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sull'attribuzione al leader di doti quasi sovrannaturali. La leadership carismatica muore con il

leader stesso. Un movimento populista è sempre caratterizzato da una forte leadership ma la

leadership non è per forza carismatico.

Antipolitica

Ci sono nel lessico delle scienze sociali dei termini che vengono definiti populismo che

populismo non sono, il principale di questi termini è antipolitica, che è un certo tipo di

linguaggio o un insieme di idee, anche molto diverse, accomunate da un unico aspetto, ossia

l'ostilità della politica.

• Il linguaggio antipolitico può essere usato sia dagli attori populisti e sia da coloro che

populisti, l'uso di questo tipo di linguaggio non è sinonimo di populismo ma è una

delle caratteristiche del populismo.

• Il pensiero antipolitico: Le concezioni antipolitiche sono tutte accomunate

dall'ostilità verso la politica ma in modo diverso. Ci sono coloro che definiscono la

politica come una serie di azioni inconcludenti (fine della politica) e che altre sfere

possono svolgere in modo migliore l'attività politica.

Populismo e antipolitica hanno in comune la visione negativa. La visione del populismo è più

ristretta e più ampia. La visione politica del populismo non è contraria alla politica in quanto

tale, ma sono verso una parte élitaria della politica, nel contempo è più ampia perché la loro

contrarietà non è solo verso le élite politica, ma verso ogni tipo di élite. L'obiettivo del

populismo non è eliminare la politica o subordinare la politica ad altri che politici non sono,

ma è quello di ridurre la distanza tra governanti e governati. L'antidoto della politica per i

populisti è il popolo, l'obiettivo degli antipolitici invece è subordinare la politica ad altre sfere

(economia, finanza ecc...). Populismo e antipolitica sono due fenomeni diversi che possono

avere punti di contatto.

Demagogia

Termine derivato dall'antica grecia che ha due significati, uno che significa «guida del

popolo» e designa la funzione della leadership, ed un altro che ha una connotazione più

negativa indicando la parte più negativa della società. Nell'antica grecia il demagogo era colui

che in assemblea, attraverso l'uso della parola, riusciva ad imporre la propria idea e

conquistare il consenso dell'assemblea stessa, puntando su basi emotive. I demagoghi sono

coloro che puntano a conquistare il consenso facendo senso sulle emozioni, e questo punto è

in comune con il populismo.

(Lezione 11)

Bonapartismo

Designa una politica internazionale aggressiva o un tipo di potere politico che si instaura in

un governo dove il parlamento è primo di facoltà. Il vero potere è in mano all'esecutivo, una

persona carismatica, generalmente. Il parlamento è un drappello formale. Il parlamento ha un

rapporto piuttosto lento con i governato. Un sinonimo di Bonapartismo è Cesarismo. Spesso

questi leader che monopolizzano il potere, chiedono al popolo di essere legittimati attraverso

un referendum il cui scopo è solo di confermare il loro potere. Questa tecnica si chiama

Plebiscitarismo, che appunto non è una forma di potere ma solamente una tecnica per

mantenere il potere. Bonapartismo, Cesarismo e Populismo hanno in comune il rapporto

diretto tra leader e seguaci, ma sono comunque concetti differenti. Molti leader populisti

vengono accusati di bonapartismo e cesarismo.

Mitizzazione del popolo:

I populisti affermano che l'astrazione del popolo nelle costituzioni è un'altra mitizzazione.

Capire se un popolo è ceto, classe ecc… è inutile. Il fatto che un popolo sia un'entità sfumata

diventa qualcosa di positivo, è la leva che permette di aumentare la ricezione del consenso.

Non si possono porre limiti che imbriglino il potere del popolo. È materia di accostamento

empirico dire se i populisti sono pro-sistema o anti-sistema. In nessun caso l'andata populista

ha stravolto il sistema portandolo a diventare democratico. Quando un regime è democratico

è nuovo o non stabile, la situazione può essere diversa. L'antagonismo verso le istituzioni è

un dato generale del populismo. Questa retorica può essere intesa come contro un certo tipo

di rappresentanza a favore di un'altra (specchio). A capo di movimenti simili vi è un leader

personalizzato che monopolizza nelle sue mani il potere, non per forza deve essere

carismatico.

Quali sono i fattori che alimentano il potere del populismo in democrazia?

Il populismo in democrazia è sempre possibile. Qualsiasi imprenditore politico in democrazia

può giocare la carta del populismo, bisogna vedere se tutto ciò ha successo. Ci sono però

democrazie, dove questi movimenti populisti hanno successo, e democrazie dove questo non

accade; alcuni dove il successo è contenuto, ed altri dove invece non hanno successo per

niente. Quest'osservazione fa comprendere che la democrazia non ha barriere all'insorgenza

del fenomeno populista, ma la democrazia di per se non è sufficiente, ci devono essere altri

fattori più specifici che nutrono il successo di questi movimenti in alcune democrazie e non

in altri, in alcuni contesti democratici e non in altri. Per comprendere ciò è necessario

spostare l'attenzione dai fattori strutturali ai fattori processuali del regime democratico.

*I fattori strutturali consistono nell'articolazione del regime (valori del regime, regole del

gioco, insieme delle istituzioni). I fenomeni processuali sono tutti quei dinamismi che

fruiscono dentro la struttura del regime senza modificarla.

NO CAPITOLI 4-5-6

Cos'è che rende alcuni contesti nazionali più favorevoli alla mobilitazione populista ed

altri meno favorevoli?

