Mura urbane
Mura Severiane
Attribuite a Servio Tullio ma forse iniziate già da T. Prisco, nella prima metà del VI sec in cappellaccio. I resti in opus quadratum nella fascia superiore sono resti di muri di terrazzamento del IV a.C. (vedi 5 filari in cappellaccio in Via del teatro di Marcello e alle pendici del Quirinale).
- Con aggiunta nel 378 (dopo invasione gallica) di una cinta in tufo di Grotta Oscura per il nuovo muro in saxo quadrato: filari di blocchi di 60 cm disposti per testa e taglio: h 10 m; larghezza 4 m e lunga 11 m. Muro al quale lavorarono più cantieri (marchi sui blocchi) con rivestimento interno in cementizio e paramento in reticolato. Restauri successivi fino all'87 a.C. (guerra Mario – Silla).
Porte
- Porta Catularia, lato ovest Campidoglio.
- Porta Fontinalis, ai piedi dell’Arx.
- Porta Sanqualis.
- Trovato un arco a conci di tufo su piedritti dello stesso tufo datato II-I a.C. che per posizione elevata = apertura per baliste.
- Porta Salutaris e Quirinalis, appartengono all’antica in cappellaccio.
- In Via Salandra 12 m di muro in tufo di Grotta Oscura del V a.C. con un frammento di ceramica attica a figure rosse.
- Porta Collina, all’ex ministero delle Finanze.
Tra Porta Collina ed Esquilina rinforzo con un Agger, terrapieno e fossa. Tratto antico dedotto da una deviazione delle nuove mura in corrispondenza di un vecchio luogo di culto di cui si è trovato un altare in peperino con dedica a Verminus. Trovati anche 4 contrafforti all’esterno del restauro dell’87 a.C.
- Porta Viminalis a cui segue a sinistra della Stazione una parte di mura lunga 94 m, larga 4 e alta 10.
- Porta Esquilina, dove terminava l’Agger. La cinta proseguiva per Colle Oppio e Celio fino alla Porta Querquetulana e Porta Celimontana, del Celio giunta a noi da restauro augusteo.
- Porta Capena, da cui partivano la via Appia e Latina.
- Porte Naevia, Raudusculana e Lavernalis, tra piccolo e grande Aventino. No resti.
Problema di ricostruzione delle mura per la tratta Aventino-Campidoglio: forse un muro parallelo al fiume che dall’Aventino al Palatino e al Campidoglio.
Mura Aureliane
Costruite per paura di incursioni barbare, iniziate nel 271 e finite da Probo nel 280 ca. Muro di mattoni alto 6, largo 3,5 e lungo 19 km e dotato ogni 100 piedi di una torre a pianta quadrata con camera per baliste. Le porte più importanti avevano 2 ingressi gemelli coperti ad arco.
Restauri
- Massenzio in opera listata (ricorsi orizzontali d mattoni e blocchetti di tufo).
- Onorio: anni 401-2 raddoppiarono l’altezza del muro per fronteggiare gli attacchi dei Goti, con feritoie e inclusione del Mausoleo di Adriano e torri = fortezze. Usate fino al 1870.
Porte
- Porta Cornelia. Le mura seguivano poi il Tevere.
- Porta Flaminia, ricostruita nel ’500, da cui partono mura molto restaurate (zona Pincio).
- Porta Piciana, sul colle, da cui Salaria Vetus con un tratto molto conservato di mura con 18 torri.
- Porta Salaria, a Piazza Fiume da cui usciva la Salaria Nuova.
- Porta Nomentana a 75 m est di Porta Pia, di cui sono visibili gli stipiti con una tomba con nucleo cementizio e ischi di Haterius, sotto Tiberio.
- Castra Pretoria inseriti nelle mura.
- Porta Tiburtina, in origine era solo un fornice monumentale del 5 a.C. per permettere il passaggio di acquedotti, a sud un sepolcro di Ofilio figlio di Gaio.
Tra la 5 e 6 torre un grande edificio in laterizio: casa di abitazione alta 16 m con 2 file di finestre murate e mensole di travertino per balcone.
