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Ugo Foscolo - Opere Appunti scolastici Premium

Analisi e temi trattate da Ugo Foscolo nelle seguenti opere:Le ultime lettere di Jacpo Ortis, Il Bacio, Da Ventimiglia, Alla seraA, A Zacinto, Dei Sepolcri e Morte di Giovanni basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Cabani dell’università degli Studi Normale di Pisa - Sns. Scarica il file in formato PDF!.

Esame di Letteratura italiana docente Prof. M. Cabani

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fatal quïete: è la quiete della morte, in grado di porre fine a tutte le sofferenze: è “fatale”, perché a

tutti assegnata dal destino, la morte intesa come privazione del dolore, le inquietudini della vita ter-

rena, il perdersi nell’inseguimento delle proprie passioni)

Commento

La poesia “Alla sera” è tratta dalla raccolta “Poesie” di Ugo Foscolo (contiene i suoi sonetti più co-

nosciuti, che hanno sempre un destinatario ben preciso, espresso come complemento di vocazione

nel terzo verso, con il quale l’autore immagina di instaurare un dialogo privato mettendo alla luce

le sue paure, le sue aspettative e in certi casi i suoi rimpianti verso l’interlocutore.

Il titolo della poesia, come in quasi tutti gli altri sonetti dell’autore, indica l’interlocutore immagi-

nario, in questo caso la sera, che rappresenta metaforicamente la morte ma osservata da un altro

punto di vista, che la rende quasi positiva perché pone fine a tutte le sofferenze

L’autore rende progressivo il passaggio tra il tema della sera, trattato nelle prime due quartine, e

quello della morte, presentato invece nelle due terzine.

- Nella prima strofa : presenta le sue considerazioni sulla sera, spiegando che forse è così

suggestiva e attesa da lui perché rappresenta la “fatal quiete”, che è considerata dall’autore

come, una sorta di sonno tranquillo ed eterno né doloroso né terribile che pone termine a

tutte le sue sofferenze

- La seconda strofa descrive l’arrivo della sera, sempre e comunque desiderato ed invocato

dall’autore, sia d’estate quando il buio è accompagnato dolcemente dalle nuvole e dalle

brezze leggere, sia d’inverno quando giunge pesante sul cielo già scuro e spesso temporale-

sco, come una macchia d’inchiostro che si allarga rapidamente avvolgendo la Terra in una

tenebra scura e inquieta che sembra non schiarirsi mai.

- La terza e la quarta strofa spiegano il motivo per cui la sera è tanto apprezzata da Foscolo:

il suo arrivo spinge l’autore a riflettere sull’Aldilà e mentre è impegnato in questi pensieri il

tempo presente scorre via, non si ferma e avvicina sempre più l’autore alla “fatal quiete”,

secondo dopo secondo.

L’autore cerca proprio questo nella sera, un momento per distrarsi e lasciarsi alle spalle tutti gli

affanni che rendono così malvagio il suo presente, come se volesse concedersi per qualche mo-

mento il riposo del “nulla eterno” mentre fuori dalla sua mente brulicano le preoccupazioni quo-

tidiane, e il suo animo ribelle non può che placarsi di fronte alla serenità della sera e alla quiete,

seppur fatale, del “nulla eterno”.

Foscolo vuole probabilmente renderci consapevoli che il “nulla eterno”, come la sera è la fine

del giorno ma anche un momento di riposo che tutti apprezziamo, è la fine della vita ma anche

l’occasione per lasciarci alle spalle tutte le preoccupazioni che c’hanno tormentato prima.

Visione della morte come la sola e unica soluzione ai ns affanni

La parola chiave della poesia, “fatal quiete”, è un ossimoro: probabilmente l’autore vuole sotto-

lineare i due diversi aspetti della stessa medaglia, fatale ma anche tranquilla.

