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Le perdite eventualmente conseguite possono essere portate in deduzione dal reddito d’impresa,

purchè capiente, anche negli esercizi successivi, non oltre un quinto.

Il reddito d’impresa, al netto di eventuali perdite, viene sommato agli altri redditi del contribuenti e

assoggettato ad Irpef.

Regimi semplificati, forfettari e agevolati

 Regimi semplificati: possono usufruirne imprese e lavoratori autonomi minori, con un fatturato

non superiore a 310.000 euro circa per le imprese di prestazione di servizio e per il lavoro

autonomo; sino a 516.000 euro per le imprese che operano in altri settori. Un ulteriore regime

semplificato riguarda contribuenti minori che abbiano realizzato un volume d’affari non

superiore 15.000 euro circa per le attività di prestazione e di servizi e 25.000 euro negli altri

casi e che non abbiano effettuato acquisti per un ammontare superiore a 10.000 euro circa.

 Regime per le attività marginali: questo regime riguarda esclusivamente le persone fisiche che

esercitano attività a cui risultano applicabili gli studi di settore i cui ricavi siano inferiori a

25.000 euro circa. Tali soggetti possono, previa domanda all’ufficio delle entrate, versare

un’imposta sostitutiva Irpef pari al 15% del proprio redito d’impresa

 Regimi agevolati per le nuove iniziative: la finanziaria per il 2001 ha introdotto un nuovo

regime agevolato che interessa le persone fisiche che intraperendono nuove attività.

Il regime agevolato consiste nell’applicazione, nei primi tre anni di attività, di un imposta

sostitutiva dell’Irpef pari al 10% del reddito.

3. Tassazione di gruppi societari: il consolidato fiscale nazionale e mondiale

Le Società legate da rapporti di partecipazione hanno interesse a compensare i propri utili con le

perdite delle società partecipate, riducendo il carico fiscale complessivo.

La possibilità di compensare utili e perdite delle partecipate e della controllante è stata riconosciuta

alle sole società appartenenti ad un gruppo.

L’istituto che rende possibile questa compensazione è rappresentato dal consolidato nazionale o

mondiale:

- possono optare per il consolidato nazionale i soggetti residenti a cui sono applicati l’Ires e i

soggetti non residenti controllanti.

L’opzione può essere esercitata solo se la partecipazione della controllante è superiore al 50%

del capitale sociale.

- Il consolidato mondiale estende la possibilità della tassazione di gruppo alle società

controllate non residenti.

L’opzione per la tassazione di gruppo deve essere esercitata dalla controllante di grado

superiore, residente nel territorio dello stato.

Si considerano controllate le società estere partecipate, direttamente o indirettamente dalla

società o ente controllante per una percentuale superiore al 50%. L’efficacia dell’opzione è

soggetta a vincoli, fra cui la revisione dei bilanci della contropante residente e delle controllate

estere.

Onde evitare doppie tassazioni è poi riconosciuto il credito d’imposta per le imposte pagate

dalle controllate estere nel proprio paese di residenza.

4. Opzione per il regime di trasparenza fiscale

Le società di capitali che non hanno i requisiti per la tassazione di gruppo non godono della possibilità

di compensare le perdite e subiscono una parziale doppia tassazione.

Per ovviare a tali fenomeni, in alcuni casi specifici, è riconosciuta ai soci la possibilità di optare per il

regime di tassazione cosiddetto “per trasparenza”.

In base a tale regime il reddito della società non è tassato in capo alla società stessa ma gli utili, sono

imputati a ciascun socio, in proporzione alla propria quota di possesso (non si creano quindi problemi

di doppia tassazione).

L’opzione per il regime di trasparenza è previsto in due ipotesi:

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- società di capitali che siano a loro volta pertecipate, per almeno il 10%, da altre società

di capitali;

- s.r.l. a ristretta base azionaria, partecipate esclusivamente da persone fisiche, in numero

non superiore a 10.

CAPITOLO 6: LA TASSAZIONE DEI REDDITI DELLE ATTIVITA’ FINANZIARIE

Un’importante caratteristica del sistema tributario italiano è che la quasi totalità dei redditi delle

attività finanziarie, sfugge all’imposizione progressiva dell’Irpef per essere assoggettata a regimi

sostituivi.

Le caratteristiche dei regimi sostitutivi riguardano:

- dividendi, i quali subiscono una duplice tassazione: in capo al socio sono sottoposti ad una ritenuta

alla fonte (cedolare secca) ad esclusione di quelli derivanti da partecipazioni qualificate che fanno

parte della base imponibile Irpef per il 40% del loro ammontare;

- interessi, esclusi dall’imposta progressiva;

- plusvalenze, escluse dall’imposta o, qualora derivassero da titoli partecipativi sottoposte a regimi

sostituti fortemente agevolati.

I redditi di capitali

Nella categoria di redditi di capitali rientrano, fondamentalmente, dividendi e interessi.

Gli interessi sono assoggettati a due diversi regimi. In generale, gli interessi relativi ai depositi e ad

altri impieghi del risparmio a breve termine sono assoggettati a ritenuta alla fonte. La ritenuta è:

- a titolo di acconto, se chi percepisce gli interessi è un’impresa. Ciò significa che

quest’ultima includerà nel suo reddito imponibile gli interessi ricevuti e considererà la

ritenuta subita come acconto dell’imposta che deve complessivamente versare;

- a titolo di imposta, se il percettore è una persona fisica. In quest’ultimo caso, gli interessi

non devono essere più inclusi nel reddito complessivo assoggettato ad Irpef.

Dal 1° gennaio 1997 il sistema di ritenuta alla fonte non si applica più agli interessi derivanti dalle

principali categorie di obbligazioni:

- tutte le obbligazioni pubbliche

- tutte le obbligazioni private, ad esclusione di quelle emesse da società non quotate, di quelle

emesse all’estero e di quelle con scadenza inferiore a 18 mesi.

L’abolizione della ritenuta alla fonte non ha effetti di rilievo per le persone fisiche diverse da imprese,

che restano assoggettate ad un prelievo sostitutivo dello stesso ammontare della ritenuta soppressa

(12,5%), ha invece un effetto rilevante per le imprese, per le quali l’abolizione della ritenuta d’acconto

evita il formarsi di crediti d’imposta. L’abolizione della ritenuta permette l’introduzione di un sistema

di negoziazione di titoli fondato sul rendimenti al lordo del prelievo fiscale.

A prescindere del regime applicato, l’onere d’imposta che grava sugli interessi si articola su due sole

aliquote:

- 27%; Redditi di capitale (depositi e c/c bancari e postali, certificati di deposito, obbligazioni

con scadenza inferiore a 18 mesi, accettazioni bancarie

- 12,5%; redditi di capitale (titoli pubblici, obbligazioni con scadenze non inferiori al 18 mesi,

cambiarli finanziarie, dividendi relative a partecipazioni non qualificate); redditi diversi (tutti

redditi diversi ad eccezione delle plusvalenze derivate da cessione qualificate.

Redditi diversi (plusvalenze e proventi dei prodotti derivati)

- La tassazione è estesa a tutti i capital gain

- La tassazione avviene sempre sui redditi netti

La riforma del 1998 (Visco) aveva previsto che per tutte le plusvalenze la tassazione avvenisse alla

maturazione. Fra i numerosi pregi della tassazione alla maturazione, due meritano di essere ricordati

in modo particolare: 22

1. Quando la tassazione avviene alla realizzazione, non si ha prelievo fintanto che l’attività non

viene venduta. Questa considerazione può condizionare le scelte di portafoglio degli

individui, inducendoli a rimandare lo smobilizzo.

