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28/02/18

UNA (POSSIBILE) INTRODUZIONE

- L’attività urbanista si deposita in testi verbali, grafici e verbo-visivi e produce documenti che contengono dei

discorsi, che hanno flessioni differenti.

I documenti non sono trasparenti testimonianze del passato, ma sono dei prodotti a cui si affida un valore,

dobbiamo avere un atteggiamento disincantato verso i documenti.

- Con i testi scritti e disegnati che l’urbanistica produce, che sono l’esito di un processo di interazione sociale,

intende comunare con altri soggetti. Lo scopo dell’urbanistica è quello di orientare l’azione futura dei soggetti

con cui comunica, descrivere stati di cose presenti e possibili, argomenta l’auspicabilità del futuro che in questo

modo viene proposto e definendo ulteriori e futuri momenti di progettazione.

- I testi e i discorsi che vengono prodotti durante il processo di progettazione non hanno solo conseguenze sulle

azioni dei soggetti, ma influenzano il loro immaginario con nuove domande e ridefiniscono la loro

enciclopedia. A loro volta, i testi, sono influenzati dall’immaginario e dalle domande dei soggetti

- Lo scopo della produzione di questi documenti dell’attività di comunicazione e di interazione è di trasformare

e/o modificare lo spazio e le relazioni che i soggetti intrattengono con esso e fra loro. Gli esiti ultimi dell’attività

dell’urbanista sono cosa concrete, fatti che percepiamo con i sensi

PRODOTTI DELL’URBANISTA

Descrizioni, sopralluoghi e rilievi

- Ogni descrizione è un’interpretazione. L’urbanista costruisce descrizioni per proporre delle trasformazioni, c’è

sempre quindi un’intenzionalità, che nella maggior parte dei casi è implicita

- Il sopralluogo è qualcosa ci riguarda, non è necessariamente il documento che consegneremo a qualcun altro, è

un dialogo con noi stessi.

- Descrivere significa anche concettuare

- La descrizione va intesa come un’interpretazione costruita entro un linguaggio definito in relazione a un

contesto

- Interpretazione: l’osservatore coglie il significato e il senso di ciò che osserva entro i limiti e le potenzialità della

sua enciclopedia, dei suoi interessi e dei suoi obiettivi, che lo orientano e lo portano a selezionare, ad assegnare

una gerarchia agli oggetti, allo spazio e alle pratiche che costituiscono il mondo

- Il linguaggio possiede delle regole, dei limiti, delle forme precostituite che sono costruttive dei contenuti del

messaggio e lo influenzano

- Il contesto di produzione influenza il nostro punto di vista nella costruzione della descrizione. È l’occasione per

la quale la descrizione viene prodotta entro quale processo la descrizione si costruisce e che influenzerà anche

la sua ricezione da parte dei destinatari

- L’uso che si intende fare della descrizione solleva le questioni relative alla natura intenzionale di ogni

descrizione, che non è mai esito di una pratica neutrale né totalmente trasparente, ma profondamento legata

alle pratiche progettuali

Piani

- I piani definisco l’uso del suolo delle città, attribuiscono una capacità edificatoria a ogni porzione di suolo e

contribuiscono alla determinazione dei valori fondiari. Forniscono una rappresentazione rilevante della città e

della società. Prima dà una rappresentazione problematica dello stato presente e poi una rappresentazione

auspicabile di quello futuro

- I piani fanno tutto ciò proponendo una forma della città complessiva, che è in rapporto allo spazio esterno, e

una forma interna, che riguarda l’organizzazione interna della città, ai rapporti tra spazi aperti e spazi edificati e

alla dislocazione delle funzioni principali

- I piani propongono delle visioni del futuro, orizzonti possibili costituiti da enunciati a maglia larga capaci, però,

di orientare l’azione dei soggetti una volta condivisi, sempre più spesso questa specifica forma del progetto

viene richiesta soprattutto da importanti metropoli

- I piani stabiliscono una gerarchia tra i loro enunciati, privilegiando ad alcuni aspetti della modificazione e

lasciandone sullo sfondo altri

Progetti

- Trasformazioni dello spazio nelle quali convergono differenti opportunità, vincoli, interessi e attori. Sono

situazioni specifiche e uniche

- Ci sono diversi tipi di progetto: progetti che emergono al di fuori del piano e che ne possono causare varianti,

progetti che sono la conseguenza delle determinazioni di un piano, progetti che fanno parte di un piano,

progetti che prevedono altri progetti, progetti esplorativi che servono a discutere, progetti che servono a

sondare la disponibilità alla modificazione di una situazione e progetti che sono destinati al cantiere

