Il vissuto iniziale dell'essere umano
Il vissuto iniziale di ogni essere umano, in utero, è fatto di sensazioni simboliche fusionali. Quando sono dentro l’utero materno, non ho bisogno di mangiare, vestirmi, bere, ecc., vivo in una situazione idilliaca. Con la nascita (trauma della nascita = perdita improvvisa di tutto quel benessere), si ha uno sconvolgimento totale; quella fusionalità che avevo vissuto dentro si rompe, e genera a sua volta una “mancanza”.
Fusionalità e mancanza
Questa “mancanza” è in parte colmata dalla comunicazione tonica con il corpo della madre, o di un sostituto, ma persiste sotto forma di fantasma inconscio di fusionalità. Con il contatto fisico con il corpo della madre (corpo nudo su corpo nudo crea il passaggio delle informazioni toniche).
I bambini ospedalizzati o abbandonati che non hanno possibilità di questo contatto tonico, empatico, molto probabilmente da grandi avranno problemi relazionali. Il fantasma inconscio c’è ma non sappiamo di avere.
Contrariamente alla pulsione, che è un elemento legato al biologico (ad esempio la pulsione sessuale legata agli ormoni), il fantasma inconscio si struttura in relazione a un vissuto (esperienza condotta nel periodo intrauterino). Questo vissuto di tipo emozionale, piacere o dispiacere, è anteriore alla comparsa della coscienza (consapevolezza) e non è potuto essere registrato che nell’inconscio (quella parte di noi che non conosciamo). Il fantasma che è dell’ordine dell’immaginario (simbolico) non può esprimersi che attraverso il simbolico.
Perdita di globalità
Tale perdita di globalità (di un tutt’uno con il corpo della madre) non è sufficiente da sola e non assicura affatto la separazione dell’io dal non io (altro concetto dell’io). La progressiva rottura della fusionalità corporea (attraverso la percezione della presenza-assenza dell’altro, la maturazione neuro-fisiologica, il progressivo riconoscimento dell’unità dell’altro e della sua individualità), ma contemporaneamente la persistenza del desiderio funzionale, creano la necessità di ricerca di “sostituti” del corpo dell’altro, che aprano al bambino la via dell’accesso al simbolico.
Questa ricerca dell’altro, come complementarietà della propria mancanza, prenderà forma sempre più simboliche sostitutive della fusione corporea.
Spazio fusionale
La frustrazione di quella perdita (del corpo iniziale) verrà accettata attraverso la ricerca, scoperta, condivisione di un altro luogo di piacere, di incontro dei desideri che non sia più il corpo dell’altra, ma uno spazio comune di azione, di comunicazione.
Questo spazio di incontro (che può essere l’asilo nido) è lo spazio fusionale, perché è lo spazio di una fusionalità simbolica a distanza, attraverso le produzioni del corpo dell’altro. In questo spazio l’agire del bambino incontra l’agire dell’altro e la fusione comunicativa avverrà sempre grazie all’adozione di mediatori di comunicazione, quali il gesto, lo sguardo, la voce, la mimica, l’oggetto.
Oggetto transizionale di Winnicott
- È il sostituto del corpo compare il transfer dalla possessività: comincia a dare valore alle cose;
- rappresentazione simbolica;
- compensare con un avere, la mancanza all’essere.
Condizioni che favoriscono la fusione
Calore corporeo, respiro, voce, sguardo: questo dialogo tonico è una situazione regressiva (torna indietro nel passato) ma è necessaria all’evoluzione del bambino. Il dialogo tonico corporeo porterà alla fase della specchio (intorno agli 8 mesi, riconoscersi davanti allo specchio. Potrebbe essere una fase mai raggiunta da alcuni bambini in cui c’è stata la mancanza di quel dialogo tonico il dialogo tonico corporeo è fondamentale e sua qualità influenzerà tutto l’avvenire del bambino).
Questa tappa, non superata (o raggiunta con regressione), è la ragione del bambino psicotico: a questa mancanza non vi si può accedere se non attraverso una mediazione corporea (psicomotricità).
Dal momento che il bambino ha riunificato e separato il suo corpo dal corpo “dell’altro” il suo comportamento cambia profondamente: egli cessa di essere un “bebè”.