- Doppia porta Prenestina e Labicana (P. Maggiore), in origine 2 archi dell’acquedotto Claudio con aggiunto un bastione da Onorio e inclusa la tomba di Eurisace.
Le mura proseguono utilizzando le arcate dell’acquedotto Claudio da cui si distaccavano all’altezza del Circo variano ma comprendendo il Sessorium e l’Anfiteatro castrense (età severiana).
- Porta Asinara, dopo S. Giovanni.
- Porta Metrovia, era semplice postrella.
- Porta Ardeatina.
- Porta Latina, facciata in travertino ma originariamente più grande. Sulla chiave d’arco monogramma costantiniano.
- Porta Appia, antico nome di Porta S. Sebastiano, è la meglio conservata con sullo stipite sinistro inciso l’arcangelo Gabriele. Cinque fasi costruttive: 1. di Aureliano con 2 fornici gemelle tra due torri semicircolari; 2. rifacimento con ampliamento torri rialzate di un piano; 3. creati basamenti quadrati che inglobarono le torri; 4. sistemazioni interne; 5. rialzamento del corpo e delle torri.
- Porta Ardeatina.
- Porta Ostiense, a cui Massenzio aggiunse 2 muri a tenaglia.
- Porta Aurelia, Gianicolense.
- Portuense, aperta nel Trastevere, pochi resti, attuale Porta Portese.
Campidoglio
Regione VIII, originariamente collegato al Quirinale da una sella sbancata per il Foro Traiano. Più piccola delle colline, fu adibita a cittadella con accesso sud-est dai Fori.
Ha due cime: Campitolium e Arx separate dalla depressione dell’Asylum. L’antichità dei villaggi sorti è testimoniata dal ritrovamento di ceramiche bronzee del XIII secolo nell’area di S. Omobono.
Attività: funzioni politico-religiose: i comizi tributi, sacrifici terminali della pompa al Tempio di Giove, e il 1 gennaio investitura consoli.
Tempio di Giove Capitolino
Davanti a questo si concludeva la processione del trionfo. In cappellaccio iniziato da Tarquinio Prisco che fa fare la statua di culto da Vulca, sarà finito con il Superbo e inaugurato nel 509! Distrutto nell’83 da un incendio, rimedicato da Lutazio Catulo con dedica nel 69 in età sillana (importa le colonne corinzie dell’Alto podio in cappellaccio). Con statua di Giove crisoelefantina antica (pronao) ½ della lunghezza totale e pars postica (3 celle) periptero sine postico (2 file di colonne ai lati) tempio tuscanico orientato nord-sud, conteneva i Libri Sibillini fino a incendio, poi spostati nel tempio di Apollo Palatino. Manca l’alzato, cella sinistra Giunone, Giove, destra Minerva. È visibile l’angolo est della facciata.
Nell’Area Capitolina, la piazza stante il tempio vi erano:
- Nucleo in opera cementizia di scaglie di selce: fondazione di un edificio imperiale forse basamento dell’Ara Pietatis, votata nel 22 d.C. dal senato per malattia di Livia (rilievi Villa Medici).
- Tempio della Fides sul lato meridionale con qualche resto nell’area di S. Omobono: parte podio in cementizio, frammenti di colonne in travertino, parte di grande testa marmorea e tavolette bilingue con dediche dai popoli asiatici (Fides, dea garante dei trattati e diplomazia).
- Frammenti di un basamento di marmo nero con Vittorie e trofei, base del gruppo bronzeo fatto dal re di Mauretania con consegna di Giugurta a Silla.
- Sotto la Protomoteca, trovato un deposito votivo.
Tabularium
Nell’Asylum, addetto ad ospitare gli archivi dello Stato ma abbiamo informazioni solo da fonti medievali. Realizzato da Q. Lutazio Catulo post incendio dell’83, terminato nel 65, fatto dall’architetto Lucio Cornelio (epitaffio sua tomba sulla Prenestina).
