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Che cos’è l’ED.MOTORIA PREVENTIVA e COMPENSATIVA?

Preventiva  fare attività motoria in maniera corretta a fini di evitare

ripercussioni future.

Compensativa  funzione riequilibrante.

Duplice definizione:

Forma di ginnastica che si pone lo scopo di RIEDUCARE

• ALTERAZIONI MORFOLOGICHE.

Ginnastica che sia prolungamento dell’ed.psicomotoria in cui il

• problema essenziale è la rieduc.posturale (Le Boulch).

Obiettivi ed.motoria preventiva-compensativa:

Superata l’ipotesi PATOGENETICA (essenzialmente muscolare), si arriva al

convincimento che l’alterazione posturale sia conseguenza di un mancato o

imperfetto adattamento.

L’obiettivo dell’INTERVENTO MODIFICATORE si basa sulla ricostruzione di

quegli schemi posturali errati, superando l’idea precedente di un’azione

correttiva esclusivamente meccanica (tonificazione muscoli ipotrofici). Ciò

viene perseguito attraverso l’acquisizione perfetta degli automatismi, il

che non significa eseguire i movimenti in maniera del tutto meccanica senza

consapevolezza del movimento, ma bensì interiorizzarli, cioè permettere che le

fasi di un movimento possano poi essere replicate in futuro e adattate alle

diverse situazione.

Tutto ciò viene raggiunto efficacemente se il soggetto è motivato.

Gli aspetti che l’ed.m.p.c. deve tenere in considerazione sono:

Soggetto  inteso come UNITA’ PSICOFISICA con tutte le sue

 complessità.

Esercizi  devono essere effettuati nelle migliori condizioni e

 determinare l’APPRENDIMENTO (interiorizzazione) e NON la

RIPETIZIONE DEL MOVIMENTO in quanto tale.

Movimento  non considerato come spostamento di un insieme di leve,

 ma l’espressione di una volontà, cioè come una risposta del SNC a

stimoli propriocettivi e esterocettivi che induce un adattamento attivo

all’ambiente. Per far ciò, nel movimento si utilizzano e si attivano

contemporaneamente prerequisiti strutturali (strutture anatomiche,

fisiologiche e biochimiche) e prerequisiti funzionali (strutture

psicologiche e psicomotorie che fanno riferimento a esperienze

precedenti del soggetto).

Stadi del movimento volontario:

I° stadio  GENERALIZZAZIONE: assenza capacità di controllo.

 II° stadio  CONCENTRAZIONE: reiterazione dei movimenti. Si

 comincia ad acquisire un centro controllo del movimento.

III° stadio  AUTOMAZIONE: ulteriore reiterazione dei movimenti. Il

 movimento viene messo in atto senza la necessità di dedicarvi

attenzione, esonerando i centri superiori del SNC dal suo controllo

durante l’esecuzione.

MOTRICITA’

Manifestazione psichica che coinvolge l’INTERA PERSONALITA’ e che fa

assumere al movimento umano il significato di ATTO PSICHICO. Il

MOVIMENTO è determinato da una complessa integrazione tra funzioni

ORGANICHE – PSICHICHE (vedi prerequisiti strutturali-funzionali).

Preso atto di ciò, possiamo affermare come una disarmonia motoria non è

circoscritta al frammento fisio-anatomico, ma è da ricondurre all’intera

PERSONALITA’.

La MOTRICITA’ è regolata da 5 principi:

La CORTECCIA MOTORIA è sede di ATTIVITA’ prima che si verifichi

1. il MOVIMENTO.

Il GRADO DI ATTIVITA’ dei NEURONI CORTECCIA MOTORIA è in

2. rapporto all’ampiezza della CONTRAZIONE MUSCOLARE e non a

quella del movimento che tale contrazione determina.

I NEURONI CORTICALI vengono inibiti durante i MOVIMENTI

3. ANTAGONISTI.

La CORTECCIA SENSORIALE entra in attività dopo che si è

4. verificata la CONTRAZIONE MUSCOLARE (aiuta e guida il movimento

senza intervenire nell’attivazione).

