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Tutto il materiale necessario per affrontare l'esame di Didattica e progettazione Educativa della Professoressa Bertazzoni

Tutto il materiale necessario per affrontare l'esame di Didattica; riassunto realizzato attraverso gli appunti presi a lezione, lo studio delle slide e della dispensa messi a disposizione della docente e lo studio individuale dei libri Didattica e Progettazione (tranne cap. 2) e Didattica e Nido d'Infanzia (solo cap. 2)

Esame di Didattica e progettazione educativa docente Prof. C. Bertazzoni

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2. La definizione degli obiettivi

Indicare i cambiamenti che si intendono realizzare. Buono identificare prima

l’obiettivo generale (scopo globale) e poi relativi obiettivi e sotto-obiettivi (spesso

correlati ai bisogni e sotto bisogni).

OG: descrizione sintetica dello scopo che si intende raggiungere con il progetto,

esprime una situazione che rappresenta una vasta gamma di cambiamenti

OS: esprime in modo chiaro le conoscenze, le abilità e le competenze che si

vogliono far acquisire. Gli obiettivi specifici devono essere:

- Espressi con un verbo che indichi un’azione

- Rilevanti

- Realizzabili

- Osservabili/misurabili

- Chiari e precisi

3. La pianificazione del processo: chi fa cosa, come e quando

Esplicita: metodi (come si ritiene di operare), attività (cosa fare), luoghi e tempi

(diagramma di Gant).

Utile usare la Work Breakdown Structure (WBS): strumento che consente la

scomposizione analitica del lavoro da svolgere e la sua rappresentazione, non

meccanico ma ipotesi di organizzazione flessibile. Una buona WBS risponde a criteri

di:

- Completezza e essenzialità, evidenziazione aspetti focali

- Definizione degli obiettivi, attività e strumenti di controllo

- Facilita la comprensione

- Individua punti di forza/debolezza e possibili percorsi alternativi

4. La definizione del budget (Bilancio preventivo e conto consuntivo)

5. Presentazione del progetto

Quality frame per accertare l’accettabilità di un progetto:

- Rilevanza: livello di risposta del progetto ai bisogni

- Fattibilità: correttezza e la congruità della progettazione

- L’efficacia e la buona gestione: garanzie sui benefici attesi che emergono dal

progetto

Esempio di un bando: Esempio di formulario o struttura di un

1. Presentazione e Area progettuale progetto:

2. Criteri di ammissibilità; Criteri 1. Nome cooperativa e info

qualitativi e di priorità nella 2. Titolo

3. Origine e motivazione

valutazione 4. Destinatari e modalità di

3. Selezione e valutazione (chi e individuazione

procedure) 5. Obiettivi

4. Condizioni di finanziamento e 6. Attività: modalità, descrizione delle

erogazione attività

5. Modalità di rendicontazione richiesta 7. Rete dei soggetti e volontari coinvolti

6. Monitoraggio in itinere 8. Divulgazione, innovazione

7. Pubblicizzazione del progetto 9. Sistema di monitoraggio e

8. Presentazione dei progetti (info) valutazione

6. Il lancio e l’attuazione

7. Verifica (monitoraggio in itinere) e Valutazione(retrospettiva)

Utili gli Indicatori o Ovi (Objectively Verifiable Indicators): segnalatori in grado di

dare informazioni circa l’efettivo raggiungimento degli obiettivi. Devono essere

SMART:

- Specific (espressamente relativi ai singoli obiettivi)

- Measurable

- Available (disponibili a costi accettabili)

- Relevant (rilevanti rispetto all’informazione che si vuole ottenere)

- Time-bound (utilizzabili nei tempi compatibili)

8. La chiusura del progetto

Report finale che dà senso e costituisce una panoramica del lavoro svolto e risultati

conseguiti.

- Descrive l’esito finale e i singoli risultati

- Parere degli utenti e stakeholter

- Descrive tempi e dà il conto consuntivo

- Valuta la performance del team; i Punti di forza/debolezza

- Ripercorre il progetto, specificando variazioni

Capitolo 3: LAVORARE “CON” I GRUPPI E “NEI” GRUPPI

3.1 IL GRUPPO: DEFINIZIONI

Il gruppo è un insieme di individui che interagiscono influenzandosi reciprocamente e

che condividono interessi, scopi, caratteristiche e norme comportamentali.

Definizione di Kurt Lewin: totalità dinamica caratterizzata dalla interdipendenza.

