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Tecnica e pianificazione urbanistica e laboratorio

Se esiste un'urbanistica moderna, ne esiste una precedente. L'urbanistica moderna ha origine nel fine '700, inizio '800 e nasce in Europa; nel mondo orientale o in altre realtà potrebbero vedere questa origine in altri periodi. La rivoluzione industriale è il movimento che crea la causa scatenante. Per secoli l'organizzazione sociale-economica è stata più o meno la stessa, non sono variate tante cose per gli effetti che la società che produce nel territorio. Prima non si può parlare di storia di urbanistica come organizzazione del territorio, dobbiamo parlare di città perché le trasformazioni del territorio erano unicamente concentrate nella città.

Rivoluzione industriale

Gli effetti territoriali sono enormi rispetto ai secoli precedenti, questo dipende dalla tecnologia. Le innovazioni tecnologiche trasformano e modificano i sistemi costruttivi dell'uomo e producono degli effetti sulla città e sul territorio.

Piccolo villaggio della campagna inglese 1768: C'è una partitura, elementi di separazione con la formazione di lotti. Il latifondista che vive nel castello suddivide i propri territori in piccoli appezzamenti dati in affitto ai contadini che non hanno nessuna proprietà (simile a quanto succede nella pianura Padana).

L'assetto socio-economico, il contratto affittuario, che il latifondista stipulava con i contadini della terra determina la dimensione di un lotto agricolo che riesca a produrre quel prodotto sufficiente per sopravvivere e nello stesso tempo di dare metà della produzione (mezzadria) al proprietario. Il terreno doveva essere suddiviso in culture; dal '500 in poi si producono cereali, viti, esistono parti ridotte di finaggione, il tutto in un'economia di sussistenza con lo scopo di avere i prodotti minimi per sopravvivere.

Vediamo quindi gli effetti sul territorio di un'organizzazione sociale. Ad un certo punto ci si rende conto che la struttura non è più accettabile e quindi per effetti sociali si arriva a recintare gli appezzamenti in forme un po' più consistenti: nasce il concetto di comunità e di terreni comuni. Da un punto di vista sociale e produttivo è un bel vantaggio perché vuol dire che tot persone si aggregano ed esiste una sorta di mutuo soccorso per distribuire oneri e onori, è una sorta di primo ammortizzatore sociale.

Nel giro di pochi anni comincia la rivoluzione industriale che trasforma totalmente il sistema produttivo, lavorativo ed economico: si passa da un sistema artigianale storicizzato ad un sistema industriale. Nasce la figura dell'imprenditore che vede nel futuro. Si localizza l'industria, il capitano d'industria fa da latifondista, quindi o si compra il territorio, ma il latifondista non è propenso a vendere, quindi si fanno dei contratti di superficie: affitto relazionato ad un tempo di comodato.

Si localizza la fabbrica che comincia ad attirare manodopera, la situazione del contadino era così misera che anche migliorarla di poco bastava e cominciano a concentrarsi. Il capitano d'industria ha i suoi rapporti con l'aristocratico e nasce l'immobiliarista: il villaggio cresce ad una velocità incredibile.

Verso la fine dell’800 alcuni capitani d’industria avveduti comprendono che se migliorano le condizioni degli operai questo sarà un fatto non tanto psicologico quanto economico, si riducono i contrasti sociali, la produzione aumenta ecc.

In questa prima fase il capitano d'industria si organizza la sua industria, è quasi sicuro che la manodopera arrivi perché comunque consente un miglioramento economico; i pochi casi di imprenditori avveduti cercano di vedere il sistema come anche socio-economico e si interessano anche di dare indicazioni e costruire case per gli operai. C’è un tentativo di costruire un sistema industriale e insediativo organizzato. In Italia per esempio la Marzotto di Valdagno.

L’industriale si insedia al centro e attorno nascono dei quartieri regolati dalla figura dell’immobiliarista che contratta con l’aristocratico proprietario terriero un diritto di superficie per il suolo. Nelle prime fasi i diritti di superficie vanno nell'ordine delle centinaia d'anni.

