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“UN’INTRODUZIONE AI MODELLI DEL MONDO”

DI

FRANCO FARINELLI

CAPITOLO 1: I DUE NOMI DELLA TERRA

La geografia è la descrizione della terra, secondo quanto viene detto da secoli. In realtà non è così, visto che proprio grazie a questa

descrizione il mondo viene ridotto:

Alla Terra;

• La Terra alla sua superficie;

• La sua superficie a una tavola.

Il mondo diventa un complesso di relazioni al cui interno si svolge la vita umana, continuando a mantenere il significato attribuitogli

dagli antichi greci:

Una gerarchia;

• Un complesso di relazioni di potere;

• Un complesso di rapporti di autorità.

È molto più complesso stabilire che cosa sia la Terra, dato che ad ogni definizione è sotteso un significato soggettivo:

Strabone rimproverò Eratostene di aver concepito la terra come un astronomo, preoccupato soltanto di prenderne le

⇒ misure. Quella che descrive Strabone è solo la parte della Terra, invece, che egli conosce e per la quale possiede un

linguaggio. Una sorta di ECUMENE, che coincideva con le terre attorno al MAR MEDITERRANEO, MAR ROSSO, MAR

NERO.

Per Carl Ritter, la Terra era la casa di educazione dell’umanità. Nella sua visione le forme della superificie terrestre

⇒ rappresentano un progetto, la scrittura attraverso la quale Dio indirizza la storia degli uomini verso la salvezza. Questa

visione non gli impedì di essere considerato il geografo più importante del secolo e il fondatore della geografia moderna.

Ancora oggi noi guardiamo la Terra come egli ci ha insegnato a fare, ossia come un insieme di regioni, ognuna di esse

caratterizzata da uno specifico sistema di relazioni, tra quelle che vengono distinte come dimensioni geografiche (

costituite dalla lunghezza e larghezza, corrispondente alle pianure), dimensioni fisiche (coincidenti con la

profondità e l’altezza, corrispondenti alle depressioni e ai rilievi).

Occorre esaminare anche il problema della FORMA; per farlo sarà sufficiente fare riferimento ad un testo composto nel Duecento,

LA SOMIGLIANZA DEL MONDO:

Il titolo deriva dal fatto che l’opera è stata concepita come uno specchio del mondo;

⇒ Uno specchio che riflette soltanto i filosofi che definiscono l’aspetto fenomenico delle cose, ossia ciò che si vede

⇒ immediatamente

Si può, allora, osservare proprio la parola GEOGRAFIA:

GÈ, in latino GAIA, cioè TERRA;

⇒ CTON, che significa sotterraneo, cavernoso.

CAPITOLO 2: CHE COS’È LA GEOGRAFIA E CHI È DIONISO

Questi due termini indicano un’opposizione sistematica:

Il primo si riferisce alla Terra come qualcosa di evidentemente chiaro, superficiale, che segue un andamento orizzontale;

⇒ La seconda, implica l’invisibilità, ossia l’oscurità, implicando un senso di verticalità.

Come nell’antichità, anche il Medioevo sarà convinto che la Terra non fosse piatta come si è sempre creduto. In Strabone il principio

è chiarissimo: a partire da Omero e fino ad Aristotele tutti coloro che hanno scritto qualcosa sono geografi e in particolare

coloro che definiamo filosofi presocratici. In altri termini, la filosofia è uno sviluppo della geografia, nasce da essa e da essa

assume i modelli e le figure del pensiero.

Viene spiegato il mito di Dioniso fatto a pezzi dai Titani e ricomposto da Apollo.

CAPITOLO 3: L’ISOLARIO E L’ATLANTE, IL LUOGO E LO SPAZIO

È ingenuo pensare che la tavola serva soltanto a cogliere ciò che resta del globo. Essa riesce a trasformarlo in modo determinante e

insieme ad esso anche la nostra maniera di relazionarcisi. In questo modo, la natura e il funzionamento del globo risultano

completamente modificati. Come nel MITO, sul globo le cose vengono disposte secondo una precisa relazione e fino al 500 la

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descrizione obbediva ad essa. Oggi, invece, siamo abituati a suddividere il globo in continenti, definiti masse di terra, separate dagli

oceani. l’uso anglosassone ne individua 7, come le parti in cui è stato tagliato Dioniso:

1. Asia

2. Africa

3. America settentrionale

4. America meridionale

5. Antartico

6. Europa

7. Oceania

Il termine continente comincia ad affermarsi tra il Seicento e il Settecento e s’impone definitivamente poi nell’Ottocento, grazie alla

maggiore circolazione degli atlanti. Prima degli atlanti c’erano gli isolari, ossia libri composti da carte e descrizioni in cui tutto il globo

veniva scomposto in isole: erano considerate tali tutte le terre emerse. La differenza tra atlante e isolario è una:

Il primo ci mostra un globo trasformato in spazio;

⇒ Nel secondo, questa trasformazione non è compiuta e le terre emerse sono considerate come luoghi.

