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Trapianto di midollo osseo

E' più corretto definirlo trapianto di cellule staminali emopoietiche, perché oggigiorno la possibilità di avere delle cellule disponibili per il trapianto di midollo si trova anche nel cordone ombelicale e nel sangue periferico. Si effettua per una serie di patologie ematologiche che beneficiano di questo trattamento come strumento terapeutico.

Storia e sviluppo

Nel 1950 è stato notato che se si distrugge totalmente il midollo osseo di un topo irradiandolo, infondendo cellule di midollo osseo, questo attecchisce completamente. Questo esperimento dimostrò la capacità delle cellule del midollo di attecchire e di poter essere utilizzate per scopi terapeutici. Dopodiché nuovi studi vennero portati avanti: nel 1963 fu trapiantato un paziente leucemico, mentre nel 1968 fu guarito un paziente con immunodeficienza combinata grave.

Fonti di cellule staminali

  • Midollo osseo: È la sede più ricca di cellule staminali nel soggetto sano e contiene una quota inferiore di linfociti rispetto al sangue periferico. L'espianto (prelievo) necessita di anestesia.
  • Sangue periferico
  • Sangue cordonale: Le cellule staminali derivanti dal cordone ombelicale sono capaci di ripopolare il midollo al pari delle cellule staminali midollari.

Tipologie di trapianto di midollo osseo

  • Autologo
  • Allogenico
  • Singenico

Trapianto di midollo osseo allogenico

Il donatore e il ricevente non sono la stessa persona. Si tratta di un trattamento che ha importanti sfumature diverse a seconda di patologie diverse che trattiamo. Ad esempio, se trattiamo un paziente con immunodeficienza grave combinata, quindi senza linfociti T né B, il trapianto di midollo allogenico somiglia ad un trapianto di qualsiasi altro organo in seguito alla sua insufficienza (sostituiamo quindi un organo malfunzionante con lo stesso, però funzionante). Se invece trattiamo un bambino con una leucemia acuta, il trapianto di midollo risulterà un'operazione di eradicazione della patologia neoplastica.

Inizialmente bisogna distruggere il midollo con una chemioterapia o una radioterapia molto aggressiva, e poi possiamo inserire il midollo nuovo. Cosa succederà? Inizialmente, il bambino starà per un po' di giorni in condizioni di aplasia perché il midollo vecchio è stato distrutto e quello nuovo avrà bisogno di tempo per attecchire. Dopodiché il midollo nuovo attecchirà, le cellule inizieranno a riprodursi, nel frattempo finirà la tossicità della terapia effettuata e quindi anche il midollo del paziente comincerà a riemergere; quando avranno una forza sufficiente, nascerà una “guerra immunologica” tra il midollo del paziente e quello del donatore (che non accade negli altri trapianti: in questi casi abbiamo solo bisogno di sopprimere il sistema immunitario del paziente per evitare il rigetto).

Il trapianto di midollo è più complesso perché abbiamo due sistemi immunitari a confronto e quindi devono essere tenuti a bada entrambi, per cui si dovrà effettuare una terapia immunosoppressiva abbastanza aggressiva in modo tale che nessuno dei due sistemi prevalga sull'altro. Nella migliore delle ipotesi, si creerà una situazione di tolleranza secondo la quale i due sistemi immunitari convivranno serenamente senza particolari effetti collaterali.

Ma perché il bambino guarisce dalla malattia grazie al trapianto di midollo? Perché il midollo donatore, che è dotato, in quanto midollo, di un proprio sistema immunitario, attiverà la sua capacità immunologica contro le cellule leucemiche eventualmente residuate in quel bambino. Cioè in pratica questa lotta immunologica è fondamentale per la riuscita del trapianto, perché senza di essa non ci sarà alcuna possibilità di distruggere le cellule leucemiche che non siamo riusciti a eliminare completamente.

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Scienze mediche MED/38 Pediatria generale e specialistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rityanel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pediatria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Di Cataldo Andrea.
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