Le origini dell’urbanistica moderna
La nascita della città industriale
Questioni principali:
• Le innovazioni tecnologiche
• Le trasformazioni insediative
• L’infrastrutturazione del territorio e le reti di trasporto
• La questione igienico-sanitaria
Il fenomeno della “rivoluzione industriale”
La storia dell’urbanistica moderna è strettamente connessa al fenomeno della rivoluzione industriale con mutamenti
rilevanti indotti sulla dimensione sociale, economica e ambientale del tempo.
- comporta il rapido processo di sviluppo della tecnologia applicata alla produzione che ha origine in
Inghilterra a partire dalla metà del 1700.
Tra le principali “invenzioni” che segnano il progresso tecnologico si ricordano:
• 1733 Fly shuttle - tessitrice meccanica
• 1764 Jenny - filatrice meccanica
• 1771 Water frame - filatrice idraulica
• 1785 Watt engine - tessitrice a vapore
Passaggio da un sistema produttivo ancora legato alla manualità (in agricoltura, artigianato, scambi commerciali) a
un sistema industriale moderno supportato dall'uso generalizzato di macchine a energia meccanica di tipo idraulico o
alimentate da nuove fonti energetiche come i combustibili fossili (carbone).
- Aumento esponenziale della produzione dovuto all’innovazione tecnologica nei processi industriali
Le “rivoluzioni industriali”
È possibile individuare storicamente diverse “stagioni” nella rivoluzione industriale:
- La prima riguarda prevalentemente il settore tessile e metallurgico ed è caratterizzata dall'introduzione della
macchina a vapore. l suo arco cronologico è compreso tra la metà del 1700 e la metà del 1800.
può̀
- La seconda essere ricondotta all’introduzione dell’elettricità e all’uso del petrolio e dei suoi derivati ed
ha inizio dopo la seconda metà del XIX secolo.
può̀
- La terza essere individuata a partire dagli anni ‘70 del XX Secolo con l’innovazione dei processi
produttivi indotta da elettronica e informatica.
Oggi si parla di “Industria 4.0” con l’obiettivo di una produzione quasi integralmente basata su un utilizzo di macchine
intelligenti, interconnesse e collegate ad internet.
Minimo comun denominatore delle fasi della rivoluzione industriale: una serie di profonde ed irreversibili
trasformazioni della società che partono dal sistema produttivo fino a coinvolgere il sistema economico e sociale.
Le trasformazioni insediative
L’incremento demografico è un primo effetto dell’introduzione delle nuove tecnologie. Diminuisce sensibilmente il
coefficiente di mortalità. In Inghilterra si passa da 6.5 milioni di abitanti a 14 milioni in 80 anni.
• 6,5 milioni di abitanti nel 1750
• 9 milioni nel 1800
• 14 milioni nel 1831
Inurbamento
Cambia la distribuzione degli abitanti sul territorio con il fenomeno dell’inurbamento:
- spopolamento delle campagne
- concentrazione intorno ad aree urbane di dimensioni crescenti
La produzione basata su un’organizzazione del lavoro di tipo “familiare”, diffusa sul territorio, cede il passo
all’industria concentrata in grandi officine, prima vicino ai corsi d’acqua e poi in prossimità delle miniere di carbone.
Le trasformazioni insediative – la crescita di Londra
Uno dei maggiori problemi nei paesi europei sarà controllare e orientare l’espansione caotica dei sobborghi operai.
A Londra, si rivela in tutta la sua drammaticità sociale, economica e spaziale la disuguaglianza tra:
- Ricercati quartieri dove s’insedia la ricca borghesia
- Miserabili baraccamenti dell’est che si espandono senza controllo acuendo le criticità igienicosanitarie che
minacciano di mettere in crisi tutta la città
Infrastrutturazione del territorio e reti di trasporto
- Emerge l’esigenza di aumentare la qualità delle infrastrutture per la mobilità di persone, beni, servizi.
- Le reti di trasporto si sviluppano in particolare a causa della crescente domanda di scambio delle merci.
- Importanti opere di ingegneria idraulica per “mettere in rete” e rendere navigabili estuari fluviali, corsi
d’acqua, canali dei sistemi idrografici territoriali.
- Aumento sorprendente della mobilità di persone e merci; nelle città circola ogni tipo di mezzi e vengono
organizzati servizi privati per il trasporto di passeggeri e merci.
- La rete ferroviaria si struttura velocemente dopo l’invenzione della locomotiva a vapore di Stephenson
(1825), che verrà gestita da privati e dopo il 1844 dallo Stato.