Regole e norme

- Il linguaggio prescrittivo ha lo scopo di determinare, orientare e influenzare il comportamento dei soggetti

- Non si tratta solo di enunciati categorici, le norme possono essere declinate secondo alcuni diversi livelli di

prescrittività 07/03/18

CONTESTO DELL’AZIONE (URBANISTICA)

- Unicità: ogni situazione ha caratteristiche proprie

- Ambiguità: ogni situazione si presta a diverse e alternative interpretazioni

- Prevedibilità: data la presenza di una pluralità di attori, le cui azioni sono sempre in qualche misura

imprevedibili

- Provvisorietà: poiché l’azione non si arresta mai e ogni esito è sempre provvisorio

NATURA DEL SAPERE URBANISTICO

- Sapere epistemico: si occupa di ciò che è stabile nel tempo e avviene necessariamente. Fenomeni che si

ripetono in ogni modo regolare. Costruisce leggi generali a partire da osservazioni di fenomeni che si ripetono

nel tempo. Produce enunciati che aspirano a essere veri. Prevede il futuro applicando teorie. Risolve i problemi.

Razionalità scientifica

- Sapere pratico: si occupa di ciò che è mutevole e che è probabile-possibile. Azioni e comportamenti

imprevedibili in situazioni incerte. Opera in un contesto che lo vincola e lo condiziona: produce teorie locali.

Produce enunciati che aspirano a essere legittimi convincenti e condivisi. Produce visioni-congetture sul futuro

ed esplora le loro conseguenze. Costruisce problemi. Razionalità congetturale

- Se il sapere del progetto urbanistico è un sapere pratico nel progetto della città ne discendono alcune

conseguenze:

Mutua la natura del progetto: un effetto (prevedibile) dell’applicazione di teorie (di un sapere che è

precostituito) vs un esito (imprevedibile) di una interazione tra attori sociali.

Mutuano le condizioni di accettabilità di un progetto: congruenza rispetto alle teorie (vero/falso) vs

condivisione/consenso circa gli esiti (legittimità/adesione/appartenenza)

Mutuano i compiti del progetto: dare risposta a bisogni determinati entro una concezione naturalistica

dell’uomo vs dare risposta a domande, aspirazioni, preferenze storicamente e localmente determinate.

Mutua il posto del progetto nei processi di costruzione della città: tappa di una sequenza deduttiva a

cannocchiale nel quale i problemi vengono predeterminati vs momento sede di costruzione del problema (qui

e ora) che ha conseguenze alle scale inferiori e superiori. A ogni scala i problemi sono dati dalla scala

precedente. In passato si è sempre visto i luoghi che si trasformano spontaneamente come luoghi della deroga

rispetto alle regole fissate. Oggi invece ci dobbiamo sentire libere di pensare a una progettazione differente

rispetto alle scale precedente, perché è tutto revocabile

Mutua il ruolo del progetto: solo il disegno di stati di cose da realizzare vs anche prestazioni esplorative ed

istruttorie. Si producono progetti che sono anche destinati a essere buttati via, perché rappresentano uno stato

di avanzamento della discussione e non del progettista.

Mutuano i codici di comunicazione: i destinatori sono i tecnici vs i destinatari sono un insieme plurale di

soggetti. Non posso più usare un linguaggio codificato, ma devo usare un linguaggio che si articola ed è

multidimensionale, deve essere assoggettato a diversi piani di lettura.

Mutuano i rapporti tradizionali che il progetto intrattiene con le procedure di osservazione delle situazioni:

analisi->progetto, relazione causale e deterministica vs determinazione circolare, descrizione interpretativa,

progetto come forma dell’indagine, recursività

Mutua il ruolo del tecnico: risolve problemi: applica mezzi conosciuti per raggiungere fini dati vs costruisce i

problemi interattivamente con altri attori: dialoga con il contesto, apprende dalla situazione locale e impiega

mezzi ideati nel contesto.

