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Attività motoria adattata e disabilità

L'attività motoria adattata è rivolta a tutte quelle persone che si trovano in una situazione particolare, non solo ai portatori di handicap, che non possono fare attività come la facevano prima: una donna in gravidanza non è disabile, eppure si trova in una situazione particolare in cui per fare attività motoria deve ricorrere a un tipo di attività motoria adattata. Le disabilità possono essere permanenti o transitorie: la sindrome di Down è una disabilità permanente, la rottura del ginocchio (il periodo tra il trauma e la riabilitazione) è transitoria.

Rapporto tra motricità, sviluppo cognitivo e esperienze sensomotorie

Esiste un rapporto diretto tra la motricità, l'esperienza sensomotoria e lo sviluppo cognitivo: il movimento è molto importante ai fini della cognizione. La non disponibilità al movimento non è direttamente responsabile di poca intelligenza. Vivere con il proprio corpo, con il movimento, con i sensi è tutta un'altra cosa: i concetti saranno molto più completi, appresi in modo diverso. Ogni apprendimento passa attraverso il corpo (Piaget), tutti i concetti passano attraverso un'esperienza sensomotoria. Chi è in situazione di disabilità non ha tutti gli strumenti per capire e interpretare la realtà.

Tutto il nostro sviluppo, tutto il nostro essere, tutto il nostro divenire (si diventa grandi quando si passa dal pensiero concreto al pensiero astratto) è legato fondamentalmente a tre aree di sviluppo: l'area dello sviluppo sensomotorio (che garantisce gli apprendimenti), l'area dello sviluppo cognitivo e l'area dello sviluppo relazionale (la capacità di stare insieme).

Sviluppo relazionale e apprendimento

I soggetti autistici non hanno affatto l'area dello sviluppo relazionale: gli altri non esistono, vivono in un mondo a sé stante in cui non esistono nemmeno loro (l'inversione pronominale è sintomatica del loro non riconoscimento). L'area relazionale è importante perché ognuno di noi cresce nel confronto con gli altri: si cresce con gli altri, si impara con e dagli altri.

L'apprendimento si può descrivere in tanti modi differenti ma una parola chiave lo individua, lo denota: cambiamento. L'apprendimento è cambiamento: ogni volta che si parla con qualcuno non si è più quelli di prima, si avrà un qualcosa in più (libro che leggo, film che vedo, pensiero di qualcun altro). Gli uomini si sono evoluti grazie all'apprendimento. "Ogni libro che leggete oggi sarà un calcio nel culo in meno che prenderete domani".

Le aree di sviluppo sono fondamentali e sono il prerequisito di ognuno per diventare una persona adulta e autonoma. Durante il mio percorso di vita può succedere che abbia degli incidenti di percorso; può capitare che in una delle tre aree si verifichi un disturbo, oppure si potrebbe direttamente nascere con una disabilità fisica, nonostante l'area cognitiva sia rimasta intatta. Una singola disabilità nelle tre aree non rimane isolata ma si innesta inevitabilmente nelle altre due: una disabilità fisica ad esempio comporterà dei problemi di natura relazionale e di natura cognitiva.

Definizioni di danno, deficit, menomazione, invalidità e handicap

  • Danno: conseguenza anatomo-clinica di una noxa patogena (ad esempio una cerebrolesione);
  • Deficit: conseguenza funzionale del danno (assenza di deambulazione);
  • Menomazione: qualsiasi perdita di sostanza o alterazione di una struttura o funzione psicologica, fisiologica o anatomica. Menomazione è a tutti gli effetti una mancanza, l'assenza di una funzione o struttura;
  • Invalidità: qualsiasi riduzione parziale o totale (in seguito all'insorgenza di una menomazione, di un deficit o di un danno) della capacità di svolgere un'attività nel modo e nei limiti giudicati "normali" per un essere umano;
  • Handicap: svantaggio sociale che insorge in seguito a menomazione o ad invalidità e che limita o impedisce all'individuo di condurre una vita normale (in rapporto all'età, al sesso, ai fattori sociali e culturali). Questo dipende dal gruppo di appartenenza, dalle aspettative che il gruppo ha nei confronti dell'individuo che gli riconosce o meno un handicap; non è la malattia, non è la disabilità propria. L'handicap è rappresentato dal non poter fare: si può essere portatori di handicap anche senza avere disabilità, così come posso avere una disabilità pur senza avere l'handicap.

