte sue parti come fabbriche, scuole, caserme, banchine portuali,

stazioni e scali ferroviari oppure tranquille strade che diventano assi di traffico intenso. Frammistione e dismissione,

inseguendosì, distruggono valori posizionali e propongono nuovi problemi culturali come il grado di tolleranza,

compatibilità e incompatibilità nei confronti dell'altro, delle sue pratiche, dei suoi usi attività. La città

contemporanea è una città che rifiuta il tempo lineare e la successione ordinata di cose ed eventi con la conseguente

difficoltà nel riconoscere ordini e gerarchie a causa di mescolanza e eterogeneità. La frammistione c'è abituato

osservare la città e territorio con l'occhio dell'archeologo ea comprendere che i diversi strati storici ho sia il centro

antico, la città moderna, le periferie, la dispersione della città contemporanea, si sono tra loro mescolati e ciò che

troviamo alla superficie non è detto sia lo strato più recente.

Allontanare e separare il grande paradigma sul quale a partire dal XVII secolo si è costruita la città moderna e che,

all'inizio del XX secolo, si è codificato nella pratica dello zoning.Questo paradigma consolidato un sistema di valori

posizionali che nel tempo si è rappresentato in modi più o meno trasparenti nei caratteri fisici ed estetici delle sue

differenti parte dei valori fondiari. Roy Harrod chiama bene oligarchici quelli il cui valore dipende dal numero di

persone che ne possono fare uso o appropriarsene come una baia in riva al mare o un'abitazione in determinati

quartieri, mentre chiama bene i democratici quelli che hanno un valore indipendentemente dal numero di persone

che ne fanno uso Come il quaderno ho il computer che uso per scrivere. da tempo per indicare che il valore di un

bene o di un servizio può dipendere non solo dalla sua rarità o dal suo costo di produzione, quanto alla sua posizione

nella società e nella città, in termini più neutri parliamo di beni posizionali Che dipendono da costo, rarità e

posizione. Nel centro le attività direzionale e commerciale di maggior pregio, le grandi istituzioni e le residenze dei

gruppi più agiati è gradualmente, verso la periferia, attività meno rare gruppi sociali meno ricchi: Era questo

l'equilibrio raggiunto dalla città moderna Basata sul allontanare e il separare facendo così emergere una coerenza

urbana tra la forma, il ruolo delle parti, la disposizione delle attività e la distribuzione dei valori poiché infatti la

piramide dei valori posizionali ed estetici era specchio di quella sociale. Questo ordine si scardina nella città

contemporanea che va verso l'omologazione la democratizzazione dello spazio così che aumentano le possibilità per

tutti di recarsi in un luogo e diminuisce il suo valore.Vi è una distruzione dei valori posizionali, simboli monetari

consolidati mentre via formazione di nuovi luoghi, nuove geografie delle centralità, nuovi sistemi di compatibilità e

incompatibilità. instabilità della città contemporanea, continua a spostarsi riorganizzarsi delle diverse attività, le

discussioni, i fenomeni di degrado, le azioni di riuso, le politiche di gentrification sono un tempo la causa è la

rappresentazione di una continua distruzione democratizzazione ricostruzione di orizzonti di senso che ci appare

sotto le sembianze del caos. Quali si perde il concetto di città moderna perché si ampliano gli scenari di possibilità

delle persone che possono muoversi molto più facilmente da un posto all'altro se guardiamo al sistema di centralità

costruiremo una mappa dispersa e ampia, non più come una volta. Una spiegazione possibile a questi mutamenti

stata data guardando al progresso tecnico dei modi della comunicazione:

1 Nella prima metà del XIX secolo miglioramento della rete viabilistica e del trasporto ferroviario

2 nella seconda metà del diciannovesimo secolo pieno sviluppo delle reti ferroviarie del telegrafo

3 nella prima metà del XX secolo sviluppo autostradale e radio

4 seconda metà del XX secolo sviluppo elettronico e telematico

5 ora gli inizi un convergere di questi sviluppi in reti complesse telematiche meccaniche.

Questi hanno costruito un artificiale vicinanze simultaneità delle persone, delle cose degli eventi, avrebbero distrutto

il vincolo è la stessa idea di prossimità che erano alla base della costruzione urbana e sarebbero perciò l'origine del

passaggio dalla città moderna a quella contemporanea però allo stesso tempo, nella storia è proprio grazie a questi

mezzi di trasporto che stata possibile la concentrazione per cui questa spiegazione non è pienamente sufficiente è

difficile comprendere fino in fondo le ragioni di questo mutamento poiché bisogna prendere atto che è troppo

semplicistico attribuire come causa della frammentarietà al progresso tecnico. emerge la ricerca di una condizione

dispersa che acquisisce qualità non dalla continuità ma dalla giusta distanza. cioè percorsi individuali che cercano la

sinergia con gli altri individui ma mettono allo stesso tempo il bisogno di affermazione dell'individualità in un moto

pendolare tra due estremi. La necessità di avere contatti con gli altri ma al tempo stesso necessità di affermare la

propria individualità (esempio: abitare in una casa su lotto con giardino per autorappresentarsi ma anche bisogno di

vivere in una comunità) passa attraverso quattro questioni:

1 La questione delle abitazioni nella modernità hai pensato in modo aggregato e unificante.Gran parte della città

moderna è stata costruita pensando a un destinatario tipo ossia la famiglia nucleare delle società urbane industriali

con una coppia di genitori e due o tre figli Immaginato spesso come famiglia operaia appartenente al ceto medio.

L'urbanistica cercava di garantire la privacy di un alloggio tipo, c'è una fondamentale nell'organizzazione urbana, nel

quale la famiglia potresti identificarsi trovare comfort e prestazioni sufficientemente elevate. Dello stesso

programma fanno parte le ricerche tesa definire la frequenza criteri indicativi delle principali attrezzature collettive

in funzione della densità della popolazione come asili, scuole, chiese, attrezzature sportive, spazi verdi, ecc. già dato

luogo alla fissazione di alcuni limiti standard inderogabili. Ma nella contemporaneità la famiglia nucleare tipo è

scomparsa e si sono presentati nuovi nuclei familiari come i single, gli anziani, ecc. in alcune regioni europee la

famiglia lunga, una sorta di gruppo allargato nel quale convivono diverse generazioni, diversi livelli di istruzione,

profili professionali e culture. Ognuno di questi gruppi corrisponde una diversa idea dello spazio abitabile e delle sue

prestazioni ed è un'idea che cambia durante il ciclo di vita. Quindi non si tratta più di una questione aggregata che

attraversa in modo omogeneo tutta la società poiché ora abbiamo una società di minoranze e una pluralizzazione

delle domande e delle aspettative ed alloggio.

2 Le attrezzature urbane nella città moderna divengono sempre più luoghi specialistici ed esclusivi, un esempio ne è

l'ospedale che ad accesso riservato e sottoposti a rigidi orari. Lo stesso avviene per scuole, palestre, chiese, ecc. Le

attrezzature collettive ti vengono così isole separate dal contesto urbano con cancellate invalicabili e muri

impenetrabili. Nella città d'Ancien regime non era così e per esempio l'ospedale di Santa Maria della Scala Siena era

luogo ove si incontravano i malati, i medici, i pellegrini, gli artisti ei vagabondi. Inoltre i luoghi della socialità

tradizionale si sostituiscono altri luoghi che sono ancora in via di definizione come shopping mall comportano in

diverso modo di fruizione dello spazio.

3 Il terzo esempio riguarda lo spazio aperto e quello pubblico e la relativa espansione. una delle più rilevanti

differenze tra la città del passato e la città contemporanea stanno i rispettivi rapporti di copertura chiunque metta

oggi a confronto la mappa di una parte di città costruita nel XX secolo con quella di una parte di città ottocentesca

non può che notare la radicale differenza di rapporti di copertura che è molto dice riguardo i rapporti tra i diversi

oggetti e spazi architettonici, differenti pratiche sociali che li investono, differenti attori della trasformazione urbana.

Il problema delle distanze tra gli oggetti, dimensioni e forme dello spazio aperto con relative esigenze igieniche, di

orientamento, di areazione eccetera è molto importante nella città contemporanea dove lo spazio sempre più

dilatato e ogni singolo oggetto architettonico assume una nuova autonomia formale e funzionale. È una libertà

questa che distrugge sintassi consolidate che vedevano l'accostamento tra edifici il rapporto tra edificio e spazio

aperto definito secondo delle regole specifiche che portarono all'unificazione linguistica dalla città ottocentesca.

4 il quarto esempio riguarda la dismissione di luoghi, di edifici e di manufatti Con conseguente abbandono o in alcuni

casi riuso. nella seconda metà del XX secolo c'è un processo di decentramento dello spazio produttivo verso la

periferia e poi di dispersione verso il più vasto territorio e infine di deter dei territori deterritorializzazione degli

spazi produttivi. Questo processo è accompagnato dall' interruzione del processo naturale di riutilizzo degli edifici

che appaiono irrimediabilmente vuoti. La dismissione non implica solo modifica della distribuzione delle attività

entro lo spazio urbano ma anche cambiamenti di scale e di rapporti spaziali.

Questi quattro mutamenti hanno avuto conseguenze sulla mobilità cambiando nella struttura, il modo di funzionare,

i rapporti con la costituzione fisica dello spazio, l'estetica, ma anche i movimenti non sono più sistematici (casa-

lavoro) in quanto gli scopi sono molto più variegati e vi è una dispersione caotica di movimento tra origini e

destinazioni disperse. i movimenti implicano l'uso di macchine e grandi infrastrutture e mentre nella mobilità era

possibile pensare i flussi secondo una metafora idraulica per la quale le strade sono come canali dove si inserisce un

flusso che a una destinazione, nella città contemporanea il modo di concettualizzare l'infrastruttura come tubo viene

meno. Diventa più efficace la metafora della spugna dove percorsi alternativi convivono tra di loro e lo spostamento

evita la concentrazione. I progetti della città contemporanea dicono che ci sono stati tre atteggiamenti tutti

insufficienti e pareri di Secchi:

1 Una prima posizione quella di chi pensa alla città contemporanea è una città industriale che l'ha immediatamente

preceduta come forme degradate della città moderna. Questo è il primo atteggiamento prende il nome di nostalgia

del passato e raggruppa diversi filoni. c'è chi propone di tornare alla città del XIX secolo rifiutando l'eterogeneità,

tentando una ricomposizione, volendo tornare alla città dell'isolato, della strada corridoio facendo riferimento a

modelli spaziali precisi come le tendenze del new urbanism. il frammento è considerato come l'esito di una rottura

virgola ciò che resta non tutto precedente, invita perciò al restauro e alla ricomposizione. Riprodurre il passato vuol

sempre dire confrontarsi con la molteplicità e l'anacronismo, violare deliberatamente il corso del tempo. Queste

sono le ragioni che portano a osservare con qualche preoccupazione l'enfasi spesso eccessiva sulla conservazione

che diventa spesso falsificazione della anacronismo è vera invenzione di un passato immaginato che rende la scena

urbana svuotata di contenuti. un'altra flessione di questo atteggiamento è un ritorno al neoclassico di cui non si

vogliono recuperare tanto riforme quanto arrivo ore per dare un contegno alla città senza farla assomigliare alla città

del passato. La relazione che si instaura con la tradizione e di conoscenza più che di obbedienza Con ciò si dilatano

comunque le misure degli spazi aperti, si ridefiniscono le gerarchie ma si accostano le menti eccellenti ad elementi

comuni della quotidianità che cercano di riportare coerenza all' eterogeneità per poter recuperare una compostezza

senza dover riproporre l'unità dell'isolato. Come ultimo atteggiamento c'è quello della renovatio urbis che propone

un rinnovamento della città attraverso rinnovamenti puntuali, limitati, unici e irripetibili al fine di creare luoghi

significativi per la città che poi diffondono le loro qualità nel contesto e disegnano una nuova struttura urbana. il

progetto della città è l'insieme di questi nuovi luoghi emergenti. Naturalmente più facile cogliere intersecarsi

combinarsi delle tre mosse che la loro manifestazione in forme estreme e rigorose. C'è chi si domanda su che

rapporti intrattengono ciascuna di queste tre mosse e si intrattiene sul problema del piano che contiene politiche e

progetti. qui ci introduce una riflessione sul tema del Piano partendo dalla constatazione che nonostante le

differenze relative ad ogni paese, i piani si assomigliano e condividono assunti, carattere i presupposti impliciti. per

lungo tempo si è diffusa l'idea che fosse una macchina banale dove ad ogni input corrisponde un output E dunque di

una macchina con effetti prevedibili che dipendono dall' nel caso della società il piano le trasforma in modifiche della

città fornendo così gli output e stando tra questi due poli. ma sorgono difficoltà nel ripiano in questo modo:

1 la prima difficoltà riguarda l'input in quanto non tutte le domande possono e devono trovare risposte nel piano e

la domanda sociale è un costrutto non dato. Il piano non può creare nuovi posti di lavoro per esempio ma stabilire

opportunità finché qualcuno che ha i posti di lavoro ad esempio stabilendo che delle aree si possono destinare a

nuove industrie. Inoltre le domande non sono un dato ma sono un costrutto esito di una rappresentazione che si

costruisce durante l'attività di progettazione. Ciò significa che a seconda del processo che stiamo osservando gli

input potrebbero essere diversi perché diverse sono le interpretazioni e diversi gli attori che stanno costruendo

questi imput.

2La seconda difficoltà riguarda gli output in quanto il piano è un'immagine di come il futuro può essere e dunque

un'idea un po' vaga ma è anche un atto molto concreto degli interventi necessari a realizzare quell'immagine. Il

piano stabilisce la distribuzione dei compiti tra gli attori, le regole dei rapporti tra gli attori e definisci le aree di

competenza. In che modo gli urbanisti hanno fatto tutto ciò? per quanto riguarda le scale e il linguaggio, trattare le

prime ha significato dire che esistono delle gerarchie nella rappresentazione dove ciò che sta la scala più alta

definisce i compiti di ciò che sta alla scala inferiore. Nelle versioni più ridotte il linguaggio sempre stato codificato,

parametrico e precede la rappresentazione e le modificazioni concrete nello spazio.Sempre più spesso il piano

dimettono strumento di conoscenza interattiva e linguaggio si fa più denso. Il progetto non è solo rappresentazione

del futuro ma un modo di provocare il contesto e ci si aspetta risposte da quest'ultimo, per cui è una modalità della

conoscenza.

3 In ultimo c'è chi dice che il piano è una macchina non banale poiché la macchina banale un funzionamento

costante e ripetitivo come possiamo vedere dai piani di Housman e Berlage dove gli urbanisti riconoscono il loro

piano nella materialità dei luoghi (l’urbanista felice). nella città contemporanea si scioglie ogni regola d'ordine ed

emerge l'incertezza sugli input da dare perché difficile la descrizione della situazione e perché non potendo fare

riferimento a una rappresentazione codificata dei bisogni e delle domande è necessario un consenso sugli input a

inserire nel piano. Quando gli organi si sono accorti di ciò si sono avute diverse reazioni e si è dato la colpa del non

funzionamento a diversi fattori. il primo fattore a cui fu data la colpa fu il potere a cui si vide necessaria la

partecipazione e fare in modo che i cittadini costruissero essi stessi il piano partecipandovi (piano bottom-up). poi

data la colpa alla macchina in quanto si disse che non bisogna più fare i piani ma i progetti che devono essere di tipo

puntuale, lasciando il resto all'ordinaria amministrazione e abolendo i piani regolatori sul lungo termine. fu poi data

la colpa all'inadeguatezza del Piano Che non può essere uguale per tutte le città in quanto è un dispositivo più

complesso perché la macchina risponde in maniera diversa in base al contesto in cui opera e si adatta al momento

storico. l'incertezza è una condizione in cui bisogna sapere abitare e lavorare. il piano non avrà degli effetti ma

piuttosto avrà degli esiti, anche imprevedibili. il problema non riguarda tanto lo strumento ossia al piano, ma

piuttosto il fatto che il concetto di progetto della città non è sufficientemente usato. Non c'è un orizzonte, esito

dell'immaginazione, a quale il piano possa fare riferimento. Secchi dice che occorre approfondire questa dimensione

perché in relazione ad essa che i piani possono assumere efficacia e senso.

IL PROGETTO DELLA CITTA’ CONTEMPORANEA

Alla fine degli anni 50 del XX secolo, la società europea fare diversa e difficilmente comprensibile, allo stesso modo

anche città-territorio diventano più complessi, configurandosi nella grande dimensione della città prigione.Molti

studiosi cercarono di descrivere la città contemporanea costruendo un nuovo lessico, grammatica e sintassi. Inoltre

spostano l'accento sul l'ordinario e il banale ritornando al sapere dell'esperienza concreta che si fa della città. Ciò che

ti viene difficile nella descrizione della città e del territorio, ciò che solleva i maggiori problemi pratici e teorici però lo

studio delle relazioni tra gli aspetti fisici della città e del territorio, tra il mondo degli oggetti e i piani di vita dei

soggetti che li utilizzano e abitano. Per troppo tempo gli studi degli urbanisti, dei sociologi e degli economisti hanno

lasciato queste relazioni nel non detto, oppure, compiendo un vero e proprio salto nel proprio stile di analisi, le

hanno date per scontate senza distinguere ciò che appartiene al sapere contestuale da ciò che appartiene al vissuto

degli individui e dei gruppi. la modernità aveva espropriato la città dalla presenza del corpo mentre la fenomenologia

della contemporaneità lo rimette al centro dell'esperienza. La dimensione corporale della città diviene scoperta dei

caratteri topologici dello spazio. è questo che porta alla conseguenza di una maggiore attenzione ai caratteri

contestuali, al genius loci, alla specificità delle situazioni Ea quello che alcuni chiamano everyday urbanism.. c'è un

forte aumento dei rilievi, dei riscontri, dei risultati della percezione, ascolto degli abitanti e riformulazione delle

domande dei bisogni. Questo esame ravvicinato ha però spesso portato ad un relativismo estremo e alla rinuncia di

alcuni risultati, per cui c’è chi dice che bisogna anche un attimo prenderne le distanze In quanto vi sono dei rischi nel

rinchiudersi entro l'intimità e la familiarità del quotidiano. Bisogna più che altro trovare i concetti comuni ai vari piani

e cercare di costruire una nuova serie di enunciati che abbiano l'ambizione di generalizzazione. Il progetto della città

contemporanea e rifiuta il presupposto di omogeneità del territorio, che la modernità esalta. Dispersione,

frammistione ed eterogeneità fanno sì che la città il territorio contemporanei non possono essere affrontati con

progetti omogenei ma ciò non significa che la città sia estranea ad un progetto unitario.Temi reciprocamente

intersecati che non possono essere tra loro uscissi come la conservazione dei centri antichi, la manutenzione e

riqualificazione delle periferie della città moderna, la costruzione di nuovi spazi della residenza o di nuove

infrastrutture e attrezzature che divengano i nuovi luoghi della sociabilità sollecitano dispositivi progettuali

parzialmente diversi nei diversi luoghi e nelle diverse parti della città, ma ciò non significa che la città

contemporanea non possa essere investita da un progetto concettualmente unitario.Oggi progetti della città

contemporanea contemplano la conservazione dei centri antichi, la riqualificazione delle periferie della città

moderna, la costruzione di nuovi spazi per la residenza in pubblico:

1 centri storici costituiscono un patrimonio per l'intera comunità ogni città del passato e un serbatoio concettuale

più che una raccolta di oggetti meravigliosi da conservare

2 lo spazio aperto nelle periferie della città moderna sia enormemente dilatato perdendo lo statuto che lo spazio

aperto acquisì nell'epoca moderna con i progetti di giardini e parchi pubblici. La nuova autonomia dell'oggetto

architettonico nella città contemporanea concentra l'attenzione sullo scivolo umidificati tralasciando i rapporti con il

suolo che diviene solo uno sfondo.

sono altre le principali tendenze di progettazione larga scala che sono state sviluppate durante il secolo breve:

1 la prima assorbe l'intera città in un edificio che diviene sede di una molteplicità di funzioni come l’unite

d'habitation

2 la seconda riconduce suola un supporto amorfo per la rete di circolazione

3 la terza concepisce il suolo per le sue caratteristiche metriche e ne distribuisce l'estensione tra le diverse attività

secondo coefficienti tecnici Come ad esempio il campo sportivo associato alla scuola poi parcheggio allo shopping

mall.

Il ricorso univoco è casuale all'una piuttosto che all'altra e la loro banalizzazione è la principale causa dello stato di

profonda incertezza nel quale versa oggi lo statuto del suolo urbano. questa incertezza è esaltata dalla dispersione

degli insediamenti della città diffusa Fino alla campagna. inglobare canzone nella compagine urbane pura utopia,

così come pensare che sia possibile mantenermi le attività di un tempo. Helene scape architects dapprima e gli

studiosi dei problemi ambientali poi, hanno proposto alcuni strumenti concettuali che possono fare intravedere il

punto di partenza di un possibile ridisegno dello spazio aperto della città contemporanea, ritrovando in un sistema di

parchi una valida alternativa. Gli spazi aperti ricoprono adunque i compiti affidati al giardino durante la modernità

(Essere luogo dove si sperimentano mettono a punto le nuove idee), al loro insieme spettano invece i compiti affidati

un tempo alla maglia stradale (Dare forma alla città temperante nella frammentarietà).