Prendere sul serio queste condizioni deve portare il tecnico a:

- sviluppare tecniche appropriate per ascoltare e interpretare il contesto

- essere disponibile a imparare dalle consuetudini dalle tradizioni locali

- non credere a priori all’efficacia dei suoi progetti

- essere consapevole della possibile revocabilità delle decisioni

Interpretazione conseguente della figura dell’urbanista:

- interpreta un territorio e una situazione problematica considerando le dimensioni plurali che la costituiscono

- vi riconosce e valuta criticità e risorse

- coglie delle opportunità

- costruisce problemi e propone modi per il loro trattamento

A questo scopo l’ur-banista:

- produce immagini interpretative della città presente e visioni della città futura le propone quindi alla

condivisione collettiva delle idee di città

- definisce progetti e regole utili a sviluppare i temi che riconosce e a trattare le questioni che ha costruito

interattivamente

L’aspetto determinante che connota a la sua attività: l’urbanista svolge la sua attività partecipando a un processo di

interazione sociale al quale prendono parte numerosi attori, portatori di diversi saperi, esperienze, aspirazioni e

interessi

In questo senso il progetto al quale perverrà attraverso questo processo va sempre inteso come un esito, incerto e

sempre imprevedibile) di tale situazione e non un banale e prevedibile effetto dell’applicazione del suo sapere

tecnico e della sua saggezza

DEFINIZIONI

- AVVERTENZE: ogni definizione ha un potere rassicurante, stabilisce un patto tra i soggetti, è necessaria perché

consente la comunicazione intersoggettiva, quindi ambisce alla condivisione. L’uso di termini facenti riferimento

a definizioni condivise consente al linguaggio scientifico di arrivare a conclusioni univoche

- SCOPI delle DEFINIZIONI:

Eliminare le ambiguità del linguaggio

• Ridurre la vaghezza di un termine…

- Definire non è un’attività a-problematica. È parte integrante della logica e occupa un posto di rilievo nella

metodologia scientifica e nella filosofia

- Soprattutto nel campo delle scienze sociali e del sapere pratico ogni definizione è sempre un costrutto

strategico. Non sono enunciati neutrali, impongono un punto di vista e veicolano giudizi di valore

- Le definizioni non sono entità immobili, ma il cambiamento non è semplice trasformazione: l’irrompere di una

novità in un contesto che viene eliminato da questo evento. Si tratta di un processo più complesso nel quale

inerzie e permanenze convivono con l’innovazione

- “I momenti di salto, rivoluzione, novità nella storia sono salienti, evidenti e numerosi: è indubbio che la fisica

galileiana è una cosa nuova rispetto alla fisica tradizionale delle scuole, ecclesiastiche o laiche, del Medioevo e

del Rinascimento; è indubbio che la musica dodecafonica è una cosa nuova rispetto alla musica tonale della

tradizione; e così la Chiesa calvinista di Ginevra presenta delle novità rispetto alla chiesa cattolica medievale.

Questi aspetti rappresentano la discontinuità nella storia, il momento creativo ed emergente della storia stessa.

Ma è anche vero il contrario: che ogni novità emerge da un tessuto continuo, un tessuto che certo si viene

modificando, ma si modifica appunto mediante la creazione della novità

- Le definizioni sono enunciati che si riformulano continuamente mediante l’uso che se ne fa. L’urbanistica si

occupa di ciò che cambia, conseguentemente la sua definizione mutua, perché mutuano il suo oggetto, i

problemi che in esso sono riconosciuti e le tecniche impiegate per affrontarli, mutua soprattutto il nostro

sguardo nei confronti del contesto e del sapere che abbiamo ereditato

- William Morris (1834-1896): il suo pensiero ha avuto una grande influenza

“il mio concetto di architettura è nell’unione e nella collaborazione delle arti, in modo che ogni cosa sia

subordinata alle altre e con esse in armonia. È una concezione ampia, perché abbraccia l’intero ambiente della

vita umana; non possiamo sottrarci all’architettura, finché facciamo parte della civiltà, poiché essa rappresenta

l’insieme delle modifiche e delle alterazioni operate sulla superficie terrestre, in vista delle necessità umane,

eccettuato il puro deserto. Né possiamo confidare i nostri interessi nell’architettura a un piccolo gruppo di

uomini istruiti, incaricarli di cercare, di scoprire, di foggiare l’ambiente dove poi dovremo star noi, e

meravigliarci di come funziona

- Luigi Piccinato (1899-1983): uno dei padri fondatori dell’urbanistica italiana. Primo titolare di un insegnamento

universitario di urbanistica in Italia, nel 1930 Napoli. Ha predisposto più di cento piani regolatori e progetti.