Le UNITA’ CORTICALI rispondono ad eventuali resistenze che il

5. movimento incontra con una latenza più breve rispetto a quella che si ha

rispetto a stimoli acustici e visivi (?).

PSICOMOTRICITA’

Il bambino apprende attraverso il movimento, fino a costruire delle fasi

cognitive. Attraverso le att.motorie si incide sui processi elevati del

pensiero.

Importante sarà che i programmi pedagogici, prevedano la promozione della

coscienza dello sch.corporeo, attraverso il movimento  ED.PSICOMOTORIA:

tecnica pedagogica che favorisce lo sviluppo armonico dei vari aspetti

della PERSONALITA’, AUTONOMIA, RELAZIONI DELL’IO; e che si serve

dell’ed.fisica x migliorare comportamento motorio bambino.

ALTERAZIONI MORFOLOGICHE

Sono dissonanze che spaziano tra NORMALITA’ – PATOLOGIA e che si

ripercuotono sulla statica e dinamica dell’organismo, turbando l’equilibrio

anatomico-funzionale.

Da che cosa sono dovute??? Dipendono da acquisizione di SCH.MOTORI

errati, che ormai sono fissi nel SNC, e dalla relativa strutturazione errata

dei MECCANISMI CONTROLLO neuromuscolare.

Queste alterazioni si distinguono in:

TURBE PSICOMOTORIE: non acquisizione padronanza motoria,

• poiché il soggetto NON CONOSCE il proprio corpo o NON SA SERVIRSENE.

Tutto ciò è dovuto ad una carenza delle esperienze psicomotorie, che

hanno determinato lacune nel processo maturativo dei circuiti motori

superiori.

Le più frequenti sono:

Turbe SCH.CORPOREO: scarso sviluppo della

o RAPP.UNITARIA-TRIDIMENSIONALE del nostro IO FISICO. Il

soggetto si presenta lento nei movimenti, maldestro, rigido e con

scarso controllo dei suoi movimenti.

Turbe riconoscimento DOMINANZA LATERALE: mancata

o differenziazione e specializzazione di quel emicorpo che dovrà

svolgere FUNZ.DOMINANTI (attacco) e FUNZ.APPOGGIO (difesa). La

mancata lateralizzazione e acquisizione di una dominanza,

determina l’incapacità nel riuscire a svolgere determinate attività

come: eseguire uno stacco x un salto in alto o lungo, manipolare un

oggetto, ecc.

Turbe organizzazione SPAZIO-TEMPORALE: il soggetto si

o orienta nello spazio con difficoltà.

Turbe organizzazione DINAMICA SE’: soggetto manifesta

o movimenti imprecisi, scoordinati e assume posizioni scorrette.

Come trattare TURBE PSICOMOTORIE?

Sono trattate con esercizi di ED.PSICOMOTORIA mirati a: percezione e

conoscenza proprio corpo; rilassamento muscolare; riconoscimento e

affermazione lateralità; coordinazione oculo-manuale; organizzazione

spazio-temporale; ed.respiratoria; ed.posturale; organizzazione dinamica

sé.

ATTEGGIAMENTI VIZIATI (forma reversibile): posizione poco

• armoniche della fanciullezza che si ripercuotono nel tempo

modificando negativamente la dinamicità e la staticità del corpo

del soggetto. Tali atteggiamenti determinano l’assunzione di sch.motori

errati e atteggiamenti scorretti. Tutto ciò è dovuto ad una mancata

o deficitaria strutturazione sist.controllo neuro-muscolare. Si

potrà intervenire attraverso una RIED.PSICOMOTORIA che interessa

app.neuro-muscolare e capsulo-legamentoso.

PARAMORFISMI: in questo caso, gli atteggiamenti viziati vanno a

• determinare una cambiamento nella forma del corpo con

conseguente squilibrio muscolare. Si pongono al limite tra

normale-patologico, in quanto si ha un cambiamento della forma del

corpo che induce ad una alterazione funzionale, senza però

determinare lesioni strutturali. Per tale motivo è un’alterazione

morfologica REVERSIBILE, trattabile attraverso la RIED.PSICOMOTORIA

che interessa app.neuro-muscolare e capsulo-legamentoso.