Lo spazio è una parola derivante dal greco e per gli antichi greci lo stadion era la misura delle distanze: ne consegue che tutte le

parti che vi sono all’interno sono sottomesse ad una regola astratta, che non considera le varie differenze qualitative.

Nello spazio, invece, ogni parte può essere sostituita ad un’altra senza subire alterazioni.

CAPITOLO 4: LA NASCITA DELLO SPAZIO

L’invenzione dello spazio si raggiunse grazie all’introduzione, nel processo di descrizione della Terra, dI quel che si chiama reticolo

geografico: vale a dire la rete di meridiani e paralleli con i quali si cerca di riprodurre sulla carta la curvatura del globo. Il

processo di restituzione si chiama PROIEZIONE: la proiezione cartografica si fonda su una regola matematica che consente di

determinare la corrispondenza sulla superficie piana della carta di uno e uno solo punto per ogni punto determinato sul globo

dall’intersezione di un meridiano con un parallelo. Il primo ad affrontare il problema della proiezione cartografica sembra essere stato

Eratostene, nel III secolo prima di Cristo, anche se fu la GEOGRAFIA di Tolomeo a trasmettere il metodo di trasformare la Terra in

Spazio, la sfera in mappa. Per lui, la Terra era una testa, che egli insegna a riprodurre in modo molto innovativo rispetto a tutti i suoi

predecessori. Con il crollo dell’impero la sua opera scomparì quasi del tutto dall’orizzonte della cultura occidentale e ricomparì dopo

mille anni solo grazie all’influsso di Bisanzio.

Proiezione tolemaica e prospettiva lineare possono essere considerate la stessa cosa, entrambe infatti:

Presuppongono un soggetto fisso e immobile;

§ Riducono la conoscenza alla visione;

§ Concepiscono l’ordine delle cose sul piano in dipendenza dalla semplice distanza tra esse.

§

La prospettiva moderna fa dipendere dalla distanza anche la dimensione degli oggetti, diversamente da quanto avveniva nella

prospettiva degli antichi. Hanno anche un altro elemento in comune, che sta alla base della territorialità moderna: ambedue

rappresentano quello che troviamo nell’ambito dotate delle stesse proprietà che la geometria euclidea assegna

all’estensione; una continuità senza interruzioni, un ISOTROPISMO, un’uguaglianza delle parti rispetto alla direzione. Tutte

queste sono le proprietà che appartengono alla tavola, ossia al supporto materiale della rappresentazione geografica.

CAPITOLO 5: L’EPOCA DELL’IMMAGINE DEL MONDO

Con la prospettiva moderna, la tavola coinvolge anche ciò che non si vede, il vuoto tra:

Il soggetto che guarda il mondo;

⇒ L’oggetto che viene guardato.

L’occhio diventa l’unico organo abilitato alla conoscenza, come disse Leon Battista Alberti. Tutti i grandi imperi del passato si sono

tradotti in grandi sistemi stradali, rettilinei per essere più veloce. Ciononostante, le strade, grande orgoglio dei Romani, cadono

nell’oblio come l’opera di Tolomeo. In questo contesto, la prospettiva funge da veicolo per reinserire il modello rettilineo del

funzionamento del momento. Delineiamo un percorso che ci permetta di comprendere al meglio questo concetto:

Nel Seicento le carte che indicano il tracciato dei cammini terrestri sono veramente poche. La strada era

o modellata sulla base dei corsi d’acqua e per questo il cartografo non rappresentava tutto, ma solo i corsi d’acqua.

Nel Settecento le strade diventano indipendenti dalla rete idrica e iniziano a divenire rilevanti anche sulle carte.

o

Questa sostanziale differenza si percepisce nel completo rovesciamento della relazione della relazione tra immagine cartografica e

realtà:

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Nel Medioevo le rappresentazioni del mondo erano sottoposte alla sua interpretazione a livello religioso e

§ filosofico;

In epoca moderna, Heidegger vede la modernità come “l’epoca dell’immagine” del mondo. Il primo passo

§ moderno è stato quello di ridurre il mondo ad un’immagine, nel nostro caso ad una carta geografica.