Substructio: basamento che nasconde la sella. Tabularium: è l’edificio sovrastante a pianta trapezoidale con volte della galleria in opera cementizia e mura con pietra gabina fuori, tufo dentro. Due piani su podio con finestrelle (1° piano: teater motif arcata incorniciata in un’architettura con 12 semicolonne doriche portanti e copertura a volte a padiglione). Due ingressi porte con piattabanda e arco. Addossato ad esso vi era il Tempio degli dei Consenti e quello della Concordia (irregolarità).
Attraverso il corridoio finestrato si giungeva all’Arx dove era l’Erario. Resti di pavimentazione in basoli di lava. Iscrizione di Catulo su piattabanda della porta tra primo e secondo piano (di cui non resta nulla).
Tempio di Veiove
Divinità giovanile degli inferi, dedicato nel 192, questo è quello contemporaneo al Tabularium. Su un podio in travertino, con cella a sviluppo orizzontale e restaurato in mattoni da Domiziano tetrastilo.
Tempio di Giunone Moneta
Fondato nel 343 a.C. sull’Arx. L’Iseo del Campidoglio esisteva dal 58 a.C. durò fino a Domiziano quando vi si rifugiò dai Vitelliani, sottostante S. Maria Aracoeli. Alle pendici della collina dell’Aracoeli, un’insula di cui restano il pian terreno per botteghe, il mezzanino più 3 piani e tracce di un quarto per un totale di 380 inquilini: esempio di edilizia intensiva del II d.C.
Foro Romano (regiones VIII e IV)
La valle del Foro è il risultato dell’erosione provocata nel banco di tufo vulcanico formatosi dalle eruzioni del vulcano laziale. È una depressione tra il Campidoglio e il Palatino utilizzata come necropoli dal X secolo (trovato nucleo presso tempio di Antonino e Faustina), dal VIII secolo verranno sepolti solo i bambini per poi abbandono totale nel VI secolo a.C. e trasferimento necropoli sull’Esquilino.
Nel 600 a.C. realizzata la prima pavimentazione del Foro in terra battuta e entra nel circuito dell’area urbana in coincidenza con le fonti = 616 inizio dinastia Tarquini, con Prisco che tramite la Cloaca Maxima canalizza il corso del Velabro non rendendo più paludosa la zona del Foro.
Area divisa in:
- Comizio: attività politico-giudiziaria ai piedi dell’Arx.
- Foro: con funzioni di mercato.
Dopo periodo oscuro del V secolo, rinascita edilizia con la fine della seconda guerra punica: quattro basiliche costruite: la Porcia, Fulvia-Aemilia, Sempronia, Opimia. Si cominciano a trasferire le funzioni politico-amministrative nel Foro, più grande e il mercato nel macellum. Ma ancora non sufficiente. Cesare lo ingrandirà, inglobando la nuova Curia Iulia nel suo Foro. Con Augusto e Tiberio poi il Foro si trasforma in uno sfondo di rappresentanza, destinato a esaltare il prestigio delle dinastie.
Parte Occidentale
L’ingresso al Foro è su Via dei Fori Imperiali, e un piano inclinato porta al livello antico della piazza vicino la Basilica Aemilia.
- Basilica Fulvia-Aemilia: unica superstite delle quattro repubblicane fondata nel 179 da M. Emilio Lepido e M. Fulvio Nobiliore. Per alcuni la basilica Emilia è quella dei resti sotto il Tempio del Divo Giulio. Spazio coperto che svolgeva le funzioni amministrativo-giudiziarie del Foro nella cattiva stagione a quattro navate con colonne in marmo Africano. In età augustea preceduta da una facciata con 16 arcate: Porticus Iulia. A sud appoggiate delle botteghe in opera quadrata di tufo. A nord-est: calco di un frammento del fregio con soggetti dell’origine di Roma, in origine collocato all’interno del 78 ca, figure su monete. Forse di poco più ad est vi era l’Arco Partico vicino Tempio Divo Giulio simmetrico all’Aziaco.
