SEMINARIO - LO SCALZO
Tragedia e tragico:
Nel linguaggio comune, per tragedia s'intende un evento negativo ed infausto, mentre il termine "tragico" si riferisce ad un'idea più sostanziale. La tragedia era una forma di spettacolo composto di danza e canto, quasi assimilabile al musical contemporaneo, ed era interamente cantata: mentre la parte dialogata veniva affidata al canto recitativo, il resto lo cantavano i cori. Essa veniva rappresentata in determinati contesti; cioè nelle feste religiose, perché non era semplicemente un'opera letteraria, quanto uno spettacolo che avveniva esclusivamente in onore del dio Dioniso; oggi, invece, uno andare a teatro è un'esperienza laica che si può fare durante tutto l'anno, esso è perlopiù organizzato a fini di lucro. L'esperienza teatrale era, per i Greci, assolutamente gratuita e costituiva un'offerta alla liturgia in onore del dio Dioniso. Nella storia dell'umanità la tragedia greca come genere letterario ha avuto una vita piuttosto breve: comincia grossomodo nel 480 e muore nel 406 a.C. (l'ultima opera che possediamo sono le Baccanti di Euripide): da questo momento nessuno più è riuscito a scrivere tragedie alla maniera greca, in molti ci hanno provato (IV secolo in Grecia, Manzoni, Leopardi, Shakespeare) ma le loro tragedie non ne hanno saputo raggiungere il livello (questo era uno dei problemi posti da Nietzsche: perché una tale forma di teatro, perfetta e compatta, che aveva fondie sprite apollineo e dionisiaco ha avuto una vita così breve, di appena ottant'anni?). Turner, nel suo scritto Dal rito al teatro, ha spiegato in cosa consiste il rito, differenziandolo dal teatro: il teatro nasce sempre da un rituale, è sempre un'evoluzione del rito, non solo nella Grecia antica, ma anche nel Giappone, nel teatro europeo medievale; le prime rappresentazioni della letteratura italiana medievale nascono dalla laude, che è la riproduzione cantata di un fatto rituale. Il teatro nasce in ambito dionisiaco come evoluzione del rituale dionisiaco; il rituale, il rito è la riproduzione o rievocazione di un atto che è avvenuto in un momento della storia, di un atto significativo, cioè che ha trasformato significativamente la società: esso ha cambiato le sorti dell'umanità, creando un nuovo corso della storia, è stato assolutoriamente accettato nella società (che ha ritenuto utile appropriarsene, non rifiutarlo) e va quindi rievocato perché si conservi al suo interno. Invece, il teatro non legittima questi fatti, assorbendoli e ritenendoli di pubblico do omine, degli esseri ricordati, ma li vede come fatti eversivi, che pongono dei problemi e come tali non vengono accettati; pertanto, mentre il film ci riavvoca questi fatti, ma il teatro si serve della loro fattualizzazione per mostrarne la carica eversiva, per rinnovarli ponendo quei problemi. Nell'ambito di Dionisio il rito aveva piu sfociare nel teatro perché eversivo: esso non è comunemente accolto e accettato e, come tale, non dev'essere risolto con l'intervento di un Deus ex machina.
Commedia:
Per Aristotele, essa è imitazione di soggetti vili, ma non sul piano di una totale malvagità, ma del brutto; se uno elemento è il ridicolo. Ora il ridicolo è una deficienza ed è un difetto, ma non doloroso né esiziale, come la maschera buffa è qualcosa di sgraziato che non desta soffenerza (il brutto che mette in scena il comico o ridicolo se mi suscita il riso perché penso che la soffenerza che si è procurato è di sua competenza, è di sua causa, è dovuta a lui).
