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8 Le città utopiche e del primo Novecento. Modelli anti-urbani?

1. GLI UTOPISTI

L’urbanistica ha cercato di regolare la reazione all’urbanesimo e alle sue conseguenze e migliorare la crescita urbana e le

condizioni di vita nelle città industriali, all’interno della cultura dello sviluppo industriale. Inoltre, c’è stata anche una reazione che

ha rifiutato quel modello proponendone un’alternativa radicale che, senza negare lo sviluppo industriale (considerato un fattore di

progresso), puntava ad una diversa organizzazione sociale e a un diverso rapporto tra città e sviluppo industriale.

Questa impostazione, così alternativa rispetto alla realtà in divenire da essere considerata UTOPISTICA, tuttavia ha avuto

conseguenze per la stessa urbanistica (e per l’architettura).

È quindi utile ripercorrere quelle posizioni per evidenziare le conseguenze che hanno avuto (e che hanno ancora oggi)

sull’urbanistica.

Per questo non verrà ripresa tutta l’esperienza degli utopisti, ma solo quella che ha influenzato il modo di fare urbanistica e che è

viva e operante ancora oggi, selezionando i tre casi più significativi sotto questo punto di vista:

•Robert Owen, la sperimentazione a New Lanark e la fondazione di New Harmony

•la proposta dei falansteri di Charles Fourier

•il progetto di Icaria di Etienne Cabet

2.1 ROBERT OWEN: DA NEW LANARK A NEW HARMONY

ROBERT OWEN (1771-1858) è uno dei fondatori del movimento cooperativistico e sindacale britannico.

Piccolo industriale tessile, nel 1800 acquista con alcuni soci la FILANDA DI NEW LANARK IN SCOZIA nella cui gestione applica

alcuni principi del pensiero socialista (allora in formazione), quali:

- il miglioramento dei livelli salari

- la riduzione degli orari di lavoro.

Nel 1816 costruisce un CENTRO DI SERVIZI per la filanda (Istituzione per la formazione del carattere) dedicato all’istruzione di

bambini e adulti, trasformando un’iniziativa filantropica in un’opzione educativa.

Cercando di risolvere la contraddizione che si stava manifestando tra occupazione e sviluppo del lavoro nelle fabbriche che

sembrava penalizzare la prima, Owen PROGETTA UN MODULO DI CITTÀ A PIANTA QUADRATA PER 1.200 PERSONE su una

superficie di 1.000-1500 acri (400-600 ha), a bassa densità quindi, con le unità abitative per 4 famiglie disposte su tre lati e

destinando il quarto ad abitazioni collettive, un’infermeria, le abitazioni per i custodi; al centro due edifici, uno per l’istruzione

infantile e la crescita culturale degli adulti, l’altro per le cucine, la preghiera e altri servizi collettivi. Esternamente al modulo, ma

nella superficie territoriale, le fabbriche, gli edifici agricoli e i campi coltivati.

Il progetto accompagnato da un regolamento che stabiliva le norme di convivenza, limitava al part-time il lavoro delle donne,

ripartiva tra le famiglie la quota di utili normalmente sottratta dalla speculazione.

2.2 ROBERT OWEN: DA NEW LANARK A NEW HARMONY

Owen tentò di realizzare il suo progetto trasferendosi negli USA dove fondò nel 1826 la CITTÀ DI NEW HARMONY nello stato

dell’Indiana, con una PIANTA A SCACCHIERA basata sul suo modulo originario.

Per vari motivi l’esperimento non ebbe successo e dopo due anni l’impresa fallì.

Le sue idee influenzarono molto il movimento socialista inglese (Labour Party e Trade Unions) e ancora adesso molte sue idee

sono alla base della legislazione inglese sulla cooperazione.

Influenzò molto di più l’urbanistica, perché il suo MODULO DI CITTÀ era un vero e proprio programma urbanistico, con una

dimensione spaziale, economica e sociale, ma anche l’idea di integrare le funzioni con servizi collettivi e privati e separare le

funzioni incompatibili è diventata pratica comune per l’urbanistica.

Persino il progetto di Frank L. Wright per Broadacre City (1934) può essere, almeno in parte, ricondotto all’utopia di Owen.

La proposta di Owen è da considerare «il primo piano urbanistico moderno sviluppato in ogni sua parte, dalle premesse politico-

economiche al programma edilizio e al preventivo finanziario» (Benevolo, 1963).

L’edificio continuo è sostituito da case isolate distribuite su un sistema cardo-decumano

3. CHARLES FOURIER E I FALANSTERI

FOURIER (1772-1837) costruisce la sua utopia su un sistema filosofico-politico che rifiuta la competizione individuale a favore di

un’ARMONIA UNIVERSALE, dove si realizzano le aspirazioni individuali purché non in contrasto con quelle collettive.