Questa è una fase estremamente possessiva (riunificazione al corpo) e l’impossibilità di possedere totalmente e durevolmente quel corpo contribuirà in larga misura alla nascita dell’aggressività; infatti l’improbabile costanza di quel contatto-possesso e la conseguente alternanza, la presenza assenza del corpo dell’altro farà insorgere la paura, l’angoscia e la perdita.
Trattenere la cacca o non mangiare è un gesto che fa il bambino per “punire” in qualche modo i genitori.
Il bambino è un mosaico di sensazioni fusionali parziali che disperdono il suo corpo (in psicoanalisi: corpo spezzettato o fantasma di spezzettamento). Il volto, le mani, il seno sono oggetti parziali non integrati in un essere globale. Il bambino ritrova una certa globalità fusione soltanto nel contatto di tutto il suo corpo con un corpo adulto (madre, padre, altro corpo desiderante).
Desiderio di possesso corporeo
Il desiderio di possesso corporeo si tramuta in desiderio possessivo degli oggetti.
- Più è soddisfatto il desiderio fusionale, diretto e mediato, meno abbiamo bisogno degli oggetti;
- più è grande l’insoddisfazione di questo desiderio più cerchiamo soddisfazioni materiali (società dei consumatori).
Spazio fusionale
È in questo spazio relazionale che il gesto, la parola, l’oggetto assumeranno un significato: diventano, allo stesso tempo, «significante» per sé e per l’altro.
La nascita di un linguaggio simbolico (fatto di gesti) comune, dapprima infraverbale (tra me e me, il ragionamento), poi ricoperto dal linguaggio verbale (organizzo i miei pensieri attraverso il linguaggio).
Per cui:
- La perdita e la frustrazione iniziale della fusione corporale saranno sopportabili e strutturanti solo se saranno compensati dalla nascita di uno spazio fusionale sostitutivo;
- più il piacere fusionale sarà stato grande, più grande sarà la frustrazione;
- più grande sarà la frustrazione, maggiore sarà il desiderio di fusionalità da investire nello spazio fusionale (voglia di ritornare in quel posto, ad esempio l’asilo);
- in conclusione, l’insufficienza di piaceri fusionali nella primissima infanzia, ostacolerà così grandemente la dinamica del desiderio, dunque tutto il divenire del bambino;
- tale spazio (asilo, classe, ecc.) è dunque allo stesso tempo uno spazio fisico ed uno spazio psicologico.
Teoria modulare di Fodor
- Innatista: l’uomo a differenza di tutti gli altri animali è preposto all’apprendimento del linguaggio, il linguaggio è già predisposto dentro di noi.
- Fodor riteneva che il nostro cervello fosse organizzato in moduli = collegamenti neurali per dare avvio alle funzioni. Ogni volta che apprendiamo qualcosa, facciamo dei collegamenti.
Esempio: nel modulo della visione ci sarà un gruppo di neuroni per la percezione del movimento; ma che mi permette di riconoscere le forme, un altro per il calore (tanti sottomoduli ognuno che lavora per sé); stessa cosa succede per il linguaggio (collegamento per la lettura, uno per la scrittura, ecc.). I moduli sono informazionalmente capsulati. La “rottura” di uno di questi moduli potrebbe rappresentare un disturbo specifico come ad esempio la dislessia.
Successivamente Fodor si è ricreduto: il modulo non si chiude (è vero che si restringe) ma man mano che si va avanti è sempre più difficile aprire nuove cose.
Modello di Edelman
(darwinismo neurale)
- Selezione dei gruppi neurali;
- “rientro”;
- mappa globale: garantisce la creazione di un ciclo dinamico che mette continuamente in corrispondenza i gesti e la postura di un animale con il campionamento indipendente di vari tipi di segnali sensoriali.
Questi tre concetti si basano a loro volta su tre principi:
- Organizzazione iniziale dell’anatomia del cervello durante lo sviluppo;
- Successiva selezione di schemi di risposta da quest’anatomia nel corso dell’esperienza;
- Processo di scambio di segnali fra mappe cerebrali così costituite, che dà origine a funzioni importanti dal punto di vista del comportamento (rientro).
Ogni info che arriva, collega tra di loro i neuroni (se ritorna su quel determinato “argomento” quel collegamento si rinforza; se non lo rivede o non lo riprende più si cancella).
