Appunti Urbanistica
Docente: Francesco Infussi
2017/2018
07 mar 2018
Urbanistica
Il documento dell’urbanista
x esame: sceglieremo un tema tra quelli delle lezioni o tra quelli della bibliografia e
dobbiamo costruire una biblografia per approfondire.
Parleremo del libro scelto e parleremo dei 2 libri tra quelli della bibliografia d’esame
L’attività dell’urbanista produce documenti che contengono discorsi
Ai documenti si assegna un valore —> Le Goff “Documento-Monumento”
Chi ha prodotto un documento aveva un intenzione
Ogni disciplina ha delle regole —> Foucault “L’ordre du discours”
I testi che l’urbanista produce sono l’esito di un interazione sociale, intende comunicare
con alti soggetti.
Orientando la loro azione futura; descrivendo stati di cose presenti e possibili;
argomentando l’auspicabilità del futuro che in questo modo viene proposto, facendo ciò
definisce ulteriori e futuri momenti di progettazione.
Tutto avviene non per forza con un rapporto di interlineare e di tipo causale anzi spesso ce
un processo circolare di determinazione, ciò che avviene del tempo dopo il progetto può
avere ripercussioni su ciò che è avvenuto prima, è un processo che mette in discussione
ogni decisione precedente.
Far fronte a ripercussioni non volute sono temi importanti per l’urbanista che dovrà
affrontare.
Le azioni dell’urbanista non hanno solo azione sui soggetti, ma anche sull’ immaginario,
non è un concreto dispositivo per gestire il cantiere della città, ma asciano un deposito a
futura memoria anche i progetti che non si realizzano.
Lo scopo del discorso dell’urbanista è quello di definire e modificare lo spazio concerto e le
relazione che i soggetti hanno con lo spazio. Sono quindi azioni concrete. L’esito finale del
lavoro dell’urbanista ha a che fare con i rapporti sensoriali.
Lui abbandona sempre il suo progetto, lo consegna a qualcun altro.
I PRODOTTI DELL’ATTIVITÀ DELL’URBANISTA
DESCRIZIONI
L’urbanista stabilisce delle descrizioni, fa dei rilievi e tiene dei sopralluoghi. È sempre
necessario operare una gerarchia e dare dei nomi alle cose, occorre chiarire qual’è il punto
dell’osservazione.
L’urbanista ha una particolarità perché lui definisce descrizioni per proporre degli stati di ciò
che fa e c’è sempre una intenzionalità che nella gran parte dei casi è implicita.
La descrizione costringe anche a contestualizzare.
Operazioni tipiche delle descrizioni sono i:
SOPRALLUOGHI operazione specifica sul luogo, tende a scoprire ciò che non è conosciuto.
È un esperienza percettiva dello spazio, asistematico, imprevedibile nel suo sviluppo.
Il disegno registra pochissimo rispetto ad una macchina fotografica, disegnare costringe a
decidere cos’è importante e cosa no, si seleziona e Descombes aggiunge piccoli testi e
nomina gli oggetti. 1
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Non si guarda solo da vicino come in un sopralluogo ma anche di mettere in relazione ciò
che sta lontano e quello che sta vicino. Lui fa un esperienza percettiva concreta di una
situazione. Anche Giuseppe Samonar nel 1975 faceva schizzi come D., lui faceva schizzi a
memoria mentre viaggiava in treno
Ci sono descrizioni più sistematica, che si avvalgono di letture cartografiche a scale diverse
della città che utilizzano un disegno iconico (stile del disegno dove vengono rappresentate
almeno alcune delle proprietà formali dell’oggetto che si rappresenta); simbolico (si
disegna un simbolo che rappresenta una proprietà di un oggetto).
RILIEVI ricerca predeterminata di una serie di materiali, si cerca qualcosa che già
conosciamo per mapparlo in ciò che già conosciamo.
Costruito su una mappa registra tutti gli oggetti che si ritengono necessari, e ha quindi un
intenzionalità in quel momento del progettista.
Ci possono essere anche rilievi più selettivi, che anche realizzando gli oggetti li realizzano in
modo diversi, che caratterizzano dei piani di attenzione diversi e si costituiscono delle
leggende molto complicate.
