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Alterazioni morfologiche

Le alterazioni morfologiche sono delle dissonanze, situazioni abnormi che possono collocarsi tra la normalità e la patologia. Influiscono sulla statica e sulla dinamica dell'organismo e si verificano quando un fattore di disturbo interviene su un soggetto con particolare predisposizione ad esso, turbando l'equilibrio. Dipendono dall'acquisizione di schemi motori errati e si dividono in: turbe psicomotorie, atteggiamenti viziati, paramorfismi e dismorfismi.

Turbe psicomotorie

Le turbe psicomotorie vengono determinate da carenza o inadeguatezza di esperienze psicomotorie. Le più frequenti sono:

  • Turbe dello schema corporeo dove il soggetto è rigido, lento e maldestro.
  • Turbe del riconoscimento della dominanza laterale dove il soggetto non sa riconoscere i propri emicorpi.
  • Turbe dell'organizzazione spazio-tempo dove il soggetto si orienta e si adatta male nello spazio.
  • Turbe dell'organizzazione dinamica di sé dove il soggetto compie movimenti imprecisi e scoordinati.

Per trattare le turbe psicomotorie possono essere utili esercizi di educazione psicomotoria mirati alla percezione e alla conoscenza del proprio corpo, rilassamento, riconoscimento della lateralità, ed esercizi dell'educazione posturale.

Atteggiamento viziato

L'atteggiamento viziato è un vizio estetico dell'adolescenza che altera la statica e dinamica del corpo. Si verifica in soggetti che non hanno la capacità di controllo del proprio corpo, assumono atteggiamenti scorretti, e riguarda l'area della regolazione nervosa.

Paramorfismi

I paramorfismi si riferiscono a quadri di scompensi posturali a carattere reversibile che alterano le forme e dimensioni del corpo ma che ancora non sfociano in quadri patologici riconoscibili, tali da determinare un coinvolgimento scheletrico nell'alterazione, ma prettamente muscolare. Devono essere trattati attraverso la rieducazione posturale per scongiurare quadri evolutivi patologici.

Dismorfismi

I dismorfismi sono alterazioni morfologiche che interessano la componente scheletrica. Il trattamento di natura ortopedica e l'educazione motoria preventiva possono essere d'aiuto a tardare lo sviluppo e l'evoluzione del dismorfismo. Di solito è irreversibile. Il trattamento prevede la percezione e la conoscenza del proprio corpo, rilassamento, coordinazione oculo-manuale, organizzazione spazio-temporale, educazione respiratoria e posturale.

Colonna vertebrale

La colonna vertebrale è un'asta ossea di sostegno, rigida e flessibile allo stesso tempo, che permette la stazione eretta e garantisce l'equilibrio e la locomozione. È formata da 33 o 34 vertebre: 7 cervicali, 12 dorsali, 5 lombari e 5 sacrali. Le vertebre sono costituite da un corpo vertebrale, un foro vertebrale, un'apofisi spinosa, due apofisi trasverse, 4 apofisi articolari, due lamine e due peduncoli. Le vertebre sono unità funzionali sovrapposte. Un'unità deve essere costituita da: 2 vertebre sovrapposte, tessuti interposti, e connessioni intervertebrali. Un'unità è divisa in due parti: una anteriore e una posteriore. Quella anteriore è costituita da due corpi vertebrali separati dal disco, e quella posteriore è costituita da una coppia di articolazioni che connettono le vertebre.

Il disco intervertebrale è un organo che si trova tra due vertebre e ha la funzione di un cuscinetto ammortizzatore. Consente la compressione transitoria grazie allo spostamento del liquido colloidale presente al suo interno che è incompressibile. Il disco è costituito da una parte rigida e una parte con cartilagine ialina e all'esterno un anello fibroso che racchiude la matrice gelatinosa del disco.

La nostra colonna vertebrale presenta 3 curve fisiologiche dovute alla forma dei dischi e delle vertebre. Abbiamo una curva lombare lordotica, una curva dorsale cifotica e una curva cervicale lordotica. Valori fisiologici:

  • Curva lombare lordotica: 50°. Se diminuisce sotto i 50° avremo una retroversione ovvero una cifosi lombare se invece i gradi arrivano a 65 o 90 avremo una lordosi. Di solito si calcola tra L1 e L5 o L1 e S1.
  • Curva dorsale cifotica: 35°. Se diminuisce sotto i 25° avremo un dorso piatto se invece aumentano tra 50 e 90° avremo una cifosi. Di solito si calcola tra D1 e D2 o D8 e D9 oppure da D4 a D12.
  • Curva cervicale lordotica: 36°. Se diminuisce e arriva tra i 5 e 10° avremo una nuca piatta se invece arriva 70° avremo una lordosi cervicale. Di solito si calcola tra C1 e C7.