Secondo secchi il tema principale è lo spazio aperto/progetto di suolo, poiché nella storia lunga cambia natura e

ruolo degli spazi aperti e cambia l'esperienza che se ne fa. Nel tempo l'autonomia degli oggetti architettonici ha reso

lo spazio aperto uno spazio residuale. Secchi fa un paragone dicendo che lo spazio aperto svolge un po' il ruolo che la

maglia stradale svolgeva nella città moderna, ossia da forma alla città e alla frammentarietà perché, se ha forme

riconoscibili, diventa un intermediario fra frammenti. Secondo secchi la crisi contemporanea è legata ad un progetto

di suolo che costituisce un orizzonte dove con progetto di suolo intende il progetto di uno spazio non edificato che

potrebbe avere nel tempo esiti differenti. A partire da questo l'urbanistica e l'architettura dovranno tornare a

riflettere in modo sperimentale sulle distanze giuste. ciò porta a riflettere sui vari materiali e il modo in cui si

aggregano tra di loro ma anche il modo in cui si possono separare, ciò frammisti di attività e soggetti diversi con

diversi stili di vita, profili familiari ecc. Quindi anche trattare del tema della densità, forma complessiva della città,

strategie che portano alla forma. I caratteri di questa città sono ineludibili perché hanno radici nelle persone nelle

pratiche collettive che non si modificano nel medio periodo. Tutti i ritorni nostalgici a un periodo che sembrava vero

sono perciò destinati al fallimento. Non è sul tema della previsione che bisogna misurarsi, si possono produrre

immagini del futuro, visto come scenario, tramite una serie di congetture da argomentare. il tema dell'ambiente ma

potentissimo e scatenerà paura nelle persone, giudizi e senso morale. coerentemente questo tema si svilupperà una

nuova estetica urbana fatta di nuovi materiali, e nuovi rapporti tra spazio aperto e spazio abitato legato alla

sostenibilità. Conseguenza sarà una maggiore consapevolezza delle nuove responsabilità nei confronti dell'ambiente,

attenzione alle grandi riserve naturali è una tendenza diffusa alla naturalità. Il paesaggio cambierà profondamente e

i nuovi materiali che costituiscono la città saranno riserve naturali, parco urbano, parco agricolo. Un altro tema è

quello della crescita della mobilità, vanno riprogettati gradi canale di comunicazione laddove essi non sono solo tubi

ma progetti di territorio e opportunità per rispondere ad altre domande quali quella di tipo insediativa. C'è una

nuova geografia dei luoghi centrali dispersa che va ridisegnata e non è più limitata all'ambito comunale. Oltre a

costruirsi una nuova geografia fisica si costruiscono anche dei valori. non va ridotto lo spazio collettivo a spazio

pubblico poiché sempre più gli spazi privati diventano pubblici.

ATTRAVERSARE IL TEMPO

ma quale futuro può avere la città diffusa? Per secchi, tutti i ritorni al passato sono destinati al fallimento e, per

quanto si possa apprezzare la città antica o moderna, pianger nella scomparse va. c'è chi pensa che la sua strada sia

la densificazione del secolo precedente il che è quasi contraddittorio. La totale negazione di essa può portare a

considerare la città diffusa come una periferia riproponendo il binomio città campagna ma in nuova chiave: città

compatta città diffusa. La città contemporanea mostra le faglie dell'urbanistica del XX secolo, negli ultimi decenni,

l'urbanistica abbandonato lo strumento progettuale, preferendo porre limiti: limiti all'espansione urbana, l'altezza, la

densità. Nel tentativo di bilanciare la società, lungo l'urbanistica cercate di limitare le ineguaglianze sociali, perdendo

però il controllo dello strumento progettuale che realmente sortisce effetti sulla società, l’urbanistica

contemporanea ha perso tale potere. Secondo secchi, oggi l'urbanistica deve creare scenari. Uno scenario non è una

previsione, bensì un'ipotesi. esso serve per conoscerne le conseguenze e se chi ci invita quindi a riflettere sui

rapporti che sussistono tra popolazioni territori.

Vanno accertate le compatibilità e incompatibilità per ricostruire un nuovo scenario urbano. L'esplorazione

progettuale non va vista come una parte finale di un progetto conoscitivo, di un insieme di norme, ma come parte

integrante. I progetti costituiscono poi uno strato con cui le società vengono educate e sollecitano l'immaginazione

sociale. Secondo l'autore il futuro sarà segnato da una maggiore responsabilità nei rapporti con l'ambiente, dettata

dalla paura e da un più diffuso senso morale, da un evoluzione dei sistemi di mobilità grazie AQ il centro città

potrebbe andare incontro a un lento declino dovuto allo spostamento dei servizi nel tessuto urbano disperso e da

una nuova organizzazione degli spazi pubblici che andranno incontro ad una forte privatizzazione. La dilatazione

dello spazio aperto infatti non permette più alla società di farsi carico dei suoi costi, affidare ai privati la gestione di

questi spazi sembra essere la giusta alternativa. ( Infatti sono sempre più numerose le aree destinate a pratiche

collettive, connesse allo sport, agli acquisti, di proprietà e gestione privata come alle shopping malls, gli stadi, i parchi

tematici, i musei ecc.) Ma la privatizzazione dello spazio pubblico può dar luogo a nuove differenze entro una società

di minoranze inducendo a processi cumulativi di inclusione- esclusione. Il mondo moderno non è segnato dalla

stanza di razionalità, ma dalla compresenza di più razionalità. La città contemporanea segnata da forti mutamenti

ma anche da grande inerzia. Per secchi, la frammentazione e la dispersione che hanno portato alla formazione della

città diffusa in Europa sono la risposta alla ricerca della giusta distanza su quello stesso secchi se interrogato all'inizio

del testo. è impensabile che l'aumento della popolazione possa ricompattare la città diffusa, ed è ancora più difficile

che essa possa essere emarginate considerata periferia, ricostruendo l'antica antitesi tra città e campagna. la città

contemporanea II secchi non è cambiata per eventi bellici o sistemi politici bensì per le mutate condizioni sociali. Se

infatti persa la solidarietà e si è aperta una stagione di intolleranze che hanno portato all'adozione di nuove politiche

urbane quali lo zooming, introdotto dalla Chicago School e il funzionalismo- per secchi la città contemporanea e

laboratorio per la città del futuro, raggiungibile solo attraverso esplorazioni progettuali. gli obblighi e divieti di cui la

nuova urbanistica burocratizzata si fa portavoce arrestano l'esplorazione progettuale e non solo il giusto mezzo.

Urbanistica quantitativa, che cerca di controllare il progetto urbano in relazione alle grandezze monetarie, è il vero

successo del mercato. Il piano e il progetto restano quindi gli unici veri mezzi per un cambiamento radicale

dell’urbanistica, che rappresenta un'epoca attraverso le sue differenti voci e oltre a produrre progetti con elevati

contenuti tecnici e produttore di immagini, racconti e miti che non sono fantasmi ma raccolgono le istanze radicate

nella cultura dei luoghi e dei loro abitanti, guidano i comportamenti individuali e collettivi dando unitarietà

all'interazione sociale rendendola possibile. Limiti e immagini sono forme di concentrazione possibile di un futuro

che possiamo anticipare, proporli richiede senso di responsabilità poiché vi sono regole nella produzione delle

immagini che devono essere argomentate. L'urbanistica è stretta fra lo studio del passato e l'immaginazione del

futuro, tra etica e verità, tra dimensione artistica e tecnica, tra libertà e regole intellettuali e morali.

LEZ.12

Negli anni 70 la critica al piano si articola in una critica allo zoo ning responsabile della crescita per parti omogenee

della città e non più capace di rappresentare la frammentazione della città. una critica gli aspetti quantitativi e agli

indici urbanistici come strumenti che non riescono a esprimere un'idea di spazio perché usati a priori e non come

un'idea di interpretazione di uno spazio. La crisi delle amministrazioni locali comincia a farsi sentire e così si limitano

le risorse per la realizzazione di servizi pubblici e determinati standard. Più in generale il piano visto come strumento

di governo delle trasformazioni è accusato di non riuscire a governare la grande quantità di micro trasformazioni che

si presentano e la distinzione tra un livello generale della pianificazione e gli strumenti attuali che dovrebbero

implementare le decisioni del piano viene messa in discussione. Negli anni 80 c'è una reazione forte contro il piano

perché visto come un ostacolo all'azione imprenditoriali e vogliono uno strumento più flessibile, debole, modificabile

nel tempo facendo diventare il piano una regola pensando che una serie di azioni puntuali possono sostituire il piano

nella sua interezza. Alcuni contrappongono al piano il progetto urbano (laddove il piano urbanistico a carattere

immutabile nel tempo, il progetto urbano è modificabile e necessita di meno tempi per essere applicato e arriva il

dettaglio delle trasformazioni.

Di fronte a questa critica il piano ipotesi di sostituzione, si contrappone una idea di piano che ruota attorno a due

concetti: la teoria della modificazione (1) che emerge dalle pagine di Casabella ad opera di Gregotti e secchi e presta

attenzione all'idea di appartenenza situazioni luoghi ecc. Esiti di tradizioni e culture. Sottolinea la specificità

dell'intervento urbanistico punto non più sguardi coprenti e standardizzati usabili in ogni situazione ma nascita di

sguardi unici e particolareggiati un atteggiamento opposto alla Tabularasa del movimento moderno quanto più idea

di modificazione e innesto nelle esistente. Questa teoria evolutiva perché parte da una situazione da cui poi si

definisce uno Stato successivo esito non di trasformazione ma di accumulazione nel tempo. si pensa che una serie

minuta di progetti possa modificare l'immagine della città e si dà valore a ciò che si sceglie di far permanere, alla

lentezza e alla memoria, al passato non visto acriticamente come bagaglio da riproporre ma visto sempre con

distanza critica. secchi “Modificare vuol dire costruire piani a grana fine” ossia visti da vicino e nel particolare per

vedere meglio le articolazioni delle situazioni e così modificare il tessuto e ottenere una nuova sintassi. “ Privi di

carattere dimostrativo” piani che non puntano a essere un manifesto o dei modelli e quindi non hanno carattere di

trascendenza.” Abbandonare le grandi campiture sulle mappe, i grandi segni architettonici ed infrastrutturali sul

territorio, agire sulle aree intermedie”.

Per progetto di suolo (2) si intende una progettazione attenta allo spazio aperto e pensare il suolo come una trama

che da' senso alla città in edifici. Trama di senso che da riconoscibilità le parti della città, individuate a partire dai loro

caratteri visibili, non grazie alla loro posizione e funzione nella città. Ciò significa cominciare ad osservare la città

rafforzando alcune tecniche di indagine e progettazione. Grande impulso a rilievo urbano non come un censimento (

di cui si sa a priori l'oggetto e caratteristiche da censire e registrare), ma ricognizione di materiali di cui si componi la

città.Il rilievo esito di un'esperienza spaziale al fine di capire le regole di aggregazione dei materiali e il modo in cui

costruiscono uno spazio abitabile. Altro è l'attenzione alla quotidianità ea ciò che è ovvio della quotidianità, oggetti

minuti e di poca attenzione come marciapiedi, piste ciclabili ecc. E poi un'attenzione al principio insediativo ossia il

modo in cui lo spazio aperto, gli edifici e il suolo si relazionano, riconoscendo ciò che regola e ciò che è ripetizioni da

ciò che è unico e irripetibile. Altro è il ruolo conoscitivo del progetto che non è solo momento in cui si applicano

tecniche ma anche momento produttore di concetti in quanto il progetto produce una conoscenza del luogo. Il

progetto formula congetture, implica una riforma lizzazione del pensiero e interpreta la domanda sociale dando

risposte applicando modelli spaziali. Non è il momento finale di un processo analitico e conoscitivo ma è un punto

intermedio per conoscere e poter ipotizzare ipotesi migliorative. Tutti questi sono caratteri specifici dell'urbanistica

italiana: radicamento nell'architettura poiché la fisicità della città sta al centro delle riflessioni, enfasi interpretativa è

critica e accentrazione delle responsabilità del progettista.