INTERPRETAZIONE
L’osservatore coglie il significato e il senso di ciò che osserva entro i limiti e le potenzialità
della sua enciclopedia, dei suoi interessi e dei suoi obiettivi che lo orientano e che lo
portano a selezionale ad assegnare una gerarchia agli oggetti, allo spazio e alle pratiche
che costituiscono.
LINGUAGGIO
Possiede delle regole e dei limiti, spondei modelli. Noi riusciamo a dire ciò che il nostro
linguaggio ci consente di dire.
IL CONTESTO DI PRODUZIONE
Orienta il nostro punto di vista perché costruiamo descrizioni in base al contesto in cui
produciamo quella descrizione. Il contesto (si intende al contesto fisico prossimo alla nostra
area di progetto; può essere l’insieme delle condizioni entro al quale si svolge il contesto, il
modo in cui i destinatari interpretano a loro volta il progetto, quello è il contesto di
progettazione che sono anche le persone, sono le limitazioni. Non è solo l’insieme dei
vincoli ma anche l’insieme delle opportunità.
L’USO
Solleva questioni relative alla natura intenzionale di ogni descrizione, lo scopo che ha la
descrizione influenza la nostra descrizione, anche la valutazione che noi formuliamo sugli
oggetti. Vogliamo dire “qual’è il problema?” L’attività del progettista deve essere quello di
riformulare questa domanda nonostante di solito sia già preconcesso.
PIANI
La forma di un piano definisce l’uso del suolo delle città, ma forniscono anche una
rappresentazione rilevante della città e della società locale, una rappresentazione dello
stato presente (problematica) e di quello futuro (auspicabile). ! 2 di 57
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La forma del piano è il modo attraverso il quale i piani organizzano il loro discorso,
stabiliscono una gerarchia e una relazione con i successivi momenti di progettazione che
insorgeranno in seguito all’approvazione di quel piano, stabilendo delle regole e delle
revisioni, dicendo quello che si dovrebbe e potrebbe fare. Orientamento nel senso verso
sud o verso ovest.
PROGETTO
Progetti che emergono al di fuori del piano e che ne possono causare varianti, che sono la
conseguenza delle sererminazioni di un piano, che fanno parte di un piano, espiorativi che
servono a discutere, che servono a ondare la disponibilità, alla modificazione di una
situazione, che destinati al cantiere.
Progetti norma—> vengono analizzate diverse aree che bisognavano di una trasformazione
radicale di ciò che esisteva emergendo cosi come luoghi in cui la trasformazione non
poteva essere redatta da norme generali ma bisognavano di regole particolari che fossero
fisiche, e il piano definiva all’interno della normativa definiva questi “progetti norma”.ù
Alcuni progetti prevedono altri progetti al loro interno, che non sono progetti che
dettagliano progetti ma ha una configurazione imprevista. Il progetto è una forma di
indagine.
Ogni tipo di progetto porta con se un modo di organizzare il proprio discorso, di prevedere
le relazione tra gli attori, un particolare modo di leggersi ad altri.
REGOLE E NORME ! 3 di ! 57
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Piano regolatore generale
In Italia è lo strumento sul quale è formato il governo del territorio la legge 1150 del 1942
lo rende obbligatorio.
- deve considerare la totalità del territorio comunale
- È unitario non più scomposto in due strumenti (piano regolatore e piano di ampliamento
come era previsto dalla legge 2359/1865).
- Introduce indici volumetrici e non più solo indici metrici (distanze, altezze, superfici..)
- È un piano indiretto..
- Il Prg e i piani previsti dalla legge hanno facoltà di usare lo strumento dell’esproprio per
pubblica utilità
- È un piano vincolistico
- È collocato entro una struttura territoriale di pianificazione infatti la legge prevede il
Piano intercomunale e il piano territoriale di coordinamento (regionale)
Durante gli anni questa legge è
stata modificata nelle diverse
regioni
È uno strumento indiretto
perché le regolazioni previste
sono fatte attraverso strumenti
urbanistici attuativi, di tipo
pubblico o di tipo privato. A
questi si unisce un altro piano
pubblico a partire dalla regione
Lombardia il programma
integrato di intervento. Il piano
per l’edilizia economica
popolare è indipendente
(PEEP) è sempre possibile
realizzarlo assieme al piano
regolatore.
Il programma integrato di intervento (PII) sono programmi specifici all’interno delle città e
possono essere realizzati indipendenti dal piano regolatori e quando sono nati nel 1999
dovevano andare poi invernate al piano regolatore.
