Comunicazione politica
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Esplorazione del linguaggio politico ed approfondimento del concetto di populismo all'interno della comunicazione politica
Cos'è il linguaggio politico e come viene affrontato secondo i piani della scienza politica?
Il linguaggio politico viene studiato in diverse discipline (antropologico, filosofico...). Con l'avvento dei mezzi di comunicazione di massa il linguaggio politico si è evoluto (prima radio e TV e poi Digital Media).
Cosa significa studiare il linguaggio politico dal punto di vista politico?
Per uno scienziato politico è importante studiare il linguaggio politico per studiare il rapporto tra il linguaggio e la politica stessa. Il linguaggio politico non è mai casuale ma è influenzato da fattori riguardanti la politica stessa. Lo stile comunicativo dei politici varia a seconda della situazione in cui si trova. Ci sono fattori extra linguistici che inducono un politico a parlare in un certo modo, anziché in un altro, quindi il compito dello scienziato politico è fare luce su questi fattori. Non esistono linguaggi giusti o sbagliati, ma esistono fattori che motivano quel tipo di linguaggio.
I due pregiudizi sul linguaggio politico che si contrappongono al modo corretto di studiare il linguaggio politico sono:
- Panpoliticismo: Non esiste un linguaggio politico distinto dagli altri, ma esiste un unico linguaggio in quanto tale. Non esiste distinzione tra linguaggi. Questo ragionamento è sbagliato perché significherebbe che la politica non sarebbe una sfera circoscritta, ma sarebbe ovunque. La politica invece è una sfera autonoma e circoscritta.
- Patologismo: Il linguaggio politico esiste, ma è oscuro e manipolatorio, edulcora la realtà, quindi è malato. I teorici di questo linguaggio sbagliano perché valutano e il linguaggio politico secondo un criterio etico, logico e razionale, ma non scientifico. In questo modo si descrive il linguaggio ma non lo si spiega.
Alcuni scienziati politici cadono nel patologismo quando fanno coincidere il linguaggio politico con l'oratoria, ossia l'arte di saper parlare. Il linguaggio politico è fatto anche di oratoria, ma affermare che si tratti solamente di oratoria significherebbe dire che il linguaggio politico è solamente persuasivo. Non tutto il linguaggio è persuasivo. Non tutto il linguaggio persuasivo è politico. Es: Quando un ministro o un capo di partito da un ordine ad un suo sottoposto è un linguaggio politico, ma non è persuasivo.
Gli elementi extralinguistici che ci aiutano a comprendere il linguaggio politico si collocano all'interno di tre contesti:
- I regimi (democratici e non, assoluti e non, monarchici e non): Il regime politico che vige in un paese, influenza il linguaggio politico. Es: in un regime democratico, essendo che si basa sull'uguaglianza è il linguaggio che marca la vicinanza al popolo, mentre in un regime monarchico è l'opposto.
- I ruoli: L'assunzione a determinati ruoli di potere influenza il linguaggio politico.
- Le situazioni: La situazione in cui il paese si trova e l'avvento di determinati avvenimenti, influenza il linguaggio dei politici. Es: in tempo di guerra un politico parlerà diversamente rispetto a periodi di pace. Churchill ad esempio, in tempo di guerra è stato leader stimato e capace di guidare gli alleati alla vittoria, mentre finita la guerra ha perso le elezioni.
Studio del populismo (Libro Chiapponi)
Premessa
Le definizioni di Destra e Sinistra nascono nel 1789, dopo la deposizione del re nascedurante l'assemblea dei rappresentanti del popolo. Coloro che volevano mantenere la monarchia si sono seduti alla destra del re, coloro che volevano la condanna del re ed una nuova forma di governo alla sinistra (tra cui giacobini e Robespierre). Nell'ottocento queste definizioni hanno preso una connotazione più economica che poi hanno preso diversi significati a seconda del contesto storico ed economico. Storicamente operai si collocano a sinistra, e partiti tradizionalisti, conservatori e confessionali si collocano a destra.