Coesione di gruppo: 2 dimensioni coinvolte

1. Dimensione operativa: attività, valori e obiettivi comuni fanno da collante sociale

2. Dimensione socio-relazionale: processo di socializzazione e comunicazione che

sviluppa aspettative ruoli, regole del gruppo.

Il ciclo vitale di un gruppo (il modello di Tuckman, 1977).

5 stadi di sviluppo:

1. FORMING fase di FORMAZIONE del gruppo attraverso comportamenti che

favoriscono l’accettazione. Comportamenti e vissuti: Lieve tensione ed alte

aspettative, Valutare la situazione (“annusamento”), Dipendenza dal leader, Desiderio

di stabilizzarsi.

2. STORMING fase dei CONFLITTI:

- Socializzazione: man mano che si sviluppa l’accettazione si crea un senso di

fiducia e migliorano i livelli di aggregazione e coesione, la comunicazione

diviene più fluida

- Conflitto: cominciano le ostilità perché i bisogni dei membri si scontrano fra

loro, si strutturano i ruoli, la distanza/vicinanza tra i membri

3. NORMING fase NORMATIVA. Negoziazione delle regole e delle linee direttive del

gruppo; si attenuano i conflitti, c’è coesione e scambio, consolidamento afettivo dei

rapporti.

4. PERFORMING fase della PRESTAZIONE. Lavoro cooperativo per raggiungere gli

obiettivi di gruppo. Fase di maturità del gruppo in cui prevale la focalizzazione sul

compito, sul «fare insieme», essendo ormai risolti positivamente i problemi

relazionali.

5. ADJOURNING fase di SOSPENSIONE: Crisi di gruppo (solitamente precede lo

scioglimento): disinvestimento relazionale e operativo, stanchezza e demotivazione

Il ciclo vitale del gruppo e tecniche di supporto (C. Bertazzoni)

Stati psicologici e

comportamentali

Fasi evolutive del Individuali Di gruppo

gruppo

1. COSTITUZIONE Curiosità/insicurezza Orientamento,

Appropriazione del

territorio

2. ESPLORAZIONE Espressione/ascolto Conoscenza e censimento

risorse

3. COAGULO Confronto, presa di decisioni Gestione conflitti e scelte

4. MATURITA’ Identificazione e appartenenza Coordinamento risorse e

produzione, coesione

5. DISPERSIONE Riduzione interesse comune Riduzione partecipazione

Il processo di socializzazione, processo con cui si entra nel gruppo, richiede due

apprendimenti:

1. Capacità di relazionarsi con gli altri: graduale, con “ingegneria relazionale” dal

IO-TU, al IO-VOI, al NOI (coppia, sottogruppo, gruppo).

2. Apprendimento culturale (cultura del gruppo): come comunichiamo? Quali

norme? Quali ruoli? Come si prendono le decisioni? Come si risolvono i problemi?

Azioni di supporto al processo di socializzazione-costruzione del gruppo

Fasi evolutive Fenomeni di gruppo Azioni di supporto

1) Primi scambi relazionali Attività di approccio e

COSTITUZION riscaldamento

E

2) conoscenza interpersonale e Attività di conoscenza: Io /Io-Tu/Io-

ESPLORAZION sviluppo socializzazione Voi

E

3)COAGULO Sviluppo comunicazione di Attività di gruppo (NOI)

gruppo e gestione conflitti focalizzate su: processi

comunicativi, ruoli, decisioni

4) MATURITA’ Orientamento al compito e Attività di produzione di gruppo

all’obiettivo

5) Ritiro relazionale Manutenzione afettiva attraverso

DISPERSIONE attività autocentrate

1. FASE COSTITUENTE:

a. L’approccio: facilitare l’esperienza in modo non traumatizzante, suggerire

modalità di approccio, facilitare apertura e modalità diverse di presentazione

1-2-3-4, gioco degli animali

b. Il riscaldamento: costruire clima favorevole, ristabilire le modalità di

relazione e motivare la cosa più bella che mi è capitata, paesaggi sonori

2. FASE ESPLORATIVA: la conoscenza interpersonale: migliorare la consapevolezza

e l’accettazione, stimolare curiosità, confronto, dialogo; procedendo secondo

l’ingegneria relazionale e coinvolgendo l’emotività desideri per il futuro (IO),

acronimo (IO), Disegno a due, mosca cieca, blind way, sculture con i corpi

3. FASE COAGULO: sviluppo del gruppo (NOI): promuovere la costruzione dei

processi comunicativi concentrandosi sulla comunicazione, ruoli e leadership,

processi decisionali; attraverso giochi di gruppo acceleratori dei processi e

successivi momenti di debriefing popoli e nazioni, premi nobel, di chi è la colpa?,

slogan nome simbolo saluto, se questo gruppo fosse un corpo umano io sarei…

4. FASE MATURITA’: produzione di gruppo (redazione giornale, costruzione aereo,

scenette)

