Educazione motoria preventiva e compensativa
È l'unica forma di ginnastica che si pone lo scopo di educare le alterazioni morfologiche. Una ginnastica che sia il prolungamento dell'educazione psicomotoria in cui il problema essenziale è la rieducazione posturale. L'educazione del corpo è vista come un processo di dinamica traduzione in atto di processi percettivi in cui prendono parte sia l'organizzazione polisensoriale dell'organismo sia tutta la dinamica neuropsichica nelle sue diverse manifestazioni.
Scopi dell'educazione motoria preventiva e compensativa
- Fornire principi dottrinari
- Fornire strumenti operativi
- Affrontare gli aspetti dell'azione interdisciplinare della prevenzione nell'età evolutiva di ergonomia e movimento anche per fini riabilitativi nel mondo del lavoro dello sport
Il soggetto è considerato come un'unità psicofisica con disponibilità mentale attuale alla ricerca di un suo equilibrio il più possibile vicino a quello normale. Gli esercizi devono essere intesi come atti che si effettuano nelle condizioni migliori a determinare l'apprendimento e non la ripetizione degli atti in quanto tali. Il movimento non è più visto come uno spostamento di un insieme di leve ma come l'espressione della totalità del corpo. È considerato una forma di pensiero, espressione di un moto di natura interiore di una volontà finalizzata. È concepito come risposta del cervello a stimoli propriocettivi ed esterocettivi che induce un adattamento attivo all'ambiente. Si sviluppa come tutte le altre funzioni della personalità.
Struttura mnemonica gerarchica
Struttura mnemonica gerarchica dovuta alla maturazione corticale che permette di rendere l'atto elettivo è finalizzato. Utilizza e attiva contemporaneamente:
- Prerequisiti strutturali (strutture anatomiche, fisiologiche, biochimiche)
- Prerequisiti funzionali (strutture psicologiche e psicomotorie che fanno riferimento alle esperienze precedenti del soggetto)
Stadi del movimento volontario
- Primo stadio (irradiazione) → fase di generalizzazione: lo stimolo che attiva un determinato centro della corteccia tende a diffondersi nei centri cerebrali vicini, non precisione di esecuzione dovuta allo stimolo generalizzato
- Secondo stadio (differenziazione) → fase di concentrazione: reiterazione dell'esercizio e polarizzazione dei centri più direttamente interessati, movimenti collaterali ridotti, i processi di stimolo e controllo sono solo differenziati ma non completamente separati
- Terzo stadio (stereotipia) → fase di automazione: ulteriore reiterazione dei movimenti porta ad una limitazione dei processi di stimolo e di controllo ai soli centri indispensabili per il movimento, automazione che esonera il cervello dal controllo, azioni rapide senza movimenti collaterali
Principi della motricità
La motricità è una manifestazione psichica che coinvolge l'intera personalità e fa assumere al movimento umano il significato di un atto psichico. È anche integrazione complessa di funzioni organiche e psichiche nella determinazione del movimento, ogni sensazione alla propria motilità, la sensazione porta con sé una risposta motoria. Una qualsiasi disarmonia motoria non è più unicamente circoscrivibile al solo frammento fisio-anatomico ma si ripercuote sull'intera personalità. La motricità è regolata da cinque principi:
- Il grado di attività dei neuroni della corteccia motoria è in rapporto all’ampiezza della contrazione muscolare e non a quella del movimento che tale contrazione determina
- La corteccia motoria è sede di attività prima che si verifichi il movimento
- Le cellule corticali nervose vengono inibite durante i movimenti antagonisti
- La corteccia sensoriale interattività dopo che si è verificata la contrazione muscolare
- Le unità corticali rispondono ad eventuali resistenze che il movimento incontra con una latenza più breve rispetto a quella che si ha rispetto stimoli acustici e visivi
Psicomotricità
La psicomotricità è intesa come un'attività motoria considerata nel suo significato di attività psichica che si manifesta in un'esecuzione motoria. L'educazione psicomotoria è una tecnica pedagogica che favorisce lo sviluppo armonico dei vari aspetti della personalità e dell'autonomia della relazione dell'io, che utilizza l'educazione fisica allo scopo di rendere normale e migliorare il comportamento motorio del bambino. Dal punto di vista educativo è un'azione generale dell'essere attraverso il corpo. Dal punto di vista educativo è sia un'azione corporea con il fine di migliorare o di normalizzare il comportamento generale del bambino sia superare il dualismo corpo-mente tendendo alla ristrutturazione e allo sviluppo del bambino usando metodi e concetti educativi rieducativi mediati dal corpo.
