La tragedia del Vajont
Domande di esame
- Quali sono gli interessi coinvolti nella costruzione della diga?
- Chi sono i soggetti coinvolti nel processo decisionale del progetto "Grande Vajont" e in che modo avrebbero potuto/dovuto operare per evitare il disastro?
- Quali elementi evidenziati nel Caso Vajont possono essere ricondotti al modello tradizionale di amministrazione pubblica? Quali sono i limiti più rilevanti di questo modello?
Interessi nella costruzione della diga
Molteplici sono gli interessi coinvolti nella costruzione della diga: prima di tutto l'interesse a sfruttare la valle del torrente Vajont come bacino energetico per portare energia a Venezia e ai territori circostanti. Il primo progetto per la costruzione della diga venne presentato a nome della Società Idroelettrica Veneta, che in seguito confluì nella SADE, società elettrica privata.
La costruzione dell'impianto, approvata dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici senza il numero legale, avrebbe dovuto fornire energia alla popolazione veneta, soddisfandone così il fabbisogno e assolvendo a una delle funzioni fondamentali dell'amministrazione pubblica: il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini tramite l'offerta di beni e servizi. Inoltre l'autorizzazione per l'inizio dei lavori, data in via provvisoria nel 1957, venne giustificata con la motivazione che sarebbe stata assunta manodopera locale per la costruzione della diga: la costruzione della diga del Vajont avrebbe così creato nuovi posti di lavoro, facendo aumentare il benessere della popolazione locale.
È di fondamentale importanza considerare anche quella che può essere definita come "scommessa sul progresso"; infatti, la diga del Vajont, la più alta mai costruita nel mondo e progettata e realizzata interamente da ingegneri e tecnici italiani, sarebbe servita come riscatto di anni di sudditanza delle politiche energetiche italiane da quelle di altri paesi, per esempio da quella francese.
Ruolo di primo piano riveste in modo palese l'interesse economico dietro la costruzione e collaudazione frettolosa della diga: la SADE doveva iniziare a produrre energia prima del 1952, quando sarebbe iniziato il processo di nazionalizzazione dell'energia elettrica con una legge che stabiliva che tutte le attività relative ai processi di trasformazione dell'energia elettrica sarebbero dovute essere in mano all'ENEL, l'appena fondato Ente nazionale per l'energia elettrica; infatti, la vendita dell'impianto già funzionante allo Stato sarebbe stata molto più remunerativa rispetto alla vendita di un impianto non ancora terminato o avviato.
Il processo decisionale del progetto "Grande Vajont"
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