Effetto pigmalione e preconcetti

L'effetto pigmalione (effetto Rosenthal) è il famoso preconcetto o pregiudizio, ovvero è un giudizio a priori. Come si forma un preconcetto? Di solito, quando si vede una persona che non si è mai vista prima, bastano 3 minuti per farsi un'idea in base a dei descrittori personali. In classe, il maestro che quotidianamente vede i suoi alunni si fa un'idea degli alunni che si trova di fronte: inconsapevolmente si creano dei pregiudizi che condizionano la capacità di giudizio in quanto si tenderà sempre a non sconfessare la propria valutazione. Il soggetto con disabilità, automaticamente, è considerato di serie B per cui è lecito chiedere meno e dare meno. Il soggetto con disabilità oltre ad avere la propria disabilità ha anche quella del pregiudizio: vive quindi una doppia disabilità, la sua e quella che gli altri, per pregiudizio, gli buttano addosso.

Le persone che hanno aspettative positive verso i figli, gli allievi, i clienti...

  • Sembrano creare un clima socio-emotivo più caldo intorno a loro;
  • Sembrano dare loro maggior feedback (verbale o non verbale) circa la qualità delle loro prestazioni;
  • Sembrano accordare più informazioni (input) e aspettarsi maggiori risultati;
  • Sembrano accordare più opportunità di domande e risposte (output).

Risultati:

  • I buoni allievi ottengono sempre più feedback, nel bene e nel male;
  • Gli insegnanti hanno un linguaggio del corpo "positivo", empatico, partecipativo, accogliente con gli alunni reputati migliori;
  • I migliori sono più lodati, i più deboli criticati;
  • Le reazioni sia di lode sia di biasimo sono più intense e chiare.

È importante svestirsi dai preconcetti specialmente nei confronti dei soggetti con disabilità, combatterne l'ignoranza. Le aree di sviluppo ci fanno diventare persone adulte, consapevoli, il nostro sviluppo non può prescindere da esse.

Che cosa dobbiamo intendere per cognizione?

Per cognizione si intendono le funzioni che permettono all'organismo di raccogliere informazioni relative al proprio ambiente, di immagazzinarle, analizzarle, valutarle, trasformarle, per poi utilizzarle per agire e vivere nel mondo circostante. C'è differenza tra cognizione (potenziale cognitivo) e intelligenza (o meglio intelligenze, Gardner ne identifica 8). Più sono consapevole e più mi adatto alla realtà: adattarsi alla realtà significa viverla in maniera adeguata, di non aver bisogno di nessuno ed essere autonomo.

L'attività dell'educatore di fronte alla disabilità non è la normalizzazione: non bisogna incoraggiare la tendenza di normalizzare la situazione di disabilità, il concetto di normalità non esiste in quanto ognuno è normale a modo suo. Bisogna invece tendere ad offrire al soggetto gli strumenti per la sua autonomia.

La cognizione permette di adattare il comportamento dell'organismo alle esigenze dell'ambiente o di modificare l'ambiente in funzione dei propri bisogni. Il soggetto con un grave ritardo mentale non ha la capacità cognitiva di adattarsi all'ambiente e di trasformarlo in funzione delle sue esigenze.

Relazione e riconoscimento

La relazione va intesa come fenomeno originario rispetto alla costituzione individuale, nel senso che l'individuo si costituisce sempre a partire da una relazione e non come individualità isolata che instaura relazioni; se non c'è qualcuno che si rende conto che io ci sono, io non esisto. Si esiste esclusivamente nel momento in cui qualcuno ci riconosce.

Le funzioni cognitive sono la percezione, l'intelligenza, la memoria (a breve e a lungo termine), il ragionamento, il giudizio, la rappresentazione interna, il linguaggio, il pensiero, il sapere...

I processi cognitivi, "azioni o facoltà del conoscere", sono l'insieme di attività o di facoltà che si attivano nei processi di conoscenza, consapevoli o inconsapevoli che siano. L'aggressività è un esempio di comportamento che si apprende inconsciamente, in base a quanto si vede da modelli e/o si sperimenta (esempio del crescere in un ambiente violento in cui il padre picchia la madre). Il modello è fondamentale, soprattutto in età evolutiva: ogni bambino che va a scuola ricerca nel maestro o nella maestra una figura familiare (spesso si creano dissonanze).

Funzioni cognitive verticali e trasversali

Tra le funzioni che concorrono a determinare l'attività cognitiva si distinguono funzioni verticali e trasversali.