L'immobiliarista dalla disposizione del bene costruisce alloggi economicamente vantaggiosi per lui ma accettabili dagli operai, un conto economico per cercare di avere il massimo della domanda e il massimo del tornaconto. Se devo ricercare questo bilancio, se ho più tempo posso anche fare un investimento per puntare all'ammortamento dell'investimento (legato al periodo). Commisuro e costruisco degli alloggi coerenti: i primi recinti vengono costruiti a ridosso dell'industria, rispettano il recinto della proprietà, si allargano le strade ma si cerca di evitare di costruirne di nuove. Posso costruire alloggi uguali (ipotizzando lo stesso stipendio), o diversificare supponendo un sistema capitalista con salari differenziati. Si usano sistemi lineari e ripetitivi: l'immobiliarista non ha vantaggio a cambiare modalità di costruzione in quanto costruire alloggi modulari è economicamente vantaggioso.

Dopo la costruzione della prima periferia si passa alla seconda, alla terza ecc., i prezzi aumentano e l'immobiliarista comincia a non poter tenere più in equilibrio costi e benefici:

  • Si mantiene il periodo lungo però devo darti più soldi, quindi devo costruire con meno soldi. Perciò gli alloggi diminuiscono di qualità, si innesca un sistema antivirtuoso, perché immetto nel mercato edifici con livelli prestazionali inferiori.
  • Non voglio diminuire le caratteristiche quindi diminuisco il diritto di superficie, quindi ti do meno soldi o quelli che ti davo prima.

Se il diritto di superficie scade, la costruzione diventa proprietà del proprietario: non ha senso cedergli questo vantaggio economico quindi dovrei costruire degli edifici che arrivino ad avere valore commerciale nullo alla scadenza del diritto di superficie. Con il tempo si costruiscono edifici sempre più scadenti per mantenere un equilibrio economico e restituire un alloggio con poco valore commerciale perché questo valore commerciale è un costo per l'immobiliarista. È un percorso virtuoso per l'immobiliarista ma diventa svantaggioso per gli affittuari che si trovano, allo stesso affitto, alloggi sempre più scadenti fino ad arrivare agli slum: alle città vere e proprie senza servizi pubblici o al minimo possibile, con una situazione che a metà '800 risulta insostenibile (epidemie, moti rivoluzionari..). In Inghilterra questo percorso è ben visibile perché si è manifestato per primo, in Francia, Italia e Spagna meno perché gli effetti della rivoluzione industriale sono arrivati dopo.

Engels e Marx rilevano questa situazione definendo tre tipologie:

  1. A ha un solo affaccio ma sulla via principale
  2. B ha un solo affaccio sul vicolo interno, dal punto di vista igienico è la meno conveniente in quanto su questo si trovavano le latrine
  3. C con due affacci, uno sulla via principale e uno sul vicolo interno quasi sempre chiuso, case a schiera con un minimo di giardino

Cominciano epidemie anche consistenti, l'aspetto sanitario e sociale diventano fondamentali. Se mi costringi a vivere con un porcilaio si creeranno tensioni sociali che portano alle rivolte. Le case a volte si riducono ad una stanza sola (anche con 11 posti letto in 11m2).

Si individuano due strade:

  • Bisogna lavorare nella città e migliorarla dal punto di vista sanitario, dando regole sanitarie: migliorare le condizioni di vita più possibile nel luogo, se necessario demolendo. Credere nella continuità del processo, è un filone dell'urbanistica in senso sanitario, normativo: creare o aumentare le regole e dare delle ipotesi di trasformazione della città.
  • Filone dei critici che dicono che la situazione è così compromessa che impiegare risorse per migliorare la città non porta da nessuna parte perché servono una quantità di soldi e un sistema politico-sociale talmente complesso che i risultati sarebbero scarsi. Questo è il filone degli utopisti che vuole far morire la città, e contrapporre a quel sistema insediativo un altro sistema e ritornare alla campagna, non come in passato. Entra in campo il capitano d'industria che vuole delle piccole comunità sparse nel territorio.

Filone degli utopisti

Richard Owen: Tra i rappresentanti nel mondo anglosassone vediamo che costruisce il "parallelogramma della nuova armonia". Egli è operaio tessile e self-made man, è diventato economicamente forte e con una certa disponibilità del capitale propone un filone insediativo per il tessile. Si trasferisce in campagna, compra un territorio e inserisce una sua industria tessile; dal punto di vista dimensionale si fa riferimento ad una falange, una piccola comunità, il falansterio, familisterio: gruppo di greci che partono dalla città madre per andare a fondare una città di fondazione (circa mille). Se ha funzionato nella storia precedente può funzionare anche oggi, con una dimensione minima accettabile che permetta il sostentamento di edifici pubblici e servizi sociali.

