Giuseppe Ungaretti: vita e opere
Giuseppe Ungaretti nasce nel 1888 ad Alessandria d'Egitto da genitori lucchesi. Il tema della patria, dell'esilio è molto ricorrente nelle sue opere (prima poesia del "Porto Sepolto", "In memoria", per l'amico morto in esilio Moammed Scead), poiché il poeta si sente uno straniero nella terra natìa. La città di Alessandria era al tempo il centro culturale, proiezione araba di Parigi, zona di innovazioni culturali ed artistiche. Come Ungaretti, anche altri poeti come Marinetti e Pea (mentore e maestro del primo) si ispirano alla città di Alessandria per le proprie produzioni. I temi ricorrenti nelle poesie di Ungaretti sono il mare, il deserto e la luce, tutti e tre simboli di immensità, infinito/vuoto, mancanza e morte.
Le raccolte poetiche
La prima raccolta è "Il porto sepolto", poi incluso nella macroraccolta finale "L'allegria" pubblicata nel 1942 in occasione del dolore corale per la Seconda Guerra Mondiale. Ad Alessandria c'è un porto sepolto dal mare, è molto antico ma ancora integro e conservato, è per Ungaretti l'immagine del mistero celato in ogni uomo, il nulla che il poeta ha il compito di interpretare. Nel 1912 vive a Parigi, città fulcro d'incontro di tutti gli artisti, nella quale viaggiano idee, iniziative e stimoli; è proprio da due fratelli parigini Jean e Henry Touille che Ungaretti prende l'idea del porto. L'autore nella raccolta vuole racchiudere la realtà del deserto e la cultura araba, con una metrica lirica, ritmata in cui prevalgono gli accenti, che gli ricordi la sua infanzia. Riprende l'idea della parola circondata di silenzio per meglio coglierne l'analogia e l'immagine.
La raccolta è strutturata come un diario fittizio di trincea; Ungaretti infatti partecipa in prima persona alla Prima Guerra Mondiale. Ogni poesia è iniziata con una data ed il nome del luogo in cui è avvenuta la narrazione, come un'autobiografia poetica. Viene pubblicata nel 1916 a Gorizia dall'amico e compagno d'armi Ettore Serra. Nel 1919 viene conclusa la macroraccolta ossimorica "Allegria di naufragi" che include l'andamento della vita, e pubblicata nel 1923. Ultima raccolta "Il dolore", scritta negli anni seguenti alla morte del figlio. Si parla di dolore privato, in seguito al dolore collettivo per la guerra.
Analisi delle opere
"Il porto sepolto"
Seconda poesia della raccolta, della quale riprende il titolo. È un testo metapoetico all'interno del quale si parla di poesia. Due strofe, uso di deistici, spazi bianchi, metafore marine legate al porto. L'incipit ci rivela che il poeta si trova sul Carso.
- Strofa I: il poeta arriva in un luogo inconoscibile (il porto sepolto), "e torna alla luce con i suoi canti", cioè riemerge, come se si fosse tuffato, e riprendendo fiato esprime la sua creazione al mondo ("li disperde").
- Strofa II: di questa creazione al poeta non rimane niente, non è più sua ma del mondo a cui l'ha "dispersa", "l'inesauribile segreto" che era nascosto nel porto sepolto, è ora del mondo.
"Veglia"
Unica strofa. Versi liberi. Rime suffissali in -ato, -ata… Particolare è la violenza delle parole, l'espressionismo della poesia ispirato dai quadri di Parigi (Braque, Carrà, Schiele, cubismo). Grammatica asciutta ed essenziale, stile petroso, ermetico. Nessuna espressione di suono, solo silenzio.
La poesia è l'espressione dell'io lirico del suo amore per la vita, la voglia di vivere di fronte al rapporto fra la vita e la morte. Il poeta, vegliando un compagno d'armi caduto in battaglia, pensa all'importanza della vita, ed all'amore che lo lega ai suoi cari.
- "Un'intera nottata" -> indicazione temporale
- "buttato-massacrato-digrignata" -> violenza del testo
- "la congestione / delle sue mani / penetrata / nel mio silenzio" -> chi veglia e chi è vegliato diventano un tutt'uno, tema del silenzio
- "Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita" -> il "tanto" viene aggiunto in una seconda edizione
"Annientamento"
Nel titolo abbiamo una parola astratta dalla doppia interpretabilità: annullamento, fragilità o la vertigine cosmica di Leopardi. Pasolini trova un'ulteriore interpretazione, mistica e religiosa. Sei strofe, versi liberi. La poesia parla del tempo di ieri ed oggi legato al percorso del fiume Isonzo (che insieme alla Senna, al Serchio ed al Nilo sono i fiumi della vita del poeta) colto nell'attimo dagli oggetti chiave presenti in ogni strofa. Verbi tutti riflessivi, parole chiave: tempo, cuore, mani.
- Strofa I: oggetto chiave -> lucciole
- Strofa II: oggetto chiave -> grilli
- Strofa III: oggetti chiave -> margherite e spinalba
- Strofa IV: "oggi" -> indicazione temporale; l'io lirico si specchia sulla superficie del fiume ("asfalto azzurro"), vede il fondo ("la cenere del gretto") e trapassa verso le nubi ("e mi trasmuto in volo di nubi")
- Strofa V: in questa strofa viene espressa la soggettività, ovvero il sentimento che regola tempo e spazio, annullandoli. Fa sì che l'io lirico sia felice.
"Silenzio"
Undicesimo sonetto del "Porto Sepolto". Versi brevi e lunghi alternati, importanti gli spazi bianchi di silenzio, fondamentali per metrica ritmica. Dodecasillabi sdruccioli (come il verso alessandrino francese tipico della poesia Simbolista: Ungaretti inizia da simbolista con la poesia di Baudelaire, linguaggio cifrato, per pochi eletti). La poesia tratta il tema dell'uscita dall'esilio/distacco dalle radici fittizie. Il poeta scappa a bordo di una nave e ricorda la sua città natale.
- Strofa I: ricordo della luce del mezzogiorno, la magia di quell'ora in cui la luce ha un senso epifanico (ricordiamo le ambientazioni dei quadri di De Chirico)
- Strofa II: il poeta ci fa capire che è sera, e quindi non c'è luce, sebbene l'intera poesia si snodi su un gioco di luci