Studiosi che hanno tentato di studiare questo fenomeno:

Betz

Il populismo è un fenomeno che prende piede in un contesto dove il sistema di capitalismo

non è più quello post-industriale, ma è un nuovo sistema dove c'è una maggiore

individualizzazione dei rischi, cioè non è più garantita la protezione sociale di massa. La fase

del capitalismo industriale di massa degli anni cinquanta e sessanta era una fase dove tutti

lavoravano, quindi la popolazione aveva una serie di aspettative verso la società, dagli anni

settanta il quadro è cambiato, e si è prodotta una società dove i rischi sono aumentati e

ognuno ha dovuto fare leva maggiormente su se stesso anziché sulla società come avveniva

precedentemente. Questi cambiamenti non colpiscono tutti i cittadini, ma solo certi segmenti

sociali che sono ben determinati per caratteristiche socio democratiche, definiti da Betz

“sconfitti della globalizzazione” cioè operai maschi non specializzato che pur non formando

un concetto politico unitario, sono quelli sulla cui crisi economica pesa di più e quindi a

livello politico sono un serbatoio di voti potenzialmente disponibili per i populisti.

Storicamente queste vittime della globalizzazione hanno sempre votato per appartenenza

votando quasi sempre i movimenti di rappresentazione operaia, oggi, però il voto non avviene

più per rappresentazione sociale ma per Issue, cioè non si vota più per appartenenza ma per

la posizione dei singoli partiti sulle singole questioni che interessano ai cittadini. Per Betz

bisogna distinguere dal successo iniziale del movimento populista, e dal successo che

successivamente permane nel tempo. Per quanto riguarda il successo iniziale questo è

collegato a quanto già detto, assieme a sentimenti di insofferenza verso partiti, istituzioni

ecc… (deterioramento del rapporto tra governanti e governati). Questo risentimento può

sfociare verso l'astensionismo oppure verso una mobilitazione da parte dei movimenti

populisti, che monopolizzano questo sentimento a loro favore per farsi portavoce di queste

classi sociali. Questo secondo Betz è il fattore del successo iniziale del populismo. Nel

momento in cui accade questo, i percorsi dei movimenti populisti si differenziano, ci sono

coloro che sono in grado di mantenere questo successo, e coloro che non sono in grado di

mantenerlo.

(Lezione 12)

Nel lungo periodo i partiti populisti ottengono risultati migliori se sono percepiti dal popolo

come efficaci, cioè capaci di farsi carico di determinate questioni e di risolverle, ottenendo

risultati concreti e verificabili. Questo è possibile quando il movimento populista detiene il

controllo su un singolo tema (issue) sul quale gli altri partiti hanno difficoltà a competere o

non prendono posizione. Nei sistemi politici continentali spesso questo tema coincide con

l'immigrazione, sul quale si basa l'ascesa su questi movimenti, risultando un fattore

determinante per la scelta da parte degli elettori. Questo, però non significa che essi siano

movimenti monotematici, e la singola posizione su un singolo argomento non è l'unico fattore

che determina il loro successo. Nei confronti di questo tema devono essere compatti e dare

risposte concrete. Quindi in sostanza i fattori che decretano a lungo termine il successo di un

movimento populista:

monopolizzare un tema

• risultare compatti e senza divisioni nei confronti di questo tema

• dare risposte concrete nel momento in cui sono al governo

Se succede che, invece giunti al governo questi movimenti non riescono a dare risposte

concrete su quanto promesso in fase elettorale, inevitabilmente si va incontro ad una perdita

di voti ed il consenso viene meno. Questa è quindi la spiegazione sul perché in alcuni contesti

i movimenti populisti continuano ad avere successo, ed in altri no.

Le condizioni con cui Betz descrive sia la conquista e sia il mantenimento del consenso del

potere da parte dei movimenti populisti non sempre corrispondono alla realtà, in particolare la

parte riguardante l'ottenimento del potere attraverso la rabbia e il risentimento nei confronti

della politica:

Il risentimento e l'insofferenza sono presenti in tutti i Paesi, ma i movimenti populisti

• non hanno successo ovunque.

La teoria di Betz, indirettamente, afferma che i movimenti populisti quando nascono

• non hanno rappresentanza istituzionale, nascendo fuori dalle istituzioni ed entrandoci

una volta ottenuto il consenso, ma questa spiegazione riguarda solo una parte dei

movimenti populisti. Sono numerosi infatti i casi di movimenti pre-esistenti che

assumono un'identità populista

Per quanto riguarda la parte della perdita del consenso in seguito al non mantenimento delle

promesse, ci sono esempi (es; Lega Nord nel '96) che nonostante non mantengano le

promesse, rimangono comunque al governo.

Taggart

Lo schema di Taggart ha diversi punti in comune con quello di Betz ed è incentrato sul

concetto di cartel politics ossia cartelizzazione. Anche lui prende come riferimento i sistemi

politici moderni dell'Europa Occidentale ponendo l'attenzione sui nuovi partiti di protesta che

comprendono sia i populisti e sia i new politics (sinistra extramarxista, ambientalista, syriza

greca ecc…).

Il primo motivo che spinge gli elettori a votarli è il passaggio dall'economia industriale a post

industriale (come Betz). Per Taggart la politica è un mercato (come l'economia) che

comprende domanda (cittadini) e offerta (produttori = forze politiche, leader).

Il passaggio dall'economia industriale a post industriale implica innanzitutto:

dal punto di vista della domanda un deallineamento del comportamento elettorale

• (diminuzione della distanza tra destra e sinistra) ; acquisiscono maggior rilevanza

tematiche post-materialistiche (non più divisioni su argomenti di natura economica e

sulla distribuzione dei beni, ma assumono maggior rilevanza argomenti quali diritti

civili, divorzio ecc..)