“Lo studio delle condizioni, delle manifestazioni e delle necessità di vita e di sviluppo delle città. Il fine pratico

cui tende l’urbanistica è quello di dettare le norme per l’organizzazione e il funzionamento di una vita urbana

che sia a un tempo bella, sana, comoda ed economica. Tale fine pratico è raggiunto mediante il piano

regolatore sostenuto da regolamenti, da leggi e da organizzazioni amministrative. È appunto attraverso il piano

regolatore che l’architetto urbanista di esprime, ricomponendo in sintesi gli elementi analizzati attraverso lo

studio. Nel piano regolatore è espressa, quindi implicata, la conoscenza di tutte le discipline che contribuiscono

allo studio della vita urbana: discipline he porgono e offrono il materiale di lavoro per la composizione

urbanistica rappresentata dal piano regolatore. L’urbanistica in generale guarda dunque guarda all’evoluzione

della città nella sua totalità”.

Lui parla della costruzione di un piano regolatore in base a un’amministrazione che lo renda legge per la città

ed il suo futuro, è sottolineata importanza di una torre legale insomma. lui inoltre dice architetto urbanista, non

uno o l’altro, e il piano regolatore è l’espressione di questo soggetto, autore di una sintesi degli elementi dello

studio della città.

- Plinio Marconi (1893-1974): tra i primi urbanisti italiani. L’architettura come matrice dell’urbanistica, lavora entro

un orientamento di codificazione del sapere disciplinare e di normalizzazione delle sue pratiche

“ l’urbanistica è, quale complessa attività creativa, estensione dell’architettura a organismi eccedenti l’unità e a

vasti spazi; arte, cioè le cui sintesi formali riguardano antecedenti, contenuto e tecnica, estremamente numerosi

e abbraccianti l’intero ambito della vita umana, arte che implica quindi tutte le branche, si può dire, della

cultura, e assurge a rappresentazione costruttiva di ciascuna fase della civiltà

- Giovanni Astengo (1915-19901): padre dell’urbanistica italiana nella sua fase matura. Promuove un’attività di

codificazione del sapere disciplinare. Autore di piani rilevanti (Assisi, Gubbio, Bergamo) e di una importante

attività pubblicistica come direttore della rivista Urbanistica (organo dell’INU) dal 1953

“ l’urbanistica è la scienza che studia i fenomeni urbani in tutti i loro aspetti avendo come proprio fine la

pianificazione del loro sviluppo storico, sia attraverso l’interpretazione, il riordinamento, il risanamento,

l’adattamento funzionale di aggregati urbani già esistenti e la disciplina della loro crescita, sia attraverso

l’eventuale progettazione di nuovi aggregati, sia infine attraverso la riforma e l’organizzazione ex novo dei

sistemi di raccordo degli aggregati tra loro e con l’ambiente naturale. Come attività specificatamente

intenzionata alla progettazione degli sviluppi urbani, l’urbanistica è interessata alle componenti geografiche,

storiche, ideologiche, culturali, economiche, eccetera, del fatto urbano, nonché a tutte le esigenze tecnologiche,

igieniche, educative, assistenziali a esso connesse”

- Ludovico Quaroni (1911-1987): architetto e urbanista autore di numerosi progetti esemplari nell’Italia del

dopoguerra e degli anni successivi (ad esempio: la Martella, Prg di Ivrae Bari)

“Disciplina che studia il fenomeno urbano nella sua complessa interezza, onde fornire su di esso dati

conoscitivi, interessanti i suoi singoli aspetti e le reciproche loro interrelazioni, perché possano eventuale venire

utilizzato per meglio orientare le molte azioni di carattere politico, legislativo, amministrativo e tecnico che

continuamente vengono a modificare la realtà di un territorio. [..] Da un lato parola individua ogni studio sulla

realtà di fatto e sui problemi delle città o di una determinata città. […] Da un altro lato la parola individua,

invece, l’attività pratica di progettazione per le strutture fisiche delle città, e segnatamente l’attività di studia e

di redazione del piano regolatore. […] Una scienza della città ancora non esista come disciplina autonoma e

stesse ricerche particolari che studiosi proveniente da varie regioni del sapere hanno condotto avendo la città-o

i suoi aspetti particolari-come oggetto sono ben lontano da darci un corpus organico di conoscenze”

- Giancarlo de Ca

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ale_polimi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Infussi Francesco.
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