La misurazione del corpo vertebrale si calcola sulla lastra, tracciando due rette parallele ai piatti vertebrali e misurando l'angolo che formano tra di loro.

Leggi sulla crescita

  • Legge di Delpech: Se l'azione del carico è maggiore, l'accrescimento delle vertebre rallenta; se invece il carico è minore, l'accrescimento è più rapido.
  • Legge di Wolf: Ogni cambiamento delle caratteristiche funzionali delle ossa è seguito da variazioni della struttura interna. Gli elementi ossei si spostano a seconda della direzione delle forze.
  • Legge di Volkmann: Con una pressione uguale dei dischi, l'epifisi cresce simmetricamente, mentre con una pressione diversa l'area meno pressata cresce più rapidamente rispetto all'altra.

Azione del carico

La colonna vertebrale esercita il proprio equilibrio grazie alle sue curve fisiologiche, il carico e la gravità hanno un'azione di compressione. L'azione del peso si scarica dall'alto verso il basso scomponendosi in due direzioni: una che agisce perpendicolarmente al piatto della vertebra sottostante, e una che tende a far slittare la vertebra sopra su quella sotto.

Resistenza al carico

Kapandji: Secondo lui la presenza delle curve nel rachide aumenta la resistenza al carico in funzione del quadrato del numero delle curve + 1. Esempio: colonna rettilinea (0 curve) la resistenza al carico corrisponderà a: +(0)2 + 1 = 1. Colonna a una curva (1)2 + 1 = 2 e così via...

Effetti del carico

La colonna in posizione eretta può mostrare variazioni dovute all'azione del carico:

  • Verso C2 si tende allo schiacciamento.
  • Verso C7 e D3 e L5 si tende allo scivolamento in avanti.
  • Verso D9 e L2 si tende allo scivolamento indietro.

Una delle principali cause di alterazioni morfologiche è la malformazione congenita della colonna vertebrale, che condiziona la statica dei segmenti.

Teorie sulle malformazioni

  • Teoria di Putti: Secondo Putti, la vertebra si divide in sei parti allo stato cartilagineo, a cui corrispondono 6 punti di ossificazioni. Le divisioni sono lungo i 3 assi e si incontrano al centro del canale midollare. I difetti di saldatura causano tre casi di schisi: opistotoxo schisi, somatoschisi, spondiloschisi. Inoltre, possono causare il distacco di una parte della vertebra e si parla di un caso di lisi. Inoltre, possono incontrarsi 8 casi di incompleta formazione.
  • Teoria di Diethelm: Secondo Diethelm, la vertebra cartilaginea è divisa in 8 parti.
  • Teoria di Junghanns: Secondo lui, le vertebre allo stato cartilagineo sono divise in quattro parti, 5 fasi di formazione possono instaurare anomalie: emispondilo, schisi, sinostosi, asoma, schisi frontale e orizzontale.

Paramorfismi e dismorfismi della colonna vertebrale

  • Caduta dietro del corpo: Si valuta se la tangente perpendicolare all'apice della curva dorsale cade dietro ai glutei, lo spostamento del baricentro viene compensato dalla caduta avanti del capo, con conseguenze come collo di cigno, atteggiamento curvo, aumento lordosi lombare.
  • Caduta avanti del corpo: Il tronco è spostato in avanti rispetto alla perpendicolare dei glutei. Lo spostamento del baricentro è compensato da un aumento dell'insellatura lombare, con conseguenze come aumento curva sacrale, lieve appiattimento dorsale, lieve lordosi cervicale. È compensata da anteroversione del bacino e capo indietro.

Rachide cervicale

Il tratto cervicale è la parte più mobile della colonna vertebrale e per certi aspetti anche la più delicata. Oltre a sostenere, stabilizzare e rendere mobile il cranio, protegge le strutture che passano attraverso di esso, come il midollo spinale, le radici nervose e l'arteria vertebrale. Lesioni serie di questo tratto comportano tetraplegia e, se la lesione avviene a livello di C1-C2, la morte dell'individuo. La colonna cervicale presenta una curvatura di circa 36° a convessità anteriore - detta lordosi - che varia in relazione alle modificazioni delle altre curve rachidee ed in genere si fa più marcata nelle persone anziane.