Diverse possono essere cause: elenco pag.4.

DISMORFISMI: sono delle alterazioni morfologiche IRREVERSIBILI che

• determinano alterazioni patologiche della struttura scheletrica.

In questo caso è richiesto un trattamento di natura ortopedica, mentre il

campo di competenza dell’EMPeC (ed.mot.prev.comp.) si riduce più si

entra nel campo patologico (mentre è maggiore nel settore delle

alterazioni REVERSIBILI), configurandosi come sussidio terapeutico

COMPLEMENTARE e INTEGRATIVO che ha come obiettivo il ritardo

dell’evoluzione del DISMORFISMO. È dunque importante conoscere i

vari dimorfismi, in maniera da permette una proficua collaborazione con

ortopedico, evitando trattamenti che possono risultare inutili o addirittura

dannosi.

Fattori che determinano il manifestarsi delle malformazioni

Le malformazioni, possono essere ereditate (FATTORE GENETICO), oppure

possono dipendere da dei FATTORI ESTERNI (ambientali), i quali agiscono

sulla predisposizione genetica del soggetto aumentando la probabilità

della sua manifestazione (che altrimenti sarebbe rimasta silente).

Le cause che possono avere un ruolo nel determinare le alterazioni sono:

cause acquisite:

Deficitaria strutturazione SNC

• Abito astenico (aspetto longilineo, magro, muscolatura scarsamente

• sviluppata, scapole alate, cuore a goccia, torace cilindrico depresso)

Atteggiamenti viziati (non rilevati e trascurati)

Cause esterne:

Radiazioni

• Farmaci

• Malattie virali che oltrepassano la placenta

TEORIE DI OSSIFICAZIONE VERTEBRE

Teoria di PUTTI

Prima che la vertebra si ossifichi (quindi allo stato cartilagineo) possiamo

distinguere, secondo la TEORIA DI PUTTI, 6 parti suddivise dalla presenza di

3 assi (antero-posteriore, 2 diagonali). Ad ogni parte corrisponde un

punto di ossificazione.

Casi di IMPERFETTA SALDATURA – LISI - INCOMPLETA FORMAZIONE:

3 casi IMPERFETTA SALDATURA (SCHISI):

Opistotoxo SCHISI  difetto di saldatura sul piano SAGITTALE MEDIANO,

• a livello del PROCESSO SPINOSO.

Somato SCHISI  difetto di saldatura sul piano SAGITTALE MEDIANO, a

• livello del CORPO.

Spondilo SCHISI  difetto di saldatura sul piano SAGITTALE MEDIANO, a

• livello sia del PROCESSO SPINOSO che del CORPO.

1 caso COMPLETO DISTACCO PARTE VERTEBRA:

Opistotoxo LISI  distaccamento del PROCESSO SPINOSO, a livello

• delle 2 lamine dell’ARCO POSTERIORE VERTEBRALE.

8 casi INCOMPLETA FORMAZIONE:

Emipistoloxia: incompleta formazione metà PROCESSO SPINOSO -1

• LAMINA VERTEBRALE.

Anopistoloxia: incompleta formazione PROCESSO SPINOSO – 2 LAMINE

• VERTEBRALI.

Monoproterotoxia: incompleta formazione PROCESSO TRASVERSO.

• Emisoma laterale: incompleta formazione META’ CORPO.

• Asoma: incompleta formazione CORPO.

• Duomerospondilo: incompleta formazione META’ PROCESSO SPINOSO –

• 1 LAMINA – 1 PROCESSO TRASVERSO – 1 PEDUNCOLO.

Emispondilo: incompleta formazione sul PIANO SAGITTALE MEDIANO di

• META’ VERTEBRA.

Epitrito spondilo: incompleta formazione di ¾ VERTEBRA: CORPO – 1

• PEDUNCOLO – 1 PROC.TRASVERSO – META’ PROC.SPINOSO.

Teoria di JUNGHANNS

Le vertebre allo stato cartilagineo sono divise in 4 parti, con presenza di

diversi centri di ossificazione x ogni parte.