A questa idea di società corrisponde UN’IDEA DI CITTÀ DESCRITTA MINUZIOSAMENTE CON la separazione in zone, tipologie

edilizie, densità, distanze tra gli edifici, recinzioni (tali da non impedire le visuali) e il divieto di costruire piccoli edifici, ma solo

grandi edifici collettivi per garantire servizi comuni e rapporti sociali.

L’evoluzione finale di questa società, sarà un’articolazione in gruppi di 1.500-1.600 persone (la Falange) da insediare in grandi

edifici adeguati a quella dimensione sociale (I FALANSTERI), che Fourier descrive accuratamente, calcolando anche i costi della

costruzione, la suddivisione dei guadagni tra gli abitanti e la composizione sociale del gruppo.

IL FALANSTERIO è molto diverso dagli edifici tradizionali:

- ha una pianta a C con un fronte doppio delle ali laterali, corpi di fabbrica di 25m e uno sviluppo di 800-1.000 m;

- è alto almeno 3 piani e sottotetto, oltre al piano terra e al mezzanino;

- con funzioni pubbliche (mensa, preghiera, amministrazione, studio) al centro dell’edificio;

- con i laboratori rumorosi concentrati in un’ala riservata;

- una strada-galleria interna come ambiente principale del “palazzo”.

L’utopia di Fourier in Europa NON si concretizzò, ma vi sono state diverse iniziative sperimentali negli USA.

Nella seconda metà del secolo, l’industriale francese JEAN BAPTISTE GODIN realizza per la sua fabbrica a Guisa un edificio simile

anche se più piccolo, il FAMILISTERIO.

Il Familisterio è un rimpicciolimento del Falansterio; il fabbricato è ugualmente scomposto in tre blocchi chiusi, ma i cortili sono di

modeste dimensioni ed essendo coperti, svolgono le funzioni di collegamento della rues interieures.

Il lascito di Fourier all’urbanistica moderna è duplice:

- le indicazioni per l’unità insediativa anticipano i regolamenti edilizi ancora oggi in uso;

- il Falansterio ha influenzato l’architettura del Novecento (le Hofe viennesi, le Unité d’Habitation di Le Corbusier, il Corviale a

Roma).

4. ETIENNE CABET E ICARIA

Del tutto utopico è invece il progetto di ETIENNE CABET (1781-1856), utopista e socialista, pubblicato nel 1840 con la descrizione

di una città ideale, ICARIA, basata su un’organizzazione socialista della città e della produzione. La città è:

- di grandi dimensioni (60 quartieri)

- con una griglia ortogonale della viabilità (vedi New York 1811)

- con la separazione delle strade pedonali dalle altre (le auto non c’erano ancora, ma c’erano carrozze, tram a cavalli, carri).

Nel 1847 Cabet annuncia l’acquisto di un terreno in Texas per realizzare il suo progetto e raccoglie 600 adesioni di altrettante

famiglie, una parte delle quali si trasferiscono sul posto dal 1848.

Cabet li raggiunge nel 1849 ma trova una SITUAZIONE ORMAI COMPROMESSA: il numero dei volontari è assai minore di quello

delle adesioni iniziali, il terreno è troppo grande e frazionato, molti rinunciano all’impresa.

L’unica Icaria realizzata dai residui seguaci di Cabet (32 in tutto) è CORNING nello Iowa, con le residenze sui tre lati di una grande

corte e il quarto lato agli edifici comuni, riprendendo in scala minore il modello già proposto da Fourier. Dopo qualche anno, anche

questa iniziativa viene abbandonata e gli insediamenti realizzati si trasformano in normali aziende agricole.

Tutta l’esperienza utopistica viene severamente criticata dal socialismo scientifico, soprattutto per aver creduto di poter cambiare

la società senza cambiarne gli interessi economici e l’antagonismo tra le classi, senza passare necessariamente attraverso la

lotta di classe; una critica che non sminuisce il contributo da essa dato alla crescita dell’urbanistica moderna.

Accanto al piano di riforma sociale è descritta la città in cui questa dovrebbe trovare attuazione.

ICARIA è di forma circolare, attraversata nel mezzo da un fiume rettilineo, che sdoppiandosi dà vita a sua volta ad un’isola; le

strade a scacchiera sono attraversate da due anelli di boulevard.

I negozi sono sostituiti dai magazzini e dagli atelier statali, previsti nella nuova società; i cimiteri, gli ospedali e le officine sono

fuori dalla città, immersi nel verde.

Nella CIRCOLAZIONE si presta particolare attenzione all’incolumità dei pedoni: essi possono percorrere

appositi passaggi coperti, mentre le vetture devono circolare all'interno di apposite rotaie, da cui non possono uscire.