Il piano di Siena arredato da Bernardo secchi 1984- 1990 presenta le seguenti tavole:

- Siena e il suo territorio con opzioni sovracomunali per le quali saranno necessari protocolli d'intesa con altri comuni

- il Piano comunale con grandi parti aggregate di città e importanti infrastrutture

- la struttura del piano con schemi direttori e progetti- norma legati datemi quali l'attraversamento, il fiume, luoghi

centrali, dentro fuori le mura, ecc

- il progetto del suolo con progetto degli spazi aperti del territorio comunale

- usi a modalità di intervento con cosa è possibile fare e in che modo

- fattibilità con condizione poste dai caratteri geomorfologici del suolo

- miglioramento del suolo con interventi relativi al degrado ambientale

- vincoli con condizioni poste da leggi nazionali

attenzione alla forma fisica della città e al territorio, alla ridefinizione del rapporto tra piano e progetto di

architettura, allo spazio aperto e al progetto di suolo, alla definizione di strumenti capaci di orientare sia le

trasformazioni dei luoghi cospicui sia i tessuti della ripetizione organizzati da regole. Ci sono in questa nuova

tematizzazione riprese di vecchie tendenze e alcune innovazioni: la città si legge sia per farti morfologicamente

composte, sia mediante perlustra Ansiose di rilievo della città che restituiscono condizioni alle quali non è possibile

affidare un nome tra quelli che abbiamo a disposizione. il piano torna a controllare la scala del dettaglio ma non

come norme ma come progetto. Monta la grana della lettura e si riflette sul ruolo degli strumenti visivi, “ la parola

non è efficiente come il disegno” il rilievo inventa nuovi linguaggi iconici. le mappe non restituiscono un'immagine

complessa ma sono matte che sono da connotare con informazioni minute. Una normativa, che corrisponda ad ogni

edificio e ad ogni spazio aperto è possibile solo grazie ad una conoscenza approfondita dei luoghi e delle diverse

situazioni. Questa disaggregazione dello sguardo è possibile grazie al rilievo condotto con grande dettaglio. L'esito è

l'abbandono di apparati categorici che ci porta a rischiare affermazioni generiche semplificate. Questo momento in

cui si esaspera l'osservazione dello specifico, dell'unico dell'irriducibile. Ma lo stesso secchi dirà che non bisogna

essere chiusi in questa dimensione o se rimarrà nell'afasia e assenza di definizione ( orologio: carattere generale, se

non posso usare il termine proprio comincia a descriverlo nella sua dimensione specifica). L'essere estremisti dal

punto di vista della specificità può portare all'impossibilità della comunicazione e può portare anche all'impossibilità

di dire cosa è giusto o sbagliato. L'eticità trascende il lato specifico perché riguarda ogni condizione perciò non vanno

tralasciati i concetti di carattere generale. C'è tensione verso la specificità E la necessità di esprimere concetti che

valgono come pronunciamenti di carattere generale.

Conferenza di Bernardo secchi 4 giugno 1990 all'Università di porto dal titolo “ una nuova forma di Piano” un piano

che stabilisca rapporti diversi col progetto di architettura e il piano deve venire prima del piano urbanistico. il

progetto di architettura serve per conoscere la città ed esplorare i problemi.O meglio che non ci sia un prima o dopo

ma un'integrazione tra le due. Siena e la città medievale per eccellenza, è importante domandarsi cosa si va a

vedere? perché lo vogliamo conservare? cosa possiamo imparare da questa città? urbs e civitas erano due parole per

definire la città e presenta un incisione dove dice di voler parlare della civitas ( comunità che vive la città) ma serve

anche per dire alcune cose sullo spazio urbano. Percorrendo lo spazio di Siena si nota che edifici medievali sono

pochi e gli altri edifici sono di epoche successive. Allora cosa fa sì che questa città sia medievale? Siena è una città

che ha un fronte è un retro ( una doppia faccia che volta la schiena alla campagna). lo spazio interno principale

dominato da un percorso che fa una Y è uno spazio piccolo, stretto e centrale in cui si affacciano le principali attività

religiose, economiche, ecc che diventa uno spazio di collettività nel quale la città senese si riconosce. Lo spazio

delimitato, prima ancora che dalle mura, da una serie di edifici che fanno da terminali e sono gli unici edifici a cui è

consentito un fuori scala ed hanno un ruolo pubblico e collettivo. Al di fuori delle mura c'è la città moderna e la

campagna. Nella città non ci sono opere eccezionali a parte le due piazze principali. Prima parte con una descrizione

con foto, poi presenta il rilievo ed ha importanza al tema di anonimità del luogo poiché la città si compone di opere

mediocri e anonime. Poi in un'altra parte presenta il progetto di Piano punto ciò che interessa e la costruzione di

spazi urbani di grande valore e metto un appunto su come edifici anonimi nella città vecchia CRI non luogo bello che

funziona mentre un edificio moderno ha 30 anni tu anonimo non abbia successo punto vengono a mancare i rapporti

di vicinato tra gli edifici Vengono a mancare i rapporti di vicinato tra gli edifici e prima vi erano più regole. Tra

campagna e città storica si colloca la città moderna. Quali sono i connotati che rendono tali spazi di bassa qualità?

dietro le facciate della Siena storica c'erano orti e giardini mentre nella città moderna solo box, strade e spazi tecnici,

in più è aumentato il rapporto tra lo spazio aperto e quello edificato. La vicinanza prima obbligava buoni rapporti di

vicinato e vi erano regole più sottili che creavano continuità nello spazio urbano. Nella città moderna via invece

telogen ita morfologica tipologica funzionale. i temi che Siena propone sono tre:

1 conservazione: non va persa la città ma c'è qualcosa che non va perché tutte le ultime epoche e la cattiva

influenza dei puristi senesi che propone di tornare a ricostruire, falsificando la storia nei modi gotici, hanno prodotto

spessore in questa città) a noi è vietato costruire in questa città ma solo conservare. questo problema non va risolto

con analisi quale quella tipologica cercando di trovare la regola di trasformabilità di ciascun tipo edilizio. Non bisogna

insistere solo sulla specificità di un luogo e bisogna stare attenti all'organizzazione della ripetizione. Di necessità una

volta si facevano moduli di luce 4x4 ma con la tecnologia si è cominciato a spaziare e perdere questa ripetizione. Per

introdurre nuove forme, idee, forme di abitare devo tener conto della città antica. Domandarsi cosa organizza la

ripetizione e cosa l'eccezione nella città moderna? in che misura siamo autorizzati a introdurre, entro un quadro

urbano costituito, una nuova forma? quali sono i rapporti tra le nuove forme e l'architettura? anche nella città

moderna posso riconoscere regole anche se più semplici poiché sono pochi tipi edilizi con cui lavoriamo.

Nell'esperienza senese troviamo il quartiere razionalista tipo ciam, il quartiere organico, il quartiere vernacolare, il

quartiere razionalista anni 70 di De Carlo. Vi è contrapposizione tra città, che è bella e dove si passeggia, e la

periferia, che è brutta e dove si abita, e secchi tenta di togliere questa contrapposizione. De Carlo ha progettato 5

edifici ma non ha progettato il suolo su cui poggiavano e che l'hanno portato a modificare in modo incoerente il suo

progetto in rapporto agli edifici. Secchi ha riprogettato quello spazio. Poi vi è una tavola con la dimensione tecnica,

economica e finanziaria per permettere all'amministrazione di anticipare le iniziative private. Il fondovalle, che

hanno chiamato il fiume, rappresenta un asse lungo cui si sviluppano una centinaia di progetti da lui pensati per

riqualificare questa zona discarica che ospitava ferrovia, fabbriche, carceri, mattatoio, Mercati Generali, ospedale dei

matti (= eterogeneità della periferia).Secondo secchi il turista deve partire dal basso per vedere che Siena è su un

colle, ha le mura ecc. Progetta l'arrivo principale a Siena e il turista ha il problema di capire da dove sta arrivando e

dove deve arrivare. Nella zona delle Ferrovie hanno voluto costruire parcheggi per turisti e Palazzetto dello Sport.

Per arrivare a Piazza del Campo, che è uno spazio vuoto è bello, è giusto passare attraverso la densità della città ( no

ascensore come dicevano alcuni in comune). il progettista sottopone il luogo a tentazioni e quello che bisogna fare è

sviluppare un progetto e poi lo si asciuga, non si parte dicendo “destino il 3% a verde ecc”, ma è il contrario: ci si

affaccia al progetto e poi si estrapolano i rapporti, le dimensioni, i problemi da risolvere.

Lo scopo del piano e dunque riconoscere le regole e completare le parti realizzate seguendo quelle regole e

migliorarle. Un'ultima nota ammette che il risultato finale non è molto diverso da quello passato ma ciò che da

specificità e originalità al lavoro è il modo/ percorso con il quale si è arrivati a quel risultato.

LEZ.13

Oggi vediamo il modo in cui il sapere di cui discutiamo è stato rappresentato nelle storie. C'è un'idea del passato

rimandabile al pensiero positivista ( Storia white) e liberale di epoca vittoriana in cui Il passato è uno spazio nel quale

si dipingono condizioni, cause, vincoli che influenzano le nostre azioni odierne. Il passato è un insieme di fatti

univoco è finito di fatti fra loro collegati e conoscibili. Ci sono state critiche serrate del secolo successivo per cui la

storia è l'esito invece di una nostra interpretazione e esito per i nostri progetti per il futuro. per cui la storia è

un'opera di descrizione e selezione in modo orientato. prendere congedo dalla identificazione tra passato e storia e

avere consapevolezza della natura costruttiva del lavoro storico, comporta l'abbandono di alcune convinzioni. Il

documento non è trasparente e immediato testimone di fatti storici. La storia non è una narrazione di fatti storici

così come sono realmente accaduti, essi non sono discreti, distinti l'uno dall'altro e indipendenti dalla posizione

dell'osservatore. I documenti non si limitano ad informare ma possono anche condizionare gli esiti della narrazione e

la narrazione dello storico non è neutrale ma soggettiva. Le storie di urbanistica costituiscono un'immagine della

disciplina. Fare la storia di un sapere contribuisce a costruire una concettualizzazione poiché fare la storia di un

oggetto significa dire cosa è quell'oggetto. Aldo Rossi ci propone di conoscere due immagini della scienza che

derivano dalla geografia: immagini del sapere scientifico come una piramide di enunciati disposti gerarchicamente e

di sempre maggior generalizzazione, alla base stanno i dati, i fatti osservati certi immutabili e intersoggettivi, è in alto

stanno le teorie incerte virgola soggettive mutevoli. Ciascun fatto può essere isolato dal suo contesto senza perdere

identità. Paolo Rossi si oppone a questo modo di guardare la storia proponendo la carta geografica ove la scienza

fornisce del mondo lo stesso tipo di descrizione che una carta fornisce di una regione terrestre. Ossia i soggetti che si

osservano sono riconoscibili solo se si tiene conto delle relazioni che ciascuno di essi ha con il contesto, Fra i fatti e le

teorie esiste un rapporto di dipendenza. Quindi l'osservazione è carica di intenzionalità. Quindi esistono differenti

storie che pretendono di essere vere dicendo del mondo cose diverse. Sulla base della prima immagine si tende a

concepire il processo di crescita della scienza come un processo di accumulazione, sulla base della seconda si tende a

vedere la scienza come un processo di trasformazione. Questa analogia e proposta anche per far capire che la ricerca

storica è l'esito di un lavoro interpretativo e costruttivo, ambisce alla condivisione e non si tratta di super epistemico.