Teoria di Dethelm

Le vertebre allo stato cartilagineo sono divise in 8 parti, con presenza di

diversi centri di ossificazione x ogni parte.

CONCETTI GENERALI CINESIOLOGIA – MECCANICA – FISIOLOGIA

Spesso le ALTERAZ. MORFOLOGICHE determinano uno squilibrio a livello:

Tono muscolare

• Lunghezza gruppi muscolari

Da qui la necessita di un INTERVENTO CHISIOTERAPICO che permetta un

riadattamento muscolare, integrato in una RIEDUCAZIONE NEUROMOTORIA

(in quanto la fisiologia del muscolo dipende dal sist.neuromotorio) –

PSICOMOTORIA.

Tipi di CONTRAZIONE MUSCOLARE

Isometrica  visibilmente non si osserva, durante la contrazione,

• nessun cambiamento di lunghezza del muscolo. Al microscopio si

osserva un accorciamento componente CONTRATTILE e

allungamento componente ELASTICA.

La FORZA sviluppata dal muscolo è uguale alla RESISTENZA che si

presente in opposizione ai 2 CAPI DI INSERZIONE SEGMENTI OSSEI 

Fmusc. = Fresist.

Un allenamento basato sulla presenza di esercizi che determinano questa

tipologia di contrazione, determinano nel tempo un aumento VOLUME

sarcoplasma  in quanto assume GLICOGENO. Ma più che aumentare il

VOLUME FIBRA MUSCOLARE, determina un aumento POTENZA

espressa dal muscolo.

Isotonica  movimenti in cui si ha una variazione di lunghezza del

• muscolo:

Concentrica: produce accorciamento fibra muscolare,

o sviluppando  F contraz.musc. > F resist. segmenti ossei.

Eccentrica: produce un allungamento fibra muscolare,

o sviluppando  F contraz.musc. < F resist. segmenti ossei.

Isocinetica  velocità di movimento  FISSA e resist.  VARIABILE.

• Balistica  contraz. fase iniziale rapida.

RUOLI MUSCOLARI

Quasi tutti i movimenti, avvengono x azione sinergica di diversi muscoli,

alcuni dei quali sono direttamente responsabili del movimento, mentre i

restanti svolgono una funzione stabilizzatrice o neutralizzatrici di

movimenti indesiderati. In funzione del ruolo svolto DURANTE IL MOVIMENTO si

distinguono:

Motori primari (agonisti): sono quelli direttamente responsabili

• del movimento e del suo mantenimento. Questi muscoli sono

coadiuvati nel movimento da muscoli sinergici.

Sinergici: gruppi muscolari che lavorano insieme ad altri gruppi di

• muscoli x svolgere lo stesso ruolo (es. ESTENSIONE OMERO  m.dorso

(gran dorsale – gran rotondo) m.spalla (piccolo rotondo – sottospinoso –

sovra spinoso) m.arto superiore (tricipite brachiale).

Antagonisti: svolgono il movimento opposto a quello svolto dai

• muscoli motori primari. Essi modulano la velocità del movimento e

intervengono alla fine dell’azione di un muscolo motore primario (fase

eccentrica), per arrestare il movimento dello stesso.

Stabilizzatori: intervengono nei movimenti, stabilizzando

• l’articolazione. Esemp. di azione stabilizzatrice viene svolta dalla

contemporanea contrazione di muscoli ANTAGONISTI e MOTORI PRIMARI

che, fissando un’articolazione, permettono l’azione efficace di ALTRI

MUSCOLI MOTORI PRIMARI.

Neutralizzatori: agiscono nel movimento x prevenire azioni

• indesiderate (esemp. se è necessario un MOVIMENTO DI FLESSIONE,

ma il muscolo motore primario responsabile di questo movimento, oltre

che FLESSORE è anche ABDUTTORE, l’intervento di un muscolo

ADDUTTORE, neutralizzerà il movimento non desiderato, favorendo

quello di FLESSIONE).