Dal punto di vista dell'offerta i partiti tendono a formare dei cartelli, ossia degli

• accordi per spartirsi i ruoli di potere, traendone un vantaggio (cartelizzazione del

potere). Lo scopo di questo oligopolio (accordo, cartelli) è quello di tenere fuori dal

potere i nuovi movimenti, per mantenere i ruoli di potere. Questo comporta che gli

attori politici, pur apparentemente di orientamento diversi, arriveranno a proporre

un'offerta sempre più simile.

Secondo Taggart, tanto più è presente questa cartellizzazione, tanto più è maggiore il

successo dei movimenti populisti. Ci sono paesi dove la tendenza alla cartellizzazione è più

accentuata (Italia, Austria ecc…) e paesi dove lo è meno (paesi scandinavi: Svezia,

Danimarca ecc…). Di conseguenza lo schema di Taggart afferma che, dove è più forte la

cartellizzazione tanto è più forte il successo populista.

Sulla base di questo schema, chi è dentro questo cartello non avrebbe alcun vantaggio ad

uscirne. Nella realtà, però, accade altro. Sono diversi i casi di coloro che sono usciti dal

cartello, per poi rientrare avvantaggiati. Il vantaggio quindi di uscire dal cartello è andare

incontro per fare leva sui flussi elettorali esterni al cartello (astensionisti, delusi…). Lo

scherma di Taggart quindi non è applicabile in modo generico, ma può aiutare nella

comprensione dell'ascesa del populismo.

I partiti parte della cartelizzazione, vengono spesso definiti dai partiti populisti provenienti

dall'esterno “casta” (es; campagna M5S 2013).

(Lezione 13)

Kitchelt

Affermava che ci sono una determinata fascia di elettori che cercano dalla politica un

determinato bene (vedi appunti precedenti). Secondo Kitchelt è importante che dal lato

dell'offerta politica ci sia:

una convergenza tra destra e sinistra (diminuzione della distanza ideologica,

• comportamenti simili = concetto simile alla cartellizzazione),

Uno compenetrazione tra sfera politica e sfera economica con relativi scambi

• clientelari e corruzione (es; Italia Tangentopoli 1992)

Tutto ciò crea del malcontento dal lato dell'elettorato e getta le basi per l'avvento di

movimenti populisti antistatalisti e di destra radicale.

La transizione economica e la crisi economica rende evidente all'opinione pubblica

l'inefficienza delle strutture pubblica, lo scambio clientelare tra politica ed economia, la

corruzione, lo spreco delle risorse che sono sempre stati presenti. Questi avvenimenti gettano

le basi proprio per il successo di determinati movimenti che sulla lotta a queste condizioni

gettano la loro campagna elettorale, essi, però una volta giunti al governo perdono consensi

perché diventano corresponsabili della politica e del sistema; gli elettori perdono quindi la

fiducia nei loro confronti.

Uno degli aspetti poco chiari della teoria di Kitchelt è il concetto di convergenza tra destra e

sinistra che risulta generico ed al suo interno può comprendere molte cose, altrettanto

generico è quando parla della ricerca da parte degli elettori di un determinato bene dal punto

di vista politico, e del fatto che una volta che i movimenti populisti offrono questo bene il

loro successo è automatico. Kitchelt non tiene conto della diversità del sistema delle

istituzioni nei vari Paesi che non ovunque hanno la stessa stabilità. Le istituzioni orientano il

comportamento dei partiti; in un Paese con le istituzioni deboli, il potere non è concentrato

solo al loro interno e quindi c'è maggiore vulnerabilità nei confronti di fenomeni di protesta.

La debolezza del sistema quindi è una delle basi dell'instaurarsi di movimenti populisti

antistituzionali e del loro consenso. Un sistema istituzionale forte e stabile controlla e argina i

comportamenti politici

(Lezione 14)

Perché i i movimenti populisti hanno successo, e perché hanno più successo in alcuni

contesti rispetto ad altri (variabilità)? - conclusioni finali - (domanda importantissima

per l'esame)

Variabili generali ed imprescindibili che spiegano il successo dei movimenti populisti:

1. Le congiunture critiche (periodi di crisi) sono un terreno particolarmente favorevole

alla mobilitazione populista, perché è in questi periodi che i governi democratici sono

sottoposti a pressioni straordinarie, periodi in cui aumentano le domande da parte dei

cittadini e della società nei confronti della politica (aumento disoccupazione, rischi

sociali e problemi varie) nel contempo da parte dei governi diminuiscono le risposte a

disposizione per fronteggiare questi problemi. Da una parte aumentano le domande e

dall'altra diminuiscono le risposte, Una delle primissime conseguenze di questo

problema è la perdita di consensi dei governi in carica, mentre aumentano nei

confronti dei partiti di opposizione, in particolar modo populisti che nella crisi

trovano il loro primo fattore di successo. I primi partiti populisti in Europa sono nati

in Danimarca e Norvegia per fronteggiare la crisi del dopoguerra,

2. Il secondo fattore di successo dei partiti populisti è la fine della politica ideologica

(libertà dalle fedeltà ideologiche, scomparsa dell'appartenenza politica destra-sinistra,

tracollo dei partiti comunisti = gli elettori non si sentono più appartenenti ad un

determinato schieramento politico o ideologia). I partiti populisti puntano sul concetto

di popolo e non chiedono più un'appartenenza ideologica. I partiti tendevano ad

assegnare un'identità ideologica ai loro sostenitori. (Es; comunisti che venivano

definiti compagni = una volta liberato dell'identità di “compagno” diventa popolo)