Storicamente i partiti populisti sono quasi sempre stati collocati a destra, ma non è così. Tra gli elettori di partiti populisti come il Movimento a 5 Stelle, ci sono elettori provenienti da sinistra, alcune ideologie espresse dal partito però possono rispecchiare la destra. Esempi simili si possono trovare anche in altri movimenti politici populisti, per questo categorizzandoli all'interno delle categorie destra-sinistra, si rischierebbe di non comprenderli e di non capire il perché del loro successo.
Il populismo storicamente è stato concepito in tre modi:
- Come regime
- Come sistema ideale di pensiero ideologico
- Come stile politico e comunicativo
Il populismo come regime
Molti autori hanno concepito il populismo come forma di regime, anche se con caratteristiche differenti.
William Kornhauser
Sociologo tedesco emigrato negli Usa con l'avvento del nazismo (suo libro: «Il populismo nella società di massa»). I suoi studi si sono concentrati sui punti di forza e di debolezza sulle istituzioni democratiche nelle società di massa. Lui affermava che le istituzioni della democrazia sono forti quando hanno un forte sostegno dalla società. Da un punto di vista politico, le società, anche quelle democratiche, sono suddivise in élite e non élite (chi ha il potere politico e chi non ce l'ha). Basandoci su questa suddivisione possiamo classificare la società a sua volta in base a due criteri:
- Accessibilità delle élite: Qual è il grado in cui quelli che non hanno potere possono accedere e rivolgersi a chi ha potere. In una società democratica questa disponibilità è tendenzialmente alta poiché attraverso vari modi i non élite possono far pervenire a chi detiene il potere le loro richieste
- Disponibilità delle non élite: La misura in cui i non élite sono organizzate in gruppi in cui si articola il pluralismo sociale (Es; gruppi, movimenti, associazioni di vario tipo ma non politici). Quanto più le non élite sono organizzati in gruppi in cui si articola il pluralismo sociale tanto meno sono disponibili (liberi da legami). Tanto più le non élite sono disponibili, tanto meno sono organizzate in gruppo.
Di conseguenza possiamo suddividere la società in:
- Società pluralista: Elevato grado di accessibilità delle élite, basso grado disponibilità delle non élite. (= società democratica)
- Società di massa: Elevato grado sia delle accessibilità delle élite e sia della disponibilità delle non élite, quindi ci sono masse di persone libere da legami (culturali, interessi comuni, associazioni ecc...) e facilmente disponibili ad essere mobilitate e manipolate dalle élite, trattandole come una massa indistinta.
Il regime in questo modo è ancora democratico, ma debole quindi destinato a crollare. La democrazia populista secondo Kornhauser si fonda sulla società di massa. Es: Repubblica di Weimar in cui Hitler è riuscito manipolare le persone, influenzarle e a vincere le elezioni in maniera democratica. Secondo le ideologie populiste le istituzioni sono delle strutture, e quindi nemiche della società. I movimenti populisti hanno quindi istituzioni molto deboli, non avendo strutture indipendenti dalla volontà del leader. Tutte le istituzioni che si pongono tra leader e popolo sono un ostacolo e vanno eliminate. La democrazia liberale è una forma di governo tendenzialmente stabile, mentre la democrazia populista ha una base precaria che pur essendo ancora democratica, può trasformarsi in altro.
Gino Germani
Gino Germani ha delle differenze con Kornhauser:
- A differenza di Kornhauser, la sua teoria si basa sulle caratteristiche e non sulle istituzioni.
- Secondo Kornhauser il regime populista è ancora democratico, secondo Germani invece no, prendendo come esempio il Peronismo in Argentina (1946-55).
Peronismo, regime instaurato da Juan Domingo Peron (militare argentino). Durante la guerra Peron era ministro, viaggiò in Europa e ammirava Mussolini. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l'Argentina esce alleata con l'Asse (simpatizzante regimi dittatoriali), in Argentina si verifica una sorta di embrionanza politica tra partiti, ma come altre volte in passato, l'esercito fa decadere il potere. Peron era in carcere, ma esce grazie alla moglie. In una competizione elettorale democratica, Peron esce dal carcere instaurando un potere dittatoriale, abolendo i sindacati di altri partiti. Il suo regime si basava su un forte assistenzialismo, su una giornata lavorativa di 8 ore (stile fascismo italiano). Peron decade quando perde l'appoggio della Chiesa e dell'esercito.