L’ultima strofa è ricca di vocaboli provenienti dal latino e di metafore. La parole “cure”, ad

esempio, viene usata nel significato latino di “affanni”, mentre “torme” significa “folla”. La

scelta di questo termine rende molto bene l’idea di un insieme indistinto e confuso di affanni,

che si sovrappongono l’uno all’altro e non si distinguono singolarmente, proprio come una folla

disordinata.

Nell’ultimo verso, invece, Foscolo attribuisce il verbo “rugge” al suo “spirto guerrier” parago-

nando probabilmente il suo animo ribelle ad un leone in gabbia. 6

A ZACINTO

Scritto tra il 1802 e il 1803, il sonetto è dedicato alla madrepatria Zacinto (nome greco dell’isola di Zan-

te, parte delle isole Ionie al largo del Peloponneso),

Celebrata non soltanto come patria natale ma anche come patria ideale, come luogo sognato ( nessun

impedimento fisico però per raggiungerla, se avesse voluto lo poteva fare ) eternata dagli antichi miti

greci e dalla poesia omerica, il poeta ne piange la lontananza e profetizza per sé la sventura di un esilio

perpetuo (l’”illacrimata sepoltura). Dopo l'appassionata evocazione dell'isola chi scrive si identifica con

Ulisse, l’esule per eccellenza, e Zacinto diventa così l’Itaca di Foscolo, patria agognata ed idealizzata al

tempo stesso, con la differenza però che Ulisse tornerà alla sua patria mentre Foscolo no. La poesia, si

conclude però con un secco pensiero di morte, espressione del pessimismo foscoliano: il poeta ricorda

come ognuno di noi si avvia verso una sepoltura annunciata e "illacrimata", ricollegandosi così al tema

principale dei Sepolcri. due quartine e due terzine

1. Né più mai toccherò le sacre sponde Io non toccherò mai più le sacre rive dove trascorsi la

1 2 mia fanciullezza, Zacinto mia, che ti specchi nelle

2. ove il mio corpo fanciulletto giacque ,

3 onde del mare greco da cui vergine nacque Venere,

3. Zacinto mia, che te specchi nell'onde e rese quelle isole feconde con il suo primo sorriso,

4. del greco mar da cui vergine nacque e per questo non si esentò dal descrivere le tue nubi e

5. la tua vegetazione la poesia immortale di Omero,

che cantò i lunghi viaggi per mare voluti dal fato e il

6. Venere, e fea quelle isole feconde procedere in direzioni contrarie, grazie ai quali Ulis-

7. col suo primo sorriso, onde non tacque se, reso bello dalla fama e dalle sventure, riuscì a

8. le tue limpide nubi e le tue fronde baciare la sua rocciosa Itaca.

9. l'inclito verso di colui che l'acque O mia terra natale, tu non avrai altro che il canto di

10. tuo figlio; a noi il destino ha prescritto una tomba

sulla quale nessuno giungerà a versare le sue lacrime.

11. cantò fatali, ed il diverso esiglio

12. per cui bello di fama e di sventura

13. baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

14. Tu non altro che il canto avrai del figlio,

15. o materna mia terra; a noi prescrisse

16. il fato illacrimata sepoltura.

Analisi:

Le prime due quartine e la prima terzina rappresenta la bellezza della Grecia, della sua Isola, dei

suoi miti ( Venere) dei suoi poeti ( Omero) dei suoi eroi ( Ulisse) 7

Distrugge il classicismo, Omero infatti racconta di un eroe che riesce a tornare a Itaca, lui , Foscolo, in-

vece non vi potrà tornare

Fato; destino contro di lui

Confronto tra passato ( antichità ) e presente, meglio il passato.