5. FASE DISPERSIONE: Manutenzione affettivo relazionale: riflessione

autocentrata di gruppo, discussione su punti di forza/debolezza, brainstorming

(desideri per il futuro), questionario valutazione.

Libro Messetti: Membership, groupship e leadership

1. Membership: i bisogni dell’individuo.

Il gruppo è risorsa e vincolo per soddisfare i propri bisogni, che sono sostanzialmente

gli stessi al di là della natura del legame: bisogno di sentirsi parte di, bisogno di

sicurezza, di identità, di autostima, di contribuzione. Ciò che accade in gruppo

dipende dalla qualità dei bisogni e quindi dalla maturità afettiva/emotiva.

2. Groupship: i bisogni del gruppo.

La “personalità del gruppo” ha bisogni nuovi e distinti da quelli dei singoli. Il suo

primo bisogno è quello di continuare ad esistere; bisogno che alimenta la vita interna,

diferenzia il gruppo da altri e regola i rapporti con l’esterno.

3. Leadership: il bisogno di equilibrio.

I bisogni individuali tendono da un lato, con forza centrifuga; i secondi tendono

dall’altro, con forza centripeta. La leadership è quella funzione che consente

l’equilibrio, il soddisfacimento di entrambi i bisogni.

3.3 I GRUPPI DI LAVORO

I gruppi di lavoro sono gruppi centrati su un compito, su un obiettivo da raggiungere.

La costruzione del gruppo di lavoro (teambuilding).

Gruppo Gruppo di lavoro

Interazione, favorita Per il passaggio: Integrazione, segnata da

da - Interdipendenza,

collaborazione, fiducia,

- Coesione percezione della necessità

negoziazione continua,

- Appartenenza reciproca

condivisione. 

Il gruppo di lavoro non si evolve se lasciato a sé stesso. Ci sono variabili su cui

intervenire per costruire un gruppo di lavoro (teambuilding):

1. Variabili strutturali (operative):

1. Obiettivo: fondamentale chiarire l’obiettivo e far sì che i diversi punti di

vista costruiscano una visione più ampia, un significato del gruppo relativo

all’obiettivo.

2. Metodo: stabilire come procedere ma anche perché. Comprende come usare

il tempo, come decidere, come discutere (strutturazione a “giro di tavolo”,

“Iscriversi per parlare”, “Ruota libera”)

3. Ruoli: rappresentano le parti assegnate a ciascuno in funzione del

riconoscimento delle competenze e delle diversità.

2. Variabile della leadership: una variabile di snodo. Si parla di “leadership di

servizio”: una leadership che lavora per il raggiungimento dell’obiettivo

facilitando i processi strutturali e ha cura che tale processo si svolga in un clima

relazionale e processuale positivo.

3. Variabili processuali (relazionali):

4. Comunicazione: permette e qualifica il funzionamento del gruppo. Deve

essere coerente con gli obiettivi, operativa (funzionale all’elaborazione del

conflitto, presa di decisione ecc.), chiara e completa, situazionale. All’inizio

del lavoro può essere disfunzionale, non deve mai essere inefcace.

Richieste delle competenze comunicative: saper ascoltare, saper esporre,

essere convincenti, saper rispondere.

5. Clima: atmosfera emotiva del gruppo rilevabile sulla base di tre indicatori:

Sostegno

 Calore

 Apertura e Feedback

Capitolo 4: L’OSSERVAZIONE PER LA FORMAZIONE DELLE COMPETENZE

RELAZIONALI DELL’EDUCATORE

Slides:

Osservare non è guardare

1.

2. I rischi dell’osservazione:

«distorsione» e della parzialità dell’osservatore

 impossibilità di stabilire confini netti tra “chi osserva” e “chi viene osservato”

3. Progettare l’osservazione significa stabilire: Che cosa osservare? Dove osservare?

Quando osservare? Come osservare? Come analizzare i dati?