Germani affermava che il periodo di modernizzazione (passaggio da stadio premoderno a moderno: aumento tasso urbanizzazione, tasso istruzione, passaggio da economia agricola a industriale...), a causa dello stress sociale che provocava nella società, definito crisi di modernizzazione, ha favoreggiato l'instaurarsi di regimi non democratici. La crisi di modernizzazione trasforma gli individui in massa a causa dei cambiamenti che essi si ritrovano ad affrontare (processi migratori dalle campagne alle città, cambiamenti nella vita quotidiana, necessità di spostarsi per andare a lavorare). Tutto questi processi spianano il terreno ad una mobilitazione politica che può essere di due tipi:
- Mobilitazione psicologica: Sganciamento dell'individuo dalla sua mobilità precedente ed esposizione a nuove forme di mobilitazione politica. Gli individui vengono privati dalla loro identità precedente, senza assumerne una nuova.
- Mobilitazione oggettiva: L'individuo privato della sua identità, ne assume una nuova. La mobilitazione psicologica è uno stato interno all'individuo, quella oggettiva invece è tangibile.
Il passaggio dalla mobilitazione psicologica a quella oggettiva non è automatico, potendosi sfociare quindi nell'apatia, ossia un assorbimento delle masse in canali non politici. Infatti per il passaggio dalla mobilitazione psicologica a quella politica, secondo Germani devono avvenire due condizioni (mobilitazione psicologica + questi fattori = mobilitazione oggettiva):
- Il ruolo giocato dalle élite politiche: I leader devono essere capaci di porsi alla testa dei movimenti nati durante la mobilitazione politica. Per essere leader efficaci e credibili i leader devono aver subito esperienze simili (privazioni, sofferenze, mobilitazione psicologica...) della società che si pongono di guidare.
- La disponibilità di ideologie adeguate (populismo nazionale): Le élite non democratiche nate durante le esperienze di modernizzazione, sono la soluzione più adatte per il determinato contesto storico e sociale in cui si diffondono, per evitare il disintegrarsi della società, e l'esempio più evidente è il Peronismo in Argentina. Il regime nazional populista ha successo perché integra le fasce di società, garantendogli diritti che prima non avevano (es: diritto di voto), anche se in un carattere tutt'altro che democratico.
L'approccio di Germani è importante perché ha messo in luce determinati aspetti :
- L'analisi di contesto: L'esperienza populista ha avuto successo per via del luogo e del contesto in cui si è sviluppata.
- L'importanza del leader: Ha avuto successo perché è avvenuto con un certo tipo di leader.
- Il carattere di protesta: Ha riguardato coloro che sono sempre stati esclusi dal potere, garantendogli diritti che prima non avevano.
- Carattere interclassista: Si è posto di rappresentare tutto il popolo e non determinate classi, non escludendo nessuno (benessere collettivo).
Margaret Canovan
Lei è stata la prima che ha suddiviso il populismo in democrazia populista e dittatura populista, alternative che non stanno sullo stesso piano.
- Dittatura populista: È caratterizzata da un leader carismatico che attacca e conquista il potere in nome del popolo, trascinandosi davanti a sé molto consenso, trasformandolo in un regime concentrato su se stesso.
- Democrazia populista: Non ha un leader, ma si pone l'obiettivo di tradurre empiricamente il volere del popolo introducendo molti elementi di democrazia diretta.
La Canovan ha posto nella categoria della dittatura populista sia il dittatore argentino Peron e sia il governatore Long, (governatore della Louisiana dal 1928 al 1932 eletto democraticamente, successivamente senatore, e poi ucciso brutalmente) perché in epoca di crisi (economica, politica, sociale...) hanno fatto leva sulle fasce sociali escluse per raggiungere il potere e lo hanno esercitato in modo spregiudicato. Tra i due però vi è stata una differenza sostanziale: mentre in Argentina gli oppositori di Peron venivano perseguitati, in Louisiana gli oppositori di Long, potevano esercitare democraticamente il loro dissenso, proprio per questo motivo questo approccio al concetto di dittatura populista è sbagliato.