Alterazioni morfologiche
Le alterazioni morfologiche sono delle dissonanze che spaziano tra la normalità e la patologia. Si ripercuotono sulla statica e sulla dinamica dell'organismo. Si verifica nel momento in cui un qualsiasi fattore di disturbo interviene su stati costituzionali predisponenti turbando l'equilibrio anatomico e funzionale. Dipendono dall'acquisizione di schemi motori errati, ormai fissati nel sistema nervoso centrale e relativa non strutturazione di meccanismi di controllo neuromuscolare. Si distinguono in:
- Turbe psicomotorie: il soggetto non conosce proprio corpo, non sa servirsi del proprio corpo. Sono determinate da carenza o inadeguatezza dell'esperienza psicomotorie, alcune del processo maturativo dei centri e dei circuiti motori superiori. Le più frequenti sono:
- Turbe dello schema corporeo
- Turbe di riconoscimento della dominanza laterale
- Turbe dell'organizzazione spazio-temporale
- Turbe dell'organizzazione dinamica di sé
- Se queste turbe vengono trattate con esercizi di educazione psicomotoria che mirano alla:
- Percezione e conoscenza del corpo
- Rilassamento muscolare
- Riconoscimento e affermazione della lateralità
- Coordinazione oculo-manuale
- Organizzazione spazio-temporale
- Educazione respiratoria
- Educazione posturale
- Organizzazione dinamica di sé
- Atteggiamenti viziati: il soggetto non ha conseguito il controllo del proprio corpo. Sono vizi estetici dell'adolescenza che alterano sia la statica che la dinamica del corpo come ad esempio la perdita della capacità di controllo del corpo, assunzione di schemi motori errati e atteggiamenti scorretti, interessano l'area della regolazione nervosa, deficit di strutturazione del sistema di controllo neuromuscolare.
- Paramorfismi: il soggetto ha un complesso di abiti morfologici paranormali ai confini tra normalità e patologia. Sono modificazioni funzionali reversibili che comportano quasi sempre uno squilibrio muscolare, le cause sono:
- Atteggiamento viziato non rilevato in tempo opportuno o trascurato
- Accrescimento staturale non assecondato da adeguato sviluppo della forza muscolare
- Condizioni biochimiche intra-extra cellulari
- Stato psico affettivo del soggetto
- Malattie della prima infanzia
- Disturbi degli organi di senso
- Carenze dell'ambiente di vita che inducono all'ipocinesia
- Ambiente scolastico
- Posto di lavoro
- Dismorfismi: il soggetto ha delle alterazioni patologiche. Sono alterazioni e componenti scheletriche. Il trattamento è di natura ortopedica ed è attuato per ritardare l'evoluzione del dismorfismo. È importante conoscere dismorfismi per:
- Attuare una proficua collaborazione con l'ortopedico
- Evitare trattamenti che possono essere inutili e a volte addirittura dannosi
Finché le alterazioni morfologiche rimangono nell'ambito di quelle funzionali reversibili avremo un'applicazione più ampia dell'educazione motoria preventiva compensativa. Nelle forme più strettamente patologiche l'intervento dell'educazione motoria preventiva e compensativa ha significato essenzialmente perché:
- Collaborazione con il medico rimanendo in precisi limiti
- Conoscere patologie può essere utile affinché non si corre il rischio di iniziare trattamenti inutili pericolosamente controindicati
Fattori genetici ed esogeni
Le malformazioni congenite venivano attribuite a:
- Pressione uterina
- Ereditarietà dei caratteri
I fattori esogeni ed ambientali sono considerati di primaria importanza nella determinazione delle alterazioni strutturali perché non sono trasmissibili. Oggi si ritiene che le malformazioni si manifestano quando fattori esterni contribuiscono a rilevare potenziare una causa genetica che diversamente sarebbe rimasta silente. Cause principali:
- Cause acquisite:
- Deficitaria strutturazione del sistema nervoso centrale