Dioniso:
Questo dio ha alcune caratteristiche che lo rendono un'anomalia all'interno del Pantheon greco, diverso dagli altri dèi: egli è l'unico che dio conosce e sperimenta la morte, egli infatti muore e poi rinasce; a differenza degli dèi, egli aveva una madre mortale (Semele, che era una donna) e, in genere, la combinazione mortale-dio creava gli eroi e non gli dèi, i quali morivano, avevano il loro culto, ma restavano alloro crsa rispetto agli dèi. Tuttavia, Dioniso non venne partorito da sua madre, perché Semèle chiese a Zeus (dopo aver concepito questo figlio da lui) di mostrarsi nel suo splendore (mentre, in genere, quando gli dèi avevano rapporti sessuali con gli uomini si camuffavano da mortali, benché quanti all'uomo non era consentito di vedere un dio nella sua identità, e gli avrebbe bruciato con il suo splendore e la sua potenza), dopo essere stata consigiata dalle sorelle, che non credevano avesse avuto un rapporto con il re degli dèi. Nel momento in cui Zeus si manifesta Semèle viene fulminata e crepa; ma il dio impietositi si efiglia tuo vube resto dar naarcere e sostare dar ufficio Se le ega la occasiclea, e cosicché sia egli stesso a partorirlo. Questo, se da un lato gli toglie gran parte della mortalità, dall'altro non lo rende completamente immortale: infatti, egli muore comunque in quanto viene fatto a pezzi e poi rimpostoc); però, tra tutte le divinità, egli è il dio più vicino all'uomo, perché sperimenta cosa significhi morire. Egli, inoltre, dà all'uomo il vino: già alcune popolazioni precedenti ai Greci conoscevano il vino, ma Dioniso insegna agli uomini a produrre il vino, che è cosa ben diversa, e a berlo in determinate quantità (daddove il u sceso postata la morte, oppure ci rende animaleschi); attraverso il vino, Dioniso penetra nell'animo umano, una caratteristica che non ha nessun altro dio: bere il vino significa sperimentare [Ενθουσιασμός (enthousiasmós)], cioè capire che cosa significa essere dèi. Quindi, non solo Dioniso conosce la morte, ma può possedere l'animo umano, perché se beviamo il vino nella dose che Dioniso ci consiglia avvertiamo, per un attimo, cosa significa essere dèi, cioè inalziamo il nostro animo al livello di divinità: il vino è lo strumento che demre il dolore, la sofferenza e gli dèi non sanno cos'è la sofferenza, o meglio, possono soffrire ma non scono cos'è la sofferenza della morte, ovvero il problema che ci assilla. Nel momento in cui beviamo il vino, noi dimentichiamo questo assillo, il terrore della morte (bevendo parattanoc assai diffusa tanto nei giovani quanto negli adulti); ma Dioniso insegna a bere in quantità moderata (fintano che ti resieca a stare dirti in piedi), perché con l'eccesso nell'alcool alla morte io vado incontro, piuttosto che dimenticarla. A partire da questi elementi, Dioniso è estremamente assimiabile ad una divinità ulteriore: il dio che muore e rinasce, il cui primo miracolo trasforma l'acqua in vino e che ritorna agli esseri umani colmo come vino, nel momento dell'incarnazione, è Cristo («[Dioniso il Crocifisso, come si firmava Nietzsche nelle cartoline e lettere della folla]). Dioniso viene rappresentato dai greci in varie forme, perché assume varie forme: è bambino, adulto, con la barba, etc. (così come Crista). Egli trasforma continuamente la sua natura perché ma non siua identità, e per comunicare con l'uomo, utilizza una maschera (questa è stata impropriamente adottata come la ragione per cui sono state introdotte le maschere in teatro, molte altre divinità usano la maschera).
Aristotele:
Grande lettore di tragedie, egli aveva un'idea ben chiara di cos fosse il trago. Quando spiega l'origine della tragedia, nella Poetica, la fa derivare dal ditirambo, che era un canto in onore del dio Dionisi; quest'opera venne restituita all'Occidente relativamente tardi, poiché la possedevano gli Arabi, che l'avevano tradotta dal greco all'arabo senza capire assolutamente nulla di quello che essa conteneva. Fu restituita all'Occidente nel 1498, perché tradotta in latino da Giorgio Valla, famoso studioso e fratello di Lorenzo Valla; fino ad allora la tragedia aveva conosciuto un'opera di svalutazione proveniente da Platone, che nel II e nel X libro della Repubblica l'aveva accusata di essere uno spettacolo contrario dell'animo umano, bandendola dalla statio ideale. Due erano gli autori dei cui hanno bandeva assentazione: Omero, per la poesia epica e tutta la poesia tragica; egli sosteneva che l'epica e la tragedia fossero due tipi di imitazione di terzo grado e, come tali, risultavano nefaste per l'educazione dei giovani: la tragedia, oltre ad imitare la già immatata realtà sensibile, come genere ittretario, fa appello alla parte irrazionale dell'uomo perché mette sulla scena il pianto, la disperazione e tutti gli aspetti irrazionali dell'animo umano, che non
SEMINARIO - LO SCALZO
Tragedia e tragico:
Nel linguaggio comune, per tragedia s'intende un evento negativo ed infausto, mentre il termine "tragico" si riferiscead un'idea più sostanziale. La tragedia era una forma di spettacolo composto di danza e canto, quasi assimilabile al musical contemporaneo, e era interamente cantata: mentre la parte dialogata veniva affidata al canto recitativo, il resto lo cantavano i cori. Essa veniva rappresentata in determinati contesti, cioè nelle feste religiose, perché non era semplicemente un'opera letteraria, quanto uno spettacolo che avveniva esclusivamente in onore del dio Dioniso; oggi, invece, uno andare a teatro è un'esperienza laica che si può fare durante tutto l'anno, esso è perlopiù organizzato a fini di lucro. L'esperienza teatrale era, per i Greci, assolutamente gratuita e costituiva un'offerta alla liturgia in onore del dio Dioniso. Nella storia dell'umanità la tragedia greca come genere letterario ha avuto una vita piuttosto breve: comincia grossomodo nel 480 a.e.e. e muore nel 406 a.C. (l'ultima opera che possediamo sono le Baccanti di Euripide): da questo momento nessuno più è riuscito a scrivere tragedie alla maniera greca, in molti ci hanno provato (IV secolo in Grecia, Manzoni, Leopardi, Shakespeare) ma le loro tragedie non ne hanno mai saputo raggiungere il livello (questa era uno dei problemi posti da Nietzsche: perché una tale forma di teatro, perfetta e compiuta, che ha fondamento spirituale e dionisiaco ha avuto una vita così breve, di appena ottant'anni?). Turner, nel suo scritto Dal rito al teatro, ha spiegato in cosa consiste il rito, differenziandolo dal teatro: il teatro nasce sempre da un rituale, è sempre un'evoluzione del rito, non solo nella Grecia antica, ma anche nel Giappone, nel teatro europeo medievale; le prime rappresentazioni della letteratura italiana medievale nascono dalla lauda, che è la riproduzione cantata di un fatto rituale. Il teatro nasce in ambito dionisiaco come evoluzione del rituale dionisiaco; il rituale, il rito è la riproduzione o rievocazione di un atto che è avvenuto in un momento della storia, di un atto significativo, cioè che ha trasformato significativamente la società: esso ha cambiato le sorti dell'umanità, creando un nuovo corso della storia, è stato assolutamente introdotto nella società (che ha ritenuto utile appropriasene, non rifiutarlo) e va quindi rievocato perché ci conserva il suo anteroom. Invece, il teatro non legittima questi fatti, assorbendoli e ritenendoli di pubblico o dionigio, degli esseri ricordati, ma li vede come fatti eversivi, che pongono dei problemi e come tali non vengono accettati; cerimoniali rievocano questi fatti, ma il teatro si serve della loro teatralizzazione per mostrarne la carica eversiva, per inravinarli ponendo quei problemi. Nell'ambito di Dioniso il rituale può sfociare nel teatro perché esservio: esso non è comunemente accolto e accettato e, come tale, non dev'essere risolto con l'intervento di un Deus ex machina.
Commedia:
Per Aristotele, essa è imitazione di soggetti vili, ma non sul piano di una totale malvagità, ma del brutto; se uno elemento è il ridicolo.
Ora il ridicolo è una deficienza ed è un difetto, ma non doloroso né esiziale, come la maschera buffa è qualcosa di sgraziato che non desta sofferenza (il brutto che mette in scena il comico o ridicolo se mi risocchi e riso perché penso che la sofferenza che si è procurato è di sua competenza, è di sua causa, è dovuta a lui).
