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L'intervento programmato adattivo

Attività motoria adattata interviene in quelle situazioni di inabilità transitoria (es. infortunio ginocchio) e inabilità permanente, allo scopo di renderle normalizzate. Per normalizzazione in adattata si intende l'attuazione di un'azione rieducativa in ambito psicologico-pedagogico-motorio che permetta al soggetto di divenire il più indipendente possibile dagli altri, tenendo in considerazione le proprie capacità e limiti. Ciò non significa eliminare la diversità del soggetto, ma al contrario fargli prendere coscienza della sua diversità, ovvero consapevolezza delle proprie possibilità e dei propri limiti. La tendenza sarà quella di rendere funzionale un comportamento piuttosto che normalizzare il soggetto.

Concetto di disabilità nell'attività motoria adattata

Le attuali aspettative sociali tendono a ritenere, chi non è adeguato ai comuni livelli richiesti dall'ambiente, un disabile. Questo termine non rende in maniera adeguata ciò che con esso si vorrebbe esprimere, poiché ad esso si associa un significato generalizzato di handicap, svantaggio che pone l'individuo in una situazione di anormalità. Il termine più adatto sarebbe quello di "diversa abilità", in considerazione del fatto che tutti noi abbiamo delle abilità che padroneggiamo meglio o peggio degli altri, di conseguenza possiamo ritenerci con dei livelli di abilità differenti da individuo a individuo. Allo stesso modo anche il "diversamente abile" presenta dei livelli di abilità che non sono diversi da quelli di tanti altri. L'utilizzo di questo termine si riconduce meglio a una realtà in cui è normale essere diversi, oltre ad essere più rispettoso della totalità psicofisica dell'individuo.

Se si prende in considerazione una singola abilità (es. camminare) avremo soggetti che espletano normalmente questa funzione e quindi che definiremo abili, altri che non hanno le capacità per poterla espletare - inabili. Tra questi due estremi avremo tutti quei soggetti che presentano difficoltà più o meno accentuate nell'esecuzione di quella specifica abilità e che vengono definiti diversamente abili.

Abilità e capacità

Capacità - tratto determinato geneticamente e largamente non modificato dall'esercizio e dall'esperienza (equipaggiamento di base). Le capacità secondo Fleishman si differenziano in classi di capacità:

  • Capacità percettivo-motorie
  • Capacità d'efficienza fisica

Fleishman propone una descrizione delle capacità dal punto di vista motorio ma ovviamente, le capacità si estendono anche alle altre sfere della struttura della persona (cognitiva, affettiva, artistica, ecc.) (es. livello cognitivo esiste un equivalente del tempo di reazione che è il tempo processamento percettivo). Ognuno di noi ha sicuramente delle capacità che potrebbero essere nascoste e che non aspettano altro di essere rese evidenti. Sarà perciò importante dare l'opportunità a tutti di accedere a più campi espressivi possibili sin dalla giovane età in maniera da poter scoprire, eventualmente, quelle capacità nascoste sulle quali poter costruire i diversi livelli di abilità.

Abilità – capacità di prestazione che vengono principalmente sviluppate come risultato dell'esercizio. Per le abilità potremo avere diversi livelli di qualità, il cui livello dipende dalle capacità che ognuno porta con sé.

Sviluppo cognitivo-motorio

Non sono necessariamente interdipendenti: il movimento non rappresenta la condizione basilare per la corretta maturità cognitiva, perciò chi presenta deficit motori avrà comunque le capacità di raggiungere i vertici della maturità cognitiva (es. ci sono soggetti con handicap fisici gravi, portatori di grande intelligenza). Ciò non significa che motricità e esperienze sensomotorie non abbiano valore accrescitivo nella struttura dell'architettura mentale.

Condizioni ideali e sfavorevoli per lo sviluppo del bambino

Esistono delle condizioni ideali (fisiche, sociali, culturali, razziali, ecc.) che favoriscono un percorso formativo ottimale del bambino: ad esempio bambini con alto QI hanno uno sviluppo motorio più rapido rispetto ai coetanei nella norma intellettiva, in quanto stimolati a fare, a perturbare l'ambiente (scoprire spazi, maneggiare oggetti, ecc.); dialogo tonico bambino-madre (contatto corporeo madre-bimbo) svolge importante funzione nella struttura del sé corporeo e conseguente motricità. Per contro ci sono altre condizioni che sfavoriscono lo sviluppo ottimale del bambino: es. l'iperprotezione blocca la propensione ad esplorare del bambino, ripercuotendosi sullo sviluppo motorio; bambini ospedalizzati con lunghi periodi di malattia alle spalle, manifestano ritardi per quanto riguarda la struttura del schema corporeo.