- Abito astenico del soggetto
- Atteggiamenti viziati
- Spinta staturale non assecondato da sviluppo muscolare
- Cause esterne:
- Radiazioni
- Farmaci
- Malattie virali che oltrepassano placenta
- Costituzione delle vertebre
Teoria di Putti
La vertebra allo stato cartilagineo si divide in sei parti a cui corrispondono sei punti di oscillazione. Le divisioni sono lungo tre assi, ad ogni divisione corrisponde un punto di ossificazione. Quando si verificano difetti di saldature si hanno:
- Tre casi di schisi (imperfetta saldatura)
- Opistotoxoschisi (anteriore)
- Somatoschisi (posteriore)
- Spondiloschisi (entrambi)
- Un caso di lisi (distacco)
- Opistotoxolisi
- Otto casi di incomplete formazioni
- Emiopistoloxia
- Anopistoloxia
- Monoproterotoxia
- Emisoma laterale
- Asoma
- Duomerospondilo
- Emispondilo
- Epitrirospondilo
Teoria di Junghanns
Sostiene che la vertebra allo stato cartilagineo si divide in quattro parti, ammette la presenza di nuclei multipli di condrificazione con cinque fasi nel corso delle quali si potrebbero instaurare le anomalie:
- Prima fase
- Il mancato sviluppo di una parte determinerebbe un emispondilo laterale
- La mancata saldatura originerebbe una schisi
- Seconda fase: la persistenza del canale o l'assenza dei dischi intervertebrali determinerebbe una sinostosi
- Terza fase: l'incompleta formazione anteriore del corpo vertebrale determina un asoma
- Quarta fase: l'incompleta ossificazione determinerebbe un emispondilo
- Quinta fase: si potrebbe verificare una schisi frontale orizzontale
Teoria di Diethelm
Sostiene che la vertebra allo stato cartilagineo si compone di otto parti. Eziologia delle alterazioni morfologiche:
- Cause congenite: per cui l'alterazione è già presente dalla nascita
- Teoria della pressione uterina di Ippocrate
- Teoria dei fenomeni eredobiologici di Mendel
- Teoria delle fasi vertebrali (Putti, Junghanns, Diethelm)
- Cause acquisite: cioè l'alterazione si verifica su soggetto già formato
- Deficitaria strutturazione del sistema nervoso centrale
- Fattore di disturbo sul soggetto predisposto
- Cause preponderanti:
- Abito astenico del soggetto
- Atteggiamento viziato non rilevato trascurato
- Una notevole spinta strutturale non assecondato da forza muscolare
- Fattori vari: stato psico-affettivo, malattie della prima infanzia, disturbi degli organi di senso, carenza dell'ambiente scolastico
La postura
Per postura possiamo intendere la posizione ottimale mantenuta con carattere automatico e spontaneo di un organismo vivente in perfetta armonia con la forza gravitazionale e predisposto a passare dallo stato di quiete allo stato di moto. Funzionalmente può essere considerato l'insieme dei rapporti esistenti tra l'intero organismo e le varie parti del corpo e l'ambiente che lo circonda, quindi come un complesso sistema multimodale in cui intervengono oltre al carattere biomeccanico un insieme di variabili. La nostra concezione considera la postura come risultante di tre aspetti fondamentali: anatomico meccanico, neuromuscolare neurofisiologico e psicomotorio. Quindi le tre componenti strutturali della postura sono la postura meccanica, quella neurofisiologica e quella psicomotoria. Il fattore cardinale della postura è il tono muscolare, definito anche il tessuto della relazione che è anche espressione delle emozioni degli atteggiamenti. Una volta acquisita la stazione eretta, tre fattori influiscono sulla postura:
- Fattori ereditari familiari
- Malattia
- Reattività psicofisica emozionale, abitudini, esercizio fisico
Un equilibrio si dice meccanicamente economico quando richiede uno sforzo minimo per essere stabilito e mantenuto, attraverso una modulazione particolare precisa del tono.
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