5. L’EREDITÀ DEGLI UTOPISTI NELL’URBANISTICA DEL NOVECENTO

Il sogno degli utopisti ha avuto un notevole rilievo su diversi aspetti della formazione disciplinare dell’urbanistica moderna e

sull’architettura nel momento in cui questa ha sviluppato interventi di dimensioni e rilevanza sociale tali da sovrapporsi

all’urbanistica.

Quindi, di seguito si citano 3 esempi nei quali appare evidente il riferimento ai grandi edifici integrati da servizi proposti da

Fourier e Godin:

- Le HOFE viennesi

- Le UNITÈ D’HABITATION di Marsiglia e Berlino

- Il CORVIALE a Roma

Le HOFE viennesi

Le “Hoefe” viennesi sono complessi di edilizia popolare costruiti tra il 1918 e il 1933 a VIENNA dalla municipalità socialista.

La tipologia è quella di GRANDI EDIFICI A CORTE (Hof) ad alta densità.

Tra le Hofe più importanti la Otto Haas Hof (Adolf Loos), la Engels Hof e la Karl Marx Hof.

Tra tutte le Hof la più significativa e la Karl Marx Hof progettata dall’architetto viennese Karl Ehn, un complesso abitativo di 1382

appartamenti (di superficie di 30-60 mq ciascuno), soprannominata la Ringstrasse del Proletariato.

L’area di 156.000 mq è costruita solo per il 18,5%, mentre il resto è destinato a spazio pubblico, parchi gioco e giardini pubblici.

Progettato per circa 5,000 abitanti, il complesso include diversi servizi pubblici e privati tra i quali lavanderie automatiche, asilo,

casa del giovane, studi medici e dentistici, una biblioteca, un ufficio postale e uffici commerciali. È lungo oltre un chilometro (il più

lungo singolo edificio residenziale al mondo).

Le UNITÈ D’HABITATION

L’idea dell’Unitè d’Habitation (o Ville Radieuse), pensata da Le Corbusier negli anni ‘30 del Novecento e realizzata nei primi anni

del secondo dopoguerra, è un passaggio fondamentale per l’urbanistica moderna.

LC progetta un edificio per 1.200-.500 abitanti (come il parallelogramma di Owen e il Falansterio di Fourier) e 400 alloggi, quanti

richiesti da una dotazione di servizi primari (scuole per l’infanzia, spazi ricreativi, negozi di prima necessità).

Al settimo e ottavo piano (dei 18 totali), un ampio corridoio interno longitudinale (una “strada interna”) accede ai principali servizi

collettivi: lavanderia, supermercato, albergo di 21 camere, biblioteca, negozi, ristorante e uffici.

Al di sopra e al di sotto del settore centrale dedicato ai servizi vi sono gli appartamenti disposti trasversalmente rispetto allo

sviluppo dell'edificio (24m x 140); questi sono in duplex, ovvero su due livelli, collegati da una scala interna e gli ingressi sono

disposti lungo corridoi interni situati ogni due piani (le strade del complesso residenziale). Infine, un tetto abitabile, che può

essere sistemato a giardino o adibito a funzioni complementari come locali ad uso comune, la palestra, una piccola piscina, l’asilo

nido, un solarium, un auditorium all'aperto e un percorso-vita.

La prima Unitè è stata realizzata a Marsiglia (1952) , la quinta e ultima a Berlino (1957). Tutte seguono lo stesso schema, con

soluzioni diversificate per i servizi collettivi; esse dovevano essere isolate in un’ampia area verde e in qualche caso (Berlino) ciò si

è mantenuto.

Nel 1957 Le Corbusier è stato invitato dal Governo di Berlino a partecipare a una mostra internazionale sulle costruzioni. Cinque

anni prima, l’architetto aveva realizzato il suo concetto di “Unité d’Habitation” per la prima volta a Marsiglia. La costruzione di

una di queste cosiddette “macchine per abitare” a Berlino era un must, ma le sue dimensioni troppo grandi per entrare nel

quartiere Hansaviertel, dove la mostra ha avuto luogo. Pertanto, la versione di Berlino di un’Unité d’Habitation, denominato

“CORBUSIERHAUS”, è stato costruito su una piccola collina vicino allo Stadio Olimpico.

Il CORVIALE

MARIO FIORENTINO, il progettista di questo grande edificio di edilizia popolare i cui lavori sono iniziati nel 1972 e ultimati nel

1982, ha sempre rifiutato analogie con le Unitè d’Habitation: se, da un lato, quelle erano le componenti da aggregare con altre

della nuova città, dall’altro IL CORVIALE È UN EDIFICIO UNICO, una “CITTÀ” AUTONOMA (evidenti affinità con i Falansteri) ubicato

in una zona così periferica da essere quasi in aperta campagna.