Quindi la ricerca è la scrittura storica sono l'esito di un lavoro interpretativo e costruttivo di natura intenzionale il cui

risultato ambisce alla condivisione. Quindi le storie dell'urbanistica vanno osservate per come sono state scritte ma

anche per come sono state lette e usate, valutando gli orientamenti di ricerca che hanno preso. Nei testi di autori si

interrogano sulla costruzione disciplinare e sulla sua costituzione ricostruendo le vicende del dibattito urbanistico

(ossia che gli autori si possono interrogare sul processo di costruzione della disciplina) oppure possono avere come

oggetto il modo in cui formalistica muta il suo atteggiamento conoscitivo e come si attrezza. Nella storia

dell'urbanistica riconosciamo il deposito di una serie di immagini che strutturano il pensiero nell'interpretazione

della città e dell'evoluzione del sapere dell'urbanistica. Dove troviamo rappresentazioni storiografiche

dell'urbanistica? nelle storie e nelle rappresentazioni storiografiche eteronomi nei manuali e nelle storia

dell'architettura. La storia dell'urbanistica significa tentare di definirla e riflettere su di essa. La riflessione dipende

dal tempo, dal luogo, dal ruolo che ciascuno assegna all'Urbanistica, le tradizioni. Interessante che il soggetto non

parla di oggetto che vede dall'esterno ma dall'interno e per cui anche di se stesso, per questo nello scrivere storie di

urbanistica spesso si fanno anche biografia implicite. Vi sono anche i mutamenti di approccio che cambiano

l'oggetto. C'è anche chi scrive la storia dell'urbanistica parlando di città identificando l'urbanistica con la storia dei

mutamenti della città. C'è chi invece osserva la storia dell'urbanistica come la storia dei progetti dell'urbanistica ossia

dei piani e dei modi diversi di fare i piani e le loro conseguenze. Per altri ancora la teoria dell'urbanistica è la storia

della città visibile, delle piante della città, dell'architettura urbana e le sue rappresentazioni grafiche della città

prodotti nel tempo. Oppure storia dei fatti urbani, concrete trasformazioni e cambiamenti che si spostano sul piano

della realtà sociale e sono viste come indicatori di trasformazione disposti su altri livelli di realtà o sia quello della

città sociale. Altri si concentrano sul modo in cui si evolve il sapere e come si perfeziona o reagisce agli agenti esterni.

Tutti questi sono sguardi più o meno distaccati riguardo alla disciplina oppure ancora teorie che riguardano specifici

soggetti, gli urbanisti o associazioni di urbanisti che condividono opinioni analoghe, ciò tramite biografia.

Lavedane Pierre “qu’est ce que l’urbanism?”Egli risponde attraverso la storia dicendo che tutto ciò che riguarda la

città è al crocevia di molte discipline e le strade sono sinuose. La mappa della città deve essere giudicata da un punto

di vista Estetico virgola ma la bellezza in se non ha senso nell'architettura Urbana essendo essa parte dell'arte sociale

per le quali la definizione della bellezza e la pesata datazione un fine. Lavedan dice che considererà come oggetto

specifico l’ opera degli Ingegneri e richiama la manualistica tedesca di fine 800. il suo punto di vista e

funzionalista.Per la pedana l'oggetto di indagine dello storico è soggetto a selezione perché tutti gli elementi che vi si

presentano non hanno lo stesso interesse. La veda non riconosce nelle città fondate l'oggetto specifico

dell'architettura urbana e opere di bellezza o opere d'arte cioè l'esito del genio umano. è questo l'ambito in cui

bisogna più propriamente guardare se si vuole fare la storia dell'urbanistica. Usa il termine architettura urbana fino a

quando comincia a parlare dell'intervento volontario dell'uomo e allora parla di urbanistica. Infatti secondo lui le

città hanno dovuto ricorrere all'Urbanistica quando hanno dovuto adattare a nuovi bisogni un piano inadeguato.

Interpretazione simile fu data da De Carlo che disse che prima dell'800 vi furono solo proiezioni epiche

dell'architettura è solo con l'irrompere di domande sociali l'urbanistica nata e anche benevolo vedeva l'azione

dell'urbanistica come azione riparatrice.

Calabi “Storia della città”. Alcuni autori hanno sempre collocato l'inizio della loro narrazione in un periodo molto

lontano nel tempo e il presupposto in quei testi è che si parla di storia dell'urbanistica come di storia della civiltà

urbana e che la civiltà sarebbe per definizione urbana e quindi le forme della città sono deducibili dalla cultura.

Questa scelta fa confusione e fa, di un quadro parziale, un quadro universale compiendo quel peccato di

anacronismo che uno storico non dovrebbe fare cioè di confondere le acque rispetto alle tecniche e strumenti che di

volta in volta nei periodi storici si sono usati. L'autrice non vuole accettare la confusione e cerca di capire come

proporre un libro di testo muovendo dall'idea che l'urbanistica avesse presupposti abbastanza riconoscibili a partire

da un periodo storico che avesse sue tecniche, suoi protagonisti sue idee. un secondo. Era che la storia della città

forse un punto di vista della storia generale, un ambito di studio e non una disciplina, è che, come tale poteva essere

sviluppata. Un altro nodo tematico che mi sembra irrinunciabile è l'idea che continuità e discontinuità siano

categoria assolutamente fondamentali quando si ha a che fare con questi studi, è che la storia della città oscilli

sempre, in tutte le vicende di cui possiamo prendere atto, tra momenti di rottura, di discontinuità molto forti, e

periodi di lungo arco cronologico di continuità e la trasformazione dello spazio fisico, delle abitudini delle tradizioni.

Le rappresentazioni storiografiche eteronome ( in medicina heterotopia è un tessuto che si sviluppa in sede

anomala) si trovano in testi che non si presentano come storiografie, come sintetiche ricostruzioni o cenni a

periodizzazioni. non è difficile trovare testi che utilizzano argomenti storici ma non rappresentano rappresentazioni

storiografiche propriamente.

Bernardo secchi propone in “ il racconto urbanistico” una distinzione tra i piani degli anni 50 ( metafora organica) 60

( metafora del processo) 70 ( riduzione normativa).

Un'altra sede in cui troviamo rappresentazioni storiografiche sono i manuali di urbanistica e sono rappresentazioni

stringate dov'è il centro del testo è il savoir-faire dell'urbanistica e la ricostruzione storica nella cornice che racconta

la genesi e la legittimazione di quello specifico sapere proposto nel manuale che accompagna il prontuario tecnico.

Viene criticato il pensiero che esista una relazione biunivoca tra sviluppo economico, movimenti demografici

urbanizzazione e che il concetto storiografico di rivoluzione industriale fosse utile a spiegare nascita e crescita

dell'urbanistica. Molto spesso altri livelli di realtà sono stati usati per definire le periodizzazioni delle storie della

disciplina urbanistica. Ma bisogna allora distinguere tra storia interna e storia esterna vuoi che fra queste non

sempre VIA un rapporto deterministico, ad esempio se gli inglesi per avere l'urbanistica moderna hanno attraversato

la rivoluzione industriale, non è detto che anche un altro paese per avere l'urbanistica o l'architettura moderna

debba attraversare la rivoluzione industriale. VIA e poi l'idea che sia possibile riferirsi all'urbanistica e agli urbanisti

immaginando lì come un insieme compatto virgola e questo è un po' importato da l'idea di concetto storiografico di

movimento moderno che per molto tempo è stato individuato come un movimento unitario in relazione ai suoi

scopi, gli intenti, le modalità espressive punto questo concetto però entra in crisi a partire dagli anni 50 in quanto in

realtà nonostante una comunione gli scopi vi è un eterogeneità di scenari di metodi.

RIASSUNTO “LA CITTA’ DEL VENTESIMO SECOLO” BERNARDO SECCHI

Sul ventesimo secolo da qualche tempo si confrontano due ipotesi, racchiudendo nel senso in un periodo più corto,

facendolo divenire un secolo breve, oppure, come più abituale per ogni periodo storico, riconoscendo che i suoi

principali caratteri emergono lentamente in un tempo più esteso facendolo divenire un secolo lungo. L'utilità di

riflettere entro questi due termini è resa evidente dal fatto che ancora non riusciamo a indicarlo con parole che ne

propongano il centro tematico. qui ci si accorge che molti fenomeni sono sovradeterminati, esito cioè di un numero

sovrabbondante di cause concorrenti. Secchi fa riferimento a l'uomo senza qualità che si interroga sulle molteplici

cause del primo conflitto mondiale. Se è che propone allora diversi racconti del XX secolo tra loro non contraddittori

ma ciascuno dei quali divide l'asse del tempo in modi diversi e né coglie un diverso senso.

1 Espansione e dissoluzione della città: nell'immaginario collettivo il secolo XX è dominato da un'aspettativa che

lentamente si stempera in timore. e appare collocato tra due estremi ossia la attesa angosciosa di una crescita

indefinita smisurata della città del timore della sua scomparsa o trasformazione in forma di insegnamento delle

quali di viene difficile divinare i caratteri e il senso.La crescita appare inarrestabile fino agli anni 60 quando più

elevati livelli di benessere, nuove tecniche e nuovi comportamenti individuali e collettivi concorrono ad attenuare

fortemente i trasferimenti di popolazione verso le aree urbane e danno luogo a fenomeni di dispersione insediativa.

Attese timore non costruiscono però due periodi di mercati da un'altra frontiera e sintomi sono già evidenti al

passaggio tra 800 e 900 determina ben oltre il suo ultimo giorno divenendo un secolo lungo.Questo pone l'accento

su aspetti fenomenici qual è il crescere e il dissolversi della città. Per raccontarlo si rifà a descrizioni, rilevazioni

cartografiche e statistiche.

2 la fine della città moderna: osservato da un altro punto di vista secolo appare dominato dall'idea che la

costruzione della città possa far parte di un più vasto progetto di edificazione di una nuova società, se non di un

uomo nuovo. È un'idea che affonda le proprie radici nelle diverse utopie che da sempre accompagnano la cultura

occidentale ma che nei decenni finali del secolo è stata declinata in diversi contesti sociali e politici dall'Europa,

all'Unione Sovietica, agli Stati Uniti d'America. La città il territorio divengono quindi oggetto di proposte radicali

attraverso cui il secolo afferma la propria separazione rispetto ad epoche precedenti. Osservato da una certa

distanza temporale critica, il secolo ventesimo sembra concentrarsi in un breve periodo, per la precisione 5 decenni

successivi all'ultimo conflitto mondiale durante il quale si esauriscono un fascio di idee e di tecniche nelle quali si era

rappresentata la modernità. questo secondo filone si incentra sul ruolo del progetto asserendo che nell'economia

delle società dei paesi occidentali, siano stati all'opera, durante tutto il secolo, fenomeni attinenti i fondamentali

rapporti di produzione che politiche progetti urbani non sono stati in grado di dominare o condizionare. Questa

seconda parte cerca invece di dimostrare che la città del ventesimo secolo si è trasformata anche perché immagini e

pratiche costruttive sono mutati e che, in questo cambiamento, il ruolo del progetto urbanistico di architettura non è

stato irrilevante.