Questi dovevano essere coordinati da un documento.
Piano particolareggiato (PP): è di tipo pubblico e comprende un piano tecnico; è di
competenza del comune. Può essere contestuale e usato per lo sviluppo di aree di
espansione di carattere specifico e allo stesso tempo impone e al comune delle spese, fare
questo significa fare un espropriazione dell’ambito utilizzato in questo. È un piano di
dettaglio esecutivo del Prg, se occorre, specificato fino alla progettazione volumetrica. Si
impiega nell’ambito di tutte le deviazioni d’uso e le previsioni di sviluppo o di
ristrutturazione. La sua approvazione equivale a dichiarazione pubblica unità che
consente l’esproprio delle aree per usi pubblici. ! 5 di ! 57
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Piano di Lottizzazione (PL): è di iniziativa privata, del proprietario dell’area; si usa per
trattare aree di espansione e quelle di completamento destinato a uso residenziale,
industriale, turistico sia per le aree di ristrutturazione e nell’ambito di tutte le destinazioni
d’uso e le previsioni di sviluppo o di ristrutturazione. Si tratta di un progetto a scala
ravvicinata nel quale il privato propone la trasformazione di oggetti fisici. Deve essere
accompagnato da convenzione tra proprietà e Comune.
Non di rado i piani particolareggiati venivano stesi in parallelo al Prg e approvati insieme ad
esso.
Ciò mostra
- Che le prescrizioni della legge potevano essere interpretate in modo differente,
proponendo una pluralità di forme del piano
- Che alcuni autori avevano particolare attenzione agli esiti fisici delle trasformazioni
previste, non rimandando ad una fase attuativa incerta la definizione dei caratteri
qualitativi dello spazio abitabile ( ciò sarà oggetto di una riflessione che porterà negli
anni ’80 ad un cambiamento delle forme più diffuse del piano)
I Programmi integrati di intervento sono promossi da operatori pubblici e privati insieme,
che presentano al comune un progetto. Introducono flessibilità e semplificazioni nelle
norme di attuazione del Prg. Le aree di intervento possono riguardare ambienti
intercomunali.
Se sono in variante al Prg per essere approvati necessitano di un Accordo di Programma.
Devono essere compresi nell’ambito del Documenti di inquadramento.
Esso definisce gli obiettivi generali e gli indirizzi dell’azione della pubblica amministrazione
nell’ambito della programmazione integrata di intervento e i criteri utilizzati
dall’Amministrazione Pubblica per valutare, sull’interno territorio comunale, le proposte
presentate dai privati con PII.
Il documento di Inquadramento ha valore politico e programmatico non essendo vincolate
ai fini dell’approvazione dei singoli programmi di intervento.
Il Prg deve indicare nei sui elaborati:
- La rete delle principali via di comunicazione di ogni tipo e gli impianti ad esse relativi
- I divisione in zone del territorio comunale con l’indicazione delle zone di espansione e
di tutti i vincoli necessario all’edificazione o alle altre modalità di intervento ad osservare
- Le aree riservate ad edifici o impianti pubblici o ad uso pubblico e quelli di interesse
collettivo
- I vincoli da osservare nelle zone di carattere storico e paesistico( anche recependo
disposizioni provenienti ad altri livelli di pianificazione)
- Le norme per l’attuazione del piano (per ogni zona: le funzioni ammesse, gli indici di
edificabilità è gli altri parametri ritenuti utili
- Le modalità di intervento: (nuova costruzione, ristrutturazione, demolizione, recupero)
piani attuativi previsti.
Le zone possono essere per molte cose, edifici alti o bassi, materiali ecc
Tradizionalmente il PRG è costituito da relazione illustrativa (sono indicati gli obiettivi e
argomentate le scelte del piano, con il supporto di indagini di varia natura che possono
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avere per oggetto: lo spazio della città e del suo territorio, le forme insediative, le attiva
presenti, la popolazione e le sue condizioni sociali ed economiche, il mercato immobiliare,
quant’altro sia ritenuto utile e necessario a motivare le sue determinazioni).
Un piano regolatore comprende: le tavole, le norme di attuazioni e tutte le immagini o gli
allegati.
Le tavole di piano sono le tavole del progetto di piano, quella di zonizzazione è quella che
indica che cosa si può fare e dove, quindi i diversi usi del suolo con le loro declinazioni.