Ha avuto risultati quasi nulli, lui e i suoi allievi si trasferiscono negli Stati Uniti dove si riteneva di poter fondare un nuovo mondo, anche lì non ha successo. Vi è però il tentativo di dare una risposta e nasce il concetto di comunità, di territorio, di edifici collettivi (es. asilo nido) e servizi che non esistevano. Nasce qui anche il concetto dell'autonomia e dell'autosufficienza, è un sistema che parte dal territorio, organicista, che tiene conto del luogo.

Fourier: L'approccio francese di Fourier e dei suoi allievi è più razionale, ha le radici nell'impero romano e nel Rinascimento (sicuramente italiana) che diventa Cartesio, Illuminismo e Razionalismo. Il mondo mediterraneo è un mondo razionalista e geometrico, tende più a cercare di plasmare il terreno sulle esigenze umane. I due approcci diversi si ritrovano anche nella storia, basti pensare al giardino all'italiana e all'inglese. Gli effetti di un filone utopico (che guarda molto avanti) vanno cercati a lungo termine.

Queste due correnti sono difficilmente confrontabili:

  • Una è scientifica, razionale. Può essere corretta o meno ma dovrebbe essere comprensibile da tutti.
  • L'aspetto utopico, culturale, propositivo non è scientifico, attiene più alle sensibilità, ad aspetti cognitivi più ampi. Il giudizio si può dare molto a posteriori.

Il fatto che le istanze non abbiano avuto riscontri non significa che siano sbagliate, possono semplicemente non aver trovato terreno fertile in un dato momento. Nel pensiero utopistico ci sono due modi di pensare:

  1. Aspetti urbanistici e degli aspetti degli insediamenti umani
  2. Aspetti politici ed economici (Engels)

Pensiero anglosassone

La città non avrà futuro, si trova l'idea di una città di fondazione. Le città devono sgonfiarsi, dobbiamo tornare al territorio creando piccole comunità. È riduttivo pensare che una dimensione rimanga tale nei secoli, bisogna considerare l'idea della trasformazione e dell'evoluzione, la città come un essere naturale che nasce, cresce e muore. Si tratta di un filone organicista: quelli che cercano di prendere comunque spunto e origine e rimanere il più possibile integrati alla natura (come dal punto di vista architettonico Alvar Aalto, Wright).

Pensiero francese

È un pensiero più razionalista, figlio dei lumi e della scienza. Fourier, figlio della propria cultura di stampo illuminista, fa un discorso puramente razionalista. Fourier si organizza su una macchina per abitare, 70-80 anni prima di Le Corbusier.

Parallelogramma dell'armonia: Owen pensa a questo una comunità autosufficiente per non dipendere dalla città. È basata su un'industria leggera (essendo lui un tessile), ma che ci sia anche un territorio circostante per le attività agricole. È consapevole che non può essere un modello univoco. La proposta di Fourier è diversa: non fa più un discorso su tutto il territorio, anche se si basa anche lui sulla creazione di piccole comunità al di fuori della città. Vuole creare un unico edificio di 1000 persone (quella che poi si evolverà nell'unitè d'habitation).

La pianta è basata su quella di Versailles (è dissacrante), perché non riappropriarsi di elementi e figure riconoscibili e fondamentali. I francesi riconoscono Versailles perché è il simbolo del potere, questo simbolo viene umanizzato nella comunità che diventa re. È un messaggio politico e sociale dirompente. È unico edificio a compartimenti, dove c'è il palazzo centrale (Versailles è stata progettata in funzione del letto di Luigi XIV come centro dell'universo), sono situate le attività principali come la sala dell'assemblea. Ha cinque piani con una serie di percorsi pubblici all'interno dell'edificio, l'edificio per la prima volta diventa macchina. Non costruì nulla.