3 Città, individuo e società: Questo stesso periodo è stato anche interpretato come quello di una ricerca paziente

delle dimensioni fisiche concrete del benessere individuale e collettivo, una ricerca che costruisce una chiara rottura

con il passato e anticipa la costruzione del welfare state. Il che contraddirebbe l'idea secondo la quale il progetto

della città sia perennemente in ritardo, rispetto agli avvenimenti che dovrebbero controllare (benevolo). così

osservato il XX secolo appare costituito da tre periodi tra loro largamente sovrapposti: nel primo si esaurisce

l'esperienza della società disciplinari e la critica alla città del XIX secolo spinge verso la sua moralizzazione. Stasera

presente soprattutto nelle grandi esperienze di Amsterdam e Vienna. Il secondo periodo è dominato dalla ricerca

delle concreti dimensioni del welfare che lascia nella città europea un deposito duraturo nonostante i numerosi

esperimenti. nel terzo periodo infine, per ora forse solo i suoi inizi, risultati faticosamente raggiunti sono sempre più

frequentemente contraddetti da una progressiva estetizzazione della vita individuale e collettiva, da ciò che Jacques

Gubler indica con i termini di edonismo Democratico. Le politiche del welfare sono così posta al centro di una

seconda metà del secolo lungo ma discontinuo, mi danno forse il risultato più originale. Per esempio i programmi di

edilizia economica e popolare cercano ovunque di costruire una città pubblica, dominata attrezzature urbane, asili,

scuole, ospedali, parchi e giardini che porteranno a una nuova concezione del tempo dallo spazio. questo terzo filone

riflette sul ruolo dell'individuo e su come la ricerca del benessere di quest'ultimo abbia influito sulle trasformazioni

dello spazio abitabile europeo.

Le linee di demarcazione tra i diversi periodi ritagliati dai tre racconti non coincidono con i grandi eventi che hanno

segnato la storia economica, sociale e politica. La città cambia soprattutto come conseguenza di movimenti più

profondi delle strutture sociali e di potere, degli immaginari della cultura virgola cambiamenti che ovviamente sono

legati a quegli eventi, ma in modo mediato. Ciò che è davvero rilevante che tre racconti costruiscono tra i differenti

bacini semantici nei quali il futuro della città è designato rispettivamente dalla paura, dall'immaginazione o dal

continuo confronto con il quotidiano, mentre il passato disegnato dalla nostalgia, dalla critica severa o dalla volontà

di separarsene. Al cuore dei tre racconti, come al centro del secolo, c'è, a mio parere, il problema della libertà

individuale e collettiva e vi sono quindi differenti idee dei rapporti tra individuo e società Che si esprimono

concretamente in modi diversi attraverso la costruzione materiale dello spazio abitato.

A Siena il confronto con la città antica si spinge su due diversi programmi di ricerca ossia quello di una continua

interpretazione individuale di una stessa struttura dello spazio collettivo, come nella città antica, è quello che cerca

di dare un'interpretazione collettiva ad esigenze individuali, come in gran parte della città moderna seno, almeno,

agli ultimi decenni del secolo XX. Le Hauts de Ruen propongono un tema diverso ossia quello della distanza che

intercorre tra le riflessioni, i progetti le realizzazioni della grande generazione, tra i grandi esempi dell'architettura e

dell'urbanistica moderna è la parte centrale del secolo e la folla oscura delle realizzazioni che, specie nel secondo

dopoguerra, cercano di seguirmi e interpretare i risultati.

CRESCITA E DISSOLUZIONE

Alla fine del secolo XX Pietro Rossi si chiedeva se non fossimo prossimi alla scomparsa della città come forma

caratteristica di insediamento. ad un primo sguardo il ventesimo secolo è racchiuso tra due angosce: tra l'aspettativa

di una crescita inarrestabile della città e il timore della sua dissoluzione in forme di insediamento disperse delle quali

è difficile comprendere il ruolo è il senso futuro, tra l'incubo di una metropoli che diviene megalopoli, luogo della

concentrazione di masse di popolazione sempre più imponenti, che perde la propria misura, che diviene smisurata,

estranea l'esperienza individuale e collettiva dei suoi abitanti e il timore per molti versi opposto, della dissoluzione

dello stesso concetto di città.Urbanistica e architettura svolgono lungo il ruolo salvifico di chi libera la società e città

dai fantasmi e dai malanni assicurando più elevati livelli di benessere e libertà e svolgono questo compito lungo due

direzioni: quello della moralizzazione del lascito dei secoli precedenti, di una modifica degli aspetti meno condivisibili

della città, è quella della costruzione di un alternativa radicale alla città del passato. Negli ultimi decenni del secolo

architettura urbanistica sono state sopraffatte dal diluvio di immagini proposto dalla società della comunicazione e

hanno perso il proprio oggetto di ricerca Rendendoci incapaci di dare risposte alle domande che emergono dalla

società e dal territorio. Le due sequenze sembrano dividere l'asse del tempo e non prima e non dopo, implicando

quindi un punto di passaggio tra luna e l'altro generalmente collocato tra gli anni 60 e 70. ad uno sguardo più attento

che investe tutti i continenti le due stesse sequenze appaiono correre parallele, affondando entrambe le proprie

radici in tempi che precedono il ventesimo secolo.

La concentrazione di attività e popolazioni tra loro in competizione per l'occupazione di uno spazio limitato dalle

tecniche della mobilità, ha cambiato, lungo tutto il XX secolo, fisionomia e modi di funzionamento della grande città.

Movimenti di persone e di cose, ditte di informazioni, hanno espulso da intere parti di città e dei territori circostanti,

individui e gruppi sociali meno competitivi sostituendoli con soggetti e gruppi nuovi. Manhattan e prima ancora

Chicago, con i loro grandi grattacieli la loro straordinaria densità, sono divenute le principali icone della città del

secolo americano. Interpretata come rappresentazione della modernità, l'icona della città verticale alla fine del

secolo, segnala lo spostamento del centro di gravità dell'economia mondiale. Mano a mano che le tecniche del

trasporto, la costruzione di ferrovie, la diffusione dell'automobile lo consentivano, la pressione sulle aree centrale

stata temperata dall'espansione di una vasta periferia spesso identificata come il più evidente prodotto della crescita

urbana nel XX secolo, il terreno nel quale secolo ha cambiato la fisionomia di interi territori costruendo nuove

geografie sociali e simboliche. Ma le ragioni stesse che consentivano spingevano l'espandersi delle periferie dei

suburbs, la diffusione dell'automobile in particolare, producevano anche congestione inquinamento nelle parti più

densi della città. Le infrastrutture della mobilità assumono una presenza visiva sempre più importante suggeriscono

ad architetti e urbanisti, lungo tutto alla prima metà del secolo, piani e progetti che invitano a dilatare la scala dello

spazio urbano. Alla metà del secolo, negli anni di massima diffusione dell'automobile il rapporto buccia nan del 1963,

giunge alla conclusione che la soluzione dei problemi generati dalla congestione del traffico impone un radicale il

disegno della città. Il sempre maggior spazio richiesto dalle infrastrutture della mobilità e da ciò che adesso

indissolubilmente legato, in particolare le sempre più vaste aree di parcheggio, modifiche i termini della

competizione per lo spazio nelle aree urbane centrali. Molte attività sia pubbliche che private ristrutturano

radicalmente i propri processi produttivi i propri rapporti con il contesto urbano: alla ricerca di spazi più ampi e di

una maggiore accessibilità si disperdono i margini delle aree metropolitane ed urbane. Concentrazione e dispersione

divengono quindi fenomeni auto contraddittori, ciascuno causa del suo posto. La questione della mobilità diviene

per alcune città un incubo ed è per questo che nella seconda metà del secolo le reti della mobilità non saranno più

concettuali usate unicamente come composte da tubi e canali ma come insieme di vasi capillari altro tessuti

spugnosi.

Le ripetute descrizioni della città del territorio di fine secolo fanno emergere il frammento, lo specifico, il locale, la

differenza irriducibile mostrando che lo spazio della dispersione non è omogeneo è isotropo, quanto costituito da

costellazione di materiali frammentari ai quali viene importante stabilire nuove relazioni. Goethe metteva in guardia

da l'uso del microscopio perché è uno strumento in grado di impedire la visione di insieme e della relazione reciproca

tra le cose Nella prima metà del secolo la società urbana è concepita come formata da grandi aggregati al loro

interno fondamentalmente omogenee di comportamenti e delle aspirazioni. la città e luogo dove questi aggregati si

incontrano e si scontrano. Un punto di incontro tra questi riguarda la centralità delle politiche dell'abitazione E del

welfare state. Emerge il soggetto e la sua irriducibile autonomia, una sua richiesta di uno spazio della privacy e

dell'isolamento. Emerge il quotidiano, la dimensione corporale e temporale della città come dimensione

fondamentale del benessere individuale e collettivo Nell'ultima parte del secolo molte ricerche antropologiche,

concentrandosi in particolare sulla cultura materiale, sostituiscono il naturalismo del periodo tra le due guerre,

quando l'abitazione è considerata in primo luogo un problema biologico, un'interpretazione culturale dall'emergere

di bisogni, desideri e aspirazioni incomprimibili. Il cibo che si mangia, gli abiti che si indossano, l'impiego del proprio

tempo, il cinema, i libri, l'automobile le vacanze sono opinioni relative alla forma di società che si desidera. In una

città qual'è quella europea di fine secolo, ciao sposta al centro dell'attenzione dal essere viventi in quanto tale e dai

soli gruppi meno privilegiati situati al di sotto della linea della povertà, all'identificazione di differenti gruppi culturali,

alle diverse forme con le quali essi si esprimono nei confronti dell'ambiente della città. la società urbana non più

interpretabile come formata da grandi aggregati omogenei, si disperde nel innumerevoli ossia in una dispersione di

gruppi sociali gelosi dei propri stili di vita dei quali è la dispersione della città diffusa diviene concreta

rappresentazione. Tutto ciò da luogo ad una grande varietà di politiche e progetti per la città. Ad un livello assai più

generale essi si configurano come moralizzazione della città del XIX secolo e come ricerca del limite dell'espansione

urbana e di un nuovo ordine spaziale assumendo le forme di Garden City, New Town, città e quartieri satellite.,

Costruzione unità di vicinato o quartieri autosufficienti dove sia la dimensione individuale che collettiva abbiamo

modo di esprimersi e rappresentarsi, Green Belt e reti verdi che limitano l'espansione urbana e si parlano tra loro

parti di città differentemente connotate da un punto di vista funzionale e sociale. Si intraprendono due filoni 1 verso

la costruzione di un alternativa alla grande città e l'altro verso la sua moralizzazione. La prima direzione fu inaugurata

da Hebenezer Howard negli ultimi anni del XIX secolo con la costruzione delle città giardino e poi ripresa in Unione

Sovietica con l'analoga proposta della città del lavoro virgola in Inghilterra con le new towns In America con la

proposta di Henry Ford e Frank Lloyd Wright della costruzione di tante città di piccole dimensioni disperse nel grande

territorio. La seconda direzione della moralizzazione della città è quella che si rappresenta nel pensiero di otto Bauer

importante esponente del automarxismo per il quale la città non è come una grande fabbrica, quanto piuttosto una

grande macchina filantropica e pedagogica che sospinge verso una graduale trasformazione sociale. Idea

rappresentata nelle esperienze della Amsterdam sud di Berlage e delle Hofe viennesi sino ai quartiere i sovietici negli

anni 30: una ordinata maglia urbana, amore della regolarità e delle gerarchie del Secolo dei Lumi, fronti stradali

continui, cura nei dettagli dell'edificio, degli ingressi, dei corpi scale, una dilatazione dell'isolato che le assicura i

requisiti igienici e costruisce l'interno come spazio della sociabilità, una monumentalizzazione infine dell'abitazione

sociale considerata materiale fondamentale nella composizione intere parti di città. La costruzione di vasti

programmi di edilizia sociale tra le due guerre da però luogo in Europa anche alle esperienze più radicali alla ricerca

di un ordine spaziale dove il nuovo ordine sociale si rappresenti più chiaramente. Si apre isolato sino a risolverlo in

un insieme di oggetti tra loro separati organizzati in differenti principi, si elimina la strada corridoio e si modificano i

rapporti tra spazio coperto degli edifici e spazio libero. E sono queste tre le principali modifiche che movimenti

moderni apportano alla città rispetto al passato.