CAPITOLO 6: LA DURATA DEL MONDO MARCO POLO

Nel Medioevo, lo spazio è raro e il mondo è costituito da una serie di luoghi, che hanno ognuno la propria dimensione. Il problema

della velocità, in questo periodo, non esiste. Come esempio, prenderemo il caso di Marco Polo:

è il più famoso mercante e viaggiatore medievale, che nell’ultimo periodo del Duecento parte da Venezia e arriva in Cina. Ogni

momento è favorevole per una revisione dell’itinerario, il che significava che a volte la sosta potesse durare anche anni. Questo ci

permette di comprendere come Marco procedesse senza alcuna fretta, ma:

Sostando nelle città;

§ Apprendendo lingue e costumi;

§ Apprendendo informazioni e racconti.

§

Nel MILIONE non esiste lo spazio e non esiste il tempo, se non nell’alternarsi di giorno e notte. Le giornate non sono uniformi, ma le

condizioni climatiche variano frequentemente. La via da percorrere per il ritorno poteva richiedere mesi e l’unica alternativa era il

sistema degli YAM: il sistema postale dell’impero mongolo, basato su una rete di stazioni per messaggeri che dalla capitale

si diramava per tutto l’impero a intervalli di 25 miglia l’uno dall’altro. Questo è l’unico esempio di spazio riportato dall’autore.

CAPITOLO 7: ODISSEO NELLO SPAZIO CRISTOFORO COLOMBO

Nel caso di Cristoforo Colombo, invece, possiamo riscontrare il suo problema più grande nella fretta di tornare indietro prima

possibile. Cerca il Levante andando verso ponente attraverso calcoli e questo ci permette di comprendere come in realtà la

rappresentazione geografica abbia già preso il posto del mondo e lo spazio abbia già assorbito in sé tutti i luoghi. La carta fa già le

veci di quel che raffigura e ne anticipa addirittura le fattezze e la natura, talvolta prefigurandone l’esistenza. L’effetto dell’impresa di

Colombo fu quello di trasformare la Terra in una tavola.

CAPITOLO 8: IL DENTE DEL PESCECANE E IL CENTRO DEL LABIRINTO

Dal mito riusciamo a comprendere solo la proiezione, ossia lo spazio, che trasforma un qualcosa che non conosciamo in qualcosa di

cui controlliamo natura e identità. Abbiamo cominciato con l’opera di Apollo che ricompone i resti del fratello ed è costretto ad agire

secondo quanto viene proferito dalla tavola dell’altare, ossia secondo la LOGICA CARTOGRAFICA. Egli dispone i pezzi,

giustapponendoli l’uno all’altro, seguendo un ordine che è quello di:

Vicinanza;

⇒ Lontananza tra essi,

a differenza dell’origine in cui essi erano connessi l’uno all’altro in modo da essere distinguibili, ma non separati.

Proprio in proposito si determina la differenza tra:

GENEALOGIA

⇒ Geografia

La prima si rende autonoma nel Seicento. Passando per le analisi di scienziati, geologi e filosofi è necessario sottolineare che la

Terra somiglierebbe ad un labirinto, che a seconda di come venga girato, fa si che tutti i suoi punti possano essere il centro.

CAPITOLO 9: LA LINEA DEL DESIDERIO

Come il centro, anche le linee diritte derivano dall’esistenza di una tavola e sono il risultato della logica cartografica che si rispecchia

sulla superficie della Terra e la trasforma a propria immagine e somiglianza. Nel Novecento, JEAN PERRIN spiegava la differenza

tra realtà e rappresentazione cartografica. Su quest’ultima, ogni linea curva possiede una tangente. Come la prospettiva, anche

l’immagine cartografica funziona soltanto perché immobilizza il soggetto della conoscenza e questo soggetto diventa la copia

perfetta del cadavere di Dioniso. Ci domandiamo allora perché consideriamo la costa una linea e non una fascia: a questo quesito

ha risposto Ratzel, affermando in modo molto efficace che noi scambiamo la realtà con la sua immagine cartografica.