Organizzazione architettura neurale

Nel tempo si sono succedute molte teorie riguardo l'organizzazione delle strutture neurali:

  • Jerry Fodor (filosofo e scienziato statunitense) – architettura modulare della mente (innatismo), ossia la mente costituita da moduli specializzati, funzionanti indipendentemente gli uni dagli altri (esemp. funzione visiva – risultato di operazioni svolte da singoli moduli). Fodor sosteneva quindi come tali moduli specifici siano presenti nel bambino sin dalla nascita.
  • Gerald Edelman (biologo statunitense, premio Nobel per la medicina nel 1972) – Teoria della Selezione dei Gruppi Neurali (TSGN – darwinismo neurale): questa teoria si basa su 3 concetti: selezione gruppi neurali – rientro – mappa globale.

Selezione dei gruppi neurali

  • Organizzazione iniziale anatomica del cervello durante lo sviluppo: sin dalla nascita, il neonato presenta riflessi arcaici, i quali rappresentano le basi sul quale costruire l'apprendimento. In alcune disabilità alcuni riflessi sono assenti e ciò implica difficoltà nel costruirci sopra gli ulteriori apprendimenti che hanno come base quel riflesso mancante.
  • Nel neonato oltre ai riflessi arcaici, sono presenti tutti altri neuroni che non hanno ancora effettuato collegamenti. La formazione di nuovi collegamenti tra neuroni è determinata da un processo di selezione che coinvolge una certa popolazione di neuroni e che porterà alla costituzione un repertorio primario, cioè l'insieme di gruppi di neuroni collegati tra loro, presenti in una data regione del cervello.

Per arrivare alla costituzione di questi repertori primari, il codice genetico non fornisce uno schema preciso e dettagliato ma impone al processo di selezione un insieme di vincoli, è improbabile che individui geneticamente identici, abbiano circuiti identici, in quanto la costituzione dei repertori dipende dalle esperienze condotte (esemp. Produzione del suono GN). Che vengono rinforzati con la reiterazione dell'esperienza. Tutto ciò è influenzato dalla motivazione: più sono motivato, più aumentano sinapsi che permetteranno passaggio impulso e ciò agevola l'apprendimento (impulso passa più velocemente e rinforza il collegamento neuronale). Alcuni dei collegamenti neuronali rimarranno, altri scompariranno. Maggior info vengono portate al bambino, maggiore sarà il suo bagaglio conoscitivo (maggiori circuiti neuronali. Ciò giustifica la multidisciplinarietà nell'attività motoria da bambino). Più avanza l'età, minore è la possibilità di fare collegamenti neuronali (ecco perché il trentenne impara meno agevolmente a sciare rispetto al trenne).

La successiva selezione di schemi di risposta nel corso dell'esperienza – la reiterazione di certi comportamenti, determinano l'attivazione di specifici processi biochimici che rafforzano o indeboliscono in modo selettivo le connessioni sinaptiche (selezione neuronale per esperienza), in maniera tale che ripresentazioni successive di certe info, rievochino il circuito neuronale già reiterato. Questo meccanismo sta alla base della memoria. L'insieme di circuiti funzionali prende il nome di repertorio secondario. L'insieme dei circuiti neuronali determinano – mappe cerebrali.

Interazione tra mappe cerebrali, attraverso il rientro

  • Le mappe cerebrali che si costituiscono, si collegano tra loro mediante un processo chiamato rientro (ipotesi più importante della teoria). Questo processo sta alla base del modo in cui le aree cerebrali si coordinano tra loro per dare luogo a nuove funzioni.
  • Il collegamento tra mappe mediante il meccanismo del rientro, permette di attivare contemporaneamente alcuni gruppi di neuroni presenti in una mappa ed altri presenti in un'altra. Il rientro rappresenta il meccanismo che permette di collegare fisiologia – psicologia: le info immagazzinate (al quale corrispondono un certo circuito neuronale (mappa neuronale)) vengono suddivise in categorie (es. categoria – cane) e ulteriori subcategorie (subcategoria – razze vari cani). Ad ogni categoria e subcategoria rappresenta quindi una mappa neuronale (circuito neuronale). Queste categorie vengono utilizzate per comprendere la realtà.

La connessione tra diverse mappe (quindi tra categorie), per mezzo del meccanismo del rientro, costituisce la mappa globale, una struttura dinamica composta da mappe locali e in grado di interagire con porzioni del cervello non organizzate in mappe (cervelletto, gangli della base, ecc).