CONTINUITÀ E DISCONTINUITÀ

I due elementi sembrano inseguirsi costruendo temi ossessivamente declinati. Ossessione della memoria della storia.

Lunga ricerca della continuità, che non è sinonimo di conservazione. Ci sono vari dibattiti su questo argomento,

come ad esempio quello inglese sul pittoresco negli ultimi anni della II guerra mondiale oppure di Pevsner

Architectural Review e nella lunga ricostruzione della città di Berlino distrutta durante la guerra. Bisognava ripensare

all’intera città, non solo ad una parte di essa. Il primo piano, basato sul tema del paesaggio venne bocciato perché

troppo costoso dato che prevedeva una rete infrastruturale quasi totalmente nuova ( Scharoun). Forte riflessione

sulla storia di Berlino, una cittò frammentaria di architetture non costruire forma una città indivisibile.

La vicenda del piano di Mosca del 1935. Grande dibattito sul concetto di città socialista, di una città laboratorio

dell’edificazione socialista e di esperimenti progettuali tra i più interessanti del primo dopoguerra il piano di

Vladimir Semenov che resta sopeso tra un passato hausmanniano-viennese e un futuro prossimo che si rappresenta

compiutamente nei piani studiati nel 1943 e 1944 da Abercrombie per Londra e dei quali anticipa alcuni

fondamentali aspetti della green belt.

Semenov, come Abercrombie considerava Unwin uno dei propri maestri. Nel 1912 scrisse un libro nel quale si diceva

convinto che la Russia offrisse le condizioni ideali per l’applicazione dei principi howardiani nella declinazionenche

avevano assunto a Lerchworth e nelle periferie disegnate da Unwin. Semenov studia negli anni 20 le grandi capitali

borghesi europee ma anche i principi compositivi di San Pietroburgo e dell’architettura della Rivoluzione Francese.

Così facendo Semenov riesce trovare soluzioni ai problemi fondamentali della ricostruzione di Mosca e della città

sovietica. Affrontavano il ruolo della cittò antica per negare il diritto alla sopravvivenza o il ruolo di una maglia

strutturale esistente nello strutturae fisicamente e simbolicamente la città e il territorio. All’insediamento veniva

contrapposto il superblocco quale matrice architettonico-urbanistica della trasformazione urbana. Queste

considerazioni portarono gli organi politici e amministrativi a compiere la grande ritirata e a costruire politiche

urbanistiche nel segno della continuità con un passato sia pur rivisitato.

Nei paesi europei nella seconda metà del 20esimo secolo la ricerca della continuità è sempre più fortemente

contrastata dalla dispersione e la frammentazione dello spazio urbano

RICOSTRUZIONE E DISMISSIONE DELLA CITTÀ INDUSTRIALE

Le ondate speculative e l’affollarsi di attori con scarse conoscenze tradizionali nel secondo dopo guerra hanno

influenzato la costituzione della città portandola all’oblio. A partire della seconda metà degli anni Sessanta le

condizioni della vita appaiono meno sopportabili. Nasce una questione urbana e la questione delle abitazioni. Vivere

in città richiedeva sforzi che non vengono sempre compensati da ciò che la città offre.

La città di shrinks.

Le città antiche vengono abbandonate per essere poi ricostruite in altre zone (fenomeno antico). Le attività iniziano

a cessare di esistere oppure si trasferiscono in territori limitrofi oppure regioni lontane e come conseguenza

vengono abbandonate anche intere parti di città perché manca il lavoro.

Non c’è più l’obbiettivo di limitare la crescita urbana, ma le città passano al centro dell’attenzione della rivoluzione

industriale e aspirano a divenire centri di servizi a scale più vaste e danno il compito di rappresentare il nuovo ruolo

all’architetto. Esposizioni universali e grandi eventi vengono in loro aiuto per cambiare il ruolo. Anche i musei, stadi,

teatri e altri luoghi pubblici cambiano il ruolo della città. L’aeroporto diventa una della più importanti icone della

città. Una città importante dal punto di vista culturale e lavorativo ha sempre un aeroporto anche nei giorni d’oggi.

L’efficacia delle politiche amministrative e politiche iniziano lasciar desiderare perché nei paesi e nelle parti più

povere si trovano ancor più in difficoltà per via delle città costruite abusivamente. Ci sono resistenze alle leggi per via

della modifica della costruzione del progetto urbanistico della città.

“l’idea del progetto urbano si fonda su interventi puntuali, limitati e discreti nei luoghi strategici.” Il problema del

progetto di rinnovamento è quello della sua legittimità, perché quegli interventi e non altri, perché in quei luoghi e

non in altri ecc.

Il recupero di aree e delle infrastrutture dimesse appare in molti casi come una grande occasione persa. L’immagine

della città e dell’architettura aspira a divenire globale e non trova più resistenza, né riferimenti alla specificità del

luoghi, né nella pur importante riflessione sul regionalismo critico.

IL TEMPO

Di fronte alla dispersione urbana da un lato, debbono dare risposte rapide e immediate ad una società sempre più

esigente, dall’alto divengono sempre più consapevoli dell’inerzia e della durabilità dei propri prodotti. Aspirano alla

durabilità! Il territorio appare come un enorme palinsesto sul quale le differenti generazioni hanno lasciato il

deposito del loro passaggio e ciò porta a nuove considerazioni fatte con occhi diversi rivolti verso la città.

L’architettura e l’urbanistica diventano le materie del tempo in un’accezione forse diversa da quella di altre

discipline. Le città più urbanizzati appaiono connotati dalla porosità più che dalla sola dispersione. Porosità, vuoto e

pieno, spazio edificato e inedificato non si contrappongono ma sfumano l’uno nell’altro costruendo un unico sistema

di relazioni spaziali. Architetti, urbanisti ed economisti vedevano nella nuova possibilità di costruire una nuova forma

urbana e sociale.

ADIANO OLIVETTI, una delle ultime figure della borghesia laica e illuminata italiana, negli anni tra le 2 guerre

mondiali aveva studiato negli USA e nel secondo dopo guerra riprende a Ivrea e nel Canavese idee che avevano nel

New Deal una delle loro radici. In una regione che si sviluppava grazie all’industria lui propone insediamenti di

piccole dimensioni, in parte radicati in un’antica struttura insediativa, insediamenti nei quali si possa riconoscere lo

spirito comunitario della città dell’uomo. Le sue proposte erano allo stesso tempo tardive e premature. Solo alla fine

del secolo viene data alle sue idee maggiori attenzioni per risolvere i problemi ambientali. Il tentativo di inserire un

tempo intermedio!

Le politiche, i piani ed i progetti vengono ritenuti in parte a ragione, responsabili della frammentazione dello spazio

urbano, della sua eterogeneità visiva, della sua separatezza funzionale e del suo impoverimento semantico. Fino

allora l’architettura e le politiche urbani si disperdono in una sorta di nomadismo consumatore di immagini e la città

appare come l’esito di una miriade di risposte individuali a problemi dei quali si stenta a cogliere il carattere

generale.

SIENA

O apparire strano inserire in un libro dedicato alla città del ventesimo secolo cena, la città medievale per eccellenza.

Eppure centri antichi sono parte fondamentale dell'esperienza urbana del secolo XX così come le questioni connesse

alla loro conservazione, riuso e risanamento. Percepiti da prima igienisti l'amministratore come parte della città

oscura è malsana, ventre della città ove la povertà può accompagnare servizi alla criminalità, i centri antichi lungo

buona parte del XX secolo sono stati oggetto di sventramenti e le demolizioni radicali. Tutte le città europee

compresa Siena possono raccontare una propria storia questo proposito. Si era da sempre fortemente sollecitato

l'immaginario individuale e collettivo e chiunque abbia più tentato con curiosità ed attenzione alla città non può che

cogliere la forza con la quale un fascio di immagini si è depositato su di essa. Siena, come altre città antiche europee,

fa parte della coscienza storica di una vasta parte del nostro mondo. Il ventesimo secolo, storicamente più

consapevole forse di quelli che hanno preceduto, ha sempre progettato la città con un occhio rivolto a quella del

passato, interpretando nei modi banali o sofisticati le principali elezioni. Alla fine del secolo la città antica di cena le

propone forse tre maggiori:

1 la prima a che fare con l'esperienza comune in quanto negli ultimi decenni del secolo i centri antichi sono amanti

frequentati da folle numerosi. Un amore strano professato da persone che risiedono stabilmente altrove e che nel

centro antico si recano solo per i loro riti di acquisto o passeggio. il grande successo di Siena ci dice piuttosto che gli

spazi urbani del centro antico sono più confortevoli di quelli della città moderne della città contemporanea. Ne è un

esempio Piazza del Campo sulla quale si affacciano edifici di cinque diversi secoli.Che abbia provato ad osservare a

lungo la piazza, ad osservare come nelle diverse stagioni l'ombra il sole si spostano e come vengono frequentate le

diverse parti, che ha provato a rimanere seduto sul pavimento di questa piazza, riparata dal vento, ad apprezzare il

calore una Guido dei mattoni la sua pendenza, non può che convenire che soprattutto il grande confort questo

spazio del pubblico ciò che appartiene all'esperienza comune e lo fa amare.

2 la seconda lezione riguarda la natura dello spazio aperto e dunque delle strade, delle piazze, delle corti, dei

Giardini racchiusi dalla cinta muraria. Ciò che lascia stupiti interdetti in molte città europee del XX secolo e

all'assenza di un'esperienza significativa e sistematica dello spazio aperto. Lo spazio aperto di Siena invece come

molte altre città medievali europee A tre principali statuti: Il primo è quello dello spazio pubblico nel quale si

svolgono i principali riti collettivi, il secondo è il grande spazio aperto e prossima alla campagna virgola delle colline,

dell'esterno della città, legato agli usi produttivi più che alle pratiche i riti collettivi, il terzo infine quello degli spazi

segreti, della più assoluta privacy, e del silenzio quali gli spazi del lavoro dello zio ma anche della vita in comune

come corti chiostri e orti.