La questione igienico-sanitaria
- Sovraffollamento
- Densità e l’estensione fuori controllo dei nuovi quartieri operai
- Impossibilità di smaltimento dei rifiuti sparsi lungo le strade
- Scarichi fognari a cielo aperto
- Strade polverose e melmose
Tutto ciò non accadeva in campagna ove la densità edilizia e abitativa era scarsa, i rifiuti solidi e liquidi si potevano
smaltire con facilità e attività diverse (mobilità pedonale, trasporto merci, agricoltura e pastorizia) potevano svolgersi
senza grosse interferenze.
- Criticità del traffico industriale misto a quello residenziale: carri e pedoni circolano sulle stesse sedi ove
transitano gli animali e giocano i bambini.
- Le officine adiacenti alle abitazioni in mattoni o i precari baraccamenti sovraffollati sono investiti dai fumi
tossici delle fabbriche che le coprono di pulviscolo e inquinano i canali.
Abitazioni operaie e Jerry Builders
- Rapida conurbazione dei nuovi centri industriali genera la forte domanda di nuovi alloggi che viene
soddisfatta in modo spesso precario costruendo nuovi quartieri periferici e saturando i vuoti tra gli isolati.
- Costruzione di nuovi edifici ad opera di speculatori, i jerry builders, che non potendo aumentare gli affitti,
abbassano la qualità dei nuovi interventi, per aumentare il profitto.
- Le carenze igieniche, relativamente sopportabili in campagna, diventano intollerabili nei nuovi insediamenti
industriali per l’accostamento promiscuo ed il numero elevatissimo di edifici
La nascita dell’urbanistica moderna
Riassumendo le origini dell’urbanistica moderna secondo Leonardo Benevolo e altri studiosi sono incardinate su:
- Ricadute della rivoluzione industriale a livello sociale, economico, ambientale e in generale sugli stili di vita
dell’epoca.
- Il modello guida (nel bene e nel male) è l’Inghilterra e i paesi Europei occidentali ne seguono il percorso.
- Criticità indotte dalla rivoluzione industriale sulle conurbazioni che si sviluppano vertiginosamente
Nuova consapevolezza della necessità di intervenire con risposte concrete e nuove soluzioni a livello politico, socio-
economico, ambientale (igienico-sanitario) delineando i ruoli che nell’urbanistica andranno assumendo i diversi
“attori” pubblici e privati, portatori di interessi generali o specifici.
Il mutamento delle condizioni sociali
Le condizioni sociali pre-industriali erano percepite come un destino inevitabile: esistevano “da sempre” ed
apparivano agli occhi delle generazioni che le vivevano, sostanzialmente immutate.
- La novità della città industriale – fenomeno sconosciuto prima di quel tempo – induce a una rapida presa di
coscienza della nuova condizione sociale
- Consapevolezza crescente che attraverso le innovazioni della produzione industriale, la povertà e l’indigenza,
accettate da secoli senza speranza, possano essere sconfitte.
- Si guarda con uno spirito più positivo alla speranza di “magnifiche sorti e progressive”.
- Nasce la sensibilità verso la tutela dei diritti delle masse lavoratrici e si sviluppano le prime “Trade Unions”
Economia e nuovi mercati
La scoperta e l’utilizzo delle nuove tecnologie in campo tessile, siderurgico, meccanico consente uno straordinario
sviluppo dell’economia e determina l’esigenza di guardare a nuovi mercati:
- conquista dei mercati esterni e interni con nuovi prodotti più qualitativi e accessibili economicamente
- accrescimento della la ricchezza degli imprenditori ma miglioramento delle condizioni di ampi strati sociali
Il sistema industriale per aumentare i profitti deve conquistare i mercati trasportando più rapidamente e
capillarmente le nuove merci
- Necessità di infrastrutture sul territorio (reti della mobilità e servizi di trasporto più efficaci)
Le potenzialità dei nuovi mercati interni vanno invece incentivate migliorando le condizioni di vita e le retribuzioni
dei lavoratori per renderli consumatori dei beni che loro stessi producono.
L’innesco dell’Urbanistica moderna
Le origini dell’urbanistica moderna, secondo le correnti di pensiero prevalenti, risiedono dunque nella stagione di
crisi del modello pre-industriale e nella constatazione che le gravi situazioni della città industriale provocano non solo
il disagio, ma anche la protesta dei lavoratori e i soggetti più deboli alla base dei nuovi processi produttivi.