Peter Mair
Parla della democrazia populista in maniera differente rispetto agli altri, per lui la democrazia populista (o democrazia senza partiti) è un approccio stabile e non vulnerabile, a differenza di Kornhauser che la considera una situazione transitoria, e riguarda soprattutto le democrazie mature e consolidate con una lunga storia alle spalle. La democrazia moderna è sempre rappresentativa e si configura in quanto vi è una costituzione che ne detta le norme. La democrazia rappresentativa è un compromesso da un pilastro popolare e pilastro costituzionale, che generano un equilibrio che varia a seconda del caso. La teoria di Mair afferma che tutte le democrazie moderne (in particolare europee del XX secolo) hanno un elemento comune, ossia che il pilastro costituzionale cresce a discapito di quello popolare. I partiti per molto tempo hanno svolto un ruolo di mediazione tra cittadini ed istituzioni, per molti anni infatti l'appoggio dei cittadini alle istituzioni è avvenuto proprio tramite i partiti. Un partito che funziona bene, raccoglie gli interessi dei cittadini e quando governa li tutela correttamente. La democrazia che intende Mair, quindi è quella dei partiti, ed ha alcune caratteristiche:
- Il collegamento principale tra cittadini e governo sono i partiti stessi, rapporto che si manifesta maggiormente nel periodo delle elezioni.
- Un elettorato non omogeneo con interessi diversi, infatti a seconda della classe sociale di appartenenza. I partiti tengono conto di questi interessi. I partiti che vincono realizzeranno il loro programma, i partiti che perdono, accetteranno che i partiti che vincono rappresentano alcuni interessi ed escludendone altre.
Questo tipo di democrazia, però, non funziona più. Il carattere di parte del processo di rappresentanza dei partiti ha subito un'erosione, per alcune cause:
- Omogeneizzazione dei partiti politici: I programmi dei partiti sono pressoché molto simili, nonostante il differente orientamento politico. I principali partiti di destra e sinistra convergono su molti punti, quindi questa differenza viene eliminata. Tutto questo avviene perché i partiti non puntano più ad ottenere consensi solo dai loro simpatizzanti, ma da tutti per raggiungere la maggioranza necessaria a governare (=catch all). Di conseguenza, una volta arrivati al governo, tutti i partiti si comportano in maniera uguale.
- Funzionamento dei partiti stessi: I partiti hanno lentamente abbandonato il loro carattere di rappresentanza e di coinvolgimento del popolo, rafforzando il loro carattere di controllo sulle istituzioni, spostando la loro attenzione dal popolo alle istituzioni ed al potere. La loro attenzione si sposta dal carattere popolare al carattere costituzionale.
Lo spostamento della democrazia dal carattere popolare al carattere istituzionale, è la principale causa della nascita delle democrazie populiste, ossia senza partiti, che sono tali e funzionano proprio perché tutte le caratteristiche della democrazia partitica si sono ribaltate. Quindi, secondo Mair le principali caratteristiche di una democrazia populista sono:
- Non c'è più mediazione tra cittadini ed istituzioni, perché i partiti hanno rinunciato a questo ruolo.
- Il corpo elettorale viene percepito come omogeneo, quindi con interessi simili e senza differenze sostanziali, di conseguenza sparisce la lotta tra i partiti che promuovono interessi di parte.
Quanto più aumenta l'indifferenza e l'apatia politica da parte della popolazione, tanto più da parte delle istituzioni è facile imporre una democrazia senza partiti. Per Mair uno dei maggiori esempi di questa tipologia di democrazia è la Gran Bretagna di Tony Blair.
Il populismo come sistema di idee
Tra gli autori che hanno definito il populismo come sistema di idee vi sono:
Edward Shils
Secondo lui il populismo è una tradizione ideale assimilata nel settore ideologico americano, come il razzismo e la xenofobia. Shils vede nel Maccartismo una delle identificazioni storiche del populismo.
*Maccartismo clima ideologico attuato dal senatore americano Joseph McCarthy negli anni cinquanta che effettuò una campagna di condanna nei confronti di coloro che venivano sospettati di essere comunisti o simpatizzanti del regime comunista.
Shils definisce il populismo in due modi:
- Il populismo afferma che la volontà del popolo in quanto tale ha più valore di ogni altra norma, il populismo identifica la volontà del popolo con la giustizia e la moralità.
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