Funzioni verticali:

  • Funzioni specializzate;
  • Si esplicano in domini ben delimitati;
  • Sono molto sensibili all'apprendimento e cambiano anche vistosamente nel corso dello sviluppo;
  • Sono visibili in quanto vengono identificate con la prestazione;

La lettura è una funzione del nostro sistema cognitivo verticale: innanzitutto è una funzione specializzata, ha un dominio ben definito e va dalla A alla Z (nel momento in cui imparo a riconoscere il significato intrinseco della lettera, la pronuncia, imparo a leggere, anche senza sapere il significato della parola che le lettere messe assieme compongono), è chiaramente visibile, si vede se una persona riesce o meno a leggere ed è sensibile all'apprendimento, specialmente nei bambini. Le abilità collegate alle funzioni verticali sono la motricità, il linguaggio, il calcolo, la scrittura.

Funzioni trasversali:

  • Funzioni non specializzate;
  • Non sono dominio-specifiche;
  • Si modificano lentamente nel tempo, sono funzioni che vengono apprese con molta calma;
  • Non sono visibili in quanto il loro ruolo non può essere analizzato separatamente rispetto alla prestazione (bisogna mettere in atto dei comportamenti particolari per tenerle sotto controllo).

Sono le attività di riconoscimento, di controllo (esempio della porta; un soggetto che non ha funzioni di controllo non riesce a controllare la situazione, escludendo dal mazzo le chiavi che non si addicono alla serratura, oppure l'esempio della stesura della tovaglia), selezione, categorizzazione, decisione, pianificazione (come ad esempio di un viaggio, il soggetto con ritardo mentale ha grandi difficoltà), rappresentazione e ridescrizione rappresentazionale (attività invisibili).

La ridescrizione rappresentazionale è la capacità di assumere, capire, fare mio il significato implicito che sta in un'informazione e utilizzare quel significato in un altro contesto (la locuzione "ho perso la testa per...", oppure "mi è venuto il latte alle ginocchia", il significato di rotondità, di pienezza contenuto nel cerchio rapportato ad esempio al contesto del vino - ho bevuto un vino rotondo, oppure descrivere un suono come colorato). È un processo attraverso il quale le informazioni in ingresso divengono prima conoscenza implicita e successivamente conoscenza esplicita. Il concetto è il prodotto di una serie di ridescrizioni successive in cui i termini assumono maggior livello di rappresentatività e si ha la perdita della specificità, con la possibilità di astrazione. La sequenza di sviluppo dell'attività rappresentativa passa attraverso un livello procedurale, in cui si acquista la padronanza del comportamento, per poi operare due livelli di ridescrizione rappresentazionale, al termine dei quali non sarà più necessario mantenere la procedura, si verifica lo scambio e l'utilizzo di più elementi rappresentazionali e si assiste all'incremento del livello di produttività delle rappresentazioni (come ad esempio nell'arte).

Il soggetto con Sindrome di Down può anche avere tutte le funzioni cognitive verticali ma avrà sempre deficit nelle funzioni trasversali. Avere deficit di autonomia cognitiva significa non poter vivere da solo: anche il Down più intelligente ha necessità di essere seguito. Le principali difficoltà si riscontrano nei processi di controllo, nell'attività di pianificazione e nell'attività di ridescrizione rappresentazionale (prerequisiti per poter identificare il deficit di autonomia cognitiva).

Teoria di Edelman e selezione neurale

Perché non accettiamo un cane azzurro? -> Teoria di Edelman (Darwinismo neurale) TSGN3 concetti principali:

  • Selezione dei gruppi neurali;
  • "Rientro" tra due mappe, il sistema cognitivo accoglie o meno la corrispondenza tra mappe: il rientro c'è laddove c'è comunicazione tra le mappe;
  • Mappa globale;

Questi tre concetti si basano a loro volta su tre principi:

  • Organizzazione iniziale dell'anatomia del cervello durante lo sviluppo;
  • La successiva selezione di schemi di risposta da quest'anatomia nel corso dell'esperienza;
  • Il processo di scambio di segnali fra mappe cerebrali così costituite, che dà origine a funzioni importanti dal punto di vista del comportamento (rientro).