INFANT RESEARCH

4.1 INVESTIRE NELL’INFANZIA ed

Infant research

L’ ha dimostrato il ruolo fondamentale svolto dalle emozioni e

dall’adulto (riconoscimento, sintonizzazione) per lo sviluppo della mente infantile. È

quindi fondamentale investire nell’infanzia, sostenere genitori/familiari, formare

meglio gli educatori.

4.2 TEORIA DEL PENSIERO E DELL’APPRENDIMENTO DI W.R. BION

Il processo di apprendimento è bi-personale: la mente del bambino si auto-costruisce

attraverso la relazione con le figure di riferimento afettivo che “pensano” in sua vece

quei proto-pensieri, quelle sensazioni, che il bambino non è ancora in grado di

mentalizzare.

I bambini appena nati non hanno la “funzione alfa”, una funzione della mente che

trasforma emozioni e sensazioni trasformandole in oggetti mentali pensabili. Ila

madre accoglie i proto-pensieri, le sensazioni, del bambino e li pensa attraverso la

funzione alfa trasformandoli in oggetti pensabili. Il bambino a poco a poco, nella

relazione emotiva con la madre, interiorizza la stessa funzione alfa.

L’INFANT OBSERVATION

4.3 Infant Observation

La metodologia dell’ è un percorso formativo centrato

sull’apprendimento dall’esperienza; un tirocinio che attraverso l’osservazione vuol

sviluppare presenza mentale, relazione e auto riflessività.

I.O. = Il metodo, introdotto da E. Bick (e inserito nei programmi della Tavistock Clinic

di Londra), di osservazione diretta e partecipe del bambino durante i primi 2 anni di

vita nella sua relazione con la madre, col gruppo famigliare e all’interno della propria

casa.

Metodologia basata su tre momenti:

1. Osservazione diretta nell’interazione madre-bambino in famiglia

fare vuoto nella mente e capacità negativa (saper stare nel dubbio),

 osservazione partecipe e neutrale, esterno ed interno (si sta nella relazione

 emotiva, non si interviene),

sguardo aperto, che non opera selezioni; e accogliente, che non valuta

 consapevolezza non solo dell’oggetto ma anche dei processi che questo fa

 scaturire nell’osservatore (visione binoculare), l’osservazione infatti non è

mai oggettiva ma in essa confluiscono la realtà esterna e quella interna

dell’osservatore

auto-contenimento emotivo, non intervento

 Consapevolezza (“presenza mentale”)

2. Scrittura del protocollo dell’osservazione

Subito dopo

 Deve presentare data, ora, contesto d’inizio, soggetto osservato

 Dettagliata, in forma narrativa

 Consente di ripensare l’esperienza

3. Analisi dei protocolli in piccolo gruppo (seminario) condotto da psicoanalista o

psicoterapeuta

Attraverso un lavoro associativo si ricostruisce il senso ed il significato

 dell’esperienza

L’osservatore prende consapevolezza dei suoi vissuti emotivi e delle sue

 “griglie” con cui osserva la realtà

Si produce comprensione, auto-riflessività più profonda, apprendimento del

 nuovo e approfondimento

Smantellare ideologie e generalizzazioni ideologiche, pensare per ipotesi

 (centrale il ruolo del conduttore)

Coglie possibili modelli interpretativi

+ Capitolo 5: L’osservazione nei servizi dell’infanzia. Adattamento ai servizi educativi

dell’I.O. Tirocinio utile a sviluppare un atteggiamento riflessivo. Poggia su questi

assunti: l’apprendimento è innescato dalla riflessione sull’esperienza, la riflessione

implica un’esplicitazione dell’implicito (memoria, teorie…), l’apprendimento è

dialogico e migliore se vi è buona relazione con le persone.

Metodi e tecniche per educare_ dispensa della docente

1. L’azione educativa

L’azione educativa deve essere intenzionale e strutturata, fornita di una attrezzatura

didattica e approcci relazionali funzionanti. Educare = supportare la propria azione

con modelli pedagogici di riferimento (ped. generale) e strumenti di progettazione,

programmazione e conduzione dell’attività (didattica).

2. Il processo di apprendimento

L’azione educativa è finalizzata a generare processi di apprendimento. Partire quindi

dal conoscere come si apprende e cosa vuol dire apprendere. Principi che governano il

processo di apprendimento:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DorotyLisa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e progettazione educativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Bertazzoni Cristina.

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