Le norme di attuazioni dove sono riportate norme di carattere generale e norme relative
alle diverse zone nelle quali è stato diviso il territorio comunale: gli usi del suolo ammessi e
le modalità di intervento per ciascuna delle zone e modalità di attuazione. In pratica dicono
le modalità e le procedure da seguire per realizzare quegli interventi.
Allegati tecnici, rappresentazioni cartografiche che riportano dal punto di vista spaziale le
indagini svolte, schede quantitative e ogni altro elementi ritenuto utile, come indagini
idrologiche.
La procedura di approvazione, può essere parziale differente a seconda delle regioni,
ma in ogni caso la procedura standard.
Il piano regolatore come prima cosa deve essere adottato dal comune, quindi una v volta
predisposto viene adottato in un consiglio comunale che lo discute poi viene pubblicizzato
e tutti possono avere accesso agli elaborati del piano e ci sono 60 giorni di tempo per
presentare delle osservazioni (chiunque può farlo: soggetto iniziale o collettivo, pubblico o
privato).
Dopo che le osservazioni sono state esaminate vengono portate in un Consiglio Comunale
e la Giunta presenta le sue contro-deduzioni motivando l’accoglimento o meno di ciascuna
di esse. Alla fine di questa discussione il Consiglio comunale adotta definitivamente il Prg
( comprensiva cioè delle conseguenze relative alle osservazioni).
Il documento così instituito, con varianti a seguito delle osservazioni recepite, sono inviati in
Regione per l’approvazione regionale.
Generalmente la validità del piano è di 10-20 anni (in Lombardia è di 5 anni) a seconda
della legge regionale.
Mentre il piano è vigente sono possibili delle varianti parziali se necessari e se il Consiglio
Comunale approva.
• Piano di Governo del Territorio —> Regione Lombardia
Composto da 3 documenti:
Documento di piano: quinquennale, sempre modificabile, non contiene previsioni che
• hanno effetti diretti sul regime giuridico del suoli; è un documento di natura strategica, di
orientamento.
Contenuti di carattere strategico
- definisce l’assetto urbano, le linee orientative per una sua eventuale creacita, le aree
assoggettate ad una trasformazione radicale
- Sistema territoriale ambientale e paesistico, i servizi abitativi e la mobilita
- Obiettivi di sviluppo conservazione riqualificazione che abbiano valore strategico
- Definisce obiettivi quantitativo strategici del PGT ! 7 di ! 57
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- Detta regole ed obiettivi per le eventuali aree di trasformazione e per il piano dei servizi
e delle regole
Piano dei sevizi: non ha termini di validità, sempre modificabile ma con carattere
• prescritto e vincolante, ha effetti sul regime giuridico dei suoli.
- prevede i servizi in relazione alle linee di sviluppo
- Definisce la dotazione globale di aree per attrezzature pubbliche e di interesse pubblico
generale
- Definisce le aree per l’edilizia residenziale pubblica le dotazioni di verde urbano, i
corridoi ecologici e di connessione tra verde urbano e agricolo
- Cura la distribuzione razionale ed omogenea delle dotazioni
- È in relazione con il programma triennale delle opere pubbliche
Piano delle regole: non ha termini di validità, sempre modificabile, carattere prescritto e
• vincolante, ha effetti sul regime giuridico dei suoli, dice cosa si può fare, dove e come.
- definisce gli elementi regolativi relativi alla modificazione possibile della città costruita e
alle aree di completamento
- Riguarda gli ambiti del testo urbano consolidato
- Indica gli immobili assoggettati a tutela, le aree o gli edifici a rischio di degrado
- Indica e definisce regole per: aree a pericolosità geologica, idrogeologica e sismica
nuclei di antica formazione, beni ambientali e storico artistici da tutelare, aree destinate
all’agricoltura, aree non soggette a trasformazione urbanistica.
Cenni sulla evoluzione del piano
Primi anni ’50
- Ad ogni zona urbanistica corrisponde una disposizione normativa essenzialemente legata
alla destinazione funzionale, con parametri quantitativi (densità, distanze, altezze) e
modalità attuative
- Spesso l’importazione pe di impronte razionalista: grandi zone monofunzionali, non
sempre in relazione con la forma della città e del territorio esistente;
- Si tratta di piani che hanno come oggetto pr
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