Tipologia apparsa dopo seconda guerra punica dall’oriente, ma Plauto la menziona anche prima della costruzione della Porcia, quindi forse già esistevano nel 240 ca. Un’idea dell’elevato grazie a Vitruvio (non planimetria fissa):
- Grande spazio centrale: spatium medium più alto, racchiuso da colonnati su due piani con copertura a lucernaio.
- Portici laterali coperti a terrazza, veri e propri ballatori.
A tipo chiuso: chiuse su quattro lati e all’interno ordine colossale di colonne che arrivavano fino al tetto.
- Sacello di Venere Cloacina: a ovest della basilica, su basamento circolare di marmo si ergeva un sacello a cielo aperto recintato con due simulacri di culto con due statue di Cloacina (Venere) vicino alla Cloaca maxima. Qui avvenne la purificazione con rami di mirti dei due eserciti dopo il ratto delle sabine.
- Tempio di Giano: accanto all’Argiletum (strada tra basilica Emilia e Curia verso la Subura). Piccolo edificio che ospitava il santuario di Giano, le cui porte erano chiuse in tempo di pace e aperte in tempo di guerra. Immagine da moneta neroniana.
- Il Comizio: nasce come templum area sacra recintata e inaugurata dagli auguri e orientata con i punti cardinali (rettangolo di rapporto 3:2 secondo Vitruvio). Poiché funzionò come punto di riferimento per la lettura dei raggi solari (le ore ante 263) sappiamo che originariamente era a pianta quadrangolare-rettangolare con gradinate poi pianta circolare inquadrata da mura e a nord vi era la Curia Hostilia, sede del senato, mentre i Rostri (sede dei magistrati, la tribuna) e la Grecostasi erano a sud. Dal saggio di Boni, abbiamo otto livelli: 1. realizzato a fine VII sec; 2. ricostruzione post incendio nel 550 con iscrizione Lapis Niger; 3. pavimentazione del 509 per la tribuna dei Rostra; 4. lastricato lapideo e affissione nel 338 dei rostri delle navi anziati; 5. inizio prima guerra punica, completo rifacimento a forma circolare; 6. pavimento a blocchi di tufo di età sillana con ingrandimento della curia; 7. tra 54 e 44 risistemazione Cesariana: nuovo pavimento in travertino, Rostra a ovest e la Graecostasi scomparve accanto alla Curia vi era il fico ruminale e altre statue.
- Niger Lapis: nel 1899 trovato vicino la Curia Iulia un settore di pavimentazione in marmo nero di forma trapezoidale (Festo parla di una “pietra nera nel Comizio”). Trovato un complesso monumentale al disotto con un altare a P greco più colonna (o base di statua) e cippo mutilo sopra con iscrizione bustrofedica da cui si legge una maledizione per i violatori del sepolcro: ergo piccolo santuario con iscrizione, altare e statua su colonna con frammenti di ceramica votiva di IV sec. (?) il Volcanal, santuario di Vulcano, citato da Festo che dice “luogo funesto per la morte di Romolo” che da Plutarco sappiamo avvenne nel Volcanal più Dionigi di Alic descrive il Volcanal coincidente con i resti che abbiamo più iscrizioni in greco antico (giusto!) Romolo, morendo lì diventa dio Quirino dei comizi, ecco perché citato.
- La Curia: grande edificio in mattoni che occupa l’angolo tra l’Argiletum e il Comizio è la ricostruzione in età tetrarchica della Curia Iulia, iniziata da Cesare nel 52 e inaugurata da Augusto nel 29, divenuta poi chiesa di S. Adriano nel VII d.C. Il Restauro ‘900esco ha riportato alla luce lo stato all’epoca di Diocleziano. Appendice del foro Iulio era a pianta rettangolare contraffortata da quattro pilastroni angolari. Sulla facciata tracce di loculi di tombe medioevali. Interno = ½ di larghezza più lunghezza, pavimento marmoreo dioclezianeo più nicchie inquadrate da colonnine su mensole per ospitare statue. Suddivisa in tre settori longitudinali per seggi senatori. All’interno esposti due grandi rilievi Anaglifa Traianei riportanti l’istituzione degli Alimenta e il condono dei debiti fiscali su sfondo del foro.