Variabili che spiegano il successo dei movimenti populisti in alcuni contesti rispetto ad altri:

Sia in Danimarca che in Norvegia tra il 1945 e 1973 si sono susseguiti eventi simili:

politica è consensuale = cioè il governo stipula accordi con i principali gruppi di

• pressioni emanando leggi condivise da tutti

dominanza del partito social-democratico ad eccezione di brevi ed instabili intervalli

Di conseguenza si è sviluppata la convinzione che:

Non c'è alternativa al partito social-democratico, in quanto gli avversari politici, nelle brevi

parentesi di governo non sono riusciti ad ottenere la stessa stabilità e consensualità.

Nel 1973 il malcontento ha favorito la nascita di movimenti populisti e di protesta.

Dopo il 1973 l'alternanza di governi nazional-populisti e brevi ed instabili parentesi borghesi

sono continuate ed il consenso populista è infatti aumentato.

Generalizzando quindi:

In un periodo di crisi dove la politica ideologica è in crisi, il sentimento che non esiste

un'alternativa valida al sistema presente, il sentimento di protesta, il malcontento favorisce la

formazione di movimenti populisti

Questa definizione, seppur in maniera diversa e contestualizzata, può applicarsi a diversi stati

europei (Es; Belgio, Italia, Francia, Olanda, Svezia). Nei Paesi dove non c'è la percezione di

assenza di alternativa e dove la politica esistente è in grado di dare risposte concrete ai

cittadini (Es; Gran Bretagna, Germania) i movimenti populisti non hanno avuto successo.

(Lezione 15)

Il Movimento a Cinque Stelle (dispensa)

Il Populismo 2.0 (saggio Chiapponi)

Il punto di riferimento del M5S è Beppe Grillo, e già dal 2012, quando il movimento era

all'inizio del suo successo si riscontrano tutte le invarianti del populismo; l'appello al popolo,

l'antiélitismo e una leadership personalizzata. Già da allora, però, si registrano i primi

dissensi da parte di alcuni che rivendicano una propria autonomia. Quindi, non è formato solo

da un seguito di delusi dalla classe politica, alienati ecc ma anche da soggetti attivi e

propositivi il cui obiettivo è la rigenerazione del controllo democratico degli elettori sugli

eletti. Rispetto ad altri movimenti populisti (es; Lega Nord) i seguaci non sono disposti ad

accettare tutte le decisioni del leader. Si tratta quindi di un soggetto politico originale, almeno

in Italia, anche per il suo utilizzo del web. Non si può parlare di leadership senza parlare di

Grillo, e non si può parlare di Grillo senza parlare di personalizzazione della politica cioè che

la politica non viene più vista dai cittadini come arena di scontro tra idee diverse, come in

passato, ma tra personalità diverse. Oggi i partiti sono personali, cioè è impossibile

distinguere il partito dalla faccia del suo leader, e la faccia del leader dal partito. Il leader

rappresentando la “faccia del partito” ha pieno controllo del suo soggetto politico, ed i

meccanismi interni premiano la fedeltà allo stesso leader. In Italia la personalizzazione dei

partiti si riscontra pressoché in tutti i partiti.

I partiti populisti, però hanno un maggior legame con la personalizzazione dei partiti, perché

ber via della loro natura hanno già un forte attaccamento al leader, quindi è molto più facile

sfruttare l'onda della personalizzazione, non avendo bisogno di riconvertire la loro struttura a

questo scopo. Più i populisti hanno successo, e più la personalizzazione diventa un dato

strutturale di quei sistemi. Personalizzazione dei partiti, però, non è sinonimo di leadership

carismatica. Tutti i populisti hanno una leadership fortemente personalizzata e sono partiti

personali, ma non per forza hanno un potere carismatico. Ad esempio nel M5S non c'è una

leadership carismatica, in quanto le decisioni di Grillo, pur essendo il fondatore ed il capo

(anche se lui non si definisce tale) sono spesso messe in discussione dai suoi sostenitori.

La causa di ciò è da ricercarsi nell'utilizzo del Web. Il M5S è nato dal blog beppegrillo.it, la

sua abilità è stata nell'aver utilizzato il web per mobilitare gli utenti e dare vita ad un soggetto

politico. A differenza degli altri politici, dove il sito internet era solo una vetrina, nel M5S il

blog è stata la struttura fondamentale dove è nato il tutto, trasformando gli utenti online, che

nel blog avevano la possibilità di interagire e parlare direttamente col capo, in aderenti

politici. Questo legame stabilito online da Grillo, però, non è un legame carismatico. In un

legame carismatico un leader crede che sia suo dovere comandare ed i seguaci loro dovere

obbedire, nel M5S non è così, essendosi creata un'area di dissenso fin dall'inizio. Le

espulsione nel Movimento possono prestarsi ad una duplice lettura; da una parte una forza

della leadership che espelle chi non si uniforma, e dall'altra una leadership che non è in grado

di controllare i sostenitori. L'espulsione è un sintomo più di debolezza che di forza. La causa

di tutto ciò è da ricercarsi proprio nell'utilizzo del web dove viene esaltata l'orizzontalità,

ossia l'uguaglianza di tutti gli utenti che possono esprimere in ugual modo la loro opinione, e

questi utenti non hanno dei confini ben definiti. Nel passaggio da virtuale (online) a

movimento reale (offline), l'orizzontalità si è persa. La radice della debolezza di Grillo sta nel

movimento nato online in un blog basato sull'orizzontalità alla trasformazione in verticale nel

momento in cui è passato da online a offline, quindi nel non essere riuscito a mantenere

l'orizzontalità. La leadership di Grillo quindi si può definire agitatoria nel senso che il leader

“impugna” la battaglia contro il leader e le istituzioni, fuori dal potere, ma fatica a mantenere

la totale disciplina nel partito, quindi la leadership è debole.