Primi versi: ricordo della isola natale, rievocata come momento vissuto in armonia con la sua terra

Secondi versi: evocazione del mondo classico ( mondo perfetto e perduto per sempre) con i suoi pae-

saggi verdi le acque limpide e i suoi miti: Venere ( = bellezza e amore) Omero ( = capostipite poeti clas-

sici) Ulisse ( = eroe che dopo aver errato in tutte le direzioni riesce però a tornare alla sua madre patria

Itaca)

Ultimi versi: Il poeta rimpiange che non potrà tornare alla sua terra , immaginata come madre, la quale

terra riceverà solo il canto del figlio ( il suo sonetto) perché a lui ( al figlio) il destino ( fato) ha destinato

una sepoltura in terra straniera .e così nessuna persona potrà piangerlo

- Tema positivo della maternità ( materna mia terra, corpo fanciulletto giacque / e fecondità ( Ve-

nere) in contrapposizione al tema negativo sempre presente della morte ( illacrimata sepoltura)

- Tema dell’esilio che accomuna Ulisse con Foscolo ma con esito contrapposto: Ulisse , eroe classico

vincente che dopo peregrinazioni torna alla madre patia, Foscolo, eroe romantico condannato dal

fato alla sconfitta e all’esilio.

- Canto ( = narrazione= : accomuna e mette in rapporto Classicismo con Romanticismo…antico /

moderno ….Omero / Foscolo: dove il l’antico ha supremazia sul moderno perché canta di un epoca

ricca di bellezza, ideali, eroi , mentre il moderno canta dei conflitti del suo tempo e dei suoi idelai

irraggiungibili ( Zacinto quindi come metafora dei suoi ideali )

- Classicismo per Foscolo: mondo idealizzato, paradiso perduto, un mondo di armonia , di serenità

raccontati con nostalgia e rimpianto di non poterli più raggiungere nel mondo moderno

- Mondo moderno: rappresentato come infelice, senza più armonia con la natura, senza più ideali ed

eroi.

- Zante: è la madre terra, è il luogo, grembo materno, protetto a cui F vorrebbe tornare per sfuggire ai

traumi e alle delusioni del mondo in cui vive.

Da internet:

Né mai più: la triplice negazione rafforza l’idea dell’impossibilità del ritorno

sacre: l’aggettivo si carica di significati,. Le rive di Zacinto sono sacre in quanto hanno assistito alla nasci-

ta di Venere, ma anche, più genericamente, perché Zacinto si colloca in Grecia, patria di miti e della bel-

lezza, e perché egli ebbe modo di trascorrervi la fanciullezza.

giacque: il corpo fanciulletto del Foscolo “giace” tra le sacre sponde di Zacinto, come se queste fossero in

grado di cullarlo.

Zacinto mia: il vocativo è rafforzato dall’aggettivo possessivo, dal forte valore affettivo.

nacque Venere: il mito della nascita di Venere , pura bellezza.

col suo primo sorriso: allusione alla dea, “amante del sorriso”, cui si aggiunge la prerogativa della dea

ad essere fonte di vita.

onde non tacque: poiché nel mare di Zacinto nacque Venere, l’isola fu celebrata dal cantore delle pere-

grinazioni di Odisseo, cioé Omero, considerato come il padre della creazione poetica. “Non tacque” a sot-

tolineare l’impossibilità di tacere l’irresistibile bellezza e rigogliosità di quelle isole, feconde proprio gra-

zie al “primo sorriso” di Venere.

inclito: dal latino inclitus, a, um, “mai sconfitto, immortale”.

fatali: i mari verso i quali Odisseo fu sospinto per volere del fato.

diverso esiglio: letteralmente “vario esilio”. “Diverso” è infatti latinismo da divertus (dal verbo diverto,

“volto in varie direzioni”). Diverso inteso come diverso e come due strade 8

Odisseo personifica l’eroe ideale nella concezione del Foscolo, nel quale gloria e sventura si fondono, e

anzi maggior gloria pare nascere proprio da maggiore sventura.

non altro: "soltanto".

a noi: il pronome non è un semplice plurale maiestatis, ma ha la funzione di includere tutti coloro che

sono accomunati da un medesimo destino.

illacrimata: in quanto nessuno vi spargerà mai sopra le sue lacrime.