L’edificio, interamente in cemento armato, è articolato in due stecche parallele lunghe 1 km per nove piani di altezza, con

lunghissimi ballatoi interni, cortili e spazi comuni, collegato da un ponte a un edificio lineare più piccolo. Nei cortili è localizzata,

per tutta la lunghezza, un’altra fila di abitazioni alte 2/3 piani (“CASE BASSE”). Ospita 1.200 appartamenti, più una numerosa

serie di abitazioni sorte abusivamente negli spazi comuni e in quella che doveva essere una galleria di negozi al quarto piano.

La parte centrale, o “SPINA SERVIZI”, che si trova tra le due stecche, ospita vari servizi e attività collettive, mentre NON è stato

completato il progetto originale che prevedeva una sala per le riunioni, un anfiteatro all’aperto, scuole, laboratori artigianali e un

piano, il quarto, dedicato agli esercizi commerciali.

Le difficoltà di gestione e manutenzione, la scarsa accessibilità e i continui conflitti sociali lo hanno reso progressivamente

inabitabile e bisognoso di continui lavori.

6. LE GARDEN CITY DI EBEZENER HOWARD

Il movimento delle GARDEN CITIES si sviluppa in Inghilterra alla fine del 1800 per iniziativa di EBENEZER HOWARD (1850-1928), il

quale concepisce una CITTÀ IDEALE che rifiuta la congestione e l’inquinamento della città industriale e fonda la Garden City and

Town Planning Association.

Il merito di Howard è quello di aver separato la componente irrealizzabile degli utopisti (una nuova società) da quella realizzabile

(un nuovo modello insediativo); la sua giusta convinzione che la realizzazione di città (o quartieri) a bassa densità e nel verde era

incompatibile con il modello basato sulla rendita fondiaria, che allarga sempre di più la città affollata e respinge sempre più

lontano la campagna, si scontrava con l’economia liberale e capitalista e ne ipotizzava un cambiamento radicale.

Tra la fine la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento Howard illustra la sua utopia urbanistica, prima in Tomorrow, a Peaceful

Path to Real Reform (1898), poi in Garden Cities of Tomorrow (1902) nel quale descrive minuziosamente, anche dal punto di vista

finanziario, il suo progetto:

- la Città Giardino sarà GESTITA DA UNA SOCIETÀ, proprietaria del suolo ma non delle abitazioni, delle industrie e dei servizi;

- gli abitanti dovranno osservare un REGOLAMENTO CITTADINO e in cambio avranno i benefici di una convivenza regolata;

- le abitazioni e le industrie occuperanno 1/6 dell’area urbana e il resto sarà occupato da terreni agricoli gestiti dalla stessa

società proprietaria (L’EQUILIBRIO TRA CITTÀ E CAMPAGNA).

L’iniziativa di Howard portò alla realizzazione di 2 CITTÀ GIARDINO nell’area londinese, LETCHWORTH e WELWIN e il suo

movimento contribuirà al moltiplicarsi d’iniziative in tutta Europa e negli USA per la costruzione di nuovi quartieri (e città)

prevalentemente di abitazioni unifamiliari, con ampia dotazione di verde privato e pubblico.

Modello di “città giardino”:

Al centro della città è posto un giardino di 2,25 ha circondato dalle principali attrezzature pubbliche (teatro, biblioteca, municipio,

ospedale, ecc.).

A corona circolare si sviluppa un parco di 58 ha delimitato da un Crystal Palace che accoglie il mercato permanente dei prodotti

della città.

All’esterno lungo la linea ferroviaria si trovano le industrie mentre le abitazioni si dispongono su due fasce attestate su un Grand

Avenue circolare.

Nella corona verde esterna (greenbelt) che stabilisce i limiti della città sono localizzati gli edifici speciali come i sanatori per i

malati e le fattorie.

LETCHWORTH

Howard costituisce nel 1902 la sua prima Società per la realizzazione di una Città Giardino e nel 1903 RAYMOND UNWIN,

ingegnere e urbanista inglese, vicino al movimento socialista, inizia la realizzazione di Letchworth a circa 50 km da Londra.

La Società acquista il suolo realizza le infrastrutture e predispone un REGOLAMENTO EDILIZIO approfondito (sono regolate anche

le recinzioni e le siepi) e un REGOLAMENTO CITTADINO attento a conservare l’idea progettuale originale (è regolato anche il

numero dei professionisti nei vari quartieri perché ognuno abbia abbastanza clienti).

La popolazione prevista era di 35.000 abitanti, dimensione che NON verrà mai raggiunta; dopo trent’anni sfiora le 20.000 pers

(attira famiglie facoltose che vogliono vivere una situazione diversa da quella londinese).

La Società che ha promosso l’intervento, in mancanza di nu

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sofia.5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Vitillo Piergiorgio.
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