2. Il differimento della tassazione al momento del realizzo rende, anche a parità di aliquote, la

tassazione delle plusvalenze meno onerosa rispetto alla tassazione dei redditi di capitale.

Ciò crea la convenienza al ricorso ad attività elusive.

L’applicazione della tassazione alla maturazione si accompagna però a una maggiore complessità

amministrativa.

Per evitare di creare oneri eccessivi per i contribuenti era, però, previsto un correttivo, noto come

“equalizzatore” (abrogato nel 2001) che equiparava, sotto il profilo dell’onere fiscale, la tassazione

alla realizzazione con la tassazione della maturazione.

Come effetto della soppressione dell’equalizzatore, il regime di tassazione delle plusvalenze è al

momento misto: in alcuni casi la tassazione avviene alla realizzazione in altri alla maturazione.

La tassazione delle plusvalenze è coordinata alla tassazione dei redditi di capitale.

La tassazione delle plusvalenze azionarie:

- società di capitale ed enti commerciali, escluse dall’imponibile per il 91% del loro

ammontare

- altri soggetti:

a) plusvalenze realizzate nell’ambito di attività di impresa, incluse nel redditi

imponibile per il 40% del loro ammontare.

b) plusvalenze realizzate al di fuori dell’attività di impresa, tassazione sostitutiva al 12,5%

Omogeneità del prelievo

La riforma del 1998 si proponeva di disegnare un sistema generale ed omogeneo di tassazione nella

consapevolezza che un sistema con queste caratteristiche può:

- garantire l’equità del prelievo;

- garantire che la tassazione non distorca le scelte degli operatori;

- prevenire i diffusi fenomeni di elusione fiscale;

- costituire un requisito indispensabile perché la tassazione sia neutra nei confronti delle scelte

di finanziamento delle imprese.

Un sistema generale si articola su due aliquote: 12,5% e 27%. Ciò rappresenta un importante passo

avanti verso l’omogeneità di trattamento rispetto alla situazione pre-riforma, caratterizzata dalla

coesistenza di un insieme variegato di regimi, di aliquote ed esclusioni.

Le modalità del prelievo

Il sistema di tassazione si articola su tre regimi: regime del risparmio amministrativo, regime del

risparmio gestito e regime della dichiarazione. Nei primi due regimi elencati il compito di calcolare ed

effettuare il versamento dell’imposta è affidato agli intermediari.

- Il risparmio amministrativo, il risparmiatore tiene i propri titoli custoditi presso le banche,

senza affidarne loro la gestione.

- Il risparmio gestito, individua invece la situazione in cui il risparmiatore affida ad un

intermediario la gestione del proprio patrimoniale finanziario.

Va però ricordato che gli individui non sono tenuti ad avvalersi degli intermediari per la gestione del

proprio risparmio. In tal caso non si possono avvalere degli intermediari e dovranno provvedere

autonomamente previa apposita dichiarazione.

Regimi della dichiarazione

Di questo regimi si avvalgono, necessariamente, i contribuenti che non ricorrono agli intermediari

finanziari. Al contribuente è però richiesto di effettuare una dichiarazione analitica dei propri redditi

diversi, al momento della dichiarazione Irpef.

La tassazione di questi avviene alla realizzazione. Eventuali perdite sono riportabili per 4 anni,

l’insieme dei redditi diversi netti è assoggettato ad una tassazione separata del 12,5%.

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Costituiscono una categoria a parte, sempre nell’ambito dei redditi diversi, le plusvalenze e le

minusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazione qualificate.

Le plusvalenze in questione sono incluse nella base imponibile dell’Irpef per 40% del loro

ammontare. Le minusvalenze relative a partecipazioni qualificate possono essere dedotte per il 40%.

Regime del risparmio amministrativo

Il contribuente che affidi i propri titoli in custodia presso un intermediario può optare per il regime del

risparmio amministrativo.

L’opzione non è ammessa per le plusvalenze (e minusvalenze) derivanti dalla cessione di

partecipazione qualificate. In questo regime i redditi di capitale restano assoggettati ad una tassazione

sostitutiva. I redditi diversi vengono assoggettati ad una tassazione sostitutiva, ad opera

dell’intermediario.

Mentre nel regime della dichiarazione il prelievo avviene in un unico momento e riguarda l’insieme

dei redditi diversi netti, nel regime del risparmio amministrativo l’imposta sostitutiva, del 12,5%, è

prelevata dall’intermediario sulla singola plusvalenza realizzata in ogni operazione.

Regime del risparmio gestito

Le gestioni patrimoniali, l’opzione non è ammessa per le plusvalenze (e minusvalenze) derivate dalla

cessione di partecipazioni qualificate.

In questo regime il risultato è definito:

Valore del patrimonio al termine del periodo – Valore del patrimonio all’inizio del periodo + prelievi

– conferimenti meno:

- redditi maturati soggetti a ritenuta

- redditi maturati esenti

- proventi da fondi comuni aperto e chiusi

sono quindi compresi nel risultato di gestione:

- tutte le plusvalenze;

- tutti i proventi dei prodotti derivati;

- tutti i redditi di capitale tassati al 12,5%;

- gli interessi sui conti correnti bancari.

Il risultato di gestione è il calcolo al netto degli oneri e tassato al 12,5%; se negativo, può compensato

il rischio positivo dei successi anni, non otre il quarto.

Da un primo confronto emergono alcune importanti affinità dei tre sistemi:

- Il livello del prelievo è identico nei tre regimi, esso risulta sempre articolato su due

aliquote, 12,5% e 27%. L’unica eccezione è costituita dagli interessi sulla liquidità, nel

caso del risparmio gestito, vengono assoggettati al 12,5 anziché al 27%;

- Tutti e tre i regimi garantiscono la deducibilità delle minusvalenze dalle plusvalenze.

- Il riporto di eventuali perdite è sempre ammesso per quattro anni.

Vi sono però tre importanti differenze da sottolineare:

- Solo i due regimi che si avvalgono degli intermediari per il calcolo e il versamento

dell’imposta, garantiscono l’anonimato e l’esclusione dal monitoraggio

- Il regime del risparmio gestito è l’unico che garantisce un approccio aggregato alla

tassazione dei redditi finanziari, in quanto è l’unico che consente la compensazione

delle minusvalenze non solo con le plusvalenze, ma anche con gli interessi

- Il tuming della tassazione è molto diverso nei tre regimi.

A seguito dell’abrogazione dell’equalizzatore, nel regime della dichiarazione e in

quello del risparmio amministrato la tassazione avviene, infatti, alla realizzazione,

mentre nel regime del risparmio gestito la tassazione avviene alla maturazione.

Il modello di tassazione secondo l’utile di gestione è applicato, con qualche adattamento, anche alle

gestioni collettivi del risparmio mobiliare: fondi comuni aperti e chiusi e Sicav.

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L’aliquota dell’imposta sostitutiva del 12,5% dovuta sul risultato di gestione è ridotta al 5%, quando

essi investono più di due terzi del proprio patrimonio in azioni.

Il risparmio previdenziale e assicurativo

Il risparmio previdenziale e il risparmio assicurativo godono di regimi di favore.

Per valutare questi regimi è necessario assumere un’ottica pluriperiodale.

L’agevolazione consiste nell’applicazione del prelievo secondo criteri che sembrano ispirarsi più al

modello dell’imposta sulla spesa, EET, che a quello dell’imposta sul reddito entrata, TTE.

Risparmio previdenziale

Per essere definiti “previdenziali”, i piani di risparmio devono rispettare determinati vincoli:

 di durata dell’investimento;

 di destinazione e composizione dell’investimento;

 di trasparenza della gestione.