- L’esperienza non fa altro che rinforzare il collegamento (la cosa che ci farà crescere);
- Rientro: più mappe locali ho nella mia testa, maggiore sarà la possibilità di fare collegamenti;
La capacità di accettare informazioni deriva dalla capacità di fare dei rientri. Più esperienze faccio, più mappe formo, aggiorno. Tutto ciò che so mi darà la mappa globale:
- Implica il coinvolgimento di tutti i vari apparati;
- Ogni apprendimento passa attraverso il corpo;
- Risultato di una esperienza sensomotoria (tutto ciò che noi impariamo).
La TSGN (teoria della selezione dei gruppo neuronici)
Poggia su tre principi fondamentali che sono:
- La selezione dei gruppi neurali (selezione nella fase di sviluppo): i processi dinamici primari di sviluppo portano alla formazione delle caratteristiche neuroanatomiche di una data specie. Le cause sono molteplici: la regolazione dinamica delle CAM (molecole di adesione al subtrato) e delle SAM (molecole di adesione fra le cellule), la variabilità stocastica dei movimenti, l’estensione dei prolungamenti e la morte delle cellule durante lo sviluppo, l’accoppiamento, dipendente dall’attività delle connessioni, imposto alla rete dei neuroni nella fase in cui esplorano una regione cerebrale in sviluppo. Si definisce repertorio primario un insieme variabile di gruppi di neuroni in una data regione del cervello. Il codice genetico non fornisce uno schema preciso e dettagliato per arrivare alla formazione di questi repertori, ma piuttosto impone un insieme di vincoli al processo di selezione. È improbabile quindi che individui geneticamente identici abbiamo circuiti identici poiché dipende dalle esperienze condotte;
- Selezione esperienziale: si suppone che nel corso delle esperienze di comportamento, specifici processi biochimici rafforzino o indeboliscano in modo selettivo le connessioni sinaptiche. Questo meccanismo ritaglia dalla rete anatomica una varietà di circuiti funzionali che si chiamano repertorio secondario. Il repertorio primario va a fortificarsi o indebolirsi conseguentemente alle esperienze fatte;
- Rientro: modo in cui gli eventi selettivi, descritti dai primi due, operano per collegare la psicologia alla fisiologia. Esso indica che l’interazione tra le mappe cerebrali avviene mediante un processo chiamato rientro (concetto che sta alla base del modo in cui le aree cerebrali che emergono nel corso dell’evoluzione si coordinano tra loro per dare luogo a nuove funzioni). Per espletare tali funzioni, i repertori primari e secondari devono formare mappe. Queste sono collegate da connessioni a parallelismo massiccio e operanti nei due sensi: ciò significa che quando sono scelti alcuni gruppi di neuroni di una mappa possono essere selezionati contemporaneamente anche altri gruppi di neuroni appartenenti ad altre mappe, diverse ma connesse alla prima dal meccanismo del rientro [se mi viene mostrata un’immagine di un cane di colore blu, succede che tra la mappa dei cani e la mappa dei colori non c’è rientro. Il mio sistema cognitivo non accetta quella rappresentazione portandomi a pensare che si tratti di un “fotomontaggio” e non di realtà]. Questa proprietà fa sì che emergano nuove proprietà selettive. La mappa globale è una struttura dinamica composta da mappe locali connesse da rientro multiplo e in grado di interagire con porzioni del cervello non organizzate a mappe.
Questi tre riguardano l’organizzazione iniziale dell’autonomia del cervello durante lo sviluppo, la successiva distinzione di tracce di risposta nel corso dell’esperienza e il rientro, quale processo di scambio di segnali fra le mappe cerebrali così costituite, che dà origine a funzioni importanti dal punto di vista del comportamento.
Edelman sostiene che tutto il nostro conoscere e categorizzare altro non è che il prodotto dell’esperienza sensomotoria che dall’inizio della vita terrestre via via conduciamo. Ogni esperienza struttura dei collegamenti neurali che diventano tracce sempre più consistenti e disponibili con la caratteristica di mettersi in contatto con altre mappe e stabilirne o meno dei rientri. Quando il contatto è bidirezionale, da mappa a mappa, allora c’è rientro e quindi comprensione e accettazione del contenuto.