Familisterio

Godin, uno dei suoi allievi, che era un industriale dell'epoca costruisce, non proprio il falansterio, ma tre edifici vicini tra di loro dove posiziona tutte le attività collettive. Crea anche lui dei percorsi interni, la corte interna viene coperta e quello diventa lo spazio pubblico per eccellenza, diventa propriamente architettonico. La piccola comunità prevedeva anche degli edifici normali, le cose principali le raggruppa in un trino, ma esistono anche delle casette residenziali a supporto. Continua ad esserci un riferimento a Versailles con l'edificio principale arretrato rispetto agli altri due.

Un altro economista inglese Howard, 50 anni dopo Owen teorizza la città giardino (35000 abitanti). Si pone in una situazione intermedia tra i riformisti e gli utopisti. Le città devono essere dimensionate al passo dell'uomo, ossia devono essere percorribili a piedi.

Londra

  1. Prime conurbazioni: Tra i primi effetti della rivoluzione industriale vediamo i campi comuni che caratterizzano la lottizzazione.
  2. Seconda periferia: Se prima erano molto vincolanti dalla proprietà individuale, ora ci troviamo nella città nuova e possiamo avere una maggiore razionalizzazione del tessuto urbano. Gli edifici affacciano lungo la via e ci sono dei cortili interni, il riferimento è il lotto gotico molto stretto e lungo. La città medievale è una città democratica che deriva dal Comune, quindi si cerca di permettere alla maggior parte dei cittadini (all'interno di un perimetro definito dalle mura) un affaccio sulla strada. Si cerca inoltre di andare in altezza (fino a 4-5 piani).
  3. Siamo già nell'epoca della città giardino: Dal punto di vista qualitativo i vincoli geometrici e spaziali vengono via via diminuiti. Si passa da una forma lineare alla ricerca dell'ordine, alla ricerca di una nuova forma del tessuto urbano quale la linea curva, propria del pensiero anglosassone (crescent).

Public Health Act: La prima legge inglese sul tentativo di dare delle risposte a quello che avevano visto Engels e i conservatori inglesi (la situazione della classe operaia è insostenibile e poteva dare effetti pericolosi). Vediamo il concetto di una semplice linearità, nel tentativo di mettere ordine nelle conurbazioni ormai ingestibili tramite una maglia cartesiana. È lo schema più semplice in assoluto, rigido nella sua impostazione di base ma con molti gradi di libertà. è forse uno dei primi esempi di rigenerazione urbana, fino ad allora gli interventi erano stati puntuali, ora lo schema può venire ripetuto nello spazio in maniera indefinita, è già un sistema di strutturazione del territorio.

Non sono previsti gli edifici pubblici che vanno studiati in secondo luogo, perché in questo momento storico il problema principale della città è quello di sistemare il tessuto residenziale. Esistono sostanzialmente due tipi di tipologie, divise da strade continue senza vicoli ciechi (sono stati tenuti di conto i venti dominanti). La singola cellula abitativa è più grande che in passato (sovraffollamento), perché si cominciano a definire gli spazi minimi relativi agli edifici stessi. La tipologia è simile a quella del cottage applicate in una casa a schiera.

Via via si tende ad avvicinarsi a forme più affini alla cultura anglosassone come quella del crescent o del circus. Bisogna dotare gli edifici, da che la tecnologia lo permette, delle opere di urbanizzazione primaria. Le prime norme urbanistiche sono le leggi di esproprio per pubblica utilità, devo demolire tutto ciò che ritengo ormai insalvabile e ricostruire seguendo una serie di regole. La legge Menù in Francia prevede che in presenza di quartieri urbani degradati si possa demolire, afferma la predominanza del pubblico sul privato. Lo stesso succede in Italia con la legge di Napoli, anche se l'Italia non ne aveva propriamente bisogno considerato che l'industrializzazione non è arrivata in maniera ancora così dirompente.

Dove questa legge ha trovato reale applicazione è stata con la riorganizzazione di Parigi da parte di Napoleone III e di Haussmann. I motivi principali di questa riorganizzazione sono:

  • Evidenziare la grandezza della capitale francese
  • Migliorare la repressione dei moti rivoluzionari

È un piano puntuale che si rifà al piano di Sisto V per Roma: il turista arriva nel centro del mondo e deve visitare i luoghi del culto. Quindi crea una serie di percorsi reticolari che collegano le chiese, identificate spesso da degli obelischi in modo che tu sappia individuare a colpo d'occhio il luogo in cui vuoi andare.

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