- Monumenti Onorari: sparsi tra Curia e Arco di S. Severo varie basi marmoree con dediche di Massenzio a Marte e di una statua equestre di Costantino. Base dei decennali, cinque colonne erette nel Foro Romano dietro ai Rostra e davanti al tempio della Concordia per l’anniversario della tetrarchia: concordia anche se Impero diviso! Centro colonna più alta per Giove, dietro quattro tetrarchi a semicerchio: iconografia classica di Vittorie più processione e sacrificio 300 ca.
- Arco di Settimio Severo: a ovest nel Foro, celebra vittorie sui Parti (legati su zoccoli colonne) secondo l’iscrizione con dedica a Settimio Severo e a Caracalla (originariamente Geta) la data della costruzione risale al 203 d.C. Nucleo in travertino e mattoni rivestito in marmo, ha tre fornici incorniciate da quattro colonne per lato su alti basamenti. Nell’archivolto centrale Marte, nelle lunette vittorie alate. Sopra (vedi moneta) Quadriga bronzea con Imperatori piccolo fregio sopra archi laterali: trionfo sui Parti del 202, stile plebeo, figure tozze, aggetto pannelli lato Foro: alto a sinistra: castrum romano, battaglia, adlocutio con città assediata basso: Edessa a volo d’uccello e resa barbari, sottomissione, consilium imperiale e partenza pannelli lato Campidoglio: alto destra: assedio Seleucia e Parti fuggono a cavallo, sottomissione barbari, conquista Seleucia. Basso assedio Ctesifonte 198, conquista, adlocutio.
- Mundus: vicino ai Rostra, un sacello dedicato a Proserpina e accanto al Volcanal sorge un nucleo circolare in mattoni Umbelicus Urbis, che coinciderebbe con il mundus: fossa circolare scavata da Romolo al centro dello spazio urbano al momento della fondazione, e considerato poi la porta infernale.
- Miliarium aureum: costruito simmetricamente da Augusto nel 20 a.C. per indicare l’ideale punto di partenza delle strade romane: colonna rivestita in bronzo con distanze tra Roma e principali città.
- I Rostri Imperiali: monumento composto di un emiciclo (di età cesariana) in cementizio con gradinata di travertino rivestito di marmo su fronte Foro, con addossata poi una facciata rettilinea più pilastrini in marmi riutilizzati in corrispondenza dei quali infissi i rostri bronzei. Facciata dei Rostri augustei è in opera quadrata di Tufo dell’Aniene.
- Tempio di Saturno: sorge ai piedi del Campidoglio preceduto da un altare non posteriore al VI sec, inaugurato nel 500 a.C. ma iniziato nel periodo regio e ricostruito poi nel 42. Restano otto colonne più frontone principale con materiale di recupero e podio rivestito di travertino.
- Portico degli dei Consenti: Varrone dice che presso il Foro vi erano 12 statue dorate degli dei consenti: sopra Tempio Saturno, trovato un edificio con otto ambienti in mattoni più resti di un portico angolare, sette tabernae al livello inferiore più iscrizioni su architrave di restauro del 367 d.C. sostituisce l’antico Erario distrutto nell’incendio dell’80 d.C.
- Tempio di Vespasiano: a nord del Portico degli dei Consenti, basamento di un tempio che si appoggia al muro di sostruzione del tabularium più pellegrino riporta iscrizione “tempio dedicato dal Senato a Vespasiano divinizzato e restaurato da Severo e Caracalla”. Era prostilo esastilo con dentro podio su cui statua. Abbiamo tre colonne corinzie più frammenti di fregio con strumenti musicali.
- Tempio della Concordia: a nord di quello di Vespasiano un grandioso podio che poggia sul Tabularium, sicura l’identificazione grazie alla pianta severiana. La leggenda ne attribuisce la costruzione a Camillo nel 367 a celebra.
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