Il rachide cervicale è costituito da sette vertebre, una regione superiore (C1-C2) ed una inferiore (C3-C7); per questo motivo, il primo tratto della colonna vertebrale è didatticamente suddiviso in rachide cervicale superiore e rachide cervicale inferiore. Le prime due vertebre cervicali, l'atlante e l'epistrofeo, sono molto diverse dalle altre vertebre della colonna. La mobilità della colonna cervicale superiore è fondamentale per mantenere il corretto allineamento degli organi di senso situati nella testa (vista e udito) e per la rotazione del capo. Il rachide cervicale inferiore è costituito dalle rimanenti 5 vertebre (C3-C7), che presentano un maggior grado di similitudine per forma e funzioni. Rispetto al tratto cervicale superiore, questa regione della colonna è specializzata non più nella rotazione, ma nella flessione anteriore, posteriore e laterale.

Malformazioni e dismorfismi

  • Torcicollo: Contrattura muscolare dello sternocleidomastoideo, il capo è flesso nel lato in cui il muscolo è accorciato, la spalla dello stesso lato è sollevata. Può essere causato da un colpo d'aria o raffreddamento. Ha una scadenza nel tempo e pian piano il muscolo riprende le sue funzioni. Oppure può essere causato da: malformazioni osteoarticolari come il torcicollo miogeno congenito (dovuto da un errata posizione intrauterina, si presenta con una deviazione della testa, e deve essere corretto entro i due anni di vita) o il torcicollo del neonato (dovuto a un trauma esercitato sul collo durante il parto). Terapia: esercizi di allungamento del capo, mobilizzazione delle spalle, nei casi estremi intervento chirurgico.
  • Accorciamento del collo: Alterazione congenita dovuta a fusioni delle vertebre cervicali: avremo una riduzione dei movimenti del collo e attaccatura bassa dei capelli. Terapia: evitare sforzi eccessivi che riguardano il rachide cervicale, fare esercizi di estensione, flessione e torsione capo e abbassamento spalle.
  • Fratture e lussazioni: Origine traumatica, trattamento ortopedico e rieducazione posturale.
  • Collo di cigno: Causato da ipotrofia muscolare, il collo è spostato in avanti. Terapia: retrazione del capo.
  • Lordosi cervicale: Eccesso di compensazione statica del rachide. Terapia: retrazione del capo.
  • Nuca biventra: Bipartitura longitudinale della regione posteriore del collo. Terapia: retrazione del capo.

Fondamenti tecnici della ginnastica correttiva

Una corretta impostazione del collo determina un conseguente allineamento dei segmenti sottostanti. I vizi posturali del collo sono condizionati dal grado di curvatura delle vertebre del tratto cervicale. Non portano modificazioni o alterazioni della struttura e sono condizionati dal grado di curvatura del rachide dorsale alto. Paramorfismi del collo: i movimenti da eseguire sono relativi al sostenimento del cranio grazie non solo al collo, ma alle diverse strutture articolari.

Esercizi

  • Retrazione del capo: Abbiamo l'obiettivo di allungare il tratto cervicale, ma dobbiamo evitare due errori: flessione del capo avanti (formare il doppio mento) e flessione capo indietro (solo la testa senza muovere il collo).
  • Manovra di Vandervael: Consiglia di inclinare leggermente il capo avanti in modo da raddrizzare le vertebre, quindi contrarre i muscoli della nuca, portando dietro il blocco formato dal capo e dalla colonna cervicale. Spiegare che la retrazione equivale all'azione istintiva che si compie quando ci viene lanciato un oggetto sul volto.

Cingolo scapolo omerale

Nell'uomo, il cingolo scapolo-omerale è esclusivamente un prensile. Costituisce un insieme estremamente mobile collegato stabilmente con il tronco in un unico punto, per mezzo dell'articolazione sterno-clavicolare e fissato ad esso da formazioni muscolari. Il cingolo può essere paragonato a una pinza costituita anteriormente dalla clavicola, posteriormente dalla scapola, che afferrano l'omero congiungendolo allo scheletro.

L'articolazione acromion-clavicolare collega la clavicola alla scapola e consente i movimenti in tre direzioni: sul piano frontale, sagittale e orizzontale. L'articolazione sterno-clavicolare collega la clavicola allo sterno e consente i movimenti in tutte le direzioni ma è poco solida e si lussa facilmente. L'articolazione scapolo-omerale collega la scapola con la testa dell'omero e consente i movimenti in tutte le direzioni. Quindi, l'ampiezza dei movimenti del cingolo scapolo-omerale è la risultante della somma dei movimenti consentiti dalle 3 articolazioni.

La struttura del cingolo

  • Clavicola: Osso lungo a forma di S. Si articola medialmente con lo sterno, distalmente con la scapola. Sulla clavicola si inseriscono 6 muscoli.
  • Scapola: Osso appiattito sottile di forma triangolare posizionato contro la parete postero-superiore del torace. Si articola con la clavicola in alto e lateralmente con l'omero. Sulla scapola agiscono 17 muscoli.
  • Omero: Osso lungo e rettilineo, si articola con la scapola, l'ulna e il radio. Si inseriscono 25 muscoli.