Tra Foscolo ed Ulisse si possono notare analogie e differenze. Entrambi hanno avuto un destino ostile: le

divinità si sono sempre opposte al loro cammino costringendoli ad un lungo esilio dalla terra natia, che per

entrambi è una piccola isola della Grecia; ma mentre Ulisse ritorna e ne bacia la rive, Foscolo morirà lontano

da Zacinto. Inoltre Ulisse grazie alle sue imprese eroiche riesce a conquistare Gloria mondiale, mentre Fo-

scolo è convinto che otterrà solo "Illacrimata..

Classico e Romantico: il primo è colui che conclude le sue imprese felicemente e con il destino amico; il se-

condo non conclude le sue imprese per il fato avverso che però viene affrontato con decisione e senza sot-

tomissione. LA MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI

Composto tra il 1802 e 1803 in memoria del fratello Giovanni, che si uccise a vent’anni con una pu-

gnalata questo sonetto, che insieme Alla sera,A Zacinto, , è considerato tra i maggiori sonetti del Fo-

scolo, condensa i più importanti temi della sua produzione poetica: 9

autoritratto del poeta

destino d’esilio e di sventura,

gli affetti familiari,

il sepolcro ( invocazione alla morte come fine di ogni affanno)

il colloquio tra vivi ed estinti,

la tempesta delle passioni,

il desiderio di quiete. due quartine e due terzine

1. Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo Un giorno, se io non andrò sempre vagando

di nazione in nazione, mi vedrai accostato

2. di gente in gente; mi vedrai seduto alla tua tomba, fratello mio, piangendo la

3. su la tua pietra, o fratel mio, gemendo tua giovane età, stroncata nel suo sboccia-

4. il fior de’ tuoi gentili anni caduto re.

5. Solo la madre ora, trascinandosi dietro la

sua vecchiaia, parla di me alle tue mute

6. la madre or sol, suo dì tardo traendo, spoglie ( che non possono più rispondere):

7. parla di me col tuo cenere muto: intanto io tendo senza speranza le mani a

8. ma io deluse a voi le palme tendo; voi; e soltanto saluto da lontano i tetti della

9. e se da lunge i miei tetti saluto, mia patria.

10. sento gli avversi Numi e le secrete Avverto l’ostilità del fato e i reconditi tor-

menti interiori che tempestarono la tua esi-

11. cure che al viver tuo furon tempesta; stenza, e invoco anch’io la pace, insieme a

12. e prego anch’io nel tuo porto quïete te, nella morte. Solo questo, di così tante

13. speranze, oggi mi resta! Popoli stranieri,

14. questo di tanta speme oggi mi resta! quando morirò, restituite le mie spoglie alle

braccia della madre inconsolabile.

15. straniere genti, l’ossa mie rendete

16. allora al petto della madre mesta

’l’ inizio richiama quello catulliano (Carme LI, 1: “Multas per gentes et multa per aequora vectus”)

ma, mentre il carme del poeta latino assume i toni ’affettuosi , il sonetto del Foscolo offre il dramma-

tico scorcio di un’esistenza tutta trascorsa in lotta con il destino e il fuoco delle proprie passioni.

La metafora del fiore della giovinezza è già in Petrarca (e Leopardi

avversi Numi: è il destino avverso che ritroviamo anche in A Zacinto

La morte è “quiete”, promessa di pace, anche nel sonetto Alla sera (

Sonetto si chiude con un’ultima richiesta di ricongiungimento con suo fratello ’appello, con il quale

aveva condiviso un destino assai simile ora chiede un’ultimo ed estremo ricongiungimento con lui e la

madre.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Letteratura Italiana e Linguistica
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fedino_crazy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Normale di Pisa - Sns o del prof Cabani Maria Francesca.

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