Dioniso:
Questo dio ha alcune caratteristiche che lo rendono un'anomalia all'interno del Pantheon greco, diverso dagli altri dèi: egli è l'unico che dio conosce e sperimenta la morte, egli infatti muore e poi rinasce; a differenza degli dèi, egli aveva una madre mortale (Semèle, che era una donna) e, in genere, la combinazione mortale-dio creava gli eroi e non gli dèi, i quali morivano, avevano il loro culto, ma restavano affidati cura rispetto agli dèi. Tuttavia, Dioniso non venne partorito da sua madre, perché Semèle chiese a Zeus (dopo aver concepito questo figlio da lui) di mostrarsi nel suo splendore (mentre, in genere, quando gli dèi avevano rapporti sessuali con gli uomini si camuffavano da mortali, quanto all'uomo non era consentito di vederte uno in nella sua identità, gli avrebbe bruciato con la violenza della sua potenza), dopo essere stata consigmat agli dei, non credeva adesso vabbia un rapporto con un Re degli dèi. Nel momento in cui Zeus si manifesta Semèle venne uccisa dalla freccacia; ma il dio imposto gli dèi sulle dalla scav per nascere e l'estare dall'uom dio si lega nella coscia, cosicché sia ciò esso a partorirlo. Questo, se da un lato di figlio che parte della mortalità, dall'altro non lo rende ne completamente immortale: infatti, egli muore dumque in quanto viene fatto a pezzi e poi reimposto; però, tra tutte le divinità, egli è il dio piu vicino all'uomo, perché esperimenta cosa significa morire. Egli, inoltre, dà all'uomo il vino: già alcune popolazioni precedenti ai Greci conoscevano il vino, ma Dioniso insegna agli uomini a produrre il vino, è cosa ben diversa, a berlo in determinata quantità (laddivo se successo porta alla morte, oppure ci rende animaleschi); attraverso il vino, Dioniso penetra nell'animo umano, una caratteristica che non ha nessun altro dio: bere il vino significa sperimentare ῥεβυόναμθιος (ebustumansiós), cioè capire che cosa significa essere dèi. Quindi, non solo Dioniso conosce la morte, ma può possedere l'animo umano, perché se bevendo il vino nell'animo dei cosse Dio consiglia avvertiamo, se pour un attimo, cosa significa essere degli Dèi: egli innalziamo il nostro animo al livello di divinità: il vino è lo strumento che dimenticare il dolore, la sofferenza ed i dèi non sanno cos'è la sofferenza, o meglio, possono soffrire ma non sanno cos'è la sofferenza della morte, ovvero il problema che ci assilla. Nel momento in cui beviamo il vino, noi dimentichiamo ogni sosto, il terrore della morte (bevandò par t antato assilli fruttano quei giovani quanto negli adulti); ma Dioniso insegna a bere in quantità moderata (fintanto che si riesce a stare dirit in piedi), perché non l'eccesso nell'alcol alla morte io vado incontro, piuttosto che dimenticarla. A partire da questi elementi, Dioniso è estremamente assimilabile ad una divinità ulteriore: il dio che muore e rinasce, il cui primo miracolo trasforma l'acqua in vino e che ritorna e sostiene il mondo come vino, nel momento dell'incarnazione, è Cristo (τκηςiI Crocifisso, come si firmava Nietzsche nelle cateline ed lettere della folla). Dioniso viene rappresentato da greci in varie forme, perché assume varie forme: è bambino, adulto, con la barba, etc. (cosse come Cristo). Egli trasforma continuamente la sua natura perché non ha una sua identità che permuci con l'uomo, utilizza una maschera (questa è stata impropriamente addittata come la ragione per cui sono stato introdotte le maschere in teatro, molte divinità usano la maschera).
Aristotele:
Grande lettore di tragedie, egli aveva un'idea ben chiara di cos fosser il tragico. Quando spiega l'origine della tragedia, nella Poetica, la fa derivare dalla ditrimach, che era un canto in onore del dio Dioniso; quest'opera ven restituita all'Occidente relativamente tardi, poiché la possedevano gli Arabi, che l'avevano tradotta dal greco all'arabo senza capire assolutamente nulla di quello che essa conteneva. Fu restituita all'Occidente nel 1498, perché tradotta in latino da Giorgio Valla, famoso studioso e fratello di Lorenzo Valla; fino ad allora la tragedia aveva conosciuto un'opera di svalutazione proveniente da Platone, che nel III e nel X libro della Repubblica l'avecca accusata di essere uno spettacolo contrario dell'animo umano, bandendola dallo stato ideale. Due erano gli autori che lui bandiva tassativamente: Omero, per la poesia epica e tutta la poesia tragica; egli sosteneva che l'epica e la tragedia fossero due tipi di imitazione di terzo grado e, come tali, ritrovavano nefaste per l'educazione dei giovani: la tragedia, oltre ad imitare la già imitata realtà sensibile, come genere letterario né appello alla parte irrazionale dell'uomo perché mette sulla scena il pianto, la disperazione e tutti gli aspetti irrazionali dell'animo umano, che non
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Tragedia - Origini
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Antropologia dello spettacolo - tragedia del 900
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Caso Tragedia del Vajont
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Tragedia Greca, Drammaturgia