Sono attualmente considerati previdenziali:

- il TFR

- forme di risparmio previdenziali collettivo, come i fondi pensione.

Il trattamento fiscale è articolato come segue:

 I contributi non subiscono alcuna tassazione, sono cioè deducibili dal reddito

imponibile del contribuente per una percentuale del reddito complessivo del soggetto

pari 12%.

Per incentivare la destinazione delle quote del TFR al finanziamento di fondi pensione,

è previsto che, relativamente ai redditi di lavoro, la deduzione competa per un importo

complessivo non superiore al doppio della quota di TFR destinata ai fondi pensione.

I redditi finanziari conseguiti nella fase di accumulazione sono tassati secondo le

medesime regole previste per gli altri redditi finanziari, ma con un’aliquota agevolata

dell’11 anziché del 12,5%.

Il risultato di gestione dei fondi pensione comprende anche i proventi derivati da quote

o azioni di fondi comuni aperti e chiusi e di Sicav che, su tali proventi compete al

fondo un credito d’imposta del 15%.

 Le prestazioni ai fini fiscali vengono divise in tre componenti:

a) una prima componente, che costituisce la restituzione dei contributi

accantonati è sottoposta a tassazione sui redditi: secondo l’Irpef ordinaria, se

la prestazione è composta sotto forma di redita; ricorrendo ad una tassazione

separata, se la prestazione è corrisponde sotto forma di capitale.

b) una seconda componente, rappresentata dai rendimenti finanziari maturati su

tali accantonamenti, già tassati nella fase di accumulazione, è invece esente da

imposta;

c) una terza componente, rappresentata dai rendimenti finanziari accumulati

nella fase del pensionamento, è infine tassati secondo l’aliquota del 12,5%

Per tutti gli altri tipi di redditi finanziari viene utilizzata un’aliquota ridotta dell’11 anziché del 12,5%.

Tale modello di tassazione è un modello EtaT, ove Ta indica una tassazione agevolata.

Il regime di tassazione dei fondi pensione è stato modificato nel 2005, la cui entrata in vigore è però

rimandata al 1° gennaio 2008. Nel nuovo regime è confermato il limite in valore assoluto alla

deducibilità dei contributi, mentre viene eliminato quello percentuale.

Risparmio assicurativo

I contratti di assicurazione sulla vita sono incentivati fiscalmente, solo se hanno per oggetto

prestazioni per invalidità grave.

I premi possono essere oggetto di una detrazione del 19%, non c’è tassazione nella fase di

accumulazione. 25

Le prestazioni erogate sotto forma di capitale sono sottoposte a tassazione per la sola componente che

rappresenta gli interessi maturati sui premi, pari alla differenza fra il capitale ricevuto dagli

assicuratori e i premi versati, con aliquota del 12,5%.

Se il capitale è corrisposto dopo almeno 10 anni dalla conclusione del contratto, l’imponibile è ridotto

del 2% per ogni anno successivo al decimo.

I capitali corrisposti in caso di morte dell’assicurato sono esenti da imposte.

Il coordinamento della tassazione dei redditi finanziari in presenza di liberalizzazione valutaria

A partire dal 1990 è stato avviato, anche in Italia, un ampio processo di liberalizzazione valutaria che

consente libertà agli operatori di detenere valute, depositi, obbligazioni in altri paesi.

In questo nuovo contesto il disegno della tassazione dei redditi finanziari incontra 2 problemi:

- prima della liberalizzazione, sotto il controllo valutario, i redditi da capitali venivano

accertati e quindi tassati; ora l’effettiva possibilità di tassazione è tenue;

- è importante evitare che il reddito di un investimento vengadoppiamente tassato.

I 2 modelli di tassazione che consentono una completa eliminazione della doppia tassazione sono noti

come:  principio di residenza: il reddito viene tassato esclusivamente nel paese di residenza;

garantisce, così, la cosiddetta Capital Export Neutrality (Cen): un soggetto non è

condizionato da motivi fiscali nelle sue scelte d’investimento.

Il principio di residenza è di difficile applicazione in quanto richiede una capacità di

accertamento e controllo da parte del pese di residenza degli investimenti all’estero.

 principio della fonte: il reddito viene tassato esclusivamente nel paese in cui il reddito è

prodotto; garantisce la cosiddetta Capital Import Neutrality (Cin): i soggetti che investono

in uno stesso paese subiscono solo la stessa tassazione nazionale.

La tassazione di fonte è di tipo reale, che non è quindi coordinabile con il prelievo che il pese di

residenza effettua sulle tipologie di reddito diverse da quelle di capitali; ma è di semplice applicazione

in quanto può essere attuato in forma anonima, ad esempio attraverso il prelievo di ritenuta alla fonte.

Il principio di residenza può anche essere attuato in forma mista sottoponendo prima il reddito ad una

ritenuta dal paese-fonte e successivamente tassato nel paese di residenza con il riconoscimento di un

credito d’imposta.

La direttiva europea sulla tassazione degli interessi

A seguito della liberalizzazione valutaria, si è avuta una più estesa rinuncia alla tassazione

progressiva, accompagnata dalla previsione di regimi sostitutivi agevolativi.

In secondo luogo i paesi dell’unione europea hanno esentato dalla tassazione gli interessi corrisposti ai

cittadini non residenti tendendo quindi ad espandere il concetto di paradiso fiscale in tutti i paesi.

Per evitare la progressiva totale scomparsa della tassazione sui redditi di capitali sono state avanzate

diverse ipotesi:

- coordinamento finalizzato alla realizzazione del principio di residenza (concetto criticato

perché abbandonava l’anonimato nel prelievo)

- introduzione di una ritenuta minima sugli interessi percepiti dai non residenti.

L’entrata in vigore della Direttiva Europea del 2005 finalizzava a rendere possibile un’imposizione

minima sugli interessi corrisposti in uno stato membro.

Ciò rese possibile uno scambio di informazioni rese possibili da agenti pagatori, intermediari

finanziari incaricati del pagamento degli interessi.

Il Lusseburgo, il Belgio e l’Austria non hanno accettato di aderire immediatamente allo scambio di

informazioni, in quanto temono la concorrenza degli intermediari fnanziari residenti nei paesi terzi.

Si sono però impegnati ad applicare sugli interessi una ritenuta minima, inizialmente del 15% nei

primi 3 anni dall’entrata in vigore della normativa, del 20% nei successivi 3 anni, e del 35% in

seguito.

L’importo di tale ritenuta deve poi essere trasferito, per il 75% del suo ammontare, al paese di

residenza del percettore. 26

Le persone fisiche che investono nei 3 paesi in questione possono, per propria ozione, rinunciare

all’anonimato, e chiedere di non essere assoggettati a ritenuta.

La tassazione dei redditi di capitale trasfrontalieri in Italia

 il trattamento dei non residenti che investono in Italia: i non residenti che compiono investimenti

in Italia sono esentati dall’imposta sugli interessi e sulle plusvalenze a condizione che risiedano in

paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni.

Questa previsione è finalizzata ad evitare che i cittadini italiani possano aggirare la normativa

interna e godere dell’esenzione, spacciandosi per non residenti.

I dividendi sono sottoposti ad una ritenuta alla fonte del 27% ma hanno diritto al rimborso,fino a

4/9 della ritenuta, dell’imposta che dimostrino di aver pagato all’estero sugli stessi utili.