3 l'ultima lezione riguarda la grammatica e la sintassi del testo urbano antico. Siena bella per il rigoroso controllo

della grammatica e della sintassi compositiva dei suoi materiali. Ciò che con nota lo spazio urbano e il territorio

senese e l'intimo rapporto che si è stabilito conservato nel tempo tra segno è suo significato, tra forma della città e

del territorio il ruolo e funzioni svolti da ciascuno degli elementi che la costituiscono. A Siena i percorsi più rilevanti

dal punto di vista della Costituzione morfologica dell'insediamento sono anche quelli lungo i quali si dispongono le

attività principali più rappresentative e che sono più assiduamente frequentati. Questi percorsi congiungono i luoghi

altrettanto rilevanti edifici fuori scala che rappresentano l'eccezionalità del loro ruolo l'insieme di questi luoghi e di

percorsi costituisce delimita lo spazio centrale di Siena che ha uno spazio interno che più frequentemente di altre

sue ruolo di spazio collettivo è questa certamente una situazione precedente la riduzione quantitativa delle moderne

metropoli, che a Siena potuto conservarsi a lungo e che fa della città più ed oltre che un monumento integrale

oggetto di conservazione, un immenso serbatoio concettuale che impartisce lezioni ancora importanti. Durante tutto

il XX secolo si è rimasta al margine della modernità fino a quasi la fine del secolo XX .Siena come ha molte altre città

antiche europee ci propone una questione grandissima rilevanza ossia una città come Siena si è costituita attraverso

una continua interpretazione individuale di una stessa struttura dello spazio collettivo, all'opposto la città moderna si

è costituita come tentativo di dare un'interpretazione collettiva a esigenze individuali. 2 programmi di ricerca

fortemente giustificati, ma profondamente diversi.

LA FINE DELLA CITTA’ MODERNA

Il secondo racconto è quello di una grande generazione che opera entro diversi campi artistici e di ricerca costruendo

una società differente è un uomo nuovo cosciente delle dimensioni della propria libertà.

1. Una grande generazione (Henry Codard)

All’inizio del 19esimo secolo, una generazione che aveva vissuto le speranze della Rivoluzione Francese e gli orrori

del Terrore, i sogni del periodo napoleonico e le frustrazioni della restaurazione elabora, nelle due declinazioni del

fourierismo e del saint-simonismo, un pensiero utopico al centro del quale la città, il territorio e le loro

trasformazioni divengono rappresentazione di una possibile diversa direzione della storia. Il secondo conflitto

mondiale ha dato luogo ad importanti conseguenze sul piano sociale e geopolitico. Le esperienze della shoah e di

Hiroshima ma anche i conflitti, le dittature, i compromessi ed i malintesi sembrano aver gelato in Europa e nel

mondo occidentale ogni forma di pensiero utopico.

2. “Un mappamondo che non includa Utopia non merita neppure uno sguardo”

Si tratta di un idea che ha le proprie radici in epoche precedenti, in particolare nelle differenti utopie che

dall’antichità classica accompagnano con continuità la cultura dell’Occidente o di un fascio di idee che ha il proprio

retroterra nel primo Rinascimento.

3. Utopie concrete

louis Mumford scriveva che un mappamondo che non includa utopia non merita neppure uno sguardo. Questo

perché l'utopia, lungi dal configurarsi come previsione o evasione, impone un confronto critico con il presente e la

sua storia. Città e territorio sono investiti da una molteplicità di progetti radicali attraverso i quali il secolo cerca di

mostrare la propria diversità rispetto al passato. La loro natura ideologica (Barthens) risiede nella convinzione che la

modernità non sia mai conclusa e che i progetti degli architetti e degli urbanisti possano dare un contributo

fondamentale al suo compimento purchè urbanistica e architettura si facciano non solo rappresentazione dei valori

di una società, ma anche strumento della sua trasformazione, del suo progetto, di liberazione ed uguaglianza.

“la grande generazione” è all’origine di una serie di progetti dimostrativi attraverso i quali si è cercato di convincere

della necessità e della possibilità di cambiare in modi radicali il quadro di vita consentito dalla città di antico regime e

dalla città del 19esimo secolo.

L’architettura del potere è una costante nella storia della città europea come di altri continenti è responsabile di

alcune tra le più alte espressioni architettoniche ed urbanistiche del passato.

4. Sforzi estremi dell’immaginazione

Ville Radieuse e Brodoacre city sono una riflessione su diversi principi insediativi e su opposte maniere di pensare

alle relazioni tra individui, società e territorio. Direttamente o indirettamente entrambi questi sforzi nascono

dall’incontro con la prima fase della rivoluzione Sovietica e in particolare, con i problemi che essa pone al mondo e

alla società occidentale. Tra gli anni 20 e 30, nel 1930 nasce la Ville Radieuse dall’incontro di Le corbusier e Mosca.

Brodoacre city nasce quando Wright viene inviato nel 34, in un clima di crescente anticomunismo a predisporre un

progetto di città che si contrapponga, come rappresentazione dei valori della società americana e di una società

libera, tanto alle idee di Le Corbusier.

5. “elementaire”

Martin Wagner e Bruno Taut a Berlino costriscono delle Siedlungen (complessi residenziali costruiti nelle periferie

delle città tedesche) non dei quartieri satelliti, nuove parti del tessuto urbano preesistente. Avevano come uno dei

loro importanti riferimenti la città giardino e i suburbs di Unwin (architetto e urbanista inglese) e Amsterdam Sud di

Berlage. Costruiscono ambienti confortevoli quanto Hampstead con edifici in linea multipiani e vasti giardini

individuali e collettivi. La siedlung diviene alla fine del secolo uno dei quartieri più ricercati dai ceti medi berlinesi,

Berlin Blitz è in via di divenirlo. Francoforte e Berlino sono solo 2 importati esempi di una diffusa sperimentazione

che dai primi decenni del secolo sino all’inizio degli anni 30 cerca di mettere a punto i materiali compositivi di una

città “altra” rispetto ad ogni precedente storico. Amsterdam, Rotterdam, Dessau, Milano, Zurigo sono solo alcune

delle città nelle quali questi esperimenti si svolgono. I risultati sono stati molto discussi nei primi 3 CIAM. I CIAM non

erano luoghi tranquilli come l’oleografia delle foto di gruppo può far pensare. Sin dall’inizio, sin dall’incontro di La

Sarraz, entro i Ciam si forma un gruppo Saint-simoniano del quale facevano parte Le Corbusier e lo stesso Giedion e

una sinistra fuorierista-costruttivista formata dal gruppo svizzero di ABC con Stam, Meyer, May. Entrambi i gruppi

condividono molte cose fondamentali come l’elementarismo e coltivano entrambi un idea di razionalità forte

Divergono nell’interpretazione del ruolo politico della nuova architettura e dei nuovi metodi di produzione

industriale cioè del fordismo e taylorismo. Alla fine degli anni ’20 entrambi i gruppi avevano condiviso esperienze nel

campo della prefabbricazione edilizia. Le Corbusier ne rivendicava il ruolo apolitico: l’architettura della città,

miliorando le condizioni di vita di tutti, sta al di sopra delle forme del potere; La Ville Radieuse è genericamente

dedicata all’autorità.

Le nuove tecniche del trasporto o produttive, così come il taylorismo e il fordismo, assumono, per Chevalier e per Le

Corbusier un carattere naturale e ineludibile, indipendente dal significato contingente che possono avere sulla parte

di popolazione che ne è convinta e attraverso questa sull’intera società. Un interpretazione elementarista della città

e del processo di sua costruzione che proveniva da De Stijl e dal costruttivismo russo li portava ad interpretare in

modi più originali e approfondirti la questione delle tecniche. I progressi del macchinismo con l’organizzazione del

tempo di riposo, a proporre la città verde, luogo dove la forza lavoro progressivamente liberata potesse ricostrirsi

dedicandosi ad altre attività. Una parte di questo gruppo nel ’30 si trasferisce in Unione Sovietica dove diventa parte

attiva nel dibattito sulla città socialista. L’ambientalismo, la convinzione cioè dell’importanza del supporto fisico nel

costruire una nuova società, la dimensione finita della città, sia per gli urbanisti sia per i disurbanisti. Alla grande città

dovrebbero essere sostituiti tanti nuclei urbani di medie se non di piccole dimensioni distribuiti nel territorio. Il club

operaio e la casa comune sono i luoghi sperimentali ove questi principi vengono messi alla prova sino al secondo

dopo guerra.

equilibrium

Benché opposte nelle loro intenzioni dimostrative, la Ville radieuse e Broadacre city, fanno in larga parte ricorso ad

un analogo schema concettuale. In entrambi i casi e connettività, la residenza, la produzione del Commercio, le

attrezzature collettive per le istruzioni, lo sport e la cultura, assume una chiara è visibile identità che si esprimerà

presente in specifici materiali, principi insediativi e ubicazioni.

Separare, stabilire corrette distanze e tra loro connettere le diverse attivita e le architetture nelle quali esse si

rappresentano. La città come un parco è oarte essenziale dell’architettura della città. L’intero spazio urbano è

strutturato da una maglia infrastrutturale che combina due griglie ortogonali, l’una ruotata di 45 gradi. Accanto alle

grandi infrastrutture sono ubicate le attività produttive e dello scambio e e grandi attrezzature ollettive, le aree di

residenza sono irrigate capillarmente da una rete infrastrutturale minore. Struttura d’ordine per eccellenza la griglia

costituisce uno spazio urbano aperto e flessibile he può espandersi su vasti territori.

In Le Corbusier l’alloggio è staccato dal terreno, dove possibile l’edificio è posto su pilotis che segnano il distacco. Il

suolo della Ville Radieuse fa parte di una natura che si offre con un proprio e autonomo disegno alla vista dello

spettatore e alle pratiche collettive. Grande parco totalmente destinato pratiche collettive ed al movimento.

Wright invece mantiene l’alloggio prossimo alle proprie radici terrestri. Il giardino è un luogo di pratiche individuali e

private, prolungamento e intersezione con lo spazio interno dell’alloggio. Il suolo è sede di un rapporto più segreto

con la terra e la natura in Brodoacre City. Le idee che si rappresentano, nascono in Brodoacre City si sviluppano in un

periodo di straordinaria creatività di Wright. Fino al ’32 era un insieme di ipotesi verbalmente espresse. Le prime

idee compaiono in un articolo pubblicato nel 32 in American Architec e il nome di Brodoacre compare per la prima

volta in un articolo pubblicato da The New York Time sempre nel 32. Fu una reazione al fatto che Le Corbusier aveva

pubblicato il titolo la Ville Radieuse. Wright continuò a ripensare e dettagliare i disegni per tutti gli anni trenta come

fece anche Le Corbusier.

Vladimir Semenov è il principale autore del piano urbanistico di Mosca nel 1935., un piano generale che ha le proprie

radici nella Parigi di Haussmann e nella Vienna della Ringstrasse.

I I CIAM nel dopoguerra hanno temi più articolati anche se meno chiari. Lo sforzo sembra essere quello di mettere

ordine nelle molte idee emerse durante il terribile decennio precedente e che stanno sperimentalmente emergendo

durante la ricostruzione dei paesi coinvolti. FRAMES E Griglie entro le quali collocare i nuovi problemi della città e le

proposte di una più giovane e numerosa generazione di architetti e urbanisti fortemente sollecitati da nuove


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AUTORE

persic

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DETTAGLI
Esame: Urbanistica
Corso di laurea: Corso di laurea in progettazione dell'architettura
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher persic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano - Polimi o del prof Infussi Francesco.

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