Formazione e attività motorie adattate
Bronferbrenner introduce, in merito alle organizzazioni ambientali che influiscono sui processi di sviluppo, le categorie di microsistema, mesosistema, esosistema e macrosistema come realtà che ruotano attorno al soggetto e di cui esso non può esserne parte.
Microsistema
Il microsistema rappresenta il contesto più prossimo in cui un bambino si trova ad essere inserito, come casa, asilo o scuola. In questo ambiente egli si confronta con le regole implicite del contesto stesso con attività e modelli che, racchiusi in loro stessi e spesso non facilmente permeabili ad esperienze relazionali esterne, trasmettono, nel bene e nel male, soggettivi valori e contenuti formativi che non sempre, e necessariamente, sono quelli ideali. Da questo ambiente dipende gran parte della costruzione psicologica futura del bambino, la sua tendenza collaboratrice, la disponibilità al dialogo educativo o rieducativo e, soprattutto, l’intenzionalità perturbativa nei confronti della realtà circostante.
Mesosistema
Il mesosistema rappresenta invece il rapporto che esiste tra quelle situazioni in un preciso momento di sviluppo. Classico è il rapporto tra la casa e la scuola. I sistemi educativi spesso divergenti, i problemi relativi all’inserimento scolastico e di “recente” comparsa quelli di reciproca integrazione culturale, ne sono un comprensibile esempio.
Esosistema
L’esosistema è un’estensione del mesosistema. Questo rappresenta tutte quelle situazioni di cui il bambino non fa necessariamente parte ma che condizionano le situazioni a cui non può partecipare, come il lavoro dei genitori, il vicinato o in genere i rapporti di natura sociale che egli “subisce”. In fondo i vicini di casa non si scelgono, proprio come i parenti e spesso, sia gli uni che gli altri, condizionano non poco gran parte della nostra infanzia.
Macrosistema
Il macrosistema rappresenta tutti gli schemi istituzionali impliciti e dominanti della cultura di appartenenza come i sistemi economico, politico, sociale, religioso, ecc. e dei quali microsistemi, mesositemi ed ecosistemi sono estrinsecazioni concrete. La società multiculturale in cui viviamo sempre più spesso ci richiama a considerazioni non semplici su questo aspetto ormai incontrovertibile del nostro vivere quotidiano. E se ad una analisi debole questo nuovo e diverso esistere è per noi complesso, per chi arriva da lontano, da un’altra cultura, religione educazione è estremamente difficile.
La disabilità motoria
Le persone portatrici di disabilità fisica, generalmente, presentano un disturbo a livello del tono muscolare, della postura o del movimento (aspetti principali che caratterizzano la disabilità motoria). Come accade per altre forme di disabilità, anche a quella motoria spesso (quindi non sempre) si accompagnano altre forme di disturbi, sintomatologie, e compromissioni in altre aree di sviluppo, ad esempio in quelle socio-relazionale e cognitiva.
La presenza di una spasticità, anche se non accompagnata da deficit cognitivo, porterà delle ripercussioni sul piano affettivo relazionale, che a loro volta produrranno dei condizionamenti negativi su quello degli apprendimenti e così via. Non è lecito pensare che chi difetti nella motricità non possa raggiungere ugualmente i vertici della maturità cognitiva. Ovviamente ciò dipenderà dalle condizioni socio-ambientali, affettive e di salute psico-fisica, che permetteranno al bambino di crescere in perfetta armonia con gli altri e con l’ambiente circostante. È ormai appurato che i bambini con elevato Q.I. hanno uno sviluppo motorio più rapido rispetto ai coetanei nella norma intellettiva, questo perché in loro l’intenzionalità, la motivazione, l’esplorazione e la scoperta degli spazi circostanti è molto più forte e rappresenta uno stimolo.
Disturbi minori del movimento
Disturbi che afferiscono all’area della motricità ma che non sono esattamente identificabili come disabilità concrete. La loro caratteristica è quella di essere presenti in soggetti del tutto “normali” da un punto di vista motorico funzionale, ma che di fronte a certi comportamenti o prassie, dimostrano un’inequivocabile disarmonia esecutiva.
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TTD dell'attività motoria adattata
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TTD attività motoria adattata
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Appunti TTD dell'attività motoria adattata
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Riassunto esame TTD dell'attività motoria adattata, prof. Biancalana, libro consigliato L'intervento adattivo