 Il trattamento dei residenti che investono all’estero: la normativa distingue fra:

chi utilizza intermediari autorizzati: in questo caso gli intermediari operano come sostituti

o d’imposta e applicano ai redditi di fonte estera il medesimo regime previsto

dall’ordinamento interno;

chi si serve di canali propri per effettuare investimenti: in questo caso gli investitori sono

o obbligati ad indicare nella dichiarazione dei redditi i trasferimenti effettuati nel periodo

d’imposta e la loro consistenza alla fine del periodo in quanto dovranno essere sottoposti a

tassazione separata. E’ però data la facoltà di non avvalersi della tassazione separata e di

includere i redditi nell’imponibile Irpef, usufruendo di un credito per le imposte

eventualmente pagate all’estero.

CAPITOLO 7: LE IMPOSTE INDIRETTE ERARIALI

Il sistema delle imposte indirette è molto variegato, vi sono inclusi tributi antichi e moderni (Iva).

La tradizionale classificazione amministrativa delle imposte erariali prevede la distinzione tra imposte

sugli affari, imposte di produzione, monopolio e lotto.

Nel gruppo delle imposte sugli affari sono applicati i tributi al momento degli scambi di beni e

servizi, composti da due imposte:

- IVA, si tratta di un’imposta generale sugli scambi di beni e di servizi che grava sui consumi.

- gruppo d’imposte che vengono prelevate al momento in cui si stipulano contratti, atti

giuridici. (bollo, assicurazione):

1. L’imposta di registro, è un’imposta reale che viene applicata in relazione alla

registrazione di atti di varia natura (cessione d’immobili). In caso di trasferimento degli

immobili, aliquota applicata ad esempio è l’11%. Simile alle imposte di registro sono

le imposte ipotecarie, che sono collegate all’iscrizione, cancellazione e trascrizione

ipotecarie e le imposte catastali.

2. L’imposta di bollo, si applica su tutti gli atti civili, commerciali, di scritti e avvisi.

L’imposta viene pagata utilizzando la carta filigranata e bollata che può essere:

ordinaria, straordinaria, per cambiali e per atti giuridici

3. Tasse sulle concessione governative, che colpiscono gli atti di concessione e

autorizzazione. Si distinguono tasse di rilascio, di rinnovo o di visto (sono ora

prerogativa delle Regioni).

Il gruppo d’imposte sulla produzione è composto:

- Imposte sugli oli minerali, formata da un insieme di tributi che tassano il gasolio, olio

combustibile, birra e gli spiriti.

- Imposta di consumo sul gas metano per usi industriali e l’imposta sull’energia elettrica.

Il terzo gruppo riguarda il monopolio fiscale e del lotto.

Il monopolio fiscale è un istituto in base al quale lo Stato si riserva la produzione e/o la vendita di

determinati beni o servizi, vietando ad altri l’esercizio di tali attività (tabacchi). Si tratta tuttavia di

forme di entrata obsolete e di cui è ragionevole prevedere accise ( imposta in cui l’aliquota è di norma

commisurata all’unità di misura).

Nel corso del tempo si assiste ad un graduale processo di semplificazione delle imposte indirette.

27

Da un lato ha ormai assunto un ruolo importante l’IVA, mentre le accise sono diminuite e si sono

concentrate su due tipologie di beni: fonti di energia e tabacchi.

CAPITOLO 8: L’IMPOSTA GENERALE SUGLI SCAMBI: L’IVA

L’imposta generale sugli scambi è caratterizzata dal fatto di sottoporre a imposizione, il valore degli

scambi di merci.

Il carattere ad valorem e l’ampiezza della base imponibile sono le caratteristiche che differenziano

dalle accise o di fabbricazione. , colpisce tutte le fasi del ciclo produttivo, gravando sia

, ha invece la caratteristica di colpire

tutte le fasi del processo produttivo e distributivo, ma si applica solo all’incremento di valore

realizzato in quel particolare stadio.

Modalità di applicazione di un’imposta plurifase sul valore aggiunto

Al fine di realizzare la tassazione, si possono applicare due metodi:

1. Metodo base da base, l’impresa A (soggetto passivo) che vende un bene, applica

l’aliquota tc, alla differenza tra il valore complessivo delle sue vendite Vt e il valore

complessivo dei suoi acquisti, Aj. Il carico d’imposta sarà determinato:

T = tc(Vt-Aj)

1

2. Metodo imposta da imposta, il tributo si applica sul valore pieno di ciascun acquisto

e di ciascun vendita.

L’impresa versa all’erario solo la differenza IVA a debito e IVA a credito:

T2= tc Vi. Tc AJ

1 2

I due metodi coincidono se l’aliquota è costante ed uniforme in tutti gli scambi di beni e servizi.

Nel caso del metodo base a base, l’onere dell’imposta è funzione delle aliquote applicate nelle diverse

fasi.

L’aliquota media che grava sul valore aggiunto complessivo non è nota a priori; viceversa con il

metodo imposta da imposta, l’aliquota che grava sul valore aggiunto complessivo è sempre pari a

quella riservata al bene finale (applicata all’ultima fase).

Questa caratteristica rende preferibile il metodo imposta da imposta, da esso discendono due

importanti implicazioni:

1. L’imposta complessiva pagata sui diversi beni non dipendenti dal numero delle fasi del

processo produttivo

2. l’imposta non altera la trasparenza nel processo di formazione dei prezzi. È infatti possibile

conoscere esattamente, ad ogni stadio della produzione e delle distribuzione, l’onere di

imposta a cui il bene è stato assoggettato sino a quel momento.

Scelta della base imponibile: valore aggiunto (lordo o netto) o consumi?

In un’economia chiusa, il valore aggiunto è pari al valore dei beni finali di consumo e d’investimento.

La base imponibile di un’imposta plurifase non cumulativa non coincide necessariamente con il valore

aggiunto dell’economia. Si distinguono in particolare 3 diverse tipologie di imposta:

a) Imposta sul valore aggiunto tipo reddito lordo: si verifica quando non è consentito all’impresa

di detrarre l’imposta pagata sui beni di investimento:

b) Imposta sul valore aggiunto tipo reddito netto: si ha quando è ammessa la detrazione

dell’imposta pagata sugli acquisti di beni di investimento, ma solo in proporzione alla quota di

ammortamento del periodo; 28

c) Imposta sul valore aggiunto tipo consumo: si verifica quando è ammessa l’integrale e

immediata detraibilità dell’IVA pagata sugli acquisti di beni d’investimento.

L’IVA attualmente applicata in Italia, è un’IVA tipo consumo.

La base imponibile dell’IVA si differenzia dalla base imponibile dell’IRAP, poiché quest’ultima

permette la deducibilità dalla base imponibile dei soli ammortamenti, si applica cioè al valore

aggiunto netto, l’IVA non grava sui beni d’investimento e si applica ai soli beni di consumo.

L’appellativo “valore aggiunto” è quindi inadeguato, anche perché se l’imposta volesse colpire

esattamente il valore aggiunto reale, si porrebbero delicati problemi di valutazione.

Per evitare tali problemi, i sistemi fanno quasi sempre riferimento ad un’applicazione “su base

finanziaria”, secondo la quale sono soggette a tassazione le operazioni che hanno dato luogo a

manifestazioni monetarie nel periodo d’imposta.

In tal caso, la base imponibile non corrisponde quindi al valore aggiunto reale prodotto nel periodo,

ma semplicemente alla differenza tra incassi e pagamenti.

Obbligo di rivalsa ed evasione di impresa

Le imprese o gli esercenti non sono soggetti sui cui il legislatore intende fare gravare l’imposta. È

infatti previsto l’obbligo della rivalsa da parte del venditore sull’acquirente, tuttavia il venditore è

sottoposto a precisi obblighi di emissione della fattura e di indicazione dell’IVA fatta pagare.