Chi sono coloro che si avvicinano al blog e hanno un primo accesso al Movimento?

Fin dall'inizio sembra stabilirsi un rapporto utilitaristico di Grillo, la gente si iscrive al blog

perché trovano in esso un mezzo di comunicazione che non hanno, e l'orizzontalità. In poche

parole Grillo e Casaleggio trovano in esso il mezzo per essere riconosciuti come leader, e i

gruppi locali non avendo una leadership forte trovano il mezzo per esprimersi a livello locale,

dove la leadership nazionale non ha interesse ad imporsi. Il motivo unificante a tutti coloro

che vengono attratti dalla mobilitazione online di Grillo è l'antipolitica. Senza la politica

contro la casta Grillo non avrebbe successo.

(Lezione 16)

L'antipolitica può essere di due tipi:

Passiva: i cittadini sono animati da un sentimento di distanza e contestazione,

• rimanendo passivi nei confronti della politica, votando partiti che rispecchiano questo

stato d'animo o non votando proprio

Attiva: i cittadini sono animati sempre da un sentimento negativo ma si attivano in

• prima persona per cambiare le cose, cercando di dare il proprio contributo personale

affinché le cose cambino

Il Movimento a Cinque Stelle è un caso particolare, perché ha elettori che si provengono da

entrambe le forme di antipolitica.

Capitale sociale: capitale che, come i soldi, funziona come elemento partecipativo verso le

attività sociali. La gente quindi, è più attiva politicamente, è più positiva e partecipe verso la

politica e verso le attività sociali in generali.

Secondo un'analisi del sociologo Putnam avvenuta negli anni '90, le regioni dell'Italia

meridionale hanno meno capitale sociale, mentre le zone che ne hanno di più sono le regioni

dell'Italia settentrionale. Il M5S a contrario di altri movimenti populisti che ottenevano

consensi prevalentemente dalla politica passiva, ha mettendo in primo piano la partecipazione

dei cittadini, non a caso ha ottenuto i suoi primi consensi proprio in queste regioni dove i

cittadini sono attivi politicamente.

La crescita del M5S ha causato un aumento crescita della contraddizione tra orizzontalità e

verticalizzazione, e di conseguenza una perdita di consensi. Storicamente la vicinanza alle

istituzioni porta a far diventare i movimenti più estremi a moderarsi, proprio perché per

ottenere risultati diventa necessario trovare accordi e avviare delle prassi istituzionale. La

perdita di consensi spesso può essere causata da questo, nel caso specifico del M5S la

leadership, essendo che non è schierata direttamente, è frequente che succeda che i militanti

schierati direttamente votino diversamente dalla leadership, e quindi questa potrebbe essere

una delle linee di frattura.

La tipologia* della leadership populista (Chiapponi, Variety of populist leadership)

Molti attribuiscono ai leader populisti tratti carismatici, ma non sempre è così. Tutti i partiti

populisti però sono partiti personali. Questo è un concetto problematico, perché Weber non

quando parla di carisma non specifica quali sono le qualità personali che determinano il

carisma di un leader. Autori successivi a Weber hanno affermato che è la situazione che a

volte determina il carisma.

*tipologia = classificazione che per riordinare impiega due o più criteri perché dalle

variabili utilizzate produce dei tipi

Quali sono i tipi di leadership populista che si possono riscontrare?

Quali sono quei caratteri che ci permettono di capire i tipi di leader populista?

(Essenzialmente due criteri)

1. Grado di controllo che il leader esercita su seguaci. Grado di controllo con cui ottiene

obbedienza. Quindi ci sono leader più forti che sono capaci in notevole misura di

ottenere consensi (alto grado di controllo) e leader più deboli che sono meno capaci

(leader più deboli)

2. Il grado con cui il leader dispone di una carica oppure no. Ci sono posizioni di potere

che determinano la leadership a prescindere dalla persona che li occupa e che danno

grado di esercitare il potere. Nei movimenti populisti, spesso, non c'è alcuna carica

ma i leader ottengono obbedienza fuori dai ruoli formali di potere, spesso

rimanendone esterni.

Tenendo conto di questi due criteri, si ottengono quattro tipi (classi) di leader:

leader carismatico = elevato grado di controllo dei seguaci e assenza o poca

• rilevanza di una carica politica formale. Un leader carismatico può arrivare ad

ottenere una carica politica formale, ma non è il fattore che determina il suo potere. Il

grado di controllo dei seguaci è determinato dal carisma. Esempi nel caso di leader

carismatici possono essere Berlusconi, pur non essendo in un partito populista, e

Bossi.

leader clientelare = forte controllo dei seguaci ottenuto attraverso una carica politica

• formale. I seguaci obbediscono al leader in cambio di benefici. La leadership crolla

quando il leader non è più in grado di remunerare e assicurare favori e benefici ai

propri seguaci. Al di fuori della carica il legame clientelare non può essere mantenuto.

Bossi e Berlusconi, da leader carismatici si sono trasformati in leader clientelari.