I movimenti delle braccia

La maggior parte dei movimenti del braccio oltre che coinvolgere la cintura scapolo-omerale provoca anche spostamenti della scapola sul torace. Si andranno a valutare le distanze delle scapole.

  • Braccia avanti: L'elevazione determina lo spostamento della scapola che orienta la sua cavità glenoidea verso avanti-alto e l'angolo inferiore in avanti-fuori. Ai fini correttivi, però, non è molto consigliato in quanto causano effetto di scollamento della scapola. Succede però che spesso è un movimento che si effettua, in quanto serve sia per fare leva sulla colonna vertebrale sia per favorire l'elevazione delle coste.
  • Braccia indietro: In educazione motoria preventiva e compensativa è un movimento controindicato per l'anteriorizzazione delle spalle.
  • Abduzione (allontanare) braccia fuori: È un movimento che determina una rotazione della scapola sul piano frontale facendo rientrare verso l'alto la cavità glenoidea e in fuori il bordo inferiore. Il movimento può essere utilizzato per elevare lateralmente le coste, agire sulla colonna nel senso della flessione laterale, e ottenere un'azione correttiva quando l'azione è associata alla supinazione dell'avambraccio con i palmi delle mani rivolti in alto.
  • Adduzione (avvicinamento): Se l'adduzione si effettua da braccia a fuori il movimento avviene per gravità, se avviene in direzione obliqua verso avanti determina adduzione dei monconi della spalla, se avviene in direzione obliqua verso dietro determina la proiezione anteriore dei monconi della spalla.
  • Intrarotazione: È il peggiore esercizio, poiché chiude, interiorizza e porta il moncone avanti determinando l'aspetto della tipica attitudine viziata, che prevede una cifosi.
  • Extrarotazione: È il movimento principale dell'educazione motoria preventiva e compensativa perché ruotando l'omero verso l'esterno determina un aumento del diametro bisacromiale anteriore, una riduzione di quello posteriore è una retropulsione della spalla, un accollamento della scapola è un'estensione in diretta del rachide.

Movimenti delle spalle

  • Elevazione spalla: Il movimento è utile nella mobilizzazione del cingolo scapolo-omerale.
  • Abbassamento spalla: Il movimento concorre a favorire la retrazione e l'estensione del capo verso l'alto andando ad allungare il rachide cervicale e dorsale.
  • Rotazione esterna per la correzione dell'atteggiamento cadente: L'esercizio più classico per combattere la tendenza dei giovani a intraruotare è la rotazione esterna. Lo slancio alto-dietro degli arti superiori, favorisce l’aumento dell’insellatura lombare, specie con i soggetti giovani, anche nella posizione seduta. L’esercizio va eseguito previa retroversione del bacino, inclinando il busto in avanti, a capo retratto, arti superiori divaricati fuori-alto o extra-ruotati.
  • Il candeliere di Tissiè: Qui è la posizione ottimale per la contrazione del trapezio (braccio orizzontale e avambraccio verticale). Più il braccio sale più ha un’azione iperlordizzante.
  • Il ventaglio di Pivetta: Uguale al candeliere per la contrazione del trapezio, ma ha un'economia di lavoro maggiore, infatti più si abbassa il braccio più si diminuisce il carico.

Difetti del cingolo scapolo-omerale

  • Dismorfismi: Compromissione strutturale. Alterazione della forma, scapola alta congenita, attrito scapola torace, paralisi del muscolo dentato e del trapezio, lussazione e fratture.
  • Paramorfismi: Compromissione funzionale. Dislivello delle scapole, asimmetria scapole, dislivello delle spalle e rigidità, spalle spioventi e adattaccapanni, scapole alate.
  • Malformazioni del cingolo scapolo-omerale: Alterazioni di forma della scapola: sono piuttosto frequenti. Le più note sono: margine mediale a forma concava anziché rettilinea, biforcazione distale a coda di rondine, scapole di forma diversa l'una dall'altra. Non prevedono terapia. Scapola alta congenita: può variare da un lieve grado di innalzamento fino a dislocazione di grado elevato. Questa malformazione determina una riduzione dei movimenti del cingolo. Terapia: si cerca una compensazione e un ripristino della funzione muscolare, nei casi lievi quando non ci sono alterazioni muscolari è utile un trattamento conservativo e rieducativo.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher attilio1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di TTD preventiva e compensativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Biancalana Vincenzo.
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