L’imposta pagata sugli acquisti viene restituita all’acquirente attraverso il meccanismo della

detrazione (IVA a credito); solo il consumatore finale non ha alcuna possibilità di detrarre l’IVA che

ha pagato sugli acquisti.

I produttori e i distributori agiscono quindi come agenti di riscossione di un’imposta a carico dei

consumatori finali.

Anche questo aspetto evidenzia la natura dell’Iva come imposta sui consumi.

In primo luogo, la rivalsa obbligatoria permette di individuare il soggetto formalmente gravato

dall’imposta (percosso).

Quale sia il soggetto che ne sopporta effettivamente l’onere (inciso) dipende invece da altri fattori,

quali le condizioni della domanda e dell’offerta. Può benissimo accadere che sia previsto l’obbligo

della rivalsa, ciò induca l’imprenditore a ridurre il prezzo del bene offerto. In questo caso l’imposta è

trasferita all’indietro: dal consumatore al produttore. La conseguenza di ciò è che l’impresa può avere

interesse ad evadere l’imposta.

La possibilità che il meccanismo della detrazione, tipico dell’IVA, induca forme di controllo,

riducendo le occasioni di evasione, è venuto meno perché tutti i soggetti passivi dell’imposta hanno un

forte incentivo ad evadere l’IVA, per evitare che le scritture contabili rendano possibili la corretta

individuazione del loro giro di affari, che dovrebbe allora trovare un riscontro nelle dichiarazioni dei

redditi ai fini Irpef o Ires.

Aspetto istituzionale dell’IVA

L’imposta sul valore aggiunto è stata introdotta nel nostro ordinamento nell’73.

L’IVA ha sostituito numerose imposte indirette, fra cui, l’Ige (imposta generale sugli scambi plurifase

cumulativa).

Come si è ricordato in precedenza, l’IVA è un’imposta plurifase sul valore aggiunto, tipo consumo,

applicata con il metodo imposta da imposta, su base finanziaria.

Una quota dell’IVA viene destinata al finanziamento della Comunità Europea.

L’IVA al netto di tale quota è oggetto, dal 2001, di compartecipazione a favore delle Regioni.

Attualmente l’IVA compartecipata è pari al 38,55% del totale.

Ad ogni singola regione viene attribuita l’IVA che le spetterebbe in proporzione ai consumi regionali.

Aliquote e base imponibile

L’IVA si applica sulle cessioni di beni nel territorio dello Stato, le prestazioni di servizi effettuati

nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni.

Si applica inoltre sugli acquisti intracomunitari (all’interno cella UE) e sulle importazioni (all’esterno

della UE). 29

I presupposti sono:

- Soggetti passivi dell’imposta sono gli imprenditori, gli esercenti arti e professionisti.

- La base imponibile è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti a colui

che cede il bene o servizio.

- L’aliquota normale è del 20%, ma esistono anche aliquote ridotte del 4 e 10%. L’aliquota

del 4% viene classificata come “super-ridotta”, non può essere estesa a nessun nuovo bene o

servizio, e l’aliquota ridotta del 10% può essere applicata solo a beni e servizi rientranti in un

apposito elenco definitivo a livello comunitario. Non è inoltre più possibili, diversamente dal

passato, l’introduzione di aliquote “maggiorate” da applicare sui beni di lusso.

Detraibilità dell’IVA sugli acquisti

La detraibilità dell’IVA sugli acquisti è in realtà regolata in modo complesso e articolato, in ragione di

tre finalità:

1. Discriminazione fra diverse tipologie di operazioni

2. Ammissione di regimi speciali

3. Evitare elusioni di imposta

1) Operazioni non imponibili ed esenti, la detrazione dell’imposta relativa all’acquisto è

sempre ammessa se tale acquisto è finalizzato ad operazioni successivamente imponibili.

Le operazioni escluse dall’ambito di applicazione dell’IVA sono:

a) Operazioni non imponibili, effettuata senza pagamento dell’IVA, ma è ammessa

l’integrale detrazione dell’IVA pagata. Rientrano in questo categoria le

esportazioni.

Per i soggetti che effettuano operazioni intracomunitarie, l’IVA sugli acquisti,

detraibile, è sempre superiore all’IVA a debito e dà quindi diritto di rimborso da

parte dell’erario. Per evitare il formarsi di tale problema, la legge consente agli

esportatori di effettuare acquisti in sospensione di imposta. L’ammontare degli

acquisti che l’esportatore può effettuare in sospensione d’imposta è pari

all’ammontare complessivo delle vendite all’estero nel corso dell’anno (plafond

fisso)o , a scelta, dei 12 mesi precedenti (plafond mobile)

b) Operazioni esenti, non grava l’imposta perché sono operazioni di carattere socio

economico (es. scuola, prestazioni sanitarie)

2) Il regime speciale per l’agricoltura Per i prodotti agricoli è previsto un regime che

prevede una determinazione forfetaria della detrazione dell’IVA sugli acquisti.

Tale detrazione è calcolata sulla base di percentuali di compensazione, da applicare al

valore del bene ceduto.

3) Limiti alla detrazione: beni ad uso promiscuo e beni di lusso. La detrazione dell’IVA

sugli acquisti destinati ad uso promiscuo, si pensi alle spese di riscaldamento o di telefono

per soggetti che esercitano la propria attività professionale nella propria abitazione è

ammessa per la quota del bene riferibile all’utilizzo imprenditoriale o di lavoro autonomo.

Obblighi del contribuente, regimi semplificati

Entro 30 giorni dall’inizio dell’esercizio dell’impresa o della professione il contribuente deve

presentare una dichiarazione di inizio di attività all’ufficio IVA competente, che attribuisce al soggetto

il numero della partita IVA.

Per ogni operazione imponibile, non imponibile o esente deve essere emessa fattura in duplice copia,

datata, numerata progressivamente, tale da individuare il soggetto con cui è avvenuta l’operazione, la

natura, la qualità, la quantità del bene ceduto, il suo valore, l’aliquota.

Le fatture vanno annotate in appositi registri, nell’ordine di numerazione, entro 15 giorni

dall’emissione.

Per gli acquisti il contribuente deve conservare e numerare le fatture relative ai beni e servizi

acquistati o importati e annotarle in appositi registri.

Regimi semplificati che riguardano specificamente l’IVA si applicano nel campo dell’agricoltura.

30

I produttori che nell’anno precedente hanno realizzato un volume di affari costituiscono per almeno

due terzi da cessioni di prodotti agricoli:

- Non superiori a circa 2.500 euro, sono esonerati dalla registrazione, dalla dichiarazione e dal

versamento dell’IVA.

- Compreso fra 2.500 e 20.600 euro circa, possono usufruire di un regime contabile

semplificato.

Coordinamento dell’IVA all’interno della comunità europea

Gli scambi di beni

La costituzione del mercato unico europeo ha assegnato una tappa fondamentale per il conseguimento

di uno degli obiettivi più importanti: la libertà di circolazione delle merci fra gli Stati europei.

Una caratteristica fondamentale del mercato unico è l’abolizione delle barriere doganali, quest’ultime

costituivano il punto di riferimento per lo svolgimento delle operazioni fiscali relative all’interscambio

con l’estero.

Il problema principale che si pone è quello di rendere possibile la libertà di circolazione, evitando il

fenomeno della doppia imposizione.

Questo risultato può essere conseguito attraverso l’applicazione di 2 principi che prevedono la

tassazione esclusiva:

- Nel Paese in cui avviene il consumo: principio di destinazione

- Nel Paese in cui avviene la produzione: principio dell’origine

Il ricorso all’uno o all’altro ha però implicazioni per quanto riguarda due importanti problemi:

- La neutralità del prelievo: la tassazione non deve alterare i prezzi fra i beni

- La ripartizione del gettito: fra gli Stati coinvolti: Stato di origine e Stato di destinazione

Al momento dell’introduzione dell’IVA, era stato adottato per gli scambi infracomunitari il principio

della destinazione.