(Lezione 17)

leader agitatore = nessun controllo dei seguaci e nessuna rilevanza della carica

• formale. Riescono a mobilitare un forte consenso dietro di se e ottengono il consenso

dietro di se in base ad una determinata tematica e se non ha un rafforzamento della

leadership in base a determinate risorse, non è destinata a durare a medio e lungo

termine. Se non trasformano in concreto le loro parole, la leadership è destinata a

crollare. È una leadership debole. Esempio Di Pietro e Grillo. Beppe Grillo è un

leader agitatore perché fin dall'inizio i suoi seguaci contravvengono alle sue

indicazioni, ne contestano la leadership uscendo dal movimento.

leader istituzionale = Ha una carica istituzionale ma ha uno scarso controllo dei

• seguaci. Sono leader formali, ma non hanno alcun controllo sui seguaci. Sono leader

destinati a durare poco. È il leader che nei movimenti populisti succede al leader

precedente e guida il movimento fino alla ricerca di un leader forte successivo. È il

tipo di leadership più debole. Es; Maroni nel passaggio tra Bossi e Salvini nella Lega

Nord. Un leader può nascere in una categoria per poi passare in un'altra. Sono tutte

classificazioni dinamiche che possono essere interpretate in diversi modi.

Five types of antipolitics – Vittorio Mete

Quali sono le incarnazioni dell'antipolitica in Italia? Molto spesso ci interroghiamo su questo

concetto senza comprenderne le complessità. Possiamo intendere l'antipolitica come

atteggiamento negativo nei confronti della politica, ma al suo interno possiamo trovare

un'infinità di concetti. Questi atteggiamenti negativi nei confronti della politica possono

essere espressi:

a livello di élite:

• interna: espressa dai protagonisti della politica stessa allo scopo di ottenere

◦ consenso (l'antipolitica dei leader populisti)

esterna: l'antipolitica che viene fatta dai membri delle élite economiche,

◦ intellettuali, religiose, giornalistiche ecc…

ci sono esempi storici di passaggio da una parte all'altra, es; Berlusconi quando nel 1994 da

imprenditore che criticava la politica (antipolitica esterna) è entrato in politica e quindi ha

cominciato a fare antipolitica interna, oppure Monti

a livello di massa (cittadini):

• attiva: sentimento negativo nei confronti della politica che spinge ad agire e a

◦ mettere in campo forme di azione che mirano a correggere le prassi politiche

passiva: il sentimento negativo nei confronti della politica che li spinge a non

◦ agire nei confronti della politica

(Lezione 18)

Come comunica Grillo (Giovanna Cosenza)

Indagine che prende avvio dalla premessa che l'autrice attribuisce a Beppe Grillo

un'ambiguità politico-mediatica, ossia ambiguità rispetto alla leadership del movimento e

rispetto all'utilizzo dei media. Da una parte Beppe Grillo rivendica il ruolo di guida del

Movimento ma dall'altra parte prende le distanze da questo ruolo, rifiutando la nozione

classica di leader; a differenza degli altri leader non si candida in prima persona volendo

mantenere un ruolo esterno di garante. Tutto ciò è fonte di ambiguità come è ambiguo il

Movimento stesso che non si definisce un partito, ma oggettivamente è indubbiamente tale

perché si è concretizzato in diverse liste elettorali che si sono presentate in elezioni comunali,

provinciali, regionali e nazionali. Da questi paradossi politici si scaturisce un rapporto

altrettanto ambiguo con i media, perché da una parte Grillo rappresenta una delle forme più

avanzate di mediatizzazione e spettacolarizzazione della politica (=tecnica di attribuzione

alla politica di strategie proprie del mondo dello spettacolo), traendone vantaggio, ma

dall'altra vuole tenersi esterno dal mondo dei media e dell'informazione. Quanto più Grillo

critica il mondo della televisione e dei giornali, tanto più cattura la loro attenzione, e,

provenendo Grillo dal mondo della televisione è molto facile pensare che si tratti appunto di

una strategia voluta e non casuale.

Come questa ambiguità politico-mediatica opera concretamente?

1. Turpiloquio: Linguaggio Turpe (=volgare). È il meccanismo di utilizzare all'interno

di un contesto formale come quello politico, un registro comunicativo volgare,

proprio del linguaggio comico, con lo scopo di attirare l'attenzione e provocare risate.

Questo accostamento di due registri semantici e differenti che non sono in contatto, si

chiama bissociazione. Il Turpiloquio è spesso accompagnato anche da una

determinata gestualità. Non si tratta di una casualità ma di una tecnica comunicativa

studiata e tipica di Grillo il cui scopo è attirare l'attenzione e suscitare risate.

(Lezione 19)

Il turpiloquio spesso, facendo allusioni sessuali, riconduce all'individualità parlando di cose

che in un registro formale non verrebbero nominate, riducendo l'avversario politico al proprio

corpo. Un'altra caratteristica del turpiloquio è attribuire nomignoli. La politica ha sempre un

collegamento con la realtà. Grillo nel suo registro linguistico cerca anche di rompere la

formalità della comunicazione dando del “tu” al suo pubblico dando l'impressione di parlare

individualmente con ognuno di loro. Usando il “tu” Grillo intende avere un dialogo paritetico

con ognuno degli ascoltatori, non mettendosi solo sul loro stesso piano, ma identificandosi in

loro. L'osservazione della comunicazione di Grillo nei comizi, oltre che degli aspetti verbali,

deve tenere conto di come il comportamento non verbale accompagna il contenuto della

comunicazione, avendo una gestualità molto particolare, ad esempio correndo sul palco,

buttandosi nel pubblico come se fosse una rockstar. L'uso del corpo nella comunicazione di

Grillo mette in gioco un'altalena emotiva suscitando emozioni contrastanti, positive e

negative. Lo scopo è rendere più veritieri e rafforzare i concetti. L'accusa che viene fatta a

Grillo, è quella di usare un registro linguistico troppo volgare, ma fondamentalmente è ciò

che distingue Grillo dagli altri politici. I contenuti dei suoi comizi, nonostante questo registro,

sono comunque ben articolati e ben documentati. Spesso però, la retorica di Grillo potrebbe

essere anche un limite.