LEGGI DI LUNGHEZZA MUSCOLARE

L’ampiezza del movimenti è condizionata dalla lunghezza del ventre

muscolare:

continua LIMITAZIONE DELL’AMPIEZZA provoca dopo un certo tempo la

• regressione delle fibre del muscolo interessato.

Continuo AMPLIARE L’ESCURSIONE, provoca dopo un certo tempo

• l’allungamento delle fibre del muscolo interessato.

Come fare x far RETRARRE – ALLUNGARE un muscolo ALLUNGATO – RETRATTO?

(img.pag.13)

RETRARRE muscolo ALLUNGATO  sottoporlo ad esercizi in cui si ha:

accorciamento COMPLETO – allungamento INCOMPLETO, svolgendo

quindi contrazioni CONCENTRICHE di poca ampiezza.

ALLUNGARE muscolo RETRATTO  sottoporlo ad esercizi in cui si ha:

accorciamento INCOMPLETO – allungamento COMPLETO, svolgendo

contrazioni ECCENTRICHE di poca ampiezza.

L’ESAME RADIOGRAFICO

L’esame radiografico è un metodo diagnostico di grande validità scientifica, la

cui corretta lettura è estremamente importante ai fini chinesiologi.

L’esame migliore è quello che prevede la radiografia in toto del rachide

sotto carico, dalla posizione ortostatica ( posizione che l`organismo assume

le lastre mettono in evidenza il rachide nella sua

quando si sta in piedi):

completezza dall’OCCIPITALE al SACRO.

Ulteriori radiografie vengono eseguite in decubito, in maniera da non

permettere nessun gravo di forze sulla colonna: le lastre eseguite in questa

posizione servono x una comparazione, al fine di rilevare l’indice di

CORREGGIBILITA’ – COLLASSO.

L’esame radiografico può essere fatto in:

PROIEZIONE FRONTALE

Una CV si dice in “asse sul piano frontale” quando l’appiombo (asse

longitudinale) che parte dalla 7°C termina sul SOLCO INTERGLUTEO (solco

che divide i 2 glutei). In caso contrario si dice “disassata”.

Ciò che si può valutare da questa proiezione  pag.14.

Valutare se sono presenti squilibri a livello del BACINO, osservando la

PIATTAFORMA SACRALE (linea trasversale che collega la SPINA ILIACA

ANTERO-SUPERIORE dell’ILEO SX con quella dell’ILEO DX, passante x il margine

superiore del SACRO):

Se la PIATTAFORMA SACRALE è orizzontale, ma esiste uno squilibrio

• CV, la causa è da ricercare  al di sopra del SACRO (malformazione

vertebrale congenita o asimmetrica congenita 5 L).

Se la PIATTAFORMA SACRALE è obliqua si determina una curvatura

• vertebrale costituendo uno squilibrio lombo-pelvico.

Valutare se sono presenti squilibri a livello del BACINO, osservando i

TETTI COTILOIDEI (margini superiore acetabolo):

Se i TETTI COTILOIDEI sono sullo stesso livello, ma si rileva uno squilibrio

•  la causa è da rintracciare in una asimmetria del bacino (parte SX non

uguale a quella DX) che essendo sviluppato asimmetricamente, si

inclina di lato.

Se i TETTI COTILOIDEI NON sono sullo stesso livello  asimmetria di

• LUNGHEZZA degli arti inferiori.

Asimmetrie nella lunghezza arti inferiori  la differenza di lunghezza

tra i 2 arti viene definita DISMETRIA (ETEROMETRIA) e può essere

TRANSITORIA o PERMANENTE. È dovuta ad una crescita separata

degli arti (legge di Godin) SX cresce ritardo rispetto DX.

Può essere valutata: pag.15

PROIEZIONE SAGITTALE

È possibile valutare: curve fisiologiche – spondilo lisi (malformazione

vertebrale che consiste nell'interruzione della parte posteriore dell'arco delle

vertebre lombari, compresa tra PROC.ARTIC. SUP. e PROC.ARTIC.INF.) –

spondilolistesi (spostamento in avanti di una vertebra rispetto alla vertebra

sottostante) – inversion

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AndriMariot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di TTD preventiva e compensativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Bucci Giovanni.
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