L’assenza, dal 1993, di barriere doganali rende però difficile l’applicazione di tale principio.

Il principio di origine comporta una non modificazione della distribuzione territoriale dei gettiti e può

risultare distorsivo in presenza di livelli di aliquote di imposta differenziate (problemi per la

ripartizione del gettito).

Per ovviare tale inconveniente la Commissione suggeriva:

1. L’istituzione di una camera di compensazione, per ridistribuire il gettito dal paese di origine

al paese di destinazione

2. L’armonizzazione delle aliquote, per evitare gli effetti distorsivi.

L’armonizzazione delle aliquote però avrebbe comportato per molti paesi la necessità di rinuncia ad

aliquote ridotte.

Il definitivo passaggio al principio di origine che resta l’obiettivo della Comunità, è stato rimandato

alla fine si un periodo transitorio, iniziato al momento dell’abolizione delle barriere doganali, il cui

termine iniziale era il 1996, prorogato al 2000, ed infine slittato ulteriormente.

I paesi membri sono impegnati ad eliminare le aliquote maggiorate e ad applicare un’aliquota normale

pari o superiore al 15%.

Essi hanno però mantenuto la facoltà di adottare, con alcune eccezioni, per beni inclusi in una tabella

definita dalla Commissione, una o due aliquote ridotte, comprese tra 5 e il 15%, ed anche di

mantenere un’aliquota inferiore al 5%.

Per determinate categorie di scambi sono stati predisposti regimi speciali: la vendita di automezzi

nuovi è previsto che l’IVA venga pagata con aliquota esistente nel paese in cui la vettura verrà

immatricolata.

Dal punto di vista giuridico, il mantenimento del principio di destinazione, in assenza di dogane, ha

richiesto la definizione di un nuovo fattore generatore dell’imposta: l’acquisto intracomunitario.

L’IVA sugli acquisti intracomunitari, che deve essere versata al paese importatore, in accordo con il

principio di destinazione ancora vigente, è quindi calcolato dal contribuente dapprima come IVA a

debito e poi come IVA a credito, attualmente vige quello per destinazione.

31

L’introduzione della disciplina transitoria ha incentivato l’evasione e resa comunque più complessa

l’applicazione dell’IVA.

Le prestazioni di servizi e il commercio elettronico

Anche in caso della tassazione dei servizi il coordinamento fra i paesi europei è principalmente

finalizzato a evitare doppie tassazioni, si dispone che la tassazione avvenga secondo la normativa

propria del luogo di fornitura del servizio stesso.

Il luogo di fornitura è infatti concettualmente analogo al luogo di destinazione nel caso della cessione,

esso viene individuato nel:

- Luogo di residenza del venditore, ad esempio per i servizi di diffusione via radio.

- Luogo di residenza del consumatore, ad esempio per i servizi di consulenza.

- Luogo di erogazione del servizio, ad esempio per i servizi di intrattenimento dal vivo.

L’evoluzione tecnologica ha reso però obsoleto parte della normativa in materia.

A tal fine è estremamente utile distinguere fra:

- Commercio indiretto, che si verifica quando i beni sono acquistati attraverso la rete, ma

consegnati attraverso i canali tradizionali.

- Commercio diretto, che interessa il commercio di prodotti digitalizzabili che possono

essere consegnati on-line.

Nel caso del commercio indiretto, si applica il principio della destinazione, la VI direttiva ha stabilito

due assunti principali:

1. Il commercio diretto deve essere considerato scambio di servizi, a tal fine vengono

classificati come servizi alcuni tipici prodotti scambiati on-line: software, web

design.

2. Il luogo di fornitura di tali servizi è rappresentato dal paese dove avviene il consumo.

CAPITOLO 9: LE IMPOSTE REGIONALI E LOCALI

Alcune entrate tributarie rappresentano la forma di finanziamento più importante per le Regioni,

Province, Comuni; che fondano le loro entrate su tariffe, tasse e trasferimenti.

Le entrate tributarie dei governi locali possono essere classificate in due gruppi: da un lato le

sovrimposte, le addizionali e le compartecipazioni, e dall’altro i tributi propri, composta da:

- Compartecipazioni: quota di gettito di un’imposta amministrativa da un livello di governo

superiore, devoluta a favore di un ente inferiore.

- Sovrimposta e addizionale: è un’aliquota da parte di un livello di governo inferiore da

applicarsi all’imponibile di un’imposta di un livello di governo superiore.

- Imposta di scopo: un’imposta il cui gettito è vincolato al finanziamento di specifici beni o

servizi pubblici.

Nel corso degli ultimi 25 anni gli orientamenti in tema di decentramento finanziario hanno subito

profonde modificazioni.

All’inizio degli anni ’90 sono state varate importanti riforme riguardanti gli enti locali e le loro fonti

di finanziamento.

Nel ’93 si ebbe l’introduzione dell’Ici (Imposta comunale sugli immobili), un’imposta patrimoniale

reale che fornisce un gettito rilevante.

La sua introduzione ha provocato un ridimensionamento e un sostanziale snaturamento dell’Ilor.

Più difficile è risultato il processo di ampliamento dell’autonomia tributaria a livello regionale.

Le difficoltà riguardavano da un lato la quasi inesistenza di esperienza nella gestione dei tributi,

dall’altro, l’ingombrante gestione della spesa sanitaria.

Il punto di svolta si è avuto con la legge Bassanini, il processo di riforma perseguiva 2 obiettivi

principali:

- La separazione netta delle fonti di finanziamento statali e regionali

- La creazione di un sistema di entrate regionali, fondate su due pilastri:

a) IRAP, imposta regionale sulle attività produttive.

b) L’introduzione di un’addizionale regionale all’Irpef.

32

L’autonomia finanziaria delle Regioni ordinarie ha ricevuto un nuovo impulso a partire dal 2001, in

materia di federalismo fiscale, che prevedeva:

- L’abolizione di tutti i trasferimenti a favore delle imprese;

- Un’estensione dell’applicazione dell’addizionale all’Irpef ;

- Istituzione di una robusta compartecipazione regionale all’Iva, in misura attualmente pai al

38,55%;

- La costituzione di un fondo perequativo nazionale, finanziato dalla compartecipazione IVA.

Inoltre la riforma della Costituzione che riguarda “la modifica al titolo V della seconda parte della

Costituzione”, attribuisce alle Regioni e agli enti locali il potere di istituire nuovi tributi. Per i Comuni

la potestà di istituire nuovi tributi è più limitata.

IRAP

L’imposta regionale sulle attività produttive è un’imposta reale, in vigore nell’ordinamento tributario

è l’esercizio abituale di un’attività diretta alla produzione o allo scambio di beni

e alla prestazione di servizi. Un presupposto che si differenzia da quello proprio di tributo a cui

l’Irap è stata talora associata, come un’imposta diretta sul reddito e un’imposta indiretta sugli

sono gli imprenditori individuali, le società, gli enti commerciali e non

Quest’ultimo è il valore dei beni e servizi prodotti, in un intervallo di tempo, da un’impresa al

netto dei costi sostenuti per l’acquisto di materie prime e prodotti intermedi.

I metodi di calcolo sono due:

- Il primo calcola il valore aggiunto come differenza tra il valore della produzione e costo delle

materie prime e dei beni intermedi. È il metodo di calcolo della base imponibile dell’Irap.