(Lezione 20)

Il populismo nell'era di Internet (Cecilia Biancalana)

Che tipo di valore viene attribuito al web dagli stessi membri del Movimento a Cinque Stelle:

L'autrice riprende il discorso della Canovan affermando che i populisti sono coloro che sono

gli assertori del voto redentore. Riconosce quindi la natura populista del M5S, partendo dalla

premessa che i governanti devono davvero rappresentare il popolo nel vero senso della

parola, soffermandosi poi su che tipo di valore assume il web tra i membri del M5S e

descrivendo le reazioni della società davanti alle innovazioni tecnologiche.

Queste reazioni solitamente sono due:

reazione ottimista o utopista: quelli che credono profondamente nel determinismo

• tecnologico. Credono quindi che i nuovi media potranno riportare una democrazia

diretta come quella della polis greca, introducendo concetti come “democracy”, “voto

elettronico”, considerandoli come mezzi di partecipazione per permettere un

avanzamento democratico, mezzi che decretano una rottura col passato.

Reazione del determinismo sociale (scettici): quelli che sono scettici nei confronti

• delle innovazioni tecnologico credendo che questi mezzi vengono utilizzati dalle forze

politiche e sociali a loro vantaggio, circoscrivendone l'impatto e proprio per questo

esse non determineranno alcun avanzamento democratico.

Avendo presente internet ed i nuovi media bisogna avere una visione unilaterale e realistica

cercando di ragionare. I militanti del M5S si pongono indubbiamente nella categoria degli

ottimisti. Rispetto al tema dell'innovazione tecnologica Beppe Grillo e i suoi sostenitori

affermano che internet decreta un vero e proprio cambiamento non solo nel campo

dell'informazione ma nel campo della società. Per loro gli effetti dell'avvento della rete sono

completamente positivi, e sono:

la disintermediazione: il cadere delle barriere tra cittadini ed istituzioni

• l'assenza di un leader (leaderless): nonostante la realtà sia un'altra, secondo Grillo il

• Movimento non ha leader e lui si considera un garante

la trasparenza: tutto ciò che si trova in rete corrisponde alla verità proprio perché la

• rete stessa filtra le menzogne

l'attuazione di una vera democrazia: il cittadino diventa stato. Grazie alla rete è

• possibile attuare una democrazia diretta ed è grazie ad essa che si potrà attuare una

vera e propria partecipazione diretta permettendo di abolire la rappresentanza.

Con la rete non è necessaria la rappresentanza. Si possono prendere decisioni realmente

democratico con la partecipazione di tutti. Il web è lo strumento fondamentale per realizzare

il sogno populista. Se tutto ciò diventasse realtà, non solo sparirebbe la rappresentanza ma

sparirebbe anche la figura del leader poiché il popolo, sentendosi di poter partecipare sempre

ed in qualsiasi momento non sentirebbe la necessità di essere comandata, il leader quindi per

mantenere il potere dovrebbe seguire sempre e comunque la volontà del popolo. La rete

diventerebbe quindi la sede del governo e avrebbe il potere di legittimare o delegittimare il

leader. Tutta questa quantità di interazioni nella rete, per logica deve avere un controllo

centralizzato e quindi è facile che ci possa essere qualche manipolazione.

Il problema del controllo della rete, come viene spiegato e risolto dal Movimento a Cinque

Stelle?

Nel blog di Grillo si affollano una grande quantità di utenti, ed il controllo è effettuato dallo

stesso Grillo. Sul blog si incontrano coloro che scelgono di partecipare alle votazioni online e

colui che controlla queste votazioni, ossia Grillo. C'è quindi uno scambio di potere. Davanti

all'indizione di una votazione, ha più potere il leader o la base? Chi ha più potere di

influenzare la votazione? C'è un controllo del capo sul potere di attivazione delle votazioni

online? Chi decide cosa votare? Il massimo potere della base è quando essi possono decidere

di porre in votazione un certo tema e successivamente l'esito

Lo statuto del Movimento afferma che per l'espulsione di un parlamentare c'è un movimento

di retifica da parte dei colleghi, e dopodiché una consultazione online da parte degli utenti del

web. Attraverso il web c'è anche un potere di esecuzione legislativa, se c'è una proposta di

legge votata da almeno il 20% degli utenti essa potrà diventare una proposta di legge. La

partecipazione popolare può essere attivata in tre casi:

espulsione

• proposta di legge

• scelta dei parlamentari

Chi, però, ha deciso le regole di come avviene la partecipazione popolare?

Anche se nel movimento a cinque stelle si dice che ciascuno vale uno, nessuno è stato

consultato per la creazione di queste regole. L'attuazione di una reale democrazia elettronica è

ancora lontana poiché, nonostante la partecipazione collettiva, le regole sono fissate ed

imposte dal vertice (Grillo e Casaleggio).

(Lezione 21)

Quindi, in che misura l'utilizzo del web può essere congegnale ai partiti populisti?