L’urbanistica non può essere una disciplina che usa alcune tecniche specifiche solo per indirizzare la trasformazione
spaziale degli insediamenti ma deve affrontare le questioni dei conflitti sociali, che i poteri assolutistici avevano
storicamente ignorato.
L’impegno dell’urbanistica non è relegato ai soli aspetti tecnico-distributivi e a scelte politiche ed economiche
occulte, ma si carica di un significato sociale che ne provoca un salto di qualità: perseguire la missione di redistribuire
i benefici del progresso a tutte le fasce sociali della popolazione.
In tutta Europa l’Urbanistica si afferma come disciplina matura che intreccia indissolubilmente la dimensione politica
e sociale alle scelte spaziali, economiche e alla dimensione tecnico funzionale.
UTOPISTI E FUNZIONALISTI
L’Urbanistica moderna si caratterizza attraverso una doppia valenza: il valore sociale e l’approccio scientifico.
Superando l’atteggiamento superficiale emerge l’imperativo sociale e il rigore nell’organizzazione funzionale dei
tessuti insediativi, supportato anche da una legislazione specifica attenta agli aspetti igienico-sanitari.
Sono distinguibili al riguardo due distinte linee d’azione:
• Gli UTOPISTI mirano ad un modello ideologico completamente alternativo alla città esistente
• I FUNZIONALISTI intervengono sui mali della città industriale con interventi di trasformazione dell’esistente
UTOPISTI
Robert Owen
- industriale filantropo
- insegue l’attuazione dei suoi principi teorici attraverso un modello produttivo antesignano
- sensibile “ex ante” alla necessità del miglioramento delle condizioni dei lavoratori
Charles Fourier
- filosofo progressista (se non definibile rivoluzionario)
- costruisce una teoria evolutiva dell’umanità (“7 periodi storici”) ispirata all’Illuminismo e al pensiero di
Rousseau. Il progetto del Falansterio rappresenta un’idea sorprendentemente attuale della vita di comunità
che si espliciterà fino al secolo successivo e per certi versi anche ai giorni nostri.
Jean Baptiste Godin è un industriale metallurgico, dallo spirito pragmatico rispetto ai riformatori sociali
dell'Ottocento. Appassionato di teorie sociali, entra in contatto con la teoria e i modelli fourieristi e si dedica
alla progettazione e alla realizzazione di una comunità sperimentale basata sull'integrazione tra capitale e
lavoro. ll suo “Palais social”, chiamato poi Familisterio in analogia col Falansterio di Fourier, rappresenta
l’attuazione più convincente e di successo delle teorie degli Utopisti.
Robert Owen
Robert Owen (1771-1858) è considerato uno dei precursori del movimento di pensiero degli Utopisti del XI sec., uno
dei grandi ceppi dell’urbanistica moderna.
- a dieci anni d’età Owen lavora come commesso in un negozio di Londra
- dopo poco tempo avvia una piccola industria tessile con imprevedibile successo
- nel 1799 acquista le prestigiose Filande di New Lanark in Scozia
Mentalità strettamente legata all’esperienza di dipendente prima, e imprenditore poi:
- si rende conto che l'ambiente e le condizioni di lavoro devono essere pensate a servizio dell'uomo, prima di
mirare a qualsiasi vantaggio economico, individuale e collettivo
- convinto che l’ambiente determina la sorte degli individui e si pone quindi l’obiettivo di migliorarlo
La fabbrica modello di New Lanark e l’utopia di Owen
Owen sperimenta subito le sue teorie nelle filande di New Lanark dove introduce una serie di miglioramenti nel
trattamento degli operai: paghe più alte, orari ridotti, case salubri, e nel 1816 un particolare centro servizi
denominato “Istituto per la formazione del carattere”.
Owen elabora nel secondo decennio del secolo un modello di convivenza ideale: un villaggio per una comunità
ristretta, che lavori collettivamente in campagna ed in officina, e sia autosufficiente, avendo al suo interno
tutti i servizi necessari. Owen espone per la prima volta questo piano nel 1817 in un rapporto ad una Commissione
d'inchiesta sulla condizione dei lavoratori manifatturieri indigenti.
È convinto che la prima crisi occupazionale di quel tempo sia nel mancato assorbimento della produzione da parte
del mercato. La mancanza di domanda è dovuta, secondo Owen, all'impossibilità per i lavoratori di entrare nell'area
dei consumatori.