- Il secondo si ottiene con la somma delle remunerazioni dei fattori produttivi(salari, interessi,

rendite e profitti), il valore aggiunto è il netto se fra i costi si detraggono dal valore dei beni

in diminuzione, fino ad un massimo di un punto percentuale e di differenziarla per settori di

attività. La finanziaria per il 2006 ha confermato la sospensione della possibilità di aumentare

l’aliquota Irap. In via transitoria, per i soggetti operanti nel settore agricolo l’aliquota è stabilita

imponibile fino a 180.999,91 euro. Vi è poi una deduzione commisurata al numero di dipendenti

impiegati. La deduzione è pari a 2000 euro per ogni lavoratore dipendente impiegato nel periodo

di imposta fino a un massimo di 5, sena contare gli apprendisti, i disabili. A tutti i contribuenti è

riconosciuta poi un’ulteriore deduzione per importo pari a 20.000 euro per ogni lavoratore

dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato.tale importo è aumentato a 40.000 € nelle

, l’attività di accertamento è integralmente affidata all’amministrazione

. L’imposta è dovuta alla Regione nel cui territorio è realizzata la

produzione. Se l’attività è esercitata nel territorio di più regioni, la produzione netta è ripartita fra i

diversi territori in proporzione all’ammontare delle retribuzioni al personale operante in ciascuna

33

Nella massima parte dei casi la base imponibile è costituita dal valore aggiunto netto dell’attività

prodotto nel territorio regionale. Si hanno tuttavia modalità differenziate di definizione della base

esse svolta, che si traduce nella percezione di interessi attivi su impieghi e nel pagamento di

interessi passivi su depositi, sarebbe privo di senso non ammettere la deducibilità degli interessi

passivi. In tal caso dunque il valore della produzione è determinato dalla differenza tra la somma:

a) degli interessi attivi e proventi assimilati;

b) dei proventi di quote di partecipazione a fondi comuni di investimento;

d) delle commissioni attive;

e) dei profitti da operazioni finanziarie,

e la somma;

a) degli interessi passivi;

b) delle commissioni passive;

degli ammortamenti dei beni materiali ed immateriali.

Imprese di assicurazioni. Per ragioni analoghe a quelle indicate per le banche, il valore della

produzione è determinata dalla differenza tra la somma dei premi e degli altri proventi tecnici e

dei proventi derivati da investimenti in terreni e fabbricati, da altri investimenti; e la somma delle

determinato in un importo pari all’ammontare delle retribuzioni corrisponde al personale

l’ammontare dei compensi è l’ammontare dei costi sostenuti inerenti all’attività esercitata,

compreso l’ammortamento dei beni materiali ed immateriali, esclusi gli interessi passivi e le spese

corrispettivi è l’ammontare degli acquisti destinati alla produzione.

La natura dell’Irap. L’Irap tassa non i redditi in capo al percettore, ma nella fase antecedente della loro

formazione, in capo a coloro che esercitano un’attività di produzione e scambio di beni e servizi.

E’ quindi naturale che intorno alla natura di questo tributo siano sorte opinioni diverse e contrastanti.

Dal punto di vista più generale, un primo aspetto problematico riguarda l’esatta individuazione del

presupposto e quindi la coerenza dell’imposta.

I principi più significativi sono due: principio della capacità contributiva e il principio del beneficio o

della controprestazione.

L’assetto costituzionale del nostro paese attribuisce particolari rilevanza al primo principio.

Un tributo come questo trova la sua collocazione all’interno del principio del beneficio: l’imposta si

configura cioè come una controprestazione della fruizione (godimento) dei servizi pubblici e dei costi

causati alla collettività dalle attività produttive.

Finalità generali dell’imposta.

realizzato attraverso una netta riduzione del numero delle imposte che gravano sulle imprese, sono

stati aboliti Ilor e Iciap. Grazie all’adozione di una base ampia e a bassa aliquota si prevedono

proprio con larga base imponibile. L’Irap è ormai il tributo proprio più importante delle Regioni,

imprese e ad abbassare il costo del lavoro. 34

Aspetti problematici della realizzazione di una più accentuata autonomia tributaria

Se dall’esercizio dell’autonomia tributaria ci si attendono effetti positivi, è però anche vero che essa

possono derivare anche aspetti negativi sia nella fase di riforma, sia di regime.

A regime, un problema potrà essere la concorrenza fiscale tra Regione per attirare base imponibile. I

soggetti passivi, le imprese, sono mobili sul territorio, e potrebbero scegliere di ubicare presso quello

Regioni che presentano aliquote Irap più basse.

Un altro aspetto problematico riguarda la forte sperequazione della base imponibile dell’imposta tra

Regioni.

Gli effetti dell’Irap sulle decisioni di impiego dei fattori produttivi

L’Irap è un’imposta che grava sui redditi dei fattori produttivi. E’ quindi naturale domandarsi quali

siano i suoi effetti sulle decisioni di capitale e lavoro.

Con riguardo al capitale, l’Irap a causa della non deducibilità degli interessi passivi, determina un

aumento del cuneo fiscale, anche nel caso di finanziamento con debito.

Anche con riguardo al lavoro, l’Irap produce un aumento del cuneo fiscale.

Le modalità di tassazioni del laoro e del capitale provocano una distorsione uguale tra i due fattori,

infatti l’Irap risulta neutrale nei confronti delle scelte dell’impiego relativo dei fattori.

Le addizionali Regionali, Provinciali e Comunali all’Irpef

Le addizionali introdotte presentano due distinte componenti.

- Una componente obbligatoria (o compartecipativi), la cui misura è definita dal governo

centrale. Questo tipo di addizionale riguarda Regioni, Province e Comuni;

- Una componente facoltativa, che può autonomamente essere introdotta dai livelli inferiori di

governo. Tali addizionali sono accessibili solo alle Regioni e ai Comuni.

La misura dell’addizionale di compartecipazione regionale è attualmente pari allo 0,9%.

L’imponibile Irpef a cui applicare le addizionali va considerato al lordo della deduzione per la no tax

area e delle deduzioni per oneri familiari.

L’addizionale di compartecipazione delle Provincie potrà essere attuata con modalità analoghe a

quelle dell’addizionale comunale.

Transitoriamente, al posto dell’addizionale, ai Comuni e alle Province delle Regioni a statuto

ordinario è attribuita una compartecipazione al gettito dell’Irpef fissata per il 2006 al 6,5% per i

Comuni e all’1% per le Province.

Rispetto all’aliquote di base dello 0,9%, le Regioni possono aumentare le aliquote dell’addizionali

entro il limite di ulteriori 0,5 punti percentuali. Anche i Comuni possono aumentare le aliquote

dell’addizionale Irpef entro il limite massimo di 0,5 punti percentuali, ma con incrementi annui non

superiori a 0,2 punti.

La legge finanziaria per il 2006 conferma, per tutto il 2006, la sospensione degli aumenti delle

addizionali all’Irpef di Comuni e Regioni. Ci sono alcune eccezioni, i Comuni potranno aumentare

l’addizionale se in passato non si erano già avvalsi dell’addizionale stessa, ma entro la misura dello

0,1.

ICI: imposta comunale sugli immobili, in vigore dal 1993.

- Presupposto dell’Ici è il possesso di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli siti nel

territorio dello Stato.