Il Movimento a 5 Stelle è l'unico partito che ha fatto del web, non solo una risorsa

comunicativa ma una risorsa organizzativa. Partendo dalla premessa che le caratteristiche di

un movimento populista sono l'eticizzazione del popolo, il carattere di protesta ed il carattere

antistituzionale, è possibile che ci sia una sorta di concordanza tra la retorica populista e la

visione ottimista nei confronti del web? Questo legame c'è solo nei movimenti populisti o

anche in altri movimenti? La risposta a questi interrogativi sta nel concetto di assenza di

mediazione, internet infatti è proprio l'emblema di tutto ciò. Attraverso i social, ad esempio,

seppur in modo virtuale, c'è più vicinanza tra leader e seguaci. L'obiettivo del progetto

populista è eliminare ogni sorta di mediazione tra leader e seguaci e realizzare la volontà

popolare. Se i movimenti che utilizzano il web, risultano particolarmente abili nel farlo,

Un aspetto critico del web è ad esempio la tirannia della maggioranza, ossia la possibilità da

parte della maggioranza di imporre la propria visione, oppure la quantità di informazioni può

generare ambiguità e poca chiarezza. Il sogno populista è quello di eliminare

l'intermediazione, e apparentemente col web tutto ciò è pienamente realizzato ma in realtà

non viene eliminata l'intermediazione ma viene solo sostituita, sul web infatti sono presenti

una serie di filtri e una serie di controlli. Le frontiere del web sono sicuramente una fonte di

apertura per i movimenti redentori, ma in base alle informazioni e ai dati reali è utopistico

affermare che è una rivoluzione comunicativa che cambierà completamente le cose. È una

risorsa comunicativa come tante altre che dipende anche come viene utilizzata.

Grillo e Renzi: Icone post politiche tra sfiducia e fede (Mariaeugenia Parito)

L'autrice riconduce il successo di Grillo e Renzi a quello di Berlusconi, grande comunicatore,

partendo dal discorso dell'importanza che hanno avuto i media in Italia negli ultimi vent'anni.

Berlusconi, Grillo e Renzi sono tre personalità molto diverse. Berlusconi è un “imprenditore

prestato alla politica”, Grillo un comico e Renzi presidente della provincia e sindaco per due

volte che, bruciando le tappe, si ritrova a capo del governo. Sono inoltre molto differenti

anche i loro movimenti politici e la loro provenienza. Il tratto comune è che si sono posti di

trovare delle risposte e soluzioni, in un contesto di crisi. L'autrice li definisce “icone Pop”,

derivata dal fatto che la politica non è più vista come un qualcosa di lontano dai cittadini, ma

come un qualcosa di vicino, spettacolarizzato, come se fosse una serie tv. La politica entra

nelle facce dei cittadini non come una tribuna politica istituzionale, ma come una forma di

spettacolo, alimentata da tv e media. In questo scenario, un certo tipo di leadership assume

importanza per la capacità di attrarre l'attenzione dei cittadini, più per la sua personalità che

per l'appartenenza politica. La crisi annulla le appartenenze politiche ed ideologiche. Di

fronte alla crisi che colpisce individualmente i cittadini, si ripongono le speranze in coloro

che incarnano risposte efficaci alla crisi. Di fronte alla complessità di un mondo difficile da

comprendere diventa efficace e facile affidarsi ad un leader che si rappresenta come uno allo

stesso livello di chi li vota. Grillo e Renzi hanno avuto successo in un'epoca di crisi

esattamente come Berlusconi vent'anni prima. È la crisi che fa la differenza.

(Lezione 23)

In un contesto critico Grillo e Renzi riescono a catturare l'attenzione della popolazione e

riescono a catturare la loro attenzione, emergendo in un contesto in cui il rapporto tra cittadini

ed istituzioni è deteriorato. La manifestazione più evidente di tutto ciò sono le elezioni in cui

gli elettori dimostrano la loro insoddisfazioni nei confronti del parlamento e dei partiti,

organizzazioni che dovrebbero simboleggiare la rappresentare. Grillo e Renzi riescono ad

interpretare questa insoddisfazione come risorsa a loro favore in quanto estranei alla classe

dirigente, proponendosi di cambiarla. Negli anni novanta con Berlusconi siamo passati da una

democrazia liberale ad una democrazia del pubblico, in quanto essi si propongono come

rimedi ad una situazione di crisi. Con l'avvento dei digital media si è creato un rapporto

diretto tra leader e seguaci, per questo si parla di politica mediatica. La politica è diventata

un'arena di discussione pubblica che non chiude mail. Il web è diventato il contenitore

principale di questi strumenti di insoddisfazione nei confronti della politica. I nuovi media,

però, non sostituiscono quelli vecchi ma si aggiungono ad essi, quindi l'arena mediatica si fa

sempre più complessa, e tutto ciò è particolarmente evidente nel periodo di campagna

elettorale quando i politici utilizzano tutti i mezzi comunicativi a loro disposizione. La varietà

di registri comunicativi è un'opportunità per tutti i politici, la loro abilità sta nel sapere

utilizzare quelli più idonei alle loro capacità. Un politico che sa padroneggiare un particolare

un mezzo comunicativo non è detto che li sappia usare tutti. Ad esempio Berlusconi è

particolarmente abile nell'utilizzare i mezzi comunicativi televisivi. Spesso l'incapacità di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in comunicazione interculturale e multimediale (Facoltà di Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Scienze Politiche e Lettere e Filosofia)
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Blascomilan91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Chiapponi Flavio.

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