Tante mappe locali, nel loro insieme, sono come tanti libri che io compro, inserisco nella mia libreria ed esperisco uno per volta. Una mappa può essere quella dei colori, un'altra quella dei cantanti (intesa come insieme dei cantanti che conosco). Questo vale anche per il movimento: se io non ho mai sciato, non ho la mappa dello sciare e quindi non ho questa abilità, potendo avere magari quella del calcio, del nuoto, ecc.

La mappa globale garantisce la creazione di un ciclo dinamico che mette continuamente in corrispondenza i gesti e la postura di un animale con il campionamento indipendente di vari tipi di segnali sensoriali (questo per quanto riguarda l'area motoria). L'attività sensomotoria sull'intera mappa globale seleziona i gruppi di neuroni che forniscono l'uscita o il comportamento adeguati (nel momento in cui accolgo quella informazione, la comprendo e la utilizzo), da cui consegue la categorizzazione. La mappa globale è l'insieme di tutte le mappe locali (colori, movimenti, parole).

Ognuno di noi ha la propria mappa globale, dipendentemente dalle esperienze vissute: colui che ha praticato diversi sport ha una mappa locale dello sport molto migliore di un soggetto in sedia a rotelle (nonché ha più mappe locali delle abilità dei singoli sport, a integrazione della motricità, n.d.r.). Nella formazione della mappa globale intervengono non solo i muscoli, ma anche le aree parietali frontali, l'ippocampo, il cervelletto, le articolazioni: tutto il nostro corpo partecipa alla formazione della mappa globale. "Siamo quello che muoviamo" o più in generale "siamo quello che viviamo (esperiamo)".

L'esperienza sensomotoria sta alla base della costruzione del sé. Questo concetto ci fa capire le difficoltà nella costruzione personale nel diversamente abile e indirizza il nostro intervento.

Disabilità intellettiva secondo il DSM-5

Nel DSM-5 il termine ‘ritardo mentale’ è stato ufficialmente sostituito da ‘disabilità intellettiva (disturbo dello sviluppo intellettivo)’. Il termine ‘disabilità intellettiva’ è l’equivalente di ‘disturbi dello sviluppo intellettivo’, adottato nella prima bozza dell’ICD-11 (la versione beta attuale riporta 'disorder of intellectual development'). Per sottolineare una progressiva convergenza fra i due sistemi classificatori questo secondo termine è stato riportato, fra parentesi, anche nel titolo del capitolo del DSM.

I nuovi termini del DSM-5 fanno riferimento a un disturbo con insorgenza nell’età evolutiva che include deficit intellettivi e adattivi negli ambiti della concettualizzazione, della socializzazione e delle capacità pratiche.

D’ora in poi, per poter formulare la diagnosi in accordo al DSM, devono venir soddisfatti i seguenti 3 criteri:

  • Deficit delle funzioni intellettive, come il ragionamento, la soluzione di problemi, la pianificazione, il pensiero astratto, il giudizio, l’apprendimento scolastico o l’apprendimento dall’esperienza, confermato sia da valutazione clinica che da prove d’intelligenza individualizzate e standardizzate.
  • Deficit del funzionamento adattivo (limiti significativi nelle abilità di adattamento) che si manifesti col mancato raggiungimento degli standard di sviluppo e socio-culturali per l’indipendenza personale e la responsabilità sociale. Senza supporto continuativo i deficit adattivi limitano il funzionamento in una o più attività della vita quotidiana, quali la comunicazione, la partecipazione sociale e la vita indipendente, in più ambiti diversi, come la casa, la scuola, il lavoro e la comunità.
  • Insorgenza dei deficit intellettivi e adattivi nell’età evolutiva (prima del diciottesimo anno di età).

I livelli di gravità vengono definiti sulla base del funzionamento adattivo e non sui punteggi di quoziente intellettivo (QI), poiché è stato giudicato che sia il funzionamento adattivo, nelle aree della concettualizzazione, della socializzazione e delle abilità pratiche, a determinare il livello di supporto necessario a mantenere una condizione di vita accettabile. In più, quando basse (inferiori a 60), le misure di QI perdono di validità. Dunque, si continuano a distinguere 4 livelli di gravità (lieve, moderato, grave e gravissimo), ma con criteri diversi dal DSM-IV e IV-TR.

Il disturbo è stato collocato in un raggruppamento meta-sindromico, o meta-strutturale, denominato ‘disturbi del neurosviluppo’. Il gruppo include condizioni con insorgenza in età evolutiva, tipicamente...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Zell15 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di TTD dell'attività motoria adattata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Biancalana Vincenzo.
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