CAPITOLO 10: L’IMMUTABILE METRO E L’ETERNO TRIANGOLO

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La prefazione al sesto libro di Vitruvio narra la storia di Aristippo, che naufragato nell’isola di Rodi e non sapendo dove fosse, capì di

essere arrivato in un mondo civile, dalle figure geometriche tracciate sulla sabbia. Vista la vicinanza tra geometria e geografia,

vediamo come, ad esempio Ritter, non usasse quest’ultimo termine per designarla: egli non era d’accordo con la riduzione della

Terra ad una tavola, che è la carta geografica e protestava con tutte le sue forze contro il fenomeno della dittatura

geografica nei confronti della descrizione geografica. La scrittura geometrica della Terra, non è altro se non la sua

rappresentazione cartografica. Nel 1791 viene redatta la DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO, che rende

evidente sin da subito l’importanza e il valore degli atti dell’Assemblea, che riguardano tutta l’umanità e non solo la Francia. Era

necessario trovare una misura che potesse valere per il globo intero: si arrivò così al concetto di METRO.

IL   METRO   È   LA   40MILIONESIMA   PARTE   DELLA  

CIRCONFERENZA   TERRESTRE,CALCOLATO   DAL  

PRIMO  MERIDIANO,  CHE  È  QUELLO  DI  PARIGI.  

La carta della Francia deve la sua definizione al procedimento di triangolazione, l’unico in grado di assicurare l’esattezza e la

precisione geometrica del disegno. Mandelbrot ha sottolineato che il tempo fa la mancanza di memoria dei matematici, che

scambiano i modelli per la realtà. Il triangolo non è soltanto il modello di una forma, ma il modello di un processo produttivo.

CAPITOLO 11: IL TRIANGOLO CARTOGRAFICO

Si pensa che il primo a servirsi della triangolazione sia Leon Battista Alberti, anche se in realtà essa è un procedimento antichissimo.

Mette   a   frutto   una   delle   leggi   fondamentali   della  

trigonometria  piana,  secondo  la  quale  se  un  lato  e  due  

angoli   di   un   triangolo   sono   conosciuti,   si   possono  

derivare   l’altro   angolo   e   la   lunghezza  dei   due   restanti  

lati.   L’importante   era   stabilire   la   lunghezza   di   un  

segmento,   traguardare   un   punto   esterno   ad   esso   che  

consenta   di   misurare   gli   angoli   con   gli   estremi   del  

segmento   in   questione.   In   questo   modo   è   possibile  

ricavare  in  maniera  astratta  tutti  gli  altri  valori.  

Il vantaggio di questa operazione consiste in:

1. Economia di tempo;

2. Precisione del risultato;

3. Possibilità di calcolare angoli e distanze altrimenti impossibili da misurare.

Soltanto nel 600 si iniziò a praticare un altro tipo di metodo, facendo riferire le distanze angolari tra le stelle e i pianeti, dando una

precisione maggiore, visto che sono esterni alla Terra.

CAPITOLO 12: IL TRIANGOLO SEMIOTICO

La triangolazione funziona attraverso la sostituzione della vista al passo e proprio questo scambio identifica il passaggio:

Da simbolo

⇒ A segno

⇒ Il   simbolo   per   gli   antichi   greci   era   un   oggetto  

spezzato   in   due   metà   e   in   possesso   di   persone  

diverse,  che  incontrandosi  e  facendo  combaciare  

i  pezzi,  garantivano  l’identità  reciproca.  

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Il simbolo era il punto di arrivo dei passi dei viaggiatori e la sua vista era l’insieme dei passi che erano stati compiuti effettivamente

dall’inizio della vicenda. Anche il segno è un qualcosa che identifica qualcos’altro e che rimanda a qualcuno che è assente,

presupponendo una distanza. A differenza del simbolo, però, come spiega Hegel,la connessione tra espressione e significato è

arbitraria, perché esterna e formale. Questo passaggio accade nella TRIANGOLAZIONE CARTOGRAFICA. il triangolo è la figura

usata dai semiologi per sintetizzare il proprio modello conoscitivo. OGDEN e RICHARDS lo usano per primi. Ci sono alcuni termini

importanti:

VERTICE: CORRISPONDE AD UN SIGNIFICATO QUALSIASI

⇒ VERTICI INFERIORI: CORRISPONDONO A SIGNIFICANTE (BICICLETTA) E REFERENTE ( OGGETTO BICICLETTA)

I due semiologi in questo schema vedono:

Il significante come simbolo;

⇒ Il referente come cosa.

Tutti i semiologi concordano col fatto che:

1. Il significante e il referente hanno un rapporto indiretto;

2. il rapporto tra A, S, R è diretto

La base del triangolo è disegnata con una linea tratteggiata, mentre i lati hanno linea continua. Il triangolo semiotico &egr

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Micelli Francesco.
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