Il rientro è definito come il meccanismo che permette di collegare fisiologia – psicologia, in quanto è proprio il collegamento tra mappe (quindi tra categorie) a permettere di accettare o meno ciò che è reale.

L'insieme delle categorie e delle mappe neuronali sono il frutto delle nostre esperienze senso-motorie – più categorie si hanno, maggiore è la possibilità di poter fare collegamenti. Il collegamento può avvenire non solo tra due mappe ma tra una molteplicità di mappe.

Disabilità e inabilità

Abile e inabile rappresentano le situazioni estreme di un quadro che prevede nel mezzo diverse realtà. Considerando poi che le abilità sono infinite, infinite saranno anche le situazioni di diversa abilità, cioè nessuno di noi potrà definirsi abile in tutto (alcuni lo saranno di più di altri in certe situazioni e meno in altre e viceversa).

L'OMS ha suddiviso e classificato le diverse malattie in relazione alle conseguenze che esse inducono sui pazienti, attraverso opportuni strumenti (ICD – ICIDH-1 – IDIDH-2 - ICF).

ICF (International Classification of Functioning)

Consente di valutare non l'incapacità in sé, ma piuttosto quanto l'individuo è potenzialmente in grado di fare e gli interventi da realizzare al fine di raggiungere il massimo della propria autonomia. In questo strumento viene applicato il concetto vygotskijano di "zona di sviluppo prossimale" (distanza tra livello effettivo sviluppo bambino, determinato da ciò che il bambino può risolvere da solo – livello più elevato di sviluppo potenziale, riferito a ciò che il bambino può risolvere con l'aiuto dell'adulto), cioè il soggetto è considerato non per ciò che non ha, ma bensì per ciò che possiede.

Inoltre l'ICF ha la particolarità di elencare i fattori ambientali e le caratteristiche del mondo che condizionano e rendono abili o meno gli individui, permettendo una interpretazione della diversità basata sullo stato di salute: funzioni corporee – strutture corporee – attività e partecipazione – fattori ambientali.

Altra caratteristica dell'ICF è quella di poter considerare tutti gli individui, non solo le persone in difficoltà (come ICIDH), ciò è permesso per il fatto di non avere l'obbligo di dover specificare le cause che hanno determinato la disabilità stessa, in quanto essa si basa su aspetti della salute umana (udire, vedere, camminare, ecc.) e aspetti ad essa collegata (istruzione, socialità, ecc.).

Valutazione ICF – le funzioni e strutture corporee sono classificate in base a percentuali che vanno da 0% = perfettamente funzionante a 100% = completamente inattivo.

Valutazione ICIDH-1 – utilizza scala valori da 1 a 6, all'interno di questo range sono compresi vari livelli disabilità:

  • 0 – assenza disabilità. Il soggetto ha la capacità di eseguire l'attività in modo autonomo.
  • 1 – presenza difficoltà. Il soggetto pur portando con sé difficoltà, non ha eccessivi ostacoli nel condurre vita pressoché normale. Buone possibilità di recupero.
  • 2 – necessità di supporti. Il soggetto per portare a termine il compito prescritto ha necessità di protesi e aiuti funzionali. Possibili miglioramenti, rimanendo sempre in situazione di ridotta capacità funzionale.
  • 3 – necessità di supporti e aiuti. Il soggetto oltre a protesi ha bisogno di aiuti da parte di altri soggetti. Previste possibilità di miglioramento.
  • 4 – dipendenza da altri. Il soggetto necessita dell'aiuto costante di altra persona. Disabilità stabilizzata e prospettive miglioramento scarse.
  • 5 – dipendenza assoluta. Il soggetto ha bisogno dell'aiuto costante di altra persona, la quale a sua volta ricorre ad ausili o ulteriori supporti (sollevamento dal letto). Pur essendo disabilità progressive, si possono avere miglioramenti lievi grazie all'utilizzo di ausili, facendo divenire la disabilità meglio sopportabile.
  • 6 – inabilità completa. Il soggetto non è capace di svolgere alcuna attività, a causa di gravi e spesso multiple menomazioni. Nessun miglioramento, deterioramento progressivo.

Definizioni

  • Danno: conseguenza anatomo-clinica di una noxa patogena (es. cerebrolesione) (noxa= qualsiasi elemento che agisca sull'organismo in modo tale da infettarlo).
  • Deficit: conseguenza funzionale di un danno (es. assenza deambulazione).
  • Menomazione: qualsiasi perdita di sostanza o alterazione di una struttura o funzione psicologica, fisiologica.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AndriMariot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di TTD dell'attività motoria adattata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Biancalana Vincenzo.
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