- Soggetti passivi dell’imposta sono i proprietari o i titolari di altro diritto reale (usufrutto, uso,

abitazione)

- La base imponibile è il valore degli immobili. Il valore dei fabbricati è determinato dal

prodotto tra le rendite catastali e appositi moltiplicatori. Il valore delle aree fabbricabili è

quello di mercato al 1° gennaio di ciascun periodo di imposta. Il valore dei terreni agricoli è

il risultato del prodotto tra il reddito dominicale e un moltiplicatore pari a 75

- L’aliquota dell’imposta è determinata dal Comune, ciascun anno per l’anno successivo, e

deve essere definita in misura compresa tra il 4% e il 7%. In assenza di delibera del Comune

35

si applica il 4%. Ai fini di favorire la locazione, è poi riconosciuta ai Comuni la possibilità di

deliberare aliquote: inferiore al 4% per immobili concessi in locazione, superiore al 7% per

immobili non locati. Dall’imposta dovuta per l’immobile adibito ad abitazione principale è

ammessa una detrazione fino a 103,29€.

L’Ici non è deducibile dall’imponibile del l’Ires e dll’Irpef. E’ prevista una serie di esenzioni destinati

da enti non commerciali, fra cui rientrano gli enti ecclesiastici, sanitarie, didattiche. Altre esenzioni

riguardano terreni agricoli montani.

CAPITOLO 10: LE MODALITÀ DICHIARAZIONE E DI VERSAMENTO DELLE IMPOSTE

Tutte le imposte sono versate direttamente o dai sostituti d’imposta (che operano ritenute alla fonte) o

dal contribuente stesso (autoliquidazione dell’imposta).

L’autoliquidazione del tributo avviene sulla base di una dichiarazione effettuata dal contribuente. Tale

dichiarazione ha, generalmente, cadenza annuale.

Fa eccezione l’Ici che, essendo un’imposta patrimoniale, richiede una dichiarazione iniziale, nell’anno

di acquisizione del patrimonio, e denunce di modifica negli anni in cui abbia luogo la modifica della

situazione iniziale.

I termini di dichiarazione sono:

TRAMITE BANCA O POSTA IN VIA TELEMATICA

- Irpef fra 1° maggio e il 31 luglio entro il 31 ottobre

- Ires entro il settimo mese dalla chiusura del entro il decimo mese dalla

periodo d’imposta chiusura del periodo

- Irap come imposte sui redditi

- Ici dichiarazione iniziale e denunce vanno

presentate entro i termini previsti per le

imposte sui redditi

- Iva tra 1° febbraio e il 31 luglio entro il 31 ottobre

Esoneri dalla presentazione della dichiarazione Irpef: Tali esoneri interessano principalmente le

persone fisiche che si trovino nella condizione di avere integralmente soddisfatto il proprio debito

d’imposta, nel corso dell’anno in cui il reddito è guadagnato. Ciò e sempre vero:

- per soggetti che percepiscono esclusivamente redditi di lavoro dipendente, che hanno quindi

assolto al loro debito d’imposta attraverso le ritenute mensili effettuate dal lavoro o dall’ente

che erogano la pensione.

- per soggetti che percepiscono, oltre a redditi da lavoro dipendente, redditi esenti o

assoggettati a ritenuta a titoli di imposta , e/o redditi dell’abitazione di proprietà;

- persone fisiche, non obbligate alla tenuta di scritture contabile.

I lavoratori dipendenti e i pensionati possono delegare gli obblighi di dichiarazione dei proprio redditi

ai Centri autorizzazione di assistenza fiscale, fornendo loro le informazioni necessari attraverso la

compilazione di una dichiarazione sostitutiva della dichiarazione dei redditi.

Dal 2006 l’assistenza fiscale potrà essere prestata anche da dottori commercialisti, esperti contabili e

consulenti del lavoro.

I Caaf sono organismi che devono obbligatoriamente assumere la forma di società di capitale.

I Caaf dei lavoratori dipendenti e dei pensionati possono essere costituiti dalle organizzazioni

sindacali oppure da sostituti d’imposta che abbiano complessivamente almeno 50mila aderenti o

dipendenti.

Hanno lo scopo di assistere i contribuenti nella dichiarazione dei redditi.

36

Il Caaf ha il compito di controllare la correttezza formale della dichiarazione e provvede alle

liquidazioni dell’imposta.

I Caaf delle imprese sono promossi da organizzazioni sindacali e hanno lo scopo di assistere i

contribuenti nella predisposizione delle dichiarazioni, eventualmente conservarne le scritture

contabili.

Dichiarazione unificata. L’unificazione delle dichiarazioni è una delle semplificazioni introdotte con

la riforma Visco. La dichiarazione unificata annuale deve essere presentata utilizzando il modello

“unico” entro i termini previsti per le imposte sui redditi e riguarda Irap, IVA e imposta sui redditi.

La dichiarazione unificata annuale è obbligatoria per tutti i soggetti che:

- hanno un periodo di imposta coincidente con l’anno solare;

- non hanno effettuato ritenute alla fonte in qualità di sostituti d’imposta per più di 10 soggetti.

Il versamento delle imposte

Per tutte le imposte, si devono effettuare, in particolare, uno o più versamenti in acconto e un

versamento a saldo.

Con eccezione dell’Ici, gli acconti sono pari ad una percentuale dell’imposta versata per l’anno

precedente.

Al momento della dichiarazione, che viene effettuata dopo la chiusura dell’anno fiscale (ad eccezione

dell’Ici), viene calcolata l’imposta a saldo. Se il saldo è negativo, verrà fatta richiesta di rimborso.

I problemi principali che coinvolgono i versamenti delle imposte riguardano il formarsi di crediti di

imposta; il rimborso di tali crediti è legato ai tempi con cui vengono espletati i controlli.

Termini per i versamenti:

- Irpef, acconto: 99% dell’imposta versata l’anno precedente, generalmente in due rate (40%

entro il 31 maggio e il 60% entro il novembre).

Saldo: entro il 31 maggio

- Ires, acconto: 100% dell’imposta versata l’anno precedente, in due rate (40% entro il 30

luglio; 60% entro il mese di novembre).

Saldo:entro il 30 luglio.

- Irap, come imposte sui redditi

- Ici, acconto: 50% dell’imposta dovuta, calcolata sulla base delle aliquote dell’anno

precedente, entro il 30 giugno. Saldo: entro 20 dicembre

- Iva, Versamento mensili: entro l’ultimo giorno del mese, pari alla differenza tra l’IVA

addebitata e IVA pagata del mese precedente.

Se la differenza è negativa si ha la formazione di un credito che potrà essere scomputato dal

versamento del mese precedente.

Acconto: relativo al mese di dicembre, pari 88% dell’Iva versata nel mese di dicembre

dell’anno precedente entro il 27 dicembre.

Saldo entro il 16 marzo.

Dichiarazione congiunta ai fini Irpef. Permette di compensare il debito d’imposta dell’uno con

l’eventuale credito d’imposta dell’altro.

Possibilità di portare il credito di imposta in diminuzione dell’imposta dovuta per l’anno successivo.

In questo modo il credito diminuisce gli acconti e/o il saldo dovuto nel periodo d’imposta successivo.

Conto unico fiscale. Per i soggetti titolari di partita IVA nel 1994 è stato istituito il conto corrente

fiscale. I contribuenti devono risultare intestatari di un unico conto sul quale devono essere registrati

versamenti e rimborsi.

Il conto fiscale è stato istituito con finalità principale di permettere di compensare eventuali crediti

con debiti. La compensazione però non è immediata, ma passa attraverso una domanda di rimborso.

La trasmissione telematica delle dichiarazioni 37


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anita K

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del corso di Scienza delle finanze tenuto dalla professoressa Scarpato e dal Professor Cesaretti, con analisi dei seguenti argomenti: il quadro delle imposte in Italia, le imposte dirette e indirette, le imposte principali (Irpef, IVA, Ires, Isos, Ici), le imposte sul reddito, le attività patrimoniali, l'equità e l'efficienza.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Scapato Debora.

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