Un primo piano urbanistico
Owen progetta un insediamento tra gli 500 e i 1500 abitanti, circondato da 1000 - 1500 acri di terreno:
- I fabbricati sono riuniti perimetralmente su una grande piazza quadrangolare.
- Vi sono gli alloggi per gli adulti, i dormitori per i ragazzi, i magazzini, la foresteria, l’infermeria.
- Al centro del perimetro sorgono la cucina e il refettorio, la chiesa, la scuola con gli spazi per il tempo libero.
- All’esterno i giardini e gli orti e, schermati da una zona alberata, sorgono i laboratori e le industrie.
- Leonardo Benevolo indica nell’Utopia di Owen il primo esempio di Piano Urbanistico moderno dalle
premesse socio politiche, al programma edilizio, alla dimensione economico-finanziaria.
Il villaggio di New Harmony
Il passaggio dalla teoria alla pratica mette in luce tutte le difficoltà del Piano di Owen:
- Owen propone, senza successo, la realizzazione ai governanti inglesi e ai più grandi personaggi del tempo
- Il mancato successo dei suoi tentativi lo induce a tentare di persona
- Nel 1825 acquista 30.000 acri di terreno in America (Indiana) per fondare il villaggio di New Harmony dove si
trasferisce l’anno successivo con la famiglia e un gruppo di 800 persone.
L’abbandono di New Harmony e l’avvicinamento alle Trade Unions
New Harmony e le teorie di Owen trovano maggiore apertura nella cultura americana. Scienziati ed educatori si
stabiliscono a New Harmony attratti dal nuovo modello di comunità.
Nel 1828 Owen è costretto a vendere la proprietà e tornare in Inghilterra dove trova, probabilmente, il suo pubblico
più attento: la classe operaia e il nascente movimento cooperativo delle Trade Unions.
Anche se le sue teorie vengono bandite negli ultimi anni di vita, le utopie di Owen saranno invece destinate a
maturare dopo la sua scomparsa, influenzando i movimenti socio-politici del cuore del XIX secolo.
Il lascito delle teorie di Owen
La carica innovativa dell’utopia di Owen, per quanto debole e ingenua, è significativa perché affronta per la prima
volta i problemi organizzativi legati al progresso tecnologico e segna una nuova linea di pensiero da cui si muoverà,
poco a poco, l’esperienza urbanistica moderna.
È interessante notare come alcuni principi cardine del suo pensiero siano ancora attuali e attraversino
trasversalmente ideologie politiche diverse, perfino contrapposte:
- l’interesse verso la condizione dei lavoratori (il socialismo democratico)
- la volontà di ampliare e liberalizzare i mercati e i consumi per risanare l’economia (liberal-democrazia)
“…Owen è per vari aspetti il più importante degli utopisti dell'800, anche se non è il più fortunato; le sue qualità
personali, l'amore per il prossimo, la confidenza con le macchine e il mondo industriale gli permettono di veder chiaro
in molti problemi sociali e urbanistici, là dove gli occhi dei contemporanei sono velati da teorie convenzionali. La sua
illimitata fiducia nell'educazione e nella persuasione, rende difficili i suoi contatti con il resto del mondo, e provoca
il fallimento di tutte le sue iniziative concrete, dopo New Lanark” - L. Benevolo
Charles Fourier
François-Marie-Charles Fourier (1772-1837), modesto impiegato francese, espone per la prima volta le sue teorie in
un trattato, Théorie des quatre mouvements, pubblicato in forma anonima nel 1808.
- Considera assurdo e dannoso per l'uomo un sistema sociale basato sulla competizione tra individui
- Propone come alternativa una società armonica, dove non si scontrino gli interessi individuali
L'aspetto utopistico del suo pensiero è nel raggiungimento dell’armonia universale, ovvero mediante la propaganda
e la convinzione anziché con la lotta. Secondo Fourier per raggiungere l'armonia:
- Si devono eliminare tutte le limitazioni alla piena soddisfazione delle passioni, elemento motore dell'agire
- Riformare la società in modo da garantire la realizzazione degli interessi individuali, pur nel rispetto dei diritti
e delle prerogative degli altri.
Fourier crede infatti nel progresso razionale dell'umanità: solo con la “liberazione passionale” l’uomo riuscirà a vivere
in pace con i suoi simili, dopo aver recuperato l'intero bagaglio della sua personalità individuale.
La teoria socio-evolutiva di Fourier
L’autore, dunque, si pone criticamente nei confronti della competizione fra le classi s
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